Le migliori serie tv del 2019

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Dalla commedia al dramma passando per il fantasy: ecco le migliori serie tv alla loro prima stagione nel 2019 da vedere in streaming

Il 2019 delle serie tv è stato un anno molto vario, ma bilanciato, per la tipologia di storie narrate sul piccolo schermo.

Da Sex Education, la serie che forse ci ha più sorpresi per come è riuscita a raccontare la sessualità tra giovani, con ironia e profondità, a nuovi classici comics come The Umbrella Academy e The Boys, senza dimenticare drammi di cronaca come quello raccontato in When They See Us o folli opere di scrittura come Good OmenseRussian Doll.

Ce n’è davvero per tutti i gusti.

Nel nostro listone non trovate i sequel di stagione, ma solo le serie tv che hanno avuto il loro esordio nel 2019.

Da recuperare prima di rimanere troppo indietro.

Ecco quali sono quelle imperdibili secondo noi.

(Continua sotto la foto)

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Watchmen, Sky Atlantic - Now TV

Uno dei migliori show del 2019 è firmato Damon Lindelof, già co-autore di Lost e The Leftovers.

Watchmen è una serie autoconclusiva in 9 puntate tratta dal celebre fumetto di Alan Moore e Dave Gibbons.

Racconta un presente alternativo in cui i vigilanti sono stati messi al bando dopo che un gruppo di suprematisti bianchi chiamati La settima cavalleria, si è macchiato di crimini atroci contro le forze dell’ordine.

Protagonista della vicenda è la detective Angela Abar (Regina King), conosciuta come il vigilante Sister Night. Dopo che il capo della polizia di Tulsa, dove è ambientata la vicenda, muore in circostanze misteriose, Angela si trova a indagare sul fatto, portando contemporaneamente a galla una serie di sconvolgenti scoperte sulla propria identità e sul proprio passato.

Il Watchmen di Lindelof ha una sua autonomia narrativa rispetto a quella del fumetto, ma per atmosfere e significati ci aderisce alla perfezione. È una serie con diversi substrati d’analisi che, per trattamento e messa in scena, porta l’intrattenimento televisivo ad un ulteriore step di complessità e perfezionamento.

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Sex Education, Netflix

Uno dei titoli più sorprendenti, divertenti e meglio scritti realizzati del 2019 è Sex Education, serie solo all’apparenza destinata al pubblico più giovane.

Otis è un ragazzo timido e insicuro. Ha un migliore amico, Eric, e al liceo non viene certo considerato tra i tipi più cool. In un momento della vita in cui ciascuno sperimenta la propria sessualità, Otis non è da meno, ma il fatto di avere una madre terapeuta sessuale si rivela una lama a doppio taglio per lui. Se da una parte il ragazzo sfrutta i consigli della madre per diventare una sorta di guru delle relazioni di coppia a scuola, dall’altro non riesce a superare con spontaneità l’ostacolo del primo rapporto.

La serie creata da Laurie Nunn è già stata rinnovata per una seconda stagione e tra gli interpreti troviamo una Gillian Anderson (X-Files) in splendida forma nei panni della madre sessuologa di Otis. 

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Unbelievable, Netflix

Mini-serie in 8 puntate, Unbelievable ripercorre la storia di alcuni casi seriali di stupro avvenuti realmente negli U.S.A.

I crimini hanno trovato un colpevole grazie al lavoro di due donne detective, qui interpretate dalle perfette Merritt Wever e Toni Collette.

Unbelievable inizia con la violenza commessa ai danni di Marie, l’unica protagonista femminile che la serie racconta trasversalmente nel corso di tutte le puntate.

La ragazza, una giovane donna con una vita non semplice fatta di genitori affidatari e aiuti, denuncia il suo stupro alla Polizia, ma poi si sente costretta a ritrattare la sua storia. Accusata di falsa testimonianza, subisce un processo, mentre il suo aggressore continua a commettere reati simili in altre zone degli Stati Uniti. Per fortuna alle sue costole si mettono gli agenti Karen Duvall e Grace Rasmussen (sono nomi inventati, così come quelli delle vittime, tranne quello di Marie), decise a mettere luce sui crimini.

Unbelievable è una storia d’indagine che racconta il pregiudizio e di come troppo spesso le donne vittime di violenza non trovino aiuto e giustizia. Prima che una mini-serie su Netflix, la storia di Marie è stata raccontata in un lungo articolo di T. Christian Miller e Ken Armstrong dal titolo An Unbelievable Story of Rape, vincitore del Premio Pulitzer.

servant

Servant, Apple TV+

Per gli amanti del thriller ben costruito, Servant è il titolo fondamentale da recuperare quest’anno.

È quasi un horror, ma senza i cliché dell’horror. Del genere, però, c’è la persistente patina d’inquietudine e una discreta vena di follia dei personaggi.

Servant inizia con l’arrivo di una giovane tata nella casa di una coppia benestante di Philadelphia.

Il problema è che non c’è nessun bambino da curare: dopo un’inenarrabile tragedia, infatti, i due vivono con una bambola reborn dalle fattezze identiche a quelle del neonato che hanno perso. Il padre è consapevole dell’inganno, ma deve reggere il gioco affinché la donna non crolli definitivamente.

Il problema è che, nonostante il suggerimento dell’uomo di fare come se nulla fosse quando la moglie è fuori casa, la bambinaia si prende cura del fantoccio come se fosse vivo. Fino a un evento sconvolgente e inquietante che stravolge di nuovo tutto.

Servant è stata creata da Tony Basgallop (Inside Men) e diretta per i primi due episodi da un maestro del mistero e della suspense come M. Night Shyamalan (Il sesto senso, The Village, The Visit).

euphoria

Euphoria, Sky Atlantic - Now TV

È stato il titolo più chiacchierato di quest’anno.

Euphoria è un vorticoso viaggio a base di alcol, sesso e droga nella generazione Z (gli attuali teenager), ma soprattutto uno degli show meglio scritti, girati e interpretati del 2019.

È un libero adattamento di una serie israeliana del 2012 ed è stata creata, oltre che diretta in alcuni episodi, da Sam Levinson, che di anni oggi ne ha 34, ma che ha avuto un passato analogo a quello dei suoi protagonisti. Sam è il figlio di Barry Levinson, regista di cult come Ray Man - L’uomo della pioggia o Good Morning, Vietnam.

Euphoria racconta le vite di un gruppo di adolescenti alle prese con problemi legati alla propria età e alle dipendenze di ciascuno. La protagonista e la voce narrante è Rue, interpretata dalla giovanissima Zendaya (già famosa tra le fila di Disney Channel o per il suo ruolo negli ultimi Spider Man di casa Marvel), ma ciascuna delle 9 puntate che compongono la seria è focalizzata su un personaggio specifico.

Non è una serie leggera: parla di violenza, depressione, autolesionismo, apatia, dolore. Tematiche che riescono però a trovare un equilibrio e una voce inedita mixate con il ritratto autentico di un’età spensierata e molto dolce in diversi frangenti.

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The Politician, Netflix

Scritta e prodotta da Ryan Murphy (Feud, Pose, Glee), The Politician racconta la parabola - se discendente o ascendente lo dovete scoprire guardando la serie - del giovane e ricco Payton (Ben Platt), convinto di essere destinato a diventare uno dei futuri presidenti degli Stati Uniti.

Per questo Payton organizza la sua discesa in campo già dal college dove, insieme a un selezionato gruppo di amici, affronta la sua prima campagna elettorale: quella per diventare rappresentante d’istituto. Le cose, però, non vanno esattamente come se l’era immaginate e la sua strada verso la vittoria si rivela ricca di sorprese e ostacoli.

The Politician è già stata rinnovata per la sua seconda stagione. È una dramedy originale, ben raccontata e con una messa in scena posh davvero impeccabile.

Nel cast trovate anche un’inedita Gwyneth Paltrow nei panni della mamma di Payton.

after life

After Life, Netflix

Ricky Gervais è stato il creatore della serie cult The Office (che se non avete mai visto dovete correre ai ripari subito). 

After life è un’espressione intelligente e sensibile - sul finire quasi buonista - del suo humor.

È lo stesso Gervais a calarsi nei panni di un burbero giornalista inglese che ha appena perso la moglie e pensa che nascondersi dietro al suo caratteraccio lo aiuterà a superare il trauma. Intorno a lui ruotano una serie di strambi personaggi, dai suoi colleghi di redazione al padre malato di Alzheimer, che diventano vittime delle sue angherie, continuando però a stargli accanto.

Si ride tanto e si piange a tratti. Già rinnovato per una seconda stagione.

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Chernobyl, Sky Atlantic - Now TV

Nonostante la scelta un po’ stridente di non avere il russo come lingua principale, ma l’americano, è indiscusso il valore di questa serie.

Sono cinque puntate autoconclusive che raccontano il disastro nucleare accaduto nell’aprile del 1986 presso la centrale russa di Chernobyl.

La serie non si focalizza solo sulla catastrofe ambientale e umana, ma anche sulla tragedia politica di una nazione che per mantenere la sua aura d’infallibilità ha negato l’evento allargando a macchia d’olio la contaminazione.

Chernobyl è interpretata, tra i tanti, dai bravissimi Jared Harris, Stellan Skarsgård, Emily Watson e Jessie Buckley. Le sue atmosfere sono cupe e il livello d’ansia sprigionato è stellare. Non guardatela se sentite di aver bisogno di qualcosa ‘di leggero’. 

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The Boys, Prime Video

Basata sull’omonimo fumetto di Garth Ennis e Darick Robertson, The Boys è stata etichettata come anti-superhero drama, i suoi otto episodi vi sapranno intrattenere con la loro irriverenza di trama e di linguaggio.

L’idea di partenza è quella che i supereroi non possono essere tutti buoni.

Cosa potrebbe succedere, dunque, se ce ne fosse qualcuno intenzionato a usare i propri poteri per fini poco nobili?

I Boys sono un team di supereroi-guardiani che lavorano insieme per far sì che questo non accada. Nella fattispecie stanno cercando di stanare i Seven, un gruppo di sette supereroi che dietro un’apparenza impeccabile nascondono un animo corrotto al soldo della multinazionale Vought.

Una serie sul labile confine tra bene e male, che piacerà soprattutto agli amanti dei cinecomics, ma a cui anche gli altri dovrebbero dare un’opportunità per scoprire un prodotto innovativo con una serie di personaggi indimenticabili. 

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Good Omens, Prime Video

Basata sul romanzo Buona Apocalisse a tutti! di Neil Gaiman Good Omens è una delle serie rivelazione del 2019.

È interpretata da Michael Sheen e David Tennant, rispettivamente nei ruoli dell’angelo Aziraphale e del demone Crowley.

È nel 2019 che le forze divine e demoniache hanno in programma di scatenare l’Apocalisse.

L’evento che dovrebbe innescare la fine di ogni cosa è la venuta di un anticristo, ma al momento della sua nascita qualcosa va storto. Sono gli amici di vecchia data Aziraphale e Crowley a dover scongiurare il peggio, unendosi in una strana alleanza.

È un bromance - quasi una storia romantica - tra fumetto e disaster movie.

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When They See Us, Netflix

When They See Us è un racconto importante, una denuncia contro il razzismo e il pregiudizio. Sviluppata in quattro episodi, racconta la vera storia dei ‘cinque di Central Park’.

1989, New York.

Cinque adolescenti afroamericani vengono ingiustamente accusati di aver aggredito e violentato una ragazza che stava correndo nel parco al centro di Manhattan, di sera.

La Polizia riesce a estorcere loro confessioni indotte o fasulle attraverso ricatti e violenza pur di chiudere il caso, ma i ragazzi in tribunale non si dichiarano responsabili. Nonostante non ci siano prove della loro colpevolezza, i cinque vengono comunque accusati e incarcerati.

La prova della loro innocenza emerge anni dopo: è il 2002 quando le loro condanne vengono prosciolte dopo l’arresto del vero colpevole, ma nel frattempo le loro vite sono state completamente fatte a pezzi dagli eventi.

Un fatto di cronaca molto doloroso che viene ripercorso con bravura eccellente dalla regista Ava DuVernay. La paura e la solitudine dei cinque pressoché bambini, la tragica accettazione da parte delle loro famiglie, la ferocia del pregiudizio, la curiosità e l’odio fomentato dai media e dalla politica sono al centro di questo prodotto Netflix assolutamente da non perdere.

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Russian Doll, Netflix

Natasha Lyonne è uno dei volti più interessanti del cinema contemporaneo. Aria svogliata e temperamento ribelle l’hanno portata ad avere diversi personaggi cuciti alla perfezione su di sé.

Come in questo Russian Doll, dramedy in cui è Nadia, una ragazza che il giorno del suo 36mo compleanno entra in un loop senza apparenti vie fuga.

Nadia muore di continuo, ma ogni volta ricomincia tutto da capo a partire dalla festa di compleanno che la sua migliore amica ha organizzato per lei. Provando a non perdere la speranza, Nadia inizia ad analizzare la situazione e a sperimentare, scavando dentro se stessa e al suo passato per trovare una chiave di volta verso il futuro.

Russian Doll è una serie da bersi in pochissimo: sono episodi da circa mezz’ora. È un trip divertente, ben architettato e scritto. Tra le protagoniste c’è anche Chloë Sevigny, che quando si tratta di produzioni un po’ indie-hype-folli non manca mai.

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The Umbrella Academy, Netflix

Altra serie superhero da non perdere è The Umbrella Academy, tratta dall’omonimo fumetto di Gerard Way e Gabriel Ba. È visivamente alta, ben scritta e perfettamente interpretata dal suo cast, su cui svetta Ellen Page (Juno).

È il 1989 quando 43 bambini nascono da 43 donne in circostanze misteriose.

Sette di loro vengono adottati da un miliardario eccentrico e intransigente di nome Sir Reginald che, una volta scoperti i super poteri dei ragazzi, li addestra per diventare una squadra atta a salvare il mondo da ogni possibile minaccia.

Così facendo, però, li priva di un’infanzia normale. Li conosciamo tutti nel presente quando, dopo anni di allontanamento a causa di litigi o rancori, i sette si ritrovano per il funerale del padre. Le tensioni mai sedate riemergono, così come alcune verità che il genitore aveva tenuto loto nascoste.

The Umbrella Academy porta in scena degli anti-eroi molto umani. Non solo: è un viaggio dagli anni ’50 ai nostri giorni finendo in un futuro post-apocalittico, oltre che un prodotto che affronta il difficile tema dei traumi legati all’infanzia con una storia di fantasia splendidamente realizzata.

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Fosse/Verdon, FoxLife - Now TV

Fosse/Verdon racconta uno dei più famosi sodalizi professionali e amorosi dell’intrattenimento a stelle e strisce: quello tra il coreografo Bob Fosse e la ballerina di Broadway Gwen Verdon, qui interpretati dai bravissimi Sam Rockwell e Michelle Williams.

È una miniserie in otto puntate autoconclusive scritta da Steven Levenson (Master Of Sex) a partire da una biografia di Sam Watson.

Bob Fosse è stato un coreografo eccezionale, autore di alcuni grandi musical come Chicago e Cabaret. Gwen Verdon era non solo la sua compagna di vita, ma anche la sua musa e la sua spalla lavorativa. La coppia viene qui immortalata nei momenti salienti della loro vita insieme, ricostruita grazie al prezioso aiuto della figlia Nicole.

Fosse/Verdon, però, non è solo un biopic incentrato su una relazione tanto profonda quando burrascosa tra due personaggi celebri, ma è anche un vorticoso ritratto dello showbiz anni ’60 - ’80 fuori e dentro il palcoscenico.

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The Morning Show, Apple TV+

Jennifer Aniston, Reese Witherspoon e Steve Carell formano il cast stellare di questa serie ambientata nel mondo U.S.A. delle news mattutine.

The Morning Show lo racconta dal punto di vista di due donne complesse alle prese con la propria carriera e se stesse. Lo fa svelando alcuni meccanismi del mondo televisivo e analizzando le dinamiche uomo-donna e donna-donna, tuttora non semplici in alcuni posti di lavoro.

È un grande show, splendidamente scritto e interpretato, che affronta alcune delle tematiche più discusse degli ultimi anni senza la paura di proporre più punti di vista sugli argomenti trattati.

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Dove hanno girato Love Story? Le location dietro l'amore tra JFK Jr. e Carolyn Bessette

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Se volete tuffarvi nella storia d'amore di Love Story: John F. Kennedy Jr. & Carolyn Bessette ecco tutte le location in cui andare a NYC (e non solo)

Love Story: John F. Kennedy Jr. & Carolyn Bessette, serie tv in esclusiva su Disney+, mette al centro non solo la relazione tra i due protagonisti, ma i luoghi che ne hanno definito l’immagine.

Con Sarah Pidgeon, Paul Anthony Kelly, il lavoro del produttore esecutivo Brad Simpson e del costumista Rudy Mance, la New York degli anni ’90 viene ricostruita attraverso spazi iconici e fedelmente reinterpretati.

** John F. Kennedy Jr. e Carolyn Bessette: la loro “Love Story” nella nuova serie su Disney+ vi piacerà, parola nostra **

Le location di Love Story

(Continua sotto la foto)

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Quando gli spazi diventano racconto

Il loft di Tribeca, passeggiate con il cane Friday, gli uffici minimal di Calvin Klein, i ristoranti storici downtown, i club della nightlife anni ’90, l’appartamento di Jackie sulla Fifth Avenue, il compound di Hyannis Port.

Ogni location costruisce l’immaginario della serie: cemento e vetrocemento, palette neutre, interni stratificati, atmosfere glamour ma misurate.

n Love Story le case, gli uffici e i ristoranti non sono solo scenografie decorative ma strumenti narrativi. Raccontano potere, stile, esposizione mediatica e quell’equilibrio fragile tra privato e pubblico che ha trasformato JFK Jr. e Carolyn Bessette-Kennedy in un’estetica prima ancora che in una coppia.

Lavoro & Minimalismo

Calvin Klein HQ – Carolyn lavorava qui prima di diventare una Kennedy. La serie ricostruisce gli uffici newyorkesi con palette neutra, linee essenziali, superfici in metallo e marmo: un manifesto del minimalismo anni ’90.

Questo spazio riflette lo stile silenzioso e sofisticato di Carolyn, che nasce come icona fashion anche attraverso l’ambiente lavorativo.

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Tribeca Glam

Panna II - Nel primo episodio li vediamo a cena in quello che sembra lo storico ristorante indiano dell’East Village, illuminato da fili di lucine colorate. Non è certo che sia stato davvero il loro primo appuntamento, ma la scena restituisce perfettamente l’atmosfera spontanea e giovane della New York di quegli anni.

The Odeon - Brasserie francese aperta nel 1980 a Tribeca. Ritrovo di artisti, scrittori e attori, spesso frequentata anche dal cast di Saturday Night Live. Carolyn adorava l’hamburger con spinaci saltati al posto delle patatine. Perfetto anche per un Martini seguito da doughnuts o profiteroles.

Bubby’s – Brunch spot storico aperto nel 1990. JFK Jr. ordinava oatmeal e café latte, Carolyn preferiva il matzo ball soup o piatti più leggeri. Frequentavano il locale con amici o in coppia, con una presenza discreta ma sempre riconoscibile: un rituale mattutino che racconta la loro quotidianità tra stile e semplicità.

Loft di Tribeca – Gran parte della storia si svolge al 20 North Moore Street. Gli interni sono ricostruiti in studio, rispettando la pianta originale. Cemento, acciaio, vetrocemento e grandi open space: uno stile “fratty” nella realtà, più chic per la serie. Lampade iconiche, tavoli scultorei e sedute vintage raccontano la doppia anima di JFK Jr.: erede di una dinastia politica ma uomo urbano e contemporaneo.

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Nightlife & Fashion

Mudville 9 – Dive bar iconico di Tribeca, teatro di feste e party notturni. La coppia vi andava per chiudere la serata dopo cene ed eventi, godendosi il ritmo della città senza eccessi, tra amici e musica dal vivo.

C.O. Bigelow – Storica farmacia di Greenwich Village, dove Carolyn comprava i celebri cerchietti Charles J. Wahba. Piccoli acquisti quotidiani che mostrano la loro vita “normale” tra lavoro e mondanità, sempre con stile impeccabile anche negli spazi più semplici.

I loro ristoranti preferiti (ancora aperti oggi)

Walker’s – Taverna di quartiere aperta nel 1987, accanto al loro loft. Burger leggendario, atmosfera rilassata: un rifugio semplice in una zona già allora in trasformazione.

Nobu – Sushi e cucina giapponese contemporanea firmati Nobu Matsuhisa, fondato con Robert De Niro e Drew Nieporent. Cena sofisticata, luogo perfetto per una coppia raffinata.

Indochine – Ristorante franco-vietnamita di Noho, storico ritrovo fashion. Carolyn vi fu fotografata più volte tra eventi mondani e cene private.

L’appartamento di Jackie Kennedy

Totalmente opposto al minimalismo di Carolyn, con pattern, marmi, tappeti e opere d’arte. La serie alleggerisce l’impatto visivo, scegliendo tonalità cipria, pesca, beige e avorio. Simbolico “passaggio di testimone” tra le due donne più importanti nella vita di John, che non si incontrarono mai.

Hyannis Port: il mito del compound Kennedy

Le riprese si sono svolte a Bellport, Long Island, trasformando una villa sul mare in una versione romantica e cinematografica della residenza storica. Cancello bianco, vialetto in ghiaia, bandiera americana: ogni dettaglio rafforza la dimensione mitica del racconto.

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Cime tempestose non è Cime tempestose. E non basta Jacob Elordi a salvarlo

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Cime tempestose di Emerald Fennell è la versione pop-hot del classico di Emily Brontë, da cui però si allontana troppo, privandolo del cuore

Lo chiameremo Cime tempestose di Emerald Fennell.

Perché se è vero che gli adattamenti cinematografici non devono di continuo essere paragonati ai romanzi da cui sono tratti, qui c’è un problema di fondo legato ai principi narrativi con cui nascono uno e l’altro.

Il Cime tempestose di Emily Brontë è un romanzo che parla di un’ossessione, di un amore “tossico”, di una relazione che non si concretizza mai portando alla distruzione i suoi protagonisti.

Quello di Emerald Fennell è un racconto erotico in stile Harmony dove i due personaggi principali, Catherine Earnshaw interpretata da Margot Robbie e Heathcliff da Jacob Elordi, inseguono l’happy end della loro attrazione in un gioco erotico che viene portato avanti dalla regista per tutto il film e ha un compimento (plurimi compimenti… quindi se ci andate perché siete fan di Jacob Elordi o di Margot Robbie, la visione avrà di sicuro un senso per voi). 

Cime tempestose è un romanzo che meriterebbe una serie. La prima parte è dedicata al rapporto tra Heathcliff e Catherine, mentre la seconda - che al momento non ha trovato posto nelle trasposizioni - è la storia delle seconde generazioni della loro famiglia.

Anche il film di Emerald Fennell si ferma alla prima parte, concentrandosi quindi su quella che trasforma in una storia romantica di due giovani che sono cresciuti insieme, imparando a conoscersi, a capirsi e ad amarsi in modo totale (“Lui è me più di me stessa” dice Catherine in una delle frasi più celebri, che a breve diventerà un meme per qualche dedica romantica). 

Catherine è una ragazza intelligente e capricciosa che sa di avere sulle spalle la parabola discendete della sua famiglia, con il padre che si è indebitato tra gioco e alcol.

Heathcliff è un trovatello che Mr. Earnshaw ha deciso di adottare e che, una volta cresciuto, lavora nella casa di famiglia, chiamata Cime tempestose, come tuttofare.

Siamo nella campagna inglese dell’Ottocento. Il loro è un rapporto impari per il tempo, ma nato da un legame così forte che, non risolto nel libro, porterà follia e violenza. Questa base narrativa nel film si dissolve completamente.

L’intento della regista quindi sembra alla fine solo quello di usare il nome, le atmosfere e la coppia cult del romanzo per costruire un’altra storia, di tormento passionale e sfortune romantiche con due attori super hype. 

Quella di Emerald Fennell non è una versione moderna del classico (Romeo+Giulietta di Luhrmann lo era e ancora oggi, a trent'anni dalla sua uscita, è un film pazzesco). È un'altra versione del classico.

È una proiezione emotiva di come probabilmente la regista, da fan, voleva sarebbe finita la storia. Ma non è Cime Tempestose

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L’erotismo in Cime tempestose di Emerald Fennell

Dalla scena d’apertura dell’impiccagione - fra l’altro, una delle più belle del film, con il sottofondo musicale pazzesco di House di Charli xcx con John Cale - in avanti, il film è zeppo rimandi sessuali. Ogni inquadratura - dalla bava di lumaca alle figure rinchiuse in un libro - ci ricorda che siamo lì per quello. Sesso.

Quindi tutta la narrazione più che sulla parabola emotiva tra Catherine e Heathcliff si concentra su quella erotica. Parabola che viene traslata anche sul rapporto che Catherine ha con il marito Mr. Linton, molto casto-tradizionale, e che Heathcliff avrà con Isabella, di sottomissione di lei.

E anche se proviamo a fregarcene che nel romanzo invece nessuno di loro fa nulla, ma proprio nulla, tipo manco si toccano, e invece qui a un certo punto fanno solo quello, e che lui ha le fattezza di Jacob Elordi, arriviamo a non poterne più perché non rimane nulla nemmeno di non detto o di non visto, nemmeno a stuzzicarci la fantasia (non a caso la scena più erotica del film è quella di loro due nella stalla). 

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La musica di Charli xcx, ma non solo: cosa salviamo del film di Emerald Fennell

Cime tempestose è ambientato nella campagna dello Yorkshire. Nella sua trasposizione, Emerald Fennell ricostruisce con un piglio registico originale, quasi da videoclip, i luoghi in cui si svolge la vicenda: dalle due case, Cime tempestose (residenza degli Earnshaw) e Thrushcross Grange (residenza dei Linton), alla brughiera che ritorna in tutta la sua cupa atmosfera, carica di freddo e nebbia.

** Una notte nelle brughiere di "Cime Tempestose": la camera da letto di Cathy è su Airbnb **

Molto carine anche le parti in cui Emerald Fennell racconta gli scherzi che si fanno Heathcliff e Catherine: una parte della loro infanzia che portano avanti da adulti. Interessante, inoltre, l’interpretazione netta che la regista dà alla figura di Nelly Dean (Hong Chau), la domestica di casa Earnshaw e poi Linton, che nel libro è la voce narrante. Nelly è una figura che per molti lettori non ha una collocazione precisa - è lei la responsabile dell’allontanamento di Heathcliff? - mentre nel film di Emerald Fennell è un personaggio che ha un ruolo fondamentale in tutta la storia (e per molti aspetti ci fa rivalutare anche passaggi del romanzo…). 

La colonna sonora è perfetta: dai pezzi scritti da Charli xcx per il film a cult di Kate Bush, David Bowie, Noah Cyrus, ma non solo, la musica aderisce magnificamente sulla resa visiva del film e sulle sue atmosfere. 

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Cosa resterà di Cime Tempestose di Emerald Fennell?

Di sicuro Jacob Elordi e Margot Robbie, entrambi meravigliosi. Lui è un Heathcliff fin troppo bello e innamorato, a cui manca tutta quella parte di cattiveria, vendetta e grezzume che ci saremmo aspettati dal personaggio originale, ma come ormai avrete capito, il film non era quella la direzione che voleva prendere. Lei come Catherine invece è più aderente all’originale in tutto. Insieme sono pazzeschi.

Speriamo che non rimanga questa come versione di trama del titolo di Emily Brontë. In molti andranno a vederlo e il rischio è che pensino che la storia del romanzo sia questa: ci sono delle aderenze, ma finisce lì. Quello originale è un racconto cupo, violento, che non ha nulla a che fare con il romanticismo pop e i pruriti sessuali. È un classico moderno, molto disturbante, anche riletto oggi.

Non è questione di Gen Z che ha difficoltà a leggere il classico - come si è sentito su TikTok in queste settimane - o di Millennials che l’hanno letto, di chi lo amerà e di chi no “ma per fortuna c’è Jacob Elordi…”. Il problema è chiamare Cime tempestose un film che di quel titolo non ha l’essenza.

Quindi andate al cinema, godetevelo come una love story interessante da vedere a San Valentino, ma poi speriamo che nelle vostre menti rimarrà come “quel film in costume con Margot Robbie e Jacob Elordi”. Poi leggete il libro e capite che è tutta un'altra storia. 

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Questi 5 attori si sono rifiutati di tornare nella serie Bridgerton

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Da Regé-Jean Page a Phoebe Dynevor, tutte le scelte che hanno cambiato il cast di Bridgerton stagione dopo stagione

Ogni stagione di Bridgerton porta con sé nuovi protagonisti, nuove storie d’amore e - inevitabilmente - nuove assenze.

Fa parte della natura stessa della serie prodotta da Shondaland: ogni stagione cambia protagonista, rimescola le dinamiche e sposta il focus narrativo all'interno della famiglia Bridgerton. Eppure, non tutte le uscite di scena vengono percepite allo stesso modo dal pubblico.

Alcuni addii sono stati silenziosi, altri annunciati con grande chiarezza, altri ancora accompagnati da dichiarazioni che hanno acceso il dibattito tra fan e addetti ai lavori. Dietro la decisione di non tornare ci sono motivazioni diverse; ma il risultato è che, stagione dopo stagione, il cast della serie si è trasformato, lasciando indietro personaggi amatissimi o controversi, ma sempre centrali nell’immaginario collettivo. 

Ecco allora cinque attori che hanno scelto di non tornare (o di farlo solo marginalmente) in Bridgerton, spiegando (più o meno apertamente) il perché.

**8 serie da vedere se vi è piaciuto Bridgerton**

**10 curiosità su Bridgerton che (probabilmente) non sapete**

(Continua sotto la foto)

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Regé-Jean Page, che ha interpretato Simon Basset 

È il caso più emblematico. Dopo il successo travolgente della prima stagione di Bridgerton, Regé-Jean Page è diventato una star globale nel giro di poche settimane. Il suo Simon Basset, duca di Hastings, ha catalizzato l’attenzione del pubblico (soprattutto di quello femminile), rendendo la sua assenza dalla seconda stagione impossibile da ignorare.

L’attore ha però chiarito più volte che la decisione era stata presa fin dall’inizio: «Mi ero iscritto per un arco narrativo di una stagione» ha spiegato in un’intervista. «Simon aveva una storia completa: entrava, viveva il suo conflitto, trovava l’amore ed era libero».

Nessun ripensamento, dunque, né ritorni strategici: Page ha scelto di voltare pagina e concentrarsi su nuovi progetti, da Hollywood al cinema d’autore.

Phoebe Dynevor, che ha interpretato Daphne Bridgerton

Se Simon è scomparso di colpo, Daphne ha fatto un’uscita più graduale. Phoebe Dynevor è tornata brevemente nella seconda stagione, ma ha poi confermato di non essere coinvolta nei capitoli successivi di Bridgerton. Anche in questo caso, la motivazione è narrativa prima ancora che personale.

«La storia di Daphne era completa» ha dichiarato l’attrice. «Ha avuto il suo lieto fine, ed è giusto così».

Phoebe Dynevor ha poi ammesso di essere una grande fan della serie, ma di sentirsi pronta a esplorare ruoli diversi. Un addio elegante, coerente con il personaggio che ha contribuito a rendere la serie un fenomeno globale.

Charithra Chandran, che ha interpretato Edwina Sharma 

La seconda stagione ha ruotato attorno al triangolo amoroso tra Anthony, Kate ed Edwina Sharma. Ma, una volta concluso quel capitolo, Charithra Chandran, che ha interpretato Edwina, ha chiarito che non tornerà stabilmente nel mondo di Bridgerton.

«La storia di Edwina è arrivata a una conclusione naturale», ha spiegato.

L’attrice ha sottolineato come il personaggio abbia trovato una nuova consapevolezza e un nuovo inizio lontano da Londra, rendendo superfluo un ritorno. Anche qui, nessun drama: solo una scelta coerente con l’arco narrativo.

**Jonathan Bailey racconta il destino di Anthony nella quarta stagione di Bridgerton**

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Ruby Barker, che ha interpretato Marina Thompson 

Più complessa e dolorosa è stata l’uscita di scena di Ruby Barker, interprete di Marina Thompson. Presente nelle prime due stagioni di Bridgerton, il suo personaggio aveva una traiettoria narrativa oscura e irrisolta, che ha diviso il pubblico.

La stessa Barker ha raccontato pubblicamente le difficoltà vissute durante e dopo l’esperienza nella serie, parlando apertamente di salute mentale. «Non mi sono sentita supportata» ha detto in un’intervista, spiegando che il periodo successivo a Bridgerton è stato particolarmente duro.

Il suo ritorno non è mai stato annunciato, e la sua storia sembra essersi chiusa definitivamente fuori scena.

Jessica Madsen, che ha interpretato Cressida Cowper 

Diverso, e più sorprendente, il caso di Cressida Cowper. Per tre stagioni è stata una presenza fissa: antagonista, provocatrice, spesso sopra le righe. Nella terza stagione, però, Bridgerton le ha regalato una backstory più profonda e ambigua, culminata in un finale amaro.

Jessica Madsen ha lasciato intendere che il suo percorso nella serie potrebbe essersi concluso, spiegando di aver dato tutto al personaggio. «Cressida è stata intensa, complessa, e raccontarla è stato un viaggio», ha detto. Un addio che lascia il segno, proprio perché arriva nel momento di massima complessità narrativa.

**4 consigli per trovare l'amore (dai personaggi di Bridgerton)**

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Dove vedere i film candidati agli Oscar 2026

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Da I peccatori di Ryan Coogler a Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson: in streaming o al cinema, ecco dove vedere i film candidati agli Oscar 2026

Il Dolby Theatre di Los Angeles è pronto ad accogliere la sera del 15 marzo - per noi quindi sarà dalla mezzanotte del 16 marzo - la 98ma cerimonia degli Academy Awards. Per arrivare preparati, ecco dove vedere i film candidati agli Oscar 2026.

Da I peccatori di Ryan Coogler a Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson, ma anche Marty Supreme di Josh Safdie e Hamnet - Nel nome del figlio di Chloé Zhao sono tanti i titoli super chiacchierati su cui sono puntati i riflettori nelle categorie principali ma non solo. 

In attesa di vedere chi trionferà, per arrivare preparati alla notte più attesa del cinema, ecco una lista dei film candidati e dove è possibile vederli al momento tra streaming e sala. 

Dove vedere i film candidati agli Oscar 2026

(Continua sotto la foto)

i peccatori

I peccatori di Ryan Coogler

16 candidature tra cui Miglior film, Miglior regia, Miglior attore protagonista (Michael B. Jordan)

Mississippi anni ’30. In piena segregazione razziale, due fratelli tornano nella loro città natale per lasciarsi alle spalle un passato turbolento. Ad accoglierli qui una minaccia che non avrebbero mai immaginato - legata al mondo dei vampiri. Horror e folklore si mischiano in un film tra i più originali visti quest’anno.

Su Sky Cinema Uno in abbonamento. 

una battaglia dopo l’altra

Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson 

13 candidature tra cui Miglior film, Miglior regia, Miglior attore protagonista (Leonardo DiCaprio), Miglior attore non protagonista (Sean Penn e Benicio Del Toro)

California. Bob Ferguson è un ex rivoluzionario appartenente al gruppo “French 75” ormai in declino. Bob vive con la figlia adolescente e tutto sembra filare nella giusta direzione fino a quando un suo ex acerrimo nemico, il colonnello Lockjaw, riappare dopo 16 anni nella sua vita e rapisce la ragazza. A Bob non rimane che riunire i suoi vecchi compagni d’armi. Un Leonardo DiCaprio al suo top che speriamo si aggiudicherà la statuetta che si merita.

Su HBO Max in abbonamento o su diverse piattaforme a pagamento. 

frankenstein del toro

Frankenstein di Guillermo del Toro

9 candidature tra cui Miglior film, Miglior regia, Miglior attore non protagonista (Jacob Elordi)

Chi è il vero mostro in Frankenstein? Guillermo del Toro adatta l’opera di Mary Shelley al suo cinema e alla tematiche a lui care. Il suo Frankenstein rimane fedele al romanzo gotico ma ne accentua la carica filosofica. Il film segue una doppia narrazione creatore-creatura per raccontare l’ossessione di Victor Frankenstein di vincere la morte. Per questo motivo dà vita a una creatura, disperata nella sua solitudine e nella sua immortalità, alla ricerca di un suo posto nel mondo.

Su Netflix in abbonamento. 

bugonia

Bugonia di Yorgos Lanthimos

4 candidature tra cui Migliore Attrice Protagonista (Emma Stone), Miglior sceneggiatura non originale

Yorgos Lanthimos torna ancora una volta a lavorare con la sua “musa” Emma Stone e con Jesse Plemons (i tre avevano appena collaborato in Kind Of Kindness) in questo adattamento della sci-fi coreana Save the Green Planet!. Protagonisti sono due uomini che, convinti che la dirigente dell’azienda per cui lavorano sia una potente aliena incaricata di distruggere la Terra, decidono di rapirla per estorcerle la verità sui suoi piani. Quello che inizia come un piano maldestro, si trasforma in un gioco imprevedibile e pericoloso.

Solo a pagamento su Amazon Prime Video e altre piattaforme streaming.

F1

F1 di Joseph Kosinski

4 candidature: Miglior film, Miglior montaggio, Miglior sonoro, Migliori effetti speciali

Brad Pitt è Sonny Hayes, ex pilota di F1, ritiratosi negli anni ’90 in seguito a un grave incidente. Dopo trent’anni è il suo vecchio amico Ruben Cervantes (Javier Bardem), proprietario di una nota scuderia, a riportarlo in pista per fare da mentore al giovane Joshua “Noah” Pearce, talentoso ma irruente prodigio dei motori. Un film pazzesco per gli appassionati di auto, anche perché girato splendidamente durante veri weekend di gara.

Su Apple TV in abbonamento.

train dreams

Train Dreams di Clint Bentley

4 candidature: Miglior film, Miglior sceneggiatura non originale, Miglior fotografia, Miglior canzone originale

Primo Novecento, Ovest Americano. Robert Grainier (Joel Edgerton) è un lavoratore itinerante. Rimasto orfano da bambino, Grainier vive un’esistenza solitaria, nella natura isolata e incontaminata. Questo fino al giorno in cui s'innamora di Gradys (Felicity Jones). Ma un dramma torna a sconvolgere la sua vita, portando con sé gli echi di un passato mai dimenticato. Un drammone splendidamente interpretato da Edgerton, che ricorda le atmosfere e gli ambienti di un regista cult come Terrence Malick.

Su Netflix in abbonamento.

marty supreme

Marty Supreme di Josh Safdie

9 candidature tra cui Miglior film, Miglior regia, Miglior attore protagonista (Timothée Chalamet)

New York, anni ’50. Marty Reisman (Chalamet) è stato - per davvero - un prodigioso e originale campione di ping-pong. Nel film lo conosciamo che è un ambizioso venditore di scarpe di giorno, mentre di notte porta avanti il suo talento con la racchetta. Marty è ossessionato dal successo, tanto che per raggiungerlo nel più breve tempo possibile, non esita ad entrare nel mondo delle scommesse e delle truffe. Meravigliosa spalla di Timothée Chalamet nel film è Gwyneth Paltrow nei panni dell’affascinante Kay Stone.

Al cinema dal 22 gennaio.

sentimental value

Sentimental Value di Joachim Trier

9 candidature tra cui Miglior film, Miglior film internazionale, Miglior regia, Miglior attrice protagonista (Renate Reinsve)

Oslo. Nora Borg (Renate Reinsve) è un’attrice di successo che, insieme alla sorella Agnes deve affrontare il ritorno a casa del padre Gustav (Steallan Skarsgård, candidato anche lui come Miglior attore non protagonista), regista. Quando Gustav propone a Nora una parte nel suo film “di ritorno”, Nora rifiuta. Gustav affida così la parte a una giovane attrice hollywoodiana (Elle Fanning), portando scompiglio in famiglia e riaprendo vecchie ferite.

Al cinema dal 22 gennaio.

Hamnet

Hamnet - Nel nome del figlio di Chloé Zhao

8 candidature tra cui Miglior film, Miglior regia, Miglior attrice protagonista (Jessie Buckley)

Tratto dal romanzo di Maggie O’Farrell, il film racconta la vita di Agnes (Buckley), una donna legata alla natura da un rapporto quasi ancestrale, moglie di quello che sarà il futuro re del teatro, William Shakespeare. La storia di Hamnet, in particolare modo, si concentra su una grave malattia che colpisce la famiglia, portando via alla coppia il figlio di 11 anni: Hamnet, appunto. L’elaborazione del lutto da parte della donna e la sua innata indole creativa spingeranno in seguito il marito a scrivere quello che diventerà uno dei suoi capolavori indiscussi, l’Amleto.

Al cinema dal 5 febbraio.

L’agente segreto

L’agente segreto di Kleber Mendoça Filho

4 candidature: Miglior film, Miglior film internazionale, Miglior attore (Wagner Moura) e Miglior casting

1977. Nel corso della dittatura brasiliana, un professore universitario, Marcelo (Moura), si rifugia a Recife durante la settimana del carnevale con la speranza di far perdere le sue tracce. Tuttavia è costretto presto a scoprire che la città non è il rifugio sicuro che si aspettava e inizierà per lui un intenso gioco di sopravvivenza.

Al cinema dal 29 gennaio.