I migliori film del 2018 (da vedere assolutamente)

Per ridere, per piangere, o per sognare come bambini: tra i migliori film 2018 ci sono (parecchie) storie imperdibili. Ecco i titoli da vedere assolutamente
Che anno il 2018 al cinema!
Tirando le somme su ciò che abbiamo visto in sala quest'anno, possiamo iniziare dicendo che sono state diverse le conferme di autori-star come Steven Spielberg, Paul Thomas Anderson e Guillermo del Toro, che col loro sguardo unico hanno raccontato storie amate alla follia da critica e pubblico, come La forma dell’acqua o Il filo nascosto.
Il 2018, però, si è dimostrato anche un anno di grandi sorprese: Martin McDonagh (In Bruge, 7 psicopatici) ci ha regalato uno dei film più emozionanti degli ultimi tempi, Tre manifesti a Ebbing, Missouri, con la grande interpretazione da Oscar di Francis McDormand.
Sean Baker, con Un sogno chiamato Florida, ci ha mostrato come una realtà di degrado si possa trasformare nel teatro colorato di un’avventura tra bambini, intrattenendoci con una profondità rara.
Infine Greta Gerwig e il suo Lady Bird hanno ricostruito per il grande schermo lo spaccato più complesso della vita di una ragazza, quello del passaggio all’età adulta, che prevede come primo step la separazione da un passato familiare, alla ricerca della propria unicità.
Per concludere, il 2018 si è rivelato un ottimo anno anche per il cinema nostrano: Matteo Garrone, Luca Guadagnino, Alessio Cremonini e Alice Rohrwacher hanno portato una ventata d’aria fresca su suolo italiano e internazionale.
Ecco i film usciti quest'anno da vedere assolutamente qualora ve li foste persi.
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Tre manifesti a Ebbing, Missouri, di Martin McDonagh
Con Tre manifesti a Ebbing, Missouri siamo in fissa già dallo scorso Festival di Venezia: è difficile innamorarsi così perdutamente di un film, ma quando succede non si può fare a meno di consigliarne la visione a chiunque.
Martin McDonagh ha confezionato un western contemporaneo, la cui protagonista è una tostissima Frances McDormand nei panni di una madre che, non ricevendo dalla polizia aggiornamenti in merito all'indagine aperta per lo stupro e l’omicidio di sua figlia, decide di riportare il caso all'attenzione degli agenti innescando una catena di violenza senza precedenti, nella piccola comunità del Missouri in cui vive.
Woody Harrelson e Sam Rockwell sono gli straordinari co-protagonisti di una delle eroine più complesse e umane che il cinema ha conosciuto negli ultimi anni.
Chiamami col tuo nome, di Luca Guadagnino
Che Luca Guadagnino fosse un fuoriclasse, ce lo avevo già dimostrato con il suo precedente Io sono l’amore - Whiplash ci era piaciuto meno - ma con la trasposizione del romanzo di André Aciman si è davvero superato, confermandosi uno degli autori più interessanti nel panorama cinematografico internazionale (e le prime immagini del remake di Suspiria sono un’ulteriore conferma della sua bravura alla regia, nonostante le scelte ogni volta molto diverse di storia).
Chiamami col tuo nome racconta il primo amore, quello che il giovane Elio (la rivelazione Timothée Chalamet) prova verso il più formato Oliver (Armie Hammer), tra tormenti romantici e agognata felicità.
È un film di una sensualità e una sensibilità rare, ambientato nella campagna intorno a Crema a inizio anni ’80.
Dogman, di Matteo Garrone
Matteo Garrone è senza dubbio uno dei registi italiani contemporanei più importanti.
Il suo Dogman è un’opera sorprendente, che prende spunto da un fatto di cronaca, quello noto di fine anni ’80 del Canaro della Magliana, per raccontare la storia di un piccolo uomo sopraffatto da un destino di scelte sbagliate.
Tenero e commovente, ma anche spietato e dark, Dogman è tra i titoli migliori - per noi proprio ‘il migliore’, ma capiamo che la scelta possa rimanere soggettiva - del regista romano.
Il protagonista del film, un immenso Marcello Fonte, per questo ruolo ha vinto il premio per la migliore interpretazione maschile all'ultimo Festival di Cannes.
Un sogno chiamato Florida, di Sean Baker
Ci sono autori che sanno raccontare la realtà con uno sguardo unico: uno di questi è Sean Baker, già regista di Tangerine, che con Un sogno chiamato Florida firma non solo il suo film più completo, ma anche uno dei titoli più sorprendenti del 2018.
William Defoe è stato candidato all’Oscar come Miglior attore protagonista per questa inedita avventura girata tra i confini di un coloratissimo motel di periferia in Florida.
I suoi protagonisti sono tre bambini che riescono a trasformare, col gioco e un'innata allegria, la loro realtà di fast food, tv e baby-madri-single che li crescono sull’orlo del degrado - che non vuol dire senza amore -, in un grande parco giorchi in cui ciò che importa è stare insieme e divertirsi creando caos.
L’ora più buia, di Joe Wright
Con l’ora più buia si fa riferimento a quella stagione che l’Europa ha vissuto agli inizi degli anni ’40, durante l’ascesa del Nazismo.
Mentre il Belgio era caduto, la Francia stava per capitolare e le truppe inglesi erano imprigionate sulle spiagge di Dunkirk, a Londra la Camera destituiva Chamberlain come Primo Ministro per la sua incapacità di gestire l’emergenza, eleggendo il burbero Winston Churchill come suo successore.
L’uomo riuscì ad affrontare una serie di ardue prove sia sul piano istituzionale sia su quello personale, dimostrando la sua integrità, il suo coraggio e la sua competenza come politico, a dispetto di qualsiasi previsione.
Il plus valore di questo ennesimo film su Churchill non è tanto l’impianto narrativo piuttosto classico, quanto la magnifica interpretazione di Gary Oldman, che non a caso è stata premiata con un Oscar.
Il filo nascosto, di Paul Thomas Anderson
Elegante e sofisticato, l’ultimo film di Paul Thomas Anderson (Magnolia, Il petroliere) è un omaggio alla bellezza, al cui immenso potere il suo protagonista è dedito, tanto da permettere che ogni aspetto della sua vita ne sia assorbito.
Siamo nella Londra anni ’50: Reynolds Woodcock (Daniel Day-Lewis al suo ultimo film) è un celebre stilista, un artigiano della moda le cui creazioni vengono richieste dalle donne più facoltose del paese.
Per Woodcock esiste solo la sua arte.
Le donne per lui sono degli incantevoli suppellettili alla vita, ma non lo toccano mai fino in fondo.
Questo fino al giorno in cui incontra e inizia una relazione con la giovane Alma (Vicky Krieps), che trova un modo d’imporsi su di lui attraverso un pericoloso gioco di ossessioni.
The Post, di Steven Spielberg
Con protagonisti Meryl Streep e Tom Hanks, The Post è una bella storia - realmente accaduta - ambientata nel mondo dell’editoria americana.
1971: Daniel Ellsberg, uomo del Pentagono, decide di dare in pasto alla stampa una serie di documenti top secret che dettagliano l’implicazione economica e politica degli Stati Uniti nella guerra del Vietnam.
Il primo ad avere il coraggio di pubblicarli è il New York Times, che però viene fermato da un’ingiunzione della Corte Suprema.
È così che il Washington Post, grazie all’ostinatezza del suo direttore Ben Bradlee (Tom Hanks) e al coraggio del suo editore Katharine Graham (Meryl Streep), riprende i documenti e decide di proseguirne la pubblicazione.
Una storia che tocca sia la libertà di stampa sia il coraggio di una delle figure femminili più rivoluzionarie dell'editoria, che in quegli anni era perlopiù un circolo chiuso per uomini.
La Graham non solo trasformò il Washington Post in uno dei giornali più autorevoli del paese, ma ebbe anche modo di far scoppiare grandi scandali come il Watergate (1972).
La forma dell’acqua, di Guillermo del Toro
Guillermo del Toro ci regala la favola romantica più emozionante di quest’anno.
La sua protagonista (Sally Hawkins) è una ragazza sordomuta che s’innamora di un mostro marino dai poteri speciali, che in piena Guerra Fredda viene fatto prigioniero nel laboratorio in cui lei lavora come addetta alle pulizie.
La forma dell’acqua è un film che parla di diversità, di abbattimento delle barriere e di sfida al pregiudizio, ma soprattutto di amore che, in una forma così pura e incantata, ci capita ormai di rado di trovare al cinema.
La forma dell’acqua ha vinto le due statuette più ambite alla scorsa edizione degli Academy Awards: quella per il Miglior Film e quella per la Miglior regia.
C’è tutto il cinema di del Toro in questo film: le sue fiabe, le sue eroine imperfette, la sua estetica dark e il suo amore per la settima arte.
Don’t Worry, di Gus Van Sant
Gus Van Sant firma una delle storie davvero speciali di questo 2018.
È basata sulla vita dell’illustratore John Callahan e inizia quando l’uomo, già adulto, rimane sulla sedia a rotelle in seguito a un terribile incidente automobilistico in cui viene coinvolto insieme a un compagno di bevute. John soffre infatti di gravi problemi d’alcolismo, legati perlopiù a irrisolti affettivi del suo passato familiare.
Quando, seppur riluttante, entra in un gruppo di sostegno per smettere di bere, la sua vita cambia radicalmente.
John, nel film interpretato da un bravissimo Joaquin Phoenix, scopre non solo l’ironia, ma la applica anche a quelle vignette irriverenti che lo faranno conoscere in tutto il mondo.
Nel cast del film ci sono anche Rooney Mara, Jonah Hill, Jack Black, Best Ditto e molti altri.
First Man - Il primo uomo, di Damien Chazelle
Il regista di La La Land e Whiplash torna al cinema con una storia ispirata alle vicissitudini familiari e professionali che precedettero la famosa missione che portò Neil Armstrong, nel film interpretato da Ryan Gosling, a sbarcare sulla Luna nel 1969.
Damien Chazelle si propone di raccontare l’uomo dietro l’impresa: è il 1962 quando Armstrong, ingegnere americano e aviatore statunitense, perde la sua bambina di soli 2 anni per colpa di un male di cui si accusa per non aver trovato rimedio.
Mentre in casa l’accaduto lo porta a essere sempre più distaccato nei confronti della moglie (bravissima Claire Foy) e degli altri suoi due figli, Armstrong accetta di partecipare al programma Gemini, creato dagli U.S.A. per sviluppare e testare attrezzatura necessaria alle missioni nello Spazio, soprattutto sulla Luna.
First Man - Il primo uomo mette in scena un’altra storia in cui il giovane regista americano esamina lo stretto rapporto che esiste tra l’ambizione umana e il dolore.
Lo fa con la sua solita abilità tecnica, confermandosi uno dei più grandi narratori d’oggi.
The Disaster Artist, di James Franco
James Franco per The Disaster Artist è stato premiato come Migliore attore in una commedia ai Golden Globe 2018.
Sono seguite le accuse di molestia e un lento eclissarsi del suo personaggio pubblico, che ha portato con sé anche il successo del film.
The Disaster Artist racconta la folle creazione di The Room, scritto, diretto e prodotto da Tommy Wiseau (nel film interpretato dallo stesso James Franco), passato alla cronaca come il film più brutto della storia del cinema.
Con questa prerogativa, l'originale The Room non poteva che diventare un cult movie per cinefili e nerd della b-culture, che ancora oggi lo rendono uno dei titoli di nicchia più visti in sala e sul web.
La storia raccontata da James Franco è incredibile, il film è molto divertente, anche se non ha nulla della presa in giro. Anzi: Franco ‘si fa’ Wiseau in un omaggio-celeb che allarga ulteriormente la fama di The Room, aprendola alla massa.
Lady Bird, di Greta Gerwig
Lady Bird è il nome d’arte che si è data Christine (Saoirse Ronan), una giovane ragazza di Sacramento ritratta da Greta Gerwig nel pieno atteggiamento adolescenziale di rifiuto della propria vita passata, famigliare e non, alla ricerca di una se stessa futura, diversa e unica.
Per questo Christine odia la città in cui è nata e cresciuta, sognando New York.
Per questo ha un rapporto di grande affetto e dipendenza, ma allo stesso tempo conflittuale, con la madre, da cui sa di doversi separare per trasformarsi nella donna che vuole diventare.
Greta Gerwig firma un film intimo e generazionale sulla formazione di una giovane ragazza oggi.
Tonya, di Craig Gillespie
Era il 1994 quando la storia di Tonya Harding, pattinatrice olimpica con maglia U.S.A., scombussolò non solo il mondo sportivo, ma anche la cronaca.
Accusata di aver gambizzato la rivale Nancy Kerrigan per non permetterle di partecipare ai Giochi Olimpici Invernali, Tonya vide infrangersi definitivamente i suoi sogni di riscatto da un’infanzia di privazioni e fatiche per colpa di una bravata architetta dal marito insieme al suo compagno di merende.
Tonya usa come struttura narrativa quella del biopic su un’atleta, per raccontare una figura femminile complessa in un ambiente, quello sportivo americano, che la rifiuta perché non risponde ai canoni del sogno a stelle e strisce.
Un film imperdibile, con una grande interpretazione di Margot Robbie nel ruolo di Tonya.
Ready Player One, di Steven Spielberg
Il libro di Ernest Cline da cui è tratto il film di Steven Spielberg è la bibbia del nerd cultore degli anni ’80: dai videogames ai film con Matthew Broderick, c’è tutta la pop-culture di un decennio racchiusa nelle pagine di Ready Player One.
Steven Spielberg ha il merito di averlo saputo tradurre, senza minarne il valore citazionista, in un film per famiglie che parla un linguaggio affine alle nuove generazioni, ma soprattutto in un’opera personale, sostituendo in trama i feticci pop di Cline con i propri.
In un futuro imprecisato, gli esseri umani adorano trascorrere la propria esistenza su Oasis, una realtà virtuale a cui tutti sono connessi e che preferiscono alla vita vera, dove ormai regna solo disordine, povertà e inquinamento.
Oasis è stata creata dal geniale James Halliday che, alla sua morte, decide di affidare il suo patrimonio alla prima persona che riuscirà a superare una serie di giochi e rebus, alla ricerca del suo easter egg.
La truffa dei Logan, di Steven Soderbergh
La truffa dei Logan segna il ritorno di Steven Soderbergh - Ocean’s Eleven - alla formazione delle sue squadre ben assortite in previsione di un colpo epocale.
L’aspetto che rende il film uno dei lavori più divertenti del regista è che questa volta non abbiamo a che fare con distinti ed esperti professionisti del crimine, come nel caso di Danny Ocean & co., ma con un gruppo di improvvisati che si uniscono per rapinare una delle più grandi corse automobilistiche d’America: la Coca Cola 600.
Jimmy Logan (un bravissimo Channing Tatum) è un ex quarterback con una gamba offesa, che viene licenziato dal suo lavoro in cantiere perché le sue prestazioni non vengono più ritenute sicure.
Suo fratello Clyde (Adam Driver) ha perso un braccio in Iraq.
Insieme alla sorella Mellie (Riley Keough), decidono di metter su una squadra per tentare il colpo della vita.
Insieme a loro, nel film, anche un ossigenatissimo Daniel Craig nei panni del dinamitardo Joe Bang.
Hereditary - Le radici del male, di Ari Aster
Trovare film horror originali e inquietanti ormai è sempre più difficile: Hereditary - Le radici del male è uno di questi.
Opera prima di Ari Aster, il film con Toni Collette, Gabriel Byrne, Alex Wolff e Milly Shapiro, racconta l’inquietante esperienza dei membri di una famiglia alle prese con un’oscura eredità lasciata loro dalla defunta nonna materna.
Un thriller cupo sui traumi familiari che si trasforma in un horror demoniaco da brivido.
Storia, messa in scena e recitazione: non c’è un tassello fuori posto in questo ambizioso film che non dà scampo alle paure più profonde.
Tully, di Jason Reitman
Dopo Young Adult, Charlize Theron torna a recitare per Jason Reitman (Thank You For Smoking, Tra le nuvole) in un film scritto da Diablo Cody (Juno, Jennifer’s Body) che parla di maternità in modo disincantato e volutamente ironico.
Marlo ha superato i quarant’anni, ha due bambini piccoli e uno appena arrivato ed è allo stremo delle forze.
Suo fratello Craig (Mark Duplass), che non ha nessun problema economico, si offre di pagarle una tata full time.
Marlo inizialmente rifiuta perché non le piace l’idea di condividere il suo ruolo di madre con un’estranea, ma poi decide di provare.
Un film che parla alle donne, al loro corpo, alle loro aspettative di perfezione e alla loro psicologia, in modo mai banale e abbastanza sovversivo.
BlacKkKlansman, di Spike Lee
Spike Lee è un regista dalle uscite altalenanti: questo suo ultimo BlacKkKlansman, oltre ad essere tra i titoli più scioglilingua del 2018, è tra quelli da non perdere di quest’anno e tra i film più cinico-intelligenti della sua ormai lunga carriera.
Anni 70: Ron Stallworth (John David Washington) è un poliziotto afroamericano che lavora a Colorado Springs come infiltrato nei movimenti di protesta black.
Mentre porta avanti il suo incarico, ne inizia un altro molto più rischioso: al telefono si spaccia per un bianco razzista e entra nel Ku Klux Klan attraverso l’agente Flip (Adam Driver) che accetta di fargli da alter-ego d’eccezione.
Il film ha vinto il Grand premio della giuria allo scorso Festival di Cannes ed è un mix esplosivo d’ironia, storia e suspense.
Sulla mia pelle, di Alessio Cremonini
Il film Netflix sulla drammatica storia di Stefano Cucchi, ben interpretato da Alessandro Borghi, è stato distribuito anche in sala ed è indubbiamente tra i migliori prodotti che il cinema italiano ci ha regalato quest’anno.
Sulla mia pelle prova a ricostruire gli ultimi sette giorni di vita di Stefano in tutta la loro disperazione e durezza.
Non è un film per animi delicati dunque, ma nemmeno l’intera vicenda di cronaca lo è stata. I fatti del 2009, infatti, hanno incominciato a trovare giustizia solo quest’anno, subito dopo l’uscita del film nelle sale.
Progetti come Sulla mia pelle confermano quanto sia importante continuare a raccontare alcune storie affinché non vengano dimenticate.
Widows - Eredità criminale di Steve McQueen
Tre donne rimangono vedove dopo che un grosso colpo organizzato dai rispettivi mariti non va in porto.
La moglie di uno di loro, minacciata dal gangster a cui il marito doveva i soldi bruciati durante la rapina in cui ha perso la vita, prova a convincere le altre vedove a portare a termine l’operazione insieme a lei.
Intrighi politici e drammi personali s’intrecciano in questo nuovo film del sempre impeccabile Steve McQueen (Hunger, Shame, 12 anni schiavo), in cui l’action pura e la violenza richieste dalla trama trovano una nuova veste, inedita e raggelante.
Il sacrificio del cervo sacro, di Yorgos Lanthimos
Yorgos Lanthimos è tra i registi più originali del cinema contemporaneo. Se non avete mai visto i suoi film, aspettando il suo attesissimo La favorita in uscita a fine gennaio 2019, recuperativi titoli come Dogtooth, Alps, The Lobster e Il sacrificio del cervo sacro.
Quest’ultimo è uscito nelle sale italiane a inizio estate e racconta la misteriosa amicizia tra un cardiologo (Colin Farrell) e un ragazzo di nome Martin (Barry Keoghan). Quando il giovane incomincia a presentare strane reazioni psicosomatiche, emerge anche la natura del rapporto tra i due.
Il cast ha tra i protagonisti anche Nicole Kidman nei panni della moglie del medico, ed è liberamente ispirata a una delle tragedie più crudeli della storia greca: Ifigenia in Aulide.
Lazzaro Felice, di Alice Rohrwacher
Alice Rohrwacher è una delle autrici contemporanee più interessanti del nostro cinema.
Con film come Corpo Celeste (2011) e Le meraviglie (2014) ci aveva già immerso in sensibilità inedite, raccontandoci storie molto attaccate alla spiritualità del reale.
Con Lazzaro Felice - che all’ultimo Festival di Cannes si è guadagnato il premio per la Migliore sceneggiatura - ha accentuato ulteriormente la sua chiave narrativa, attraverso la storia di Lazzaro (Adriano Tardiolo), un giovane uomo la cui bontà viene calpestata dalla mancanza di valori del presente e dalla cattiveria umana.
Il film inizia nella piantagione di tabacco della Marchesa Alfonsina di Luna (Nicoletta Braschi) dove una cinquantina di contadini, tra cui Lazzaro, lavorano in condizioni di schiavitù, ignari del mondo al di fuori dei confini del loro piccolo villaggio.
Lazzaro è un animo buono e puro che esegue, sempre felice di stare al mondo, qualsiasi compito o favore gli venga chiesto. Ma la sua bontà come viene ricambiata dagli altri? Il mondo è davvero un posto per lui?
L’isola dei cani, di Wes Anderson
Wes Anderson esce dai confini familiari e si apre al mondo.
L’isola dei cani è un omaggio ‘in stop-motion’ del regista alla cultura giapponese - dal cinema di Kurosawa al teatro kabuki - e al migliore amico dell’uomo, con un sottotesto ‘politicizzato’ che parla di minoranze e ambiente.
2037, Megasaki, Giappone: il sindaco Kobayashi decide di far fronte a un’influenza che sta dilagando tra i cani, mandandoli in esilio in una discarica a cielo aperto chiamata Isola della spazzatura.
Tra questi, però, c’è anche il cane del suo giovanissimo nipote Atari che, straziato dal dolore, decide di andare a cercarlo sull’isola per riportarlo a casa.
Bryan Cranston, Frances McDormand, Greta Gerwig, Bill Murray, Edward Norton, Bob Balaban, Jeff Goldblum, Tilda Swinton, Harvey Keitel, F. Murray Abraham, Yoko Ono, Scarlett Johansson e Liev Schreiber, danno voce ai protagonisti animati del film.
Euforia, di Valeria Golino
Valerio Mastandrea e Riccardo Scamarcio sono i protagonisti del nuovo film da regista di Valeria Golino, un film in grado di unire in modo originale e commovente dramma e commedia nostrana.
Matteo (Scamarcio) è un uomo brillante e un imprenditore di successo. Suo fratello Ettore (Mastandrea), al contrario, ha un carattere molto chiuso: vive ancora nella cittadina di provincia in cui sono nati e insegna alle scuole medie.
Matteo non ha paura di affrontare situazioni e novità, mentre Ettore fa di tutto perché questo non debba accadere.
Quando Matteo scopre che Ettore è gravemente malato, decide di portarselo a vivere in casa per stare con lui, conoscerlo meglio e prendersene cura.
Senza finta pietà o eccessivo buonismo, Valeria Golino affronta ancora una volta il tema della malattia, in quello che a oggi ci sentiamo di definire il suo lavoro migliore dietro alla macchina da presa
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Addio binge watching: perché siamo tornati a “gustare” le serie

Per anni il binge watching è stato raccontato come la grande conquista dello spettatore moderno. Niente più appuntamenti fissi, niente più attese, niente più cliffhanger lasciati in sospeso per una settimana. Le piattaforme di streaming avevano promesso un consumo libero e illimitato delle storie. A metà degli anni Duemila, guardare una serie “a puntate” sembrava una reliquia del passato, un gesto anacronistico. Noi pubblico seriale abbiamo iniziato ad abbuffarci di contenuti, passando da un titolo all'altro con la stessa frequenza con cui Carrie Bradshaw cambiava un paio di scarpe. Oggi, però, quel modello mostra i suoi limiti e sta lasciando spazio a una nuova – vecchia – forma di fruizione: il ritorno all’episodio come evento. Proviamo a capire perché.
Qui, intanto, le serie tv da vedere a gennaio su Netflix.
Stranger Things 5 e il ritorno alla frammentazione
Il segnale più evidente arriva proprio da Netflix, la piattaforma che più di ogni altra aveva legato la propria identità al rilascio in blocco delle stagioni e al concetto di binge watching. L’ultima stagione finale di Stranger Things è stata suddivisa in tre parti, distribuite in momenti diversi e non casuali: il primo atto a fine novembre, il secondo il 26 dicembre e l'ultimo episodio, della durata di un film, il primo di gennaio.
Tradotto strategicamente: vacanze, famiglie riunite, tempo libero, social accesi. Tre finestre perfette per far esplodere la conversazione. In pratica Netflix ha trasformato Stranger Things in una trilogia di eventi, quasi un festival più che una semplice stagione tv. Una scelta che riguarda un titolo di punta – certo - ma riflette anche una trasformazione più ampia nel modo in cui le storie vengono pensate, promosse e consumate.
Binge watching, da pregio a difetto
Per comprendere quanto siamo cambiati bisogna fare un passo indietro. Quando Netflix è arrivato in Italia eravamo abituati a guardare le serie o in televisione, con le pubblicità, o su payperview come Sky. Piattaforme come Raiplay e Mediaset Infinity venivano poco sfruttate, sia dal pubblico che dagli editori.
Le reali serie evento si contavano sulle dita di una mano. Chi ha vissuto l’epoca di Lost ricorda bene cosa significasse attendere un episodio. Ogni puntata era un appuntamento, ogni pausa una moltiplicazione di teorie, discussioni, aspettative. L'arrivo dello streaming e delle intere serie a disposizione ha placato la fame, ha consentito di assecondare il capriccio. Ma col tempo ha lasciato un po' di amaro in bocca.
Con Lost e in generale con l'appuntamento settimanale, la serie non esisteva solo nei quaranta minuti di messa in onda, ma nello spazio che li separava. Quel tempo di attesa costruiva legami tra gli spettatori e dava profondità al racconto. Un senso di comunità che con il binge watching certo non è mancato, ma che veniva esaurito nello spazio di un weekend. E questo è stato forse il più grande boomerang: titoli da centinaia di milioni di dollari che restano al centro della conversazione per pochi giorni, subito sostituiti dall’uscita successiva.
Tra milioni di titoli, la vera risorsa è l'attenzione
In un ecosistema sempre più competitivo, in cui, negli anni, si sono affacciati sempre più player, da Amazon Prime Video a Disney+, fino al recentissimo HBO Max, perdere in fretta l'attenzione del pubblico significa perdere valore. E mentre ci sono piattaforme, come Amazon Prime Video appunto, che strategicamente hanno diverse leve, lo stesso non può dirsi per Netflix o altri, che quindi hanno bisogno che se ne parli.
Disney+ lo ha capito prima di molti altri. Fin dal lancio ha puntato sul rilascio settimanale delle sue serie di punta, soprattutto quelle legate ai grandi franchise. HBO negli Usa non è mai sceso a patti con il binge watching, mantenendo l'appuntamento settimanale anche per Il trono di spade o – recentemente – lo spin-off House of the Dragon.
La pubblicazione frammentata risponde a questa logica. Una serie di punta distribuita in più blocchi resta visibile più a lungo, alimenta il dibattito e mantiene vivo l’interesse per settimane, se non mesi.
C’è però anche un altro fattore in gioco, che riguarda il pubblico. Dopo anni di maratone notturne e stagioni divorate in pochi giorni, qualcosa si è incrinato. Il binge watching ha reso le storie più rapide, ma anche più effimere. Si guarda di tutto, si commenta poco, si dimentica in fretta. Le cose belle vanno gustate. E invece la tendenza a volere sempre di più e a guardare tutto insieme porta a non godersi i dettagli. L’esperienza collettiva, quella che trasformava una serie in un fenomeno culturale, si è progressivamente assottigliata.
Lo streaming aveva cancellato tutto questo in nome dell’immediatezza. Ora, paradossalmente, sta cercando di recuperarlo. Non perché il pubblico voglia tornare alla televisione di una volta, ma perché le storie hanno bisogno di tempo per depositarsi nella mente, per creare immaginario, per diventare davvero parte della cultura pop. E in questo, ancora una volta, Stranger Things ha fatto scuola.
Cosa sarà, quindi, del binge watching?
In questo contesto, il binge watching non scomparirà. Resterà una modalità di consumo, utile per recuperare serie del passato o per chi preferisce una fruizione continua (una volta che tutti gli episodi saranno usciti, a rischio di spoiler).
Le grandi produzioni, quelle su cui le piattaforme investono davvero, hanno bisogno di essere accompagnate nel tempo, da una comunicazione che crei hype (tradotto: l'attesa) e da un lancio che consenta di seguirle e metabolizzare. In poche parole, di gustarle.
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Annullata la terza stagione di “With Love, Meghan” di Meghan Markle

Non ci sarà una terza stagione di With Love, Meghan.
Dopo mesi di indiscrezioni e risultati altalenanti, la serie televisiva lifestyle di Meghan Markle non tornerà su Netflix nella sua forma originale. A confermarlo sono più fonti vicine alla produzione, secondo cui la duchessa del Sussex avrebbe deciso di chiudere (almeno per ora) un capitolo lavorativo che lei stessa ha definito «molto impegnativo».
Una scelta che non segna però un addio definitivo al mondo lifestyle, ma piuttosto un cambio di strategia, più in linea con le nuove priorità personali e professionali di Meghan.
Lanciato con grande clamore nel marzo 2025, With Love, Meghan nasceva con l’ambizione di competere con regine del settore come Martha Stewart e Gwyneth Paltrow, portando sullo schermo una visione intima e domestica fatta di cucina, ospitalità e creatività quotidiana. Ma, nonostante una promozione massiccia, la seconda stagione, uscita ad agosto, non è riuscita a entrare nella Top 10 dei programmi più visti negli Stati Uniti, un dato che ha inevitabilmente pesato sulle decisioni future.
Secondo quanto riferito da alcuni insider, Netflix e Meghan Markle avrebbero comunque discusso la possibilità di realizzare speciali a tema festivo, dal 4 luglio a San Valentino. Al momento, però, non c’è nulla di ufficialmente in produzione.
La piattaforma, nonostante i numeri non esaltanti, considera comunque il progetto «un successo», anche grazie allo speciale natalizio del 2025, che avrebbe ottenuto buoni risultati a livello globale.
**Ecco cosa pensa (davvero) il principe Harry del successo dei nuovi progetti di Meghan Markle**
(Continua sotto la foto)
Dal set al brand: perché Meghan Markle guarda oltre la serie
Più che una battuta d’arresto, la fine della serie sembra segnare una ridefinizione dell’identità pubblica di Meghan Markle, sempre più orientata verso il suo brand lifestyle As Ever.
**Cosa sapere sul brand As Ever di Meghan Markle**
Secondo fonti vicine alla duchessa, i contenuti di lifestyle, food e benessere non scompariranno, ma verranno proposti in una forma più agile, soprattutto attraverso i social. «Stesse passioni, ma in formato più breve e diretto», spiegano gli insider.
Nel frattempo, comunque, il rapporto con Netflix resta attivo: la piattaforma continua a collaborare con Meghan per As Ever e mantiene un accordo “first look” con lei e con il marito, il principe Harry, dopo la fine del loro contratto esclusivo multimilionario.
Per ora, dunque, With Love, Meghan si ferma qui. Ma per Meghan Markle il racconto lifestyle è tutt’altro che finito: cambia solo il formato, e forse anche il modo di parlare - e mostrarsi - al pubblico.
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5 nuove serie tv da vedere a Gennaio

Cosa guardare stasera? Quante volte vi è capitato di domandarvelo, per poi passare minuti e minuti a fare scrolling indecisi? Le nuove serie tv da vedere su Netflix, Prime Video, Disney+, NOW, Paramount+, Rai Play e Apple TV+ sono tantissime e ogni mese orientarsi nella ricchissima offerta dalle piattaforme streaming è davvero difficile.
Per questo abbiamo pensato di aiutarvi nella scelta con una selezione di titoli che, secondo noi, non potete perdere. Ecco allora le 5 nuove serie tv da vedere a Gennaio.
Da non farsi sfuggire ci sono anche Gigolò per caso - La Sex Guru (su Prime Video dal 2 gennaio), la seconda stagione di A Thousand Blows (su Disney+ dal 9 gennaio), la terza stagione di Teheran (su Apple Tv dal 9 gennaio), la seconda stagione di The Night Manager (su Prime Video dall'11 gennaio), Star Trek: Starfleet Academy (su Paramount+ dal 15 gennaio), A Knight Of The Seven Kingdoms (su HBO Max dal 18 gennaio), Wonder Man (su Disney+ dal 28 gennaio), la terza stagione di Shrinking (su Apple TV dal 28 gennaio), la prima parte della quarta stagione di Bridgerton (su Netflix dal 28 gennaio).
Buona visione!
** Le serie tv più belle da vedere su Netflix **
** Le più belle serie tv da vedere su Amazon Prime Video **
5 nuove serie tv da vedere a Gennaio
(Continua sotto la foto)
Girl Taken dall’8 gennaio su Paramount+
Adattamento televisivo del romanzo Baby Doll di Hollie Overton, la miniserie thriller britannica in 6 episodi segue la vita delle gemelle Lily e Abby Riser, la cui esistenza viene sconvolta quando Lily viene rapita da Rick Hansen, un loro stimato insegnante del liceo.
Tenuta prigioniera per diverso tempo, Lily riesce finalmente a fuggire e a tornare a casa, ma i traumi subiti e il fatto che il suo aguzzino sia ancora a piede libero determinano il controllo sulla sua vita, rendendo il suo ritorno in libertà molto difficoltoso, anche nel rapporto con la sorella.
Nel cast Alfie Allen (Game Of Thrones), Jill Halfpenny, Tallulah e Delphi Evans.
Gomorra: Le origini dal 9 gennaio su Sky e NOW
Nuova serie prequel della celebre saga andata in onda su Sky, Gomorra: Le origini è ambientata a Napoli alla fine degli anni Settanta e racconta l’ascesa di un giovanissimo Pietro Savastano (Luca Lubrano).
Cresciuto in povertà, Pietro desidera un riscatto e la sua occasione arriva dopo l’incontro con Angelo ‘a Sirena che lo introduce nel mondo della malavita.
Una serie che permette ai fan di scoprire la genesi di personaggi iconici come Pietro e Imma, mostrando come hanno forgiato giovanissimi il loro destino criminale.
Fabrizio Corona: Io sono notizia dal 9 gennaio su Netflix
La serie Netflix ripercorre l’ascesa e la caduta di Fabrizio Corona, analizzando la sua parabola mediatica dagli scandali di Vallettopoli all’esplosione dei social media.
Tra realtà e messa in scena, la serie mostra l’ossessione di Corona per il successo e il racconto dietro le quinte sul complesso rapporto che il “re dei paparazzi” ha avuto con la figura paterna.
Curiosi o no, la serie Netflix punta a essere non solo il ritratto di una personalità nota controversa, ma anche la narrazione di cosa sia stato - e sia - il gossip in Italia dagli anni ’90 al nostro oggi con la produzione continua di contenuti social.
The Beauty dal 22 gennaio su Disney+
Ryan Murphy (American Horror Story) torna a turbarci in veste di showrunner con questo fanta-horror basato sull’omonima graphic novel di Jeremy Haun e Jason A. Hurley.
La storia ruota attorno alla diffusione di una malattia trasmissibile sessualmente che trasforma chi ne è affetto nella versione perfetta di sé.
Purtroppo il virus però si rivela letale e il contraltare di una incredibile bellezza in vita è una morte davvero cruenta.
Gli agenti dell’FBI Cooper Madsen (Evan Peters) e Jordan Bennett (Rebecca Hall) si trovano a indagare su una serie di morti sospette nell’alta moda, scoprendo una cospirazione che coinvolge un importante imprenditore tech (Ashton Kutcher).
The Paper su Sky e Now dal 26 gennaio
The Paper è l’attesissimo sequel/spin-off di The Office, creato proprio dagli showrunner Greg Daniels e Michael Koman.
Ambientata nello stesso universo narrativo della serie cult con Steve Carell, The Paper ha come protagonista la troupe che per anni ha documentato la vita alla Dunder Mifflin e che ora si è spostata nel Midwest per seguire le sorti degli impiegati alla Toledo Truth Teller, uno storico quotidiano locale ora in declino.
A capo della testata c’è Ned Sampson (Domhnall Gleeson), un ex venditore di carta igienica senza esperienza giornalistica, che ha il compito di rilanciarla.
Nel cast anche Sabrina Impacciatore, Chelsea Frei, Ramona Young e molti altri.
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7 serie tv da vedere se vi è piaciuto Stranger Things

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7 serie tv simili a Stranger Things
(Continua sotto la foto)
Twin Peaks
Non è solo una delle più popolari serie televisiva horror-misteriosa, ma anche un classico cult al punto che secondo molti alcune parti di Stranger Things trovano ispirazione in Twin Peak.
Sviluppato da Mark Frost e David Lynch, Twin Peaks segue l'agente speciale dell'FBI Dale Cooper e lo sceriffo locale, Harry S. Truman, nella piccola e inquietante cittadina di Twin Peaks, dove iniziano a indagare sull'omicidio di una ragazza del posto.
La serie televisiva originale è iniziata nel 1990 ed è stata cancellata nel 1991. Dopo una pausa di 25 anni, i creatori hanno rianimato lo spettacolo nel 2017 per una terza stagione.
Oltre alla sua lunga storia, Twin Peaks è diventato famoso anche per il suo cast corale che vale la pena vedere all'opera.
I Am Not Okay With This
Se vi piace Undici in Stranger Things, allora dorerete anche Sydney Novak (Sophia Lillis) in I Am Not Okay With This. Ma c'è una grande differenza tra i due spettacoli.
I Am Not Okay With This è una black comedy di formazione; il che significa che la serie originale Netflix è una versione divertente e leggera della storia di un'adolescente che sviluppa poteri telecinetici.
Mentre gestisce le sue nuove abilità, Sydney deve anche affrontare le complessità della sua vita al liceo, le emozioni adolescenziali, la sessualità e il recente suicidio di suo padre.
Locke & Key
Riverdale
Ambientato nella città immaginaria di Riverdale, questa serie tv segue un gruppo di adolescenti che hanno deciso di indagare sull'omicidio di Jason Blossom.
Segreti e misteri fanno da filo conduttore dell'intera serie e le avventure di Riverdale arrivano a limiti del sovrannaturale.
Lo show ha attualmente sei stagioni (con l'ultima che andrà in onda all'inizio del 2023) ed è uno dei più grandi successi di Netflix fino ad oggi.
The Umbrella Academy
Un altro successo Netflix che racconta la storia dei sette membri dell'Academy, tutti nati lo stesso giorno da donne che non erano incinte quella mattina.
Sono "fratelli di laboratorio" adottati e addestrati da un miliardario masochista, che lascia i bambini con cicatrici con cui devono fare i conti da adulti. Ma le ombre e i misteri del passato non tarderanno ad arrivare.
Lost
Sicuramente questa è una serie tv di cui avete già sentito parlare. Disponibile su Amazon Prime, mette insieme segreti e misteri con il paranormale e una serie innumerevole di plot twists.
Nonostante la sua natura un po' meno lineare, Lost possiede tutto ciò che un amante di Stranger Things può ricercare.
Dark
Dark è il primo show in lingua tedesca di Netflix e segue le vicende di quattro famiglie che vivono in una città dove molti bambini stanno misteriosamente scomparendo.
A differenza di Stranger Things, in Dark non ci sono mostri alieni o un altro mondo. Piuttosto, questa serie fa perno su i viaggi nel tempo, la fantascienza e altre teorie e temi complessi che vi faranno mettere in discussione la vita, l'universo e tutto ciò che conoscete.
Lo spettacolo, lungo 3 stagioni, vanta una narrativa potente e mantiene la promessa di stimolare costantemente la vostra psiche.
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