I film più belli del 2022

Torna la nostra classifica dei film più belli dell'anno: dopo alcune stagioni a dir poco malinconiche, in cui l’assenza o l’apertura a singhiozzo delle sale si era fatta sentire sia lato produzioni sia pubblico, il 2022 è stato palcoscenico di un graduale ritorno al cinema come era prima della pandemia.
Sono state tante le uscite interessanti di quest’anno, dal cinema d’autore di Triangle of Sadness di Ruben Östlud e Gli orsi non esistono di Jafar Panahi, a titoli più pop come Top Gun: Maverick e The Batman. Anche l’Italia ha fatto la sua parte: Siccità di Paolo Virzì, Il signore delle formiche di Gianni Amelio, America Latina dei fratelli D’Innocenzo, Nostalgia di Mario Martone e Il colibrì di Francesca Archibugi sono film splendidi, assolutamente da recuperare se non li avete ancora visti.
Mentre rimaniamo in attesa degli ultimi titoli di dicembre, come l’atteso Le otto montagne tratto dal romanzo di Paolo Cognetti con Alessandro Borghi e Luca Marinelli (esce il 22 dicembre), ci sembra giunto il momento di tirare le fila dell’anno appena trascorso e riassumere - ok, non è una classifica, è più un podio numeroso - quelli che sono stati i film che più abbiamo amato.
Ecco dunque i film più belli del 2022, quelli che, secondo noi, doveste vedere se ancora non lo avete fatto.
I film più belli del 2022
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Licorice Pizza di Paul Thomas Anderson
Uscito il sala a marzo 2022, l’ultimo film di P. T. Anderson è già visibile in streaming su Prime Video. Fernando Valley, anni ’70: Gary Valentine (Cooper Hoffman), uno studente delle superiori intraprendente con alle spalle qualche successo come attore, incontra Alana Kane (Alana Haim) a scuola.
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I due iniziano una appassionata amicizia, che si trasforma presto in un sentimento più confuso e profondo di quanto ciascuno di loro si sarebbe aspettato.
I film di P.T. Anderson sono molto più belli da vedere che da raccontare, così questo suo piccolo gioiello, che troverà un posto speciale nelle vostre visioni dell’anno.
Belfast di Kenneth Branagh
Candidato a 7 premi Oscar, di cui ne ha vinto uno per la migliore sceneggiatura originale, Belfast è ambientato nella città irlandese alla fine degli anni ’60.
Protagonisti sono il giovane Buddy e la sua famiglia operaia, che vivono in un tumultuoso quartiere misto della città, abitato sia da cattolici sia da protestanti. Mentre i dissapori tra le due fazioni si fanno sempre più aspri, la famiglia del ragazzo, protestante, prova a star fuori dai pasticci, attendendo con ansia il ritorno del padre, carpentiere in servizio a Londra.
Girato in bianco e nero, il film di Branagh è giocato sulla bravura dei suoi interpreti - da Judi Dench a Jamie Dornan, passando per il piccolo Jude Hill - e sull’attaccamento sentimentale del regista alla città dove è nato e cresciuto e che gli ha infuso il suo particolarissimo gusto e senso dell'umorismo.
Elvis di Baz Luhrmann
Gli amanti di Baz Luhrmann - ma anche gli altri, suvvia - non possono non amare questa sua ennesima prova di bravura alla regia.
Amante delle rivisitazione di grandi fenomeni pop in una personalissima chiave filmica, il regista di Romeo+Giulietta e Moulin Rouge, si dedica questa volta alla figura del “Re” del rock, Elvis Presley, ripercorrendo le due parabole, ascendente e discendente, che hanno contraddistinto la sua vita. Affida però il racconto alla voce e al personaggio del Colonnello Tom Parker, interpretato da Tom Hanks: la mente dietro ogni passo compiuto dalla pop star, suo manager e grande affabulatore.
Il film è colorato, sexy e pieno di musica come nella migliore tradizione di Luhrmann. Il volto e le movenze di Elvis sono affidate a Austin Butler, che è una bomba assoluta.
The Menu di Mark Mylod
Il film di Mark Mylod (Succession) è senza dubbio uno dei titoli più originali - soprattutto per i palati cinematografici più esigenti - usciti quest’anno.
Protagonista è “la regina degli scacchi” Anya Taylor-Joy, che veste i panni di una misteriosa giovane, Margot, invitata dal fidanzato-gourmet-ossessivo Taylor (Nicholas Hoult), nel prestigiosissimo e isolato - nel senso che è proprio su un’isola privata - ristorante dello chef Slowik (Ralph Fiennes). Mentre il ragazzo consuma voracemente tutto ciò che gli viene portato, Margot sembra piuttosto inappetente, provocando le ire dello chef. La tempra dell'uomo, però, è solo la punta di diamante di un luogo estremamente ostile, tra star del cinema, divi della finanza e conoscitori gastronomici invasati. Una situazione che ben presto degenera, rivelandosi in tutta la sua terribile verità.
The Menu è un film perfettamente raccontato e messo in scena, che non potete perdere se volete vedere un horror davvero singolare.
Triangle of Sadness di Ruben Östlud
Volete vedere qualcosa di abbastanza folle? Triangle of Sadness è il film che fa per voi: un excursus satirico nel mondo del privilegio, inizialmente giocato a bordo di una lussuosa nave da crociera dove diversi super ricchi trascorrono una vacanza a suon di alcolici, piatti gourmet, richieste strampalate che prevedono sempre uno “yes” in risposta e discussioni su Marx.
Ad accompagnare lo spettatore in questo luogo sono i modelli Carl e Yaya che, insieme ad altri ospiti dell’imbarcazione, dopo una tumultuosa mareggiata, naufragano su un’isola deserta dove devono capire come sopravvivere.
Spietato e - anche per questo - molto divertente, Triangle of Sadness è culturalmente rigenerante: in un mondo troppo buonista, quella della ferocia, di imparare a prendersi meno sul serio, è ancora un’ottima chiave per sorridere.
The Batman di Matt Reeves
Matt Reeves riporta al cinema il personaggio di Batman, mostrandone il lato più oscuro e controverso. Nei panni di Bruce Wayne, chiamato ancora una volta a combattere il crimine a Gotham City con estrema violenza, questa volta c’è Robert Pattinson.
Batman è l’incubo dei criminali di Gotham, in particolare dello scaltro enigmista - Paul Dano, braverrimo come sempre - che gli mostra il lato corrotto della città e lo avvicina alla seducente Selina Kyle - Catwoman (Zoë Kravitz), con cui "il pipistrello" forgia una potente alleanza.
The Batman parla di vendetta e calca sul lato fumettistico del personaggio DC Comics - d’altronde… - perdendo in realtà, ma acquistando in messa in scena. Non piacerà a tutti.
C’mon C’mon di Mike Mills
Mike Mills è un autore unico, sensibile come pochi nel descrivere i rapporti umani, perlopiù familiari (vedi i suoi Beginners e Le donne della mia vita).
C’mon C’mon, passato pressoché inosservato, ha come protagonista un uomo (Joaquin Phoenix) che, tempo dopo la morte della madre, decide di telefonare alla sorella, scoprendo che suo marito sta male e che lei avrebbe bisogno di un aiuto. Decide così di raggiungerla a Los Angeles, dove si trova a trascorrere diverso tempo con Jesse, il nipote di nove anni, con cui instaura un rapporto speciale.
Il film è in bianco e nero e funziona benissimo, con il plus di una presenza musicale mai banale. Un viaggio nella giovinezza e nella genitorialità, che porta a farsi tante domande.
Siccità di Paolo Virzì
Commedia corale attuale, Siccità è ambientata in una Roma dove non piove più da tempo. Tutto, piante e uomini, si sono inariditi, sebbene provino a trascorrere le proprie vite accettando questo nuovo stato delle cose.
Silvio Orlando, Valerio Mastandrea, Tommaso Ragno, Claudia Pandolfi, Elena Lietti, Vinicio Marchioni, Emanuela Fanelli, Max Tortora e Monica Bellucci sono alcuni dei tanti, bravissimi, interpreti che animano il film.
Una storia che parla delle paure profonde che, tra crisi climatica e pandemie, sono state risvegliate in ciascuno di noi e a cui ognuno, a suo modo, ha provato e sta provando ad adattarsi. Siccità ha una trama destini incrociati che entra nella psicologia del nostro paese - ma non solo - per tirarne fuori una nuova morale, non priva dell’umorismo che ha reso famoso il regista e tanti dei suoi protagonisti.
Rumore bianco di Noah Baumbach
È ora nei cinema e lo troverete in streaming su Netflix dal 30 dicembre Rumore bianco (in originale White Noise), ultimo lavoro di Noah Baumbach (Storia di un matrimonio, Frances Ha). Il film con protagonisti Adam Driver e Greta Gerwig è tratto dall’omonimo romanzo di Don DeLillo.
A Blacksmith, una piccola cittadina del Midwest, vive la numerosa famiglia Gladney. Il padre, Jack, è un professore del college, nonché fondatore di un dipartimento di studi hitleriani. La sua routine famigliare scorre tranquilla, tra confronti coi figli e costanti visite al supermercato. Tutto sembra permeato da un rumore di fondo che non abbandona mai né lui né chi lo circonda. Quando un’enorme nube chimica, causata dal deragliamento di un treno, irrompe nella sua vita e in quella degli altri abitanti, le sue più cieche paure legate alla morte sembrano trovare un compimento.
Consumo, conoscenza, catastrofe sono tematiche che Baumbach affronta con il suo immancabile estro creativo, regalandoci un altro film imperdibile.
Top Gun: Maverick di Joseph Kosinski
Lo mettiamo o non lo mettiamo, lo mettiamo o non lo mettiamo… lo mettiamo! Top Gun: Maverick si guadagna un posticino in questo listone di fine anno perché poteva venire fuori una porcheria - tanto ci saremmo andati lo stesso al cinema, no? - e invece è stata una delle produzioni più divertenti dell’anno.
Un film da vedere al cinema in tutta la sua roboante e mirabolante messa in scena, con un Tom Cruise che invecchia, ma li porta bene. Doveva uscire pre-Covid, lo ha fatto due anni dopo, ma non ha deluso.
La storia: Pete “Maverick” Mitchell, a 60 anni, è ancora un officiale al servizio dell’areonautica militare americana. Poteva diventare qualcosa di più, ma la sua passione per il collaudo degli aerei ha avuto la meglio. Tra ricordi di un passato invidiabile, Maverick viene chiamato ad addestrare una nuova flotta aerea pronta ad affrontare una rischiosa missione.
Nope di Jordan Peele
Nope non è la “ciambella col buco” di Jordan Peele - Get Out e Noi erano due film carichi di significato, in cui il regista aveva giocato splendidamente e senza forzature con l’horror, rivisitato in chiave di denuncia razziale - ma è un ottimo lavoro, sebbene a tratti pecchi di superbia. Troppo dedito ai suoi sottotesti e alla rielaborazione filmica di un genere, Peele ha un filo esagerato nel voler fare e dire troppo.
Fatte le premesse, Nope rimane un film gigante, che ha tanto da mostrare al suo pubblico. Siamo in un ranch nei dintorni di Hollywood, eredito da due fratelli, OJ ed Emerald, dopo che il padre è morto in circostanze poco giustificabili scientificamente. Qui, proseguendo l’attività di famiglia, i due addestrano cavalli che noleggiano ai vicini studios cinematografici. Alla fattoria però iniziano a verificarsi strani eventi, che i fratelli riconducono a una presenza aliena ostile e in agguato.
Horror, fantascienza, western si mischiano in una storia che guarda ai grandi maestri del cinema, raccontando la più classica delle trame hollywoodiane, quella del sogno americano, ma rielaborandola in modo totalmente nuovo e attuale.
Bones and All di Luca Guadagnino
Luca Guadagnino ormai - da queste parti non abbiamo amato molto il suo A Bigger Splash - non sbaglia colpo. Con il suo Bones and All, presentato alla scorsa Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, si conferma uno degli autori cinematografici che ha più da dire sul suolo internazionale.
Interpretato dal suo “attore feticcio” Timothée Chalamet insieme a Taylor Russell, il film è ambientato a metà degli anni ’80 e, circoscrivendolo, lo definiremmo un teen-movie d’autore.
Maren vive in Virginia e viene abbandonata dal padre dopo la scoperta della sua vera natura. Rimasta sola, parte alla ricerca della madre, in un viaggio attraverso l’America rurale, dal Maryland al Nebraska, dove incontra tanti vagabondi ed emarginati come lei, tra cui Lee, con cui inizia un percorso di crescita, sperimentazione e accettazione.
Il concetto di paura viene tradotto da Guadagnino in un film intenso, da scoprire e da cui lasciarsi travolgere.
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John F. Kennedy Jr. e Carolyn Bessette: la loro “Love Story” nella nuova serie su Disney+ vi piacerà, parola nostra

Il 13 febbraio fa il suo debutto su Disney+ con i primi tre episodi Love Story: John F. Kennedy Jr. & Carolyn Bessette. Prodotta dall’uber-prolifico Ryan Murphy (American Horror Story), la serie ripercorre la storia romantica tra l’erede di casa Kennedy, figlio di John Fitzgerald e Jacqueline, interpretato da Paul Anthony Kelly, e Carolyn Bessette, carismatica e talentosa PR che a lungo ha militato al fianco di Calvin Klein. Nella serie Carolyn ha il volto della magnetica Sarah Pidgeon.
Love Story: John F. Kennedy Jr. & Carolyn Bessette inizia dalla fine, per poi tornare indietro al primo incontro tra i due e alla parabola romantica della loro invidiatissima storia. Nella serie ci sono il lavoro di lei per Calvin Klein, le sue passioni, il suo innato talento per la moda, quella spontaneità che farà breccia nel cuore di uno degli scapoli più potenti d’America. Ci sono il peso del cognome di lui, la famiglia, la pressione dei media. C’è New York, spttacolare e bellissima, vissuta nella sua frenesia creativa e nel suo benessere più invidiabile.
Love Story debutta in streaming il 13 febbraio su Disney+ con le prime 3 puntate, seguite da un episodio alla settimana ogni venerdì. Quello dedicato a JFK Jr. e a Carolyn Bessette è il primo capitolo di una nuova serie antologica che rivive, proprio in pieno stile Ryan Murphy, le grandi storie d’America, in questo caso romantiche. La serie è tratta dal libro Once Upon a Time di Elizabeth Beller che, pubblicato ormai un paio di anni fa, ha raccontato diversi dettagli fino ad allora inediti della relazione tra i due.
Di cosa parla Love Story
Quella tra John F. Kennedy Jr. e Carolyn Bessette è stata una storia romantica che ha ammaliato l’America. Lui, figura regale e scapolo d’oro, era già una vera celebrità mediatica quando conosce lei, bellissima e volto noto della New York della moda per essere passata in pochissimo tempo da venditrice a figura creativa di spicco in Calvin Klein.
Lui, assoggettato al suo nome; lei, indipendente e libera. Si conoscono a una festa e scatta subito un amore destinato a essere indissolubile. La loro storia inizia, gli occhi della nazione di catalizzano su di loro, le attenzioni dei media si intensificano rischiando di separarli.
Il tragico epilogo della loro storia romantica è noto - i due moriranno in un incidente in elicottero nel 1999 - ed è qui che il racconto inizia per poi ripercorrerla tutta.
Il peso di essere un Kennedy quando vorresti solo essere “normale”
La passione dei media per JFK Jr. è uno degli elementi su cui la serie mette l’accento. I giornali gli dedicano copertine e qualsiasi cosa faccia è sempre sotto gli occhi di tutti. Sono i media che diventano, in più casi della relazione con Carolyn, un elemento di disturbo e quasi di rottura.
Essere un Kennedy per John è un plus, per i privilegi di cui gode, ma anche un peso. La madre Jaqueline, interpretata dalla sempre eccellente Naomi Watts, suggerisce a più riprese che è una condizione con cui non si può non fare i conti ma che, gli suggerisce, non deve diventare un giogo, soprattutto in amore.
Carolyne Bessette, la moda, Calvin Klein e New York
La serie è una ricostruzione piuttosto fedele e accurata della storia dei due prima, durante e dopo il loro incontro. La parte che più ci coinvolge nella visione è scoprirne il dietro le quinte.
Se la storia personale e gli ambienti che frequenta John rispecchiano il suo status lasciandoci a bocca aperta, la parte più interessante è quella che riguarda Carolyn e il suo lavoro nella moda, tra mansioni, feste, la sua amicizia con Calvin Klein e un modo di vivere New York da favola.
È una serie stilosissima perché loro due lo erano e quindi la riproduzione pressoché fedele dei loro gusti in fatto d’abbigliamento è bastata. Il costumista Rudy Mance - noto collaboratore di Murphy - a proposito, ha affermato di aver cercato pezzi autentici soprattutto per i look di Carolyn, consapevole dell’importanza che gli spettatori avrebbero attribuito alla sua figura e alla coerenza estetica.
A chi piacerà Love Story e perché
Love Story vi piacerà perché è una meravigliosa storia romantica vera e perché racconta un pezzo di storia americana. La coppia Kennedy-Bessette è sempre stata molto in vista e chiacchierata e per questo molto riservata sul proprio lato più intimo e personale.
Rimane celebre la loro scelta di sposarsi con una cerimonia riservatissima (il 21 settembre 1996), alla presenza solo di una cinquantina di invitati a Cumberland Island in Georgia.
Anche dei loro tre anni di matrimonio, tra una passione mai estinta ma anche tanti attriti causati dalla reciproca visibilità, non si è mai saputo moltissimo e questa serie offre uno sguardo completo e senza precedenti sugli accadimenti.
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Cime tempestose non è Cime tempestose. E non basta Jacob Elordi a salvarlo

Lo chiameremo Cime tempestose di Emerald Fennell.
Perché se è vero che gli adattamenti cinematografici non devono di continuo essere paragonati ai romanzi da cui sono tratti, qui c’è un problema di fondo legato ai principi narrativi con cui nascono uno e l’altro.
Il Cime tempestose di Emily Brontë è un romanzo che parla di un’ossessione, di un amore “tossico”, di una relazione che non si concretizza mai portando alla distruzione i suoi protagonisti.
Quello di Emerald Fennell è un racconto erotico in stile Harmony dove i due personaggi principali, Catherine Earnshaw interpretata da Margot Robbie e Heathcliff da Jacob Elordi, inseguono l’happy end della loro attrazione in un gioco erotico che viene portato avanti dalla regista per tutto il film e ha un compimento (plurimi compimenti… quindi se ci andate perché siete fan di Jacob Elordi o di Margot Robbie, la visione avrà di sicuro un senso per voi).
Cime tempestose è un romanzo che meriterebbe una serie. La prima parte è dedicata al rapporto tra Heathcliff e Catherine, mentre la seconda - che al momento non ha trovato posto nelle trasposizioni - è la storia delle seconde generazioni della loro famiglia.
Anche il film di Emerald Fennell si ferma alla prima parte, concentrandosi quindi su quella che trasforma in una storia romantica di due giovani che sono cresciuti insieme, imparando a conoscersi, a capirsi e ad amarsi in modo totale (“Lui è me più di me stessa” dice Catherine in una delle frasi più celebri, che a breve diventerà un meme per qualche dedica romantica).
Catherine è una ragazza intelligente e capricciosa che sa di avere sulle spalle la parabola discendete della sua famiglia, con il padre che si è indebitato tra gioco e alcol.
Heathcliff è un trovatello che Mr. Earnshaw ha deciso di adottare e che, una volta cresciuto, lavora nella casa di famiglia, chiamata Cime tempestose, come tuttofare.
Siamo nella campagna inglese dell’Ottocento. Il loro è un rapporto impari per il tempo, ma nato da un legame così forte che, non risolto nel libro, porterà follia e violenza. Questa base narrativa nel film si dissolve completamente.
L’intento della regista quindi sembra alla fine solo quello di usare il nome, le atmosfere e la coppia cult del romanzo per costruire un’altra storia, di tormento passionale e sfortune romantiche con due attori super hype.
Quella di Emerald Fennell non è una versione moderna del classico (Romeo+Giulietta di Luhrmann lo era e ancora oggi, a trent'anni dalla sua uscita, è un film pazzesco). È un'altra versione del classico.
È una proiezione emotiva di come probabilmente la regista, da fan, voleva sarebbe finita la storia. Ma non è Cime Tempestose.
L’erotismo in Cime tempestose di Emerald Fennell
Dalla scena d’apertura dell’impiccagione - fra l’altro, una delle più belle del film, con il sottofondo musicale pazzesco di House di Charli xcx con John Cale - in avanti, il film è zeppo rimandi sessuali. Ogni inquadratura - dalla bava di lumaca alle figure rinchiuse in un libro - ci ricorda che siamo lì per quello. Sesso.
Quindi tutta la narrazione più che sulla parabola emotiva tra Catherine e Heathcliff si concentra su quella erotica. Parabola che viene traslata anche sul rapporto che Catherine ha con il marito Mr. Linton, molto casto-tradizionale, e che Heathcliff avrà con Isabella, di sottomissione di lei.
E anche se proviamo a fregarcene che nel romanzo invece nessuno di loro fa nulla, ma proprio nulla, tipo manco si toccano, e invece qui a un certo punto fanno solo quello, e che lui ha le fattezza di Jacob Elordi, arriviamo a non poterne più perché non rimane nulla nemmeno di non detto o di non visto, nemmeno a stuzzicarci la fantasia (non a caso la scena più erotica del film è quella di loro due nella stalla).
La musica di Charli xcx, ma non solo: cosa salviamo del film di Emerald Fennell
Cime tempestose è ambientato nella campagna dello Yorkshire. Nella sua trasposizione, Emerald Fennell ricostruisce con un piglio registico originale, quasi da videoclip, i luoghi in cui si svolge la vicenda: dalle due case, Cime tempestose (residenza degli Earnshaw) e Thrushcross Grange (residenza dei Linton), alla brughiera che ritorna in tutta la sua cupa atmosfera, carica di freddo e nebbia.
** Una notte nelle brughiere di "Cime Tempestose": la camera da letto di Cathy è su Airbnb **
Molto carine anche le parti in cui Emerald Fennell racconta gli scherzi che si fanno Heathcliff e Catherine: una parte della loro infanzia che portano avanti da adulti. Interessante, inoltre, l’interpretazione netta che la regista dà alla figura di Nelly Dean (Hong Chau), la domestica di casa Earnshaw e poi Linton, che nel libro è la voce narrante. Nelly è una figura che per molti lettori non ha una collocazione precisa - è lei la responsabile dell’allontanamento di Heathcliff? - mentre nel film di Emerald Fennell è un personaggio che ha un ruolo fondamentale in tutta la storia (e per molti aspetti ci fa rivalutare anche passaggi del romanzo…).
La colonna sonora è perfetta: dai pezzi scritti da Charli xcx per il film a cult di Kate Bush, David Bowie, Noah Cyrus, ma non solo, la musica aderisce magnificamente sulla resa visiva del film e sulle sue atmosfere.
Cosa resterà di Cime Tempestose di Emerald Fennell?
Di sicuro Jacob Elordi e Margot Robbie, entrambi meravigliosi. Lui è un Heathcliff fin troppo bello e innamorato, a cui manca tutta quella parte di cattiveria, vendetta e grezzume che ci saremmo aspettati dal personaggio originale, ma come ormai avrete capito, il film non era quella la direzione che voleva prendere. Lei come Catherine invece è più aderente all’originale in tutto. Insieme sono pazzeschi.
Speriamo che non rimanga questa come versione di trama del titolo di Emily Brontë. In molti andranno a vederlo e il rischio è che pensino che la storia del romanzo sia questa: ci sono delle aderenze, ma finisce lì. Quello originale è un racconto cupo, violento, che non ha nulla a che fare con il romanticismo pop e i pruriti sessuali. È un classico moderno, molto disturbante, anche riletto oggi.
Non è questione di Gen Z che ha difficoltà a leggere il classico - come si è sentito su TikTok in queste settimane - o di Millennials che l’hanno letto, di chi lo amerà e di chi no “ma per fortuna c’è Jacob Elordi…”. Il problema è chiamare Cime tempestose un film che di quel titolo non ha l’essenza.
Quindi andate al cinema, godetevelo come una love story interessante da vedere a San Valentino, ma poi speriamo che nelle vostre menti rimarrà come “quel film in costume con Margot Robbie e Jacob Elordi”. Poi leggete il libro e capite che è tutta un'altra storia.
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Questi 5 attori si sono rifiutati di tornare nella serie Bridgerton

Ogni stagione di Bridgerton porta con sé nuovi protagonisti, nuove storie d’amore e - inevitabilmente - nuove assenze.
Fa parte della natura stessa della serie prodotta da Shondaland: ogni stagione cambia protagonista, rimescola le dinamiche e sposta il focus narrativo all'interno della famiglia Bridgerton. Eppure, non tutte le uscite di scena vengono percepite allo stesso modo dal pubblico.
Alcuni addii sono stati silenziosi, altri annunciati con grande chiarezza, altri ancora accompagnati da dichiarazioni che hanno acceso il dibattito tra fan e addetti ai lavori. Dietro la decisione di non tornare ci sono motivazioni diverse; ma il risultato è che, stagione dopo stagione, il cast della serie si è trasformato, lasciando indietro personaggi amatissimi o controversi, ma sempre centrali nell’immaginario collettivo.
Ecco allora cinque attori che hanno scelto di non tornare (o di farlo solo marginalmente) in Bridgerton, spiegando (più o meno apertamente) il perché.
**8 serie da vedere se vi è piaciuto Bridgerton**
**10 curiosità su Bridgerton che (probabilmente) non sapete**
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Regé-Jean Page, che ha interpretato Simon Basset
È il caso più emblematico. Dopo il successo travolgente della prima stagione di Bridgerton, Regé-Jean Page è diventato una star globale nel giro di poche settimane. Il suo Simon Basset, duca di Hastings, ha catalizzato l’attenzione del pubblico (soprattutto di quello femminile), rendendo la sua assenza dalla seconda stagione impossibile da ignorare.
L’attore ha però chiarito più volte che la decisione era stata presa fin dall’inizio: «Mi ero iscritto per un arco narrativo di una stagione» ha spiegato in un’intervista. «Simon aveva una storia completa: entrava, viveva il suo conflitto, trovava l’amore ed era libero».
Nessun ripensamento, dunque, né ritorni strategici: Page ha scelto di voltare pagina e concentrarsi su nuovi progetti, da Hollywood al cinema d’autore.
Phoebe Dynevor, che ha interpretato Daphne Bridgerton
Se Simon è scomparso di colpo, Daphne ha fatto un’uscita più graduale. Phoebe Dynevor è tornata brevemente nella seconda stagione, ma ha poi confermato di non essere coinvolta nei capitoli successivi di Bridgerton. Anche in questo caso, la motivazione è narrativa prima ancora che personale.
«La storia di Daphne era completa» ha dichiarato l’attrice. «Ha avuto il suo lieto fine, ed è giusto così».
Phoebe Dynevor ha poi ammesso di essere una grande fan della serie, ma di sentirsi pronta a esplorare ruoli diversi. Un addio elegante, coerente con il personaggio che ha contribuito a rendere la serie un fenomeno globale.
Charithra Chandran, che ha interpretato Edwina Sharma
La seconda stagione ha ruotato attorno al triangolo amoroso tra Anthony, Kate ed Edwina Sharma. Ma, una volta concluso quel capitolo, Charithra Chandran, che ha interpretato Edwina, ha chiarito che non tornerà stabilmente nel mondo di Bridgerton.
«La storia di Edwina è arrivata a una conclusione naturale», ha spiegato.
L’attrice ha sottolineato come il personaggio abbia trovato una nuova consapevolezza e un nuovo inizio lontano da Londra, rendendo superfluo un ritorno. Anche qui, nessun drama: solo una scelta coerente con l’arco narrativo.
**Jonathan Bailey racconta il destino di Anthony nella quarta stagione di Bridgerton**
Ruby Barker, che ha interpretato Marina Thompson
Più complessa e dolorosa è stata l’uscita di scena di Ruby Barker, interprete di Marina Thompson. Presente nelle prime due stagioni di Bridgerton, il suo personaggio aveva una traiettoria narrativa oscura e irrisolta, che ha diviso il pubblico.
La stessa Barker ha raccontato pubblicamente le difficoltà vissute durante e dopo l’esperienza nella serie, parlando apertamente di salute mentale. «Non mi sono sentita supportata» ha detto in un’intervista, spiegando che il periodo successivo a Bridgerton è stato particolarmente duro.
Il suo ritorno non è mai stato annunciato, e la sua storia sembra essersi chiusa definitivamente fuori scena.
Jessica Madsen, che ha interpretato Cressida Cowper
Diverso, e più sorprendente, il caso di Cressida Cowper. Per tre stagioni è stata una presenza fissa: antagonista, provocatrice, spesso sopra le righe. Nella terza stagione, però, Bridgerton le ha regalato una backstory più profonda e ambigua, culminata in un finale amaro.
Jessica Madsen ha lasciato intendere che il suo percorso nella serie potrebbe essersi concluso, spiegando di aver dato tutto al personaggio. «Cressida è stata intensa, complessa, e raccontarla è stato un viaggio», ha detto. Un addio che lascia il segno, proprio perché arriva nel momento di massima complessità narrativa.
**4 consigli per trovare l'amore (dai personaggi di Bridgerton)**
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Dove vedere i film candidati agli Oscar 2026

Il Dolby Theatre di Los Angeles è pronto ad accogliere la sera del 15 marzo - per noi quindi sarà dalla mezzanotte del 16 marzo - la 98ma cerimonia degli Academy Awards. Per arrivare preparati, ecco dove vedere i film candidati agli Oscar 2026.
Da I peccatori di Ryan Coogler a Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson, ma anche Marty Supreme di Josh Safdie e Hamnet - Nel nome del figlio di Chloé Zhao sono tanti i titoli super chiacchierati su cui sono puntati i riflettori nelle categorie principali ma non solo.
In attesa di vedere chi trionferà, per arrivare preparati alla notte più attesa del cinema, ecco una lista dei film candidati e dove è possibile vederli al momento tra streaming e sala.
Dove vedere i film candidati agli Oscar 2026
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I peccatori di Ryan Coogler
16 candidature tra cui Miglior film, Miglior regia, Miglior attore protagonista (Michael B. Jordan)
Mississippi anni ’30. In piena segregazione razziale, due fratelli tornano nella loro città natale per lasciarsi alle spalle un passato turbolento. Ad accoglierli qui una minaccia che non avrebbero mai immaginato - legata al mondo dei vampiri. Horror e folklore si mischiano in un film tra i più originali visti quest’anno.
Su Sky Cinema Uno in abbonamento.
Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson
13 candidature tra cui Miglior film, Miglior regia, Miglior attore protagonista (Leonardo DiCaprio), Miglior attore non protagonista (Sean Penn e Benicio Del Toro)
California. Bob Ferguson è un ex rivoluzionario appartenente al gruppo “French 75” ormai in declino. Bob vive con la figlia adolescente e tutto sembra filare nella giusta direzione fino a quando un suo ex acerrimo nemico, il colonnello Lockjaw, riappare dopo 16 anni nella sua vita e rapisce la ragazza. A Bob non rimane che riunire i suoi vecchi compagni d’armi. Un Leonardo DiCaprio al suo top che speriamo si aggiudicherà la statuetta che si merita.
Su HBO Max in abbonamento o su diverse piattaforme a pagamento.
Frankenstein di Guillermo del Toro
9 candidature tra cui Miglior film, Miglior regia, Miglior attore non protagonista (Jacob Elordi)
Chi è il vero mostro in Frankenstein? Guillermo del Toro adatta l’opera di Mary Shelley al suo cinema e alla tematiche a lui care. Il suo Frankenstein rimane fedele al romanzo gotico ma ne accentua la carica filosofica. Il film segue una doppia narrazione creatore-creatura per raccontare l’ossessione di Victor Frankenstein di vincere la morte. Per questo motivo dà vita a una creatura, disperata nella sua solitudine e nella sua immortalità, alla ricerca di un suo posto nel mondo.
Su Netflix in abbonamento.
Bugonia di Yorgos Lanthimos
4 candidature tra cui Migliore Attrice Protagonista (Emma Stone), Miglior sceneggiatura non originale
Yorgos Lanthimos torna ancora una volta a lavorare con la sua “musa” Emma Stone e con Jesse Plemons (i tre avevano appena collaborato in Kind Of Kindness) in questo adattamento della sci-fi coreana Save the Green Planet!. Protagonisti sono due uomini che, convinti che la dirigente dell’azienda per cui lavorano sia una potente aliena incaricata di distruggere la Terra, decidono di rapirla per estorcerle la verità sui suoi piani. Quello che inizia come un piano maldestro, si trasforma in un gioco imprevedibile e pericoloso.
Solo a pagamento su Amazon Prime Video e altre piattaforme streaming.
F1 di Joseph Kosinski
4 candidature: Miglior film, Miglior montaggio, Miglior sonoro, Migliori effetti speciali
Brad Pitt è Sonny Hayes, ex pilota di F1, ritiratosi negli anni ’90 in seguito a un grave incidente. Dopo trent’anni è il suo vecchio amico Ruben Cervantes (Javier Bardem), proprietario di una nota scuderia, a riportarlo in pista per fare da mentore al giovane Joshua “Noah” Pearce, talentoso ma irruente prodigio dei motori. Un film pazzesco per gli appassionati di auto, anche perché girato splendidamente durante veri weekend di gara.
Su Apple TV in abbonamento.
Train Dreams di Clint Bentley
4 candidature: Miglior film, Miglior sceneggiatura non originale, Miglior fotografia, Miglior canzone originale
Primo Novecento, Ovest Americano. Robert Grainier (Joel Edgerton) è un lavoratore itinerante. Rimasto orfano da bambino, Grainier vive un’esistenza solitaria, nella natura isolata e incontaminata. Questo fino al giorno in cui s'innamora di Gradys (Felicity Jones). Ma un dramma torna a sconvolgere la sua vita, portando con sé gli echi di un passato mai dimenticato. Un drammone splendidamente interpretato da Edgerton, che ricorda le atmosfere e gli ambienti di un regista cult come Terrence Malick.
Su Netflix in abbonamento.
Marty Supreme di Josh Safdie
9 candidature tra cui Miglior film, Miglior regia, Miglior attore protagonista (Timothée Chalamet)
New York, anni ’50. Marty Reisman (Chalamet) è stato - per davvero - un prodigioso e originale campione di ping-pong. Nel film lo conosciamo che è un ambizioso venditore di scarpe di giorno, mentre di notte porta avanti il suo talento con la racchetta. Marty è ossessionato dal successo, tanto che per raggiungerlo nel più breve tempo possibile, non esita ad entrare nel mondo delle scommesse e delle truffe. Meravigliosa spalla di Timothée Chalamet nel film è Gwyneth Paltrow nei panni dell’affascinante Kay Stone.
Al cinema dal 22 gennaio.
Sentimental Value di Joachim Trier
9 candidature tra cui Miglior film, Miglior film internazionale, Miglior regia, Miglior attrice protagonista (Renate Reinsve)
Oslo. Nora Borg (Renate Reinsve) è un’attrice di successo che, insieme alla sorella Agnes deve affrontare il ritorno a casa del padre Gustav (Steallan Skarsgård, candidato anche lui come Miglior attore non protagonista), regista. Quando Gustav propone a Nora una parte nel suo film “di ritorno”, Nora rifiuta. Gustav affida così la parte a una giovane attrice hollywoodiana (Elle Fanning), portando scompiglio in famiglia e riaprendo vecchie ferite.
Al cinema dal 22 gennaio.
Hamnet - Nel nome del figlio di Chloé Zhao
8 candidature tra cui Miglior film, Miglior regia, Miglior attrice protagonista (Jessie Buckley)
Tratto dal romanzo di Maggie O’Farrell, il film racconta la vita di Agnes (Buckley), una donna legata alla natura da un rapporto quasi ancestrale, moglie di quello che sarà il futuro re del teatro, William Shakespeare. La storia di Hamnet, in particolare modo, si concentra su una grave malattia che colpisce la famiglia, portando via alla coppia il figlio di 11 anni: Hamnet, appunto. L’elaborazione del lutto da parte della donna e la sua innata indole creativa spingeranno in seguito il marito a scrivere quello che diventerà uno dei suoi capolavori indiscussi, l’Amleto.
Al cinema dal 5 febbraio.
L’agente segreto di Kleber Mendoça Filho
4 candidature: Miglior film, Miglior film internazionale, Miglior attore (Wagner Moura) e Miglior casting
1977. Nel corso della dittatura brasiliana, un professore universitario, Marcelo (Moura), si rifugia a Recife durante la settimana del carnevale con la speranza di far perdere le sue tracce. Tuttavia è costretto presto a scoprire che la città non è il rifugio sicuro che si aspettava e inizierà per lui un intenso gioco di sopravvivenza.
Al cinema dal 29 gennaio.
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