Oscar 2019: 14 cose da sapere per far finta di averli visti

Alla faccia dei favoriti, gli Academy premiano (quasi) tutti senza grossi colpi di scena: tra vincitori e momenti salienti, ecco c'è successo agli Oscar 2019
Apertura degli Oscar dedicata ai Queen di Bohemian Rhapsody, che inaugurano la 91° edizione degli Academy Awards al Dolby Theatre di Los Angeles con un'esibizione dal vivo di Brian May, Roger Taylor e Adam Lambert sulle note di We will rock you.
*** Oscar 2019: gli abiti delle star sul red carpet ***
Sono le due del mattino quando sul palco arrivano Tina Fey, Amy Poehler e Maya Rudolph:
«Benvenuti al milionesimo Oscar, non siamo noi a presentarlo, ma cercheremo di restare qui un po' a lungo così domani tutti penseranno che gli Oscar li abbiamo presentati noi».
Già, perché per la prima volta dopo 30 anni le premiazioni più famose del cinema non hanno un presentatore ufficiale (dopo la rinuncia di Kevin Hart a causa di una polemica su alcune frasi omofobe che l'attore aveva pubblicato su Twitter quasi dieci anni fa).
E questa è la prima cosa da sapere sugli Oscar 2019: non c'è un presentatore, ma solo una sequenza di personaggi del cinema e dello spettacolo che si susseguono sul palco per le premiazioni (con il risultato di una cerimonia ben più sottotono del solito).
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La seconda cosa da sapere è che gli Oscar 2019 li ha vinti Green Book, alla faccia di Roma e de La favorita, che si presentavano alla premiazione con 10 nomination ciascuno.
(Non che siano tornati a casa a mani vuote, ma ne parliamo dopo)
Green Book è arrivato con cinque nomination e se ne è aggiudicato tre, tra le più importanti: Miglior Film, Miglior Attore non protagonista (Mahershala Ali), Miglior sceneggiatura originale.
Gli altri premi principali
Si aggiudica la statuetta come Miglior Regista Alfonso Cuarón, per Roma (a cui va anche l'Oscar come Miglior Film Straniero e quello per la fotografia).
Miglior attore protagonista è Rami Malek, per la sua interpretazione di Freddie Mercury in Bohemian Rhapsody. Prima nomination, primo Oscar vinto.
Migliore attrice protagonista Olivia Colman, aka la Regina ne La favorita. («A tutte le ragazzine che stanno ascoltando: preparatevi un discorso nel caso in cui doveste ringraziare tutti in tv, che non si sa mai»).
Migliore attrice non protagonista è Regina King per Se la strada poresse parlare
Miglior attore non protagonista Mahershala Ali per Green Book.
Miglior sceneggiatura non originale a BlacKkKlansman, diretto da Spike Lee e adattamento cinematografico del libro Black Klansman scritto dall'ex poliziotto Ron Stallworth.
Che fine hanno fatto i favoriti
I grandi favoriti, Roma di Alfonso Cuarón e La favorita, entrambi arrivati alla serata di premiazione con 10 nomination, si sono aggiudicati il primo l'Oscar come miglior film straniero, Regia e Fotografia, il secondo solo una statuetta alla sua migliore attrice, Olivia Colman, nei panni della Regina - nonostante tutte le tre protagoniste fossero candidate.
È andata meglio a Bohemian Rapsody, arrivato con 5 nomination e tornato a casa con 4 statuette e riconoscimenti per il sonoro (ça va sans dire), il montaggio e il migliore attore (Rami Malek).
L'esibizione di Bradley Cooper e Lady Gaga
L'esibizione più attesa della serata, con Bradley Cooper e Lady Gaga sul palco a duettare Shallow, si è svolta senza particolari scoop, appena prima di aggiudicarsi l'Oscar per la Migliore Canzone.
Dopo giorni di illazioni su una presunta relazione tra i due (da quando Lady Gaga ha annullato il matrimonio si sono scatenati i rumors), Bradley Cooper e Lady Germanotta si sono scambiati uno sguardo pieno di emozione durante l'esibizione, ma poi Irina si è prontamente seduta in mezzo a loro in platea con un bel sorriso e diamo la cosa per archiviata.
Il discorso più divertente
«Non è che sto piangendo perché ho le mestruazioni, è che abbiamo appena vinto un Oscar con un film sulle mestruazioni»
Se ci fosse un premio al discorso di ringraziamento più divertente andrebbe sicuramente alle ragazze di Period. End of Sentence, documentario firmato Netflix che racconta il tabù delle mestruazioni in India.
Sneh ha 22 anni e con altre sei donne, tutte tra i 18 e i 31 anni, lavorano in una fabbrica in cui si producono assorbenti. Solo che nelle zone rurali dell'India anche solo lavorare in un'azienda che produce assorbenti è considerato, da molti, inaccettabile per una donna.
Il triangolo di Bradley Cooper (e no, non c'entra Lady Gaga)
Bradley Cooper si riconferma un gran maschio italiano - e si presenta sul red carpet degli Oscar in cui concorre come Migliore Attore protagonista (oltre che per il Miglior Film e Miglior Sceneggiatura non originale con A star is born) con la bella Irina al braccio ma la mamma tenuta stretta per mano.
Le star sul red carpet
Charlize Theron si è presentata mora sul red carpet e se possibile è ancora più bella.
Caschetto liscio, riga laterale, abito color carta da zucchero scollatissimo sulla schiena.
Per tutti gli altri look delle star, guardate qui:
*** Oscar 2019: gli abiti delle star sul red carpet ***
Il red carpet che ha fatto parlare di più
L'abito più chiacchierato sul red carpet degli Oscar 2019 è stato sicuramente quello di Billy Porter, che si è presentato sul tappeto rosso con uno smoking con gonna.
Scrive, postando una sua foto:
«Quando vai agli Oscar, devi pur metterti elegante».
Lo smoking, giacca classica e ampia gonna da sera in velluto al posto dei pantaloni, è stato firmato da Christian Siriano.
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Addio binge watching: perché siamo tornati a “gustare” le serie

Per anni il binge watching è stato raccontato come la grande conquista dello spettatore moderno. Niente più appuntamenti fissi, niente più attese, niente più cliffhanger lasciati in sospeso per una settimana. Le piattaforme di streaming avevano promesso un consumo libero e illimitato delle storie. A metà degli anni Duemila, guardare una serie “a puntate” sembrava una reliquia del passato, un gesto anacronistico. Noi pubblico seriale abbiamo iniziato ad abbuffarci di contenuti, passando da un titolo all'altro con la stessa frequenza con cui Carrie Bradshaw cambiava un paio di scarpe. Oggi, però, quel modello mostra i suoi limiti e sta lasciando spazio a una nuova – vecchia – forma di fruizione: il ritorno all’episodio come evento. Proviamo a capire perché.
Qui, intanto, le serie tv da vedere a gennaio su Netflix.
Stranger Things 5 e il ritorno alla frammentazione
Il segnale più evidente arriva proprio da Netflix, la piattaforma che più di ogni altra aveva legato la propria identità al rilascio in blocco delle stagioni e al concetto di binge watching. L’ultima stagione finale di Stranger Things è stata suddivisa in tre parti, distribuite in momenti diversi e non casuali: il primo atto a fine novembre, il secondo il 26 dicembre e l'ultimo episodio, della durata di un film, il primo di gennaio.
Tradotto strategicamente: vacanze, famiglie riunite, tempo libero, social accesi. Tre finestre perfette per far esplodere la conversazione. In pratica Netflix ha trasformato Stranger Things in una trilogia di eventi, quasi un festival più che una semplice stagione tv. Una scelta che riguarda un titolo di punta – certo - ma riflette anche una trasformazione più ampia nel modo in cui le storie vengono pensate, promosse e consumate.
Binge watching, da pregio a difetto
Per comprendere quanto siamo cambiati bisogna fare un passo indietro. Quando Netflix è arrivato in Italia eravamo abituati a guardare le serie o in televisione, con le pubblicità, o su payperview come Sky. Piattaforme come Raiplay e Mediaset Infinity venivano poco sfruttate, sia dal pubblico che dagli editori.
Le reali serie evento si contavano sulle dita di una mano. Chi ha vissuto l’epoca di Lost ricorda bene cosa significasse attendere un episodio. Ogni puntata era un appuntamento, ogni pausa una moltiplicazione di teorie, discussioni, aspettative. L'arrivo dello streaming e delle intere serie a disposizione ha placato la fame, ha consentito di assecondare il capriccio. Ma col tempo ha lasciato un po' di amaro in bocca.
Con Lost e in generale con l'appuntamento settimanale, la serie non esisteva solo nei quaranta minuti di messa in onda, ma nello spazio che li separava. Quel tempo di attesa costruiva legami tra gli spettatori e dava profondità al racconto. Un senso di comunità che con il binge watching certo non è mancato, ma che veniva esaurito nello spazio di un weekend. E questo è stato forse il più grande boomerang: titoli da centinaia di milioni di dollari che restano al centro della conversazione per pochi giorni, subito sostituiti dall’uscita successiva.
Tra milioni di titoli, la vera risorsa è l'attenzione
In un ecosistema sempre più competitivo, in cui, negli anni, si sono affacciati sempre più player, da Amazon Prime Video a Disney+, fino al recentissimo HBO Max, perdere in fretta l'attenzione del pubblico significa perdere valore. E mentre ci sono piattaforme, come Amazon Prime Video appunto, che strategicamente hanno diverse leve, lo stesso non può dirsi per Netflix o altri, che quindi hanno bisogno che se ne parli.
Disney+ lo ha capito prima di molti altri. Fin dal lancio ha puntato sul rilascio settimanale delle sue serie di punta, soprattutto quelle legate ai grandi franchise. HBO negli Usa non è mai sceso a patti con il binge watching, mantenendo l'appuntamento settimanale anche per Il trono di spade o – recentemente – lo spin-off House of the Dragon.
La pubblicazione frammentata risponde a questa logica. Una serie di punta distribuita in più blocchi resta visibile più a lungo, alimenta il dibattito e mantiene vivo l’interesse per settimane, se non mesi.
C’è però anche un altro fattore in gioco, che riguarda il pubblico. Dopo anni di maratone notturne e stagioni divorate in pochi giorni, qualcosa si è incrinato. Il binge watching ha reso le storie più rapide, ma anche più effimere. Si guarda di tutto, si commenta poco, si dimentica in fretta. Le cose belle vanno gustate. E invece la tendenza a volere sempre di più e a guardare tutto insieme porta a non godersi i dettagli. L’esperienza collettiva, quella che trasformava una serie in un fenomeno culturale, si è progressivamente assottigliata.
Lo streaming aveva cancellato tutto questo in nome dell’immediatezza. Ora, paradossalmente, sta cercando di recuperarlo. Non perché il pubblico voglia tornare alla televisione di una volta, ma perché le storie hanno bisogno di tempo per depositarsi nella mente, per creare immaginario, per diventare davvero parte della cultura pop. E in questo, ancora una volta, Stranger Things ha fatto scuola.
Cosa sarà, quindi, del binge watching?
In questo contesto, il binge watching non scomparirà. Resterà una modalità di consumo, utile per recuperare serie del passato o per chi preferisce una fruizione continua (una volta che tutti gli episodi saranno usciti, a rischio di spoiler).
Le grandi produzioni, quelle su cui le piattaforme investono davvero, hanno bisogno di essere accompagnate nel tempo, da una comunicazione che crei hype (tradotto: l'attesa) e da un lancio che consenta di seguirle e metabolizzare. In poche parole, di gustarle.
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Annullata la terza stagione di “With Love, Meghan” di Meghan Markle

Non ci sarà una terza stagione di With Love, Meghan.
Dopo mesi di indiscrezioni e risultati altalenanti, la serie televisiva lifestyle di Meghan Markle non tornerà su Netflix nella sua forma originale. A confermarlo sono più fonti vicine alla produzione, secondo cui la duchessa del Sussex avrebbe deciso di chiudere (almeno per ora) un capitolo lavorativo che lei stessa ha definito «molto impegnativo».
Una scelta che non segna però un addio definitivo al mondo lifestyle, ma piuttosto un cambio di strategia, più in linea con le nuove priorità personali e professionali di Meghan.
Lanciato con grande clamore nel marzo 2025, With Love, Meghan nasceva con l’ambizione di competere con regine del settore come Martha Stewart e Gwyneth Paltrow, portando sullo schermo una visione intima e domestica fatta di cucina, ospitalità e creatività quotidiana. Ma, nonostante una promozione massiccia, la seconda stagione, uscita ad agosto, non è riuscita a entrare nella Top 10 dei programmi più visti negli Stati Uniti, un dato che ha inevitabilmente pesato sulle decisioni future.
Secondo quanto riferito da alcuni insider, Netflix e Meghan Markle avrebbero comunque discusso la possibilità di realizzare speciali a tema festivo, dal 4 luglio a San Valentino. Al momento, però, non c’è nulla di ufficialmente in produzione.
La piattaforma, nonostante i numeri non esaltanti, considera comunque il progetto «un successo», anche grazie allo speciale natalizio del 2025, che avrebbe ottenuto buoni risultati a livello globale.
**Ecco cosa pensa (davvero) il principe Harry del successo dei nuovi progetti di Meghan Markle**
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Dal set al brand: perché Meghan Markle guarda oltre la serie
Più che una battuta d’arresto, la fine della serie sembra segnare una ridefinizione dell’identità pubblica di Meghan Markle, sempre più orientata verso il suo brand lifestyle As Ever.
**Cosa sapere sul brand As Ever di Meghan Markle**
Secondo fonti vicine alla duchessa, i contenuti di lifestyle, food e benessere non scompariranno, ma verranno proposti in una forma più agile, soprattutto attraverso i social. «Stesse passioni, ma in formato più breve e diretto», spiegano gli insider.
Nel frattempo, comunque, il rapporto con Netflix resta attivo: la piattaforma continua a collaborare con Meghan per As Ever e mantiene un accordo “first look” con lei e con il marito, il principe Harry, dopo la fine del loro contratto esclusivo multimilionario.
Per ora, dunque, With Love, Meghan si ferma qui. Ma per Meghan Markle il racconto lifestyle è tutt’altro che finito: cambia solo il formato, e forse anche il modo di parlare - e mostrarsi - al pubblico.
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I film più attesi al cinema nel 2026

Nuovo anno, nuovi film da vedere al cinema.
Dagli attesi ritorni di Christopher Nolan con la sua versione dell’Odissea e di Steven Spielberg con il film di fantascienza Disclosure Day, ai citatissimi Il diavolo veste Prada 2 e Cime Tempestose di Emerald Fennell: tanti titoli super hot per un 2026 al cinema che si preannuncia davvero ricco e interessante.
Tra i film italiani? Imperdibili saranno La grazia di Paolo Sorrentino e Le cose non dette di Gabriele Muccino, ma ci attendono anche i nuovi lavori di Antonio Albanese (Lavoreremo da grandi in sala dal 5 febbraio), Paolo Genovese (Il rumore delle cose) e Nanni Moretti (Succederà questa notte).
Ecco quali sono, secondo noi, i film più attesi al cinema il prossimo anno.
I nuovi film da vedere al cinema nel 2026
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La grazia di Paolo Sorrentino
Presentato all’82ma Mostra del Cinema di Venezia, La Grazia ha come protagonista Mariano De Santis (Beppe Servillo), presidente della Repubblica Italiana, arrivato al termine del suo mandato. La richiesta d'indulto per due persone condannate per omicidio e la decisione se promulgare o meno una legge sull’eutanasia, sono gli ultimi compiti che si trova a svolgere, mentre da cattolico ed ex giurista è assediato da domande e dubbi che condivide con la figlia Dorotea (Anna Ferzetti), anch’essa giurista.
Al cinema dal 15 gennaio.
Marty Supreme di Josh Safdie
Diretto da Josh Safdie (Diamanti Grezzi) e interpretato da Timothée Chalamet, il film segue le vicende di Marty Mauser un giovane venditore di scarpe con un talento prodigioso e un’ossessione divorante per il ping-pong. È proprio per finanziare il suo sogno di diventare un campione mondiale che Marty si addentra nel mondo delle sale gioco e delle scommesse, sfidando avversari di ogni tipo, ma trascurando legami affettivi e principi morali. Sulla sua strada incontra Kay Stone (Gwyneth Paltrow), una ex stella hollywoodiana, che diventerà una figura centrale nella sua turbolenta vita privata.
Al cinema dal 22 gennaio.
Le cose non dette di Gabriele Muccino
Stefano Accorsi, Miriam Leone, Claudio Santamaria e Carolina Crescentini sono i protagonisti del nuovo film di Gabriele Muccino, che ancora una volta si trova a esplorare le complesse dinamiche di due coppie di amici. Stefano Accorsi è Carlo, un professore universitario e scrittore in crisi. Miriam Leone è Elisa, una giornalista di successo. Quando i due decidono di fare un viaggio in Marocco con gli amici Anna (Crescentini) e Paolo (Santamaria), nonché la loro figlia adolescente, la loro relazione è già agli sgoccioli. Segreti e dinamiche irrisolte emergono durante il viaggio e l’incontro con una misteriosa studentessa di Carlo non fa che accentuare acredini e rompere i già precari equilibri. Scritto sulla carta magari non dice molto, ma Muccino a girare queste ordinarie storie di sclero famigliare è sempre bravissimo.
Al cinema dal 29 gennaio.
Hamnet - Nel nome del figlio di Chloé Zhao
La regista premio Oscar Chloé Zhao (Nomadland) torna al cinema con l’adattamento del famoso romanzo di Maggie O’Farrell. Ambientato nell’Inghilterra rurale di fine XVI secolo, Hamnet si concentra sulla vita della moglie di Shakespeare (Jessie Buckley) e della loro famiglia, comprensiva della figlia Susanna e dei gemelli Judith e Hamnet. È proprio la precoce morte di quest’ultimo a rompere l’equilibrio familiare. È il punto di vista della donna a raccontare i fatti, presentando Shakespeare (Paul Mescal) non tanto come il conosciuto genio letterario, ma come uomo e padre che deve elaborare un lutto, prima di trarne l’ispirazione per scrivere uno dei suoi capolavori assoluti: Amleto.
Al cinema dal 5 febbraio.
Cime tempestose di Emerald Fennell
Film più hype dell’anno, che uscirà proprio per San Valentino, Cime Tempestose di Emerald Fennell è l’adattamento pop-intrigante del classico romanzo di Emily Brontë. Nel film ci saranno Margot Robbie nel ruolo di Catherine Earnshaw e Jacob Elordi in quelli di Heathcliff. Al centro della storia, l’intensa attrazione e poi passione dei due, che sfida le convenzioni sociali e infine si trasforma in vendetta. Va beh… chi non vede l’ora di correre al cinema?
Al cinema dal 12 febbraio.
La sposa! di Maggie Gyllenhaal
Rivisitazione punk del classico horror La sposa di Frankenstein, il nuovo lavoro di Maggie Gyllenhaal dietro alla macchina da presa (il primo era La figlia oscura) è ambientato nella Chicago degli anni Trenta e segue le vicende del mostruoso Frankenstein (Christian Bale) che si rivolge al dottor Euphronious per trovare una compagna. È così che l’uomo decide di rianimare una giovane donna assassinata (Jessie Buckley). Il risultato va oltre le loro aspettative.
Al cinema dal 5 marzo.
Michael di Antoine Fuqua
L’atteso biopic su Michael Jackson, interpretato da Jaafar Jackson, ripercorre la vita e la carriera della celebre star del pop. Dai primi passi nei Jackson 5 alla realizzazione di album cult come Thriller, il film racconta Michael Jackson nella sua vita pubblica, sopra al palco, e anche in quella privata, indagando il suo difficile rapporto col padre e le controversie personali che lo hanno accompagnato fino alla morte nel 2009.
Al cinema dal 24 aprile.
Il diavolo veste Prada 2 di David Frankel
Meryl Streep, Emily Blunt, Anne Hathaway e Stanley Tucci tornano sul grande schermo per mostrarci le sfide dell’editoria e della moda alle prese con il digital. Miranda Priestly (Streep) è ancora al timone di Runway, ma deve far fronte al drastico declino delle vendite della carta stampata e degli investimenti pubblicitari. Per questo decide di rivolgersi alla sua ex assistente Emily (Blunt) diventata una potente dirigente. Da Kenneth Branagh a Lady Gaga passando per Justin Theroux saranno tante le guest star presenti nel film.
Al cinema dal 29 aprile.
Disclosure Day di Steven Spielberg
C’è grande attesa per il nuovo film di Steven Spielberg che segna non solo il suo ritorno alla regia ma anche alla collaborazione per la sceneggiatura con David Koepp (Jurassic Park, La guerra dei mondi). Il film si concentra, come racconta il titolo, sul “disclosure day”, ovvero sul giorno in cui la verità sulla presenza aliena viene rivelata all’umanità. Tra i protagonisti ci sono Emily Blunt, Josh O’Connor, Colin Firth, Colman Domingo e molti altri.
Al cinema dall'11 giugno.
Toy Story 5 di Andrew Stanton
Un po’ come in Il diavolo veste Prada 2, anche i protagonisti del mondo Toy Story si trovano questa volta a doversi confrontare con il digitale. Bonnie, ormai cresciuta, ha appena ricevuto un tablet di ultima generazione: Lilypad, un dispositivo astuto e ammaliante che riesce a catalizzare la sua attenzione. I vecchi giocattoli vivono così una profonda crisi esistenziale, che spinge il gruppo a chiedere l’aiuto di Woody ancora una volta.
Al cinema dal 17 giugno.
Odissea di Christopher Nolan
Matt Damon è Ulisse nell’adattamento cinematografico dell’opera di Omero firmata Christopher Nolan. La Universal ha definito il film un “epic action” girato in una nuova tecnologia IMAX e racconta il ritorno a casa del re di Itaca che, dopo la fine della guerra di Troia, vuole ricongiungersi con la moglie Penelope (Anne Hathaway), assediata nel frattempo da pretendenti indesiderati, mentre il figlio Telemaco (Tom Holland) è alla sua ricerca. Nel suo viaggio, Ulisse incontrerà figure leggendarie come Calipso, Circe e la dea Atena.
Al cinema dal 16 luglio.
Dune - Parte 3 di Denis Villeneuve
La conclusione della trilogia dedicata a Paul Atreides, interpretato da Timothée Chalamet, arriverà nelle sale in prossimità del Natale 2026 (almeno secondo le voci attuali). La storia scritta da Frank Herbert ci porta a fare un salto in avanti di diversi anni dopo la conclusione del secondo episodio. Paul Atreides siede ora sul trono e come Imperatore si trova ad affrontare una grossa cospirazione mentre gestisce ed è tormentato dalle conseguenze della jihad galattica. Oltre a Chalamet e Zendaya nel film tornano Florence Pugh nei panni della principessa Irulan, Rebecca Ferguson in quelli di Lady Jessica e Anya Taylor-Joy.
Al cinema a dicembre (data da confermare).
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5 nuove serie tv da vedere a Gennaio

Cosa guardare stasera? Quante volte vi è capitato di domandarvelo, per poi passare minuti e minuti a fare scrolling indecisi? Le nuove serie tv da vedere su Netflix, Prime Video, Disney+, NOW, Paramount+, Rai Play e Apple TV+ sono tantissime e ogni mese orientarsi nella ricchissima offerta dalle piattaforme streaming è davvero difficile.
Per questo abbiamo pensato di aiutarvi nella scelta con una selezione di titoli che, secondo noi, non potete perdere. Ecco allora le 5 nuove serie tv da vedere a Gennaio.
Da non farsi sfuggire ci sono anche Gigolò per caso - La Sex Guru (su Prime Video dal 2 gennaio), la seconda stagione di A Thousand Blows (su Disney+ dal 9 gennaio), la terza stagione di Teheran (su Apple Tv dal 9 gennaio), la seconda stagione di The Night Manager (su Prime Video dall'11 gennaio), Star Trek: Starfleet Academy (su Paramount+ dal 15 gennaio), A Knight Of The Seven Kingdoms (su HBO Max dal 18 gennaio), Wonder Man (su Disney+ dal 28 gennaio), la terza stagione di Shrinking (su Apple TV dal 28 gennaio), la prima parte della quarta stagione di Bridgerton (su Netflix dal 28 gennaio).
Buona visione!
** Le serie tv più belle da vedere su Netflix **
** Le più belle serie tv da vedere su Amazon Prime Video **
5 nuove serie tv da vedere a Gennaio
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Girl Taken dall’8 gennaio su Paramount+
Adattamento televisivo del romanzo Baby Doll di Hollie Overton, la miniserie thriller britannica in 6 episodi segue la vita delle gemelle Lily e Abby Riser, la cui esistenza viene sconvolta quando Lily viene rapita da Rick Hansen, un loro stimato insegnante del liceo.
Tenuta prigioniera per diverso tempo, Lily riesce finalmente a fuggire e a tornare a casa, ma i traumi subiti e il fatto che il suo aguzzino sia ancora a piede libero determinano il controllo sulla sua vita, rendendo il suo ritorno in libertà molto difficoltoso, anche nel rapporto con la sorella.
Nel cast Alfie Allen (Game Of Thrones), Jill Halfpenny, Tallulah e Delphi Evans.
Gomorra: Le origini dal 9 gennaio su Sky e NOW
Nuova serie prequel della celebre saga andata in onda su Sky, Gomorra: Le origini è ambientata a Napoli alla fine degli anni Settanta e racconta l’ascesa di un giovanissimo Pietro Savastano (Luca Lubrano).
Cresciuto in povertà, Pietro desidera un riscatto e la sua occasione arriva dopo l’incontro con Angelo ‘a Sirena che lo introduce nel mondo della malavita.
Una serie che permette ai fan di scoprire la genesi di personaggi iconici come Pietro e Imma, mostrando come hanno forgiato giovanissimi il loro destino criminale.
Fabrizio Corona: Io sono notizia dal 9 gennaio su Netflix
La serie Netflix ripercorre l’ascesa e la caduta di Fabrizio Corona, analizzando la sua parabola mediatica dagli scandali di Vallettopoli all’esplosione dei social media.
Tra realtà e messa in scena, la serie mostra l’ossessione di Corona per il successo e il racconto dietro le quinte sul complesso rapporto che il “re dei paparazzi” ha avuto con la figura paterna.
Curiosi o no, la serie Netflix punta a essere non solo il ritratto di una personalità nota controversa, ma anche la narrazione di cosa sia stato - e sia - il gossip in Italia dagli anni ’90 al nostro oggi con la produzione continua di contenuti social.
The Beauty dal 22 gennaio su Disney+
Ryan Murphy (American Horror Story) torna a turbarci in veste di showrunner con questo fanta-horror basato sull’omonima graphic novel di Jeremy Haun e Jason A. Hurley.
La storia ruota attorno alla diffusione di una malattia trasmissibile sessualmente che trasforma chi ne è affetto nella versione perfetta di sé.
Purtroppo il virus però si rivela letale e il contraltare di una incredibile bellezza in vita è una morte davvero cruenta.
Gli agenti dell’FBI Cooper Madsen (Evan Peters) e Jordan Bennett (Rebecca Hall) si trovano a indagare su una serie di morti sospette nell’alta moda, scoprendo una cospirazione che coinvolge un importante imprenditore tech (Ashton Kutcher).
The Paper su Sky e Now dal 26 gennaio
The Paper è l’attesissimo sequel/spin-off di The Office, creato proprio dagli showrunner Greg Daniels e Michael Koman.
Ambientata nello stesso universo narrativo della serie cult con Steve Carell, The Paper ha come protagonista la troupe che per anni ha documentato la vita alla Dunder Mifflin e che ora si è spostata nel Midwest per seguire le sorti degli impiegati alla Toledo Truth Teller, uno storico quotidiano locale ora in declino.
A capo della testata c’è Ned Sampson (Domhnall Gleeson), un ex venditore di carta igienica senza esperienza giornalistica, che ha il compito di rilanciarla.
Nel cast anche Sabrina Impacciatore, Chelsea Frei, Ramona Young e molti altri.
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