La realtà virtuale protagonista al Lido di Venezia grazie a Meta
La realtà virtuale è sbarcata alla Mostra del Cinema di Venezia 2024 insieme alle altre star, grazie (soprattutto) a Meta, che porta il 3D in uno degli eventi più timeless e storici del cinema.
Venice Immersive fa parte della Mostra del Cinema di Venezia da ormai 6 anni, e dietro c’è una delle più rinomate aziende tech del mondo.
Ma cosa ci fa Meta al Venice Film Festival? La stessa Meta, che possiede Facebook e Instagram, possiede anche MetaQuest, un tempo chiamata Oculus, che realizza visori 3D.
Negli anni, numerosi artisti 3D e case di produzione hanno attirato l’attenzione del colosso tech. Oltre alle risorse economiche, Meta ha anche fornito ai filmmaker una guida creativa per creare uno storytelling in un ambiente virtuale.
I tempi cambiano, ma il Venice Film Festival sta al passo
La Mostra del Cinema della Biennale ha sempre celebrato le icone, consolidando il rapporto tra film e fashion design. Nel corso degli ultimi anni sembra che il Festival stesso abbia attraversato un proprio rinascimento grazie ai progressi tecnologici, diventando così un prestigioso palcoscenico internazionale per i creatori di film in realtà virtuale.
La maison di Chanel è già un passo avanti a tutti, dopo aver presentato “RENCONTRE(S)” al Venice Immersive della Biennale Cinema 2022. Il film in RV (Realtà Virtuale), diretto da Mathias Chelebourg, ripercorre la storia di Coco Chanel, nella forma di un’experience sensoriale indimenticabile, che trasporta lo spettatore nell’anima del brand.
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Le opportunità per i brand alla Venice Immersive
I filmmaker che fanno parte del Venice Immersive hanno tutti qualcosa in comune con i registi tradizionali: entrambi hanno creato storie avvincenti e cammineranno sul red carpet. I filmmaker RV stanno presentando temi forti ed estetiche affascinanti, ma ancora non hanno un rapporto con i brand di moda, a differenza dei registi più tradizionali.
Oltre a raccontare le storie dei brand, creando contenuti 3D o delle campagne digital per aumentare i views, i registi e produttori RV di oggi vogliono connettersi in modo più profondo con gli spettatori, creando narrative significative.
Attraverso queste narrative, i marchi storici e i brand di lusso con un brand identity già forte, sono in una posizione vantaggiosa per allinearsi con i Registi e Creatori RV sul livello più personale e levare questi rapporti per creare legami di impatto con i clienti nel presente e in futuro.
Uno dei filmmaker RV alla Venice Immersive aveva già un look programmato per il red carpet ma non ha pensato di avviare una collaborazione con un brand.
Simone Fougnier, il co-regista italiano di “The Art Of Change”, il cui film il suo film “Tales From Soda Island” è stato prodotto da Meta l’anno scorso, ha co-diretto il film di quest’anno con Vincent Rooijers. Il regista descrive lo stile del suo film come un direttore creativo nella moda presenterebbe il suo nuovo concept:
“È una collezione di paesaggi immaginari, posti che sono familiari, ma anche sconosciuti. Luoghi strani, liminari, con elementi che invocano la natura."
“The Art Of Change” preme su come ci adattiamo al cambiamento nella vita, e come possiamo diventare partecipanti attivi del nostro percorso di crescita, interattivando con e prestando attenzione alla realtà intorno a noi. Il film è disponibile per il download su MetaQuest.
Insomma: Mark Zuckerberg può anche non fare la sua apparizione alla Mostra del Cinema di Venezia, ma la sua presenza la senti palpabile attraverso Meta, e sta avendo una profonda influenza su uno degli eventi più importanti del mondo per il cinema.
Voci di corridoio a luglio hanno speculato che Zuck avrebbe acquistato il brand Supreme, falso, ma si basavano sulla notizia - vera - che vede Meta in trattativa con EssilorLuxottica per l’acquisto di una piccola quota dell’azienda.
Anche se non c’è ancora nulla di definitivo, questo ci porta a chiedere se magari alcuni dei fashion brand sotto il colosso Luxottica possano in futuro voler far progettare dei visori davvero cool in collaborazione con meta quest.
D’altro canto se Prada progetterà le nuove tute spaziali per la NASA tutto è possibile.
Top film in realtà virtuale da vedere alla Venice Immersive 2024
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Mobile Suit Gundam: Silver Phantom
Si dice che Mobile Suit Gundam abbia lo stesso status di culto in Giappone come Star Wars in Occidente. Il franchise fa il suo debutto all’81° Festival di Venezia come il primo film VR anime in assoluto con una durata di 90 minuti, in gara al Venice Interactive.
Il film è co-prodotto dalla Japan’s Bandai Namco Filmworks, con Atlas V in Francia, e distribuito da Astrea.
Ken Iyadomi, Producer della Bandai Namco Filmworks ha parlato con noi al posto di Ken Suzuki, il regista, che non poteva essere presente.
“Gestire la realtà virtuale è molto diverso dal filmmaking tradizionale, dato che dobbiamo produrre, in un certo senso, a 360 gradi. Man mano che la storia va avanti, tu in quanto spettatore sarai partecipe del film e vivrai l’intera storia.”
“Non ci sono eroi in Gundam, entrambe le parti hanno la propria idea di giustizia”
Più di una semplice storia di sci-fi: è una visione ispirata di come l’umanità sia variegata, ma anche di quanto siamo simili tra noi.
Arnaud Colinart, Executive Producer e co founder di Atlas Five aggiunge::
“L’idea è di base, come trasmettere una nuova esperienza di storytelling portando l’utente al centro della storia e, in un certo senso, rompendo la prima parete.”
“Una cosa del genere non si è mai vista di science fiction. Non ci sono buoni e cattivi, solo diverse posizioni, e ti ritrovi a seguire i personaggi che cercano di andare avanti e di farcela sulla base della loro visione del mondo. Ci sono riferimenti a spy movies come James Bond e ci sono robot, ma è qualcosa di molto più complesso.”
Dove guardarlo:
Guardate il trailer su YouTube o scaricatelo in esclusiva sullo store di MetaQuest. Può essere guardato con qualsiasi visore MetaQuest.
Impulse: Playing with Reality
Un documentario nella realtà aumentata narrato da Tilda Swinton, che parla di come dare un senso alla realtà attorno a noi, raccontato attraverso le storie di quattro persone che scendono a patti con diverse decisioni della propria vita, toccando temi come il disturbo del deficit dell’attenzione (ADHD) .
Questa esperienza immersiva è stata co-diretta da May Abdalla, co-founder di Anagram studio, che ha co-prodotto l’esperienza insieme a Florial e France Télévision Films, e co-diretta da Barry Gene Murphy, Creative Director in Anagram.
Il Venice Film Festival sta mutando, e anche il modo di guardare e girare i film. I film maker RV consapevoli della migrazione degli spettatori dal cinema alle varie piattaforme moderne stanno creando contenuti ad hoc seguendo questi nuovi trend.
May e Barry commentano: “c’è una sorta di agitazione verso i medium contemporanei. I ragazzi di oggi sono tutti gamer. Vogliono tutti la propria autonomia. Giocano perché vogliono avere e fare delle scelte. Il cinema non offre questa possibilità, a meno che non guardi Bandersnatch di black mirror su Netflix. Credo ci sia bisogno di trovare nuovi stimoli.”
“Un film in realtà virtuale è ‘interattivo’, che significa che ciò che fai conta, a prescindere da come la storia viene raccontata. Sarai sempre parte di essa, e non è qualcosa che ti succede al cinema.”
Dove guardarlo:
Da settembre, scaricate Impulse: Playing with Reality sui visori MetaQuest 2, 3, or MetaQuest Pro, dai €200 ai €500.
NightMara
La serie animata NightMara prodotta da Meta parla di supereroi che si aggirano nel mondo degli incubi, salvando le persone, vissuta dal punto di vista della giovane super-eroina Mara.
Gianpaolo Gonzales, Regista e Produttore RV di NightMara, afferma: “Tutti hanno qualcosa che li fa soffrire, lo si può leggere nei loro occhi ma nessuno ne parla. Per me, per come funzionano gli incubi, non puoi mai distruggere la paura. Puoi solo negoziarci.”
L’artista descrive la sua esperienza lavorativa con Meta come rigenerante.
“Ho attraversato la fase Hollywood molto presto e ho avuto a che fare con produttori che sono più executive, più businessmen. Ryan (il mio produttore in Meta), per fortuna, è un artista. Ha iniziato come artista quindi mi ha trasmesso realmente fiducia nella collaborazione dato che, a essere onesti, ero un po’ scettica.”
I direttori creativi dei brand di moda possono spesso ritrovarsi in dinamiche simili, provando a creare un equilibrio tra esigenze aziendali e lealtà verso la propria visione creativa.
In un film immersivo, lo spettatore ottiene la propria libertà, diventando esso stesso il protagonista della storia e a sua volta il creator ha l’attenzione totale dello spettatore all’interno della propria visione.
Gianpaolo commenta, “Ora i filmmaker sono in concorrenza per l’attenzione di tutti. Chiunque ha un telefono o un laptop vicino - stai facendo tre cose in una volta sola. Con il VR, hai la loro attenzione nelle tue mani.”
Dove guardarla:
Disponibile gratuitamente nell’app di MetaQuest VR animation e visibile da chiunque con un visore MetaQuest ovunque nel mondo.
Written by: Melissa Lupo, CGC Studios, IG: @citygirlcooks
Photography: Riccardo Perdisa, IG: @foxyperdi
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Dove hanno girato Love Story? Le location dietro l'amore tra JFK Jr. e Carolyn Bessette

Love Story: John F. Kennedy Jr. & Carolyn Bessette, serie tv in esclusiva su Disney+, mette al centro non solo la relazione tra i due protagonisti, ma i luoghi che ne hanno definito l’immagine.
Con Sarah Pidgeon, Paul Anthony Kelly, il lavoro del produttore esecutivo Brad Simpson e del costumista Rudy Mance, la New York degli anni ’90 viene ricostruita attraverso spazi iconici e fedelmente reinterpretati.
Le location di Love Story
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Quando gli spazi diventano racconto
Il loft di Tribeca, passeggiate con il cane Friday, gli uffici minimal di Calvin Klein, i ristoranti storici downtown, i club della nightlife anni ’90, l’appartamento di Jackie sulla Fifth Avenue, il compound di Hyannis Port.
Ogni location costruisce l’immaginario della serie: cemento e vetrocemento, palette neutre, interni stratificati, atmosfere glamour ma misurate.
n Love Story le case, gli uffici e i ristoranti non sono solo scenografie decorative ma strumenti narrativi. Raccontano potere, stile, esposizione mediatica e quell’equilibrio fragile tra privato e pubblico che ha trasformato JFK Jr. e Carolyn Bessette-Kennedy in un’estetica prima ancora che in una coppia.
Lavoro & Minimalismo
Calvin Klein HQ – Carolyn lavorava qui prima di diventare una Kennedy. La serie ricostruisce gli uffici newyorkesi con palette neutra, linee essenziali, superfici in metallo e marmo: un manifesto del minimalismo anni ’90.
Questo spazio riflette lo stile silenzioso e sofisticato di Carolyn, che nasce come icona fashion anche attraverso l’ambiente lavorativo.
Tribeca Glam
Panna II - Nel primo episodio li vediamo a cena in quello che sembra lo storico ristorante indiano dell’East Village, illuminato da fili di lucine colorate. Non è certo che sia stato davvero il loro primo appuntamento, ma la scena restituisce perfettamente l’atmosfera spontanea e giovane della New York di quegli anni.
The Odeon - Brasserie francese aperta nel 1980 a Tribeca. Ritrovo di artisti, scrittori e attori, spesso frequentata anche dal cast di Saturday Night Live. Carolyn adorava l’hamburger con spinaci saltati al posto delle patatine. Perfetto anche per un Martini seguito da doughnuts o profiteroles.
Bubby’s – Brunch spot storico aperto nel 1990. JFK Jr. ordinava oatmeal e café latte, Carolyn preferiva il matzo ball soup o piatti più leggeri. Frequentavano il locale con amici o in coppia, con una presenza discreta ma sempre riconoscibile: un rituale mattutino che racconta la loro quotidianità tra stile e semplicità.
Loft di Tribeca – Gran parte della storia si svolge al 20 North Moore Street. Gli interni sono ricostruiti in studio, rispettando la pianta originale. Cemento, acciaio, vetrocemento e grandi open space: uno stile “fratty” nella realtà, più chic per la serie. Lampade iconiche, tavoli scultorei e sedute vintage raccontano la doppia anima di JFK Jr.: erede di una dinastia politica ma uomo urbano e contemporaneo.
Nightlife & Fashion
Mudville 9 – Dive bar iconico di Tribeca, teatro di feste e party notturni. La coppia vi andava per chiudere la serata dopo cene ed eventi, godendosi il ritmo della città senza eccessi, tra amici e musica dal vivo.
C.O. Bigelow – Storica farmacia di Greenwich Village, dove Carolyn comprava i celebri cerchietti Charles J. Wahba. Piccoli acquisti quotidiani che mostrano la loro vita “normale” tra lavoro e mondanità, sempre con stile impeccabile anche negli spazi più semplici.
I loro ristoranti preferiti (ancora aperti oggi)
Walker’s – Taverna di quartiere aperta nel 1987, accanto al loro loft. Burger leggendario, atmosfera rilassata: un rifugio semplice in una zona già allora in trasformazione.
Nobu – Sushi e cucina giapponese contemporanea firmati Nobu Matsuhisa, fondato con Robert De Niro e Drew Nieporent. Cena sofisticata, luogo perfetto per una coppia raffinata.
Indochine – Ristorante franco-vietnamita di Noho, storico ritrovo fashion. Carolyn vi fu fotografata più volte tra eventi mondani e cene private.
L’appartamento di Jackie Kennedy
Totalmente opposto al minimalismo di Carolyn, con pattern, marmi, tappeti e opere d’arte. La serie alleggerisce l’impatto visivo, scegliendo tonalità cipria, pesca, beige e avorio. Simbolico “passaggio di testimone” tra le due donne più importanti nella vita di John, che non si incontrarono mai.
Hyannis Port: il mito del compound Kennedy
Le riprese si sono svolte a Bellport, Long Island, trasformando una villa sul mare in una versione romantica e cinematografica della residenza storica. Cancello bianco, vialetto in ghiaia, bandiera americana: ogni dettaglio rafforza la dimensione mitica del racconto.
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John F. Kennedy Jr. e Carolyn Bessette: la loro “Love Story” nella nuova serie su Disney+ vi piacerà, parola nostra

Il 13 febbraio fa il suo debutto su Disney+ con i primi tre episodi Love Story: John F. Kennedy Jr. & Carolyn Bessette. Prodotta dall’uber-prolifico Ryan Murphy (American Horror Story), la serie ripercorre la storia romantica tra l’erede di casa Kennedy, figlio di John Fitzgerald e Jacqueline, interpretato da Paul Anthony Kelly, e Carolyn Bessette, carismatica e talentosa PR che a lungo ha militato al fianco di Calvin Klein. Nella serie Carolyn ha il volto della magnetica Sarah Pidgeon.
Love Story: John F. Kennedy Jr. & Carolyn Bessette inizia dalla fine, per poi tornare indietro al primo incontro tra i due e alla parabola romantica della loro invidiatissima storia. Nella serie ci sono il lavoro di lei per Calvin Klein, le sue passioni, il suo innato talento per la moda, quella spontaneità che farà breccia nel cuore di uno degli scapoli più potenti d’America. Ci sono il peso del cognome di lui, la famiglia, la pressione dei media. C’è New York, spttacolare e bellissima, vissuta nella sua frenesia creativa e nel suo benessere più invidiabile.
Love Story debutta in streaming il 13 febbraio su Disney+ con le prime 3 puntate, seguite da un episodio alla settimana ogni venerdì. Quello dedicato a JFK Jr. e a Carolyn Bessette è il primo capitolo di una nuova serie antologica che rivive, proprio in pieno stile Ryan Murphy, le grandi storie d’America, in questo caso romantiche. La serie è tratta dal libro Once Upon a Time di Elizabeth Beller che, pubblicato ormai un paio di anni fa, ha raccontato diversi dettagli fino ad allora inediti della relazione tra i due.
Di cosa parla Love Story
Quella tra John F. Kennedy Jr. e Carolyn Bessette è stata una storia romantica che ha ammaliato l’America. Lui, figura regale e scapolo d’oro, era già una vera celebrità mediatica quando conosce lei, bellissima e volto noto della New York della moda per essere passata in pochissimo tempo da venditrice a figura creativa di spicco in Calvin Klein.
Lui, assoggettato al suo nome; lei, indipendente e libera. Si conoscono a una festa e scatta subito un amore destinato a essere indissolubile. La loro storia inizia, gli occhi della nazione di catalizzano su di loro, le attenzioni dei media si intensificano rischiando di separarli.
Il tragico epilogo della loro storia romantica è noto - i due moriranno in un incidente in elicottero nel 1999 - ed è qui che il racconto inizia per poi ripercorrerla tutta.
Il peso di essere un Kennedy quando vorresti solo essere “normale”
La passione dei media per JFK Jr. è uno degli elementi su cui la serie mette l’accento. I giornali gli dedicano copertine e qualsiasi cosa faccia è sempre sotto gli occhi di tutti. Sono i media che diventano, in più casi della relazione con Carolyn, un elemento di disturbo e quasi di rottura.
Essere un Kennedy per John è un plus, per i privilegi di cui gode, ma anche un peso. La madre Jaqueline, interpretata dalla sempre eccellente Naomi Watts, suggerisce a più riprese che è una condizione con cui non si può non fare i conti ma che, gli suggerisce, non deve diventare un giogo, soprattutto in amore.
Carolyne Bessette, la moda, Calvin Klein e New York
La serie è una ricostruzione piuttosto fedele e accurata della storia dei due prima, durante e dopo il loro incontro. La parte che più ci coinvolge nella visione è scoprirne il dietro le quinte.
Se la storia personale e gli ambienti che frequenta John rispecchiano il suo status lasciandoci a bocca aperta, la parte più interessante è quella che riguarda Carolyn e il suo lavoro nella moda, tra mansioni, feste, la sua amicizia con Calvin Klein e un modo di vivere New York da favola.
È una serie stilosissima perché loro due lo erano e quindi la riproduzione pressoché fedele dei loro gusti in fatto d’abbigliamento è bastata. Il costumista Rudy Mance - noto collaboratore di Murphy - a proposito, ha affermato di aver cercato pezzi autentici soprattutto per i look di Carolyn, consapevole dell’importanza che gli spettatori avrebbero attribuito alla sua figura e alla coerenza estetica.
A chi piacerà Love Story e perché
Love Story vi piacerà perché è una meravigliosa storia romantica vera e perché racconta un pezzo di storia americana. La coppia Kennedy-Bessette è sempre stata molto in vista e chiacchierata e per questo molto riservata sul proprio lato più intimo e personale.
Rimane celebre la loro scelta di sposarsi con una cerimonia riservatissima (il 21 settembre 1996), alla presenza solo di una cinquantina di invitati a Cumberland Island in Georgia.
Anche dei loro tre anni di matrimonio, tra una passione mai estinta ma anche tanti attriti causati dalla reciproca visibilità, non si è mai saputo moltissimo e questa serie offre uno sguardo completo e senza precedenti sugli accadimenti.
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Cime tempestose non è Cime tempestose. E non basta Jacob Elordi a salvarlo

Lo chiameremo Cime tempestose di Emerald Fennell.
Perché se è vero che gli adattamenti cinematografici non devono di continuo essere paragonati ai romanzi da cui sono tratti, qui c’è un problema di fondo legato ai principi narrativi con cui nascono uno e l’altro.
Il Cime tempestose di Emily Brontë è un romanzo che parla di un’ossessione, di un amore “tossico”, di una relazione che non si concretizza mai portando alla distruzione i suoi protagonisti.
Quello di Emerald Fennell è un racconto erotico in stile Harmony dove i due personaggi principali, Catherine Earnshaw interpretata da Margot Robbie e Heathcliff da Jacob Elordi, inseguono l’happy end della loro attrazione in un gioco erotico che viene portato avanti dalla regista per tutto il film e ha un compimento (plurimi compimenti… quindi se ci andate perché siete fan di Jacob Elordi o di Margot Robbie, la visione avrà di sicuro un senso per voi).
Cime tempestose è un romanzo che meriterebbe una serie. La prima parte è dedicata al rapporto tra Heathcliff e Catherine, mentre la seconda - che al momento non ha trovato posto nelle trasposizioni - è la storia delle seconde generazioni della loro famiglia.
Anche il film di Emerald Fennell si ferma alla prima parte, concentrandosi quindi su quella che trasforma in una storia romantica di due giovani che sono cresciuti insieme, imparando a conoscersi, a capirsi e ad amarsi in modo totale (“Lui è me più di me stessa” dice Catherine in una delle frasi più celebri, che a breve diventerà un meme per qualche dedica romantica).
Catherine è una ragazza intelligente e capricciosa che sa di avere sulle spalle la parabola discendete della sua famiglia, con il padre che si è indebitato tra gioco e alcol.
Heathcliff è un trovatello che Mr. Earnshaw ha deciso di adottare e che, una volta cresciuto, lavora nella casa di famiglia, chiamata Cime tempestose, come tuttofare.
Siamo nella campagna inglese dell’Ottocento. Il loro è un rapporto impari per il tempo, ma nato da un legame così forte che, non risolto nel libro, porterà follia e violenza. Questa base narrativa nel film si dissolve completamente.
L’intento della regista quindi sembra alla fine solo quello di usare il nome, le atmosfere e la coppia cult del romanzo per costruire un’altra storia, di tormento passionale e sfortune romantiche con due attori super hype.
Quella di Emerald Fennell non è una versione moderna del classico (Romeo+Giulietta di Luhrmann lo era e ancora oggi, a trent'anni dalla sua uscita, è un film pazzesco). È un'altra versione del classico.
È una proiezione emotiva di come probabilmente la regista, da fan, voleva sarebbe finita la storia. Ma non è Cime Tempestose.
L’erotismo in Cime tempestose di Emerald Fennell
Dalla scena d’apertura dell’impiccagione - fra l’altro, una delle più belle del film, con il sottofondo musicale pazzesco di House di Charli xcx con John Cale - in avanti, il film è zeppo rimandi sessuali. Ogni inquadratura - dalla bava di lumaca alle figure rinchiuse in un libro - ci ricorda che siamo lì per quello. Sesso.
Quindi tutta la narrazione più che sulla parabola emotiva tra Catherine e Heathcliff si concentra su quella erotica. Parabola che viene traslata anche sul rapporto che Catherine ha con il marito Mr. Linton, molto casto-tradizionale, e che Heathcliff avrà con Isabella, di sottomissione di lei.
E anche se proviamo a fregarcene che nel romanzo invece nessuno di loro fa nulla, ma proprio nulla, tipo manco si toccano, e invece qui a un certo punto fanno solo quello, e che lui ha le fattezza di Jacob Elordi, arriviamo a non poterne più perché non rimane nulla nemmeno di non detto o di non visto, nemmeno a stuzzicarci la fantasia (non a caso la scena più erotica del film è quella di loro due nella stalla).
La musica di Charli xcx, ma non solo: cosa salviamo del film di Emerald Fennell
Cime tempestose è ambientato nella campagna dello Yorkshire. Nella sua trasposizione, Emerald Fennell ricostruisce con un piglio registico originale, quasi da videoclip, i luoghi in cui si svolge la vicenda: dalle due case, Cime tempestose (residenza degli Earnshaw) e Thrushcross Grange (residenza dei Linton), alla brughiera che ritorna in tutta la sua cupa atmosfera, carica di freddo e nebbia.
** Una notte nelle brughiere di "Cime Tempestose": la camera da letto di Cathy è su Airbnb **
Molto carine anche le parti in cui Emerald Fennell racconta gli scherzi che si fanno Heathcliff e Catherine: una parte della loro infanzia che portano avanti da adulti. Interessante, inoltre, l’interpretazione netta che la regista dà alla figura di Nelly Dean (Hong Chau), la domestica di casa Earnshaw e poi Linton, che nel libro è la voce narrante. Nelly è una figura che per molti lettori non ha una collocazione precisa - è lei la responsabile dell’allontanamento di Heathcliff? - mentre nel film di Emerald Fennell è un personaggio che ha un ruolo fondamentale in tutta la storia (e per molti aspetti ci fa rivalutare anche passaggi del romanzo…).
La colonna sonora è perfetta: dai pezzi scritti da Charli xcx per il film a cult di Kate Bush, David Bowie, Noah Cyrus, ma non solo, la musica aderisce magnificamente sulla resa visiva del film e sulle sue atmosfere.
Cosa resterà di Cime Tempestose di Emerald Fennell?
Di sicuro Jacob Elordi e Margot Robbie, entrambi meravigliosi. Lui è un Heathcliff fin troppo bello e innamorato, a cui manca tutta quella parte di cattiveria, vendetta e grezzume che ci saremmo aspettati dal personaggio originale, ma come ormai avrete capito, il film non era quella la direzione che voleva prendere. Lei come Catherine invece è più aderente all’originale in tutto. Insieme sono pazzeschi.
Speriamo che non rimanga questa come versione di trama del titolo di Emily Brontë. In molti andranno a vederlo e il rischio è che pensino che la storia del romanzo sia questa: ci sono delle aderenze, ma finisce lì. Quello originale è un racconto cupo, violento, che non ha nulla a che fare con il romanticismo pop e i pruriti sessuali. È un classico moderno, molto disturbante, anche riletto oggi.
Non è questione di Gen Z che ha difficoltà a leggere il classico - come si è sentito su TikTok in queste settimane - o di Millennials che l’hanno letto, di chi lo amerà e di chi no “ma per fortuna c’è Jacob Elordi…”. Il problema è chiamare Cime tempestose un film che di quel titolo non ha l’essenza.
Quindi andate al cinema, godetevelo come una love story interessante da vedere a San Valentino, ma poi speriamo che nelle vostre menti rimarrà come “quel film in costume con Margot Robbie e Jacob Elordi”. Poi leggete il libro e capite che è tutta un'altra storia.
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Questi 5 attori si sono rifiutati di tornare nella serie Bridgerton

Ogni stagione di Bridgerton porta con sé nuovi protagonisti, nuove storie d’amore e - inevitabilmente - nuove assenze.
Fa parte della natura stessa della serie prodotta da Shondaland: ogni stagione cambia protagonista, rimescola le dinamiche e sposta il focus narrativo all'interno della famiglia Bridgerton. Eppure, non tutte le uscite di scena vengono percepite allo stesso modo dal pubblico.
Alcuni addii sono stati silenziosi, altri annunciati con grande chiarezza, altri ancora accompagnati da dichiarazioni che hanno acceso il dibattito tra fan e addetti ai lavori. Dietro la decisione di non tornare ci sono motivazioni diverse; ma il risultato è che, stagione dopo stagione, il cast della serie si è trasformato, lasciando indietro personaggi amatissimi o controversi, ma sempre centrali nell’immaginario collettivo.
Ecco allora cinque attori che hanno scelto di non tornare (o di farlo solo marginalmente) in Bridgerton, spiegando (più o meno apertamente) il perché.
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Regé-Jean Page, che ha interpretato Simon Basset
È il caso più emblematico. Dopo il successo travolgente della prima stagione di Bridgerton, Regé-Jean Page è diventato una star globale nel giro di poche settimane. Il suo Simon Basset, duca di Hastings, ha catalizzato l’attenzione del pubblico (soprattutto di quello femminile), rendendo la sua assenza dalla seconda stagione impossibile da ignorare.
L’attore ha però chiarito più volte che la decisione era stata presa fin dall’inizio: «Mi ero iscritto per un arco narrativo di una stagione» ha spiegato in un’intervista. «Simon aveva una storia completa: entrava, viveva il suo conflitto, trovava l’amore ed era libero».
Nessun ripensamento, dunque, né ritorni strategici: Page ha scelto di voltare pagina e concentrarsi su nuovi progetti, da Hollywood al cinema d’autore.
Phoebe Dynevor, che ha interpretato Daphne Bridgerton
Se Simon è scomparso di colpo, Daphne ha fatto un’uscita più graduale. Phoebe Dynevor è tornata brevemente nella seconda stagione, ma ha poi confermato di non essere coinvolta nei capitoli successivi di Bridgerton. Anche in questo caso, la motivazione è narrativa prima ancora che personale.
«La storia di Daphne era completa» ha dichiarato l’attrice. «Ha avuto il suo lieto fine, ed è giusto così».
Phoebe Dynevor ha poi ammesso di essere una grande fan della serie, ma di sentirsi pronta a esplorare ruoli diversi. Un addio elegante, coerente con il personaggio che ha contribuito a rendere la serie un fenomeno globale.
Charithra Chandran, che ha interpretato Edwina Sharma
La seconda stagione ha ruotato attorno al triangolo amoroso tra Anthony, Kate ed Edwina Sharma. Ma, una volta concluso quel capitolo, Charithra Chandran, che ha interpretato Edwina, ha chiarito che non tornerà stabilmente nel mondo di Bridgerton.
«La storia di Edwina è arrivata a una conclusione naturale», ha spiegato.
L’attrice ha sottolineato come il personaggio abbia trovato una nuova consapevolezza e un nuovo inizio lontano da Londra, rendendo superfluo un ritorno. Anche qui, nessun drama: solo una scelta coerente con l’arco narrativo.
**Jonathan Bailey racconta il destino di Anthony nella quarta stagione di Bridgerton**
Ruby Barker, che ha interpretato Marina Thompson
Più complessa e dolorosa è stata l’uscita di scena di Ruby Barker, interprete di Marina Thompson. Presente nelle prime due stagioni di Bridgerton, il suo personaggio aveva una traiettoria narrativa oscura e irrisolta, che ha diviso il pubblico.
La stessa Barker ha raccontato pubblicamente le difficoltà vissute durante e dopo l’esperienza nella serie, parlando apertamente di salute mentale. «Non mi sono sentita supportata» ha detto in un’intervista, spiegando che il periodo successivo a Bridgerton è stato particolarmente duro.
Il suo ritorno non è mai stato annunciato, e la sua storia sembra essersi chiusa definitivamente fuori scena.
Jessica Madsen, che ha interpretato Cressida Cowper
Diverso, e più sorprendente, il caso di Cressida Cowper. Per tre stagioni è stata una presenza fissa: antagonista, provocatrice, spesso sopra le righe. Nella terza stagione, però, Bridgerton le ha regalato una backstory più profonda e ambigua, culminata in un finale amaro.
Jessica Madsen ha lasciato intendere che il suo percorso nella serie potrebbe essersi concluso, spiegando di aver dato tutto al personaggio. «Cressida è stata intensa, complessa, e raccontarla è stato un viaggio», ha detto. Un addio che lascia il segno, proprio perché arriva nel momento di massima complessità narrativa.
**4 consigli per trovare l'amore (dai personaggi di Bridgerton)**
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