Cosa fare a Milano nel weekend del 22 e 23 giugno

Feste, eventi, manifestazioni culinarie e concerti: ecco gli eventi più belli in programma per decidere cosa fare a Milano nel fine settimana

Il weekend del solstizio d'estate a Milano è tutto una festa.

Sono tanti infatti i party sparsi per la città che celebrano l'arrivo della bella stagione e occasioni speciali.

Un intero fine settimana per ballare, cantare, mangiare e soprattutto divertirsi.

Spazio anche alle mostre e ai festival culinari, specie per gli appassionati di cucina orientale.

Ecco tuti gli appuntamenti da non perdere.

(Continua sotto la foto)

milano pride week mostra

Milano Pride Week

La Prima Volta Fu Rivolta, è questo il titolo dell’edizione 2019 della Milano Pride e della mostra che dal 21 al 30 giugno sarà visitabile al Pop di via Tadino, in zona Porta Venezia.

Una collettiva di opere fotografiche e video a cura di Alice Redaelli, che si ispira alla determinazione con cui furono portati avanti i Moti di Stonewall e afferma l’importanza della diversità e della tolleranza nella lotta alle discriminazioni e alle violenze.

Il prossimo weekend poi si terranno gli eventi clou, dalla fiaccolata alla parata finale di domenica 30.

sushi misto

Milano sushi festival

Fino al 23 giugno Piazza Città di Lombardia ospita la prima manifestazione dedicata al sushi in città.

Cinque giornate dedicate al piatto tipico della cucina giapponese a base di riso bollito e aromatizzato con zucchero e aceto di riso, in cui i visitatori potranno assaggiare le specialità di una cucina fra le più pregiate al mondo.

La cucina principale sarà gestita da Finger’s che occuperà l'aera quadrata centrale. Gli altri corner food sono affidati a truck e ristoranti come Sushita, Karē No Kuruma, Takoyaki Ya, Pops Soba by Zazà Ramen e Maido.

L’evento sarà l’occasione per gustare una variegata proposta di sushi, rolls, zuppe, ravioli. Tartare e altri piatti tipici, da accompagnare a cocktail e musica.

party like deejay

Party like a Deejay

Sabato 22 si terrà la grande festa di Radio Deejay, organizzata quest’anno presso Mind – Milano Innovation District, il parco scientifico e tecnologico di Expo.

Dopo i sold out delle passate edizioni a Roma, Torino e Bologna, il party torna a Milano con una no stop di 12 ore di musica, tutti i protagonisti e gli amici dell’emittente radiofonica e le attività degli sponsor, tra giochi, gadget in omaggio e nuovi prodotti (come le Drops of Tea, i nuovi infusi orientali lanciati da S. Bernardo)..

Tra gli ospiti previsti: Mika, Måneskin, Achille Lauro, Coez, Elisa, J-Ax & Tormento, Ghali, Mahmood, Thegiornalisti.

A seguire, poi, il Deejay Time, con Albertino, Fargetta, Molella e Prezioso alla consolle.

Arianteo

Tornano anche quest’estate le sale cinematografiche per chiunque voglia godersi film all’aria aperta.

Oltre 70 i titoli in programma per quella che è diventata una rassegna ormai cara ai milanesi e tra le più importanti dell’estate.

Le pellicole premiate agli ultimi festival, le prime visioni e anche le anteprime saranno proiettate nelle storiche sedi di Palazzo Reale, dell’Umanitaria e del Chiostro dell’Incoronata.

Per scoprire il programma dettagliato visitare il sito dedicato.

locanda alla mano

Concerti in locanda

Prosegue la rassegna di musica classica organizzata en plein air nel cuore del Parco Sempione. Questo weekend saranno due i concerti ad animare la Locanda alla mano dalle 11.

Sabato 22 si terrà l'esibizione di Simona Marchesi (figlia del celebre chef Gualtiero) e di altre tre arpiste, che si pongono l'obiettivo di guidare l'ascoltatore attraverso i secoli e i diversi generi musicali.

Domenica 23, invece, sarà la volta di Luca Buratto, celebre pianista definito un «virtuoso fuori dal comune» dal The Telegraph e «un nome da seguire» per il The Guardian.


elettrauto

Elettrauto party

Venerdì 21 lo storico locale di via Cadore che prende il nome dall’ex officina che un tempo si trovava in quegli spazi festeggia il suo tredicesimo compleanno.

Per celebrare il prestigioso traguardo è prevista una serata a base di finger food e tshirt omaggio, oltre ovviamente ai cocktail che hanno reso celebre il bar in stile tipicamente newyorkese.

Si comincia alle 19 con un concerto jazz della Frigia’s band, per poi passare alle sonorità indie rock del gruppo Moonage.

In chiusura poi si canta a squarciagola e si balla in strada fino a tarda sera.

aspria harbour

Pool Party Aspria

Sabato 22 giugnoAspria Harbour Club organizza un festa in piscina in tipico stile vintage, tra colori fluo, giacche oversize e capelli cotonati.

Dalle 22.00 in poi si torna negli anni ‘70-‘80 grazie alle atmosfere tipiche della disco music del tempo, ma anche attraverso il dress code e gli accessori in voga in quegli anni.

Il Country Clubsarà invaso da pattini a rotelle, mega cuffie e stereo portati in giro sulla spalla.

Special Guest della serata, direttamente dalla celebre discoteca Studio54 di New York, Kenny Carpenter

tour quiz ortica

Tour Quiz Ortica

Per viaggiare e scoprire posti nuovi e insoliti non sempre è necessario andare lontano. Anzi, spesso alcuni tesori sono proprio a portata di mano.

Sulla base di questa convinzione nasce il Tour Quiz nel quartiere Ortica, per far conoscere agli avventori la piccola rivoluzione del colore che lo ha coinvolto negli ultimi anni, grazie alla street art che ha dato vita a veri e propri musei a cielo aperto.

L’idea è di far sì che la visita diventi un gioco, in programma domenica 23 dalle 16 alle 19, con punto di ritrovo presso il Teatro Cinema Martinitt.

I partecipanti saranno suddivisi in squadre, per una caccia al tesoro alla scoperta di risvolti insoliti della città. Saranno forniti una mappa del percorso, un libretto con le storie più interessanti e curiose e un braccialetto.

Alla fine del tour è previsto un drink per godersi il tramonto in cascina.

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Ferrari, la musica e il mito della performance: a Modena le auto leggendarie delle icone della musica 

formato EVIDENZA
C’è una parola che torna spesso quando si parla di Ferrari: performance.
Ma la performance, prima ancora di essere un dato tecnico, è un fatto culturale. 

Dal 18 febbraio 2026, al Museo Enzo Ferrari, la mostra The Greatest Hits – Music Legends and their Ferraris prende questa parola e la sposta di campo. Non più solo pista, cavalli e velocità, ma palco, voce e presenza scenica. Così, un’operazione che potrebbe sembrare puramente celebrativa – rockstar e supercar, un binomio quasi automatico – diventa un’indagine sulla costruzione dell’identità pubblica. 

Cosa succede quando un oggetto industriale diventa autobiografia? 

La 250 GTO di Nick Mason, cofondatore e batterista dei Pink Floyd, non è soltanto una delle Ferrari più rare al mondo, è l’auto di un musicista che ha fatto del tempo, del ritmo e della tensione la propria grammatica espressiva. Nelle sue scelte collezionistiche si riconosce lo stesso approccio con cui i Pink Floyd costruivano paesaggi sonori stratificati: precisione, controllo dell’intensità, equilibrio tra potenza e misura. La GTO, con la sua aura quasi mitologica, diventa così una naturale estensione di quell’estetica. 

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Ferrari 250 GTO di Nick Mason 
Photo Courtesy of Ferrari Style Press Office

Diversa è la traiettoria con cui, negli anni Ottanta, l’immaginario Ferrari entra in uno dei videoclip più iconici della storia del pop: Material Girl di Madonna. Qui l’automobile smette di essere semplice oggetto di lusso e diventa elemento scenico in una riflessione ironica sul rapporto tra desiderio, potere e indipendenza economica. In un universo culturale in cui la Ferrari è stata a lungo letta come simbolo di affermazione maschile, Madonna ne ribalta il codice: non è un premio da conquistare, ma uno strumento narrativo sotto il controllo dell’artista. 

Con Eric Clapton il discorso cambia ancora. La SP12 commissionata a Maranello non è semplicemente una Ferrari, ma una one-off costruita su misura. Come una chitarra modificata fino a restituire il timbro desiderato, l’auto nasce da un’esigenza personale. Clapton non sceglie un modello: costruisce un progetto. E in questo gesto c’è un’idea profondamente artistica, quella per cui l’oggetto deve aderire alla propria identità, non il contrario. 

Altrettanto significativo è il legame con Cher. In un percorso costruito sulla trasformazione continua, la Ferrari entra come simbolo di permanenza dentro il cambiamento, restare iconica mentre tutto muta. Se per generazioni di uomini il cavallino rampante è stato certificato di conquista e successo, per un’artista come Cher diventa superficie di autorappresentazione, parte di una regia consapevole della propria immagine. 

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Ferrari 250 LM di Cher
Photo Courtesy of Ferrari Style Press Office

Per decenni, del resto, la Ferrari è stata narrata come emblema di potere maschile: successo economico, controllo, dominio della velocità. La mostra non cancella questa stratificazione simbolica, ma la complica. La mette in dialogo con corpi, voci e immaginari che ne ridefiniscono il significato. L’automobile non è più soltanto un trofeo, è un linguaggio. 
Ed è attraverso la narrazione che questo linguaggio prende forma. 

Il percorso espositivo intreccia immagini d’archivio e contenuti sonori, e le storie delle auto e dei loro proprietari diventano suono in un podcast realizzato da Chora Media, con la partecipazione di Federico Buffa. Non semplici didascalie audio, ma racconti che restituiscono profondità e contesto emotivo. La voce – elemento centrale nella vita degli artisti – diventa così anche strumento curatoriale, un’ulteriore forma di performance.

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Photo Courtesy of Ferrari Style Press Office

Ferrari così non entra nella musica per appropriarsene, ma perché riconosce un terreno comune: la tensione tra rigore e istinto. Un concerto, come una guida ad alte prestazioni, è il risultato di ore di preparazione che devono scomparire nel momento dell’esecuzione. 

Non è un caso che il Museo, dopo aver chiuso il 2025 con oltre 890 mila visitatori, abbia scelto di rafforzare questo dialogo diventando premium sponsor della prima edizione italiana del Jazz Open Modena. Il jazz, più di ogni altro genere, racconta questa dialettica: struttura e improvvisazione, tecnica e libertà, la stessa logica che governa un motore ad alte prestazioni. 

In fondo, il titolo The Greatest Hits non parla soltanto di canzoni celebri, ma di momenti in cui forma e intensità coincidono, di quando un oggetto supera la sua funzione e diventa segno culturale. 

Una Ferrari sarà pur sempre un’auto, ma può anche essere un autoritratto. E forse è questo che la mostra mette davvero in scena: la costruzione del mito, quel territorio ambiguo in cui talento, desiderio e immaginario collettivo si intrecciano fino a trasformare la tecnica in emozione, proprio come accade con la musica. 

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Come rinnovare l'armadio con micro esperimenti di upcycling domestico

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Trasformare i propri capi con creatività è un gesto di stile, ma anche un modo per riscoprirsi: piccoli interventi, grande personalità

Nell’epoca in cui tutto corre veloce -mode, trend, consumi - c’è un gesto che ci riporta al centro: rimettere le mani sui nostri abiti, toccarli, guardarli da vicino, reinventarli. È più di un esercizio creativo: è un modo per rallentare, riscoprire il potere della manualità e dare nuova vita alle cose che abbiamo già.
Così nasce Re-fashion Yourself, un invito contemporaneo a trasformare il proprio guardaroba attraverso micro esperimenti di upcycling domestico: piccoli interventi, zero tecnicismi, massima soddisfazione.

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Perché l’upcycling è la nuova forma di self-care

Upcycling non significa soltanto riciclare: significa trasformare qualcosa in meglio, ridandogli dignità e carattere. È un atto che parla di noi: ci ricorda che possiamo cambiare, migliorare, cambiare forma senza perdere il nostro valore.

Rinnovare un capo, infatti, è anche un gesto emotivo. È il piacere di fare qualcosa con le mani, di creare qualcosa di unico, di vedere nascere bellezza da un oggetto che credevamo “finito”. È un modo per dire: non ho bisogno di comprare sempre, posso creare.

Micro esperimenti creativi (facilissimi) da provare subito

I micro esperimenti di upcycling sono piccoli gesti creativi, facili e immediati, che possono trasformare un capo dimenticato in qualcosa di nuovo e sorprendente. Basta partire da un maglione che non indossate più: potete aggiungere un bordo di pizzo, qualche punto a contrasto o una toppa colorata sul gomito per dargli un’aria poetica e vissuta.

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Anche la camicia bianca, quel classico che abbiamo tutte nell’armadio, può reinventarsi con un nodo in vita, un bottone vintage o le maniche accorciate, diventando un top elegante e trasformabile. I jeans, poi, sono una tela perfetta per sperimentare: una cucitura lasciata a vista, una patch, un piccolo ricamo o un fiore disegnato con la candeggina li rendono immediatamente unici.

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Lo stesso vale per accessori e t-shirt: una borsa cambia anima sostituendo la tracolla o annodando un foulard al manico, mentre una maglietta può diventare un capo speciale con una parola ricamata vicino al cuore o un dettaglio grafico fatto a mano. Sono interventi minimi, quasi istintivi, ma capaci di rinnovare completamente ciò che già avete, e di raccontare una versione più personale e creativa di voi stesse.

Upcycling domestico: reinventare un capo, reinventare se stesse

Re-fashion Yourself non è una tendenza: è una filosofia. È scegliere di creare invece di comprare, di trasformare invece di buttare, di rallentare invece di seguire l’ennesima micro-tendenza. È un atto di libertà, di autonomia e, sì, anche di stile. Perché alla fine, il capo più bello è quello che parla di noi.

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"PrimaFestival '26 sarà un pre-show brillante e appassionato". Parola delle conduttrici!

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Un trio tutto al femminile accenderà l'atmosfera del Festival prima della gara sul palco dell'Ariston. Le conduttrici Ema Stokholma, Carolina Rey e Manola Moshlei si raccontano alla vigilia del loro PrimaFestival 

Lo dice già il nome: il PrimaFestival anticipa la kermesse canora sanremese (in programma dal 24 al 28 febbraio), raccontandone le chicche in arrivo dal backstage e l’atmosfera pre-festivaliera. 

In diretta ogni sera, a partire da sabato 21 febbraio, subito dopo il Tg1 delle 20.00, dalla glass box posizionata subito fuori dal Teatro Ariston, le tre conduttrici Ema StokholmaCarolina Rey e Manola Moshlei accompagneranno il pubblico verso l’inizio di Sanremo, mescolando informazione e intrattenimento con un tono pop, brillante, contemporaneo.

“Saranno le mie Charlie’s Angels”, aveva dichiarato Carlo Conti durante la conferenza stampa di presentazione. Una frase ironica, sì, che lasciava già intuire le ragioni dietro alla scelta di questo trio tutto al femminile: dare al PrimaFestival un carattere preciso, fatto di complicità, gioco di squadra, presenza scenica e conoscenza meticolosa del panorama musicale.

Chi sono le conduttrici del PrimaFestival 2026

Sono tre professioniste non solo della tv, ma anche della musica e in particolare del Festival. Hanno fatto parte della commissione musicale di Sanremo Giovani e non solo, sono anche molto conosciute dai radioascoltatori visto che ciascuna di loro lavora in radio come speaker: Ema a Radio 2, Carolina a RtL e Manola a 105.

Sono tre volti diversi, tre modi di stare davanti alla camera che non si sovrappongono ma si completano. Insieme hanno un obiettivo: condurre il PrimaFestival con un ritmo dinamico, un tono leggero ma autorevole, tra ironia e rispetto della macchina sanremese. 

grazia.it si sono raccontate e hanno svelato (poco, pochissimo) di quello che vedremo durante la settimana “santa” di Sanremo.

Ema Stokholma conduttrice PrimaFestival

Ema Stokholma (nome d'arte di Morwenn Moguerou) è una voce che il pubblico associa a spontaneità e cultura pop. Con la stessa naturalezza ha risposto alla chiamata di Carlo Conti: «Stavo facendo sarà Sanremo quando ho ricevuto la sua telefonata; rispondo e lui mi chiede: “Ema ti disturbo?”, io: “Sì”, senza pensarci, perché in effetti stavo lavorando, così lui ha attaccato il telefono. Non era proprio nei miei pensieri che mi proponesse di fare il PrimaFestival, lo avevo già fatto in passato e la regola non detta è che “il PrimaFestival si fa una volta sola”. Subito dopo mi sono detta “No, cosa hai fatto ?!”. Quindi l’ho richiamato e Carlo mi ha fatto la proposta… ovviamente non gli ho detto che lo avevo già fatto, avevo paura che ci ripensasse».

Nei panni di spettatrice che cosa ti attrae di più della kermesse?
«Le canzoni, alcune rimangono per anni e diventano parte del nostro quotidiano. Ce ne sono tante che sono diventate la colonna sonora della mia vita».

Dopo 76 anni di onorata carriera, che cosa secondo te tiene viva l’attesa sul prima, durante e il dopo Sanremo?
«Sanremo è un evento musicale incredibile, non esiste una cosa del genere in altri paesi. È una macchina gigantesca che ferma l’Italia per una settimana intera e questo è molto eccitante. Mi piace anche il lato un po' glamour del Festival, il fatto che i cantanti siano un po' come degli Dei dell'Olimpo».

Tra gli artisti in gara chi ti incuriosisce di più quest’anno?
«Non posso sbilanciarmi. Sono curiosa di ascoltare chi parteciperà per la prima volta e non vedo l’ora di vedere come gli artisti più giovani affronteranno questo palco, che mette tanta ansia e agitazione. Ovviamente faccio il tifo per tutti, perché quest'anno le canzoni mi piacciono tutte. Mi stuzzica molto la parte rap, che è il genere che sento più mio».

Siete tre donne che di musica ne masticate, in linea con l'impronta che Carlo Conti vuole dare a questo Sanremo. Quale “altro” personale contributo porterai al PrimaFestival?
«Cercherò di portare il mio buon umore, ma oltre a questo aggiungerò poco di personale durante il PrimaFestival, che è un contenitore neutro, in cui per correttezza non possiamo sbilanciarci troppo. Metterò più del mio durante la diretta radiofonica con Gino Castaldo, quella è una bolla che dura delle ore».

Quanto sei felice di questo incarico? 
«Sono super felice. In una scala da uno a Laura Pausini: Laura Pausini».

E un po’ d’ansia, c’è?
«C'è molta ansia, come sempre la diretta mette un po' d’agitazione… però è anche la cosa bella di questo lavoro».

Manola Moshlei conduttrice PrimaFestival

Manola Moslehi è una presenza elegante e sofisticata, capace di tenere insieme televisione tradizionale e linguaggi più contemporanei. Ma nonostante questo è sempre pronta a mettersi in gioco: «Mi trovavo in auto con due dei miei più cari amici e ho ricevuto una telefonata direttamente da Carlo Conti. Siccome eravamo nel vivo di Sanremo Giovani, pensando che potesse trattarsi di quello, la mia risposta alla chiamata è stata: “Dove sto sbagliando?”. E invece lui mi ha proposto la conduzione di PrimaFestival. Ho detto subito di sì. Non me l’aspettavo, anche se ci speravo. Non dico che sia un punto di arrivo, ma è un grande giro di boa per la mia carriera». 

Nei panni di spettatrice che cosa ti attrae di più della kermesse?
«Amo ascoltare le canzoni inedite. E quando l’artista sale sul palco e dà musica e voce a un brano a cui ha lavorato per dei mesi. Amo anche l’attesa che precede il Festival, una grande macchina che mi entusiasma da sempre per ciò che riesce a portare in scena». 

Dopo 76 anni di onorata carriera, che cosa secondo te tiene viva l’attesa sul prima, durante e il dopo Sanremo?
«Ci aveva visto lungo Pippo Baudo quando ha realizzato quel mitico ritornello “Perché Sanremo è Sanremo”. Il Festival è uno degli eventi televisivi più importanti dell’anno per noi italiani, celebra la nostra musica come qualcosa che ancora ci fa sentire fieri delle nostre origini». 

Tra gli artisti in gara chi ti incuriosisce di più quest’anno?
«I giovani, sicuramente. Con alcuni di loro ho già avuto a che fare per via del mio ruolo nella commissione artistica. Con Tredici Pietro, per esempio, che trovo un artista straordinario, e poi con Nayt, una penna molto interessante che potrebbe rivelarsi una grande sorpresa». 

Siete tre donne che di musica ne masticate, in linea con l'impronta che Carlo Conti vuole dare a questo Sanremo. Quale “altro” personale contributo porterai al PrimaFestival?
«Mi piacerebbe che in futuro non facesse più notizia il fatto che siamo tre donne alla conduzione di un programma. Sono fiduciosa che accadrà prima o poi. Detto questo, la mia sarà un’impronta al femminile, da “addetta ai lavori”. E mi piacerebbe anche dettare qualche tendenza, non sarebbe male». 

Quanto sei felice di questo incarico? 
«Non c’è un’unità di misura. Sono molto soddisfatta, credo sia la prima pacca sulla spalla che mi sia stata data in 40 anni».

E un po’ d’ansia, c’è? 
«L’ansia mi prende solo se non ho bene a fuoco quello che devo fare. Sono molto precisa, pignola e meticolosa su queste cose. Quindi, per ora, nessuna ansia». 

Carolina Rey conduttrice PrimaFestival

Carolina Rey aggiunge al trio esperienza e un tocco di mestiere, ma nonostante la lunga gavetta (dai programmi per bambini a quelli come inviata) è sempre pronta a mettersi in discussione. Come quando ha ricevuto la chiamata di Carlo Conti: «ero fuori dal portone del mio dentista, ho visto il numero e mi sono bloccata. Lì per lì ho pensato di aver fatto una battuta brutta o qualche gaffe durante una puntata di Sanremo Giovani e che lui volesse farmelo notare… Invece, non appena ho risposto mi ha detto che avrebbe voluto affidare a noi tre ragazze la conduzione del Prima Festival. Improvvisamente ho iniziato a piangere di gioia, sempre cercando di darmi un contegno al telefono con lui. È stato bello rendersi conto che in quel momento un mio sogno si stava realizzando».

Nei panni di spettatrice che cosa ti attrae di più della kermesse?
«Quando arriva⁠ il Festival è un po’ come quando la Nazionale italiana gioca ai Mondiali e arriva in finale: chiunque si sente parte della manifestazione e si diverte a commentare. Accade ogni anno ed è qualcosa di inspiegabile. È pura magia». 

Dopo 76 anni di onorata carriera, che cosa secondo te tiene viva l’attesa sul prima, durante e il dopo Sanremo?
«
Sanremo è una sorta di “festa nazionale”, un appuntamento seguito non solo dagli appassionati di musica, ma da un pubblico vasto, di tutte le età. Molte persone, per esempio, non prendono impegni nelle serate in cui va in onda, altre organizzano “cene a tema Festival” con la famiglia o con gli amici. Il Festival è così, un evento speciale e carismatico».

Tra gli artisti in gara chi ti incuriosisce di più quest’anno?
«Non vedo l’ora di ascoltare Arisa, sono felice del suo ritorno. Mi incuriosisce che la canzone in gara “Magica favola” sia stata scritta con Giuseppe Anastasi, autore di grandi capolavori come “Meraviglioso amore mio” e “La notte”. Attendo anche di vedere sul palco Lda, Aka7 e Sal Da Vinci, visto che ho un debole per la napoletanità». 

Siete tre donne che di musica ne masticate, in linea con l'impronta che Carlo Conti vuole dare a questo Sanremo. Quale “altro” personale contributo porterai al PrimaFestival?
«In effetti siamo tre donne con caratteri molto forti e diversi tra loro, tre personalità e colori diversi che si fonderanno insieme e questo è molto stimolante. Personalmente, vorrei portare una ventata di ironia, mi piace l’idea di poter rendere tutto un po’ più frizzante e divertente… speriamo di riuscirci!».

Quanto sei felice di questo incarico? 
«
Sono al settimo cielo! Penso che la vita sia composta anche da attimi di felicità e questo per me è sicuramente uno di quelli più intensi e appaganti».

E un po’ d’ansia, c’è?
«Un po’?! Parecchia! Ma ogni esperienza importante comporta un senso di responsabilità e quindi anche una buona dose d’ansia, a cui si aggiunge la voglia di fare bene e di non deludere le aspettative del pubblico e di chi ha creduto in me».

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Attenzione: questi errori potrebbero sabotare la vostra idratazione

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Bere acqua è solo il primo passo: ecco quali errori di idratazione potrebbero impedirvi di ottenere benefici concreti ogni giorno

Mantenere una corretta idratazione è uno dei consigli più ripetuti quando si parla di benessere. Acqua è infatti sinonimo di più energia, pelle più luminosa, digestione più regolare, concentrazione più stabile e non solo.

L’idratazione è davvero alla base di quasi ogni funzione del nostro organismo, dal metabolismo alla termoregolazione, fino alla chiarezza mentale. Eppure, può capitare di aumentare i bicchieri d’acqua quotidiani senza notare quei benefici promessi.

Il motivo? Non basta bere “un po’ di più” o ricordarsi dell’acqua solo a metà giornata. Una corretta idratazione è fatta di costanza, qualità delle scelte e attenzione ai segnali del corpo.

Ci sono abitudini che sembrano innocue (o peggio, addirittura virtuose) ma che in realtà sabotano i nostri sforzi. Se bevete acqua ma non vedete i risultati, probabilmente state commettendo uno di questi errori.

**6 trucchi per bere 2 litri di acqua al giorno senza nemmeno accorgersene**

**A che ora bere acqua per ottenere maggiori benefici? La risposta vi sorprenderà**

10 errori di idratazione che vi lasciano assetate

(Continua sotto la foto) 

perché ho sempre fame bere

1. Pensate che otto bicchieri al giorno siano la regola universale

L’idea degli otto bicchieri al giorno è rassicurante perché semplice, ma non è una formula valida per tutti. Il fabbisogno di liquidi varia in base a età, peso, attività fisica, clima e stato di salute. Alcune persone hanno bisogno di più acqua, altre leggermente meno. Più che fissarsi su un numero, è utile osservare i segnali del corpo: un’urina troppo scura, stanchezza o difficoltà di concentrazione possono indicare che l’idratazione non è sufficiente.

2. Bevete solo quando avete sete

La sete non è il primo segnale, ma l’ultimo campanello d’allarme. Quando avvertiamo la sensazione di sete, il corpo è già in una fase iniziale di disidratazione. Aspettare quel momento significa inseguire un deficit. L’idratazione dovrebbe essere costante e distribuita nell’arco della giornata, non una risposta d’emergenza.

3. Recuperate tutto in una volta

Se durante la giornata bevete poco e poi, a fine pomeriggio, cercate di compensare con grandi quantità d’acqua, non state davvero aiutando il corpo. Bere troppo in poco tempo può causare gonfiore e non garantisce un assorbimento efficace. Inoltre, concentrare i liquidi nelle ore serali può disturbare il sonno. L’idratazione funziona meglio quando è regolare e graduale.

4. Non monitorate quanto bevete effettivamente

Tra lavoro, impegni e distrazioni, è facile accorgersi a fine giornata di aver bevuto pochissimo. Tenere una borraccia visibile sulla scrivania o impostare piccoli promemoria può aiutare a rendere l’idratazione più consapevole. Spesso il problema non è la mancanza di volontà, ma la semplice dimenticanza.

5. Ignorate i cibi ricchi d’acqua

L’idratazione non passa solo dal bicchiere. Frutta e verdura ad alto contenuto di acqua (come cetrioli, anguria, fragole o zucchine) contribuiscono in modo significativo al bilancio quotidiano dei liquidi. Anche zuppe, frullati e smoothie sono alleati preziosi. Una dieta varia e ricca di vegetali può coprire una parte importante del fabbisogno giornaliero.

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6. Esagerate con gli elettroliti

Le bevande con elettroliti sono utili in situazioni specifiche, come sport intensi o esposizione prolungata al caldo. Ma per la maggior parte delle persone, una dieta equilibrata fornisce già sodio, potassio e magnesio a sufficienza. Consumare quotidianamente bevande sportive può aggiungere zuccheri inutili senza reali benefici per l’idratazione.

7. Vi affidate troppo a bevande zuccherate

Bibite, succhi industriali e caffè aromatizzati possono sembrare dissetanti, ma non sostituiscono l’acqua. Lo zucchero in esse presente può persino ostacolare una corretta idratazione e contribuire a cali energetici improvvisi. Se l’obiettivo è sentirsi più lucide e leggere, l’acqua resta la scelta più efficace.

8. Esagerate con la caffeina o le bibite gassate

Le bevande gassate danno una sensazione di pienezza che può far credere di aver bevuto abbastanza, mentre la caffeina può aumentare la perdita di liquidi. Non bisogna per forza eliminarle del tutto, ma limitarle e non considerarle la principale fonte di idratazione quotidiana.

9. Non adattate l’apporto di liquidi alle circostanze

Il fabbisogno di liquidi cambia. Con il caldo, durante una malattia o in caso di attività fisica intensa, il corpo perde più acqua e ha bisogno di reintegrare. Anche l'uso di alcuni farmaci o il consumo di alcol possono aumentare il rischio di disidratazione. L’idratazione non è statica: va modulata in base al momento.

10. Pensate che più acqua significhi sempre più benessere

Se bere troppo poco è un problema, anche l’eccesso può esserlo. Assumere grandi quantità di acqua in tempi molto brevi può alterare l’equilibrio dei sali minerali nel sangue. Un segnale di eccessiva idratazione può essere un’urina completamente trasparente per periodi prolungati. Come spesso accade, la parola chiave è equilibrio.