8 consigli pratici per accelerare il metabolismo

Per perdere peso, si sa, non è mai una passeggiata. Bisogna impegnarsi per mantenere costantemente uno stile di vita sano, fatto di un'equilibrata alimentazione e attività fisica quotidiana.
Ci sono però alcuni consigli da seguire che possono aiutarvi a raggiungere i vostri obiettivi - e hanno a che fare con il metabolismo.
Il metabolismo di una persona è la velocità con cui il suo corpo brucia calorie per produrre energia. Questa velocità però dipende da diversi fattori come l'età, il sesso, la genetica, il grasso corporeo, la massa muscolare e livello di attività.
Più il metabolismo è alto più calorie si bruceranno, sia a riposo che durante l'attività.
Quindi, se si vuole perdere peso, si potrebbe provare a inserire alcuni cambiamenti nel proprio stile di vita per accelerare il metabolismo e - di conseguenza - bruciare più grassi.
Ecco allora 8 consigli pratici per accelerare il metabolismo e perdere peso.
(Continua sotto la foto)
1. Seguite allenamenti cardio ad alta intensità
Fare esercizio fisico ad alta intensità manterrà il metabolismo e la combustione dei grassi elevati per parecchie ore, anche una volta finito l'allenamento.
Per ottenere i benefici desiderati e perdere peso velocemente, potreste provare a seguire una lezione intensa in palestra, come il workout HIIT, o andare a correre, a nuotare o in bici al posto della vostra passeggiata regolare.
In generale, l'esercizio aerobico non aumenta i muscoli ma può aumentare il metabolismo. La chiave è spingersi oltre la propria zona di comfort.
**8 consigli per fare più esercizio fisico (e dimagrire) senza andare in palestra**
2. Bevete molta acqua
Essere anche solo leggermente disidratati fa sì che il metabolismo rallenti. Per questo, l'acqua è l'alleato numero uno per un metabolismo ottimale.
Svariati studi hanno rilevato che bere 1,5 litri di acqua al giorno ha ridotto il peso medio e l'indice di massa corporea in un gruppo di donne in sovrappeso di età compresa tra 18 e 23 anni.
Secondo le ricerche, consumare mezzo litro di acqua ogni ora potrebbe aumentare il metabolismo a riposo del 10-30%. Inoltre, bere 1-2 bicchieri d'acqua prima dei pasti potrebbe riempirti e aiutarti a consumare meno calorie.
**Bere 2 litri di acqua al giorno aiuta davvero a dimagrire?**
3. Lavorate stando in piedi
Stare seduti per lunghi periodi di tempo si traduce in meno calorie bruciate; quindi alzarsi in piedi è essenziale per le persone che cercano di accelerare il proprio metabolismo.
In effetti, gli studi suggeriscono che interrompere lunghi periodi di seduta potrebbe aiutare non solo a migliorare il metabolismo ma anche a ridurre i fattori di rischio per la salute in generale.
In questo senso, sopratutto se lavorate ancora da casa, può essere utile investire in una scrivania regolabile in altezza o fare brevi pause per alzarsi e camminare.
**6 regole per non rovinarsi la postura (e la vita) con lo smart working**
4. Via libera agli spuntini (meglio ancora se ricchi di fibre)
Sembra un controsenso, ma mangiare più spesso aiutata a perdere peso più velocemente.
Quando si fanno pasti abbondanti ma con molte ore di pausa tra uno e l'altro, il metabolismo rallenta tra i vari pasti. Fare un piccolo spuntino ogni 3 o 4 ore fa invece accelerare il metabolismo, in modo da bruciare più calorie nel corso della giornata.
Nei pasti e negli spuntini bisognerebbe anche aumentare l'assunzione di fibre. Essendo indigeribile, una dieta ricca di fibre aumenta il metabolismo.
Come? Le fibre, sia solubili che insolubili, sono indigeribili, per questo il corpo consuma svariate calorie nel tentativo di assimilarle. Di conseguenza, digerire diete ricche di fibre richiede più energia rispetto a digerire carboidrati raffinati; e il metabolismo aumenta.
**10 cibi che accelerano il metabolismo**
5. Bevete caffè e tè verde
Se vi piace il caffè, mettere in pratica questo consiglio sarà un gioco da ragazzi.
Preso con moderazione, uno dei benefici del caffè è quello di aumentare, seppure a breve termine, il tasso metabolico. Questo perché la caffeina contenuta nel caffè è una sostanza capace di influenzare il metabolismo umano.
Inoltre, il caffè infatti stimola la secrezione gastrica e biliare e diminuisce l'appetito riducendo la sensazione di fame.
Se invece del caffè preferite il tè, allora scegliete il tè verde. È stato dimostrato che aumenta il metabolismo del 4-5% a risposo, e circa il 17% in più durante un esercizio moderatamente intenso.
**Infusi detox (e non solo): cosa bere per dimagrire e sgonfiare la pancia**
6. Tonificate i muscoli
Il muscolo è metabolicamente più attivo del grasso e fare esercizi di tonificazione muscolare può aiutare ad accelerare il metabolismo, anche a riposo.
In uno studio, alcune donne in sovrappeso sono state sottoposte a una dieta di 800 calorie al giorno, senza esercizio aerobico o ma solo con allenamenti di resistenza. Dopo la dieta, le donne che hanno fatto l'allenamento di resistenza hanno mantenuto la massa muscolare e livelli di metabolismo tendenzialmente alti. Le altre invece hanno perso peso, ma hanno anche perso massa muscolare e hanno subito una diminuzione del metabolismo.
Dopo una sessione di allenamento di forza, infatti, si attivano i muscoli di tutto il corpo, aumentando il tasso metabolico medio giornaliero.
**10 esercizi da fare tutti i giorni per rimettersi in forma in vista della prova costume**
7. Dormite almeno 8 ore per notte
Il sonno di per sé non diminuisce il metabolismo. Ma la mancanza di sonno può causare squilibri ormonali, con conseguente disregolazione degli ormoni legati alla fame e all'appetito.
La mancanza di sonno può infatti portare una persona ad avere più fame durante il giorno e sentirsi meno contenta quando mangia. Inoltre, potrebbe innescare il desiderio di pasti pieni di zucchero.
Secondo gli esperti, quindi, la mancanza di sonno non compromette il metabolismo, ma rende molto più difficile il consumo di cibo in modo salutare.
**Quante ore bisogna dormire per dimagrire? La risposta degli esperti**
8. Evitate diete lampo
Come già abbiamo visto, perdere peso è un percorso lungo e (spesso) difficile, con (praticamente) nessuna scorciatoia.
Ad esempio, le diete drastiche - quelle che implicano mangiare meno di 1.200 (per una donna) o 1.800 (per un uomo) calorie al giorno - sono dannose per chiunque speri di accelerare il proprio metabolismo.
Queste diete magari possano sì aiutarvi a perdere peso, ma i risultati sarebbero solo momentanei e a scapito di una corretta e salutare alimentazione. Inoltre, le diete lampo spesso si ritorcono contro, poiché fanno perdere massa muscolare, il che a sua volta rallenta il metabolismo.
Il risultato finale è che il tuo corpo brucia meno calorie e aumenta di peso più velocemente rispetto a prima della dieta.
**5 trucchi per produrre meno ormoni della fame (e dimagrire senza dieta)**
© Riproduzione riservata
Sarah Ferguson si rifugia in Svizzera dopo l'arresto del principe Andrea per le email legate a Epstein

Da settimane il clima attorno alla famiglia reale britannica è tutt’altro che sereno. Dopo l’arresto dell'ex principe Andrea con l’accusa di cattiva condotta in carica pubblica e le nuove rivelazioni legate agli "Epstein files", l’attenzione mediatica si è rapidamente spostata anche su chi, negli anni, gli è rimasto accanto. E tra i nomi tornati sotto i riflettori c’è quello di Sarah Ferguson.
L’ex Duchessa di York, 66 anni, non appare in pubblico da mesi. L’ultima volta era stata vista al battesimo della nipote Athena, a Londra, lo scorso dicembre. Poi, il silenzio.
Secondo diverse ricostruzioni della stampa britannica, Sarah Ferguson avrebbe lasciato il Regno Unito poco dopo Natale per rifugiarsi in Svizzera, presso la Paracelsus Recovery Clinic di Zurigo, una struttura privata specializzata in salute mentale e dipendenze, nota per i suoi programmi altamente personalizzati e riservati.
La clinica, che secondo quanto riportato dai tabloid, avrebbe un costo di circa 13mila sterline al giorno, viene descritta dal fondatore come un «santuario» dove ricevere cure senza giudizio. Tra i servizi offerti figurano programmi per burnout, depressione, ansia e traumi, con équipe mediche dedicate e un livello di privacy elevatissimo.
Non si tratterebbe di una novità per l’ex duchessa: in passato aveva già parlato pubblicamente della struttura, definendola un luogo sicuro in cui affrontare le proprie fragilità, e aveva raccontato di aver ricevuto lì la diagnosi di disturbo da stress post-traumatico e ADHD.
**Il principe William commenta l'arresto dello zio Andrea (e il futuro della monarchia)**
(Continua sotto la foto)
© Riproduzione riservata
Il principe William commenta l'arresto dello zio Andrea (e il futuro della monarchia)

La prima apparizione pubblica dopo una tempesta mediatica dice sempre molto più di mille comunicati ufficiali. E quella del principe William ai BAFTA Awards 2026, accanto a Kate Middleton, è arrivata in uno dei momenti più delicati per la monarchia britannica.
Pochi giorni prima, infatti, l’ex principe Andrea era stato arrestato con l’accusa di cattiva condotta in carica pubblica, nell’ambito delle nuove indagini legate agli "Epstein files", riguardanti l'ex finanziere statunitense accusato di pedofilia e traffico sessiale, amico di Andrea.
Sul pink carpet londinese, tra abiti couture e flash dei fotografi, l’atmosfera era elegante ma inevitabilmente tesa. Il principe William, 43 anni, non ha evitato le domande. Interpellato sul film Hamnet, che racconta il dolore di William Shakespeare e della moglie Agnes Hathaway per la morte del figlio undicenne, ha ammesso di non averlo ancora visto.
La motivazione? «Ho bisogno di essere in uno stato piuttosto calmo e al momento non lo sono. Lo vedrò più avanti», ha spiegato. Una frase breve, ma che ha immediatamente fatto il giro dei media.
L’arresto dell'ex Duca di York, avvenuto il 19 febbraio (giorno, peraltro, del suo 66° compleanno) ha riaperto ferite mai del tutto rimarginate all’interno della famiglia reale. Andrea è stato interrogato dalla polizia per undici ore e poi rilasciato, mentre le indagini proseguono. Secondo alcune indiscrezioni, gli investigatori potrebbero estendere le verifiche anche ad ambienti e dispositivi legati ai suoi precedenti incarichi ufficiali.
In questo scenario complesso, il principe William si trova in una posizione particolarmente delicata. Se in passato era rimasto ai margini della vicenda Epstein, oggi la questione tocca direttamente il futuro della monarchia.
Più volte ha parlato di una visione improntata «all'evoluzione, non rivoluzione», con l’obiettivo di modernizzare l’istituzione e rafforzarne la credibilità agli occhi dell’opinione pubblica. Ma ogni nuovo sviluppo legato allo zio rischia di complicare questo percorso.
**Il principe William sta pianificando un grande cambiamento per quando diventerà re**
Buckingham Palace ha fatto sapere che re Carlo III guarda con «profonda preoccupazione» alle accuse e sostiene un’indagine completa, equa e condotta dalle autorità competenti. Anche il principe William e Kate, tramite il loro portavoce, hanno espresso inquietudine per le rivelazioni e ribadito che il loro pensiero resta rivolto alle vittime.
Ma per il principe William, l’arresto dello zio non è solo una vicenda familiare: è una prova istituzionale che potrebbe segnare in modo decisivo il suo cammino verso il trono.
© Riproduzione riservata
Oltre il podio: cosa ci insegnano davvero le Olimpiadi quando si spengono le luci?

Le Olimpiadi finiscono sempre così: con una cerimonia che commuove tutti noi, un ultimo sventolio di bandiere, le immagini che scorrono veloci sui social e una promessa di rivederci tra quattro anni.
È quello che è successo anche con i Giochi di Milano-Cortina 2026: settimane intense, totalizzanti, capaci di entrare nelle nostre case e nei nostri discorsi quotidiani. Ma la domanda è inevitabile: cosa resta davvero, quando si spengono le luci? È lì, in quella domanda, che si nasconde il legame più profondo tra Olimpiadi e resilienza.
(Continua sotto la foto)
Crediamo rimanga molto più di un medagliere. Restano storie, immagini che non sono solo sportive, ma totalmente umane. Restano corpi che hanno attraversato il limite e lo hanno ridefinito e restano donne e uomini che, prima ancora di vincere, hanno scelto di non smettere di provarci.
La resilienza non è una parola motivazionale
C'è una linea continua che attraversa queste Olimpiadi ed è quello che chiamiamo il filo della resilienza. Non di certo quella da hashtag, ma quella concreta, fatta di fisioterapia alle sei del mattino e di sconfitte che bruciano.
Tra i volti più potenti di questa resilienza è stato quello di Federica Brignone. Dieci mesi fa una caduta devastante, un infortunio che avrebbe potuto chiudere la carriera di chiunque. Una frattura complessa, la ricostruzione del legamento, mesi di riabilitazione. E poi l’oro nel SuperG, davanti al pubblico di casa. No, non stiamo parlando di una favola ma di un vero processo. Brignone non ha vinto “nonostante” la fragilità ma ha vinto attraversandola.
Accanto a lei, citiamo la longevità come forma di coraggio. Arianna Fontana, alla sua sesta Olimpiade, ha dimostrato che l’età non è un dettaglio anagrafico ma una forza competitiva. Restare ad altissimi livelli per così tanto tempo significa convivere con aspettative, pressioni, cambiamenti del corpo e del contesto. Significa scegliere ogni giorno di rinnovare il proprio patto con lo sport.
E poi la maternità, che nello sport femminile non è ancora un tema neutro. Francesca Lollobrigida è tornata sul ghiaccio dopo oltre un anno di stop per la gravidanza e ha conquistato due ori. Non ha messo tra parentesi la sua identità di madre per essere atleta, ma le ha fatte convivere. Ha mostrato infatti che eccellenza e vita possono nutrirsi a vicenda.
Non smettere mai di provarci: la lezione più grande
C’è un momento, in ogni Olimpiade, in cui capiamo che la vera posta in gioco non è l’oro. È la scelta di ripresentarsi sulla linea di partenza.
Gli ori italiani di questi Giochi infatti hanno avuto un tratto comune: nessuno è stato lineare. Nessuna carriera è stata perfetta così come nessun percorso si è dimostrato privo di crepe. Ma è proprio lì, nelle crepe che noi abbiamo visto la luce.
Allora qual è la vera domanda? Non smettere mai di provarci? Ma cosa significa veramente? Significa accettare che il talento non basta e che il successo non è una traiettoria ascendente, ma una curva piena di deviazioni. Significa anche allenarsi quando nessuno guarda, significa esporsi alla possibilità di perdere ancora.
È una lezione che va oltre lo sport. Perché nella vita reale non abbiamo uno stadio pieno a sostenerci e non abbiamo un podio che certifica il risultato. Quello che però abbiamo sono le nostre scelte quotidiane accompagnate da fallimenti silenziosi e ripartenze invisibili. Le storie olimpiche infatti ci ricordano che la perseveranza è fiducia nel processo e non ostinazione cieca.
Perché le Olimpiadi ci toccano così a fondo
Ogni quattro anni accade qualcosa di raro: ci sentiamo parte di un “noi”. Le Olimpiadi infatti trasformano la competizione individuale in un racconto collettivo. Noi non tifiamo solo per un atleta, ma per una storia in cui riconosciamo qualcosa di nostro, che sia la fatica, l’attesa o semplicemente la voglia di riscatto.
I giochi ci offrono uno spazio emotivo condiviso e ci ricordano che il limite è in realtà un confine da esplorare. E c’è anche un altro aspetto, più sottile: le Olimpiadi rendono visibile la fragilità. Un atleta che cade o che piange normalizza qualcosa che nella vita quotidiana tendiamo a nascondere. Ci autorizza a non doverci mostrare come esseri invincibili.
Cosa ci lasciano davvero, quando tutto finisce
Quando il villaggio olimpico si svuota e le arene tornano silenziose, resta una domanda personale: cosa facciamo di quello che abbiamo visto?
Le Olimpiadi ci lasciano un modello diverso di successo, ci lasciano la consapevolezza che il corpo ha memoria, ma anche capacità di rinascita.
Soprattutto, ci lasciano un invito: continuare a provarci, ma non per vincere una medaglia, ma per onorare il nostro percorso, con la stessa determinazione con cui un’atleta torna in pista dopo mesi di riabilitazione. Le Olimpiadi finiscono lo sappiamo, invece la resilienza, quella vera, inizia quando torniamo alla nostra vita quotidiana.
E volete sapere la cosa più bella? È ricordarsi come anche lontano dal podio, possiamo essere straordinari.
© Riproduzione riservata
Grey’s Anatomy in lutto: è morto Eric Dane dopo la battaglia contro la SLA

© Riproduzione riservata