Ecco perché secondo gli esperti viaggiare fa (davvero) bene

Viaggiare fa bene perché apre lo sguardo ed è un potente catalizzatore per la crescita personale.
Ciascun viaggio porta con sé lezioni di vita uniche, che ci aiutano a maturare emotivamente.
Questo processo di auto-esplorazione e apprendimento contribuisce a una crescita profonda e significativa.
E tutto ciò ci offre del materiale prezioso su cui riflettere e lavorare anche una volta tornati a casa. Infatti, quando il viaggio finisce inizia la riscoperta di noi stessi nella vita che avevamo lasciato in sospeso prima di partire, ma da una prospettiva nuova e potenzialmente trasformativa.
SiVola, Travel Tech Company specializzata nell’organizzazione di viaggi di gruppo, e il servizio di psicologia online e Società Benefit Unobravo ci spiegano quali sono gli effetti benefici del viaggio per incoraggiare sempre più persone a partire alla scoperta del mondo e di sé.
Viaggiare fa bene perché ci permette di scoprire noi stessi (oltre che il mondo)
“Viaggiare non solo ci consente di arricchire il nostro bagaglio personale e ampliare i nostri orizzonti attraverso l'incontro con nuovi luoghi e culture, ma è anche un mezzo privilegiato per scoprire noi stessi in modi più profondi e significativi. È un'occasione unica per riflettere profondamente su chi siamo, cosa desideriamo, quali sono i nostri obiettivi e cosa ci rende davvero felici. Questo processo di auto-esplorazione è essenziale per poter acquisire una maggiore comprensione di noi stessi e crescere come individui”, commenta la Dottoressa Valeria Fiorenza Perris, Psicoterapeuta e Clinical Director di Unobravo.
Insomma, mettersi in condizione di vivere i posti, le diverse culture e le persone fa scoprire la parte più intensa e vera di noi. Viaggiare è una leva incredibile per migliorare la nostra esistenza e i suoi benefici si estendono a tutte le sfere della vita, nessuna esclusa.
D'altronde come afferma Sergio De Luca, CEO di SiVola: “Guardare la magia dell’Aurora Boreale, il tramonto nella Death Valley o ammirare la vastità della muraglia cinese, per citarne alcune, sono esperienze che cambiano la visione del mondo e creano momenti che ci portiamo dentro”.
Quali sono dunque i benefici concreti che il viaggiare può avere sul nostro “io”?
Ecco 5 motivi concreti per cui prenotare un volo e partire asap può essere una buona idea per riscoprire se stessi.
5 motivi psicologici per cui viaggiare fa bene
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Viaggiare fa bene perché ci allontana dalla “comfort zone”
I viaggi sono un'occasione preziosa per uscire dalla propria zona di comfort. Viaggiare ci porta a esplorare territori nuovi e ignoti, metterci alla prova, affrontare paure e incertezze e superare i nostri limiti. Questo processo di sfida e scoperta ci arricchisce come individui e favorisce la nostra crescita personale.
Assicura un boost di fiducia in se stessi e autostima
Viaggiare è un'attività che ha il potere di trasformare profondamente una persona, non solo ampliando i suoi orizzonti culturali e geografici, ma anche rafforzando la sua autostima. Quando ci avventuriamo in luoghi sconosciuti, siamo costretti a metterci alla prova, affrontare nuove sfide e adattarci a situazioni inaspettate. Realizzare di poter affrontare e superare queste sfide ci fa sentire più sicuri delle nostre capacità.
Una (ri)scoperta delle proprie skill sociali
Viaggiare ci incoraggia a superare eventuali timidezze e fare nuove conoscenze. Soprattutto quando viaggiamo soli, siamo più propensi a connetterci con altre persone. I viaggi di gruppo, ad esempio, possono incoraggiare a superare il timore di confrontarsi con chi non conosciamo, offrendo l’opportunità di socializzare in modo più semplice rispetto ad altri contesti. Interagire con nuove persone ci permette di migliorare le nostre competenze comunicative e interpersonali, rendendoci più socievoli e aperti agli incontri, e aumenta la sicurezza nelle nostre competenze sociali.
Una ricarica di energie psicofisiche
Le persone spesso cercano una pausa dalla vita di tutti i giorni, e il viaggio rappresenta un modo per rilassarsi e ricaricare le proprie energie. Nuovi luoghi e paesaggi possono offrire un senso di pace e tranquillità, permettendoci di prendere le distanze dai problemi e ritrovare un equilibrio, che spesso viene perso nella frenesia della routine.
Assicura un bagaglio di ricordi indimenticabili
I ricordi di viaggio hanno un effetto così intenso che restano con noi per tutta la vita. Le esperienze che viviamo in viaggio, che si tratti della vista di un paesaggio mozzafiato, un nuovo incontro o il superamento di una sfida personale, si trasformano in ricordi preziosi che vanno ad arricchire il nostro bagaglio personale e plasmano noi stessi e la nostra visione del mondo.
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Cosa succede davvero al corpo durante un volo lungo (e come evitare che rovini i primi giorni di vacanza)

Chi di voi ha in programma vacanze lontane? Se da un lato un volo intercontinentale è spesso il primo passo verso una vacanza da sogno, dall'altro rappresenta anche una piccola sfida per il nostro organismo.
Dopo otto, dieci o persino dodici ore seduti nello stesso posto è normale scendere dall'aereo con le gambe pesanti, la pelle secca, la schiena indolenzita e quella sensazione di stanchezza che sembra andare ben oltre il semplice sonno.
La buona notizia è che la maggior parte di questi disturbi è perfettamente normale. La cattiva è che spesso li sottovalutiamo, pensando che siano un prezzo inevitabile da pagare per viaggiare.
In realtà, conoscere cosa accade al corpo durante un volo lungo in aereo permette anche di prevenirne gran parte degli effetti e arrivare a destinazione già pronti per iniziare davvero la vacanza.
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Cosa succede al corpo durante un volo lungo in aereo
L'ambiente di un aereo è molto diverso da quello a cui siamo abituati a terra. L'aria in cabina è decisamente più secca, la pressione atmosferica è inferiore e, soprattutto, il nostro corpo rimane immobile per molte ore consecutive.
Il primo effetto è la disidratazione. L'umidità all'interno della cabina è molto bassa e questo porta a una maggiore evaporazione dei liquidi, causando secchezza della pelle, degli occhi, del naso e della gola. Anche chi porta le lenti a contatto spesso avverte più facilmente fastidio o bruciore.
C'è poi la questione della pressione. Durante decollo e atterraggio cambiano rapidamente le condizioni all'interno della cabina e questo può provocare quella tipica sensazione di orecchie tappate o, nelle persone più sensibili, dolore ai seni paranasali.
Restare seduti così a lungo ha effetti anche sulla muscolatura e sulla digestione. Collo, schiena e gambe tendono a irrigidirsi, mentre l'intestino rallenta il proprio lavoro. Non è raro sentirsi gonfi, appesantiti o accusare un lieve reflusso dopo molte ore trascorse seduti. Anche la respirazione diventa più superficiale, contribuendo alla sensazione di affaticamento.
Il rischio più serio, anche se fortunatamente raro nella popolazione sana, riguarda la trombosi venosa profonda, favorita dall'immobilità prolungata. Il pericolo aumenta soprattutto nelle persone con fattori predisponenti, come precedenti episodi di trombosi, gravidanza, alcune patologie o particolari condizioni cliniche. Per la maggior parte dei viaggiatori, però, il volo resta un'attività sicura.
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Viaggiare con il cane non è mai stato così facile: ecco la guida che aiuta a organizzare vacanze a misura di pet
C'è chi sceglie una destinazione per il mare, chi per la montagna e chi per il cibo. Ma per sempre più italiani il primo criterio nella scelta delle vacanze è un altro: il proprio animale domestico.
Cani e gatti sono ormai considerati veri membri della famiglia e, di conseguenza, anche il modo di viaggiare sta cambiando. Non basta più trovare un hotel che accetti gli animali: si cercano esperienze, servizi e itinerari pensati per essere condivisi con loro.
A fotografare questa trasformazione è una ricerca realizzata da Rover, il più grande marketplace online dedicato ai servizi di pet care, secondo cui oltre il 60% degli italiani sceglie esclusivamente destinazioni pet friendly, mentre più di una persona su due ammette che la presenza del proprio animale influenza in modo decisivo la scelta della vacanza. Ancora più significativo è il dato secondo cui oltre il 70% degli intervistati ha rinunciato almeno una volta a partire proprio per le difficoltà legate alla gestione del proprio pet.
È in questo contesto che nasce "Viaggi pet friendly in Italia", la nuova miniguida gratuita realizzata da Rover insieme a Lonely Planet Italia. Disponibile online in formato digitale, la pubblicazione raccoglie suggerimenti pratici, destinazioni e idee di viaggio per chi desidera esplorare il Paese senza separarsi dal proprio compagno a quattro zampe.
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La città toscana dove si cammina per 4 km senza auto: il segreto è sulle mura rinascimentali
Quattro chilometri e duecento metri completamente senza auto: tanto misura l'anello delle mura rinascimentali di Lucca, oggi trasformato in una passeggiata alberata continua. Se si aggiungono i vicoli e le piazze dentro le mura, si capisce perché diversi articoli e guide recenti indicano Lucca come la città con l'area pedonale più bella d'Italia.
Il punto non è solo quanti chilometri potete fare senza sfiorare un cofano. È il modo in cui storia, paesaggio e vita quotidiana si intrecciano in un percorso praticamente infinito, da vivere con calma, tra una vetrina e una chiesa romanica. Mentre in molte città d'arte il traffico è sempre dietro l'angolo, qui il ritmo rallenta davvero.
Perché proprio Lucca è la città con l’area pedonale più bella d’Italia
Taormina, Venezia, Siena, Assisi: l'Italia non manca certo di centri storici pedonali da sogno. Spesso però si tratta di zone a tratti frammentate, piene di salite ripide, ponti affollati o strade su cui le auto compaiono all'improvviso.
Lucca gioca un campionato a parte. Le mura rinascimentali chiudono un centro storico compatto, dove tutto è a misura di pedone. Secondo il portale turistico ufficiale del Comune, l'interno delle mura è un'ampia zona a traffico limitato, con molti tratti totalmente pedonali. Tradotto: potete organizzare l'intera visita senza mai pensare all'auto.
Qui l'esperienza è doppia. Avete l'anello delle Mura di Lucca, un parco sopraelevato continuo, e sotto un reticolo di strade medievali, piazze e chiese che si attraversano in pochi minuti a piedi. I principali punti di interesse sono tutti a distanza di passeggiata: niente corse per prendere autobus o taxi, solo scarpe comode.
La passeggiata “infinita” sulle Mura di Lucca
Le mura furono costruite tra la metà del Cinquecento e i primi anni del Seicento per difendere la città. Non hanno mai affrontato grandi assedi e nell'Ottocento sono state trasformate in una passeggiata alberata accessibile a tutti. Oggi, ricordano le schede storiche, l'anello misura circa 4,2 chilometri.
Italia.it definisce le Mura di Lucca «un lungo giardino sopraelevato che abbraccia la città». Ed è esattamente la sensazione che si ha camminandoci sopra: un viale ampio, ombreggiato, con prati, bastioni, aree gioco, panchine dove fermarsi a leggere o a chiacchierare. In un'ora fate il giro completo, ma difficilmente resisterete alla tentazione di rallentare.
Camminando vedete le Alpi Apuane in lontananza, le torri che spuntano tra i tetti, i campanili delle "cento chiese" di Lucca. Ogni tanto una rampa vi invita a scendere in città, attraversando le porte storiche che segnano il passaggio tra il traffico esterno e la calma del centro storico.
I momenti migliori? La mattina presto, quando la luce è morbida e le mura sono piene di runner e passeggini. Al tramonto, invece, i mattoni si scaldano di rosa e la passeggiata diventa il posto ideale per chiudere la giornata prima di un aperitivo in centro. In primavera e in autunno il verde è al massimo, ma anche d'estate i viali alberati regalano ombra e brezza.
Dentro le mura: vicoli, piazze e torri da vivere a piedi
Dalle Mura di Lucca scendete in pochi passi verso via Fillungo, la spina dorsale pedonale della città. È una strada lunga e stretta, piena di palazzi storici, boutique, negozi di artigianato, gelaterie e pasticcerie. Qui il passo rallenta da solo, tra una vetrina e l'altra.
In pochi minuti arrivate in Piazza San Michele, con la sua chiesa romanica che sembra un ricamo di marmo. Da lì il Duomo di San Martino è a meno di dieci minuti a piedi, attraverso vicoli tranquilli, cortili nascosti e scorci di giardini. Piazza Napoleone, ampia e scenografica, è un altro snodo perfetto per una pausa caffè.
Poi c'è Piazza dell'Anfiteatro, forse il luogo più iconico di Lucca. La sua forma ellittica segue il tracciato dell'antico anfiteatro romano: le case sono costruite sopra le vecchie gradinate e la piazza è chiusa, avvolgente, quasi teatrale. Sedersi a un tavolino al centro, circondate da questa geometria perfetta, è parte dell'esperienza.
A pochi passi si alza la Torre Guinigi, riconoscibile per i lecci piantati sulla sommità. Salire i suoi gradini significa guadagnarsi una vista completa sui tetti rossi e sul cerchio verde delle mura rinascimentali. Tutto, ancora una volta, raggiungibile comodamente a piedi.
Itinerario ideale a piedi: un giorno (o due) nell’area pedonale di Lucca
Se avete un solo giorno, potete iniziare la mattina dalle Mura di Lucca, magari salendo vicino a Porta San Donato. Fate mezzo anello con calma, fermandovi sui bastioni per qualche fotografia, poi scendete verso via San Paolino e raggiungete Piazza San Michele per una colazione o un cappuccino.
Da lì percorrete via Fillungo, visitate la Basilica di San Frediano con il suo celebre mosaico dorato e raggiungete Piazza dell'Anfiteatro per il pranzo. Nel pomeriggio dedicatevi al Duomo di San Martino e poi salite sulla Torre Guinigi. Chiudete la giornata tornando sulle mura al tramonto.
Con due giorni potete esplorare con più calma l'area pedonale di Lucca, visitare musei, chiese e piazze senza fretta e concedervi soste più lunghe nei caffè del centro. La città è pianeggiante, le pendenze sono minime e le rampe delle murala rendono adatta anche alle famiglie con passeggini e a chi preferisce itinerari senza salite impegnative.
L'Organizzazione Mondiale della Sanità suggerisce almeno 150 minuti di attività fisica moderata alla settimana. A Lucca li accumulate quasi senza accorgervene: tra Mura di Lucca, vicoli e piazze percorrete facilmente migliaia di passi immersi in uno dei centri storici più affascinanti della Toscana. Uscendo dalle porte della città, la sensazione è davvero quella di aver visitato un'intera destinazione semplicemente camminando.
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I migliori hotel in Europa per una vacanza al mare, in montagna o in città

Il lusso non ha più un indirizzo preciso. Può essere una villa del Settecento nascosta tra gli agrumeti di Malta, un boutique hotel nel cuore di Madrid dove arte e teatro entrano in ogni stanza, una storica dimora londinese che ha ospitato statisti e scrittori o uno chalet contemporaneo affacciato sulle Dolomiti.
A cambiare non è solo il modo di progettare gli hotel, ma anche quello di viverli. Sempre più viaggiatori cercano infatti luoghi che raccontino una destinazione, capaci di lasciare un ricordo tanto quanto un museo, una spiaggia o un ristorante.
Per questo abbiamo selezionato alcuni degli hotel più affascinanti d'Europa, tra mare, montagna e città d'arte. Si tratti di tutti indirizzi molto diversi tra loro, ma accomunati dalla capacità di trasformare il soggiorno in una parte essenziale del viaggio.
**Qui tutti i nostri consigli di viaggio**
Boutique hotel, resort e dimore storiche: i migliori hotel d'Europa
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Anassa Hotel, Cipro
Case bianche con persiane azzurre, giardini di bouganville e ulivi, terrazze che profumano di salsedine... siamo all'Anassa Hotel, sulla penisola di Akamas, nel nord-ovest di Cipro. Questo resort cinque stelle è stato progettato come un tradizionale villaggio cipriota affacciato sul Mediterraneo, con edifici bassi dalle facciate bianche, piazzette, giardini e sentieri che conducono direttamente a una spiaggia appartata. Il suo nome, che in greco antico significa "regina", racconta bene il carattere della struttura: un luogo che negli anni è diventato uno degli indirizzi più iconici dell'isola e uno dei resort più premiati del Mediterraneo. Qui il lusso non è mai appariscente, ma si esprime attraverso gli spazi, il silenzio e un senso di armonia con la natura che rende facile dimenticare il tempo e lasciarsi guidare soltanto dal ritmo del mare.
L'esperienza all'Anassa è pensata per far vivere il meglio di Cipro dentro e fuori dall'hotel. Le quattro proposte gastronomiche valorizzano i sapori del Mediterraneo e della cucina locale, mentre la premiata Thalassa Spa, ispirata ai benefici del mare, è considerata una delle migliori dell'isola. Chi ama una vacanza attiva può esplorare la vicina riserva naturale di Akamas, partire in barca verso la celebre Blue Lagoon, praticare vela o immersioni oppure semplicemente rilassarsi sulla spiaggia privata affacciata su uno dei tratti di costa più incontaminati del Paese. Nonostante le sue dimensioni, il resort conserva un'atmosfera intima e raccolta, resa ancora più speciale dalla gestione familiare che da oltre venticinque anni ne custodisce l'identità.
È la scelta ideale per chi cerca un Mediterraneo autentico e raffinato, lontano dalle località più affollate, dove natura, benessere e ospitalità si fondono in un'esperienza che racconta l'anima più elegante di Cipro.
Hotel Beethoven, Vienna
Vienna è una città che si scopre a ritmo lento, passando da un museo a un caffè storico, da un concerto a una passeggiata tra i palazzi della Secessione. Il Boutique Hotel Beethoven nasce proprio per accompagnare questo modo di vivere la capitale austriaca. Situato in una tranquilla strada accanto al celebre Naschmarkt e a pochi minuti a piedi dall'Opera di Stato, dal MuseumsQuartier e dal Musikverein, è un hotel che racconta Vienna ancora prima di uscire dalla propria camera. A gestione familiare, ha trasformato il design in uno strumento di narrazione: ciascuno dei suoi sei piani è dedicato a un diverso capitolo della storia culturale viennese, dalle grandi figure della Secessione agli scrittori dei caffè letterari, fino ai compositori che hanno reso la città una delle capitali mondiali della musica. Ogni ambiente è curato nei minimi dettagli con tessuti, opere, fotografie e oggetti che richiamano personalità e momenti chiave della storia viennese, dando la sensazione di soggiornare in una piccola galleria d'arte più che in un hotel tradizionale.
Questa attenzione alla cultura si riflette anche nelle esperienze proposte agli ospiti. Ogni settimana il salone dell'hotel ospita gli Salon Concerts, concerti di musica da camera che celebrano la grande tradizione musicale viennese in un'atmosfera raccolta e raffinata, mentre il nuovo Lvdwig Bar, progettato dall'architetto Gregor Eichinger, è diventato un punto d'incontro dove la cultura del cocktail incontra lo spirito creativo della città.
Il Boutique Hotel Beethoven è la scelta ideale per chi desidera conoscere la Vienna più autentica, quella fatta di musica, arte e caffè storici, soggiornando in un luogo che riesce a raccontarne l'anima con eleganza, personalità e un'accoglienza dal carattere profondamente viennese.
Cheval Blanc Saint-Tropez, Francia
Ci sono luoghi che riescono a raccontare Saint-Tropez senza cedere ai suoi cliché. Il Cheval Blanc Saint-Tropez è uno di questi. Affacciato sulla spiaggia della Bouillabaisse, a pochi minuti dal porto ma lontano dalla frenesia che ha reso celebre la località della Costa Azzurra, questo indirizzo della collezione Cheval Blanc interpreta il lusso in modo discreto e contemporaneo. Le camere e le suite, luminose e affacciate sul Mediterraneo, riflettono la palette della Riviera francese con tonalità chiare, materiali naturali e un'eleganza mai ostentata, mentre il ritmo della giornata segue quello del mare, tra momenti di relax sulla spiaggia privata, trattamenti nella spa firmata Guerlain e tramonti che sembrano sospendere il tempo.
A rendere il Cheval Blanc Saint-Tropez una vera destinazione, però, è anche la sua proposta gastronomica. Qui si trova infatti La Vague d'Or, il ristorante tre stelle Michelin guidato dallo chef Arnaud Donckele, considerato uno dei protagonisti della cucina francese contemporanea. Il suo menù parte dagli ingredienti della Provenza e del Mediterraneo per costruire piatti che raccontano il territorio con una tecnica raffinata ma mai fine a sé stessa. Il tratto distintivo sono le celebri salse, pensate non come semplice accompagnamento, ma come elemento capace di esaltare ogni ingrediente e creare un equilibrio tra mare, terra e aromi locali. È una cucina che sorprende senza essere eccessiva, capace di trasformare una cena in un'esperienza di viaggio.
Il Cheval Blanc Saint-Tropez è la scelta ideale per chi desidera vivere il lato più sofisticato della Costa Azzurra, dove il lusso si esprime attraverso il silenzio, il servizio impeccabile e una delle tavole più straordinarie d'Europa.
Das Edelweiss Salzburg Mountain Resort, Austria
Chi pensa che la montagna sia una destinazione da vivere solo d'inverno probabilmente non è mai stato a Großarl. Nel cuore delle Alpi austriache, a poco più di un'ora da Salisburgo, questa valle verde e silenziosa diventa d'estate un rifugio perfetto per chi desidera rallentare, respirare aria fresca e ritrovare un contatto autentico con la natura. È qui che sorge Das Edelweiss Salzburg Mountain Resort, uno degli hotel più iconici dell'Austria, nato nel 1979 come una piccola pensione di famiglia e trasformato, nel corso di tre generazioni, in un raffinato resort cinque stelle senza perdere l'atmosfera calorosa che lo contraddistingue ancora oggi. Il progetto architettonico dialoga costantemente con il paesaggio circostante: grandi vetrate, legno, pietra naturale e tessuti dai toni caldi portano letteralmente le montagne all'interno degli spazi, mentre camere e suite, molte delle quali con terrazze panoramiche o spa privata, offrono un'interpretazione contemporanea dello chalet alpino, elegante ma mai ostentata.
Uno dei grandi punti di forza del resort è la capacità di soddisfare viaggiatori molto diversi tra loro. Le coppie possono concedersi momenti di relax nella spettacolare Mountain Spa di oltre 7.000 metri quadrati, con piscine interne ed esterne riscaldate, saune panoramiche e aree wellness adults only, mentre le famiglie trovano spazi dedicati ai bambini, attività organizzate e percorsi pensati per ogni età. Anche la proposta gastronomica contribuisce a rendere il soggiorno memorabile grazie anche alla cantina con oltre 30.000 bottiglie: ogni esperienza racconta il forte legame con il territorio e la volontà di coniugare qualità e creatività.
Das Edelweiss è la scelta ideale per chi desidera riscoprire la montagna in una stagione diversa, vivendo un'estate fatta di escursioni, benessere e buon cibo, in uno dei resort più affascinanti dell'intero arco alpino.
Casa de las Artes, Madrid
Per scoprire davvero Madrid non basta visitare il Prado o passeggiare tra le piazze del centro: bisogna immergersi nella sua straordinaria tradizione culturale. È proprio da questa idea che nasce Casa de las Artes, The Meliá Collection, il primo boutique hotel del brand nella capitale spagnola. Situato nel quartiere di Atocha, a pochi passi dal celebre "Triangolo dell'Arte" formato dal Museo del Prado, dal Reina Sofía e dal Thyssen-Bornemisza, l'hotel trasforma il soggiorno in un'estensione dell'esperienza culturale della città. Ricavato da quattro edifici storici interconnessi, tra cui un elegante palazzo del 1913, il progetto conserva il fascino dell'architettura originale reinterpretandolo con un design contemporaneo, dove materiali pregiati, opere d'arte e spazi luminosi dialogano con la storia del luogo. Ogni ambiente racconta un frammento della tradizione artistica e letteraria spagnola, fino ad arrivare alle camere, dove le incisioni di Gustave Doré dedicate al Don Chisciotte rendono omaggio a Miguel de Cervantes e al quartiere che, durante il Secolo d'Oro, ospitò alcuni dei più grandi scrittori del Paese.
L'arte, però, qui non è soltanto un elemento decorativo, ma accompagna ogni momento del soggiorno. Il ristorante dell'hotel propone un originale concept che unisce gastronomia e spettacolo dal vivo, trasformando la cena in un'esperienza teatrale capace di coinvolgere gli ospiti. A completare l'esperienza ci sono anche una piscina termale e un'area wellness, perfette per ritrovare il ritmo dopo una giornata trascorsa a esplorare la città.
Casa de las Artes è l'indirizzo ideale per chi desidera vivere Madrid andando oltre i suoi monumenti, soggiornando in un luogo che celebra la creatività in tutte le sue forme e che riesce a trasformare anche una semplice notte in hotel in un'esperienza culturale.
Villa Soro, San Sebastián
Ci sono città che si scoprono passeggiando e altre che meritano di essere vissute con la calma di una casa. A San Sebastián, capitale gastronomica dei Paesi Baschi, Villa Soro offre proprio questa sensazione. Ospitato in un'elegante villa aristocratica inglese di fine Ottocento, dichiarata Patrimonio Storico della città, è uno dei pochi hotel cittadini ad aver conservato intatto il fascino di una dimora privata. Saloni con caminetti, soffitti alti, una scenografica scalinata in legno intagliato, vetrate originali e dettagli d'epoca convivono con un restauro raffinato che valorizza la storia dell'edificio senza rinunciare al comfort contemporaneo. Intorno, gli splendidi giardini progettati dal paesaggista francese Pierre Ducasse regalano un'atmosfera sorprendente: pur trovandosi a pochi minuti dal centro e dalle spiagge della città, qui sembra di essere immersi nella quiete della campagna basca.
Questa dimensione raccolta è ciò che rende Villa Soro un rifugio speciale per chi desidera vivere San Sebastián con un ritmo diverso. Da qui è facile raggiungere a piedi o in bicicletta il quartiere di Gros, la spiaggia di Zurriola, la città vecchia e alcuni dei ristoranti più celebri della Spagna, da Arzak ai tanti indirizzi dove assaggiare gli iconici pintxos.
Villa Soro è la scelta ideale per chi cerca un soggiorno elegante ma autentico, lontano dagli hotel più convenzionali, in una residenza storica che racconta l'anima più raffinata di San Sebastián senza rinunciare alla tranquillità e al fascino di una casa di famiglia.
Hotel Plunhof, Alto Adige
L'hotel Plunhof, nel cuore della Val Ridanna, a pochi chilometri da Vipiteno, nato alla fine degli anni Settanta dalla trasformazione di un antico maso di famiglia, è oggi uno degli indirizzi più prestigiosi dell'ospitalità altoatesina, capace di coniugare il calore dell'accoglienza familiare con un design contemporaneo e una forte attenzione alla sostenibilità. Circondato da prati, boschi e dalle imponenti cime delle Alpi dello Stubai, l'hotel è cresciuto insieme alla famiglia Volgger, che ancora oggi lo gestisce con lo stesso spirito di un tempo. Legno locale, pietra naturale e ampie vetrate dialogano con il paesaggio alpino, mentre ogni ambiente restituisce la sensazione di trovarsi in un rifugio elegante dove natura, comfort e autenticità convivono in perfetto equilibrio. A rendere ancora più speciale il soggiorno contribuisce l'impegno concreto verso un turismo sostenibile, certificato da riconoscimenti come ClimaHotel ed Ecolabel UE.
Il cuore dell'esperienza è rappresentato dalla pluripremiata Spa Minera, un progetto unico ispirato agli oltre ottocento anni di storia mineraria della Val Ridanna. Qui il benessere prende forma attraverso ambienti che evocano il mondo delle miniere, piscine panoramiche, saune scenografiche e percorsi sensoriali che hanno valso al Plunhof importanti riconoscimenti internazionali ai World Luxury Spa Awards. Ma il soggiorno non si limita al relax. Dall'hotel partono escursioni verso le miniere di Monteneve, le cascate di Stanghe, i sentieri delle Alpi Breonie e i rifugi d'alta quota, mentre la cucina valorizza ingredienti del territorio con una proposta gourmet accompagnata da una ricca cantina di vini altoatesini e italiani.
Dopo il recente ampliamento, che ha introdotto nuove suite panoramiche, una spettacolare Sky Pool e ulteriori spazi adults only, il Plunhof si conferma la scelta ideale per chi desidera vivere la montagna in ogni stagione, alternando avventura, benessere e ospitalità autentica in uno degli hotel più iconici dell'Alto Adige.
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Corridoio o finestrino? Secondo la psicologia, la scelta del posto in aereo rivela molto della propria personalità

Secondo alcune ricerche del settore, oltre la metà dei passeggeri sceglie il posto al finestrino e più di un terzo è disposto a pagare di più pur di assicurarselo. Non è solo questione di vista sulle nuvole: diversi psicologi spiegano che il sedile che prenotate in aereo racconta molto di voi.
Dalla fila 11A “portafortuna” al rifiuto totale del posto centrale, passando per chi aggiorna la mappa dei sedili come fosse la Borsa: le vostre manie di prenotazione parlano di controllo, ansia, potere, introversione ed estroversione.
Perché ci fissiamo così tanto sul posto in aereo
Ci sono quelli che prendono “quello che capita” e quelli che, appena acquistato il volo, aprono la mappa dei posti a sedere e non la chiudono più fino al decollo. Il secondo gruppo ha persino un nome in psicologia.
Il performance psychology specialist Sam Wones spiega che questi rituali nascono dal bisogno di controllare un ambiente percepito come caotico. «Azioni rituali come controllare la mappa dei posti riducono l’ansia per l’ignoto» sottolinea. Nella pratica, significa refresh compulsivi della prenotazione, regole rigide (sempre corridoio lato destro, solo file dispari, lo stesso numero ogni volta).
Qui si dividono due macro-tipologie: gli “strategic planners”, molto coscienziosi e programmatori, e gli “acceptors”, più rilassati, che accettano il sedile assegnato senza battere ciglio.
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Posto finestrino: la bolla di chi vuole controllo (e vista)
Secondo vari psicologi comportamentali consultati dai media internazionali, chi sceglie sistematicamente il finestrino ha un forte bisogno di controllo. Gestisce lui la tendina, decide quanta luce entra, può appoggiarsi alla paratia e “nidificare” con cuscino, libro, playlist.
Gli esperti descrivono così questo profilo: più auto-centrato, poco incline ai compromessi, facilmente irritabile se qualcuno invade la sua bolla. Molti introversi amano il finestrino perché offre privacy e un confine fisico chiaro: da questa parte io, dall’altra il resto del mondo.
Se siete da finestrino è possibile che:
- preferiate disturbare voi gli altri (per andare in bagno) piuttosto che essere disturbati
- vi dia fastidio che qualcuno vi chiuda la tendina senza chiedere
- amiate avere un angolino da organizzare come piccolo salotto volante
Non è egoismo in senso assoluto: è un modo per sentirvi al sicuro, soprattutto se il volo vi mette un po’ d’ansia.
Posto corridoio: libertà di movimento e socialità
Chi seleziona sempre il corridoio fa una scelta quasi opposta. Gli esperti lo descrivono come più socievole e accomodante: accetta di essere disturbato da hostess, carrelli, passeggeri che passano.
In cambio ottiene la libertà di alzarsi quando vuole, senza chiedere permesso. Per molti estroversi è il mix perfetto: più possibilità di interazione, meno sensazione di “blocco” fisico. Wones collega questa preferenza a un forte bisogno di autonomia: decidere tempi e movimenti aiuta a tenere a bada l’ansia.
Se siete “team corridoio” probabilmente:
- non sopportate l’idea di restare incastrati tra muro e vicino addormentato
- sacrificate volentieri la vista pur di potervi muovere
- tollerate meglio la vicinanza fisica e il continuo via vai
L’unico vero contro? Spesso dormite peggio e vi svegliano di continuo.
Il posto centrale: test di potere (e di braccioli)
Il posto centrale non lo vuole quasi nessuno, ma dice molto su come vivete lo spazio condiviso.
Gli ansiosi, al contrario, o li difendono come un confine da non violare, oppure rinunciano del tutto per evitare contatti. Tradotto: come vi comportate con quei due piccoli pezzi di plastica può rivelare il vostro livello di sicurezza interiore.
Mini-test lampo: che passeggero siete?
Segnate mentalmente le risposte.
1. Potendo scegliere, prendete:
- A) Finestrino
- B) Corridoio
- C) Centrale (o “come capita”)
2. Prima del volo:
- A) Controllate la mappa sedili più volte
- B) La guardate una volta sola
- C) Non la aprite neanche
3. All’atterraggio volete:
- A) Essere tra i primi a uscire
- B) Aspettare con calma il vostro turno
- C) Dipende, non vi interessa molto
Prevalenza di A: siete “controllori strategici”. Bisogno di controllo alto, poca voglia di lasciare spazio al caso. Il finestrino davanti, la mappa aggiornata, i numeri di fila fissi: tutto serve a tenere a bada l’ansia.
Prevalenza di B: siete “estroversi del corridoio”. Sociali, disponibili, poco fissati con i dettagli, ma con un forte bisogno di libertà di movimento.
Prevalenza di C: siete “adattabili zen”. Vi sedete dove capita, vivete il volo come una parentesi neutra, avete una buona tolleranza all’incertezza.
Alla fine, nessuna scelta è giusta o sbagliata. Ma la prossima volta che cliccate su 7A o 21C, sappiate che non state solo scegliendo un posto. State raccontando qualcosa di voi.
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Il 76% dei bambini si annoia in aereo: ecco le 6 idee che ogni genitore dovrebbe conoscere
Una ricerca di Booking.com su mille bambini italiani tra 6 e 11 anni, riportata dal Corriere della Sera, racconta che il 52% ama volare, ma il 76% dei bambini in aereo non sa cosa fare e il 45% è convinto che il viaggio sia più divertente per gli adulti. Tradotto: loro sognano le nuvole, voi sudate freddo al pensiero di tenerli occupati per ore in un tubo di metallo volante.
La noia in aereo, in cabina, arriva in fretta. Dopo i primi “wow” al decollo iniziano i “quanto manca?”, i piedini che scalpitano sul sedile davanti e le occhiatacce del vicino di posto. Eppure, con un minimo di organizzazione del viaggio, il volo con bambini può diventare un momento di gioco e complicità, non solo una prova di resistenza.
Secondo gli psicologi dell’età evolutiva, i bambini vivono meglio l’aereo con bambini se vengono coinvolti in modo attivo: se hanno qualcosa da fare con le mani, la testa e la fantasia. E non serve riempire il bagaglio a mano di giochi: bastano pochi oggetti furbi e qualche idea strutturata.
Le attività che trovate qui funzionano soprattutto dai 2 anni in su, quando i piccoli hanno il loro posto, ma molte si adattano anche ai bimbi in braccio, con qualche variante soft.
Preparare il mini kit salva-noia
Prima di parlare di giochi, serve la base: un piccolo zainetto personale per vostro figlio, preparato insieme a lui. Coinvolgerlo già a casa fa parte dell’intrattenimento dei bambini durante il volo.
Dentro potete mettere:
- un pupazzo o doudou preferito
- un gioco nuovo, piccolo, incartato (effetto regalo in quota)
- blocchetto e matite colorate
- uno o due libretti leggeri
- qualche snack pratico e caramelle o lecca-lecca
Gli esperti di pediatria ricordano che masticare, succhiare e deglutire aiuta anche a ridurre il fastidio alle orecchie in decollo e atterraggio. Nel kit potete aggiungere cuffie per bambini e un tablet con pochi contenuti selezionati offline.
Attività 1: laboratorio creativo sul tavolino
Il tavolino del sedile è un mini atelier. Tirate fuori fogli e colori e date “missioni artistiche”: disegnare l’aereo visto da fuori, la destinazione come se fosse un pianeta, l’assistente di volo trasformata in supereroina.
Per i più piccoli vanno benissimo scarabocchi liberi e adesivi da attaccare e staccare. Per i più grandi potete inventare il “fumetto del viaggio”: ogni fase del volo diventa una vignetta, da completare durante la traversata.
Attività 2: storie in volo
Con i libri in aereo il tempo passa diversamente. Leggete una storia e poi chiedete di cambiare il finale, di ambientarla tra le nuvole, di far salire i personaggi sull’aereo. Il racconto diventa interattivo e il bambino non è solo ascoltatore.
Senza libri, usate quello che accade intorno: il carrello dei pasti, le lucine che si accendono, la voce del comandante. Potete inventare una storia a turno, una frase ciascuno. Per i più piccoli funziona benissimo la versione abbraccio più sussurri: tenerli in braccio e raccontare calma spesso li rilassa fino al sonno.
Attività 3: giochi dal finestrino
Se avete il posto lato finestrino, avete anche un cinema personale. Potete organizzare una caccia al tesoro visiva in aereo: chi vede per primo il mare, una montagna, le strade illuminate, le barche nel porto mentre si atterra.
Quando si vedono solo nuvole, trasformatele in gioco: cercare forme (animali, oggetti, facce buffe) e inventare la storia della “città delle nuvole”. Per i bambini più grandi potete spiegare le fasi del volo come sfida: contare i secondi del decollo, indovinare quando rientrerà il carrello, osservare come cambiano le luci in cabina.
Bagno dell’aereo off limits: il motivo nascosto che molti scoprono solo in volo.
Attività 4: movimento soft in corridoio
Stare fermi per ore è difficile. Quando la spia delle cinture è spenta, una breve passeggiata nel corridoio dell’aereo può salvare l’umore di tutti. L’idea è trasformarla in gioco, non in corsa sfrenata.
Potete chiedere di contare i passi fino in fondo, cercare oggetti di un certo colore (una borsa rossa, una giacca blu), salutare l’equipaggio di volo come se fossero “i guardiani dell’aereo”. Se non ci si può alzare, proponete mini esercizi da seduti: toccare le ginocchia con le mani, fare il “mimo dell’aereo” con le braccia, muovere le dita dei piedi come se fossero passeggeri impazienti.
Attività 5: giochi di società e di ruolo
I classici senza materiali funzionano benissimo in cabina. Giochi per bambini in aereo come “Vedo vedo” versione aereo (solo cose che si trovano in cabina), indovinelli sugli animali, “chi sono?” in cui il bambino pensa a un personaggio e voi fate domande sì/no.
Se avete un pupazzo, diventa il protagonista. Può essere il passeggero da tranquillizzare perché ha paura, il controllore dei biglietti improvvisato, il comandante segreto che dà istruzioni. Il gioco di ruolo per bambini aiuta a rielaborare l’esperienza del volo e tiene occupata la fantasia più della durata del volo stesso.
Attività 6: schermi sì, ma con criterio
Film e cartoni animati in aereo sono un alleato, non un nemico, se li usate con misura. Molti genitori preferiscono tenerli come “asso nella manica” per i momenti critici, dopo aver provato attività creative per bambini più coinvolgenti.
Prima di partire potete scaricare pochi episodi del cartone preferito, qualche app per bambini offline e, soprattutto, audio-storie per bambini, meno eccitanti e perfette per conciliare il sonno. Stabilite una regola chiara: per esempio due episodi e poi si cambia gioco. Cuffie per bambini, luminosità bassa e contenuti già conosciuti riducono il rischio di sovrastimolazione.
Mini-checklist prima di decollare
Per non dimenticare nulla, potete fare una mini lista mentale per il viaggio in aereo con bambini:
- zainetto del bambino con gioco preferito e sorpresa nuova
- blocchetto, colori e adesivi per intrattenere i piccoli
- libri per bambini da portare in viaggio
- snack per bambini in aereo, acqua, caramelle o lecca-lecca
- cuffie per bambini e dispositivo carico con pochi contenuti
Poi il segreto è alternare le attività, senza fissarsi sull’idea del volo perfetto con bambini. Un po’ di noia, qualche capriccio e magari qualche lacrima fanno parte del pacchetto. L’importante è sentirvi preparati: questo, più di tutto, aiuta i bambini a vivere il viaggio in aereo come una piccola avventura e non come una maratona di sopravvivenza.
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Amanti del travel journal (e del tech)? Ecco i 3 gadget da mettere subito in valigia
Che si tratti di un weekend fuori porta, di un viaggio on the road dall'altra parte del mondo o semplicemente di qualche giornata di puro relax sulla spiaggia, ogni vacanza porta con sé storie che meritano di essere ricordate.
Ogni amante del travel journal lo sa bene: tenere un diario è uno dei modi più intimi e affascinanti per custodire i propri ricordi di viaggio. Se poi anche voi – proprio come chi scrive – avete un debole per la tecnologia, sappiate che potete unire queste due passioni per creare qualcosa di unico. Dalle riprese più dinamiche alle foto fisiche da incollare al volo sulle pagine, fino agli scatti subacquei più suggestivi: ecco i 3 gadget tech indispensabili da mettere subito in valigia per portare il vostro travel journaling a un livello decisamente più smart.
La base: taccuino, penna e gli irrinunciabili "analogici"
Prima di svelare i gadget tech, ripassiamo le basi per assicurarci che in valigia ci sia tutto il necessario. Il cuore del vostro kit resta sempre lui: il taccuino. Chi tiene un diario di viaggio con costanza consiglia formati compatti, perfetti da infilare in borsa o nello zaino senza il rischio di sgualcirli, ma con abbastanza spazio per dare sfogo ai pensieri. L'identikit perfetto? Copertina rigida (o in morbida pelle), elastico di chiusura, carta ad alta grammatura che non lasci passare l’inchiostro e, se possibile, una taschina interna per custodire biglietti e mappe.
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Subito dopo viene la penna. Puntate su una fineliner a punta sottile e con inchiostro a rapida asciugatura: vi permetterà di scrivere persino su un treno traballante senza il rischio di sbavature. Il trucco da vere maniache dell’organizzazione? Il pen loop, quel piccolo anello elastico applicato alla copertina che tiene la penna sempre agganciata al diario. Che sia adesivo, cucito o integrato nella cover, vi eviterà di frugare sul fondo dello zaino in cerca di una biro qualsiasi nei momenti di ispirazione improvvisa.
Una volta definiti i fondamentali, si passa ai piccoli accessori "salvavita" – quelli che pesano pochissimo ma fanno la differenza tra un quaderno caotico e un journal da sfogliare negli anni: una colla stick in formato mini, qualche washi tape, sticker e delle bustine trasparenti adesive. Tutto questo vi permetterà di raccogliere ricordi e suggestioni sul campo in pochi secondi, rimandando il momento più rilassante del collage e della scrittura a quando sarete rientrate in camera, per rivivere la giornata.
Ora che il vostro kit di partenza è pronto, è il momento di fare il salto di qualità: ecco i tre gadget tech che rivoluzioneranno la vostra estate da journaling enthusiast.
Le mini micro-cam: il charm hi-tech dall'anima vintage
Tra i trend tech più amati del momento ci sono senza dubbio le micro-cam ultra compatte: fotocamere microscopiche, spesso non più grandi di un portachiavi o di un charm da borsa, pensate per catturare al volo la spontaneità dei vostri momenti senza l'ingombro di un'attrezzatura tradizionale.
Perché sono perfette per i travel journal enthusiast? Principalmente per due motivi. Il primo è di stile: la maggior parte di questi dispositivi offre un'estetica visiva un po' lo-fi e nostalgica, in alcuni casi con filtri dal sapore squisitamente anni '90 che regalano a foto e video quel tocco vintage capace di integrarsi a meraviglia con il mood di un diario cartaceo.
Il secondo motivo è puramente pratico: durante le escursioni, le passeggiate in natura o nei momenti di esplorazione in cui è meglio riporre lo smartphone o le fotocamere più costose al sicuro nello zaino, una micro-cam è la compagna d'avventura ideale. La si aggancia ai pantaloni o al borsa e si scatta in totale libertà.
Un esempio perfetto da mettere in lista? La Carrycam di Nilox: pesa appena 18 grammi, misura 3 x 4 cm e regala scatti e video HD 720p impreziositi da 5 filtri creativi, uno schermino LCD da 0,96'' e fino a 75 minuti di autonomia. Il tutto condito da una ricarica rapida via Type-C e da due varianti di colore (rosa o nero) che la rendono un vero e proprio accessorio moda.
Le mini stampanti portatili: la magia dello scatto fisico on the go
Nessun travel journal può dirsi davvero completo senza le immagini. Per chi ama incollare al volo le foto tra le pagine del diario direttamente durante il viaggio, la svolta è senza dubbi una stampante tascabile per smartphone. Piccole, leggere e dotate di ricarica rapida via Type-C, permettono di trasformare gli scatti digitali del telefono in ricordi analogici da toccare con mano in pochissimi secondi.
Perché sono un must-have per il journaling? Perché eliminano la pigrizia del "poi le stampo al rientro". Poter applicare una foto istantanea accanto agli appunti del giorno mentre si sorseggia un caffè in una piazza lontana rende l'esperienza del diario immensamente più viva e visiva.
Il modello perfetto per chi ha la passione del layout e delle pagine curatissime è la instax mini Link+ di Fujifilm. Rispetto alle classiche stampanti portatili, offre alcune funzioni fatte su misura per chi ama la cancelleria e la creatività.
Attraverso l'app dedicata è infatti possibile stampare non solo le foto del proprio rullino, ma anche grafiche, moodboard ed elementi visivi salvati direttamente dal proprio account Pinterest. Un'altra chicca utilissima è la funzione Video Print: quante volte capita di girare un video bellissimo ma di non avere uno scatto fermo? In questo modo si può estrapolare il fotogramma perfetto direttamente dal filmato e trasformarlo in foto. Inoltre, grazie alla modalità Design Print, la definizione di testi piccoli e trame grafiche è impeccabile.
Il tutto è racchiuso in un corpo nero ultra-chic con dettagli arancioni e un piccolo gancio in metallo, compatto ed elegante da infilare in borsa.
La custodia waterproof per scatti senza confini
Sembrerà quasi banale, ma il terzo gadget è una semplicissima custodia impermeabile per smartphone. Eppure, per immortalare tuffi, snorkeling e giornate in piscina o al mare in totale tranquillità e senza rischiare di rovinare il telefono, questo è un vero e proprio must-have.
Perché è un must-have per i travel journal enthusiast? Perché vi permette di catturare foto e brevi video subacquei in totale facilità, regalandovi scatti unici da incollare o stampare sul vostro diario per arricchire il racconto con un tocco super estivo.
Un'ottima opzione è la custodia waterproof di Celly: certificata IPX8, protegge gli smartphone fino a 7 pollici da acqua, sabbia e creme solari. La chiusura ermetica e il laccio da collo integrato la rendono praticissima per muoversi in libertà, mentre le quattro varianti di colore – lilla, azzurro, nero e arancione – la rendono anche un perfetto accessorio da spiaggia.
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Nesso, il borgo sul Lago di Como dove una cascata divide le case come in un film
Lungo il ramo comasco del Lago di Como, tra una curva e l’altra verso Bellagio, c’è un punto in cui il rumore dell’acqua arriva prima delle case. Poi la strada si apre, lo sguardo scende e l’effetto è da cinema: pareti di roccia, facciate color pastello, una gola profonda che spacca il paese in due.
Benvenute a Nesso, borgo della Lombardia costruito in verticale, dove l’Orrido - la gola scavata dai torrenti Tuf e Nosée - sembra una gigantesca scenografia naturale. Qui la cascata non è solo sfondo: attraversa il paese, lo divide, ci passa letteralmente in mezzo.
Dove si trova Nesso e perché sembra un set cinematografico
Nesso si affaccia sul Lario nel cuore del Triangolo Lariano, circa 16 chilometri da Como, lungo la provinciale SP583che porta a Bellagio.
Arrivando dall’alto, il paese appare aggrappato alla montagna: vicoli stretti, scalinate in pietra, balconi con gerani e un continuo saliscendi che mette alla prova polpacci e smartphone.
Il centro storico si sviluppa attorno alla gola dell’Orrido, che taglia il borgo in due come una quinta teatrale.
Il primo “campo lungo” perfetto è il belvedere di Piazza Castello: da qui vedete insieme il taglio profondo nella roccia, l’arco in pietra del Ponte della Civera e le case che scendono a picco nell’acqua.
È il momento in cui si capisce perché tanti lo definiscono un set a cielo aperto.
Il cuore d’acqua: l’Orrido di Nesso e il Ponte della Civera
La scena madre è la discesa verso il lago, seguendo il rumore della cascata.
Dal centro del paese parte una lunga scalinata di circa 340 gradini che si infila tra i muri delle case. I gradini sono stretti e un po’ consumati: servono scarpe comode e un minimo di allenamento, soprattutto pensando alla risalita.
Scendendo, tra archi in pietra e passaggi coperti, si intravedono l’acqua in fondo alla gola e i resti degli antichi opifici.
Mulini, cartiere, setifici: per secoli la forza dei torrenti ha fatto girare l’economia locale.
Oggi questi muri sospesi sull’orrido sono pura archeologia industriale fotogenica, perfetta per chi ama dettagli ruvidi e atmosfere da film d’epoca.
Alla base della scalinata vi accoglie un portico di pietra e, subito dopo, il protagonista: il Ponte della Civera.
Un solo arco in pietra collega le frazioni di Coatesa e Riva del Castello.
Da un lato la cascata, che secondo il portale turistico ufficiale in-lombardia.it supera i 200 metri di dislivello, precipita dentro la fessura della montagna.
Dall’altro le facciate ocra e rosa scendono dritte nel lago, con le barche ormeggiate sotto le finestre.
In primavera, dopo le piogge, gli spruzzi arrivano fin sul ponte; in estate diventa una delle inquadrature più fotografate di tutto il Lario.
Un borgo in verticale: frazioni, storia e citazioni d’autore
Nesso non è un blocco unico, ma un piccolo mosaico di “set” diversi.
A nord c’è Borgovecchio, il nucleo più antico, con case addossate e corti interne.
Coatesa è la parte più iconica, dove l’acqua è ovunque e le facciate si riflettono nel lago.
Più in alto Lissogno segue il corso del torrente Tuf, un tempo punteggiato di mulini.
Sulla roccia sporgente domina la frazione di Castello, con i resti del Castello di San Lorenzo e un muraglione merlato affacciato sul lago.
Verso l’interno, Vico mostra il lato rurale del borgo, tra orti, prati e la strada che sale verso il Piano del Tivano.
Passeggiando incontrate anche la chiesa dei Santi Pietro e Paolo, fondata nel 1095 e rimaneggiata in stile barocco, e la chiesa di San Lorenzo in frazione Castello, erede di un passato di fortificazioni e assedi.
Non manca la cultura pop ante litteram: Leonardo da Vinci annotò l’orrido nel suo Codice Atlantico, descrivendo il fiume che precipita dentro una “fessura di monte”, mentre Alfred Hitchcock scelse proprio Nesso per una scena del suo film muto del 1925 Il labirinto delle passioni.
Il ponte e la cascata, oggi, sono ancora riconoscibili come un’inquadratura senza tempo.
Quando andare, come arrivare e cosa sapere prima di partire
Per arrivare in auto si prende l’Autostrada dei Laghi fino a Como e poi la SP583 verso Bellagio: in circa mezz’ora si raggiunge Nesso. Le auto si lasciano all’ingresso del paese o, se siete fortunate, vicino a Piazza Castello. Chi preferisce i mezzi pubblici può prendere il treno fino a Como e proseguire con gli autobus di linea C30 Como–Bellagio o C32 Como–Piano del Tivano, che fermano a Nesso. In alternativa, i battelli della Navigazione Lago di Como includono il borgo in alcune corse: utile controllare orari e tratte aggiornate.
Un capitolo a parte merita la sicurezza. A causa di incidenti e comportamenti poco prudenti, un’ordinanza comunale del 7 luglio 2026, consultabile sul sito del Comune di Nesso, vieta fino al 15 settembre 2026 tuffi, salti e lanci in acquadal Ponte della Civera e dal ponte di Riva di Castello, oltre a prevedere un tratto di lago antistante l’Orrido interdetto alla navigazione. Tradotto: niente acrobazie per i social. Meglio godersi la vista, rispettare il silenzio del borgo e affrontare i 340 gradini con calma, zaino leggero, scarpe con buona aderenza e bambini sempre per mano. Il vero ricordo da portare a casa saranno le immagini, non il video estremo.
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Sotto il Lago di Garda c’è un borgo medievale con un lago a forma di cuore: uno dei luoghi più romantici d’Italia!
Da sopra sembra disegnato a mano: un piccolo lago perfettamente a forma di cuore, incastonato tra le colline morbide a sud del Lago di Garda. Ai suoi bordi, un borgo murato di trecento abitanti, dove le pietre del pavé hanno più anni di qualsiasi guida turistica. Castellaro Lagusello è lì, nell’Alto Mantovano, lontano di pochi chilometri dalle folle del lago ma con un carattere totalmente diverso.
Molti lo incontrano sui social per quel cuore d’acqua fotogenico. Poi arrivano convinti di trovare il lago sotto il balcone del borgo, pronto per il selfie. Funziona in modo un po’ diverso, e forse è proprio questo che tiene Castellaro Lagusellofuori dal turismo compulsivo: chi accetta il ritmo lento del posto si porta a casa un pezzo di Lombardia ancora autentica.
Dove si trova il borgo sul lago a forma di cuore
Castellaro Lagusello è una frazione di Monzambano, in provincia di Mantova, a circa 115 metri di altitudine. Siete nelle Colline Moreniche del Garda, quel paesaggio di ondulazioni verdi, vigneti e filari che chi arriva solo fino a Sirmione tende a ignorare. Il borgo è raccolto dentro mura medievali, affacciato su un laghetto morenico che fa parte della riserva naturale Complesso morenico di Castellaro Lagusello, tutelata dal Parco del Mincio.
Il lago nasce dai depositi lasciati dal grande ghiacciaio che occupava il posto dell’attuale Garda. Quando il ghiaccio si è ritirato, ha lasciato conche che si sono riempite d’acqua: una di queste è il laghetto di Castellaro, circa dieci ettari di superficie e una profondità che non supera i cinque metri, secondo i dati del Parco del Mincio. Piccolo, bassissimo, ma con un ecosistema sorprendentemente ricco.
Un castello medievale rimasto intatto (con ospiti illustri)
Il nome del borgo racconta già la sua storia: “castellaro” in età medievale indicava un recinto fortificato, spesso senza case; “lagusello” era semplicemente il piccolo lago. La prima menzione ufficiale arriva nel 1145, in una bolla di papa Eugenio III che cita la “plebem de Castellaro”. Da allora il toponimo non è praticamente cambiato.
Tra XII e XIII secolo qui nasce il castello, attribuito agli Scaligeri di Verona, interessati a controllare il confine con i Gonzaga di Mantova. Nel 1391 Gian Galeazzo Visconti vende il complesso a Francesco Gonzaga per 60.000 ducati, cifra enorme per un borgo così minuto: segno che la posizione, su un’altura tra Mantova e Verona, valeva oro. In età moderna il castello diventa Villa Arrighi Tacoli, con merli guelfi, bifore e un grande parco. Dopo la battaglia di Solferino del 1859 ospita Napoleone III e il Duca di Magenta. Oggi è ancora proprietà privata, visitabile solo su prenotazione.
Sotto le acque del lago, nel sito di Fondo Tacoli, sono stati trovati resti di insediamenti palafitticoli preistorici: dal 2011 fanno parte del Patrimonio Mondiale UNESCO "Siti palafitticoli preistorici attorno alle Alpi". Qui il medioevo con le sue mura convive con una storia che parte dall’età del bronzo.
Il lago a forma di cuore: come si vede davvero
Il punto delicato: il lago è dentro il parco di Villa Arrighi Tacoli, quindi è una riserva naturale privata. Si entra pagando un biglietto, in giorni e orari stabiliti. Dal borgo, attraverso un cancelletto in fondo alla via principale, si intravede solo uno spicchio d’acqua. La famosa forma a cuore si legge intera solo dall’alto.
Il modo più semplice e romantico è salire sulla torre campanaria del borgo, accessibile gratuitamente. La scala interna è ripida e stretta, le campane se suonano mentre siete in cima fanno vibrare le ossa, ma la vista ripaga: il laghetto, le Colline Moreniche, le vigne tutt’intorno. Chi ha un drone deve ovviamente rispettare le regole, ma anche senza tecnologia l’effetto "cuore blu nel verde" è percepibile nelle giornate limpide.
Intorno all’acqua trovate ninfee bianche, iris gialli, canneti e campanellini estivi. Tra i rami si muovono martin pescatore, aironi, cannaiole, cuculi: gli ornitologi descrivono l’area come una piccola riserva di biodiversità, concentrata in pochi ettari. In autunno, quando le prime nebbie escono dal lago, il paesaggio prende quella qualità sospesa che fa dimenticare di essere a pochi minuti dall’autostrada.
Cosa vedere dentro le mura di Castellaro Lagusello
Si entra nel borgo attraverso una porta massiccia, con gli stipiti che conservano ancora i segni del vecchio ponte levatoio. Dentro, il paese si percorre in pochi minuti: pavimentazione in ciottoli di fiume, case in sasso, orti dietro i portoni. La canonica e diversi edifici conservano impianti medievali quasi intatti proprio perché qui non sono mai arrivate grandi trasformazioni.
La chiesa parrocchiale di San Nicola poggia su fondazioni del XII secolo, ma la struttura attuale è settecentesca. All’interno trovate una Madonna lignea di inizio Quattrocento e una Via Crucis con i Misteri del Rosario attribuiti all’Ugolini, pittore seicentesco locale. Poco distante, il Museo Etnografico del Ciliegio racconta le tradizioni agricole delle Colline Moreniche, quando il paesaggio era un mare di fioriture bianche primaverili. Non a caso Castellaro Lagusello fa parte dei Borghi più belli d’Italia e ha la Bandiera Arancione del Touring Club Italiano.
Esperienze lente, tra bici, vino e cucina mantovana
Fuori dalle mura, i sentieri del Complesso Morenico invitano a camminare tra vigne e campi. In bici, basta una breve deviazione dalla ciclabile del Mincio che collega Peschiera del Garda a Mantova per raggiungere il borgo: quarantacinque chilometri pianeggianti con Castellaro Lagusello come pausa perfetta per un pranzo o un gelato in piazza.
In tavola, la cucina è quella mantovana: capunsèi fumanti, tortelli di zucca, salumi saporiti, formaggi di piccole produzioni locali. Nel bicchiere scorrono i Garda DOC e i Garda Colli Mantovani DOC, con Merlot e Tocai coltivati sulle stesse colline che guardate dalla torre campanaria. Diverse aziende agricole organizzano degustazioni e aperitivi tra i filari nelle sere estive.
Per un weekend lungo potete abbinare la visita a Grazie di Curtatone, dove tra luglio e agosto fioriscono i loti sul Mincio, o proseguire fino a Mantova. La primavera è il momento della mostra "I Fiori di Castellaro", l’autunno regala foliage e nebbie sul lago, l’estate ha le serate tiepide in cui il borgo si svuota e restate quasi solo voi, le mura e quel piccolo lago a forma di cuore poco più in là.
Come arrivare e qualche dritta pratica
In auto, da nord potete uscire a Sirmione sull’A4, passare da Pozzolengo e raggiungere Castellaro Lagusello in meno di mezz’ora. Da sud l’uscita è Mantova Nord sull’A22, poi SS236bis e SP27 verso Valeggio sul Mincio, quindi Monzambano e il borgo. All’ingresso c’è un’area parcheggio, perché il centro storico è sostanzialmente pedonale.
La torre campanaria di solito è accessibile dal borgo senza biglietto, mentre per lago, parco e castello l’ingresso è a pagamento tramite Villa Arrighi Tacoli, con orari che cambiano in base alla stagione: conviene verificare sul sito del Comune di Monzambano o del Parco del Mincio prima di partire. La luce migliore per il lago a forma di cuore dall’alto è di solito nel tardo pomeriggio, quando il sole scende sulle colline e il lago diventa uno specchio color miele più che azzurro. Un souvenir che resta in memoria anche senza foto.
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