Perché in aereo dobbiamo chiudere il tavolino prima del decollo? La risposta ha a che fare con questa regola precisa
Nel Regolamento (UE) 965/2012, che definisce le operazioni di volo in Europa, c’è un principio molto netto: durante rullaggio, decollo e atterraggio le vie di fuga devono essere libere da qualsiasi ostacolo. Dentro questo principio rientra anche il piccolo tavolino davanti a voi, quello su cui appoggiate il vassoio della pasta al sugo.
Gli assistenti di volo lo sanno bene: le fasi critiche di un volo sono proprio decollo e atterraggio, dove si concentra la maggior parte degli incidenti. Per questo, quando la cabina si “prepara”, non si parla solo di cinture allacciate. Si crea in pochi minuti un assetto di emergenza studiato da ingegneri, autorità come EASA ed ENAC e compagnie aeree. E il tavolino chiuso è una tessera fondamentale del puzzle.
Perché il tavolino diventa un ostacolo in caso di evacuazione
Pensate a una fila da tre posti tipica di un aereo di linea. Chi è al finestrino, in caso di evacuazione, deve alzarsi, uscire nella direzione del corridoio, seguire le indicazioni dell’equipaggio e raggiungere l’uscita più vicina. Con il tavolino aperto, il primo gesto non è alzarsi, ma liberarsi da una barriera di plastica rigida a pochi centimetri dallo stomaco.
Le regole della Federal Aviation Administration (FAA) e quelle europee, applicate da EASA, impongono che gli aeromobili con più di 44 posti dimostrino di poter evacuare tutti i passeggeri e l’equipaggio in massimo 90 secondi, usando solo metà delle uscite di emergenza. Durante queste prove la cabina è semi-buia, nei corridoi vengono sparsi bagagli a mano, cuscini e coperte, e i partecipanti non sanno quali porte verranno aperte. Ogni secondo perso per chiudere un tavolino è un secondo tolto alla fuga verso l’uscita.
In Europa il principio è tradotto nero su bianco: prima di decollo e atterraggio ogni attrezzatura e ogni bagaglio devono essere assicurati, e tutte le vie di fuga devono restare libere. Un tavolino aperto, soprattutto per chi siede al finestrino, è un ostacolo in più tra il passeggero e il corridoio. Per questo gli assistenti di volo controllano uno per uno i tavolini, così come gli schermi che sporgono nel corridoio o i carrelli di servizio.
Il “muro” davanti al torace in caso di frenata brusca
C’è poi un secondo motivo, meno intuitivo ma altrettanto serio. In caso di forte decelerazione o di atterraggio brusco, il corpo continua a muoversi in avanti per inerzia. La cintura trattiene il bacino, ma il busto si piega. Se davanti al torace c’è un tavolino rigido, il rischio è un impatto violento contro il bordo.
Secondo i documenti operativi della FAA, il tavolino aperto può aumentare il pericolo di lesioni toraciche e addominali. In quella zona si concentrano organi delicati, ossa relativamente esposte e un tratto di colonna vertebrale vulnerabile. Non a caso i sedili degli aerei vengono progettati per essere “resistenti agli urti” e per assorbire parte dell’energia di un impatto. Il tavolino, che di base è un piano duro e poco flessibile, spezza questo equilibrio.
C’è anche un effetto collaterale: durante il servizio di bordo, sul tavolino si accumulano bicchieri, cibo, posate. Se avviene una frenata improvvisa, tutto questo materiale può trasformarsi in oggetti contundenti oppure cadere a terra, rendendo il pavimento scivoloso proprio mentre i passeggeri devono muoversi in fretta. Anche per questo, spiegano gli esperti di sicurezza, rientra nella lista delle cose da bloccare prima delle fasi critiche.
Il tavolino nel “pacchetto sicurezza” di cabina e le domande più frequenti
Il tavolino non è l’unica richiesta che vi arriva prima di decollo e atterraggio. Fa parte di un set coordinato di gesti: sedile in posizione verticale per lasciare più spazio alle ginocchia di chi sta dietro, bagagli sotto il sedile o in cappelliera per tenere il corridoio libero, tendine dei finestrini alzate per permettere a equipaggio e passeggeri di valutare cosa succede fuori, luci soffuse per adattare la vista a un’eventuale evacuazione al buio. Tutto converge su un obiettivo: rendere quell’aereo evacuabile in 90 secondi.
A questo punto arrivano puntuali le obiezioni.
Se siete seduti al corridoio e pensate di poter uscire velocemente, il vostro tavolino aperto resta comunque un ostacolo per chi siede al centro o al finestrino. In un’evacuazione non vi muovete da soli: ogni fila è una piccola squadra che deve liberarsi in pochi istanti, e si dà per scontato che tutti abbiamo le stesse condizioni di partenza.
Laptop sulle ginocchia con tavolino chiuso? In teoria possibile, in pratica sconsigliato. Gli oggetti pesanti o rigidi dovrebbero essere riposti sotto il sedile o nella cappelliera, proprio per non trasformarsi in proiettili in caso di turbolenza o frenata. In molte safety card, approvate da ENAC, trovate indicazioni esplicite su dove sistemare dispositivi elettronici e borse.
E cosa succede se vi rifiutate di chiudere il tavolino? Le norme europee e internazionali prevedono l’obbligo per i passeggeri di seguire le istruzioni dell’equipaggio in materia di sicurezza. Se una o più persone non collaborano, l’aereo può essere costretto a ritardare il decollo e, nei casi estremi, si può arrivare allo sbarco del passeggero. Non è un capriccio della compagnia, ma una responsabilità legale.
Sapendo che tutto nasce da test severi, da regolamenti della EASA e da una regola dei 90 secondi che ha rivoluzionato il modo di progettare gli aeromobili, quel clic con cui chiudete il tavolino assume tutt’altro peso: non è un disturbo, è parte attiva della vostra sicurezza.
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