Perché allenarsi con la musica aumenta la performance e come costruire la vostra playlist ideale

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Una playlist può trasformare un allenamento pesante in mezz’ora che vola. Ma come scegliere la musica giusta per il cardio o lo yoga senza sbagliare ritmo?

La differenza tra fare fatica e “volare” sul tapis roulant spesso sta in un dettaglio minuscolo: cosa avete nelle orecchie. Diverse ricerche, citate da studiosi come Costas Karageorghis della Brunel University di Londra, mostrano che allenarsi con la musica può aumentare la performance fino a circa il 15% e ridurre la percezione della fatica del 10-15%.

Tradotto: lo sforzo è lo stesso, ma il vostro cervello lo vive meglio. Il punto però non è soltanto premere play su una qualsiasi playlist. Per sfruttare davvero questo “aiuto legale” bisogna capire perché la musica funziona e scegliere il tipo giusto in base all’allenamento e all’umore.

Allenarsi con la musica: cosa succede davvero al corpo

Quando vi muovete a ritmo, il corpo tende a sincronizzarsi con il beat. È il famoso “entrainment”: passi, respirazione e movimenti si agganciano alla cadenza della canzone. Se il ritmo è vicino a quello naturale dell’esercizio, tutto diventa più fluido e regolare.

La musica inoltre occupa una parte dell’attenzione. Il cervello si concentra meno sui segnali di fatica e più su melodia, testo, emozioni. Gli esperti parlano di “dissociazione”: i pensieri si allontanano da sudore e fiato corto, e lo sforzo sembra più sopportabile.

Infine c’è il tema emotivo. Un brano che vi dà la carica attiva i circuiti del piacere, aumenta il buonumore e rende più probabile quell’ultimo sprint o quella ripetizione in più che senza musica avrebbero un secco “no, grazie” come risposta.

Tutti i benefici concreti: motivazione, fatica, buonumore

Secondo diversi studi e come ricordano anche i fisiologi dell’esercizio, ascoltare musica durante lo sport porta una serie di vantaggi molto pratici:

- Aumenta la motivazione: una canzone che amate può letteralmente spingervi a iniziare l’allenamento nei giorni “no” e a non mollare a metà.
- Aiuta la concentrazione: per molte persone la musica fa da bolla, tiene fuori mail, problemi e rumori di palestra, e facilita il focus su movimento e respirazione.
- Migliora l’umore: un sottofondo coinvolgente stimola il rilascio di dopamina, l’ormone del piacere. Allenarsi di buonumore vuol dire essere più costanti nel lungo periodo.
- Rende l’allenamento più “strutturato”: una canzone può diventare un blocco di lavoro. Fine brano, cambio esercizio o ritmo.
- Distrare dalla fatica: se il cervello è impegnato a seguire il ritornello, percepisce meno bruciore ai muscoli e fiato corto. Lo sforzo non sparisce, ma pesa meno.

Quale musica scegliere per il cardio, la corsa e l’HIIT

Qui entrano in gioco i famosi BPM, i battiti per minuto. Non servono formule complicate: basta qualche riferimento di massima.

Per il cardio leggero (camminata veloce, cyclette, ellittica, riscaldamento), funzionano bene brani pop o dance tra i 120 e i 140 BPM. Sono abbastanza ritmati da tenervi svegli, ma non tanto veloci da farvi partire a razzo dopo cinque minuti.

Per la corsa più seria le fasce cambiano:
- fondo tranquillo: 150-165 BPM, canzoni dal ritmo costante che vi aiutano a tenere il passo;
- lavori intensi, ripetute, HIIT: 170-180, anche 190 BPM per chi è molto allenato. Qui rock, elettronica energica o hip hop potente possono dare quella spinta extra nei minuti più duri.

Un trucco semplice: scegliete una canzone il cui ritmo si avvicina alla vostra cadenza di corsa. Se fate circa 170 passi al minuto, un brano intorno a quel numero di BPM vi aiuterà a stabilizzare il movimento.

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Playlist per forza, yoga e stretching

In sala pesi l’obiettivo non è la cadenza del passo, ma la sensazione di potenza. Per l’allenamento di forza vanno bene generi con groove marcato: rock, metal, hip hop, trap, in genere fra 130 e 160 BPM. Non serve una velocità estrema, conta che il brano abbia impatto e non cambi ritmo ogni dieci secondi, altrimenti spezza la concentrazione.

Situazione opposta per yoga, pilates, ginnastica dolce e lavoro posturale. Qui la parola chiave è calma. Musica lenta, sotto i 120 BPM, spesso strumentale: piano, new age, ambient, suoni naturali. Il sottofondo deve accompagnare il respiro, non rubare la scena.

Stesso discorso per stretching e defaticamento. Dopo uno sforzo intenso, brani morbidi vi aiutano ad abbassare gradualmente frequenza cardiaca e tensione muscolare. È il momento in cui cambiare genere e velocità è quasi terapeutico.

Come costruire (e usare) la vostra playlist ideale

Prima regola: partire da ciò che vi piace. Gli studi concordano sul fatto che la risposta emotiva personale conta più del genere in sé. Una ballata che per voi significa “rivincita” può caricare più di qualsiasi hit da classifica.

Seconda regola: dividere la playlist per fasi. Un esempio per 40 minuti di corsa:
- 5-8 minuti di riscaldamento a 120-130 BPM;
- 20-25 minuti centrali a 150-165 BPM;
- 7-10 minuti finali sotto i 120 BPM per rallentare e defaticare.

Terza regola: abbinate musica e umore. Se arrivate scariche e svogliate, partite con brani energici ma non aggressivi, intorno ai 125-140 BPM. Se arrivate nervose e agitate, meglio ritmi costanti, senza troppi cambi bruschi, che vi aiutino a “scaricare” in modo più dolce.

Quarta regola, spesso ignorata: non bruciate le vostre canzoni da allenamento ascoltandole tutto il giorno. Se le riservate ai momenti di sport, l’effetto motivante rimane più forte.

Infine, un accenno alla sicurezza. Tenete il volume su un livello in cui riuscite ancora a sentire l’ambiente, soprattutto se correte in strada. Gli esperti consigliano di non superare intensità sonore troppo elevate e di evitare cuffie che isolano completamente quando servono attenzione e riflessi. La musica deve aiutarvi a muovervi meglio, non a rischiare di più.

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«These Must Be The Places»: da Amy Winehouse a Kurt Cobain, i luoghi maledetti del rock

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I luoghi maledetti del rock esistono davvero? These Must Be The Places. Atlante oscuro del rock (Arcana Edizioni), il nuovo libro della giornalista e scrittrice Camilla Sernagiotto, ci porta dove musica e destino si incontrano.

Certe città hanno una colonna sonora. Certi edifici, invece, sembrano custodire fantasmi. Nel rock succede spesso: una casa diventa leggenda, un hotel si trasforma in simbolo, un incrocio stradale entra nella memoria collettiva più di una canzone. È da qui che parte These Must Be The Places. Dopo avere raccontato le ombre del Dakota Building nel precedente La maledizione del Dakota, Sernagiotto torna a esplorare il lato più inquieto della cultura musicale. Ma questa volta il viaggio è molto più ampio: non un solo luogo simbolico, bensì una mappa internazionale fatta di tragedie, coincidenze, omicidi, miti urbani, suicidi, stragi e storie che continuano a ossessionare l’immaginario pop. E, chiaramente, "l'immaginario rock"...

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Perché il rock ha sempre avuto un rapporto speciale con i luoghi?

La risposta sta forse nel fatto che il rock non è mai stato solo musica. È atmosfera, ribellione, estetica, memoria. E alcuni spazi finiscono per assorbire tutto questo, diventando quasi personaggi autonomi.

Nel libro, motel dimenticati, ville isolate, studi di registrazione e strade americane smettono di essere semplici coordinate geografiche: diventano scenari emotivi. Luoghi dove il confine tra realtà e leggenda si assottiglia fino quasi a sparire.

È impossibile non pensare alla California più oscura, quella che ha visto infrangersi il sogno hippie tra le vicende legate a Charles Manson e l'eccidio di Cielo Drive. Oppure al Mississippi del blues, con il celebre crocevia associato alla leggenda di Robert Johnson e al patto col diavolo: una storia che continua ad affascinare generazioni di musicisti e appassionati.

Da Londra a Parigi, l’Europa custodisce le sue cicatrici musicali

Il viaggio si sposta poi nel Regno Unito, dove la musica convive con una malinconia quasi cinematografica. Le case di artisti scomparsi troppo presto, gli studi di registrazione diventati luoghi di pellegrinaggio, i quartieri londinesi che sembrano ancora attraversati dalle voci di chi li ha abitati.

Figure come Amy Winehouse e Ian Curtis emergono non tanto come icone da poster, ma come presenze ancora vive negli spazi che hanno lasciato dietro di sé.

E poi c’è l’Europa continentale, dove la musica incontra anche la fragilità del presente. Il Bataclan, per esempio, non è soltanto una sala concerti: è diventato il simbolo di una ferita collettiva che ha cambiato per sempre il modo di vivere gli eventi musicali.

L’Italia più misteriosa? Tra esoterismo e rockstar

Tra le parti più sorprendenti del libro, c'è anche quella dedicata all’Italia. Un Paese che, nelle pagine di Sernagiotto, assume contorni quasi esoterici.

A Cefalù, in Sicilia, compare l’ombra del famigerato occultista britannico Aleister Crowley e della sua Abbazia di Thelema, luogo entrato nel mito anche grazie all’influenza esercitata sull’estetica rock del Novecento. Dai Led Zeppelin ai Beatles, il richiamo all’occulto ha attraversato intere generazioni musicali, trasformandosi in linguaggio visivo, simbolico e culturale.

Poi ci sono le strade di Roma. Gli incroci che hanno segnato il destino di Rino Gaetano e Fred Buscaglione diventano il punto in cui cronaca e leggenda si fondono. Non semplici incidenti, ma episodi che il tempo ha trasformato in racconti quasi mitologici.

Le rockstar non se ne vanno mai davvero

Uno degli aspetti più interessanti di These Must Be The Places è il modo in cui gli artisti vengono raccontati. Non come biografie lineari, ma come energie che continuano ad abitare certi luoghi.

Jimi Hendrix, Janis Joplin, Jim Morrison, Kurt Cobain: nomi che nel tempo hanno superato la dimensione musicale per diventare parte di un immaginario collettivo fatto di culto, nostalgia e mistero.

Ed è proprio questo il cuore del libro: raccontare come alcuni luoghi riescano a trattenere le storie di chi li ha attraversati. Come se la musica, in fondo, lasciasse sempre una traccia invisibile.

Un atlante pop da leggere come un viaggio

C’è anche un altro motivo per cui These Must Be The Places - Atlante oscuro del rock arriva nel momento perfetto: è una di quelle letture che sembrano nate per accompagnare i viaggi estivi. Non importa che si parta davvero sulle tracce del rock oppure no. Certo, il libro può trasformarsi in una guida alternativa per chi sogna di visitare Londra, New York, Parigi, la California o certi angoli più misteriosi d’Italia con uno sguardo diverso, inseguendo memorie musicali e luoghi iconici. Ma funziona benissimo anche senza biglietti aerei e itinerari programmati. È il classico libro da tenere in borsa o nello zaino per l’estate: da leggere sotto l’ombrellone, a bordo piscina, durante un viaggio in treno, in aereo o nelle sere lente in montagna. Un atlante narrativo capace di farti viaggiare anche restando fermo, tra storie oscure, grandi canzoni e miti che continuano a esercitare un fascino irresistibile. Più che un saggio musicale, These Must Be The Places assomiglia a un viaggio dentro il lato più magnetico della cultura pop. Un percorso che intreccia musica, cronaca nera, esoterismo e memoria collettiva senza perdere mai il ritmo del racconto. Per chi ama il rock, certo. Ma anche per chi è affascinato dai luoghi che custodiscono storie impossibili da dimenticare.

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Ascoltate sempre la stessa canzone in loop? Ecco cosa dice di voi la psicologia

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Se ascoltate sempre la stessa canzone in loop su Spotify, scoprite cosa racconta di voi questo fatto secondo la psicologia

Se il vostro smartphone vi segnala che avete ascoltato quella canzone centinaia di volte, potete smettere di sentirvi “strane”. Uno studio pubblicato su Psychology of Music che ha coinvolto oltre 200 persone ha trovato che la canzone preferita viene ascoltata in media più di 300 volte. L’86% degli intervistati ha infatti dichiarato di ascoltare la propria canzone preferita ogni giorno o più volte alla settimana.

Quindi no, non siete un caso clinico perché mettete la stessa traccia in loop mentre lavorate, guidate o vi struccate la sera. La psicologia della musica ci dice però che questo rituale racconta parecchio su come funziona il vostro cervello e su cosa state vivendo emotivamente.

**La musica fa bene: che musica ascoltare per ottenere il beneficio che desiderate**

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Il motivo preciso per cui ascoltate sempre la stessa canzone in loop

Quando premete replay, il vostro sistema di ricompensa si attiva. Ascoltare un brano che amate fa rilasciare dopamina, il neurotrasmettitore del piacere. Studi della McGill University mostrano che il picco di dopamina arriva soprattutto nell’anticipazione del ritornello o del passaggio che adorate.

C’è poi l’effetto mere exposure: la psicologia cognitiva ha dimostrato che tendiamo a preferire ciò che conosciamo bene. Più una canzone diventa familiare, più il cervello la percepisce come sicura e rassicurante. Quel ritornello prevedibile è una piccola zona comfort sonora, perfetta quando tutto il resto sembra fuori controllo.

Cosa rivela il brano in loop sul vostro stato emotivo

Il tipo di brano che scegliete dice molto del vostro mood. Se siete in loop su una ballad strappacuore, probabilmente state elaborando una perdita, una rottura, un cambiamento. Lasciarsi attraversare dalla tristezza con una colonna sonora ad hoc è un modo di autoregolare le emozioni.

Se invece ripetete all’infinito un pezzo super energico, lo usate come dose di adrenalina per affrontare giornate impegnative. Qui il messaggio è: ho bisogno di sentirimi potente, presente, “on fire”.

C’è poi il loop nostalgico: la canzone del liceo o dell’estate in cui vi siete sentite invincibili. In questo caso entra in gioco l’ippocampo, l’area del cervello che gestisce i ricordi autobiografici: ogni replay è un viaggio lampo in una versione passata di voi.

Infine, il loop ansiolitico: un brano neutro, magari minimal, che serve soprattutto a zittire il rumore mentale. In chi tende all’ansia, questa ripetizione può funzionare come coperta sonora che dà l’illusione di controllo.

Cosa succede nel cervello quando una canzone diventa “ossessione felice”

Oltre al sistema di ricompensa, la vostra canzone preferita attiva la Default Mode Network, la rete di aree cerebrali che entra in gioco quando la mente vaga, fantastica, ripensa a sé. È lo stato in cui spesso nascono intuizioni e idee creative.

Uno studio della Wake Forest University ha mostrato che le canzoni amate aumentano la connettività tra diverse regioni del cervello, incluso il precuneus, coinvolto in memoria episodica e auto-riflessione. Tradotto: mentre siete in loop, non state solo “sprecando tempo”, state letteralmente riorganizzando pezzi della vostra storia interna.

Da distinguere il loop consapevole dal tarlo musicale (earworm): quando un frammento vi gira in testa senza che lo vogliate. Nel primo caso scegliete voi di premere play e usate il brano come strumento; nel secondo è il cervello che ripete un pattern sonoro per fissarlo in memoria o scaricare tensione.

I benefici nascosti di ascoltare una canzone in loop

Se gestito bene, il loop è un alleato. La ripetizione crea uno sfondo stabile che riduce le distrazioni e facilita il focus su compiti monotoni. Per questo molte persone lavorano meglio ascoltando sempre gli stessi pochi brani.

Alcuni studi su psicologia della musica indicano che l’ascolto ripetitivo può favorire lo stato di flow: quel momento in cui perdete la cognizione del tempo, siete concentrate ma rilassate, e tutto fila. Il testo della canzone può diventare una sorta di mantra personale, che vi ricorda chi siete e cosa volete tenere al centro.

Nei periodi difficili, ripetere un brano preciso ogni giorno alla stessa ora può funzionare come micro-rituale di cura: cinque minuti in cui vi date il permesso di sentire come state davvero.

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Un'estate in musica: i festival da non perdere in Italia nel 2026

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Da Nord a Sud sarà un'estate ricca di concerti e performance live da non perdere: ecco i festival più attesi dell'estate italiana

Con l'arrivo del caldo, l'Italia si trasforma in un palcoscenico a cielo aperto. Da Nord a Sud, ogni estate la Penisola si anima di festival che mescolano musica, arte e paesaggio, offrendo esperienze uniche in alcuni dei contesti che tutto il mondo ci invidia.

L'estate 2026 si preannuncia particolarmente ricca: tra grandi ritorni, nuove proposte e appuntamenti ormai diventati cult, c'è davvero l'imbarazzo della scelta. Che siate appassionati di rock o di musica jazz, ognuno avrà modo di vivere il proprio festival ideale, magari abbinato a qualche giorno di vacanza tra mare, montagna e borghi medievali.

In questa guida abbiamo selezionato le kermesse più belle e imperdibili dell'estate: prendete nota, segnate le date in calendario e preparate il vostro itinerario.

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I-Days Milano Coca-Cola

Nel capoluogo lombardo la musica si fa diffusa, dilatandosi dal 25 giugno al 10 settembre 2026 all’interno degli storici spazi dell'Ippodromo SNAI San Siro e dell'Ippodromo SNAI La Maura. La rassegna milanese risponde con un palinsesto imponente che vede alternarsi sul palco il pop d’alta classifica dei Maroon 5 e la travolgente potenza rock dei Foo Fighters. Ma è la varietà delle proposte a stupire: la grazia sciamanica e orchestrale di Florence + The Machine incanterà il pubblico nei primi giorni di luglio, mentre le chitarre affilate e la rabbia politica dei System of a Down garantiranno scariche di pura adrenalina. Per chi cerca i ritmi del presente, le storiche doppie date della superstar globale Bad Bunny a metà luglio e le visioni hip-hop di A$AP Rocky a settembre faranno della città una capitale assoluta della cultura urban, arricchita dai set monumentali di David Guetta.

Firenze Rocks

Nel cuore verde del capoluogo toscano, dal 12 al 14 giugno 2026, la Visarno Arena, splendido spazio immerso nel Parco delle Cascine, si prepara a raccogliere il pubblico delle grandi occasioni. L’energia ruvida ed elegante di Lenny Kravitz aprirà le danze nella prima giornata della rassegna. La manifestazione proseguirà poi nel segno del grande pop d’autore britannico grazie al magnetismo intramontabile di Robbie Williams, atteso sul palco il giorno seguente, per poi toccare una vetta emotiva assoluta nella serata conclusiva con il ritorno dei The Cure. La band guidata da Robert Smith dividerà la scena con lo space-rock cinematico dei Mogwai, le oscure ballate dei The Twilight Sad e le sperimentazioni post-punk di Just Mustard, regalando una data destinata a rimanere nella memoria collettiva dei cultori della new wave.

Lucca Summer Festival

Poco distante, l’estate toscana trova un altro baricentro d'eccellenza che si sviluppa dal 24 giugno al 29 luglio 2026. Le mura cinquecentesche della città faranno da cornice a serate uniche, trasformando la storica Piazza Napoleone in un sofisticato club sotto le stelle. Il cartellone di quest'anno si apre con Ludovico Einaudi, per poi schierare la sontuosa miscela acid-jazz e funk dei Jamiroquai, pronti ad accendere la piazza il 4 luglio, la sacralità folk-rock e l'immutata urgenza narrativa di John Legend il 5 luglio, le venature soul ad alta intensità degli Alabama Shakes il 7 luglio e l'inconfondibile magnetismo pop globale di Katy Perry il 19 luglio, dimostrando una rara capacità di far convivere linguaggi e generazioni distanti accanto a pesi massimi come Riccardo Muti, Zucchero e Tom Jones.

Rock in Roma

Rock in Roma

La Capitale risponde con il suo storico appuntamento che si snoda dal 9 giugno al 16 luglio 2026, diviso strategicamente tra l'ampio spazio dell'Ippodromo delle Capannelle e la Cavea dell'Auditorium Parco della Musica. Un cartellone che porta a Roma lo slancio punk rock californiano dei The Offspring, l’intimità folk ed epica dei Mumford & Sons e le canzoni senza tempo degli OneRepublic, fino alle ballate calde, roots e blues di Ben Harper con i suoi Innocent Criminals. Accanto ai giganti internazionali, il festival celebra il meglio della musica italiana contemporanea con l'energia dei Negramaro, la poesia di Mannarino, la freschezza di Olly, la storia del rock firmata dai Litfiba, l'hip-hop cinematografico di Luchè.

La Prima Estate

Per chi concepisce il festival come un’estensione della vacanza, il Parco Bussoladomani a Lido di Camaiore rappresenta la sintesi perfetta, animando la Versilia nei fine settimana dal 19 al 21 giugno e dal 26 al 28 giugno 2026. Questa rassegna unisce la brezza marina a una selezione artisticamente impeccabile. Jack White accenderà il palco il 19 giugno, seguito dalla nobile tradizione brit-pop di Richard Ashcroft e The Libertines il 21 giugno, e dal crossover generazionale dei Twenty One Pilots. Il secondo weekend toccherà vette altissime con il carisma poetico e oscuro di Nick Cave & The Bad Seeds il 26 giugno e l'universo visivo e sonoro dei Gorillaz di Damon Albarn affiancati dai Wolf Alice il 27 giugno. Attorno a loro, un contorno ricercato che include le chitarre graffianti di The Hives, il post-punk parlato degli Sleaford Mods, il gusto dream-pop di Emilíana Torrini e il meglio della scena indipendente nazionale.

Kappa FuturFestival

Chi preferisce i linguaggi elettronici puri e le suggestioni post-industriali troverà il proprio tempio a Torino dal 3 al 5 luglio 2026, all'interno dei suggestivi spazi di Parco Dora, luogo deputato ad accogliere la club culture mondiale. La line-up schiera giganti del calibro di Armin Van Buuren, Dyen, Dj Rush e Olympe, trasformando la città piemontese in una gigantesca pista da ballo a cielo aperto.

Festival del Saltarello

Il folklore rurale e le pulsazioni della world music internazionale si fondono in un'unica, travolgente celebrazione martedì 9 luglio 2026 nella suggestiva cornice del Porto di Giulianova, in provincia di Teramo. Giunto alla sua sedicesima edizione, il festival si configura come una vera e propria giornata internazionale del folklore capace di gettare un ponte culturale tra la tradizione abruzzese e le sonorità globali. La spina dorsale della serata sarà l'Orchestra Popolare del Saltarello, oggi tra le realtà più dinamiche nel rinnovare il repertorio etnico italiano, che salirà sul palco alle ore 21:00 per scaldare l'arena e accompagnare l'esibizione del coro di bambini Liberavoce, focalizzato sull'integrazione attraverso il linguaggio dei segni. Alle 22:15 i riflettori si accenderanno sull'attesissimo special guest della rassegna: Goran Bregović che, insieme alla sua leggendaria Wedding & Funeral Orchestra, farà tappa a Giulianova con il tour "God Is Not Your Babysitter". Tra i grandi classici del repertorio balcanico e le composizioni più recenti, il porto teramano si trasformerà in una monumentale festa collettiva sotto le stelle, preceduta durante la giornata da stage di danza di radice ed esibizioni di gruppi folk storici nel cuore della città.

calvin harris

NAMELESS Festival

I grandi spazi verdi di Annone di Brianza, in provincia di Lecco, si confermano l'epicentro italiano dei ritmi elettronici ed urban all'inizio della stagione, precisamente dal 30 maggio al 1° giugno 2026. Il festival schiera sul palco una line-up monumentale dominata da pesi massimi della consolle globale come Calvin Harris, Fisher e John Summit, affiancati dal talento di Kevu e da una fitta rete di produttori e artisti urban internazionali, capaci di radunare decine di migliaia di appassionati in una tre giorni ad altissima intensità energetica ai piedi delle montagne del lago di Como.

Jazz:Re:Found

Al polo opposto, per attitudine e intimità, si colloca l'experience preziosa tra le colline piemontesi del Monferrato, patrimonio UNESCO. Dal 27 al 30 agosto 2026, lo splendido borgo di Cella Monte diventa il punto d'incontro ideale per gli amanti del jazz, del soul e dell'elettronica di ricerca. La direzione spirituale di Gilles Peterson guiderà una line-up raffinatissima che vanta l'irresistibile contagio mediterraneo dei Nu Genea, il jazz d'avanguardia di Tom Skinner e Kahil El'Zabar, le calde atmosfere deep-house e jazz di Berlioz e il soul senza tempo di Pale Jay, insieme alle contaminazioni globali di Acid Arab, Dj Storm e Habibi Funk.

Tener-a-mente

Spostandosi sulle sponde del Lago di Garda, l'Anfiteatro del Vittoriale a Gardone Riviera ospiterà la consueta ed elegantissima rassegna estiva, in programma dal 26 giugno al 2 agosto 2026. Un appuntamento che unisce la grande musica internazionale di matrice d'autore, jazz e rock alla maestosità del complesso dannunziano, confermandosi uno dei palcoscenici più intimi, colti e suggestivi dell’intera stagione.

Ferrara Sotto le Stelle

Scendendo in Emilia, la storica corte del Castello Estense di Ferrara si accenderà dal 22 al 30 luglio 2026 per celebrare trent'anni di esplorazioni sonore. La rassegna più longeva dell'Emilia-Romagna si divide quest'anno tra due venue: il Cortile del Castello Estense e la Delizia Estense di Benvignante ad Argenta, con una line-up che dimostra ancora una volta lo spirito della rassegna: curioso, cangiante e intraprendente. Il programma vede i Ministri aprire il 22 luglio con Aurora Popolare, seguiti il 23 dai seminali The Notwist con News from Planet Zombie e il 25 dalla voce di Emma Nolde. La rassegna si sposta poi ad Argenta per accogliere i Kings of Convenience in trio d'archi il 28, i Marlene Kuntz a trent'anni da Il Vile il 29 e i Les Négresses Vertes a chiudere il 30.

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Locus Festival

Per chi sceglie il Sud, la Puglia diventa il cuore pulsante dell'estate grazie a una manifestazione diffusa che si snoda dal 18 giugno al 2 settembre 2026. Nella sua ventiduesima edizione, il Locus Festival prende le mosse dal centenario della nascita di Miles Davis con il concept "Don't play what's there. Play what's not there", sviluppando un programma che intreccia icone della scena internazionale e il meglio del cantautorato italiano, toccando le location più suggestive della regione, dal mare alle colline. La line-up riunisce artisti come David Byrne, Skunk Anansie, John Legend, Marcus Miller, Johnny Marr, IOSONOUNCANE, Thundercat, Soulwax, Vinicio Capossela, Mannarino, Fulminacci e Daniele Silvestri, in un percorso tra Bari, Alberobello, Castel del Monte, Ostuni, Locorotondo e le vigne di Minervino Murge.

Sequoie Music Park

Restando in territorio emiliano, il verde del Parco delle Caserme Rosse di Bologna farà da sfondo dal 16 giugno al 23 luglio 2026 a una programmazione estremamente trasversale e contemporanea. La kermesse mantiene la sua identità trasversale, presentando una lineup capace di spaziare dal rock al pop, dall'alternative al cantautorato, senza dimenticare le nuove sonorità contemporanee. Tra i protagonisti figurano i Kneecap (16 giugno), Three Days Grace in unica data italiana (23 giugno), Of Monsters and Men (25 giugno), Subsonica (29 giugno), Idles (4 luglio), Caparezza in due serate già sold out (7 e 8 luglio), Belle and Sebastian (13 luglio) e gli Interpol in unica data italiana da headliner (16 luglio), con i Litfiba a chiudere il 21 luglio.

Red Valley Festival

La settimana di Ferragosto trova la sua colonna sonora ideale e spettacolare in Sardegna, precisamente dal 13 al 15 agosto 2026. L'Arena Olbia ospiterà una monumentale corazzata pop, urban ed EDM pensata per accogliere decine di migliaia di appassionati, che vedrà alternarsi sul palcoscenico i pesi massimi delle classifiche italiane contemporanee come Sfera Ebbasta, Annalisa, Achille Lauro e Geolier.

Umbria Jazz

Il cuore monumentale dell'Umbria si trasforma, dal 3 al 12 luglio 2026, in una succursale di New Orleans. Il centro storico di Perugia, con il palco principale dell'Arena Santa Giuliana, accoglie una line-up eccezionale guidata da icone globali come Sting, Jon Batiste (il 5 luglio) ed Elvis Costello (il 12 luglio). Il cartellone d'eccellenza si impreziosisce con il pop-funk sperimentale degli Snarky Puppy supportati dalla Metropole Orkest, l'avanguardia multimediale di Laurie Anderson affiancata dai Sexmob (il 7 luglio) e il graffiante blues di Christone "Kingfish" Ingram. Nei teatri e nei palazzi storici come il Teatro Morlacchi e la Galleria Nazionale dell'Umbria si svilupperà invece un vero e proprio festival nel festival con maestri assoluti come Charles Lloyd, Paolo Fresu con il suo progetto dedicato a Miles Davis, la straordinaria voce di Cécile McLorin Salvant, il pianismo leggendario di Kenny Barron, Stefano Bollani con un set "All Stars" e l'arpa jazz di Brandee Younger.

Wonderlast Festival

L’Umbria si conferma un hub centrale per le nuove sonorità estive ospitando, sabato 11 e domenica 12 luglio 2026, una delle manifestazioni ibride più interessanti del panorama nazionale, dichiaratamente ispirata ai grandi modelli nordeuropei. Il Wonderlast Park di Gubbio, in provincia di Perugia, si trasformerà in un villaggio esperienziale di due ettari immerso nel verde delle colline umbre, dove la musica dialogherà costantemente con intrattenimento, sostenibilità e lifestyle. Accanto a un imponente sound system alto otto metri , lo spazio accoglierà la Wonderlast Forest, un’area relax dedicata a installazioni tecnologiche e prodotti sostenibili, e una beauty lounge con hairstylist e make-up artist a disposizione del pubblico. La line-up del 2026 mette a segno un mix mirato di urban, pop, rap ed elettronica pensato per connettere community provenienti da tutta Italia. Sul palco: Emis Killa, Samurai Jay, 22simba, Il Pagante e Ludwig. A completare il manifesto sonoro delle due giornate ci penserà l'energia dance firmata da Dino Brown e dallo storico duo Marvin & Prezioso.

Frah Quintale

Collisioni Festival

Le colline delle Langhe tornano a vibrare nella dinamica cornice di Piazza Medford ad Alba, in provincia di Cuneo, per un'edizione che si sviluppa dal 27 giugno al 5 luglio 2026. Il sipario sull'Agrirock festival più famoso d'Italia si alzerà sabato 27 giugno con l'attesissimo set internazionale di Ben Harper & The Innocent Criminals. La rassegna riprenderà poi il fine settimana successivo: sabato 4 luglio prenderà vita la giornata IndieWood, dominata dall'elegante rap d'autore di Frah Quintale e dal pop di Alfa, affiancati sul palco da Marco Castello e Andrea Cerrato. Domenica 5 luglio si chiuderà in grande stile con la tradizionale Giornata Giovani interamente dedicata alle correnti hip-hop e urban contemporanee, che vedrà alternarsi sul palco Morad e Sayf.

Ypsigrock Festival

II primo vero boutique festival d'Italia riaccende la sua atmosfera unica dal 6 al 9 agosto 2026 nel cuore della Sicilia, sulle vette delle Madonie. La splendida Piazza Castello di Castelbuono, in provincia di Palermo, ospiterà un cast ricercato dedicato all'indie rock e alla musica alternativa internazionale. I palchi del festival vedranno alternarsi artisti internazionali del calibro di Wednesday, Horsegirl, Friko e Annahstasia, confermando la manifestazione siciliana come un punto di riferimento essenziale e sofisticato per il pubblico indie di tutta Europa.

I Suoni delle Dolomiti

L'altitudine ridefinisce completamente l'esperienza dell'ascolto dal 24 agosto al 3 ottobre 2026 tra le vette spettacolari del Trentino. Questa storica rassegna in quota abbatte le barriere tra arte e natura, portando concerti gratuiti a mezzogiorno nei prati alpini e nei rifugi UNESCO, raggiungibili solo a piedi. Il cartellone del 2026 propone il raffinato cantautorato di Daniele Silvestri e il pop fresco di Anna Castiglia, mentre la sezione classica ed etnica ospita il celebre "Trekking dei Suoni" (dal 7 al 9 settembre) guidato dal violoncellista Mario Brunello e dal violinista Gilles Apap. Completano l'esperienza le geometrie sonore del violinista Ilya Gringolts, l'ensemble I Violoncellisti della Scala, le sperimentazioni folk-world delle Baba Yaga e la suggestiva "Alba delle Dolomiti" al Sass Pordoi con il coro gospel Belles of the Rockies.

Pordenone Blues & Co. Festival

Il Friuli-Venezia Giulia celebra trentacinque anni di grande musica internazionale dal 10 al 27 luglio 2026, trasformando lo storico Parco San Valentino di Pordenone in un eccezionale club all'aperto. La line-up di quest'anno spazia con eleganza tra i generi: si parte il 10 luglio con il leggendario funk della Earth, Wind & Fire Experience guidata da Al McKay, seguita l'11 luglio dalle calde atmosfere balcaniche di Goran Bregović insieme a Roy Paci & Aretuska. Martedì 14 luglio l'attesa è tutta per l'icona di Hollywood Keanu Reeves e la sua band alternative rock, i Dogstar, aperti dai The Damn Truth. Il 17 luglio l'energia elettronica dei Subsonica celebrerà il proprio percorso trentennale, mentre domenica 26 luglio il leggendario chitarrista Yngwie Malmsteen infiammerà il parco per la sua unica data italiana, lasciando poi il testimone alle chitarre graffianti e al rock degli Skunk Anansie, attesi sul palco lunedì 27 luglio per la grande serata di chiusura.

Polifonic Festival

Polifonic Festival

La Valle d'Itria si riafferma come il baricentro europeo della club culture più raffinata ed eclettica da mercoledì 22 a domenica 26 luglio 2026. Guidata dal suggestivo tema "Sensory Bloom", un invito esplicito a ritrovare una dimensione fisica, collettiva e immediata dell'ascolto attraverso stimoli sensoriali curati al dettaglio, l'ottava edizione della rassegna schiera un imponente cartellone di oltre 60 artisti distribuiti su tre location dal fascino senza tempo. Il viaggio sonoro si aprirà mercoledì nella cornice marina di Cala Maka, per poi trasferirsi per tre giornate consecutive nel cuore rurale di Masseria Capece, inaugurata da un set esclusivo dei Voices From The Lake all'interno dello Stone Stage, il palco ricavato in una cava. Tra i quattro stage della masseria si alterneranno pietre miliari e visioni contemporanee: da Carl Craig e Moodymann a Chet Faker, passando per le architetture sonore spezzate di Djrum, l'ipnotica techno della palestinese Samaʼ Abdulhadi, i set narrativi di Mace e l'energia electro-house del canadese Tiga

Trento Live Fest 2026

Il connubio tra la maestosità dei paesaggi alpini e le declinazioni più fresche della scena musicale italiana trova una nuova, monumentale espressione alla Trentino Music Arena di Trento. Sviluppato lungo due fine settimana consecutivi, dal 28 al 30 agosto e dal 4 al 6 settembre 2026, il festival trasforma il capoluogo in un palcoscenico a cielo aperto ideato per far dialogare il territorio con il pop contemporaneo, il rap e il cantautorato d'avanguardia. La prima tre giorni accenderà i riflettori venerdì 28 agosto con il crossover sofisticato di Gemitaiz e Venerus, lasciando il testimone sabato 29 all'indie colto di Fulminacci e Mobrici, per poi chiudere domenica 30 nel segno della grande canzone d'autore con l'accoppiata formata da Luca Carboni e Tropico. Il secondo weekend manterrà altissima la tensione emotiva: venerdì 4 settembre sarà il turno di Madame e Ditonellapiaga, seguite sabato 5 da Emma affiancata dalle rime di Sayf, fino alla chiusura di domenica 6 settembre affidata ai Negramaro e all'intensità di Motta. Con un'arena allestita per garantire un'esperienza immersiva tra musica e aree food dedicate, la rassegna si impone come l'itinerario perfetto per salutare l'estate scoprendo i segreti culturali e naturalistici del Trentino.

 

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Sal Da Vinci domina Spotify e YouTube all'Eurovision 2026 (ma basterà per la vittoria?)

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All’Eurovision Song Contest 2026 i numeri incoronano Sal Da Vinci re dello streaming con “Per Sempre Sì”. Ma tra Spotify, YouTube e quote dei bookmaker il verdetto finale resta tutto da capire.

Ventisei milioni e rotti di ascolti su Spotify, oltre 36 milioni complessivi sulle piattaforme, più di 5 milioni di visualizzazioni del live su YouTube. Bastano questi numeri per capire che, all’Eurovision Song Contest 2026, il dominatore assoluto dello streaming si chiama Sal Da Vinci.

A 48 ore dalla sua prima esibizione sul palco di Vienna con Per Sempre Sì, l’Italia è già in finale come paese Big Five, ma nello “show parallelo” delle piattaforme la partita sembra quasi chiusa: Sal è davanti a tutti. Resta da capire se questa supremazia digitale si tradurrà anche in punti in finale sabato 16 maggio.

I numeri che incoronano Sal Da Vinci re dello streaming

Secondo la rilevazione al 28 aprile, Per Sempre Sì ha superato i 26,2 milioni di stream su Spotify, con una crescita di circa 3 milioni nelle ultime settimane. È l’unico brano dell’Eurovision 2026 ad aver varcato la soglia dei 20 milioni: un distacco netto, quasi imbarazzante, sul resto del cast.

La seconda in classifica è la svedese Felicia con My System, ferma intorno ai 19,3 milioni di ascolti. Terza la Finlandia con Liekinheitin, circa 13 milioni. Tutti gli altri concorrenti restano sotto quota 10 milioni. In pratica, solo tre canzoni in gara hanno superato i 10 milioni su Spotify e una di queste è italiana, largamente in testa.

Se allarghiamo lo sguardo oltre Spotify, diversi media generalisti parlano di oltre 36 milioni di streaming complessivi per Per Sempre Sì su tutte le piattaforme, con più di 25 milioni attribuiti solo a Spotify. Un risultato che avvicina Sal Da Vinci ai numeri dei grandi casi italiani recenti, da Sanremo in poi, e che conferma quanto il trampolino del Festival 2026 abbia giocato un ruolo fondamentale.

Per voi che vivete con le cuffie sempre accese, il quadro è semplice: aprite la classifica Eurovision su Spotify e l’Italia è in cima, con un margine che Svezia e Finlandia, almeno sul piano degli ascolti, possono solo inseguire.

YouTube e social: il boom di “Per Sempre Sì” oltre Spotify

Lo strapotere di Sal Da Vinci non si ferma alla musica in audio. Sul canale YouTube ufficiale dell’Eurovision, dopo 24 ore dal caricamento delle esibizioni della prima semifinale, il video di Per Sempre Sì risultava già il terzo più visto, con circa 693 mila visualizzazioni, alle spalle di Akylas (Grecia) e Alicja (Polonia). Un giorno dopo la messa in onda, quindi, l’interesse era già altissimo.

Aggiornando lo sguardo, il dato complessivo citato da diverse testate parla di oltre 5,2 milioni di visualizzazioni del live, che lo rendono il video più visto tra quelli della prima semifinale e lo portano davanti proprio alla polacca Alicja, ferma intorno ai 4,7 milioni. Numeri da hit consolidata più che da brano “in gara”.

Qui entra in gioco anche la componente visiva. La messa in scena di Per Sempre Sì - il matrimonio sul palco, la sposa tricolore, la coreografia pensata come grande festa popolare - è perfetta per essere tagliata in clip da 15 secondi e ricondivisa nelle storie o nei reel. Per molti di voi, probabilmente, il primo contatto con il brano non è stato il player audio, ma proprio un frammento di performance finito su social.

 

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Streaming vs pronostici: perché l’Europa è ancora prudente

Eppure, mentre le piattaforme incoronano Sal Da Vinci, i bookmaker internazionali restano freddi.  Le quote per la sua vittoria all’Eurovision lo collocano circa al nono posto, con una quota intorno a 41. La grande favorita, la Finlandia, viaggia invece intorno a 2,5, seguita da altre proposte nordiche.

In Italia il film è diverso. Il mercato nazionale delle scommesse vede Per Sempre Sì almeno da podio: le quote per la vittoria oscillano tra 5 e 10, mentre l’ipotesi “top 3” viene offerta a circa 3 volte la posta. Tradotto: per chi guarda la gara con occhi italiani, Sal è uno dei nomi caldi della finale.

Perché questo scarto così evidente? I bookmaker stranieri considerano lo streaming di Per Sempre Sì troppo legato al territorio italiano. In altre parole, tantissimi ascolti arrivano da casa nostra, ma ancora non è chiaro quanto il brano stia davvero penetrando nei mercati del Nord Europa o dell’Est, che spesso fanno la differenza al televoto.

Gli analisti musicali ricordano che, negli ultimi anni, il dominio sulle piattaforme ha spesso anticipato ottimi risultati all’Eurovision: pensate ai Måneskin o a Mahmood & Blanco, entrambi fortissimi in streaming e poi premiati in classifica. Non sempre però succede il contrario. Una parte del pubblico che streamma compulsivamente non è detto che la sera della finale voti, e le giurie nazionali hanno parametri ancora diversi.

Cosa ci dicono questi numeri sul futuro di “Per Sempre Sì”

Una cosa, però, la potete dare per certa: al di là del punteggio finale, la hit di San Da Vinci è già uscita dalla “bolla” dell’Eurovision. L’onda lunga dei 36 milioni di ascolti, il primato su Spotify e il boom di visualizzazioni su YouTube dicono che il brano ha una vita propria, che continuerà anche dopo la serata di Vienna.

Le analisi di settore raccontano di una crescita significativa degli ascolti di Sal Da Vinci anche fuori dall’Italia, con incrementi percentuali interessanti in alcuni paesi europei meno scontati. I dati per ora non sono dettagliati paese per paese, ma l’idea di un pubblico internazionale che scopre il brano a ondate sembra tutt’altro che fantasiosa.

Per voi, spettatrici e ascoltatrici, la sintesi è semplice: il trofeo dell’Eurovision lo decideranno giurie e televoto. Ma la gara digitale, quella dei play e delle view, Sal Da Vinci l’ha già vinta con largo anticipo. E questa, comunque vada sabato sera, è una vittoria che resta.

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"Dai Dai" di Shakira è il nuovo inno dei Mondiali 2026 di cui siamo già completamente ossessionati! Ecco testo, significato, video e curiosità

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Shakira torna protagonista dei Mondiali con “Dai Dai”, un brano destinato a diventare il nuovo tormentone dell'estate

Non è il 2010 ma sentendo questa canzone hai forse provato le stesse emozioni di quel periodo magico. Non è un caso: Shakira è tornata il 14 maggio con un inno dei Mondiali 2026 che in pochissimi giorni dal teaser ufficiale è diventato un successo internazionale ancor prima di mettere i piedi sulle piattaforme di streaming come Spotify. Il brano si intitola Dai dai.

La Coppa del mondo FIFA 2026, seppur priva della partecipazione dell’Italia, sta per cominciare il prossimo 11 giugno, ma la febbre è già altissima con un brano che qui racconteremo in ogni singolo dettaglio, dai ballerini al significato del brano, fino alla collaborazione (super azzeccata) con Burna Boy.

(Continua dopo il video)

Il calcio e Shakira, un amore senza fine

Era il 2006 quando l’artista, all’apice del suo successo all’esordio di carriera, cantò Hips don’t lie, nella versione Bamboo voluta da FIFA. Da lì la miccia si è accesa. Nel 2010 ha cantato la hit globale Waka Waka (This time for Africa), un brano che è diventato, è proprio il caso di dirlo, iconico. Nel 2014, in Brasile, si è esibita con il brano Dare (La La La), secondo tema musicale dei Mondiali di quell’anno (il primo era We Are One (Ole Ola).

Ora è tempo di Dai Dai, un ritorno molto significativo dopo anni in cui gli inni delle grosse manifestazioni sportive sono stati spesso meno di impatto.

Un titolo amaramente italiano

Non doveva andare così, ma Dai dai è ciò che sembra: un’incitazione in lingua italiana. Il brano ha poi al suo interno diverse formule che esprimono lo stesso concetto: “Let’s go”, “Dale” in spagnolo sudamericano, "Ikou” in giapponese. Ma l’idea è quella di immaginare una formula di incitamento all’energia e all’unione globale. Fa male al cuore, ma al centro di quel messaggio ci siamo proprio noi, nonostante i Mondiali quest’anno si tengano tra Messico, Stati Uniti e Canada.

chi e burna boy

Il suono afro e latino (con Burna Boy)

La presenza di Burna Boy non è assolutamente un caso. Il cantante nigeriano, classe 1991, è uno dei più autorevoli rappresentanti della musica afrobeat al mondo, al quale si ispira anche il sound del brano che pesca dall'urban latin tanto in voga oggi, con la curiosa caratteristica per un inno, ovvero di avere pochissimi cori.

Dal primo grande suo successo, Like to party del 2012 (brano non molto noto in Italia, ma negli anni ha duettato con Ed Sheeran, Mick Jagger, Travis Scott), il nigerniano Burna Boy è un nome simbolo di attaccamento viscerale alle sue origini culturali, ma capace di parlare con la sua voce baritonale e graffiata, a un pubblico molto variegato, dal pop al rap, con forte attitudine rock.

Il videoclip (e i ballerini)

L’anteprima diffusa sui social ha colpito nel segno per l’energia che Dai dai sprigiona fin dal primo secondo. Ci sono alcune ottime ragioni per cui questa estetica è speciale. Innanzitutto perché il videoclip è stato registrato nel leggendario stadio Maracanã di Rio de Janeiro, dove Shakira è stata a inizio maggio per il suo tour. L’energia di uno stadio così iconico è un ottimo punto di partenza che diventa splendore assoluto grazie ai suoi ballerini, per lo più stretti collaboratori di Shakira degli ultimi anni.

i ballerini dai dai shakira

Il video di anteprima è ispirato a un video diventato virale sui social del ballerino brasiliano Rafael Vicente, il quale nel 2022 ballava Waka waka raccogliendo l’apprezzamento di Shakira che l’ha ripostato e poi voluto al suo fianco in concerto, anche per Dai Dai. Il video teaser del brano dove lei arriva con un pallone sotto braccio con due gruppi di ballerini ai fianchi, è un “concept” ispirato a quel video virale.

Ogni ballerino di Dai Dai meriterebbe un articolo dedicato perché hanno tutti storie davvero incredibili: da Halle Henry (la ragazza sulla destra nel video con i capelli parzialmente biondi) a Darina Littleton (la ragazza con le scarpe viola), sono uniche. Dedicheremo però qualche parola in più per Natalia Palomares, ballerina spagnola diventata popolarissima sui social (anche in Italia) perché “accusata” di oscurare Shakira con la sua bravura. Una sciocchezza totale che racconta quello che, invece, è il talento magnetico dei suoi ballerini ai quali semplicemente Shakira fa fare quello per cui sono nati: ballare essendo sé stessi.

shakira abbraccia vicente video virale

Il messaggio di Dai Dai

Dietro un brano inno dei mondiali, di questi tempi, non c’è solo la musica. Dai Dai ha un messaggio molto chiaro che incita all'ottimismo alla luce dei propri dolori.

Seguendo le parti più forti del testo, che possono parlare ai calciatori, ai loro fan, ma anche a tutti noi, esiste una connessione diretta tra i momenti più bui e i momenti più splendenti della nostra vita. Si va oltre il semplice “ciò che non ti uccide, ti rende più forte”, ma si mette al centro il ruolo della consapevolezza individuale.

C’è un posto nel mondo che ci spetta fin da quando siamo nati: è nel nostro destino e nessuno potrà privarcene, qualunque cosa accada. Un messaggio che evoca il tema della pace in modo piuttosto evidente.

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Ecco quando canta Sal Da Vinci all'Eurovision 2026

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Sal Da Vinci è il volto dell’Italia all’Eurovision 2026 di Vienna. Ecco quando seguirlo in tv senza perderne i momenti chiave

L’Eurovision Song Contest 2026 parte ufficialmente oggi, martedì 12 maggio, dalla Wiener Stadthalle di Vienna, per la 70ª edizione del festival. Trentacinque Paesi in gara, palco gigantesco, milioni di spettatori collegati anche dall’Italia.

A rappresentare l'Italia c’è Sal Da Vinci con la sua canzone Per sempre sì, vincitrice di Sanremo 2026.

Se volete saperne di più, qui trovate una mina guida di quando canta Sal Da Vinci all’Eurovision 2026, a che ora, su che canale e come seguirlo anche con il voto.

Quando canta Sal Da Vinci all’Eurovision 2026: date e orari

Partiamo dal calendario, perché è quello che vi serve per organizzare il divano.

- Martedì 12 maggio: prima semifinale. Lo show inizia alle 21.00 (ora italiana) su Rai 2. L’Italia è già in finale, ma Sal Da Vinci presenta comunque Per sempre sì fuori concorso, a metà serata, tra Georgia e Finlandia. È previsto intorno alle 21.30 circa, in uno slot centrale della scaletta.

- Sabato 16 maggio: finale. Dalle 21.00 su Rai 1 vedrete Sal Da Vinci tornare sul palco, questa volta in gara per l’Italia con Per sempre sì. È la serata in cui si assegna il trofeo e in cui il voto del pubblico pesa davvero.

In pratica, chi tifa Italia ha due appuntamenti con lui: uno di “presentazione” nella semifinale, uno decisivo nella finale.

(Continua sotto la foto) 

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Scaletta e regole: perché l’Italia si esibisce già in semifinale

Il meccanismo è quello classico dei cosiddetti Big Five: Italia, Francia, Germania, Spagna e Regno Unito (nel 2026 accorpati spesso nei commenti come “Big Four” per via di assenze temporanee) sono qualificati di diritto alla finale grazie al peso dei loro broadcaster pubblici.

Questo non significa però sparire dalle semifinali. Secondo il regolamento dell’Unione europea di radiodiffusione (EBU), i Paesi già in finale vengono associati a una delle due semifinali, dove presentano il brano senza essere votati. Serve a far conoscere la canzone al pubblico europeo prima del grande voto del sabato.

Per Per sempre sì la scelta è stata la prima semifinale del 12 maggio. L’ordine di esibizione colloca Sal Da Vinci tra Georgia e Finlandia, al centro dello show. Gli addetti ai lavori la considerano una posizione strategica: pubblico già caldo, attenzione ancora alta, nessun rischio “coda” a notte fonda.

Dove vedere Sal Da Vinci: tv, streaming e radio

Il palinsesto Rai è molto semplice, ma conviene fissarlo:

- 12 maggio, prima semifinale: diretta dalle 21.00 su Rai 2, in simulcast su RaiPlay e Rai Radio 2 (anche su RaiPlay Sound).
- 14 maggio, seconda semifinale: sempre Rai 2 e RaiPlay, dalle 21.00. L’Italia non è in gara e il pubblico italiano non vota, ma la serata completa il quadro degli altri finalisti.
- 16 maggio, finale: appuntamento su Rai 1 dalle 21.00, oltre a RaiPlay, Rai Radio 2 e RaiPlay Sound.

A commentare per l’Italia ci saranno Gabriele Corsi, ormai volto fisso dell’Eurovision, ed Elettra Lamborghini al debutto nel ruolo. Nella serata conclusiva Maria Sole Pollio sarà la spokesperson incaricata di annunciare in diretta i voti italiani.

Come funziona il televoto dall’Italia (e perché non potete votare Sal Da Vinci)

Sul fronte voto, il regolamento 2026 approvato dall’EBU conferma una regola storica: non si può votare il proprio Paese. Chi guarda dall’Italia non potrà quindi assegnare punti a Sal Da Vinci, né in semifinale né in finale. Il sistema blocca automaticamente i voti diretti all’Italia.

Il pubblico italiano potrà invece partecipare al televoto:
- nella prima semifinale del 12 maggio,
- nella finale del 16 maggio.

Nessun televoto italiano è attivo durante la seconda semifinale del 14 maggio.

Ogni utente ha a disposizione un massimo di 10 voti complessivi per serata, da distribuire su uno o più Paesi. Le modalità sono le classiche: telefono fisso, SMS, app ufficiale Eurovision e sito dedicato. Un modo per sentirsi dentro lo show, anche se il sostegno a Sal, da casa, sarà fatto solo di tifo e non di numeri sullo schermo.

Perché c’è tanta attesa per Per sempre sì

A febbraio Sal Da Vinci ha vinto la 76ª edizione del Festival di Sanremo proprio con Per sempre sì, guadagnandosi il biglietto per Vienna. Da allora la canzone è cresciuta in radio e in streaming, diventando uno dei brani italiani più riconoscibili del momento.

Le prime prove alla Wiener Stadthalle hanno aumentato l’attenzione. In un video pubblicato sui suoi social, l’artista ha raccontato: "Sono rimasto senza fiato dalla bellezza del palco e da questo posto veramente gigantesco. Io non vedo l’ora di risalire e di cantare per tutti". Il filmato ha raccolto decine di migliaia di like, segnale che la curiosità del pubblico c’è, e parecchia.

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Meek è la popstar del momento: «Fabulous mi ha cambiato la vita»

Meek, popstar della hit FabulousMeek, popstar della hit Fabulous
Meek, la nuova promessa del pop internazionale, ci racconta in esclusiva la sua scalata al successo e i progetti futuri

È lei la popstar globale del 2026? Incontro Meek in un hotel di Sanremo, proprio nei giorni del Festival della Canzone italiana. L’artista britannica, che con la sua hit Fabulous sta letteralmente conquistando le classifiche di tutto il mondo, ha aggiunto una tappa tutta italiana alla sua fittissima agenda per vedere da vicino la scena musicale del nostro Paese.

Mi racconta alti e bassi del suo percorso mentre beve un caffè (ovviamente americano), mentre un hairstylist e un makeup artist la preparano a un Meet & Greet con il suo pubblico italiano.

Nel momento in cui chiacchieriamo, la sua hit Fabulous è la dodicesima canzone più trasmessa nelle radio italiane (qui la EarOne Airplay completa) ed è alla #21 della Top 200 di Shazam in Italia. La sensazione, però, è che questo successo continuerà ancora a lungo.

Questo invito è arrivato perché anche all’estero la sua Fabulous è già una delle hit più clamorose di questo inizio 2026: è stata aggiunta alla A-list di Capital FM ed è in rotazione sulla BBC. Arrivata alla #1 della New Pop Risers di Shazam, è stata anche inserita nella nuova serie Margo’s Got Money Problems (in uscita su Apple TV+ dal 15 aprile) con anche Nicole Kidman, Elle Fanning e Michelle Pfeiffer. Insomma: tutti la desiderano. E Meek (vero nome Georgia Meek) è entusiasta ed euforica.

È lei stessa a sorridere, pensando a questo momento: «Prima ho guardato il mio programma di questa settimana e mi è venuto da ridere. Oggi pomeriggio prendo un volo per casa, Londra. Poi domani ho i BRITs, che quest’anno non sono a Londra, ma a Manchester. Non proprio comodissimo… Domattina prendo un treno di 3 ore per Manchester. Ma lo capisco, si sta cercando di diffondere la nostra scena musicale lontano da Londra». 

E la scena musicale italiana, invece? Come ti sembra?

«Penso che sia davvero variegata, il che è fantastico. È eclettica, inclusiva. Ho visto così tanti tipi diversi di artisti e di ogni genere: è pazzesco. Ieri sera ho intercettato una girl band italiana su Spotify: erano tutte semplicemente fantastiche. Pazzesche, energiche, bellissime: le adoro. E poi io sono ossessionata dalla moda».

Qual è stato il tuo primo impatto con la moda?

«Mia nonna era una sarta e aveva un negozio nel paese in cui sono cresciuta. Poi, quando ero piccola, il negozio è passato a mia madre. E così mi sono trovata spesso lì dentro, da bambina, nel laboratorio con tutte le sarte. Sono cresciuta in una famiglia della classe operaia, non avevamo molti soldi. Però andavo a scuola in una zona molto ricca. Tutti i bambini intorno a me indossavano abiti firmati. Io non avevo nulla, ma creavo abiti stravaganti per le mie Barbie… È una parte fondamentale della mia identità. Ora apprezzo moltissimo gli atelier britannici, adoro i capi fatti a mano. Sono fortemente influenzata dalla cultura drag, adoro le drag queen, amo i colori vistosi e appariscenti. La moda è sempre stata il mio rifugio, e ora è il mio modo di esprimermi».

Quindi è stato l'incontro con un mondo quasi magico… 

«Esatto. Quando ho iniziato a conoscere il punk e il post-punk britannico, Vivienne Westwood è diventata la mia icona assoluta. Adoro il punk».

Prima hai fatto riferimento alla tua infanzia, in una famiglia della classe operaia. Sei stata felice?

«No, per nulla (e mentre lo dice convinta le scappa una grassa risata, ndr). Ho avuto un’infanzia terribile. Mio padre è morto quando ero adolescente, e poi la nostra famiglia ha affrontato problematiche difficili come l’abuso di sostanze, la prigione. È stato un periodo davvero brutto. Ci sono stati problemi di salute mentale davvero gravi. Per farti capire, ho vissuto in macchina per un po', prima di trasferirmi nel mio primo appartamento a Londra».

Com’è stato? 

«Appena compiuti i 18 anni, mi sono trasferita in questo appartamento e ho vissuto con alcuni uomini gay molto più grandi di me. C'ero io, una piccola diciottenne timida, e queste “queen fottutamente favolose”. Uscivamo insieme a Soho. Avevo passato un decennio talmente difficile, dai miei 10 ai 20 anni, che immergermi a Soho, a Londra, è stato davvero liberatorio. Pensavo: “Cavolo, ho passato dei momenti difficili, ma non deve per forza essere tutto uno schifo”. Non so come spiegarlo… La vita può essere brutta, ma non devi sentirti sempre male. Ecco perché ora sono una grande sostenitrice delle persone queer e dell’uguaglianza: perché sono sempre stata un'emarginata e ho affrontato molte difficoltà da bambina. E ora penso: sono quella che sono grazie alla moda, al punk, alle persone gay. È qui, per me, tutta la bellezza del mondo».

Come descriveresti il tuo legame con la comunità LGBTQIA+? 

«Beh, io stessa sono queer: sono bisessuale. Al momento ho una ragazza. Non cerco di nasconderlo, anche se so che noi bisessuali veniamo continuamente “invalidati”. La comunità LGBTQIA+ è dove vivo. È la mia casa. Voglio dire, anche dopo l'uscita di Fabulous, la cosa più bella è stata fare tutta la promozione e i concerti con i miei amici queer più cari. Ho lavorato con una compagnia di ballo chiamata Homo Parody e recentemente li ho portati su un autobus a due piani a Londra, dove abbiamo ballato tutti insieme. È proprio lì che mi sento a casa. Non mi sento a mio agio se non c'è almeno un uomo gay nella stanza con me, il che è ridicolo, lo so, ma mi fa sentire davvero a casa. È casa mia. È il posto a cui appartengo».

Il videoclip di Fabulous di Meek.

Ricordi il momento esatto in cui hai iniziato a scrivere Fabulous? Dove ti trovavi? 

«Sì, è stato circa un anno fa: è stato quando sono stata per la prima volta a Los Angeles. Io adoro quella città. Non ero sicura che mi sarebbe piaciuta, ma poi ho capito che è fantastica. Immagina una ragazzina che viene dalla periferia, con alle spalle un sacco di schifo, che si trova lì, in piedi, a guardare l'insegna di Hollywood. In quel momento ho pensato: “Yes, bitch”. Poi sono entrata in studio e ho pensato che non importa cosa ti succede, non importa nemmeno cosa devi affrontare, ma bisogna semplicemente prendere la vita in mano». 

Il messaggio della tua canzone è importante. Pensi che in questo periodo storico sia necessario questo invito alla libertà? 

«Stiamo vivendo in tempi veramente difficili. È difficile per me entrare troppo nei dettagli, perché altrimenti questa intervista durerebbe due ore, ma penso che il tempismo di Fabulous sia stato incredibile, e non era nemmeno pianificato. Voglio dire, nel Regno Unito è uscito il giorno esatto della scadenza delle tasse (ride, ndr). Quindi tutti erano in perfetto mood “fuck!”. Ma non è stato pianificato. A parte questo, credo ci siano molti avvenimenti sociali e politici che ci fanno sentire tutti molto emarginati e insicuri, e se c'è qualcosa che possiamo avere nell'arte, nella moda o nella società che ci fa sentire liberi e potenti in questo momento, allora penso che sia davvero importante alimentarlo».

Ti senti una pop star? 

«Sì. Sto parlando con Grazia e nel frattempo ci sono due persone che mi truccano e mi fanno i capelli (ride, ndr). Mi sento come se fosse proprio così, non sei d’accordo? La cosa davvero strana in viaggi come questo è che oggi tornerò a casa in aereo, e quando la porta d'ingresso si chiuderà alle mie spalle, sarò di nuovo nel mio piccolo appartamento nel sud di Londra. E sarà così strano… Quando abbiamo girato il video musicale a Blackpool avevo una guardia del corpo. Poi, dopo le riprese, sono tornata a casa e mi mancava. In ogni caso sì, in questo momento mi sento decisamente una pop star. Una stupida pop star».

Una cosa positiva che ti hanno lasciato queste giornate a Sanremo? 

«Amore e accettazione. E sai perché ti dico così? Nella scena musicale britannica, e in particolare in quella londinese, tutti amano essere cool. E a nessuno piace farsi vedere entusiasta, perché non è considerato cool. Tutti amano la nonchalance. Invece, la cosa che mi porto via dall'Italia è l’essermi divertita con le persone e il poter essere entusiasta con loro. Ovviamente, sono sempre entusiasta di ciò che accade con la mia musica. Ma a Sanremo sembra che tutti lo siano insieme a me. Il che è molto bello».

Hai scritto un pezzo con Gabry Ponte. Come è successo?

«La prima volta che l'ho incontrato è stata a Londra. Stavamo facendo un writing camp, ovvero una settimana dedicata alla scrittura in cui siamo tutti autori al lavoro, in diversi studi. Alla fine della settimana scegliamo le canzoni e vediamo se ci scappa qualche collaborazione. L'ho incontrato in quella settimana. Lui aveva già la produzione e io ho scritto la parte vocale. Gli è piaciuta molto. L'ha pubblicata un anno dopo. È fantastica». 

Non solo pop star. Sei anche autrice di grandi hit per altri artisti… Mi racconti le collaborazioni più significative? 

«Sono molte. Ho scritto una canzone per l'ultimo album di Rita Ora, Look at Me Now. Ma anche con i Mr Hudson e recentemente anche con gli Scissor Sisters. Jake Shears (il frontman degli Scissor Sisters, ndr) è il mio nuovo migliore amico, lo adoro. Ultimamente ho parlato con Justin Hawkins dei The Darkness: vogliamo provare a fare qualcosa insieme. E recentemente ho scritto anche per Dua Lipa. È stato molto emozionante».

Wow, come è stato?

«Purtroppo non l’ho ancora incontrata di persona. Così come Rita Ora, se devo essere sincera. Non potrei dire molto di più ma sai… per molte di queste collaborazioni si ricevono solo delle brevi informazioni. Io, come autrice, accumulo concetti. Sono costantemente sulla mia app per gli appunti sul telefono. E se penso che ci sia una situazione divertente o che stia succedendo qualcosa di strano, butto giù un'idea per il titolo o semplicemente una frase. E poi, quando mi mandano le indicazioni vedo cos’ho sulla mia app. Per esempio, per Dua Lipa mi è stato fatto notare che lei è felicemente fidanzata e vuole cantare un po' di spiritualità, esplorando testi più profondi».

C’è un luogo in cui scrivi con più facilità?

«No, in tutto il mondo. La maggior parte delle cose iniziano mentre sono in macchina o mentre cammino per strada. Sono proprio piccole idee. Ne ho scritta una in hotel, ieri mattina. Stavo canticchiando una cosa e ho pensato: “Questa è buona”. Me la sono subito segnata. Il mio telefono è il mio Sacro Graal delle idee». 

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Suzanne Vega: il ritorno in Italia con Flying With Angels

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Un nuovo album dopo nove anni per la cantautrice americana e un tour in partenza che è già sold out in Italia. Suzanne Vega, amata dai fan e rispettata dalla critica musicale, è una delle voci più delicate e delle penne più brillanti dei nostri tempi e noi non ci stanchiamo di ascoltarla


Suzanne Vega appare sul mio schermo dalla sua casa a New York, i suoi fedeli occhiali addosso, il rossetto rosso, la sua frangetta e i capelli rossi come i miei ma lisci. Conosco così bene i suoi live che da un momento all'altro mi aspetto di vederla indossare la tuba che ha portato con se in tanti suoi tour.

Per me Suzanne Vega non è solo una brava cantautrice "in punta di chitarra" come leggo spesso quando si parla di lei. Suzanne Vega è prima di tutto un'attenta osservatrice, che analizza con il suo sguardo a volte dolce a volte tagliente la realtà che si muove attorno a lei e possiede l'incredibile abilità di trasformare quello che vede in storie, personaggi reali e fittizi, creando una dimensione alternativa, ma riconoscibile e familiare.

Con il nuovo album Flying With Angels, arrivato dopo nove anni dalla pubblicazione dell'ultimo Lover, Beloved: Songs from an Evening with Carson McCullers e un tour lunghissimo con diverse sfaccettature, Vega si apre alla sperimentazione di generi diversi, ma affrontati sempre a modo suo.

La sua versione di quella che potrebbe essere una rock song con Rats, l'incursione del soul in Love Thief, la ballata folk con la ripresa da un altro punto di vista di Chambermaid di Bob Dylan e infine la nenia disperata di Last Train To Mariupol. E sempre più presente, incalzante, in ogni brano, è la necessità di parlare di quello che sta succedendo nel mondo, delle guerre, della politica, della censura di chi vuole parlare come in Speaker's Corner.

Abbiamo discusso di tutti questi temi con Vega, in attesa di poterla sentire live a Milano il 21 Marzo al Conservatorio di Milano.

Suzanne Vega by Ebru Yildiz copia

Suzanne Vega - foto di Ebru Yildiz

La prima cosa che mi ha colpita è stata la varietà di generi che si possono ascoltare nell’album. Ci sono tanti ritmi diversi che si scontrano e poi si uniscono sotto l’ombrello del tuo magico modo di raccontare storie. Volevo chiederti come sei riuscita a mettere insieme tutte queste influenze che si percepiscono?
Devo dire che la mia più grande fortuna è poter lavorare con Jerry Leonard, perché quando ho anche solo un piccolo filo d’idea posso passargliela e lui riesce a svilupparla. Non devo spiegare troppo. Non devo dire “facciamo questo pezzo come i Pink Floyd”. A volte ascoltiamo musica insieme, lui prende appunti, tiene persino un foglio di calcolo.

Le influenze dell’album vanno dai Fontaines D.C. alla musica soul. Gli ho fatto ascoltare i Jungle, lui mi fa ascoltare gli Arcade Fire, io gli faccio ascoltare Bruno Mars. Ci divertiamo molto. Io porto le idee e lui produce i suoni.

Come hai scelto quali sarebbero state le canzoni che alla fine sarebbero finite nell’album?
Sono entrate nell’album le canzoni finite. Se non è finita, la canzone non entra. Se suona bene, ci convince ed è eseguibile dal vivo, allora va nell’album. Lavoro fino all’ultimo momento per completare testi e musica.

La musica è sempre un atto politico, ma in questo album politica e storia sono molto presenti. Direi che forse è il tema più grande che si percepisce. Come hanno reagito i tuoi ascoltatori a queste canzoni? Penso in particolare a “Train to Mariupol” o “Speaker’s Corner”. Hai avuto una grande risposta dal pubblico?
Abbiamo avuto una buona risposta, soprattutto per Train to Mariupol, che ho cantato dal vivo in diversi concerti. Speaker’s Corner mi sembra molto attuale in questo momento. Sono felice della reazione del pubblico, mi dà fiducia. Sono stata attenta perché normalmente non amo scrivere in modo politico. Amo Bob Dylan, che considero il miglior autore politico perché non usa slogan.



Il video ufficiale di Rats dal nuovo album Flying With Angels

Hai sentito l’impulso di scrivere su tutto quello che stava accadendo intorno a te?
Non ho sentito di dover fare una dichiarazione. L’ho fatto perché lo sentivo nel cuore, perché ero profondamente colpita da ciò che vedevo e provavo.

Alleggerendo il discorso: quanto è divertente per te cantare e interpretare Love Thief con tutta quell’atmosfera soul? Quando l’ho ascoltata la prima volta ho pensato: wow è interessante.
Love Thief è divertente da cantare e lo sarà ancora di più quando il pubblico si abituerà. A volte restano sorpresi, come se fosse una nuova Suzanne Vega. Ma io amo cantarla!

Quando ho ascoltato Chambermaid e ho scoperto la genesi della canzone, ho pensato subito a I’ll Never Be Your Maggie Mae e a come prendi canzoni scritte da uomini con personaggi femminili e le fai entrare nella tua storia e nella tua scrittura. Puoi raccontarmi qualcosa su questo?
Mi diverte cambiare prospettiva. Mi sono sempre chiesta cosa provasse quella donna nella canzone di Dylan. Un mattino mi sono svegliata con l’idea di essere io la cameriera. In un’ora e mezza ho scritto il brano. Ho preso il mio libro di accordi di Dylan e tutto è venuto fuori velocemente. Ho molto affetto per quel personaggio.

Cosa dobbiamo aspettarci dai tuoi concerti dal vivo? Sono emozionatissima di rivederti in Italia.
Sul palco siamo io e Jerry Leonard alle chitarre e una violoncellista, Stephanie Winters. È una produzione completa ma siamo solo in tre. Facciamo brani storici come Marlene on the Wall, Gypsy, Caramel e naturalmente i successi come Luka e Tom’s Diner. Io li canto sempre: quando vado a vedere un artista e non fa il suo grande successo mi dà fastidio. Ho visto Lou Reed molte volte e credo abbia cantato Walk on the Wild Side solo una volta. Perché non farla? La gente la ama. A volte facciamo anche cover, magari di Lou Reed o adattate al paese dove siamo: negli Stati Uniti anche dei Grateful Dead, in Italia più facilmente Lou Reed o David Bowie, oppure Blondie.

30th Annual Grammy Awards

Suzanne Vega ai Grammy nel 1988

Ti piace venire a suonare in Italia? Cosa ti piace del pubblico italiano?
Il pubblico italiano è molto affettuoso. Ricordo un concerto a Milano negli anni Ottanta: era tutto esaurito, la gente voleva entrare lo stesso, arrivò la polizia e perfino i poliziotti volevano assistere al concerto con le famiglie. È stata una serata memorabile. L’Italia è stato il primo Paese dove ho suonato prima del mio grande contratto discografico. Ho girato il nord in una piccola Fiat, passando da città come Bergamo, con Milano come centro del tour. È stato il mio primo vero assaggio d’Europa e me ne sono innamorata, anche per il cibo e lo stile di vita.

Continui a osservare le cose e a immaginare storie, come facevi partendo da un oggetto per costruirci attorno un mondo?
Sì, continuo sempre a immaginare storie. Fa parte della mia natura. Anche se ora ho più responsabilità familiari, quando trovo un momento per me è un sollievo poter immaginare di essere altrove o qualcun altro.

In una vecchia intervista degli anni 90 già parlavi del ruolo delle donne nella musica e dicevi che dovevate lottare per essere viste e che non avevate aiuto dalle etichette. Secondo te cosa è cambiato da allora a oggi? Le donne hanno più spazio adesso?
Penso che sia un ottimo momento per le donne nella musica. Quando vedo Taylor Swift penso di sì: scrive, suona, fa tour e ha un potere economico enorme. Ai miei inizi mi dicevano che il folk era finito, che andavo controcorrente. Non era vero. Oggi c’è molta più libertà e potere reale per le donne, anche economico. Ma ne serve sempre di più.

C’è qualche giovane artista che ti piace ascoltare in questo momento?
Mi piace Billie Eilish per la sua immaginazione e il suo stile. Le ho scritto una lettera quando è diventata la terza donna con tre numeri uno alternative dopo Sheryl Crow. Mi piace Lady Gaga per la sua visione e Adele per il talento e l’ironia.

Di solito mi occupo di moda e mi è capitato di sentire il remix prodotto da DNA di Tom’s Diner come colonna sonora di più sfilate. Ti piace vestirti in modo particolare per il palco?
Una designer che mi interessa molto è Nili Lotan. Sono capi che hanno un'anima rock ma che puoi mixare con tanti altri brand. Sono stata innamorata di tanti marchi. In passato ho indossato Comme des Garçons e Issey Miyake ai Grammy. Amo la moda, anche se non si direbbe perché non è proprio così evidente!

Qual è il tuo rapporto con i social media? Ti aiutano a entrare in contatto con il pubblico?
Uso Facebook e Instagram, leggo tutto e rispondo spesso. Mi piace: è un contatto diretto con chi mi ascolta.

Una canzone che non vedi l’ora di cantare dal vivo?
Stiamo imparando a suonare Witch dal vivo, perché sta passando molto nelle radio alternative americane. Sarà la prossima che proveremo in concerto.

Tre album che porteresti con te su un’isola deserta?
Porterei con me So di Peter Gabriel, il primo album di Leonard Cohen, Songs of Leonard Cohen, e Highway 61 Revisited di Bob Dylan.

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Chi è Addison Rae? Tutto quello che dovete sapere sulla pop star del momento

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Dopo essere emersa come una delle prime “TikTok celebrity” nel 2020, Addison Rae sta tentando l’impossibile: diventare una vera pop star. E forse, piano piano, ci sta riuscendo, grazie a un lavoro attento su immagine, stile e direzione estetica

Nata il 6 ottobre 2000 a Lafayette, Louisiana, Addison Rae ha iniziato a postare brevi coreografie su TikTok nel 2019 e nel giro di pochi mesi è diventata una delle figure più seguite sulla piattaforma.

Circa cinque anni dopo, a 25 anni, si cimenta in un’impresa che per molti è ancora impensabile: fare il salto da "internet celebrity" (come lo sono influencer, vlogger, tiktoker) a vera e propria A-lister. Una di quelle star che finiscono sulle copertine, sfilano sui red carpet e magari, se sono fortunate, appaiono addirittura nella Settimana Enigmistica.

Sicuramente ce la sta mettendo tutta per raggiungere questo obiettivo e costruirsi un’immagine da vera pop girl à la Britney Spears o Madonna, un tipo di star che sembrava sparito.

Ma ora si parla di "Pop Renaissance" grazie a figure come Sabrina Carpenter, Charli XCX e altre ancora, tutte consapevoli che oggi, per emergere, non basta la musica. Serve creare un personaggio, un mondo. Ognuna lo fa a modo suo, con il proprio spin, la propria attitude, la propria estetica

E come lo sta facendo Addison? Con una strategia lucida e ingegnosa pensata per scrollarsi di dosso l’immagine della TikToker che fa balletti in cameretta.

Un'impresa complicata. Infatti, il suo primissimo singolo uscito nel 2021, “Obsessed”, non era stato accolto benissimo. Ma questa volta è arrivata preparata. Ha lavorato su tutti i fronti per reintrodurre sé stessa (ora semplicemente “Addison”, senza Rae) e la sua musica.

Questo rebranding è partito proprio dal suo stile apparentemente spontaneo, giocoso, per certi versi in linea con come si è sempre mostrata, ma in realtà molto studiato. Pieno di reference alle pop star dei primi Duemila, con richiami evidenti a Britney Spears, nei look iper Y2K che sfoggia on e off stage.

Dal primo singolo del nuovo album “Diet Pepsi”, uscito il 9 Agosto 2024, la direzione artistica ha iniziato a cogliere l’attenzione del mondo della moda.

Addison, che già era famosa per il grande pubblico, ha fatto una mossa tutt'altro che scontata, è andata “al contrario”: ha cercato la nicchia, scegliendo di affidarsi a collaboratori di culto come la fotografa e direttrice creativa Petra Collins, la stylist Dara e Mel Ottenberg di Interview Magazine.

petra collins mel ottenberg

Addison seduta tra Petra Collins e Mel Ottenberg alla sfilata Miu Miu

Ma lo ha fatto senza rinnegare chi è stata - di questi tempi l’inautenticità è la più grande offesa che può compiere una celeb. Non ha finto di diventare un’altra, ma ha fatto evolvere la sua public persona: è cresciuta, ha affinato gusto e presenza, ma ha mantenuto quella leggerezza, quel candore e quella joie de vivre che la rendono unica. E che la distinguono in un contesto spesso fin troppo serioso.

I suoi video musicali sono molto produced e coreografati, ma lei ci porta sempre con sé dietro le quinte, mostrando sui suoi social il processo di realizzazione, non sempre glamorous e decisamente caotico, con un mix di passione e autoironia.

Indimenticabile il suo momento a Coachella, ospite di Charli XCX, con un body a pois rosa XXL. Un look che avrebbe potuto sfiorare il cringe, e invece funzionava: proprio perché Addison non si prende troppo sul serio.

@addisonre

I’m an angel for lifeeeeeee!!!!!! @Charli XCX

♬ Headphones On – Addison

Anche quando si comporta da fan girl dichiarata con altre artiste (da Lorde alle sorelle Haim, fino a Charli) non suona forzata. Anzi, è perfettamente in linea con un nuovo spirito tra le pop girlies, che non vedono più il supporto reciproco come una minaccia, ma come un plus.

Addison porta in scena un senso di libertà, di leggerezza, che forse è proprio quello che il pubblico cerca oggi. Anche nei movimenti: sensuali, precisi, ma mai meccanici. C’è tecnica, certo, ma anche qualcosa di più spontaneo, quasi ipnotico.

@dillonmatthewc copia

Sopra Addison durante la sua performance per l'evento Spotify a New York dedicato all'annuncio del suo album per il quale ha indossato semplicemente reggiseno e mutande Intimissimi con totale naturalezza (foto credit: @dillonmatthewc)

Con ogni singolo - Aquamarine, High Fashion, Headphones On, Fame is a Gun, Times Like These - ha conquistato nuove fette di pubblico, dentro e fuori dai social.

E tramite questo percorso tutt’altro che lineare, sembrerebbe essere riuscita a farsi "accettare" dalle pubblicazioni mainstream, da Rolling Stone ad Elle USA:

Ora che l’album è uscito (il 6 giugno) e la promozione è nel vivo, sembra proprio che il suo momento sia arrivato. E tutti stanno a guardare, anche perché siamo curiosi di vedere se riuscirà a completare la "trasformazione." 

Da parte nostra, non vediamo l'ora di scoprire dove andrà, cosa farà e soprattutto che look sfoggerà Addison.

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