Suzanne Vega: il ritorno in Italia con Flying With Angels

Suzanne Vega appare sul mio schermo dalla sua casa a New York, i suoi fedeli occhiali addosso, il rossetto rosso, la sua frangetta e i capelli rossi come i miei ma lisci. Conosco così bene i suoi live che da un momento all'altro mi aspetto di vederla indossare la tuba che ha portato con se in tanti suoi tour.
Per me Suzanne Vega non è solo una brava cantautrice "in punta di chitarra" come leggo spesso quando si parla di lei. Suzanne Vega è prima di tutto un'attenta osservatrice, che analizza con il suo sguardo a volte dolce a volte tagliente la realtà che si muove attorno a lei e possiede l'incredibile abilità di trasformare quello che vede in storie, personaggi reali e fittizi, creando una dimensione alternativa, ma riconoscibile e familiare.
Con il nuovo album Flying With Angels, arrivato dopo nove anni dalla pubblicazione dell'ultimo Lover, Beloved: Songs from an Evening with Carson McCullers e un tour lunghissimo con diverse sfaccettature, Vega si apre alla sperimentazione di generi diversi, ma affrontati sempre a modo suo.
La sua versione di quella che potrebbe essere una rock song con Rats, l'incursione del soul in Love Thief, la ballata folk con la ripresa da un altro punto di vista di Chambermaid di Bob Dylan e infine la nenia disperata di Last Train To Mariupol. E sempre più presente, incalzante, in ogni brano, è la necessità di parlare di quello che sta succedendo nel mondo, delle guerre, della politica, della censura di chi vuole parlare come in Speaker's Corner.
Abbiamo discusso di tutti questi temi con Vega, in attesa di poterla sentire live a Milano il 21 Marzo al Conservatorio di Milano.
Suzanne Vega - foto di Ebru Yildiz
La prima cosa che mi ha colpita è stata la varietà di generi che si possono ascoltare nell’album. Ci sono tanti ritmi diversi che si scontrano e poi si uniscono sotto l’ombrello del tuo magico modo di raccontare storie. Volevo chiederti come sei riuscita a mettere insieme tutte queste influenze che si percepiscono?
Devo dire che la mia più grande fortuna è poter lavorare con Jerry Leonard, perché quando ho anche solo un piccolo filo d’idea posso passargliela e lui riesce a svilupparla. Non devo spiegare troppo. Non devo dire “facciamo questo pezzo come i Pink Floyd”. A volte ascoltiamo musica insieme, lui prende appunti, tiene persino un foglio di calcolo.
Le influenze dell’album vanno dai Fontaines D.C. alla musica soul. Gli ho fatto ascoltare i Jungle, lui mi fa ascoltare gli Arcade Fire, io gli faccio ascoltare Bruno Mars. Ci divertiamo molto. Io porto le idee e lui produce i suoni.
Come hai scelto quali sarebbero state le canzoni che alla fine sarebbero finite nell’album?
Sono entrate nell’album le canzoni finite. Se non è finita, la canzone non entra. Se suona bene, ci convince ed è eseguibile dal vivo, allora va nell’album. Lavoro fino all’ultimo momento per completare testi e musica.
La musica è sempre un atto politico, ma in questo album politica e storia sono molto presenti. Direi che forse è il tema più grande che si percepisce. Come hanno reagito i tuoi ascoltatori a queste canzoni? Penso in particolare a “Train to Mariupol” o “Speaker’s Corner”. Hai avuto una grande risposta dal pubblico?
Abbiamo avuto una buona risposta, soprattutto per Train to Mariupol, che ho cantato dal vivo in diversi concerti. Speaker’s Corner mi sembra molto attuale in questo momento. Sono felice della reazione del pubblico, mi dà fiducia. Sono stata attenta perché normalmente non amo scrivere in modo politico. Amo Bob Dylan, che considero il miglior autore politico perché non usa slogan.
Il video ufficiale di Rats dal nuovo album Flying With Angels
Hai sentito l’impulso di scrivere su tutto quello che stava accadendo intorno a te?
Non ho sentito di dover fare una dichiarazione. L’ho fatto perché lo sentivo nel cuore, perché ero profondamente colpita da ciò che vedevo e provavo.
Alleggerendo il discorso: quanto è divertente per te cantare e interpretare Love Thief con tutta quell’atmosfera soul? Quando l’ho ascoltata la prima volta ho pensato: wow è interessante.
Love Thief è divertente da cantare e lo sarà ancora di più quando il pubblico si abituerà. A volte restano sorpresi, come se fosse una nuova Suzanne Vega. Ma io amo cantarla!
Quando ho ascoltato Chambermaid e ho scoperto la genesi della canzone, ho pensato subito a I’ll Never Be Your Maggie Mae e a come prendi canzoni scritte da uomini con personaggi femminili e le fai entrare nella tua storia e nella tua scrittura. Puoi raccontarmi qualcosa su questo?
Mi diverte cambiare prospettiva. Mi sono sempre chiesta cosa provasse quella donna nella canzone di Dylan. Un mattino mi sono svegliata con l’idea di essere io la cameriera. In un’ora e mezza ho scritto il brano. Ho preso il mio libro di accordi di Dylan e tutto è venuto fuori velocemente. Ho molto affetto per quel personaggio.
Cosa dobbiamo aspettarci dai tuoi concerti dal vivo? Sono emozionatissima di rivederti in Italia.
Sul palco siamo io e Jerry Leonard alle chitarre e una violoncellista, Stephanie Winters. È una produzione completa ma siamo solo in tre. Facciamo brani storici come Marlene on the Wall, Gypsy, Caramel e naturalmente i successi come Luka e Tom’s Diner. Io li canto sempre: quando vado a vedere un artista e non fa il suo grande successo mi dà fastidio. Ho visto Lou Reed molte volte e credo abbia cantato Walk on the Wild Side solo una volta. Perché non farla? La gente la ama. A volte facciamo anche cover, magari di Lou Reed o adattate al paese dove siamo: negli Stati Uniti anche dei Grateful Dead, in Italia più facilmente Lou Reed o David Bowie, oppure Blondie.
Suzanne Vega ai Grammy nel 1988
Ti piace venire a suonare in Italia? Cosa ti piace del pubblico italiano?
Il pubblico italiano è molto affettuoso. Ricordo un concerto a Milano negli anni Ottanta: era tutto esaurito, la gente voleva entrare lo stesso, arrivò la polizia e perfino i poliziotti volevano assistere al concerto con le famiglie. È stata una serata memorabile. L’Italia è stato il primo Paese dove ho suonato prima del mio grande contratto discografico. Ho girato il nord in una piccola Fiat, passando da città come Bergamo, con Milano come centro del tour. È stato il mio primo vero assaggio d’Europa e me ne sono innamorata, anche per il cibo e lo stile di vita.
Continui a osservare le cose e a immaginare storie, come facevi partendo da un oggetto per costruirci attorno un mondo?
Sì, continuo sempre a immaginare storie. Fa parte della mia natura. Anche se ora ho più responsabilità familiari, quando trovo un momento per me è un sollievo poter immaginare di essere altrove o qualcun altro.
In una vecchia intervista degli anni 90 già parlavi del ruolo delle donne nella musica e dicevi che dovevate lottare per essere viste e che non avevate aiuto dalle etichette. Secondo te cosa è cambiato da allora a oggi? Le donne hanno più spazio adesso?
Penso che sia un ottimo momento per le donne nella musica. Quando vedo Taylor Swift penso di sì: scrive, suona, fa tour e ha un potere economico enorme. Ai miei inizi mi dicevano che il folk era finito, che andavo controcorrente. Non era vero. Oggi c’è molta più libertà e potere reale per le donne, anche economico. Ma ne serve sempre di più.
C’è qualche giovane artista che ti piace ascoltare in questo momento?
Mi piace Billie Eilish per la sua immaginazione e il suo stile. Le ho scritto una lettera quando è diventata la terza donna con tre numeri uno alternative dopo Sheryl Crow. Mi piace Lady Gaga per la sua visione e Adele per il talento e l’ironia.
Di solito mi occupo di moda e mi è capitato di sentire il remix prodotto da DNA di Tom’s Diner come colonna sonora di più sfilate. Ti piace vestirti in modo particolare per il palco?
Una designer che mi interessa molto è Nili Lotan. Sono capi che hanno un'anima rock ma che puoi mixare con tanti altri brand. Sono stata innamorata di tanti marchi. In passato ho indossato Comme des Garçons e Issey Miyake ai Grammy. Amo la moda, anche se non si direbbe perché non è proprio così evidente!
Qual è il tuo rapporto con i social media? Ti aiutano a entrare in contatto con il pubblico?
Uso Facebook e Instagram, leggo tutto e rispondo spesso. Mi piace: è un contatto diretto con chi mi ascolta.
Una canzone che non vedi l’ora di cantare dal vivo?
Stiamo imparando a suonare Witch dal vivo, perché sta passando molto nelle radio alternative americane. Sarà la prossima che proveremo in concerto.
Tre album che porteresti con te su un’isola deserta?
Porterei con me So di Peter Gabriel, il primo album di Leonard Cohen, Songs of Leonard Cohen, e Highway 61 Revisited di Bob Dylan.
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