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Lifestyle

«These Must Be The Places»: da Amy Winehouse a Kurt Cobain, i luoghi maledetti del rock

«These Must Be The Places»: da Amy Winehouse a Kurt Cobain, i luoghi maledetti del rock

31 Maggio 2026
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I luoghi maledetti del rock esistono davvero? These Must Be The Places. Atlante oscuro del rock (Arcana Edizioni), il nuovo libro della giornalista e scrittrice Camilla Sernagiotto, ci porta dove musica e destino si incontrano.

Certe città hanno una colonna sonora. Certi edifici, invece, sembrano custodire fantasmi. Nel rock succede spesso: una casa diventa leggenda, un hotel si trasforma in simbolo, un incrocio stradale entra nella memoria collettiva più di una canzone. È da qui che parte These Must Be The Places. Dopo avere raccontato le ombre del Dakota Building nel precedente La maledizione del Dakota, Sernagiotto torna a esplorare il lato più inquieto della cultura musicale. Ma questa volta il viaggio è molto più ampio: non un solo luogo simbolico, bensì una mappa internazionale fatta di tragedie, coincidenze, omicidi, miti urbani, suicidi, stragi e storie che continuano a ossessionare l’immaginario pop. E, chiaramente, "l'immaginario rock"...

(Continua sotto la foto)

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Perché il rock ha sempre avuto un rapporto speciale con i luoghi?

La risposta sta forse nel fatto che il rock non è mai stato solo musica. È atmosfera, ribellione, estetica, memoria. E alcuni spazi finiscono per assorbire tutto questo, diventando quasi personaggi autonomi.

Nel libro, motel dimenticati, ville isolate, studi di registrazione e strade americane smettono di essere semplici coordinate geografiche: diventano scenari emotivi. Luoghi dove il confine tra realtà e leggenda si assottiglia fino quasi a sparire.

È impossibile non pensare alla California più oscura, quella che ha visto infrangersi il sogno hippie tra le vicende legate a Charles Manson e l'eccidio di Cielo Drive. Oppure al Mississippi del blues, con il celebre crocevia associato alla leggenda di Robert Johnson e al patto col diavolo: una storia che continua ad affascinare generazioni di musicisti e appassionati.

Da Londra a Parigi, l’Europa custodisce le sue cicatrici musicali

Il viaggio si sposta poi nel Regno Unito, dove la musica convive con una malinconia quasi cinematografica. Le case di artisti scomparsi troppo presto, gli studi di registrazione diventati luoghi di pellegrinaggio, i quartieri londinesi che sembrano ancora attraversati dalle voci di chi li ha abitati.

Figure come Amy Winehouse e Ian Curtis emergono non tanto come icone da poster, ma come presenze ancora vive negli spazi che hanno lasciato dietro di sé.

E poi c’è l’Europa continentale, dove la musica incontra anche la fragilità del presente. Il Bataclan, per esempio, non è soltanto una sala concerti: è diventato il simbolo di una ferita collettiva che ha cambiato per sempre il modo di vivere gli eventi musicali.

L’Italia più misteriosa? Tra esoterismo e rockstar

Tra le parti più sorprendenti del libro, c'è anche quella dedicata all’Italia. Un Paese che, nelle pagine di Sernagiotto, assume contorni quasi esoterici.

A Cefalù, in Sicilia, compare l’ombra del famigerato occultista britannico Aleister Crowley e della sua Abbazia di Thelema, luogo entrato nel mito anche grazie all’influenza esercitata sull’estetica rock del Novecento. Dai Led Zeppelin ai Beatles, il richiamo all’occulto ha attraversato intere generazioni musicali, trasformandosi in linguaggio visivo, simbolico e culturale.

Poi ci sono le strade di Roma. Gli incroci che hanno segnato il destino di Rino Gaetano e Fred Buscaglione diventano il punto in cui cronaca e leggenda si fondono. Non semplici incidenti, ma episodi che il tempo ha trasformato in racconti quasi mitologici.

Le rockstar non se ne vanno mai davvero

Uno degli aspetti più interessanti di These Must Be The Places è il modo in cui gli artisti vengono raccontati. Non come biografie lineari, ma come energie che continuano ad abitare certi luoghi.

Jimi Hendrix, Janis Joplin, Jim Morrison, Kurt Cobain: nomi che nel tempo hanno superato la dimensione musicale per diventare parte di un immaginario collettivo fatto di culto, nostalgia e mistero.

Ed è proprio questo il cuore del libro: raccontare come alcuni luoghi riescano a trattenere le storie di chi li ha attraversati. Come se la musica, in fondo, lasciasse sempre una traccia invisibile.

Un atlante pop da leggere come un viaggio

C’è anche un altro motivo per cui These Must Be The Places - Atlante oscuro del rock arriva nel momento perfetto: è una di quelle letture che sembrano nate per accompagnare i viaggi estivi. Non importa che si parta davvero sulle tracce del rock oppure no. Certo, il libro può trasformarsi in una guida alternativa per chi sogna di visitare Londra, New York, Parigi, la California o certi angoli più misteriosi d’Italia con uno sguardo diverso, inseguendo memorie musicali e luoghi iconici. Ma funziona benissimo anche senza biglietti aerei e itinerari programmati. È il classico libro da tenere in borsa o nello zaino per l’estate: da leggere sotto l’ombrellone, a bordo piscina, durante un viaggio in treno, in aereo o nelle sere lente in montagna. Un atlante narrativo capace di farti viaggiare anche restando fermo, tra storie oscure, grandi canzoni e miti che continuano a esercitare un fascino irresistibile. Più che un saggio musicale, These Must Be The Places assomiglia a un viaggio dentro il lato più magnetico della cultura pop. Un percorso che intreccia musica, cronaca nera, esoterismo e memoria collettiva senza perdere mai il ritmo del racconto. Per chi ama il rock, certo. Ma anche per chi è affascinato dai luoghi che custodiscono storie impossibili da dimenticare.

© Riproduzione riservata

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