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Strofinare i polsi rovina il profumo? I falsi miti della profumeria spiegati da Rosa Vaia

Strofinare i polsi rovina il profumo? I falsi miti della profumeria spiegati da Rosa Vaia

foto di Serena D'Angelo Serena D'Angelo — 14 Settembre 2026
falsi miti profumeria fragranze naso profumiere rosa vaia intervista cover desktopfalsi miti profumeria fragranze naso profumiere rosa vaia intervista cover mobile 02
Strofinare i polsi compromette davvero una fragranza? Un’eau de toilette è sempre più leggera? E i chicchi di caffè aiutano a “resettare” l’olfatto? La Maestra Profumiera Rosa Vaia fa chiarezza sulle convinzioni più diffuse, dall’applicazione alla conservazione dei flaconi

Intorno al profumo circolano regole tramandate come verità assolute: non strofinare mai i polsi, conservarlo in frigorifero, annusare chicchi di caffè tra una fragranza e l’altra, oppure scegliere un eau de parfum se si desidera una maggiore persistenza. Naturalmente qualche indicazione ha un fondamento, molte altre semplificano meccanismi più complessi o appartengono soprattutto all’immaginario comune e al marketing.

Per capire che cosa accade davvero dentro e fuori i nostri amati flaconi ci siamo rivolte a Rosa Vaia, Maestra Profumiera italiana, vincitrice di un FiFi Award e Master Perfumer di Vieffe Noselab. Dall’applicazione alla conservazione, fino alla contrapposizione tra naturale e sintetico, ecco quali miti possiamo definitivamente abbandonare e quali consacrare a fragrante verità.

>>>>>>> LEGGI ANCHE: Settembre profuma di muschio: 6 fragranze che regalano benessere <<<<<<<

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Chi è Rosa Vaia

Rosa Vaia, classe 1979, è una Maestra Profumiera italiana e vincitrice di un FiFi Award. Formata all’ISIPCA di Versailles, oggi ricopre il ruolo di Master Perfumer di Vieffe Noselab, casa essenziera indipendente italiana specializzata nella creazione e produzione di alta profumeria. Docente e divulgatrice olfattiva, è inoltre cultrice della materia presso l’Università Parthenope di Napoli.

Fondatrice di Coquillete Parfum, tra i primi marchi della nuova profumeria artistica italiana, ha firmato negli anni fragranze distintive come Herat, Sulmona e Cookiecrunch. Tra le creazioni più recenti - accattivanti - per Coquillete figurano Portrait of a Witch, Solo Amber e Underdog, mentre per Matilda Morri Beauty ha composto Sabba.

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Falsi miti sui profumi: come si applica davvero un profumo

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Grazia.it: È vero che strofinare i polsi rovina il profumo?

Rosa Vaia: Non direi che lo “rovina”, ma certamente ne altera l’evoluzione. Strofinando i polsi si genera calore e si accelera l’evaporazione delle molecole più volatili, soprattutto quelle delle note di testa. Il mio consiglio è semplice: spruzzare, aspettare e lasciare che il profumo racconti la sua storia senza interromperlo.

G.: I punti di pulsazione sono davvero gli unici dove applicare il profumo?

R.V.: No, sono soltanto i più tradizionali. Polsi, collo e décolleté emanano calore e aiutano la fragranza a diffondersi, ma il profumo può essere applicato anche sui capelli, con un prodotto adatto o con molta moderazione, sugli abiti, dietro le ginocchia o nell’incavo dei gomiti. A me piace pensare che non esistano punti obbligatori, ognuno dovrebbe trovare il proprio piccolo rituale.

G.: È vero che bisogna spruzzare il profumo solo da una certa distanza?

R.V.: Una distanza di circa 15-20 centimetri permette di distribuire la fragranza in maniera più uniforme. Troppo vicino si rischia di concentrare molto prodotto in un unico punto, troppo lontano, invece, una parte finirà nell’aria. Ad ogni modo il gesto corretto è quello che ci risulta naturale.

G.: Bisogna agitare il flacone prima di usarlo?

R.V.: No. I profumi alcolici sono formulati per rimanere omogenei e non hanno bisogno di essere agitati. Farlo non offre alcun vantaggio e introduce inutilmente aria nel liquido. Insomma, non è uno sciroppo e neppure un cocktail.

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Persistenza, concentrazione e qualità

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G.: Una fragranza che dura tantissimo è sempre di qualità superiore?

R.V.: Assolutamente no. La persistenza dipende dalle materie prime, dalla concentrazione e dalla struttura olfattiva. Le note agrumate o molto leggere sono per natura più fugaci, mentre legni, resine, muschi e note ambrate tendono a durare più a lungo. Un profumo può essere meraviglioso proprio nella sua delicatezza. Giudicarlo soltanto dalla durata sarebbe come valutare un romanzo in base al numero di pagine.

G.: Eau de Toilette significa automaticamente “profumo leggero”?

R.V.: Non necessariamente. In genere l’Eau de Toilette presenta una concentrazione inferiore rispetto all’Eau de Parfum, ma la resa dipende molto dalla formula. Alcune Eau de Toilette hanno una presenza sorprendente, alcune Eau de Parfum, invece, possono essere intime e trasparenti. La concentrazione è un’indicazione, non una sentenza.

G.: Un profumo costoso è necessariamente più pregiato?

R.V.: Il prezzo può riflettere la qualità o la rarità delle materie prime, il lavoro di ricerca, la produzione, il flacone e molti altri aspetti. Ma non garantisce automaticamente né la qualità né, soprattutto, l’emozione. Un profumo è davvero prezioso quando possiede identità, equilibrio e capacità di parlare a chi lo indossa. Il naso non legge il cartellino del prezzo.

G.: Le fragranze di nicchia sono davvero superiori?

R.V.: Non per definizione. La profumeria di nicchia nasce spesso da una maggiore libertà creativa, da una ricerca personale e dal desiderio di raccontare storie meno convenzionali. Ma l’etichetta “nicchia” non è di per sé una garanzia. Esistono grandi profumi nella profumeria artistica e grandi profumi in quella più commerciale. La vera differenza la fanno la visione, la coerenza e la qualità del progetto.

« Il naso non legge il cartellino del prezzo. »
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Falsi miti sui profumi: come conservare correttamente i profumi

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G.: Il bagno è davvero il posto peggiore dove conservare i profumi?

R.V.: È certamente uno dei meno indicati, perché umidità e sbalzi di temperatura possono compromettere nel tempo la stabilità della fragranza. Il profumo preferisce un luogo fresco, asciutto e lontano dalla luce diretta. Una camera da letto o un armadio sono scelte migliori. E, per quanto sia bello esporre i flaconi, spesso la loro scatola originale resta la custodia più efficace.

G.: Mettere il profumo in frigorifero aiuta a conservarlo meglio?

R.V.: Nella maggior parte dei casi non è necessario. Un normale ambiente fresco e stabile è più che sufficiente. Il frigorifero può avere senso in condizioni climatiche particolarmente calde, purché la temperatura non sia troppo bassa e il flacone non venga continuamente spostato dal freddo al caldo. Più che il gelo, il profumo ama la costanza.

« A contare è ciò che il profumo riesce a evocare, il modo in cui cambia sulla pelle e, soprattutto, quanto sappia rappresentare chi lo indossa. »
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Chicchi di caffè, fatica e assuefazione olfattiva

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G.: Annusare i chicchi di caffè “resetta” davvero il naso?

R.V.: È un gesto molto diffuso, ma non esiste un vero pulsante di reset olfattivo. Il caffè è semplicemente un altro odore, peraltro molto intenso, che rischia di aggiungersi a quelli già percepiti. Il modo migliore per riposare il naso è fare una pausa, respirare aria pulita oppure annusare la propria pelle non profumata, ad esempio l’incavo del gomito.

G.: È vero che dopo tre profumi il naso non distingue più nulla?

R.V.: Tre non è un numero magico. La fatica olfattiva varia da persona a persona e dipende anche dal tipo e dall’intensità delle fragranze. Se si annusano molte composizioni una dopo l’altra, però, la percezione diventa inevitabilmente meno precisa. Meglio procedere con calma, utilizzare le mouillette, annotare le prime impressioni e concedersi delle pause. Il naso va ascoltato, non sottoposto a un esame di resistenza.

G.: Indossare sempre lo stesso profumo fa sì che gli altri smettano di sentirlo?

R.V.: Generalmente siamo noi a non sentirlo più, non gli altri. Il cervello si abitua agli stimoli costanti e smette gradualmente di portarli alla nostra attenzione: è il fenomeno dell’assuefazione olfattiva. Chi ci incontra, invece, continuerà a percepire la fragranza. È anche per questo che, dopo un po’, si rischia di vaporizzarne sempre di più, con conseguenze evidenti soprattutto per chi ci sta accanto.

« Il naso va ascoltato, non sottoposto a un esame di resistenza. »
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Naturale e sintetico: due risorse della profumeria

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G.: I profumi naturali sono sempre migliori di quelli sintetici?

R.V.: No. Materie prime naturali e molecole di sintesi non sono nemiche, ma lavorano insieme. I naturali portano complessità e sfumature irripetibili, i sintetici ampliano la tavolozza del profumiere, permettono di creare odori che in natura non possono essere estratti e, in alcuni casi, aiutano a proteggere specie e risorse. Anche “naturale”, inoltre, non significa automaticamente innocuo o privo di allergeni. Ciò che conta è la qualità della materia e l’intelligenza con cui viene utilizzata.

G.: I nasi profumieri sono più alchimisti o chimici?

R.V.: Un po’ entrambi, ma aggiungerei anche architetti ed ingegneri dell’olfatto. La chimica è fondamentale, bisogna conoscere le materie, le loro interazioni, la stabilità e le proporzioni. Poi, però, arriva quella parte impalpabile che non può essere ridotta a una formula… l’intuizione, la memoria, la sensibilità. L’alchimia nasce proprio quando la tecnica riesce a trasformarsi in emozione.

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Profumi da uomo e profumi da donna: ha ancora senso distinguerli?

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G.: Qual è il falso mito che, da profumiera, ti fa sorridere ogni volta?

R.V.: Quello secondo cui esisterebbero profumi rigidamente “da uomo” e profumi “da donna”. Le materie prime non hanno genere: un fiore non sa di essere femminile, così come un legno non nasce maschile. Sono classificazioni culturali e commerciali. Il profumo dovrebbe essere scelto per affinità, desiderio ed emozione. Se ci rappresenta e ci fa stare bene, allora è il profumo giusto per noi.

La profumeria possiede una componente tecnica estremamente precisa, ma non può essere ridotta a una serie di regole rigide. Concentrazione, persistenza, materie prime e modalità di applicazione aiutano a comprendere una fragranza, senza stabilirne in modo assoluto il valore. A contare è ciò che il profumo riesce a evocare, il modo in cui cambia sulla pelle e, soprattutto, quanto sappia rappresentare chi lo indossa.

Credits Ph.: Getty Images + Lizzy Honey, Thilina Alagiyawanna, Yulia H., Daria Liudnaya, MART PRODUCTION, cottonbro studio on Pexels

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