Se non siete mai riusciti a imparare (bene) l'inglese provate così

Allenare, migliorare o imparare l'inglese non è mai stato così accessibile. Se in passato avvicinarsi alla lingua inglese era riservato ai libri scolastici, a qualche stralcio televisivo di Mtv, i dvd in edicola o i film in lingua originale, oggi l'Italia parla un po' di più inglese senza troppi stress.
Tra le tante opportunità di corsi on line, viaggi formativi da poter fare da adulti, approfondire la lingua si può fare in modo diversificato dal tradizionale uso dei libri (che anche loro si sono evoluti con testi specifici per il linguaggio lavorativo, economico, per lo slang inglese o statunitense, per il dialogo e per la scrittura creativa o formale) fino a riviste autorevoli di settore come "Speak Up" che sono sempre più evolute e interessanti. Se poi apriamo il cellulare le possibilità diventano infinite.
I suggerimenti che vi diamo non sono pensati come approcci paritari: un metodo non vale l'altro, ma possono essere sommati e selezionati in base alle proprie esigenze.
Come imparare o migliorare l'inglese una volta per tutte
(Continua dopo la foto)
Migliorate l'inglese con app dedicate
Imparare l'inglese tramite applicazioni è forse il metodo più rapido e fidelizzante che ci sia oggi, grazie ai loro intelligenti sistemi che rendono giocoso e sfidante l'approccio alla lingua.
Oltre agli amatissimi Duoling, Babbel, Busuu e Ewa il mercato delle app è diventato così ricco che è difficile trovare proposte che si distinguano nettamente: fa eccezione una delle app più apprezzate del momento, "Rosetta Stone", app semplice e intuitiva che usa un metodo mai troppo ripetitivo e divertente per imparare i fondamenti della lingua in uso su temi quotidiani. Sta facendo parlare molto di sé anche l'applicativo "Pimsleur", con un approccio esclusivamente vocale e una metodologia di memorizzazione della pronuncia pensata per chi parla italiano (quindi cercando di correggere i nostri errori più comuni). Non si usano mani, quindi si può imparare la lingua anche in auto.
Nell'ultimo periodo è stata rivoluzionata anche l'app Memrise, uno strumento di memorizzazione di parole davvero efficace che punta sempre di più sull'ascolto di persone parlanti in situazioni reali (e con suoni di disturbo). Per allenare l'inglese per chi già lo sa c'è Elevate: con la scusa di allenare il cervello, propone tantissimi giochi sulla velocità di lettura, comprensione del testo scritto e vocale e di potenziamento del lessico. Imperdibile.
Unite l'utile al dilettevole con i videogiochi (anche per cellulare)
Anche se non siete appassionati di videogiochi, qui potrete trovare alcuni giochi accessibili che possono aiutarvi a esplorare la lingua senza troppa paura. Partiamo dalle basi e da un servizio che abbiamo in molti: Netflix. Netflix offre nel suo catalogo di giochi da scaricare senza spese aggiuntive. Tra queste trovate "Word Trail". È il classico gioco che chiede di comporre parole usando lettere mescolate, compilando una sorta di cruciverba senza definizioni. Tutte le soluzioni hanno un link al dizionario.
Sempre nel catalogo trovate un classico chiamato "Reign: three kingdoms". Nei panni di un re, dovrete rispondere alle richieste dei vostri sudditi facendo scelte morali con uno "swipe". Il gioco spesso finisce (male) e si ricomincia da capo. Alcune conversazioni si ritroveranno magari in modalità lievemente differente e sarà un ottimo modo per leggere conversazioni in stile formale ma su temi comprensibili. Per chi vuole osare di più, ma sempre sul cellulare, c'è un genere di giochi molto in voga oggi che grazie alla loro gratuità potenziale offre ore di intrattenimento anche grazie ai loro (tantissimi) dialoghi: i gatcha.
Uno di questi è "Zenless Zone Zero": a differenza dei giochi tipicamente fantasy, tutti i testi e i dialoghi di questo gioco d'azione si trovano in un contesto urbano, con situazioni magari non realistiche, ma che sono inscenate tra ristoranti, caffè e vie affollate. I dialoghi sono scritti e per lo più doppiati. Spesso sono richieste opzioni di risposta, quindi si potrà interagire con i personaggi. In più, riceverete messaggi sms con tipiche conversazioni da cellulare.
Per chi vuole qualcosa di ancora più affascinante su pc o console c'è Pentiment, un gioco ambientato nel 16esimo secolo nel quale la scrittura e il dialogo sono centrali. Tornando a un gioco con linguaggio basico può essere un ottimo allenamento per il lessico SpellStruck, una app della Disney che prende spunto dal gioco in scatola "Scarabeo" e permette di sfidare un nemico controllato dal computer nella creazione di parole. Sempre della Disney, chiudiamo la lista con "Disney Dreamlight Valley", un vero spasso per console e sistemi Apple: è possibile gestire un villaggio dialogando con Topolino o Elsa di Frozen su temi molto noti dei film e su temi quotidiani come il cibo, la coltivazione e il benessere.
Imparare l'inglese con l'IA
I corsi "AI driven", cioè che usano in modo chiaro l'intelligenza artificiale, sono strani ma affascinanti. I servizi, spesso forniti tramite app, permettono di "allenare" la lingua sia in scrittura che vocale con la possibilità di essere corretti mentre viene registrata la propria voce o dopo aver scritto una frase.
Una delle più famose in circolazione è Praktika, un'app a pagamento che permette di chiacchierare con un assistente virtuale con l'idea di affrontare dei temi personali e generali, imparare nuove parole, risolvere dei dubbi su quello che non si è capito o sbagliato, con l'idea di mettere subito in pratica la propria lingua in base al proprio livello di conoscenze pregresse.
Prima di tuffarsi in questo mondo così bizzarro, consigliamo però a chiunque Google Gemini o ChatGPT. Gemini va un po' accompagnata perché si dimentica in fretta che siete lì a imparare l'inglese mentre parlate d'altro, mentre ChatGPT è un ottimo strumento che pur non entrando nei dettagli delle correzioni (che comunque possono essere chiesti) aiuta a migliorare il lessico e la struttura delle frasi per essere meno elementari nel dialogo e nella scrittura.
Tra le più promettenti applicazioni per imparare la lingua tramite intelligenza artificiale c'è Langua: ha una struttura e un'idea più ricca nelle modalità di apprendimento, con tantissimi stimoli differenti. Ha invece una capacità di ascolto davvero lodevole il servizio SmallTalk2me, così come è molto acclamato il popolare Univerbal, molto improntato sulla correzione degli errori di comunicazione nella vita quotidiana.
Imparare l'inglese in "call"
Torniamo agli esseri umani. Se le intelligenze artificiali hanno un approccio evidentemente sperimentale, con tanti pregi ma anche tante cose da comprendere sul lungo termine (come il rapporto con la nostra privacy), gli esseri umani continuano a essere la risorsa più interessante per avere la certezza di feedback personalizzati, risposte strutturate e un approccio reale che risulterà (senza dubbio) più gratificante di qualsiasi app o libro.
Consigliamo di informarsi sempre in modo molto dettagliato sui costi, ma possiamo intanto parlare di due siti che con approcci molto diversi, si pongono come obbiettivo quello di insegnare la lingua nel modo più professionale possibile.
La prima è Preply, una piattaforma piena di insegnanti da tutto il mondo. Con tariffe differenziate e metodi di lavoro personalizzabili. Incontrano lo studente via webcam e lo accompagnano verso i suoi reali obbiettivi. Interessante è anche l'approccio di Lingoda, un servizio che assomiglia molto alle scuole private di inglese moderne. Pagato il pacchetto di lezioni, è possibile seguire individualmente o in piccole classi di al massimo cinque studenti un corso di lingua dal metodo unificato e certificato, ma con fonti potenzialmente sempre diverse. Avete tanti "compagni di banco" differenti sarà un modo per imparare non solo dai propri ma anche dagli errori altrui.
Imparare l'inglese attraverso i social network
C'è stato un momento, durante la pandemia specialmente, nel quale insegnare l'inglese sui social era diventato un trend così forte da diventare pericoloso: in molti si improvvisavano insegnanti senza però alcun talento. Per fortuna quel momento storico è passato e come spesso accade, solo i migliori sono rimasti a galla. Tra questi citiamo i più noti e seguiti e ve li comunichiamo per il motivo più importante. Trasferire conoscenza è tutta una questione di passione e loro ce ne mettono da anni così tanta da far interessare alla materia anche i più diffidenti.
Partiamo dall'amatissima Norma’s Teaching: con il suo approccio dal piglio scolastico, permette a chi guarda i suoi video di essere parte attiva delle sue micro lezioni.
Non possiamo non segnalare poi Davide Patron, ragazzo (beh, ormai un uomo!) che da sempre ha trasferito le sue conoscenze in modo mai lezioso, ponendosi in modo allegro e simpatico e con un sorriso disarmante.
Terzo ma non per importanza, vi consigliamo di seguire Antonio Parlati, molto interessante soprattutto per chi vuole un approccio più approfondito e conosce già bene la lingua. I suoi video sono sempre molto utili e prendono spunto spesso da serie televisive e film di successo.
Studiare inglese attraverso le serie tv e la musica
Volete unire l'utile al dilettevole? Ci sono due app che fanno al caso vostro. La prima si chiama Lingopie e permette di vedere spettacoli televisivi in inglese (compresa una selezione di prodotti Netflix) rendendo i sottotitoli interattivi, quindi immediatamente traducibili.
Non è tutto: attraverso delle flashcard è possibile fissare i concetti e ricordare espressioni e parole anche in slang non comuni. Il secondo è musicale e si chiama Lingoclip: è gioco nel quale bisogna ascoltare un brano con testo a fronte nel quale mancano alcune parole che bisogna individuare dal cantato. Non bisogna fare troppi errori o si perde. Interessante è anche la possibilità di tradurre nella propria lingua termini sconosciuti. Sono due modi divertenti che permettono di seguire i propri show e la propria musica preferita, memorizzando nuove parole e costruzioni di frasi con diversi tipi di inglese.
Per chi vuole imparare senza intermediazione di app, con la musica affiancate la visione dei testi sul sito Genius: permette di avere note a margine creati dagli utenti per capire i passaggi più complessi. Per le serie, gli esperti consigliano sottotitoli in inglese con voci in inglese, show di breve durata (come le sit-com o i cartoni), serie dal linguaggio molto chiaro (di solito gli show in costume sono così) e c'è chi giura di imparare molto dai reality e dai talent in streaming: chi non fa televisione e non recita ha un modo di parlare naturale che è anche quello più utile da assimilare perché di uso comune.
© Riproduzione riservata
"PrimaFestival '26 sarà un pre-show brillante e appassionato". Parola delle conduttrici!

Lo dice già il nome: il PrimaFestival anticipa la kermesse canora sanremese (in programma dal 24 al 28 febbraio), raccontandone le chicche in arrivo dal backstage e l’atmosfera pre-festivaliera.
In diretta ogni sera, a partire da sabato 21 febbraio, subito dopo il Tg1 delle 20.00, dalla glass box posizionata subito fuori dal Teatro Ariston, le tre conduttrici Ema Stokholma, Carolina Rey e Manola Moshlei accompagneranno il pubblico verso l’inizio di Sanremo, mescolando informazione e intrattenimento con un tono pop, brillante, contemporaneo.
“Saranno le mie Charlie’s Angels”, aveva dichiarato Carlo Conti durante la conferenza stampa di presentazione. Una frase ironica, sì, che lasciava già intuire le ragioni dietro alla scelta di questo trio tutto al femminile: dare al PrimaFestival un carattere preciso, fatto di complicità, gioco di squadra, presenza scenica e conoscenza meticolosa del panorama musicale.
Chi sono le conduttrici del PrimaFestival 2026
Sono tre professioniste non solo della tv, ma anche della musica e in particolare del Festival. Hanno fatto parte della commissione musicale di Sanremo Giovani e non solo, sono anche molto conosciute dai radioascoltatori visto che ciascuna di loro lavora in radio come speaker: Ema a Radio 2, Carolina a RtL e Manola a 105.
Sono tre volti diversi, tre modi di stare davanti alla camera che non si sovrappongono ma si completano. Insieme hanno un obiettivo: condurre il PrimaFestival con un ritmo dinamico, un tono leggero ma autorevole, tra ironia e rispetto della macchina sanremese.
A grazia.it si sono raccontate e hanno svelato (poco, pochissimo) di quello che vedremo durante la settimana “santa” di Sanremo.
Ema Stokholma (nome d'arte di Morwenn Moguerou) è una voce che il pubblico associa a spontaneità e cultura pop. Con la stessa naturalezza ha risposto alla chiamata di Carlo Conti: «Stavo facendo sarà Sanremo quando ho ricevuto la sua telefonata; rispondo e lui mi chiede: “Ema ti disturbo?”, io: “Sì”, senza pensarci, perché in effetti stavo lavorando, così lui ha attaccato il telefono. Non era proprio nei miei pensieri che mi proponesse di fare il PrimaFestival, lo avevo già fatto in passato e la regola non detta è che “il PrimaFestival si fa una volta sola”. Subito dopo mi sono detta “No, cosa hai fatto ?!”. Quindi l’ho richiamato e Carlo mi ha fatto la proposta… ovviamente non gli ho detto che lo avevo già fatto, avevo paura che ci ripensasse».
Nei panni di spettatrice che cosa ti attrae di più della kermesse?
«Le canzoni, alcune rimangono per anni e diventano parte del nostro quotidiano. Ce ne sono tante che sono diventate la colonna sonora della mia vita».
Dopo 76 anni di onorata carriera, che cosa secondo te tiene viva l’attesa sul prima, durante e il dopo Sanremo?
«Sanremo è un evento musicale incredibile, non esiste una cosa del genere in altri paesi. È una macchina gigantesca che ferma l’Italia per una settimana intera e questo è molto eccitante. Mi piace anche il lato un po' glamour del Festival, il fatto che i cantanti siano un po' come degli Dei dell'Olimpo».
Tra gli artisti in gara chi ti incuriosisce di più quest’anno?
«Non posso sbilanciarmi. Sono curiosa di ascoltare chi parteciperà per la prima volta e non vedo l’ora di vedere come gli artisti più giovani affronteranno questo palco, che mette tanta ansia e agitazione. Ovviamente faccio il tifo per tutti, perché quest'anno le canzoni mi piacciono tutte. Mi stuzzica molto la parte rap, che è il genere che sento più mio».
Siete tre donne che di musica ne masticate, in linea con l'impronta che Carlo Conti vuole dare a questo Sanremo. Quale “altro” personale contributo porterai al PrimaFestival?
«Cercherò di portare il mio buon umore, ma oltre a questo aggiungerò poco di personale durante il PrimaFestival, che è un contenitore neutro, in cui per correttezza non possiamo sbilanciarci troppo. Metterò più del mio durante la diretta radiofonica con Gino Castaldo, quella è una bolla che dura delle ore».
Quanto sei felice di questo incarico?
«Sono super felice. In una scala da uno a Laura Pausini: Laura Pausini».
E un po’ d’ansia, c’è?
«C'è molta ansia, come sempre la diretta mette un po' d’agitazione… però è anche la cosa bella di questo lavoro».
Manola Moslehi è una presenza elegante e sofisticata, capace di tenere insieme televisione tradizionale e linguaggi più contemporanei. Ma nonostante questo è sempre pronta a mettersi in gioco: «Mi trovavo in auto con due dei miei più cari amici e ho ricevuto una telefonata direttamente da Carlo Conti. Siccome eravamo nel vivo di Sanremo Giovani, pensando che potesse trattarsi di quello, la mia risposta alla chiamata è stata: “Dove sto sbagliando?”. E invece lui mi ha proposto la conduzione di PrimaFestival. Ho detto subito di sì. Non me l’aspettavo, anche se ci speravo. Non dico che sia un punto di arrivo, ma è un grande giro di boa per la mia carriera».
Nei panni di spettatrice che cosa ti attrae di più della kermesse?
«Amo ascoltare le canzoni inedite. E quando l’artista sale sul palco e dà musica e voce a un brano a cui ha lavorato per dei mesi. Amo anche l’attesa che precede il Festival, una grande macchina che mi entusiasma da sempre per ciò che riesce a portare in scena».
Dopo 76 anni di onorata carriera, che cosa secondo te tiene viva l’attesa sul prima, durante e il dopo Sanremo?
«Ci aveva visto lungo Pippo Baudo quando ha realizzato quel mitico ritornello “Perché Sanremo è Sanremo”. Il Festival è uno degli eventi televisivi più importanti dell’anno per noi italiani, celebra la nostra musica come qualcosa che ancora ci fa sentire fieri delle nostre origini».
Tra gli artisti in gara chi ti incuriosisce di più quest’anno?
«I giovani, sicuramente. Con alcuni di loro ho già avuto a che fare per via del mio ruolo nella commissione artistica. Con Tredici Pietro, per esempio, che trovo un artista straordinario, e poi con Nayt, una penna molto interessante che potrebbe rivelarsi una grande sorpresa».
Siete tre donne che di musica ne masticate, in linea con l'impronta che Carlo Conti vuole dare a questo Sanremo. Quale “altro” personale contributo porterai al PrimaFestival?
«Mi piacerebbe che in futuro non facesse più notizia il fatto che siamo tre donne alla conduzione di un programma. Sono fiduciosa che accadrà prima o poi. Detto questo, la mia sarà un’impronta al femminile, da “addetta ai lavori”. E mi piacerebbe anche dettare qualche tendenza, non sarebbe male».
Quanto sei felice di questo incarico?
«Non c’è un’unità di misura. Sono molto soddisfatta, credo sia la prima pacca sulla spalla che mi sia stata data in 40 anni».
E un po’ d’ansia, c’è?
«L’ansia mi prende solo se non ho bene a fuoco quello che devo fare. Sono molto precisa, pignola e meticolosa su queste cose. Quindi, per ora, nessuna ansia».
Carolina Rey aggiunge al trio esperienza e un tocco di mestiere, ma nonostante la lunga gavetta (dai programmi per bambini a quelli come inviata) è sempre pronta a mettersi in discussione. Come quando ha ricevuto la chiamata di Carlo Conti: «ero fuori dal portone del mio dentista, ho visto il numero e mi sono bloccata. Lì per lì ho pensato di aver fatto una battuta brutta o qualche gaffe durante una puntata di Sanremo Giovani e che lui volesse farmelo notare… Invece, non appena ho risposto mi ha detto che avrebbe voluto affidare a noi tre ragazze la conduzione del Prima Festival. Improvvisamente ho iniziato a piangere di gioia, sempre cercando di darmi un contegno al telefono con lui. È stato bello rendersi conto che in quel momento un mio sogno si stava realizzando».
Nei panni di spettatrice che cosa ti attrae di più della kermesse?
«Quando arriva il Festival è un po’ come quando la Nazionale italiana gioca ai Mondiali e arriva in finale: chiunque si sente parte della manifestazione e si diverte a commentare. Accade ogni anno ed è qualcosa di inspiegabile. È pura magia».
Dopo 76 anni di onorata carriera, che cosa secondo te tiene viva l’attesa sul prima, durante e il dopo Sanremo?
«Sanremo è una sorta di “festa nazionale”, un appuntamento seguito non solo dagli appassionati di musica, ma da un pubblico vasto, di tutte le età. Molte persone, per esempio, non prendono impegni nelle serate in cui va in onda, altre organizzano “cene a tema Festival” con la famiglia o con gli amici. Il Festival è così, un evento speciale e carismatico».
Tra gli artisti in gara chi ti incuriosisce di più quest’anno?
«Non vedo l’ora di ascoltare Arisa, sono felice del suo ritorno. Mi incuriosisce che la canzone in gara “Magica favola” sia stata scritta con Giuseppe Anastasi, autore di grandi capolavori come “Meraviglioso amore mio” e “La notte”. Attendo anche di vedere sul palco Lda, Aka7 e Sal Da Vinci, visto che ho un debole per la napoletanità».
Siete tre donne che di musica ne masticate, in linea con l'impronta che Carlo Conti vuole dare a questo Sanremo. Quale “altro” personale contributo porterai al PrimaFestival?
«In effetti siamo tre donne con caratteri molto forti e diversi tra loro, tre personalità e colori diversi che si fonderanno insieme e questo è molto stimolante. Personalmente, vorrei portare una ventata di ironia, mi piace l’idea di poter rendere tutto un po’ più frizzante e divertente… speriamo di riuscirci!».
Quanto sei felice di questo incarico?
«Sono al settimo cielo! Penso che la vita sia composta anche da attimi di felicità e questo per me è sicuramente uno di quelli più intensi e appaganti».
E un po’ d’ansia, c’è?
«Un po’?! Parecchia! Ma ogni esperienza importante comporta un senso di responsabilità e quindi anche una buona dose d’ansia, a cui si aggiunge la voglia di fare bene e di non deludere le aspettative del pubblico e di chi ha creduto in me».
© Riproduzione riservata
Cosa significa se il comportamento degli altri ci dà continuamente fastidio

Succede più spesso di quanto ammettiamo. Quando qualcuno parla troppo, ci interrompe, mastica rumorosamente, risponde in modo passivo-aggressivo o sembra occupare sempre tutto lo spazio. All’inizio proviamo a non pensarci, a chiudere un occhio. Poi quella sensazione cresce fino a irritarci tremendamente e a farci venire voglia di allontanarci.
E ci chiediamo perché mai il comportamento degli altri riesca a darci così tanto fastidio.
La risposta più semplice sarebbe dire che “le persone sono maleducate” o “sempre più insopportabili”.
Ma la psicologia racconta una storia un po’ diversa: quando il fastidio diventa costante, ripetuto, quasi automatico, spesso non riguarda solo l’altro. È un segnale, e vale la pena ascoltarlo.
**Venti cose che (forse) fate e che gli altri odiano**
(Continua sotto la foto)
Quando il fastidio è uno specchio (e non solo un problema di educazione)
Non tutto ciò che ci infastidisce negli altri è un vero torto. A volte è uno specchio emotivo che ci rimanda qualcosa di nostro, perché è vero che ci i colpiscono di più i comportamenti che toccano un punto sensibile.
Capita, per esempio, che chi è sempre attento a non disturbare si irriti profondamente con chi invade lo spazio altrui senza farsi problemi. Oppure che chi è cresciuto imparando a non chiedere mai nulla provi fastidio verso chi pretende attenzioni o risposte immediate. In questi casi non è tanto il gesto in sé a infastidirci, quanto ciò che rappresenta.
Il fastidio, allora, non è un difetto di carattere né una mancanza di empatia. È una reazione emotiva che segnala un conflitto interno: qualcosa che non abbiamo risolto, accettato o espresso. Ignorarlo non lo fa sparire. Anzi, spesso lo amplifica.
Il fastidio come segnale di confini che non stiamo rispettando
In queste situazioni, quando il comportamento degli altri ci dà continuamente fastidio, c’è un altro aspetto fondamentale da considerare: lo stato emotivo in cui ci troviamo. Quando siamo stanchi, in ansia, sotto pressione, emotivamente sovraccaricati, la soglia di tolleranza si abbassa. Comportamenti che in altri momenti avremmo ignorato diventano improvvisamente insopportabili.
In molti casi, infatti, il fastidio continuo nasce da confini poco chiari o non rispettati, soprattutto da noi stessi. Dire sempre sì, adattarsi, evitare il conflitto per quieto vivere ha un costo emotivo. Prima o poi, la frustrazione cerca una via d’uscita, e spesso lo fa sotto forma di irritazione verso gli altri.
Non è raro che questo accada nei rapporti più vicini: in famiglia, in coppia, sul lavoro. Proprio dove sentiamo di “dover” reggere di più.
Il fastidio diventa allora una forma indiretta di protesta: il modo in cui il nostro corpo e la nostra mente ci dicono che qualcosa non è più sostenibile.
Cosa fare quando tutto ci irrita (senza colpevolizzarci)
La tentazione, quando tutto ci dà fastidio, è pensare di essere diventati intolleranti o “difficili”. In realtà, può essere l’occasione per fermarsi e fare un passo indietro. Chiederci non tanto chi ci infastidisce, ma perché proprio quel comportamento ci colpisce così tanto.
Aiuta distinguere tra un fastidio occasionale e uno costante: il primo è normale, umano; il secondo merita ascolto. Spesso indica che stiamo vivendo troppo in modalità adattamento, che stiamo ignorando un bisogno o che abbiamo accumulato stanchezza emotiva.
Non sempre serve cambiare le persone intorno a noi. A volte basta riconoscere un limite, prendere un po’ di distanza e concedersi il diritto di non essere sempre disponibili. Il fastidio non chiede soluzioni drastiche, ma attenzione.
In fondo, imparare ad ascoltare ciò che ci irrita è un modo per conoscerci meglio. Per capire dove stiamo chiedendo troppo a noi stessi e dove, forse, è il momento di cambiare qualcosa. Non negli altri, ma nel modo in cui ci stiamo dentro alle relazioni.
© Riproduzione riservata
Questi sono i 6 segni più fortunati dell'anno del Cavallo

Il 17 febbraio 2026 inizia l’anno del Cavallo di Fuoco, una delle combinazioni più intense e dinamiche dello zodiaco cinese. Energia, iniziativa, voglia di libertà e cambiamento saranno le parole chiave dei prossimi mesi.
Ma se è vero che ogni anno porta con sé opportunità per tutti, è altrettanto vero che alcuni segni saranno particolarmente in sintonia con questa vibrazione ardente, pronta a premiare chi avrà il coraggio di osare.
Ecco quali sono i sei segni che, secondo l’oroscopo cinese, potranno contare su una marcia in più nel 2026.
Che anno sarà l'anno del Cavallo
Il Cavallo incarna indipendenza, vitalità, spirito di esplorazione e desiderio di movimento. Con l’elemento Fuoco e la polarità Yang a rafforzarne le caratteristiche, il 2026 si preannuncia come un anno di slanci improvvisi, nuove direzioni e cambiamenti decisi.
Sarà un periodo favorevole per chi vuole reinventarsi, lanciare un progetto, cambiare lavoro o prendere finalmente una decisione rimandata. L’energia sarà potente, quasi dirompente: entusiasmo, socialità e voglia di mettersi in gioco saranno incoraggiati.
La sfida? Non lasciarsi travolgere dall’impulsività. Il Fuoco brucia, illumina e scalda, ma può anche consumare in fretta. Chi saprà trovare un equilibrio tra passione e consapevolezza potrà trasformare questo anno in un momento di svolta.
**Capodanno cinese 2026: che anno sarà l’anno del Cavallo di fuoco**
I segni zodiacali cinesi che avranno più fortuna nell'anno del Cavallo
(Continua sotto la foto)
Cavallo (anni: 1954, 1966, 1978, 1990, 2002, 2014, 2026)
Essere nati sotto il segno del Cavallo significa vivere sotto la protezione del segno protagonista dell’anno, e nel 2026 questo si traduce in un’accelerazione naturale verso il successo.
Sarà un periodo di affermazione personale, con tante nuove opportunità professionali e decisioni importanti da prendere. L’energia sarà alta, la voglia di sperimentare ancora di più. Attenzione però a non disperdere le forze: scegliere una direzione chiara sarà fondamentale per non correre in troppe direzioni contemporaneamente.
Tigre (anni: 1950, 1962, 1974, 1986, 1998, 2010, 2022)
La Tigre è uno dei segni più in sintonia con il Cavallo, perché condivide coraggio, spirito libero e desiderio di azione.
Il 2026 porterà occasioni di crescita e possibilità di mettersi in mostra per i nati sotto questo segno. Nuovi incarichi, viaggi, relazioni stimolanti: tutto ciò che rompe la routine sarà particolarmente favorito. La fortuna sarà dalla vostra parte, ma servirà strategia per non lasciarsi guidare solo dall’istinto.
Cane (anni: 1946, 1958, 1970, 1982, 1994, 2006, 2018)
Coloro nati sotto il segno del Cane vivranno un 2026 meno rumoroso ma estremamente significativo. Se per altri segni l’anno sarà fatto di slanci improvvisi, per voi sarà soprattutto un periodo di consolidamento.
Relazioni, collaborazioni e progetti iniziati negli anni scorsi troveranno una nuova stabilità. Potrebbero arrivare riconoscimenti o responsabilità maggiori, ma sempre su basi solide. La vostra lealtà e coerenza saranno premiate. È un anno in cui si costruisce, non si improvvisa.
Capra (anni: 1955, 1967, 1979, 1991, 2003, 2015)
Per la Capra, l’anno del Cavallo rappresenta una spinta creativa importante. Il 2026 accende infatti l’ispirazione, ma vi chiede anche di uscire da una certa timidezza.
Se avete un talento, un’idea o un progetto nel cassetto, questo è l’anno giusto per mostrarsi. La fortuna arriva quando decidete di esporvi, non quando restate in disparte. La sensibilità naturale del segno si unisce all’energia del Fuoco, generando ispirazione e nuove visioni. Sul piano emotivo, sarà importante trovare equilibrio tra bisogno di protezione e desiderio di indipendenza.
Drago (anni: 1952, 1964, 1976, 1988, 2000, 2012, 2024)
I segni del Drago e del Cavallo insieme creano un mix potente, che quest'anno mette tali segni al centro della scena: leadership, visibilità, occasioni di crescita professionale.
Potreste essere chiamati a guidare un progetto, a prendere una decisione importante o a rappresentare un gruppo. L’ambizione sarà alta, così come le aspettative. La vera sfida? Restare generosi e collaborativi. Il successo condiviso sarà più duraturo di quello individuale.
Scimmia (anni: 1944, 1956, 1968, 1980, 1992, 2004, 2016)
Per la Scimmia il 2026 sarà un anno brillante, dinamico e sorprendente. L’energia del Cavallo stimola la vostra mente veloce e la vostra capacità di adattamento.
Nuovi incontri, idee improvvise, opportunità che nascono quasi per caso: la fortuna arriverà spesso attraverso connessioni sociali e networking. Tuttavia, sarà fondamentale non disperdere l’attenzione in troppi progetti contemporaneamente. Concentrarsi su una priorità vi permetterà di trasformare il potenziale in risultato concreto.
© Riproduzione riservata
Capodanno cinese 2026: che anno sarà l’anno del Cavallo di fuoco

Nel 2026 il Capodanno cinese cade oggi, martedì 17 febbraio. Il primo giorno del nuovo anno secondo il calendario lunare cinese dà il via all’anno del Cavallo di Fuoco.
In Cina, nelle Chinatown del mondo e nei paesi asiatici le celebrazioni per accogliere l'anno nuovo durano quindici giorni, più uno: i festeggiamenti, infatti, iniziano ufficialmente la sera della vigilia con la cena in famiglia. E terminano nel quindicesimo giorno del primo mese del calendario lunare con la Festa delle Lanterne.
Ma i preparativi in vista del Capodanno cinese - o Festa di Primavera - fervono sin dalle settimane precedenti. Tra riti propiziatori e preghiere agli spiriti degli antenati, visite ai parenti e scambio di buste rosse portafortuna, il Capodanno Cinese rappresenta infatti una delle festività più sentite dalla comunità cinese.
Inizia l'Anno del Cavallo: cosa significa
Capodanno cinese 2026: quand’è e come si calcola la data
Nel 2026 il Capodanno cinese - Chūyī, in cinese, significa "primo giorno" - ha inizio il 17 febbraio. Ma per dare il via ufficiale ai festeggiamenti e "sbarazzarsi della sera" (Chúxī), le famiglie cinesi si ritrovano già nel pomeriggio della vigilia.
Quindici giorni dopo a chiudere il ciclo delle celebrazioni del Capodanno cinese è la Festa delle Lanterne (Yuanxiaojie), il 3 marzo 2026.
Rispetto al Capodanno occidentale che segue il calendario gregoriano, la data d’inizio del nuovo anno cinese non è fissa, ma varia ogni anno. Viene definita in base all’antico calendario lunare secondo cui ogni nuovo mese dell’anno inizia con la luna nuova.
In base al novilunio, quindi, viene stabilita la data del Capodanno cinese, che coincide con il primo giorno della seconda luna nuova dopo il solstizio d'inverno (il 21 dicembre nel calendario occidentale).
E se è vero che la datazione cambia di anno in anno, è altresì giusto dire che la data si muove ogni volta entro un range di 29 giorni - tra il 21 gennaio e il 19 febbraio -, ovvero il tempo massimo che intercorre tra una luna nuova e la successiva.
Capodanno cinese 2026: l’anno del Cavallo di Fuoco
Dei dodici segni zodiacali dell’oroscopo cinese - che si succedono di anno in anno e non ogni mese come nell’astrologia occidentale - il 2026 è l’anno del Cavallo di Fuoco.
Simbolo di libertà, movimento ed energia vitale, il Cavallo nell’oroscopo cinese viene spesso accostato, per temperamento e creatività, al nostro segno dei Gemelli: curioso, dinamico, socievole e sempre pronto a esplorare nuove strade.
Quest’anno, però, la presenza dell’elemento Fuoco e della polarità Yang amplifica ulteriormente queste caratteristiche, rendendole quasi raddoppiate di intensità. Il Fuoco aggiunge passione, impulso, desiderio di mettersi in gioco; lo Yang rafforza l’azione, l’iniziativa e l’estroversione. Il 2026 si prospetta quindi come un anno di grande vitalità, coraggio e innovazione, particolarmente favorevole a chi vorrà cambiare rotta, intraprendere nuovi progetti o affermare con decisione la propria voce.
Non mancano però le sfide. L’energia del Cavallo di Fuoco può risultare impetuosa e talvolta impulsiva: il rischio è quello di eccedere, di rompere con tradizioni e regole senza valutarne fino in fondo il senso. Sarà fondamentale trovare un equilibrio tra entusiasmo e consapevolezza, tra desiderio di libertà e capacità di riflessione, per evitare dispersioni e decisioni affrettate.
Come sono le persone del segno del Cavallo
Simbolo di indipendenza, vitalità e spirito d’avventura, le persone nate sotto il segno del Cavallo sono spesso percepite come carismatiche, energiche e profondamente entusiaste della vita.
Chi nascerà nell’anno del Cavallo di Fuoco sarà caratterizzato da una forte intraprendenza, una grande voglia di esplorare e mettersi in gioco, oltre che da un naturale ottimismo e da una socialità spiccata. Creatività, coraggio e desiderio di libertà saranno tratti distintivi di questa generazione, che tenderà a non accettare facilmente limiti o imposizioni.
Allo stesso tempo, però, l’intensità del Fuoco può portare a una certa impulsività e alla difficoltà di mantenere costanza nel lungo periodo. La sfida per i nati sotto questo segno sarà imparare a canalizzare l’energia in modo costruttivo, coltivando pazienza e profondità interiore senza spegnere quella scintilla di entusiasmo che li rende così magnetici.
Oroscopo cinese: chi sarà più fortunato nell'anno del Cavallo?
Come anticipato, il 2026, l’anno del Cavallo di Fuoco, si preannuncia come un periodo di grande dinamismo, opportunità e cambiamenti coraggiosi per chi saprà cavalcare - è proprio il caso di dirlo - l’energia intensa e vitale di questo segno.
Secondo le previsioni astrologiche, i più favoriti saranno i nati sotto il segno del Cavallo, che vivranno un anno di affermazione personale e nuove iniziative, ma anche quelli della Tigre e del Cane, tradizionalmente in armonia con il Cavallo. Buone prospettive anche per Capra e Drago, che potranno beneficiare di slanci creativi, occasioni professionali e rinnovato entusiasmo.
Capodanno cinese: riti propiziatori, preparativi, curiosità
Il ventottesimo giorno del dodicesimo mese è tradizione fare le pulizie di casa. Più che semplici pulizie, si tratta di un vero e proprio rito propiziatorio: si crede infatti che “spazzare via la polvere e lo sporco” sia un modo per allontanare la cattiva sorte e per fare spazio alla fortuna che il nuovo anno porterà con sé. Fortuna che non dovrà essere toccata, almeno per i primi giorni dell’anno, in cui è abitudine non spolverare per evitare di eliminarla.
Tra i preparativi che precedono l'arrivo del nuovo anno, è consuetudine addobbare la casa con nastri e ninnoli di colore rosso, considerato il colore della buona sorte.
Si preparano, poi, le tradizionali buste rosse, hongbao, dove verranno messi soldi di carta o monete da dare in dono a parenti e familiari. Si dice che il contenuto non debba mai essere dispari e uguale a quattro: i numeri dispari e il numero "4", infatti, si associano rispettivamente ai funerali e alla morte.
La sera della vigilia inizia la festa vera e propria: la famiglia si riunisce in massa nella casa del parente più anziano per mangiare un abbondante cenone a base di piatti di carne e pesce della tradizione cinese. Aspettando insieme la mezzanotte per scoppiare i petardi. Si pensa che più fragoroso sia il chiasso provocato dai botti più fortunato sarà l’anno nuovo.
Capodanno Cinese: la Festa delle Lanterne
E con la Festa delle Lanterne (Yuanxiao) si chiude il periodo legato alle celebrazioni del nuovo anno cinese.
Tradizione vuole che nel giorno del Piccolo Capodanno la gente esca per le strade con una lanterna realizzata in carta di riso e decorata con frasi portafortuna e indovinelli.
Una volta accese le lanterne vengono lasciano libere di fluttuare in cielo, in mare, nei fiumi o nei laghi. L'ultimo dei riti propiziatori per l’anno nuovo: ad esse, infatti, si affidano i sogni e i desideri per i mesi che verranno.
© Riproduzione riservata