La migliore carbonara a Roma: 10 indirizzi da non perdere

Chi fa la carbonara più buona a Roma? Domanda a risposta multipla, proprio come un quiz dove però ogni risposta è quella giusta!
Sì perché di seguito troverete ristoranti storici, nuove proposte, nomi stellati e trattorie di quartiere che propongono il meglio di questa icona della cucina romana.
Ecco allora dieci locali da provare.
Ecco dove mangiare la migliore carbonara a Roma
**La migliore pizza a Roma: 8 indirizzi da non perdere**
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Roscioli Ristorante Salumeria - Torre Argentina
Ristorante, gastronomia, salumeria, wine bar: Roscioli è sempre una garanzia in tema di carbonara, anche dopo l’arrivo di chef Fabrizio Di Stefano al posto di Nabil Hassen (per quasi vent’anni alla guida della cucina di via dei Giubbonari 21).
Al solito, la proposta è incentrata sulla tradizione e su una meticolosa ricerca di ingredienti di qualità.
Ecco allora il segreto della loro celebre carbonara: spaghettone con guanciale artigianale, tris di pepe, uova di Paolo Parisi e pecorino romano Dop.
E se non foste abbastanza sazi lasciatevi tentare dalla selezione del banco con oltre 300 formaggi e 200 salumi che si alternano di settimana in settimana.
La cantina dei vini conta oltre 2800 etichette con il meglio della produzione vitivinicola locale e internazionale.
Aperto tutti i giorni dalle 12.30 alle 16.00 e dalle 19.00 alle 24.00; indirizzo via dei Giubbonari 21-22.
Luciano Cucina Italiana - Campo de’ Fiori
King of Carbonara. Un appellativo che è tutto un programma: da Luciano Monosilio, patron di Luciano Cucina Italiana, questo piatto sarà memorabile.
Dopo aver maturato esperienze internazionali e lavorato nelle cucine di Roscioli, Enrico Crippa, Fulvio Pierangelini, Mario Uliassi e Pipero (per citarne alcuni) e aver conquistato una stella Michelin a soli 27 anni, nel 2018 lo chef di Albano Laziale decide di aprire il suo locale nel centro di Roma.
La ricetta di Monosilio si basa su un’accurata selezione delle materie prime e di una precisa tecnica di esecuzione con il giusto mix tra temperature, equilibrio dei sapori ed ingredienti.
Questi ultimi per 4 persone sono 280 grammi di spaghettoni, 4 tuorli d’uovo, 30 gr. di grana grattato, 20 gr. di pecorino grattato, 20 gr. di pepe macinato, 200 gr. di guanciale tagliato a cubotti da mezzo centimetro, 20 gr. di pecorino grattugiato (finitura piatto), 30 gr. ca. di acqua di cottura.
Aperto tutti i giorni dalle 12.00 alle 15.00 e dalle 19.00 alle 23.00; indirizzo piazza del Teatro di Pompeo 18.
Armando al Pantheon - Pantheon
Per assaggiare le vere specialità della cucina romana, dalla coratella d’abbacchio ai saltimbocca passando per cacio e pepe, amatriciana e gricia, si va Armando al Pantheon: un punto fermo nella Capitale da più di sessant’anni.
Qui la carbonara si prepara con spaghetti del Pastificio Famiglia Martelli (pasta di semola 100% artigianale), guanciale di Montefiascone, uova bianche di gallina livornese, Pecorino Romano scorza nera e pepe in grani di Cubebe prima tostato e poi pestato.
Aperto dal lunedì al sabato dalle 12.30 alle 15.00 e dalle 19.00 alle 23.00; indirizzo Salita dè Crescenzi 31.
Hosteria Grappolo d’Oro - Campo de’ Fiori
Perfetto connubio tra tradizione e modernità, vicinanza a piazza Navona e Campo de’ Fiori, segnalazione nella guida Michelin 2022.
Quali altri pregi citare quando si parla dell’Hosteria Grappolo d’Oro?
In realtà non è finita qui perché a tutto ciò si aggiungono anche stagionalità, territorialità (le materie prime provengono da piccoli produttori locali e Presidi Slow Food) e autenticità. Insomma un locale capace di accontentare tutti: romani e non, tradizionalisti e gourmand.
Uno dei cavalli di battaglia? Gli spaghetti alla carbonara - pasta Cavalier Cocco, guanciale Re Norcino e Pecorino Romano Dop Deroma - proposti sia nel menu alla carta che nel Percorso Romano (degustazione a base di ricette classiche romane).
Con il plus che andando verso la bella stagione si possono gustare anche nel dehors su piazza della Cancelleria.
Aperto dal lunedì alla domenica 12.30-15.00 e 19.00-23.00 (chiuso il mercoledì a pranzo); indirizzo piazza della Cancelleria 80.
Osteria Fratelli Mori - Piramide
La cucina romana - “con qualche piccola deviazione” così come tengono a precisare i due osti Alessandro e Francesco Mori - è protagonista assoluta dell’Osteria Fratelli Mori, aperta nel 2004 dal padre Ambrogio.
Rispetto della tradizione e attenzione alle materie prime, provenienti in particolare da piccoli produttori, sono i punti di forza della loro carbonara cremosa: rigatoni Cocco mantecati con guanciale selezione Dol (di origine laziale), uovo intero e Pecorino Romano Dop di Cibaria.
In menu anche altri piatti tipici come cacio e pepe, amatriciana, polpette di bollito, agnello con patate e molto altro. Il tutto da accompagnare a etichette, laziali e non, bio e biodinamiche.
A chiudere in bellezza (e dolcezza) torte e crostate fatte in casa: da provare su tutte la Ricotta d’Ambrogio con ricotta di bufala, scorza di arancia candita e pistacchio caramellato.
Aperto dal lunedì alla domenica dalle 12.30 alle 14.30 e dalle 19.30 alle 23.30; indirizzo Via dei Conciatori 10.
Eggs - Trastevere
Il nome non lascia margine di interpretazione: Eggs è il paradiso delle uova (con il benestare di quaglie e galline allevate bio e in maniera sostenibile) e, neanche a dirlo, della carbonara proposta alla maniera classica e secondo un’antica ricetta pubblicata nel 1954 da La Cucina Italiana.
Cosa c’è di “bUovo” a renderla così speciale? Mezzemaniche del Pastificio agricolo Mancini, uova della BioFarm di Arianna Vulpiani, guanciale di Campofelice, Pecorino Romano Dop e pepe selvaggio del Madagascar.
Sappiate però chef Barbara Agosti si diletta anche nella preparazione di tante altre ricette dolci e salate della tradizione romana e non solo. Lasciatevi un po’ di spazio quindi.
Aperto tutti i giorni dalle 12.00 alle 23.00; indirizzo via Natale del Grande 52/53.
Flavio al Velavevodetto - Testaccio
Un’osteria romana, vera e verace (diffidare dalle imitazioni!). Flavio De Maio, alias Flavio al Velavevodetto, - romano de Roma, anzi de Garbatella - è un oste che di carbonara se ne intende.
La parola d’ordine per la sua versione? La cremina a base di uova, acqua e guanciale preparata a parte e versata in padella perché si amalgami con le mezze maniche, cotte rigorosamente al dente.
È questione di secondi: via dal fuoco prima che diventi frittata e a seguire una generosa manciata di pecorino.
Aperto tutti i giorni dalle 12.30 alle 15.00 e dalle 19.30 alle 23.00; indirizzo via di Monte Testaccio 97.
Il Marchese - Campo Marzio
Passeggiando per via di Ripetta, quasi all’Ara Pacis, noterete un ristorante dall’aria di bistrot francese.
Eppure da Il Marchese - sì, il riferimento è proprio al Marchese del Grillo interpretato da Alberto Sordi nel film del 1981 di Mario Monicelli - in menù troverete le mezze maniche alla carbonara.
E che carbonara! Le uova sono a pasta gialla di galline allevate a terra, il guanciale di Re Norcino (famiglia produttrice marchigiana, da oltre sessant’anni nel settore) senza additivi e con una stagionatura di almeno trenta giorni, Pecorino Romano Dop (selezione Cibaria) e Parmigiano Reggiano 30 mesi.
Un peccato non provarla nonostante tante altre prelibatezze in carta (tra i primi, su tutti, la pasta al burro di Normandia e Parmigiano 30 mesi).
Chef Daniele Roppo - ex rugbista con la passione per la cucina, tramandata dalla nonna e affinata con Arcangelo Dandini - ci ha rivelato i passaggi della sua carbonara:
«Rosolate il guanciale senza l’aggiunta di grassi. Sbattete le uova con il pecorino e il parmigiano.
Aggiungete il grasso sciolto del guanciale. Passate il composto a bagnomaria sul bollitore come se fosse una crema inglese. Scolate la pasta al dente, mantecate col guanciale e, fuori dal fuoco, aggiungere il composto di uova».
Aperto tutti i giorni dalle 12.30 alle 02.00; indirizzo via di Ripetta 162.
Lo Scopettaro - Testaccio
Trattoria storica nel cuore del quartiere Testaccio, anima popolare della Capitale. La cucina propone piatti della tradizione semplici ma autentici: un’esperienza da provare per conoscere la vera essenza della romanità.
Certo non poteva neanche mancare una foto del Capitano, Francesco Totti, appesa all’ingresso.
La carbonara dello Scopettaro - chiamato così perché pare che prima di diventare ristorante nel 1930 fosse un laboratorio di scope di saggina - è preparata ricorrendo ad ingredienti non particolarmente ricercati ma di sostanza: pasta di grano duro, guanciale di maiale allevato allo stato brado, pecorino dalla giusta stagionatura e uova di galline ruspanti.
Tra i secondi anche gli intramontabili coda alla vaccinara, trippa, coratella e abbacchio, cucinati alla vecchia maniera.
Il tutto con tanto di intrattenimento musicale: un vispo musicista suona dal vivo stornelli romani durante il weekend.
Aperto tutti i giorni 12.30-15.00 e 19.30-23.30; indirizzo Lungotevere Testaccio 7.
Pipero - Corso Vittorio Emanuele
Una carbonara stellare e stellata. Da Pipero - ristorante insignito del prestigioso riconoscimento gastronomico - Ciro Scamardella, giovane chef di origini campane, riesce a declinare un piatto “povero” con gusto e ricercatezza.
Il prezzo è decisamente superiore alla media ma ne vale la pena quando dietro c’è un’accurata scelta degli ingredienti, alta qualità e cura del minimo dettaglio.
Allora ecco che dai fornelli alla tavola arriva un vero capolavoro: mezze maniche del Pastifico Graziano con guanciale di Re Norcino e Pecorino Romano Dop.
Aperto dal martedì al venerdì dalle 12:00 alle 15:00 e dalle 19:00 alle 23:00. Il lunedì e il sabato dalle 19:00 alle 23:00; indirizzo corso Vittorio Emanuele II 250.
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10 ristoranti italiani da provare a Milano

Se sognate i sapori genuini dei (buoni) ristoranti italiani Milano ha di che farvi contenti.
Laboratorio gastronomico in costante movimento, Milano tiene comunque molto alle sue origini e ai sapori della tradizione e accanto ai grandi classici che hanno fatto la storia della ristorazione cittadina, nascono nuovi progetti capaci di riportare al centro il valore della cucina italiana fatta bene, delle ricette di casa e delle materie prime.
Ecco una selezione di ristoranti italiani a Milano da provare, tra locali di recente apertura e indirizzi iconici, posti da segnare in agenda per chi cerca autenticità, identità e qualità.
I ristoranti italiani a Milano da provare
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Veramente
Nel cuore di Brera nasce il progetto firmato da Gianmarco Venuto e Filippo Sironi, già founder de Il Mannarino. Il payoff “Abitudini Italiane” racconta perfettamente lo spirito del locale: un luogo pensato per far sentire gli ospiti a casa, tra atmosfere da salotto anni Settanta e Ottanta, cucina ampia a vista e piatti che parlano di memoria collettiva.
In carta si trovano grandi classici come la parmigiana di melanzane, gli spaghettoni alla Nerano con provolone del Monaco (buonissimi), i pici fatti in casa al ragù mantecati al tavolo e l’arancina alla milanese ripiena di ossobuco e gremolada. E poi i dolci, fatti in casa. Alla prima visita d'obbligo il gelato alla vaniglia servito dal carrello e personalizzabile con crunch e topping.
Via Palermo, 11
Sandì
In zona Città Studi si trova una delle aperture più interessanti e recenti di questi ultimi mesi. Un progetto coerente, curato nei dettagli e nella proposta gastronomica. La cucina attinge alle tradizioni regionali italiane con una dichiarata influenza francese. Tra i piatti più riusciti spiccano la zuppa imperiale con aringa affumicata, la tarte di cipolle con puntarelle, la verza ripiena di maiale e gamberi e il cordon bleu di lombata. La formula pranzo rende il locale particolarmente competitivo anche nei giorni feriali.
Via Francesco Hayez, 13
CreDa
CreDa nasce dall’incontro tra Crescenzo Morlando e Dario Pisani, due chef campani che hanno trasformato la cucina partenopea in un progetto gastronomico riconoscibile. L’atmosfera è informale, con banco gastronomia e sala dal gusto rétro, tra stoviglie d’epoca e dettagli recuperati nei mercatini. In menu spiccano piatti simbolo come parmigiana di melanzane, friarielli, polpette al ragù di “nonna Maria”, la celebre pasta e patate e la pasta “con voto”, arricchita dai ricci di mare. Tutto è disponibile anche da asporto, senza perdere identità e qualità.
Via Orti, 12
Trattoria all'Antica
Un nome che è già una dichiarazione d’intenti. Trattoria All’Antica riporta in primo piano la cucina italiana tradizionale, fatta di porzioni generose, ricette riconoscibili e un’atmosfera che privilegia la convivialità. Il ristorante si trova a due passi dal parco Solari, quasi ad angolo con quella via Savona che ha visto nascere e morire nel giro di poco tanti locali. La cucina di Lucio Conti, però, sa il fatto suo. Qui si viene per mangiare piatti rassicuranti, preparati con rispetto delle stagioni e delle materie prime, in un contesto che conserva il sapore delle trattorie di una volta, reinterpretato con sobrietà contemporanea. Un menù stampato ogni giorno, con alcune proposte fisse come la cotoletta - alta, con l'osso - e il risotto e altre che variano a seconda della disponibilità e qualità del prodotto. E una lista dei vini da enoteca specializzata.
Via Montevideo, 4
Al Vecchio Porco
Un’osteria lombarda dichiaratamente carnivora, dove il maiale diventa protagonista anche nell’arredo, tra oggetti a tema, scritte ironiche e atmosfera calda. Al Vecchio Porco è un'istituzione in città, qui capita spesso di incontrare volti noti che cercano un rifugio in cui sentirsi a casa. Gli ingredienti punta su piatti tradizionali ben eseguiti: salumi di qualità, risotti stagionali, paste rustiche e secondi di carne costruiscono una proposta concreta e coerente. La taverna sotterranea è ideale per cene conviviali e occasioni speciali.
Via Messina, 8
Speciale Osteria
Una trattoria in chiave contemporanea, dall'ambiente curato ma che mette subito a proprio agio. Uno staff cordiale ed efficiente e una cucina sincera e curata. Il menù è stagionale, con alcuni piatti sempre disponibili e altri che cambiano durante l'anno. Ad accomunarli, l'idea che la tradizione possa essere sempre attuale pur senza snaturarla. Dai pizzoccheri alle tagliatelle al ragù, dal galletto alla guancia - tenerissima - fino ai dolci. Nei dessert si riassume la cura per i dettagli e l'autenticità di questo locale: cannoncini alla crema serviti su un trenino di legno, il tiramisù cremosissimo portato al tavolo e servito direttamente con una sorta di cazzuola, la tarte tatin d'altri tempi.
Via Pastrengo, 11
St. Ambroeus
St. Ambroeus tra i ristoranti italiani a Milano è senza dubbio uno dei nomi simbolo della tradizione. Un indirizzo che attraversa generazioni mantenendo uno stile riconoscibile, fatto di eleganza discreta e cucina italiana borghese. Tra colazioni iconiche, pranzi di lavoro e piatti storici, resta una tappa obbligata per chi cerca un’esperienza classica, curata e senza tempo.
Corso Giacomo Matteotti, 7
Trattoria del Ciumbia
In via Fiori Chiari, nel cuore di Brera, si trova questo locale che rappresenta uno dei primi investimenti - riusciti - di Leonardo Maria Del Vecchio nella ristorazione. Un luogo che unisce design e tradizione. Il progetto di interni firmato Dimorestudio richiama le storiche trattorie milanesi degli anni Sessanta, tra boiserie in noce, bancone in peltro e dettagli rétro. In cucina l’executive chef Paolo Rollini propone una lettura contemporanea della tradizione lombarda: risotto alla monzese, costoletta alta, trippa, lumache valtellinesi, insieme a reinterpretazioni come la lasagnetta al bollito e i mondeghili in foglia di verza.
Via Fiori Chiari, 32
Autem
Gli spaghetti in bianco più buoni che vi capiterà di mangiare (a Milano, ma non solo). Autem lavora sull’equilibrio tra tecnica e identità, da sempre tratti distintivi della cucina dello chef Luca Natalini. Il progetto ruota intorno a una cucina italiana moderna, pulita nei sapori e precisa nelle esecuzioni, con grande attenzione alla qualità degli ingredienti e alla costruzione dei piatti. L’ambiente è essenziale ed elegante, con la cucina a vista e all'ingresso, ad accogliere i commensali. Un menù che, salvo alcuni piatti come gli spaghetti in bianco, appunto, cambia continuamente nel rispetto della stagionalità e reperibilità degli ingredienti. Una scelta che fa sì che ogni cena (o pranzo) da Autem possa essere un'esperienza sempre diversa.
Via Serviliano Lattuada, 2
Il Luogo di Aimo e Nadia
Un’istituzione della cucina italiana contemporanea. Il Luogo di Aimo e Nadia rappresenta uno dei massimi esempi di alta cucina legata al territorio e alla biodiversità italiana. La filosofia del ristorante si fonda sulla valorizzazione delle eccellenze regionali, raccontate attraverso piatti che uniscono ricerca, tecnica e memoria gastronomica. Una tradizione che gli chef Alessandro Negrini e Fabio Pisani portano avanti con consapevolezza, esperienza e passione. Un’idea di eleganza sobria e profonda, che ha reso questo indirizzo un punto di riferimento internazionale.
Via Privata Raimondo Montecuccoli, 6
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Cioccolata, salmone e... 5 cibi da mangiare contro la tristezza

A volte per migliorarsi l'inverno basta sapere cosa mangiare per essere più felici.
Con le giornate corte e il freddo pungente, infatti, l’umore può risentirne più di quanto pensiamo. Non è solo una sensazione passeggera: per molte persone l’inverno porta con sé stanchezza mentale, malinconia e una sorta di rallentamento emotivo che gli esperti chiamano winter blues (cioè tristezza invernale).
La buona notizia è che, accanto a uno stile di vita equilibrato, anche ciò che mettiamo nel piatto può fare la differenza nel nostro umore.
L’alimentazione, infatti, non influisce solo sul corpo ma ha un ruolo diretto anche sul benessere mentale, sull’energia e sulla stabilità dell’umore. Alcuni cibi, più di altri, possono infatti diventare veri alleati nei mesi più bui dell’anno.
**A che ora cenare in inverno per restare in forma e in salute**
**Come non ammalarsi questo inverno? 8 cibi anti-influenza**
Cosa mangiare per essere più felici
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Cioccolata calda fatta in casa
Il cioccolato viene inserito istintivamente al primo posto quando si cerca cosa mangiare per essere più felici - giustamente: non è solo una coccola, ma un alimento con effetti positivi documentati sull’umore. Consumarlo con moderazione può aiutare a sentirsi più sereni grazie alla sua ricchezza di polifenoli, potenti antiossidanti che contribuiscono a ridurre i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress.
Inoltre, il cacao è una fonte naturale di prebiotici, fibre che nutrono il microbiota intestinale: un intestino in salute è sempre più spesso associato a un miglior equilibrio emotivo.
Per beneficiare di queste proprietà, è importante scegliere cioccolato con almeno l’85% di cacao e limitarsi a piccole quantità quotidiane, meglio ancora se sotto forma di una cioccolata calda preparata in casa, calda e avvolgente.
Salmone e pesce azzurro
Il pesce grasso è uno degli alimenti più studiati per il benessere mentale. Salmone, sgombro, sardine e trota sono ricchi di omega-3, acidi grassi essenziali per il funzionamento del cervello.
Questi nutrienti hanno proprietà antinfiammatorie e interagiscono con i neurotrasmettitori coinvolti nella regolazione dell’umore. Inserire una o due porzioni di pesce azzurro a settimana può aiutare a contrastare la sensazione di apatia e affaticamento mentale tipica dei mesi invernali.
Per chi non ama il pesce, una valida alternativa può essere rappresentata da noci e semi di chia, anch’essi fonti vegetali di omega-3.
Cereali integrali
Pane integrale, avena, riso integrale, quinoa e farro sono spesso sottovalutati, ma svolgono un ruolo chiave nel supporto del benessere mentale. I cereali integrali sono ricchi di fibre, vitamine del gruppo B e antiossidanti, nutrienti fondamentali per il sistema nervoso.
Contengono inoltre triptofano, un amminoacido necessario per la produzione di serotonina, l’ormone che contribuisce alla sensazione di felicità. Grazie al loro basso indice glicemico, rilasciano energia in modo graduale, evitando i picchi e i cali che possono influire negativamente sull’umore.
Inserirli regolarmente nei pasti aiuta a sentirsi più equilibrati e concentrati durante la giornata.
Frutti di bosco
Mirtilli, lamponi e more sono un concentrato di benefici. Ricchi di flavonoidi, aiutano a proteggere il cervello dallo stress ossidativo e dall’infiammazione, due fattori collegati anche ai disturbi dell’umore.
Forniscono vitamina C e fibre, utili per la regolazione della glicemia e dell’energia mentale. Le ricerche suggeriscono che i mirtilli, in particolare, possano supportare memoria e concentrazione, aiutando a contrastare la tipica tristezza invernale.
Consumati sotto forma di composta calda, magari a colazione o come dessert leggero, diventano un alleato ideale durante l’inverno.
Frutta secca e granola
Mandorle, noci, anacardi e pistacchi sono una fonte preziosa di grassi buoni, vitamine e minerali fondamentali per il cervello. La frutta secca contiene triptofano, magnesio e vitamine del gruppo B, tutti nutrienti coinvolti nei meccanismi che regolano l’umore.
Consumata con regolarità, in quantità moderate, può contribuire a migliorare la risposta allo stress e a sostenere le funzioni cognitive.
Inserita in una granola fatta in casa, diventa una colazione nutriente e appagante, perfetta per iniziare le giornate invernali con più energia.
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«Non tutte le barrette proteiche fanno bene, ecco come sceglierle»: parola agli esperti

Negli ultimi anni, specie per chi fa una vita sportiva, la ricerca di proteine è diventata una piacevole ossessione. Così, il mondo dei cibi a base proteica si sono diffusi enormemente, creando un'offerta vastissima di barrette proteiche dove sembra quasi impossibile trovare quelle davvero salutari.
Il loro essere in formato “snack” le ha portate con successo ovunque: dalle farmacie (che per primi le hanno adottate) ai supermercati, fino addirittura ai negozi di articoli da regalo e igiene per la casa.
Le barrette proteiche sono un oceano nel quale è facile perdersi, per questo abbiamo gettato un salvagente chiedendo a figure con grande esperienza nel campo (nella nutrizione con grande vita sportiva) per comprendere meglio cosa scegliere quando le compriamo, partendo subito a gamba tesa su tutto ciò che sarebbe meglio evitare.
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Quali sono le barrette proteiche da evitare?
«La prima importante “red flag” è il contenuto proteico» ci racconta la dietista Elisa Rosso «se navighiamo sotto i 15 grammi di proteine per barretta, non è così proteica, è quindi più che altro uno snack». L’altro aspetto da considerare sono gli zuccheri. «Se ne trovate più di 10 o 12 grammi in totale di zuccheri, che equivale già a un cucchiaio di zucchero, c’è già di certo un rapporto poco equilibrato». È concorde anche il nutrizionista sportivo Marco Tancredi, che sottolinea l’importanza di guardare sempre ai grammi totali di prodotto: «È importante fare attenzione al peso della barretta, guardando i valori percentuali, facendo occhio poi che non abbia un’alta dose di grassi, in genere sopra il 10%. Farei attenzione anche all’eccessiva presenza di sciroppi che rendono il prodotto più gustoso, ma meno utile allo scopo».
Vanno bene anche per chi non fa fitness?
Tendenzialmente sì. Ma se usati come “alternativa rapida” a spuntini in mancanza di alternative. «Chi per vari motivi ha bisogno di un surplus di proteine, può usarlo come approccio d’emergenza» racconta Elisa Rosso «ma spesso ne fanno uso persone che magari non fanno sport ma che hanno bisogno di prendere peso, magari concentrando l’uso di barrette in un periodo specifico dell'anno. Con l’aiuto di uno specialista, si va a inquadrare ogni singola posizione. «Può essere molto utile a chi è non più giovanissimo» racconta Marco Tancredi «in modo tale da tutelare la tonicità muscolare e alcuni processi fisiologici dovuti all’avanzare dell’età, a prescindere che faccia sport o meno».
Da quali valori ingredienti si riconosce una barretta di valore?
«È importante controllare l’origine delle proteine: possono essere di origine animale, come le proteine del siero del latte o dall’uovo, oppure di origine vegetale, come quelle che arrivano dai legumi e dalla frutta secca» spiega Marco Tancredi. «La barretta va guardata in base al “valore” che può dare a noi che la mangiamo: ad esempio se una persona è in definizione per "vedere" meglio la propria muscolatura, non consiglierei una barretta con più di 250 calorie o magari considererei una possibilità che molti escludono, ovvero quello di mangiarne solo metà» chiarisce Elisa Rosso.
Le barrette proteiche più “sane” sono quelle meno buone?
«Supponendo che una barretta sia come la stiamo descrivendo finora, ovvero con pochi zuccheri e pochi grassi, ecco, magari potrebbe risultare meno golosa. Ma la domanda da farsi è un’altra e la trovo più interessante» spiega Marco Tancredi «non è che forse il sapore di una barretta risulta buono o cattivo se le nostre abitudini alimentari sono buone o cattive? È chiaro che una persona abituata a ingerire cibi molto zuccherati e molti grassi, troverà alcune barrette meno buone». «Il mercato delle barrette è sconfinato, basta fare un po’ di tentativi e saper scegliere, anche perché è molto soggettivo» chiarisce invece Elisa Rosso «ormai però ci sono barrette equiparabili a dolci veramente dolci in termini di gusto, pur essendo molto più contenuti negli zuccheri, quindi basta provare».
Qual è la differenza con le barrette energetiche?
«Se parliamo di barrette energetiche» spiega Marco Tancredi «sono tendenzialmente ricche di carboidrati e spesso sono utilizzate da chi fa endurance, ovvero attività sportiva per un tempo prolungato, integrando per non avere cali di energie. Mangiarle durante l’allenamento fornisce energia sul breve e medio termine e permettono di non avere cali di zuccheri». «Consiglio di fare attenzione alle barrette non proteiche che magari si pongono come “barrette light” o “sostitutive del pasto”» racconta Elisa Rosso «spesso queste barrette “vestite per la dieta” hanno pochissimi nutrienti utili. Se bisogna fare attenzione a quelle proteiche, bisogna fare ancora più attenzione a quelle che non lo sono».
Se le barrette proteiche sono poco digeribili
«Le proteine del latte isolate o idrolizzate sono in genere quelle più assimilabili» spiega Elisa Rosso «ma la differenza vera, anche se è un discorso soggettivo, la fanno i dolcificanti. Lo dico perché alcuni tipi di dolcificanti, in base alle quantità, potrebbero diventare lassativi. Quindi io spesso prediligo quelli con zucchero o miele rispetto ai dolcificanti che finiscono in -oli, ma ovviamente è sempre personale. A quel punto meglio una barretta digeribile anche se meno “leggera”: la tolleranza intestinale è un fattore importante».
Si possono fare da soli?
«Assolutamente sì» spiega Marco Tancredi «si possono fare con fiocchi d’avena, proteine del siero del latte, burro di arachidi o mandorle, latte e miele. Ci sono parecchie ricette davvero valide on line, vale la pena fare dei tentativi». «È molto più facile fare quelle da “endurance”, da integrare negli allenamenti lunghi, fatte con avena, riso soffiato, datteri, frutta secca o essiccata, tritati con il miele e conservate in frigo» spiega Elisa Rosso «quelle proteiche possono essere fatte addirittura anche con l’albume. Diciamo che è un ottimo modo per risparmiare e avere controllo sugli ingredienti, quindi perché non provare?»
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Altro che integratori! Ecco gli alimenti da inserire nella dieta per sostenere la salute in modo naturale

Negli ultimi anni abbiamo imparato a guardare alla salute con occhi diversi: meno scorciatoie, più consapevolezza. E così, accanto a una crescente offerta di integratori, cresce anche una domanda semplice ma cruciale: è davvero necessario ricorrere a capsule e polveri, o possiamo sostenere la salute partendo da ciò che mettiamo ogni giorno nel piatto?
Sempre più esperti concordano su un punto: quando l’alimentazione è varia, bilanciata e ricca di nutrienti, il cibo resta la prima e più efficace forma di prevenzione.
Alcuni micronutrienti, in particolare, svolgono un ruolo chiave nel supportare il sistema immunitario, il metabolismo e il benessere generale. E la buona notizia è che si trovano in alimenti comuni, accessibili e spesso già presenti nella nostra cucina.
**5 superfood che fanno super-bene alla salute**
Il punto non è “mai integratori”, ma prima il cibo
Parlare di salute naturale non significa demonizzare gli integratori, ma rimetterli nel loro giusto contesto. In presenza di carenze diagnosticate o esigenze specifiche, possono essere utili, e comunque sempre dopo una consultazione medica.
Ma nella quotidianità, un’alimentazione ricca, colorata e varia resta lo strumento più potente che abbiamo.
Prima di cercare la soluzione in una pillola, vale la pena guardare il piatto: spesso è lì che si nasconde la risposta più semplice (e più efficace) per prenderci cura del nostro benessere psicofisico ogni giorno.
**5 trucchetti per mangiare meglio (senza che il gusto ne risenta)**
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Omega 3: grassi “buoni” per cuore e cervello
Gli omega 3 sono tra i nutrienti più citati quando si parla di benessere a lungo termine. Contribuiscono alla salute cardiovascolare, supportano la funzione cerebrale e aiutano a modulare i processi infiammatori dell’organismo.
Gli alimenti che ne sono più ricchi sono i pesci grassi – come salmone, sgombro, sardine e alici – ma anche alcune fonti vegetali, tra cui noci, semi di lino e semi di chia. Consumati regolarmente, inseriti in un’alimentazione equilibrata, possono ridurre il bisogno di integrazioni esterne, soprattutto in assenza di carenze specifiche.
Vitamina C: molto più di un alleato contro i malanni
Spesso associata solo ai mesi invernali, la vitamina C è in realtà fondamentale tutto l’anno. Supporta il sistema immunitario, favorisce l’assorbimento del ferro e contribuisce alla protezione delle cellule dallo stress ossidativo, con effetti positivi sulla salute generale.
Agrumi, kiwi, fragole, peperoni, broccoli e verdure a foglia verde ne sono ottime fonti. Il consiglio è consumarli freschi e poco lavorati, perché la vitamina C è sensibile al calore e alla conservazione prolungata.
Vitamina D: il nutriente che unisce sole e alimentazione
La vitamina D è essenziale per la salute delle ossa, dei muscoli e del sistema immunitario. Il nostro corpo la produce grazie all’esposizione solare, ma l’alimentazione può contribuire in modo significativo, soprattutto nei mesi in cui il sole scarseggia.
Si trova in alimenti come pesce grasso, uova, latte e yogurt fortificati. Inserirli regolarmente nella dieta aiuta a mantenere livelli adeguati, riducendo il ricorso automatico agli integratori, che andrebbero valutati solo in caso di reale necessità.
Selenio: un piccolo minerale, un grande supporto
Il selenio è un oligoelemento spesso sottovalutato, ma fondamentale per il corretto funzionamento della tiroide e per la protezione delle cellule dai danni ossidativi. Svolge un ruolo importante nel mantenimento della salute metabolica e immunitaria.
Le noci del Brasile ne sono una delle fonti più concentrate, ma si trova anche in pesce, uova, cereali integrali e legumi. Bastano quantità moderate, inserite con regolarità, per coprire il fabbisogno quotidiano.
Magnesio: equilibrio per muscoli, nervi ed energia
Il magnesio è coinvolto in centinaia di reazioni biochimiche nel nostro organismo. Aiuta a regolare la funzione muscolare e nervosa, contribuisce alla produzione di energia e sostiene l’equilibrio emotivo, con effetti positivi anche sulla salute mentale.
È presente in alimenti come verdure a foglia verde, legumi, frutta secca, semi, cereali integrali e cacao amaro. Una dieta ricca di questi cibi può aiutare a prevenire quella sensazione di stanchezza diffusa che spesso porta a cercare soluzioni rapide sotto forma di integratori.
Zinco: un alleato silenzioso del sistema immunitario
Lo zinco contribuisce alla normale funzione del sistema immunitario e alla sintesi proteica. È importante per la salute della pelle, dei capelli e delle unghie, oltre che per la capacità dell’organismo di rispondere agli stress esterni.
Si trova in alimenti come semi di zucca, legumi, cereali integrali, latticini e carne. Anche in questo caso, la varietà alimentare è la chiave per garantirne un apporto adeguato.
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