Il pranzo della domenica a Milano: 8 posti che (forse) non conoscete

Il pranzo della domenica a Milano è un'abitudine un po' diversa rispetto a quello della tradizione tipicamente meridionale, di ritrovarsi a casa, con amici e parenti, per un pasto che diventa prima di tutto occasione di ritrovo.
Non fosse altro che per questioni logistiche - che nessuno vuole ergersi a cuoco.
Ma per fortuna anche per il pranzo della domenica a Milano c'è sempre un locale pronto a fare le veci della nonna e coccolarci con le sue prelibatezze.
** Dove mangiare all'aperto a Milano **
Tavola imbandita, vino e chiacchiere: non è forse la ricetta perfetta per la felicità? Di sicuro lo è per trascorrere una giornata di relax, con gli amici o in famiglia.
Ecco alcuni dei nostri posti preferiti in cui prenotare il vostro prossimo pranzo della domenica a Milano.
Dove fare il pranzo della domenica a Milano
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Ricci Osteria
L’essenza della tradizione pugliese a Milano. Così Antonella Ricci e Vinod Sookar amano definire la loro Ricci Osteria, in cui orecchiette, burrate, salumi e prodotti di stagione la fanno da padrone.
Tutte le domeniche a pranzo, infatti, va in scena Domenica in Puglia, un menù che ripercorre le ricette pugliesi della famiglia Ricci.
Si inizia con Sole di Puglia, un mix di antipasti misti caldi e freddi, con fiori di zucca farciti con ricotta, capocollo e formaggi misti, frisella con pomodorini, parmigiana di melanzane e olive verdi e carciofi sott'olio. Si prosegue con il piatto simbolo della tradizione gastronomica regionale, le Orecchiette di semola rimacinata fatte in casa ai tre pomodori con cacioricotta e per concludere in dolcezza, un goloso Sporcamuss con crema diplomatica alla vaniglia e frutti rossi. Ad accompagnare il tutto, un calice di vino della cantina pugliese Varvaglione, acqua e caffè.
Dove: via Sottocorno 27
Al Cortile
È un grande classico per i pranzi e le cene all'aperto dell'estate milanese e ora, dopo un restyling completo, torna con un nuovo concept di cucina e la scelta di rimanere aperti tutto l'anno. Nascosto all'intero di un'antica corte milanese, a due passi dal centro, il locale si basa sulla collaborazione tra la scuola di cucina Food Genius Academy e la società di organizzazione eventi tra food e design FoodFellas.
Il risultato è una cucina ricercata, in cui sono le materie prime a fare la differenza e soprattutto la capacità di mixarle creando sapori in grado di trasmettere tutta la passione per la buona cucina (dal risotto al fieno con pecorino e camomilla alla tartare di carote).
L’attenzione alla materia prima trova massima espressione, oltre che nei piatti, nella collaborazione con BiorFarm, piattaforma che sostiene piccoli produttori di frutta e verdura con la quale Al Cortile ha avviato il primo frutteto digitale dedicato alla ristorazione.
Dove: via Giovenale 7
Sant Ambroeus
Altro restyling, altro rinnovamento. Dopo la chiusura dello scorso anno, Sant Ambroeus torna con un dehor da sfruttare tutta l'estate (agosto compreso) e una nuova offerta gastronomica, che spazia dalla colazione al pranzo, dal brunch all'aperitivo fino alla cena.
Anche il menù è stato rivisitato e si ispira alla tradizione mediterranea e italiana. E così, per il pranzo si trovano delizie del mare come il Dentice scottato con kiwi, fagiolini al vapore, erba cipollina e limone o la Ricciola con avocado, succo di fragole e aceto di vino rosso, cipollotto, peperoncino, ma anche i classici spaghetti con pomodori freschi o la cotoletta alla milanese.
E poi le proposte vegetariane come piselli e flan di cipollotto con fave, asparagi verdi, succo di piselli, latte di soia, mandorle, pistacchi siciliani e olive di Castelvetrano o i Fusilloni del Pastificio Masciarelli con zucchine trombetta, crema di zucchine e provolone del Monaco e l’Arrosto di Carote di Polignano arricchito con curry, yogurt di soia, avocado, germogli di girasole, limone, aglio orsino e peperoncino.
Per chi invece preferisce un viaggio gastronomico oltreoceano c'è anche il Lobster Roll.
Per concludere, non potete non farvi tentare da uno dei dolci in lista. Consigliatissimi il tiramisù (con tanta, tanta crema di mascarpone) e la crostata con crema pasticcera e frutta fresca.
Dove: Corso Giacomo Matteotti, 7
Cascina Bellaria
All'interno del parco di Trenno si trova questo cascinale, uno spazio inclusivo che ospita, oltre al ristorante e all'ostello anche Atlha APS Onlus.
Il Ristorante di Trattoria Solidale ospitato in Cascina Bellaria è il primo ristorante didattico a Milano, che unisce i valori di responsabilità sociale, attraverso percorsi di alternanza scuola-lavoro e di inserimento lavorativo di ragazze e ragazzi con disabilità intellettive, e la sostenibilità economica ed ambientale.
Un posto in cui pranzare immersi nel verde del parco, sotto il pergolato o sul prato, dove i bambini possono correre liberi e giocare, mentre gli adulti si rilassano tra un bicchiere di vino e una partita a ping pong. Il menù della domenica prevede una selezione di piatti à la carte (taglieri di salumi e formaggi, tagliolini al ragù d'anatra, solo per fare un esempio) o il menù degustazione (che prevede i piatti di quello à la carte tra cui scegliere un antipasto, un primo, un secondo e un dolce).
Dove: Via Cascina Bellaria, 90
Da Giulia
Convivialità, tradizione e famiglia, oltre ovviamente agli ingredienti di qualità, sono i punti di forza di questo locale in zona Corso Sempione, che prende il nome dalla regina della cucina, Giulia appunto, che insieme al marito Gianni da vent'anni portano i sapori del sud Italia a Milano.
Il menù è a trazione meridionale, con ricette tradizionali di Puglia e Sicilia, dalla pasta con le sarde alle orecchiette con le cime di rapa, dalla parmigiana di pesce spada alla cassata.
A fare la differenza tra le proposte è sicuramente il pesce, declinato in tutti i tipi di cottura e preparazioni.
Ogni giorno, poi, Giulia si dedica alla preparazione di pasta fresca, pane e grissini, per cui vengono utilizzate farine di grani antichi, scelte per andare incontro alle più disparate necessità dei commensali e garantire la digeribilità dei prodotti.
Dove: Piazza Gramsci 3.
Tipografia Alimentare
Questo locale sulla Martesana, meglio noto tra i clienti abituali come TipA, si autodefinisce Bistrot e Food Hub e si ispira a due mondi: il racconto (con la tipografia) e il cibo (con l’alimentare). Il filo conduttore, si legge sul sito "è l’artigianalità e la creatività che li accomuna entrambi".
Tipografia Alimentare è un luogo dove scoprire e degustare prodotti naturali di nicchia e di qualità, con una cucina semplice e diretta, in cui le materie prime sono protagoniste e sono ben trattate.
Anche per questo, il menù cambia tutti i giorni, a seconda della stagionalità e della disponibilità degli ingredienti. E dopo il pranzo, qui potrete rilassarvi tra giornali, riviste e libri a tema food.
Dove: via Dolomiti 1.
Acquacheta
È il posto ideale per le famiglie numerose o il gruppo di amici che vuole ritrovarsi per una domenica di convivialità, sentendosi fuori Milano pur senza esserlo realmente.
Questo locale propone piatti dalla forte influenza toscana, ma con incursioni anche più meridionali. Il menù cambia in base alla stagionalità, ma è sempre possibile godere della braceria e di una bella fiorentina.
Dove: via Erodoto 2.
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Le fibre sono il segreto per restare in forma e in salute: vi spieghiamo come mangiarne di più

Per assicurarsi una buona salute è fondamentale sapere come mangiare più fibre.
Questo perché le fibre sono preziose per il corretto funzionamento dell’organismo: aiutano a eliminare le sostanze di scarto in eccesso che se si accumulano e favoriscono gonfiore e chili in più.
In più, hanno un’eccezionale azione saziante. Danno un maggiore senso di pienezza al pasto e di conseguenza, fanno mangiare di meno.
Prolungano inoltre la sazietà e contrastano gli attacchi di fame, a tutto vantaggio della linea e della salute.
Un consumo regolare di fibre nella dieta aiuta infatti a stare alla larga dal sovrappeso e dall'insorgenza del diabete di tipo 2, delle malattie cardiovascolari e da tanti altri disturbi.
Le fibre, in particolare quelle solubili, sono delle ottime alleate del buonumore.
Hanno un'azione prebiotica: nutrono i batteri buoni che favoriscono la salute dell'intestino, che è coinvolto a sua volta nella produzione di serotonina, l'ormone della felicità.
Ecco le dritte e gli abbinamenti migliori per mangiare più fibre
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Per mangiare più fibre non fatevi mai mancare verdura e frutta
Per consumare a tavola più fibre la prima mossa da seguire consiste nel mangiare più verdura, in particolare quella a foglia verde, come spinaci, bietola, lattuga.
Anche la frutta di stagione, meglio ancora se biologica ne è una buona fonte.
Mele e pere bio, per esempio, possono essere consumate con tutta la buccia, che ne è ricca.
Al posto dei succhi consumate frutta intera
La frutta intera rispetto a quella in versione succo contiene fibre.
Spremute ed estratti invece ne sono privi perché la polpa rimane nell'apparecchio.
Hanno poi più zuccheri semplici facilmente assimilabili dall'organismo.
Abbinate i cereali integrali ai legumi
Sono entrambi fonte di fibre che agevolano il senso di pienezza.
Rallentano infatti la velocità dello svuotamento gastrico e rallentano l’assorbimento degli zuccheri e dei grassi e gli attacchi di fame improvvisi.
Mangiate la pasta con le verdure
La pasta integrale contiene una piccola quota di fibre.
Per potenziarne l’effetto saziante abbinatela alle verdure di stagione che ne sono particolarmente ricche.
Rallentano l’assorbimento degli zuccheri e assicurano un maggiore senso di sazietà.
Aggiungete la frutta secca alle insalate
Mandorle, noci e in generale la frutta secca a guscio contengono fibre solubili e insolubili, alleate della salute.
Le prime hanno un’azione prebiotica: favoriscono la crescita dei batteri buoni intestinali.
Le fibre insolubili invece hanno effetti positivi sulla regolarità dell’intestino.
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"Se siete a dieta ma non dimagrite, probabilmente state commettendo uno di questi errori", parola di nutrizionista

Saltare i pasti, mangiare tanta frutta secca, esagerare con i cibi light, muoversi poco. La lista degli errori più comuni quando si fa una dieta è infinita. Esistono, infatti, diversi comportamenti che potrebbero rivelarsi dei passi falsi e favorire l’aumento di peso.
Per tornare in piena forma per prima cosa è necessario stare alla larga dalle diete fai da te. Per perdere peso in modo sano e mantenere i risultati nel tempo è bene farsi guidare nella scelta di cosa mangiare da un nutrizionista.
Ecco poi altri errori assai comuni quando si fa una dieta da non sottovalutare se si vuole raggiungere il proprio risultato.
**I 5 errori più comuni che ci fanno abbandonare la dieta**
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Mangiare tutto senza condimento
Eliminare completamente i condimenti e consumare tutto rigorosamente scondito non è la strategia migliore per evitare gli sgarri alimentari.
Ad esempio, l’olio extravergine d’oliva, se usato con moderazione, è un valido alleato della dieta: è ricco di acidi grassi essenziali che aiutano a sentirsi sazi più a lungo.
Via libera anche a erbe aromatiche e spezie, ottimi sostituti naturali di sale e zucchero, che rendono i piatti più gustosi senza compromettere la linea.
Sostituire i pasti con una macedonia di frutta
Consumare a pranzo o cena solo una macedonia di frutta può sembrare leggero, ma rischia di portare a sgarri successivi.
La frutta, infatti, contiene molti zuccheri semplici che forniscono energia immediata ma causano sbalzi glicemici se consumata in grandi quantità soprattutto a digiuno.
Inoltre, non si tratta di un pasto completo: mancano proteine, carboidrati complessi e grassi buoni, fondamentali per un’alimentazione equilibrata.
Mangiare solo un’insalata
Verdure come lattuga, rucola e radicchio sono salutari. Apportano vitamine, minerali, antiossidanti e fibre.Tuttavia, mangiarle da sole non basta per dimagrire.
L’ideale è abbinarle a una fonte proteica come il pesce, la carne o i legumi e a carboidrati complessi come i cereali integrali, che aumentano il senso di sazietà e forniscono l’energia necessaria al corpo.
Avere fretta a tavola
Mangiare troppo in fretta riduce la percezione di sazietà e porta spesso a esagerare con le quantità.
Al contrario, masticare lentamente e assaporare ogni boccone permette al cervello di ricevere in tempo il segnale di “stop”, aiutando a mangiare meno e meglio.
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10 ristoranti italiani da provare a Milano

Se sognate i sapori genuini dei (buoni) ristoranti italiani Milano ha di che farvi contenti.
Laboratorio gastronomico in costante movimento, Milano tiene comunque molto alle sue origini e ai sapori della tradizione e accanto ai grandi classici che hanno fatto la storia della ristorazione cittadina, nascono nuovi progetti capaci di riportare al centro il valore della cucina italiana fatta bene, delle ricette di casa e delle materie prime.
Ecco una selezione di ristoranti italiani a Milano da provare, tra locali di recente apertura e indirizzi iconici, posti da segnare in agenda per chi cerca autenticità, identità e qualità.
I ristoranti italiani a Milano da provare
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Veramente
Nel cuore di Brera nasce il progetto firmato da Gianmarco Venuto e Filippo Sironi, già founder de Il Mannarino. Il payoff “Abitudini Italiane” racconta perfettamente lo spirito del locale: un luogo pensato per far sentire gli ospiti a casa, tra atmosfere da salotto anni Settanta e Ottanta, cucina ampia a vista e piatti che parlano di memoria collettiva.
In carta si trovano grandi classici come la parmigiana di melanzane, gli spaghettoni alla Nerano con provolone del Monaco (buonissimi), i pici fatti in casa al ragù mantecati al tavolo e l’arancina alla milanese ripiena di ossobuco e gremolada. E poi i dolci, fatti in casa. Alla prima visita d'obbligo il gelato alla vaniglia servito dal carrello e personalizzabile con crunch e topping.
Via Palermo, 11
Sandì
In zona Città Studi si trova una delle aperture più interessanti e recenti di questi ultimi mesi. Un progetto coerente, curato nei dettagli e nella proposta gastronomica. La cucina attinge alle tradizioni regionali italiane con una dichiarata influenza francese. Tra i piatti più riusciti spiccano la zuppa imperiale con aringa affumicata, la tarte di cipolle con puntarelle, la verza ripiena di maiale e gamberi e il cordon bleu di lombata. La formula pranzo rende il locale particolarmente competitivo anche nei giorni feriali.
Via Francesco Hayez, 13
CreDa
CreDa nasce dall’incontro tra Crescenzo Morlando e Dario Pisani, due chef campani che hanno trasformato la cucina partenopea in un progetto gastronomico riconoscibile. L’atmosfera è informale, con banco gastronomia e sala dal gusto rétro, tra stoviglie d’epoca e dettagli recuperati nei mercatini. In menu spiccano piatti simbolo come parmigiana di melanzane, friarielli, polpette al ragù di “nonna Maria”, la celebre pasta e patate e la pasta “con voto”, arricchita dai ricci di mare. Tutto è disponibile anche da asporto, senza perdere identità e qualità.
Via Orti, 12
Trattoria all'Antica
Un nome che è già una dichiarazione d’intenti. Trattoria All’Antica riporta in primo piano la cucina italiana tradizionale, fatta di porzioni generose, ricette riconoscibili e un’atmosfera che privilegia la convivialità. Il ristorante si trova a due passi dal parco Solari, quasi ad angolo con quella via Savona che ha visto nascere e morire nel giro di poco tanti locali. La cucina di Lucio Conti, però, sa il fatto suo. Qui si viene per mangiare piatti rassicuranti, preparati con rispetto delle stagioni e delle materie prime, in un contesto che conserva il sapore delle trattorie di una volta, reinterpretato con sobrietà contemporanea. Un menù stampato ogni giorno, con alcune proposte fisse come la cotoletta - alta, con l'osso - e il risotto e altre che variano a seconda della disponibilità e qualità del prodotto. E una lista dei vini da enoteca specializzata.
Via Montevideo, 4
Al Vecchio Porco
Un’osteria lombarda dichiaratamente carnivora, dove il maiale diventa protagonista anche nell’arredo, tra oggetti a tema, scritte ironiche e atmosfera calda. Al Vecchio Porco è un'istituzione in città, qui capita spesso di incontrare volti noti che cercano un rifugio in cui sentirsi a casa. Gli ingredienti punta su piatti tradizionali ben eseguiti: salumi di qualità, risotti stagionali, paste rustiche e secondi di carne costruiscono una proposta concreta e coerente. La taverna sotterranea è ideale per cene conviviali e occasioni speciali.
Via Messina, 8
Speciale Osteria
Una trattoria in chiave contemporanea, dall'ambiente curato ma che mette subito a proprio agio. Uno staff cordiale ed efficiente e una cucina sincera e curata. Il menù è stagionale, con alcuni piatti sempre disponibili e altri che cambiano durante l'anno. Ad accomunarli, l'idea che la tradizione possa essere sempre attuale pur senza snaturarla. Dai pizzoccheri alle tagliatelle al ragù, dal galletto alla guancia - tenerissima - fino ai dolci. Nei dessert si riassume la cura per i dettagli e l'autenticità di questo locale: cannoncini alla crema serviti su un trenino di legno, il tiramisù cremosissimo portato al tavolo e servito direttamente con una sorta di cazzuola, la tarte tatin d'altri tempi.
Via Pastrengo, 11
St. Ambroeus
St. Ambroeus tra i ristoranti italiani a Milano è senza dubbio uno dei nomi simbolo della tradizione. Un indirizzo che attraversa generazioni mantenendo uno stile riconoscibile, fatto di eleganza discreta e cucina italiana borghese. Tra colazioni iconiche, pranzi di lavoro e piatti storici, resta una tappa obbligata per chi cerca un’esperienza classica, curata e senza tempo.
Corso Giacomo Matteotti, 7
Trattoria del Ciumbia
In via Fiori Chiari, nel cuore di Brera, si trova questo locale che rappresenta uno dei primi investimenti - riusciti - di Leonardo Maria Del Vecchio nella ristorazione. Un luogo che unisce design e tradizione. Il progetto di interni firmato Dimorestudio richiama le storiche trattorie milanesi degli anni Sessanta, tra boiserie in noce, bancone in peltro e dettagli rétro. In cucina l’executive chef Paolo Rollini propone una lettura contemporanea della tradizione lombarda: risotto alla monzese, costoletta alta, trippa, lumache valtellinesi, insieme a reinterpretazioni come la lasagnetta al bollito e i mondeghili in foglia di verza.
Via Fiori Chiari, 32
Autem
Gli spaghetti in bianco più buoni che vi capiterà di mangiare (a Milano, ma non solo). Autem lavora sull’equilibrio tra tecnica e identità, da sempre tratti distintivi della cucina dello chef Luca Natalini. Il progetto ruota intorno a una cucina italiana moderna, pulita nei sapori e precisa nelle esecuzioni, con grande attenzione alla qualità degli ingredienti e alla costruzione dei piatti. L’ambiente è essenziale ed elegante, con la cucina a vista e all'ingresso, ad accogliere i commensali. Un menù che, salvo alcuni piatti come gli spaghetti in bianco, appunto, cambia continuamente nel rispetto della stagionalità e reperibilità degli ingredienti. Una scelta che fa sì che ogni cena (o pranzo) da Autem possa essere un'esperienza sempre diversa.
Via Serviliano Lattuada, 2
Il Luogo di Aimo e Nadia
Un’istituzione della cucina italiana contemporanea. Il Luogo di Aimo e Nadia rappresenta uno dei massimi esempi di alta cucina legata al territorio e alla biodiversità italiana. La filosofia del ristorante si fonda sulla valorizzazione delle eccellenze regionali, raccontate attraverso piatti che uniscono ricerca, tecnica e memoria gastronomica. Una tradizione che gli chef Alessandro Negrini e Fabio Pisani portano avanti con consapevolezza, esperienza e passione. Un’idea di eleganza sobria e profonda, che ha reso questo indirizzo un punto di riferimento internazionale.
Via Privata Raimondo Montecuccoli, 6
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«Non tutte le barrette proteiche fanno bene, ecco come sceglierle»: parola agli esperti

Negli ultimi anni, specie per chi fa una vita sportiva, la ricerca di proteine è diventata una piacevole ossessione. Così, il mondo dei cibi a base proteica si sono diffusi enormemente, creando un'offerta vastissima di barrette proteiche dove sembra quasi impossibile trovare quelle davvero salutari.
Il loro essere in formato “snack” le ha portate con successo ovunque: dalle farmacie (che per primi le hanno adottate) ai supermercati, fino addirittura ai negozi di articoli da regalo e igiene per la casa.
Le barrette proteiche sono un oceano nel quale è facile perdersi, per questo abbiamo gettato un salvagente chiedendo a figure con grande esperienza nel campo (nella nutrizione con grande vita sportiva) per comprendere meglio cosa scegliere quando le compriamo, partendo subito a gamba tesa su tutto ciò che sarebbe meglio evitare.
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Quali sono le barrette proteiche da evitare?
«La prima importante “red flag” è il contenuto proteico» ci racconta la dietista Elisa Rosso «se navighiamo sotto i 15 grammi di proteine per barretta, non è così proteica, è quindi più che altro uno snack». L’altro aspetto da considerare sono gli zuccheri. «Se ne trovate più di 10 o 12 grammi in totale di zuccheri, che equivale già a un cucchiaio di zucchero, c’è già di certo un rapporto poco equilibrato». È concorde anche il nutrizionista sportivo Marco Tancredi, che sottolinea l’importanza di guardare sempre ai grammi totali di prodotto: «È importante fare attenzione al peso della barretta, guardando i valori percentuali, facendo occhio poi che non abbia un’alta dose di grassi, in genere sopra il 10%. Farei attenzione anche all’eccessiva presenza di sciroppi che rendono il prodotto più gustoso, ma meno utile allo scopo».
Vanno bene anche per chi non fa fitness?
Tendenzialmente sì. Ma se usati come “alternativa rapida” a spuntini in mancanza di alternative. «Chi per vari motivi ha bisogno di un surplus di proteine, può usarlo come approccio d’emergenza» racconta Elisa Rosso «ma spesso ne fanno uso persone che magari non fanno sport ma che hanno bisogno di prendere peso, magari concentrando l’uso di barrette in un periodo specifico dell'anno. Con l’aiuto di uno specialista, si va a inquadrare ogni singola posizione. «Può essere molto utile a chi è non più giovanissimo» racconta Marco Tancredi «in modo tale da tutelare la tonicità muscolare e alcuni processi fisiologici dovuti all’avanzare dell’età, a prescindere che faccia sport o meno».
Da quali valori ingredienti si riconosce una barretta di valore?
«È importante controllare l’origine delle proteine: possono essere di origine animale, come le proteine del siero del latte o dall’uovo, oppure di origine vegetale, come quelle che arrivano dai legumi e dalla frutta secca» spiega Marco Tancredi. «La barretta va guardata in base al “valore” che può dare a noi che la mangiamo: ad esempio se una persona è in definizione per "vedere" meglio la propria muscolatura, non consiglierei una barretta con più di 250 calorie o magari considererei una possibilità che molti escludono, ovvero quello di mangiarne solo metà» chiarisce Elisa Rosso.
Le barrette proteiche più “sane” sono quelle meno buone?
«Supponendo che una barretta sia come la stiamo descrivendo finora, ovvero con pochi zuccheri e pochi grassi, ecco, magari potrebbe risultare meno golosa. Ma la domanda da farsi è un’altra e la trovo più interessante» spiega Marco Tancredi «non è che forse il sapore di una barretta risulta buono o cattivo se le nostre abitudini alimentari sono buone o cattive? È chiaro che una persona abituata a ingerire cibi molto zuccherati e molti grassi, troverà alcune barrette meno buone». «Il mercato delle barrette è sconfinato, basta fare un po’ di tentativi e saper scegliere, anche perché è molto soggettivo» chiarisce invece Elisa Rosso «ormai però ci sono barrette equiparabili a dolci veramente dolci in termini di gusto, pur essendo molto più contenuti negli zuccheri, quindi basta provare».
Qual è la differenza con le barrette energetiche?
«Se parliamo di barrette energetiche» spiega Marco Tancredi «sono tendenzialmente ricche di carboidrati e spesso sono utilizzate da chi fa endurance, ovvero attività sportiva per un tempo prolungato, integrando per non avere cali di energie. Mangiarle durante l’allenamento fornisce energia sul breve e medio termine e permettono di non avere cali di zuccheri». «Consiglio di fare attenzione alle barrette non proteiche che magari si pongono come “barrette light” o “sostitutive del pasto”» racconta Elisa Rosso «spesso queste barrette “vestite per la dieta” hanno pochissimi nutrienti utili. Se bisogna fare attenzione a quelle proteiche, bisogna fare ancora più attenzione a quelle che non lo sono».
Se le barrette proteiche sono poco digeribili
«Le proteine del latte isolate o idrolizzate sono in genere quelle più assimilabili» spiega Elisa Rosso «ma la differenza vera, anche se è un discorso soggettivo, la fanno i dolcificanti. Lo dico perché alcuni tipi di dolcificanti, in base alle quantità, potrebbero diventare lassativi. Quindi io spesso prediligo quelli con zucchero o miele rispetto ai dolcificanti che finiscono in -oli, ma ovviamente è sempre personale. A quel punto meglio una barretta digeribile anche se meno “leggera”: la tolleranza intestinale è un fattore importante».
Si possono fare da soli?
«Assolutamente sì» spiega Marco Tancredi «si possono fare con fiocchi d’avena, proteine del siero del latte, burro di arachidi o mandorle, latte e miele. Ci sono parecchie ricette davvero valide on line, vale la pena fare dei tentativi». «È molto più facile fare quelle da “endurance”, da integrare negli allenamenti lunghi, fatte con avena, riso soffiato, datteri, frutta secca o essiccata, tritati con il miele e conservate in frigo» spiega Elisa Rosso «quelle proteiche possono essere fatte addirittura anche con l’albume. Diciamo che è un ottimo modo per risparmiare e avere controllo sugli ingredienti, quindi perché non provare?»
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