Dove mangiare la "migliore granita siciliana" a Milano? L'indirizzo "vincitore" per i milanesi e altri sei assolutamente da non perdere

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Un sondaggio tra centinaia di milanesi ha eletto una granita siciliana sui Navigli come regina assoluta dell’estate. Ma la sfida tra scuole messinese e catanese è tutt’altro che chiusa.

Nel 2026 Il Gusto di Repubblica ha raccontato come a Milano si possa fare colazione “come a Catania” con granita e brioche col tuppo. Nel frattempo, un sondaggio di Milano Città Stato ha chiesto ai milanesi dove si trova la granita più buona della città.

Dal voto popolare è uscita una regina abbastanza netta: Na’ Ranita, graniteria messinese sui Navigli. Non è l’unico indirizzo da segnare in agenda, ma è quello che i milanesi hanno messo al primo posto quando si parla di granita siciliana a Milano.

Granita siciliana a Milano: perché tutti la cercano

La granita è un dolce al cucchiaio a base di acqua, zucchero e aromi, tipico della Sicilia, servito quasi sempre con brioche col tuppo. In estate diventa una vera colazione completa, soprattutto nella parte orientale dell’isola.

A Milano, dove l’afa estiva non scherza, la granita siciliana è uscita dalla nicchia. Pasticcerie e gelaterie specializzate si sono moltiplicate e diverse guide gastronomiche nazionali hanno iniziato a stilare classifiche dedicate alla “migliore granita siciliana di Milano”.

Qui entrano in gioco i vostri gusti, certo, ma anche le “scuole” siciliane: granita messinese più fluida, granita catanese più cremosa, versioni eoliane che puntano su frutta e mandorla. La città, nel frattempo, si è riempita di indirizzi in grado di far felici sia i milanesi curiosi sia i siciliani trapiantati.

La numero uno secondo i milanesi: Na’ Ranita

Na’ Ranita nasce nel 2006 in via Villoresi, a due passi dai Navigli, con un’idea chiarissima: portare a Milano la granita messinese preparata come a casa. Nel sondaggio di Milano Città Stato è l’insegna che ha raccolto più preferenze, staccando la concorrenza.

La granita qui è artigianale, a base di acqua e frutta fresca, senza conservanti né coloranti. La consistenza è quella tipica messinese: più liquida rispetto alla catanese, ma mai acquosa, con cristalli finissimi che non stancano neppure a colazione.

I gusti classici non mancano - limone, mandorla, caffè - ma il divertimento sta nelle varianti dedicate alle isole Eolie e persino ai grandi calciatori. Da veri iniziati ordinate caffè con panna fresca di casa oppure i gelsi neri quando sono in stagione. In ogni caso, brioche col tuppo obbligatoria: morbida, profumata, perfetta per l’“inzuppo” metodico che vedete fare ai siciliani al tavolo accanto.

 

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La top 7 delle granite più buone di Milano

Se Na’ Ranita è la numero uno del sondaggio, la classifica regala altri sei indirizzi imperdibili per la granita siciliana a Milano.

Al secondo posto c’è Pasticceria Eoliana, in via Ortica. Qui si va sul sicuro: limone, fragola, pistacchio e cioccolato, ma anche fico d’India, gelso nero, more di rovo e ricotta. Diverse guide la definiscono «la migliore granita siciliana di Milano».

Terza classificata, La Siciliana dal 1956 in via Teodosio, vera istituzione di quartiere. Dal dopoguerra serve granite al limone, caffè e mandorla, affiancate da pistacchio, gelso, ananas, torrone, nocciola e frutta di stagione. Panna e brioche col tuppo sono un rito, insieme a cannoli, cassate e arancini.

Al quarto posto trovate Pasticceria Licata, in via Rembrandt, anima catanese in zona San Siro. Le granite artigianali vanno dalla mandorla al limone, dal caffè alle more, sempre accompagnate da brioche col tuppo. Il banco salato, tra arancini e cartocciate, vi permette di trasformare la pausa granita in pranzo completo.

Quinta posizione per Ammu Cannoli Espressi Siciliani, in corso di Porta Romana e altre sedi. È il regno della granita catanese, più densa e cremosa, con gusti creativi: Etna (ricotta e crema di nocciola), Modica (panna, cioccolato caldo e scorza d’arancia), Alcantara (panna, mandorla e pistacchio).

Sesta è Sartori, storica gelateria del 1937 vicino alla Stazione Centrale, riconosciuta come Bottega Storica. Nata come carretto dei gelati, oggi continua con lavorazione tradizionale e grandi classici, tra cui granite molto amate da chi parte o arriva in treno.

Chiude la top 7 Il Massimo del Gelato in via Castelvetro. Celebre per le tre varianti di pistacchio, è stato segnalato dai milanesi anche per le granite alla frutta, preparate con pura frutta fresca. Ideale se volete una granita più “fruttata” e meno carica di panna.

Messinese, catanese, eoliana: tre stili di granita

Gli esperti di cucina siciliana distinguono tre grandi famiglie. La granita messinese è più fluida, spesso servita in bicchiere alto, perfetta con caffè e panna fresca, come accade da Na’ Ranita.

Quella catanese è più densa e cremosa, con la mandorla come gusto simbolo e una vocazione da colazione lunga, soprattutto se abbinata a brioche ricche, in stile Ammu o Licata.

Le versioni eoliane e “classiche” mescolano frutta, agrumi e frutta secca, con grande attenzione alla stagionalità: Pasticceria Eoliana e La Siciliana giocano moltissimo su questo registro.

Come riconoscere la vera granita siciliana a Milano

Per non sbagliare indirizzo, potete usare una piccola checklist mentale:

- consistenza fine, mai blocchi di ghiaccio né acqua sul fondo
- colori naturali, niente tonalità fluo da sciroppo industriale
- profumo netto di frutta o frutta secca vera, non solo zucchero
- gusti classici sempre presenti: mandorla, limone, caffè
- brioche col tuppo fresca, preferibilmente di produzione propria

Da qui in poi la scelta è vostra: squadra Na’ Ranita o partito Eoliana, l’importante è sedersi, affondare il cucchiaino e concedersi dieci minuti di Sicilia, restando sotto la Madonnina.

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Questo è il ristorante vecchio stile dove mangiare ancora la vera cotoletta milanese a soli 12 euro

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A Milano, tra i Navigli meno patinati, esiste una trattoria dove la vera cotoletta alla milanese con osso costa ancora 12 euro. Ma dietro questo prezzo c'è molto più di un semplice affare.

A Milano, in via Evangelista Torricelli 3, c'è una trattoria dove la cotoletta alla milanese con osso costa ancora 12 euro. Si chiama Brutto Anatroccolo ed è lì dal 1982, molto prima delle vetrine patinate e dei menu studiati per i social. In una città in cui la stessa cotoletta può arrivare tranquillamente a 25 o 30 euro, questo prezzo suona quasi come un errore di battitura.

E invece no: è tutto vero, porzioni comprese. Niente menù turistico, niente mini porzioni gourmet, niente sovrapprezzo “vista Navigli”. Solo una trattoria economica di Milano che sembra essersi dimenticata dei listini aggiornati al 2026 e continua a servire cucina milanese solida, a prezzi che altrove sono ormai da pausa pranzo veloce.

Una cotoletta alla milanese a 12 euro: perché è una notizia

Secondo diverse guide dedicate alle osterie tradizionali, come quelle raccolte da Puntarella Rossa, la cotoletta o costoletta alla milanese in locali storici del centro viaggia facilmente tra i 24 e i 30 euro. In altre trattorie considerate comunque “alla mano” si sta sui 14-17 euro, spesso senza contorno incluso. Dentro questo scenario, una cotoletta con osso a 12 euro, in zona Navigli, è quasi un piccolo atto di resistenza economica.

Qui la famosa cotoletta alla milanese 12 euro arriva al tavolo in versione onesta: carne con l’osso, impanatura classica, porzione generosa. Nessun tentativo di camuffarla da piatto d’autore, ma neppure scorciatoie da mensa. È la cotoletta che ci si aspetta in una trattoria popolare, solo che il prezzo sembra rimasto agli anni Novanta.

Brutto Anatroccolo, trattoria pop a due passi dai Navigli

Il Brutto Anatroccolo si trova nella parte meno sfruttata dei Navigli, in via Evangelista Torricelli, una traversa che vede più studenti e abitanti di quartiere che tour organizzati. La clientela è un piccolo spaccato della Milano non patinata: universitari, attivisti, creativi squattrinati, gruppi di amici che vogliono riempirsi la pancia senza aprire un mutuo. Molti sono habitué, tanto che si muovono fra sale e scalette come in casa propria.

Il locale è tutto tranne che minimal: muri bianchi e rosso pompeiano, poster storici, fotografie sbiadite, avvisi improbabili, oggetti di modernariato ammassati senza criterio. Più casa di un accumulatore seriale che locale da Design Week. Nessun angolo pensato per le foto, e proprio per questo l’atmosfera risulta sorprendentemente autentica. A gestire il tutto, l’eredità dei tre amici fondatori - Alberto, Alvar e Daniele - che negli anni Ottanta hanno impostato una formula rimasta quasi intatta.

Regole della casa: prenotazioni, lista d’attesa e famoso foglietto

Il Brutto Anatroccolo funziona con una logica precisa. Nei giorni infrasettimanali si può prenotare, mentre nel weekend vale la regola del “lasciate il nome e aspettate di essere chiamati”. Niente tavoli bloccati per ore: il turn over è veloce e i coperti sono parecchi, una sessantina abbondante. I cartelli alle pareti spiegano con ironia come comportarsi mentre si attende, bicchiere alla mano.

Anche l’ordinazione segue un rito tutto suo: il cliente compila un foglietto con i piatti scelti e l’ordine in cui desidera riceverli. Zero tecnologia, massima chiarezza. Gli orari sono un altro dettaglio di carattere: apertura alle 12.03 e chiusura alle 15 a pranzo, dalle 21.03 alle 2 di notte per la cena. Chiuso il sabato a pranzo e tutta la domenica, come certe vecchie trattorie che non hanno mai sentito parlare di brunch.

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Menu e prezzi: cosa si mangia e quanto si spende

La cucina è dichiaratamente milanese e casalinga. Tra i primi, tutti a 8 euro, compaiono penne al pesto di pomodori secchi e mandorle, spaghetti pomodoro e stracciatella, penne alla crema di pecorino e aceto balsamico. Tra i secondi, dai 7 ai 13 euro, si va dalla scamorza in padella con rucola alla salsiccia ai ferri con patate, fino alla protagonista assoluta: la cotoletta impanata con osso a 12 euro.

I contorni costano 4 euro, come i dolci, con una crème brulée spesso citata tra i finali più riusciti. Il vino della casa, un Cabernet veneto senza pretese ma onesto, viene 5 euro il mezzo litro e 10 il litro. Non c’è coperto. Un pranzo tipo con primo, secondo, contorno condiviso, dolce, acqua e vino si aggira sui 18 euro a testa. In pratica, a Milano, il prezzo di un unico piatto in molte osterie blasonate.

Che cosa si intende per “vera” cotoletta alla milanese

Secondo le descrizioni più diffuse della tradizione gastronomica lombarda, la vera cotoletta alla milanese è una fetta di vitello con l’osso, spessa, impanata in uovo e pangrattato e fritta nel burro chiarificato. Diversa dalle versioni sottili tipo “orecchia di elefante”, spesso battute e talvolta di maiale, più vicine alla schnitzel viennese che alla ricetta milanese classica.

Al Brutto Anatroccolo la cotoletta rientra in questo immaginario casalingo: impanatura semplice, carne con osso, cottura senza vezzi, presentazione su piatto bianco da tutti i giorni. Non è una reinterpretazione creativa, non arriva con riduzioni o spume, ma “fa il suo mestiere”, come direbbero molti milanesi. A 12 euro, il compromesso è chiarissimo: zero spettacolo, massima sostanza.

Per chi è il Brutto Anatroccolo (e qualche dritta pratica)

Questa trattoria economica di Milano è perfetta per chi vuole mangiare tanto, spendere poco e non ha bisogno di luci soffuse e servizio in guanti bianchi. Ideale per comitive, coppie informali, colleghi in pausa pranzo estesa, studenti con nostalgia della cucina di casa. Un po’ meno indicata per chi cerca un’esperienza romantica o un ristorante “da impressionare i suoceri”.

Per godersela al meglio conviene prenotare in settimana o arrivare presto la sera nel fine settimana, accettando l’idea di lasciare il nome e aspettare. I piatti arrivano spesso tutti insieme, quindi ha senso ordinare in ottica condivisione, soprattutto se siete in gruppo. E, dettaglio non trascurabile, ricordarsi che qui si va per mangiare e chiacchierare, non per fotografare il piatto: la vera star resta quella cotoletta alla milanese da 12 euro che, per una volta, non è un miraggio.

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(L'interno del ristornate Brutto Anatroccolo - MilanosSecrets.it)

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Milano, i caffè letterari tra Duomo e Navigli: la mappa segreta 2026

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Tra il centro storico e i quartieri più creativi, Milano nasconde una rete di caffè letterari perfetti per chi cerca un posto dove studiare, lavorare o semplicemente rallentare. Dal Duomo ai Navigli, questi spazi uniscono libri, caffè e atmosfera, diventando veri rifugi urbani per chi ama la cultura e l'ispirazione.

Tra Duomo, Navigli e campus universitari, Milano è costellata di caffè letterari dove i tavolini convivono con scaffali di libri. Sono luoghi ibridi, a metà tra bar, libreria e salotto culturale, perfetti per chi vive la città correndo ma ha bisogno di un angolo lento in cui far girare le idee.

Qui il caffè non è solo una tazzina: è la scusa per fermarsi a leggere, lavorare, ascoltare una presentazione, scrivere una mail o un romanzo. E questa guida ai caffè letterari Milano è pensata proprio per voi che cercate un posto dove gusto, cultura e ispirazione stiano davvero nello stesso menù.

Caffè letterari a Milano: molto più di un bar con libri

Il caffè letterario milanese oggi è uno spazio fluido. Di giorno ci trovate studenti con il portatile, freelance in call e lettori seriali; la sera, presentazioni di libri, reading, concerti intimi, gruppi di lettura.

Rispetto a un bar qualsiasi, qui l’offerta culturale è parte dell’identità quanto il caffè. L’atmosfera è curata: luci morbide, wi-fi, prese elettriche, ma anche scaffali selezionati, spesso di editoria indipendente. Non sorprende che le zone più vivaci per i caffè letterari siano quelle dove passano idee e creatività: centro storico, Navigli, Porta Genova, quartieri universitari.

In centro: tra cinema d’essai, Duomo e palazzi storici

All’Anteo Palazzo del Cinema, in zona Bastioni di Porta Nuova, il Caffè Letterario CULT è il rifugio perfetto prima o dopo un film in lingua originale. La caffetteria serve caffè Lavazza dalla colazione alla sera, affiancata da una libreria e da uno spazio espositivo. Potete iniziare la giornata con cappuccino e brioche, tornare per un pranzo veloce, chiudere con un aperitivo tra locandine di festival e scaffali pieni.

A due passi dall’Università Statale, il Colibrì Caffè Letterario è un’istituzione. Nato in un palazzo abitato per anni da artisti, ha ancora un’anima bohemienne: tavolini nel cortile interno, sedie spaiate, dettagli un po’ rétro. La mattina trovate cappuccini e torte fatte in casa; a pranzo piatti semplici e stagionali; la sera cocktail e taglieri. Il cuore è la libreria indipendente con oltre 4.000 titoli, tra narrativa e saggistica, con consigli scritti a mano dalle libraie e un fitto calendario di eventi.

Per una pausa “da film” vista Duomo c’è Giacomo Caffè Letterario dentro Palazzo Reale. Gli arredi ricordano un café viennese: boiserie, sedute imbottite, specchi. È ideale per una colazione elegante con paste artigianali firmate dalla pasticceria Giacomo e un espresso servito con cura, oppure per un caffè dopo una mostra. Se cercate un bar d’epoca in piazza Duomo con un tocco letterario, segnatevelo in agenda.

Navigli e Porta Genova: i caffè letterari più creativi

In corso di Porta Ticinese, Verso è una libreria indipendente con caffè integrato. Lo spazio è caldo, contemporaneo, con scaffali che mescolano grandi autori e piccole case editrici. Qui si organizzano presentazioni, reading, serate a tema, e c’è anche una bella attenzione ai più piccoli, con un’area dedicata e molti libri per bambini. Tra un capitolo e l’altro potete fermarvi per un espresso, una fetta di torta o un calice di vino all’ora dell’aperitivo.

Poco più in là, in via Savona, Gogol & Company è uno dei simboli del fermento culturale della zona Tortona. Libreria, caffetteria e spazio eventi, è perfetta per chi ama scoprire nuovi autori indipendenti. A colazione trovate brioche farcite al momento, cheesecake fatta in casa, muffin, pane e marmellata. Non mancano opzioni vegane e brownies senza glutine. Da bere, oltre a espresso e cappuccino, anche caffè americano e altre estrazioni: un invito a sedersi, aprire un libro e dimenticare l’orologio.

In zona Navigli, Ècate Caffè Libreria unisce bistrò gourmet e scaffali pieni. È il posto giusto se cercate un brunch tra libri, piatti preparati al momento e molte alternative vegetariane e vegane. La carta del caffè è sorprendente: caffè filtro, americano, leccese, shakerato, flat white, persino pumpkin spice latte, oltre a chai e matcha latte. L’atmosfera è quella di un piccolo salotto di quartiere in cui passare dalla colazione allo studio pomeridiano senza accorgervene.

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Per studiare, lavorare e scegliere il posto giusto

Sul campus della SDA Bocconi, affacciato sul parco Ravizza, il Caffè Letterario interno è riservato agli studenti ma merita almeno una menzione. Il campus di circa 35.000 metri quadrati è un esempio di architettura contemporanea, e la proposta gastronomica del caffè è curata dallo chef Daniel Canzian. Il caffè Lavazza accompagna le giornate di studio in un rituale dove design, gusto e innovazione si incontrano.

Per chi non ha il badge universitario, restano molti altri caffè letterari Milano dove lavorare: alcune librerie con caffetteria e gli spazi nelle grandi Feltrinelli offrono wi-fi, prese elettriche e tavoli comodi per qualche ora di laptop.

Per scegliere il posto giusto, partite sempre da tre domande pratiche. Primo: vi serve silenzio quasi da biblioteca o preferite il brusio da salotto? In tal caso Colibrì e Gogol & Company hanno vibrazioni diverse rispetto a un bar di passaggio. Secondo: che momento della giornata avete in mente? CULT all’Anteo funziona benissimo prima e dopo il cinema, Ècate è perfetto per brunch lunghi, Giacomo per una colazione speciale in centro. Terzo: che tipo di menu cercate? Se avete esigenze vegane o senza glutine, puntate su Gogol o Ècate; se volete solo un espresso veloce con vista Duomo, sapete già dove andare. Così il vostro prossimo caffè tra i libri sarà esattamente come lo immaginate.

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A Milano c’è una trattoria Anni 90 dove gustare la cucina milanese a soli 10 euro, indirizzo amato dagli studenti ma anche dai critici gourmet

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Un posto "vero", poco instagrammabile ma dove gustare la cucina milanesi a prezzi onesti: ecco l'indirizzo segreto amato anche dai food expert!

Dieci euro, a Milano, ormai sono il prezzo di un’insalata triste al bancone e di un caffè bevuto di corsa. Invece in via Giovanni Pascoli, zona Città Studi, con la stessa cifra vi sedete, avete un secondo piatto milanese, un contorno e perfino mezza bottiglia d’acqua. Seduti, serviti e sazi.

Il posto si chiama Trattoria Crono, nome da divinità greca più che da trattoria con tovaglie a quadretti. Dietro l’insegna c’è Giulia Fiorucci, che ha rilevato questo locale poco prima del Covid e l’ha trasformato in un piccolo presidio di cucina milanese “come una volta”, con un pranzo di lavoro che sembra arrivare direttamente dagli anni Novanta. Prezzi compresi.

Perché un menù milanese a 10 euro fa notizia

Negli ultimi anni i menù fissi del pranzo a Milano hanno alzato l’asticella. In molte trattorie di quartiere il “pranzo di lavoro” è arrivato a 12, 13, a volte 15 euro, complici bollette, materie prime e affitti fuori controllo. Sotto i 10 euro, di solito, si gioca sul panino veloce o sul piatto unico light.

Per questo Crono fa notizia: qui il “secondo + contorno + acqua” costa 10 euro tondi. Non è una promozione una tantum, non è un trucco di comunicazione. È la formula standard del pranzo, affiancata da altre tre opzioni ugualmente gentili con il portafoglio: 8, 9 e 12 euro, tutte pensate per chi in pausa pranzo vuole mangiare seduto, con piatti veri e non con un take away improvvisato. 

Dove si trova Trattoria Crono e che aria si respira

Crono è in via Giovanni Pascoli 15, piena Città Studi, tra il Politecnico e la fermata Piola della linea M2. Tradotto: zona popolata da studenti, ricercatori, impiegati degli uffici vicini. Il target naturale di un pranzo di lavoro onesto.

Dentro niente design studiato per i social. Una sala semplice con il bancone, un’altra più grande e, in fondo, un piccolo cortile con pochi tavoli. Pareti bianche, specchiere, qualche foto in bianco e nero, una credenza che sembra uscita dalla casa della nonna: l’effetto è quello di una trattoria di stazione anni Novanta, ferma nel tempo ma pulita e rassicurante.

La clientela è mista: gruppi di studenti che fanno cassa comune per un piatto di mondeghili da dividere, colleghi in pausa pranzo, qualche coppia che lavora in zona e ha trasformato Crono nel “solito posto del giovedì”. Il servizio è rapido, poco teatrale, ma basta scambiare due parole con Giulia per sentire tutta l’accoglienza di una vera sciura di quartiere.

Tutte caratteristiche che hanno catturato l'attenzione persino della blasonata rivista di cucina Gambero Rosso che ne ha scritto e ha segnalato ai suoi lettori attenti non solo alla forma ma soprattutto alla sostanza!

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(Credits: Facebook)

Come funziona il pranzo di lavoro: le formule da 8, 9, 10 e 12 euro

Il menù di mezzogiorno è scritto a mano, aggiornato in base ai piatti del giorno. Le formule sono quattro:

- 8 euro: un primo piatto e mezza bottiglia d’acqua.
- 9 euro: primo, contorno e mezza acqua.
- 10 euro: secondo, contorno e mezza acqua.
- 12 euro: primo, secondo, contorno e mezza acqua.

La combinazione da 10 euro è il cuore del gioco: con quella cifra potete trovare in tavola un secondo di carne tipico milanese e un contorno vero, non tre foglie di insalata di contorno al conto. Un giorno può essere cotoletta alla milanese con patate al forno, un altro trippa in umido con fagioli e cipolla, oppure costine al forno con verdure di stagione.

Se avete più fame, la formula da 12 euro è il vostro “pranzo operaio”: un primo robusto, un secondo di carne, contorno e acqua. Uscite rotolando, ma sempre ben sotto la soglia psicologica dei 15 euro che ormai a Milano si tocca facilmente anche con un semplice piatto unico.

I piatti simbolo: mondeghili, risotto, cotoletta

La cucina è dichiaratamente milanese e lombarda, senza ingredienti di moda né rivisitazioni creative. I mondeghili, le classiche polpette meneghine, sono uno dei piatti più riusciti: carne tritata, pane, aglio e prezzemolo, schiacciate e fritte con mano sicura, asciutte e saporite. Da dividere in centro tavola, costano poco e fanno subito atmosfera.

In carta non mancano il risotto alla milanese e la cotoletta, che qui gira parecchio tra i tavoli, segno che la clientela ha le idee chiare. Ci sono poi lo stinco al forno, la trippa in umido, le scaloppine al Marsala, i contorni di patate al forno, catalogna, fagioli con cipolla. Tutto racconta una cucina casalinga anni Novanta: porzioni generose, zero fronzoli, nomi dei piatti limpidi. Quello che leggete è quello che arriva al tavolo.

Per i giorni di festa o per la sera, Crono mette in campo anche l’ossobuco con risotto alla milanese, il piatto più impegnativo del menù, che arriva a 26 euro. Non è roba da pausa pranzo veloce, ma è la prova che qui la tradizione non è uno slogan.

Quanto si spende la sera e quando conviene andarci

Fuori dall’orario ufficio, i prezzi restano umani. I secondi viaggiano tra gli 11 e i 16 euro, il coperto è a 1,50 euro, il vino della casa (un Cabernet Sauvignon onesto) costa 6 euro il mezzo litro e 10 il litro. In due, con un antipasto condiviso, un secondo a testa, contorno, mezzo litro di vino e magari un dolce casalingo, si sta attorno ai 25 euro a persona. Per Milano, più che competitivo.

Crono è aperta a pranzo e cena quasi tutti i giorni, con il sabato dedicato solo alla cena e la domenica di riposo. Il momento migliore per sfruttare il menù da 10 euro resta comunque il mezzogiorno feriale: se lavorate in zona Città Studi o frequentate il Politecnico, potete trasformare la pausa pranzo nel vostro rito milanese low cost, senza sentirvi in colpa né con il fegato né con il conto in banca.

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Milano impazzisce per un affogato al caffè virale: la gelateria novantenne su TikTok che nessuno trova

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Da bottega di quartiere a caso mondiale: la gelateria Umberto 1934 conquista TikTok con il suo affogato al caffè. Scopri la storia del locale milanese che sta facendo impazzire il web con oltre 12 milioni di view.

A Milano, in piazza Cinque Giornate, c’è una fila che non accenna a finire: venti, trenta persone, spesso anche di più. Non aspettano l’ultimo cocktail bar, ma una gelateria di quartiere nata nel 1934. Tutti vogliono lo stesso dolce, l’affogato al caffè di Umberto 1934, diventato caso social dopo un video su TikTok che, raccontano le cronache, ha superato i dodici milioni di visualizzazioni.

Lo spettacolo è quasi teatrale: turisti con lo smartphone in mano, video già pronti da mostrare al bancone, e dietro di loro signore milanesi che frequentano il locale da decenni e sospirano pazienti. In mezzo, studenti, impiegati in pausa pranzo, genitori con passeggino. Il protagonista è un dessert che sa di trattoria anni Ottanta, ma che oggi è più filmato che raccontato.

La gelateria novantenne che non assomiglia a nessun’altra

Umberto 1934 è una piccola bottega affacciata sulla piazza, aperta dal fondatore Umberto Tortolano, originario di Pozzuoli, arrivato a Milano negli anni Trenta dopo aver imparato il mestiere del gelataio a Napoli. Nel 1934 apre la gelateria, che riparte stabilmente dal 1945 e non chiude più. Oggi la porta avanti la terza generazione, con Stefano Umberto, affiancato ancora da Elio Martinuzzi, ottantaquattro anni e palato severissimo.

Dentro colpisce soprattutto quello che manca. Niente vaschette a vista, niente colori fosforescenti, niente nomi fantasy scritti su lavagnette. Solo un bancone in legno, i pozzetti in metallo e piccoli cartellini d’ottone. I gusti non superano mai quota dodici: cioccolato, caffè, pistacchio, crema caramellata “Umberto”, poi la frutta di stagione, dal pompelmo rosa al melograno. Il gelato viene mantecato ogni giorno in piccole quantità, con latte fresco e frutta vera, e il packaging è compostabile.

La leggenda di quartiere racconta che Elio ogni mattina assaggi tutti i gusti prima di dare il via libera. Un controllo qualità molto analogico, che ha conquistato sia la “Milano bene” sia gli studenti del vicino tribunale. Prima dei social, le code c’erano già, ma restavano un affare da insider.

Che cos’ha di speciale l’affogato di Umberto 1934

L’affogato al caffè è un classico italiano: gelato alla crema ed espresso caldo, serviti nella stessa tazza. Quello di Umberto 1934, però, ha un rituale tutto suo. Arriva una tazza da cappuccino, riempita di gelato disposto “a fiore”, con un foro centrale quadrato creato con un gesto di polso ormai iconico. In quel quadrato viene versato il caffè bollente, a cui si può aggiungere granella di pistacchio o di nocciola.

Il risultato è un ibrido tra dessert e bevanda: il gelato si scioglie lentamente, il caffè si raffredda, ogni cucchiaiata è diversa dalla precedente. Accanto alla versione classica, i fan chiedono spesso quella con crema Umberto e salsa di lampone, più golosa e fotogenica. Diverse guide gastronomiche e riviste, da Gambero Rosso a Elle, indicano questo affogato tra i migliori di Milano.

Il prezzo si aggira intorno agli 8-8,5 euro: non è il dolcetto da asporto “al volo”, ma un dessert vero, da sedersi e godersi con calma. Sempre che la folla ve lo permetta.

Dal video virale alle doppie code

La svolta è arrivata con un video su TikTok, intitolato “Best affogato – Milan”, che ha iniziato a girare in tutto il mondo. Secondo il Corriere della Sera ha collezionato più di dodici milioni di visualizzazioni. Da allora, alla porta della gelateria arrivano gruppi di ragazzi dall’Asia, dal Medio Oriente, dagli Stati Uniti. Mostrano il video al bancone e dicono «I want one of this», come fosse un menu universale.

L’effetto collaterale è evidente: le code si allungano, soprattutto nel tardo pomeriggio e dopo cena, e i clienti storici si ritrovano a condividere lo spazio con visitatori che spesso sono più concentrati sull’inquadratura che sul cucchiaio. Capita che qualcuno passi i primi minuti a filmare la tazza fumante, poi si distragga, chiacchieri, lasci l’affogato mezzo sciolto. Per i milanesi affezionati è quasi un piccolo sacrilegio gastronomico.

Per evitare tensioni, in alcuni momenti si è perfino ragionato su una “doppia fila”: da una parte chi vuole solo il cono o la coppetta, dall’altra chi è lì soprattutto per l’affogato virale. Una soluzione un po’ design week, perfettamente milanese.

Come assaggiarlo senza farsi rovinare la giornata

Se vi è venuta voglia di provarlo, qualche trucco salva-umore può aiutare. La gelateria Umberto 1934 è in piazza Cinque Giornate 4, aperta tutti i giorni indicativamente dalle 12 alle 23. Le ore più affollate sono il dopo cena e il sabato pomeriggio. Se potete, puntate sul primo pomeriggio in settimana o sull’orario di apertura: la coda c’è, ma scorre più veloce.

Un piccolo galateo dell’affogato, non scritto ma utile: filmare va benissimo, basta non bloccare il bancone per cinque minuti di riprese da regista. Appena vi servono la tazza, fate la vostra storietta e poi iniziate a mangiare: l’equilibrio caldo-freddo dura poco, ed è lì che il dolce dà il meglio. Evitate di lasciare mezza tazza intatta sul tavolino: dietro di voi c’è qualcuno che ha aspettato lo stesso affogato con tutt’altro entusiasmo.

Se siete in zona, potete trasformare l’esperienza in una mini passeggiata: un giro intorno al monumento alle Cinque Giornate, due vetrine su corso di Porta Vittoria e, in dieci minuti a piedi, siete di nuovo verso il Duomo. Intanto, la fila davanti a Umberto avrà già cambiato facce, ma non desiderio: quel mix di gelato e caffè che, da novant’anni, racconta una Milano affezionata alle sue abitudini e curiosa di farsi scoprire dall’algoritmo.

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I nostri ristoranti romantici a Milano preferiti sono questi qui

Atmosfere magiche, menù ottimi e viste mozzafiato: la nostra scelta di ristoranti romantici a Milano per un appuntamento indimenticabile

Di ristoranti romantici a Milano ce ne sono tantissimi, talmente tanti che quando si deve scegliere dove andare a cena non ne viene in mente nemmeno uno. Vi ci ritrovate?

Niente paura. Se siete alla ricerca di un ristorante romantico a Milano per trascorrere un appuntamento indimenticabile, questo è il posto giusto.

Abbiamo fatto mente locale per trovare i migliori ristoranti romantici a Milano, in grado di assecondare i gusti di tutti, dallo stellato a quello con la vista mozzafiato, passando per chi cerca atmosfere calda e confortevoli - o fiabesche - e perché no, anche per chi ha voglia di pizza.

I più bei ristoranti romantici a Milano

(Continua sotto la foto)

Rubacuori Milano

Château Monfort, per chi vuole un ambiente fiabesco

Se cercate un locale in cui sia soprattutto la location a fare la differenza, per sentirvi come in una fiaba, il Rubacuori è il luogo ideale. Qui è facile sentirsi principi e principesse, essendo nel magico mondo dello Château Monfort, zona Corso Indipendenza. Tovaglie inamidate, teiere luminose al posto delle lampade,  stoviglie con chiavi al posto dei manici e oggetti a forma di coniglietto sparsi per la stanza sono le caratteristiche della Sala del dolce risveglio, mentre nella Sala Rubacuori spiccano tavoli specchiati e sedute - neanche a dirlo - a forma di cuore. E le sale non sono finite, ce n'è addirittura una con una tavolo lunghissimo da riservare per solo due persone: un po' Bridgerton, un po' La Bella e la Bestia.

Château Monfort, Corso Concordia, 1

Potafiori Milano

Una cena in una fioreria da Potafiori

È uno degli indirizzi più amati di Milano e tra i più noti. Parliamo di Potafiori, un negozio di fiori che ha anche lo spazio per la zona ristorante. Non a caso qui vengono organizzati diversi eventi: la sua atmosfera bucolica mixata all'arredamento moderno lo rendono il luogo perfetto per una cena di coppia.

Il menù è variegato e le porzioni sono abbondanti anche se presentate con la massima cura.

Potafiori, via Salasco 17

Spazio Milano Duomo

Cena con vista sulle guglie da Spazio

Se volete stupire con una cena in compagnia dell'impagabile vista sul Duomo di Milano, potete optare per Spazio, il bistrot dello chef stellato Niko Romito. Piatti lombardi in chiave gourmet, senza fronzoli e in un ambiente elegante, ma in cui ci si trova comunque a proprio agio.

Per godere della vista migliore (quella sul Duomo), chiedete dell'ultima sala e l'effetto wow è assicurato.

Spazio, 4° Piano de Il Mercato del Duomo, Piazza del Duomo, Galleria Vittorio Emanuele II

Frades Porto Cervo Milano

Se volete sentirvi in Sardegna c'è Frades

Già molto noto a Porto Cervo, Frades è un locale sardo che propone un menù alla carta di prelibatezze tipicamente isolane, come i Culurgiones o i Maloreddus, ma anche un menù degustazione che segue la stagionalità degli ingredienti.

Il locale è ampio e suddiviso in tre sale, di cui una dedicata proprio alle cene più riservate con bancone per gli show cooking dello Chef Roberto Paddeu, uno dei tre fratelli che ha dato vita al progetto. Bellissima anche la sala delle tele realizzate a mano, così come tutti i cuscini che arredano gli spazi.

Frades, Via Giuseppe Mazzini, 20

Aimo e Nadia bistrot

BistrRo, un luogo per chi ama il design

In zona Magenta si trova il terzo locale del gruppo Aimo e Nadia (dopo Il Luogo, 2 Stelle Michelin, e il ristorante caffetteria VOCE Aimo e Nadia), ovvero il BistrRo.

Qui la qualità del cibo si fonde con il design, grazie alla collaborazione con Rossana Orlandi, gallerista e massima esperta di arredo, che da buona vicina di casa, ha dato il suo contributo.

La cucina è affidata alla chef Sabrina Macrì, che sotto la guida di chef Negrini e Pisani, prosegue nella mission di esaltare ogni ingrediente con ricette ad hoc a seconda della stagionalità.

BistRo Aimo e Nadia, via Matteo Bandello 14

Sogni_ristorante milano

Se cercate un ambiente da sogno, c'è... Sogni

Nel cuore di Milano, Sogni nasce in un edificio di metà '800 un tempo adibito ad asilo. Dall'esterno non si vede niente, ma varcando la sua porta si viene proiettati in un'atmosfera senza tempo, elegante, accogliente e rarefatta allo stesso tempo.

500 mq con un ampio giardino interno e buona parte dei soffitti in vetro, il ristorante propone un menù vegetariano, vegano e a base di pesce arricchito dalla cucina mediterranea.

Il sostegno ai piccoli produttori di alto livello, il rispetto e l'amore per la natura e gli animali sono al centro dell'ultimo progetto di Claudio Antonioli, che sembra il posto perfetto per una cena romantica, grazie alle luci soffuse e alla cura dei dettagli, nel piatto, in tavola e non solo.

Diversi ambienti in base alle sale, ma stessa sensazione di casa che vi farà venire voglia di fermarvi anche per un drink - magari seduti al bancone in zinco e legno, tra specchi bruniti e sgabelli affusolati.

Sogni, Via S. Calocero, 8

Cocciuto

Per gli irriducibili della pizza, Cocciuto

Chi l'ha detto che una cena romantica non possa essere a base di pizza? La pizza si ama. Non si discute. E allora, per chi proprio non può rinunciarvi, arriva Cocciuto, che ha più sedi, tutte arredate con cura e nei dettagli.

Per rilassarsi e chiacchierare godendosi un cornicione ripieno o una pizza gourmet.

Cocciuto, vari indirizzi (via Bergognone 24, via Gian Carlo Passeroni 2, via Melzo 16, via Procaccini 33)

Vasiliki

Una cena greca fuori dalla tradizione da Vasiliki Kouzina

Nei pressi della Rotonda della Besana, in via Clusone, si trova Vasiliki Kouzina, locale di cui vi avevamo già parlato, che sta diventando punto di riferimento per tutti gli appassionati di cucina greca e che prende il nome dalla proprietaria Vasiliki, che qui a Milano ha messo radici, ma non ha dimenticato le sue origini.

La location è super accogliente, lo staff cordiale, simpatico e sempre disponibile a offrire consigli e raccontare un po' di storia dei piatti, che sono molto lontani  dalla classica moussaka o la semplice insalata di feta. Da Vasiliki proverete le pietanze più insolite e saporite che vi sia mai capitato, con un'ampia scelta sia di carne che di pesce.

Anche la carta dei vini e dei liquori è rigorosamente made in Grecia e non delude, anzi. Noi abbiamo fatto poi rifornimento di liquori digestivi speziati nello shop online.

Vasiliki Kouzina, via Clusone 6

Antica Osteria il Ronchettino

Cena in una cascina alle porte di Milano, all'Antica Osteria Il Ronchettino

Spostandosi fuori dalla cerchia cittadina, dove le strade iniziano a incontrare i primi campi, si trova l'Antica Osteria Il Ronchettino, ricavata in un'antica cascina del Seicento dove, tra pareti con mattoni a vista, volte e boiserie, è possibile mangiare piatti della tradizione lombarda rivisitati in chiave moderna e golosa. Il menù è scritto a mano su piccoli quaderni rilegati, in un'atmosfera retrò, casalinga, ma sofisticata.

Antica Osteria Il Ronchettino, via Lelio Basso 9

Daniele Canzian Milano

Una cena "artistica" da Daniel Canzian

Nel ristorante Daniel Canzian, che prende il nome dallo stesso chef che lo gestisce, il menù varia a seconda del periodo e spesso si adatta alle celebrazioni che si alternano durante l'anno, da San Valentino alla Festa della donna al Capodanno, ma segue la consueta linea stilistica.

Canzian è infatti considerato lo chef che "dipinge" con i suoi piatti, per l'attenzione maniacale all'estetica oltre che al gusto e, da bravo veneto, non rinuncia a portare a Milano un po' della sua terra d'origine.

DanielCanzian, Via Castelfidardo angolo via San Marco

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5 ristoranti nei musei che valgono "una visita"

Caffè-bistrot_©Giovanni De Sandre per Fondazione Lui gi RovatiCaffè-bistrot_©Giovanni De Sandre per Fondazione Lui gi Rovati-2
Il ristorante del museo è diventato un (altro) valido motivo per scegliere di andare a visitare una mostra, per una cultura “prêt-à-manger”

L'innovazione del ristorante nel museo inizia nel 1857, con il ristorante al Victoria & Albert Museum di Londra. Nel 1954, all’interno del Metropolitan Museum of Art di New York, nasceva la prima caffetteria.

Oggi, i musei non sono più solo luoghi di cultura e divulgazione, ma spazi da vivere per la bellezza del contesto e la qualità dei servizi offerti.

La presenza di ristoranti di alto livello al loro interno non solo arricchisce la visita artistica, ma attira anche chi non aveva pianificato inizialmente una giornata immersa nell'arte.

In quest’ottica anche i musei italiani sono diventati luogo di cultura a 360 gradi, anche gastronomica.

Eccone cinque gourmet da non perdere.

Ristorante nel museo: i nostri preferiti da provare in Italia

(Continua sotto la foto)

Ristorante Enrico Bartolini MUDEC © Paolo Chiodini (2)

MUDEC - Enrico Bartolini (Milano)

All’ultimo piano del Museo delle Culture, dedicato alla valorizzazione e alla ricerca interdisciplinare sulle culture del mondo, c’è il ristorante nel museo tre stelle Michelin, di Enrico Bartolini.

Un punto di riferimento nel panorama gastronomico internazionale. È infatti lo chef più stellato d’Italia ed in seconda posizione nella classifica mondiale.

Il Ristorante Enrico Bartolini offre autentiche creazioni gourmet, apparentemente semplici ma straordinariamente raffinate al gusto.

Due i menu degustazione: "Best of", un percorso di "contemporanea italianità" in 8 portate, e "Mudec Experience" in 9 passaggi.

L'interior design riflette un lusso discreto con tonalità calde, boiserie eleganti e arredi caratterizzati da linee fluide e materiali pregiati.

Accanto alla cucina, uno spazio riservato accoglie un tavolo rettangolare esclusivo per Enrico Bartolini e una libreria vintage con una selezione di distillati.

Opere d'arte contemporanea, fotografie e pezzi di design arricchiscono l'ambiente, fondendo cibo e design nella continua ricerca dell'eccellenza e della bellezza dei dettagli, trasmettendo emozioni attraverso ogni creazione.

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Museo d’Arte della Fondazione Luigi Rovati - Andrea Aprea (Milano)

All’ultimo piano di un palazzo storico in corso Venezia 52, c’è il ristorante di Andrea Aprea, due stelle Michelin. Una grande vetrata panoramica affaccia sui giardini pubblici Indro Montanelli e gli edifici simbolo di Milano, oltre a quelli che hanno ridefinito lo skyline della città.

Al centro dell'esperienza culinaria c'è la cucina a vista, dove Aprea e la sua squadra trasformano ingredienti di alta qualità in piatti di livello eccellente. La cucina di questo chef si propone di innescare un processo di scambio tra differenti luoghi dell’esperienza, nel ricordo, nello sguardo, nell’olfatto, nel palato.

Concetti che si ritrovano nei tre percorsi gastronomici proposti: Contemporaneità, un percorso di 5 portate dedicato al rapporto tra memoria e innovazione; Partenope, viaggio in 6 portate nelle suggestioni della Campania e Signature, esperienza assoluta nella filosofia dello chef in 8 portate, Nei due piani sottostanti il ristorante sono esposte opere che provengono dal mondo dell’arte etrusca a quello dell’arte contemporanea.

C’è anche una sala studio, un punto vendita della casa editrice Johan & Levi e un caffè-bistrot con affaccio sul giardino interno.

** Tutte le nostre selezioni di ristoranti a Milano **

strozzi

Strozzi Bistrò - Tommaso Arrigoni (Firenze)

Questo luogo esclusivo, che affaccia sulla corte interna di Palazzo Strozzi, uno dei più noti edifici rinascimentali italiani, è stato concepito con l'intento di offrire un'esperienza culinaria e di accoglienza, improntata sull'arte del gusto e del design.

Il progetto, promosso dalla Fondazione Palazzo Strozzi, porta la firma di due luminari nel campo del design e della ristorazione di alta classe: l'architetto Fabio Novembre, responsabile del restyling degli ambienti e lo chef Tommaso Arrigoni, creatore della linea culinaria.

La cucina di Strozzi si adatta alle preferenze della clientela, con un tocco di tradizione regionale, in qualsiasi momento della giornata, della colazione al dopocena.

Nel menù ci sono alcuni signature dish dello chef Arrigoni come l’Uovo CBT, cotto a bassa temperatura, con cremoso di capra, zucchine, pesto di basilico e pane affumicato; rivisitazioni della gastronomia locale, come i Pici al ragù ricco del Bistrò, richiamo ai sapori della tradizione fiorentina.

Per il progetto l’architetto Novembre ha celebrato e valorizzato lo stile di Palazzo Strozzi e la sua ricca storia. La sala si è così trasformata in un grande osservatorio che incornicia l'imponente bottigliera in vetro, ispirata alla forma del portone originale. Il banco bar e lo spazio cucina sono rivestiti in cuoio con un motivo a mattoni che richiama il bugnato della facciata esterna. Le pareti, infine, seguendo i toni del blu, colore emblematico del museo, sono adornate con una carta da parati che raffigura le tre lune crescenti, simboli araldici della famiglia Strozzi.

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MART - Alfio Ghezzi (Rovereto)

Il Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, è una istituzione culturale in Trentino. Fondato nel 1987, il MART si distingue per la sua collezione di opere d'arte moderna e contemporanea, con un'ampia varietà di dipinti, sculture, fotografie e opere multimediali.

Negli spazi del museo lo chef Alfio Ghezzi ha plasmato una duplice offerta: un ristorante gourmet e un bistrot. La filosofia del ristorante Senso, una stella Michelin, è l'autenticità italiana, la semplicità e il gusto.

Il menu riflette il legame diretto con tutte le realtà produttive che lavorano per la sostenibilità del territorio.

Offre un menu degustazione chiamato "La Cucina del Senso" composto da sette portate, con la possibilità di optare per un percorso più breve di cinque portate, che include l'omaggio al territorio, la condivisione e il caffè moka. In alternativa, è disponibile un percorso di tre portate.

Il bistrot, invece, è più informale, aperto da mattina a sera, per colazione, per una pausa pranzo veloce, una merenda rilassata o uno snack goloso all’uscita di una mostra.

LUCE

Villa Menafoglio Litta Panza - Matteo Pisciotta e Andrea Piantanida (Varese)

È una residenza nobiliare del XVIII secolo, circondata dal verde di un immenso parco. Con i suoi dettagli barocchi e i suoi spazi suggestivi e signorili, Villa Panza è celebre per la sua collezione d’arte contemporanea dell’omonimo conte.

Al suo interno c’è il ristorante gourmand Luce, con una cucina a vista e un soppalco di cristallo che consente agli ospiti di pranzare e osservare gli chef chef Matteo Pisciotta e Andrea Piantanida al lavoro. I loro piatti nascono dalla fusione tra territorialità e ricerca nelle svariate culture gastronomiche, rielaborazione di tecniche tradizionali attraverso metodi di lavorazione moderni, ricerca di nuove consistenze e temperature di servizio.

Due le sale dove poter gustare le pietanze preparate con le materie prime dell’orto e dei frutteti della villa. Durante la bella stagione si mangia all’aperto, nel cortile e il parco.

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Fuorisalone 2024: dove mangiare distretto per distretto

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Da Brera alle 5Vie, da Isola a Tortona: ecco dove mangiare a Milano nei vari distretti del Fuorisalone durante la Design Week

Dove mangiare a Milano? Dal 16 al 21 aprile Milano è capitale del Design per il Salone del Mobile. E mentre a Fiera Rho si concentrano addetti ai lavori, buyer e giornalisti, la città si colora di installazioni ed eventi per il Fuorisalone.

Qui le cose più interessanti da vedere quartiere per quartiere

Per questo abbiamo pensato a una miniguida di locali da provare, suddivisi per Distretti, cioè quelle aree in cui Milano viene suddivisa a seconda dei quartieri proprio per il Fuorisalone.

Da quelli ideali per un pranzo veloce ai take away fino a quelli più eleganti per rilassarsi a cena, ecco gli indirizzi di cui prendere nota.

Dove mangiare a Milano in zona Tortona

Baratie

Per un aperitivo a base di ottimi cocktail e cicurie (piattini che solleticano il palato) o anche per una cena informale, ma in cui provare abbinamenti fuori dal comune. Insomma, creatività nel cibo e nei drink, perfettamente in tema.

Dove: Via Stendhal 49

Trattoria All’Antica

Un ristorante sobrio, ma non eccessivamente formale, in cui il menù varia a seconda della stagionalità e degli ingredienti di giornata. Un unico foglio di carta in cui trovare dagli antipasti ai primi ai secondi, fino ai piatti unici. Tutto preparato magistralmente. Uno dei pochi ristoranti in città in cui ancora trovare la tarte tatin.

Dove: Via Montevideo 4

Angelo’s Bistrot

Ambiente informale, ma in cui niente è lasciato al caso, con arredamento curato e piatti che sono quasi una coccola. Bella la selezione musicale in sottofondo, piatti sfiziosi e che cambiano ogni mese, staff attento. Una chicca da scoprire.

Dove: Via Savona 55

Isola

Frida

Un'istituzione nel quartiere. Di quei posti in cui sai che verrai accolto (quasi) a qualsiasi ora. Con il bel tempo il cortile si anima di luci e persone, con cui condividere una tavolata o una bella chiacchierata. Così come il menu, tra cui i piattini che vanno dalle polpette al baccalà mantecato allo gnocco fritto coi salumi.

Dove: Via Antonio Pollaiuolo 3

Ratanà

Dalla location, una palazzina Liberty incastonata in uno dei quartieri ormai più moderni, fino al menù pensato sempre nel più piccolo dettaglio. Non un locale per una cena mordi e fuggi, qui ci si rilassa e ci si lascia guidare dai sapori.

Dove: Via Gaetano de Castillia 28

Mercato Comunale

10 botteghe alimentari, 10 cucine e 1 scuola di cucina. Nato nel 1946 come mercato rionale, nel 2022 è stato inaugurato dopo un imponente restauro. Qui si può fare la spesa, ma anche mangiare e provare quasi ogni tipo di cucina. Un luogo di ritrovo in cui prendono vita diverse attività culturali e territoriali legate al mondo del buon cibo.
Dove: Piazzale Lagosta 7

clotilde brera terrazza

Dove mangiare a Milano in zona Brera

Cerere

Di recente apertura, è stata una delle scoperte più piacevoli degli ultimi mesi. Frutto dell'idea di una coppia di giovani, che hanno deciso di seguire il principio “farm to fork” della filiera corta, con frutta e verdura raccolti nell’orto della proprietà situato fuori Milano; pane, pasta, conserve e fermentati fatti in casa, e l’olio proveniente degli ulivi cilentani di famiglia. Il pesce è solo pescato all’amo e la carne deriva da allevamenti etici e sostenibili.

Ogni piatto un racconto, frutto di studio e ricerca e animato dalla giusta dose di creatività. Preparazioni inusuali e lavorazioni del prodotto declinate in chiave gourmet.
 
Dove: via della Moscova 24
 

Clotilde

Brunch, aperitivo, pranzo, cena. Clotilde Brera è il place to go per sentirsi circondato di creatività durante la Design Week. Una posizione che pochi posti a Milano possono vantare, con la terrazza che si affaccia direttamente su Piazza San Marco.

Il luogo ideale in cui fare tappa durante un giro del distretto e godere di ottima cucina. Solo per darvi un'idea del menù: battuta di fassona tagliata al coltello con senape e crostini di polenta, uovo pochè cacio e pepe, cuore di baccalà con agretti e cipollotto, ma anche la classica cotoletta al burro chiarificato e una bella lista di dolci per concludere.

Dove: Piazza San Marco 6


Fioraio Bianchi

Un bistrot dal sapore parigino nel cuore meno milanese di Milano. Un luogo in cui sentirsi fuori dal tempo e provare piatti della tradizione italiana ma rivisitati con passione e amore. Per rifocillarsi, rifarsi gli occhi circondati da fiori e tavolini in legno e rinfrancare stomaco e spirito.

La Fettunta milano fuorisalone

Le 5Vie

Trattoria Milanese

Aperta dal 1933, questa trattoria è un’istituzione: col suo servizio vecchio stampo e il suo ambiente caratteristico. Il menù è presto detto: risotto allo zafferano, cotoletta, ossobuco, mondeghili. Ma non tradisce mai.

Dove: Via Santa Marta 11

La fettunta

Se invece volete evadere da Milano per qualche ora durante il Fuorisalone, qui alle 5Vie potete recarvi in questa trattoria toscana che fa della qualità della carne e della griglia il suo punto di forza. Oltre all'immancabile fiorentina, troverete anche primi come i pici, le bruschette e i crostini con patè di vario genere. E anche la pizza cotta in forno a pietra.

Dove: Via Santa Marta 19/a

Salumeria Lia

Per chi ha fretta e preferisce un take away da gustare per strada ammirando le installazioni o le botteghe aperte per il Fuorisalone, vi consigliamo questa salumeria, in cui prendere piatti pronti da gastonomia o - ancora meglio - uno degli ottimi panini farciti.

Porta Venezia

Isola dei Sapori

Un luogo in cui mangiare pesce e sentirsi a casa, per la cordialità dello staff e per il tipo di cucina, senza fronzoli, ma curata e di prima qualità. Qui potrete provare dalle cruditè ai piatti cotti, con qualche chicca come l'insalata di calamari e puntarelle (a seconda della stagionalità). Porzioni abbondanti e soddisfazione del palato assicurata.

Dove: Via Augusto Anfossi 10

Pan

Una panetteria Tokyo Style, dove provare specialità dolci e salate e potersi fermare per una colazione o un pranzo veloce. Qui potete trovare ottimi paninetti al latte ripieni di uova strapazzate, mayo giapponese e erba cipollina, così come avocado toast o pappa al pomodoro (buonissima). Ma anche dolci e bevande a base di tè matcha.

Dove: Via Leopoldo Cicognara 19

Riad

Un ristorante marocchino, con influenze della cucina italiana, in cui recarsi per cena e fermarsi anche dopo, bevendo un drink e godendosi un dj set o uno spettacolo dal vivo. Un open space su tre piani che vi farà sentire a Marrakech per qualche ora.

Senorio Milano

Dove mangiare a Milano in zona Sarpi

Señorio

Un luogo in cui gustare le autentiche specialità spagnole, dalle più celebri, come la paella (in foto) alle meno note, e in cui rilassarsi gustando uno dei tantissimi vini presenti in lista. Un menù che è un viaggio attraverso le varie regioni iberiche e che lo scorso settembre è valso al locale il riconoscimento di "Restaurante Autentico Español" dal governo spagnolo.

Dove: Via Bramante 13

Ravioleria Sarpi

Per una scorpacciata di ravioli take away da gustare camminando per il quartiere, per non perdere un solo secondo di Fuorisalone, non c'è trascorrere del tempo che tenga. Questa bottega specializzata solo in ravioli rimane fedele a se stessa, nel gusto e nella modalità di servizio.

Da Giulia

Per chi non vuole rinunciare al pasto seduti, rilassandosi tra un calice di bianco e un primo di pesce, questo locale a conduzione familiare continua a essere considerato uno dei ristoranti più buoni della città quando si parla di cucina di mare.

Dove: Piazza Antonio Gramsci 3

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Ristoranti a Milano dove mangiare bio, vegano, vegetariano o healthy

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I ristoranti a Milano offrono una vasta scelta bio, che soddisfa i gusti di tutti, dagli onnivori ai vegani, con una cucina sana e sostenibile

I ristoranti a Milano che hanno deciso di puntare sulla qualità degli ingredienti e sul rispetto dell'ambiente, trasformano l'esperienza culinaria in un'occasione per abbracciare uno stile di vita green e salutare.

Oltre ad offrire dei piatti buoni, sani e nutrizionalmente equilibrati.

Dagli stellati ai bistrot, ecco i ristoranti di Milano che offrono opzioni biologiche e sostenibili per ogni gusto e tutte le tasche.

** Tutte le nostre segnalazioni sui ristoranti di Milano più buoni e nuovi **

I ristoranti a Milano dove mangiare bio, vegetariano e vegano

(Continua sotto la foto)

Longevity

The Longevity Kitchen Bar & Bistrot

In questo locale, la cucina sana, la creatività, l'innovazione e il design convivono armoniosamente, trasformando il Bistrot in un luogo ideale per un'esperienza culinaria autentica.

Il format innovativo di healthy food è ispirato alle Blue Zone, regioni note per la longevità e il benessere. Il concetto di nutrire il corpo e la mente in armonia con il pianeta è al centro della sua cucina, con un menu, curato dallo chef Filippo Gozzoli. The Longevity Kitchen che fa parte del Gruppo Longevity composto da The Logevity Suite, il network di Biohacking & Antiage City Clinic europeo, e The Longevity SPA, la prima struttura wellness del marchio nata a Portrait Milano, dedicata al benessere fisico e spirituale.  

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Soulgreen

Con sette anni di esperienza, si distingue per la qualità dei suoi piatti vegetali e ora anche per quelli a base di pesce.

I fornitori selezionati offrono prodotti biologici provenienti da piccole aziende. Il nuovo menù presenta piatti raffinati e una selezione di formaggi vegani di alta qualità, accompagnati da cocktail aromatici, con e senza alcool.

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Casa Bi

È stato da poco inaugurato in piazza Tre Torri a CityLife, questo nuovo format firmato dal gruppo Bioesserì che conta già due locali a Milano.

Cucina familiare e di tradizione sono i suoi must.

Una casa del gusto e dell’accoglienza, che evolve il format Bioesserì, ma allo stesso tempo segna una linea di continuità con l’approccio da sempre alla ricerca delle migliori materie prime e della qualità, proponendo una cucina sana e golosa allo stesso tempo.

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Horto

Il progetto di questo locale è firmato dallo chef tre stelle Michelin Norbert Niederkofler, che ha portato la sua filosofia “Cook the Mountain” in versione urbana.

Qui la cucina segue la filosofia del “Tempo Etico”, con la selezione di materie prime stagionali e locali senza sprechi. Un approccio che ha valso al ristorante la Stella Verde Michelin per la sostenibilità.

Gli arredi sono realizzati con materiali naturali e di recupero, mentre le divise sono in tessuti riciclati, prodotte in collaborazione con realtà emergenti.

Si trova all’ultimo piano con terrazza di palazzo The Medelan in Piazza Cordusio.

Cerere

Cerere

Situato in via della Moscova 24, è un luogo informale e accogliente, caratterizzato dall'uso di materiali di recupero e pezzi di design. La cucina che offre piatti creativi e sostenibili, si basa sul principio della filiera corta "dalla fattoria alla tavola".

L'interior, curato direttamente dai proprietari Giorgia Codato e Mauro Salerno, è caratterizzato dall'uso di materiali di recupero e pezzi di design raccolti durante i loro viaggi in Italia e presso rigattieri locali.

Ogni piatto, che segue il ritmo delle stagioni, è un'espressione di creatività, con preparazioni inusuali e accostamenti originali.

Organic Pizza and Food

Organic Pizza and Food

Situato in Via Morigi, questo locale offre un menù a prevalenza biologica, che soddisfa diverse esigenze alimentari.

La pizzeria propone una vasta selezione di pizze biologiche, mentre la specialità della casa è un morbido pane all'avocado.

centro botanico

Centro Botanico

Situato nel cuore di Brera, è una boutique multifunzionale che include un'erboristeria, un minimarket biologico certificato e un bistrot accogliente.

Il menù varia ogni giorno e offre piatti vegetariani e vegani bilanciati, preparati con ingredienti biologici stagionali.

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Panghea

È un ristorante vegano che, combinando veganismo, macrobiotica e filosofia Bhagavan Ramana, offre piatti caserecci e gustosi preparati con ingredienti freschi e locali, in parte biologici.

Il menù varia tra pranzo e cena, con proposte che cambiano quotidianamente. Nel pomeriggio si possono gustare delle ottime infusioni biologiche del Trentino o un calice di vino InVinoVegan.

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Sushi e non solo: ecco i ristoranti giapponesi migliori di Milano (secondo noi)

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Dai piatti tipici al sushi fino alle rivisitazioni mediterranee: i ristoranti giapponesi a Milano sono tantissimi, ecco i nostri preferiti

Dove mangiare il sushi a Milano? Può sembrare una domanda semplice, ma la risposta non è così scontata. Negli ultimi dieci anni i ristoranti giapponesi a Milano si sono moltiplicati e nel mare magnum di scelta è difficile districarsi.

** Tutte le nostre selezioni su Milano le trovate qui **

Abbiamo selezionato i nostri preferiti, cercando di essere democratici e inserendo sia i top di gamma, sia alternative più economiche.

Ognuno con una propria peculiarità e che si rivolge a un pubblico diverso o che ha voglia, a seconda del momento, di vivere un'esperienza differente, dal sushi ai piatti tipici e quelli rivisitati alla mediterranea.

I migliori ristoranti giapponesi di Milano

(Continua sotto la foto)

Nobuya

Nobuya

Apertura recentissima firmata dallo chef Niimori Nobuya, uno di quelli che cura ogni dettaglio. Parola d’ordine armonia, proprio come nell’arte dello shodo, la calligrafia giapponese a pennello e china di cui Nobuya è maestro.

Il locale si "scopre" varcando un grande portone in via San Nicolao, dietro Cadorna e Foro Bonaparte. All'interno un gioco di luci, simbolismi nipponici e tonalità tenui fa da sfondo a una cucina altrettanto essenziale e lineare, che unisce due culture.

Il menù comprende sia sushi e sashimi che piatti più elaborati, con un'ampissima scelta anche di portate vegetariane e vegane (che consigliamo anche agli onnivori). Tra queste: brodetto alla giapponese - zuppetta ushio shiru - di scorfano, calamari, vongole, cozze e verdure; tonkatsu, la cotoletta di maiale tipica dei menù nipponici; crocchette di patate con kinpira di carote e radici di loto.

È possibile scegliere tra menù degustazione o à la carte. Ottima la carta dei vini e sakè tradizionali. I dolci, poi, meritano un discorso a parte, per originalità e per lo studio che c'è dietro. La pastry chef Mina Karimi, infatti, ha realizzato dessert totalmente vegani ma dai sapori memorabili.

Iyo Temporary Milano

Iyo Experience

Nato nel 2007 dall'idea imprenditoriale di Claudio Liu, colui che ha portato a un gradino superiore la cucina "etnica" affrancandola dai soliti stereotipi, questo locale è un'icona ormai a Milano.

Nel 2014 ha ottenuto la Stella Michelin, la prima a un ristorante non di cucina italiana in Italia. Stella finora sempre confermata. La storia di Iyo è strettamente legata a quella del suo fondatore, che negli anni aggiunge anche Aalto, fine dining di cucina che non si pone confini (premiato con la Stella nel 2021) e Aji, il primo delivery e take away di sushi e cucina giapponese di alta qualità.

Una cena da Iyo è un viaggio alla scoperta di sapori che difficilmente dimenticherete, ma per goderlo a pieno vi consigliamo di lasciarvi guidare dal menu degustazione, per scoprire piatti che non vi capiterà altrove di provare. Mangiare solo sushi qui è un vero peccato, anche se ottimo e con materie prime che non si trovano dappertutto.

Attualmente il locale sta subendo un profondo restyling, ma in attesa della riapertura della sede storica in Via Piero Della Francesca, è stato realizzato in piazza Alvar Aalto "IYO Temporary", un vero e proprio ristorante nato per dare una continuità alla proposta gastronomica di IYO Experience.

Qor Milano

Qor

Parliamo di uno dei primi ristoranti giapponesi di Milano (è nato nel 2007), di quelli che hanno saputo anticipare una tendenza che sarebbe diventata predominante in città. Il locale si trova in via Elba, zona Washington, quindi.

Bin Hu e Cinzia Liao, coppia nel lavoro e nella vita, lavorano nel mondo della ristorazione da decenni e sanno come far sentire a casa i loro clienti. Il locale, ristrutturato qualche anno fa, è arredato in maniera elegante e attuale e comprende anche un dehor su strada che amplia la disponibilità di posti.

Il menù comprende preparazioni classiche del sushi, ma anche qualche rielaborazione più originale, come i tacos in foto. Qui, poi, non è raro incontrare sportivi e vip che si concedono una cena informale.

Anche in questo caso, al menù si accompagna una bella selezione di vini e sakè tradizionali.

Ichikawa Milano

Ichikawa

Ambiente minimal, cucina essenziale, che si attiene alla tradizione senza strafare o avventurarsi in accostamenti insoliti. Il sushi master Haruo Ichikawa ha sempre avuto le idee chiare sull'impronta da dare al suo locale (in via Lazzaro Papi, zona Porta Romana) e alla sua cucina.

Al centro c'è il prodotto e la capacità di lavorarlo (nel caso del pesce, tagliarlo). Sushi, sashimi, donburi, cirashi, ma anche salmone in salsa teriyaki o il pollo fritto Karaage: i grandi classici ci sono tutti e preparati alla perfezione.

Sempre lui ha creato Ichi Station, insegna di locali specializzati in asporto.

Oasi giapponese Milano

Oasi giapponese

Entrando in questo locale ci si sente quasi in un episodio di Kiss Me Licia (solo gli over 30 potranno capire la reference). L'ambiente è piccolo e arredato come ci si aspetta da un ristorante di un cartone animato giapponese. E forse è proprio la sua autenticità a fare di Oasi giapponese una perla rara in città.

Aperto nel 2002 da madre e figlio, era concentrato inizialmente su dolci nipponici e bento box take away, anche per la vicina scuola elementare giapponese (si trova in via Montecuccoli).

Oggi propome un menù ampissimo: è possibile trovare il sushi, ma anche tradizionali street food giapponesi difficilmente rintracciabili altrove, come takoyaki e okonomiyaki (in diverse varianti). E poi tutto un mondo di noodles; soba (freddi o caldi), udon, ramen. C’è persino l’omurice (una specie di omelette con riso, funchi e pollo).

Domo Milano

Domò

Dopo il successo di Roma, arriva anche a Milano questo nuovo format culinario, ideato da Massimo Sun e Flaminia Ceccarini, che vede Antonio Dai in qualità di executive chef.

Il locale, su due piani, si trova in via San Marco, in zona Moscova, in quello che una volta era il Museo dei Navigli e che oggi è un luogo elegante e sofisticato, quasi in stile newyorkese, con le sedute in velluto e tavoli ben separati da strutture in legno o avvolgenti divani.

Si tratta di un locale che applica una formula insolita, con un costo base (a cui aggiungere bevande e dessert) e la possibilità di ordinare in blocchi da dieci piatti a persona attraverso un ipad. Entro i 5 minuti successivi può partire l’odine successivo, e così via. Un modo per condividere e assaggiare più pietanze, tra grandi classici della cucina giapponese e preparazioni più insolite, come il carpaccio di polpo su crema di ceci e fondo di olio alla nduja, i nigiri con Patanegra, i gunkan scenograficamente scottati con il cannello al tavolo o il tataki di manzo con puntarelle e capperi..

 

Ifu Milano

Ifu

Avevamo promesso una grande varietà di scelta. E quindi ecco perché abbiamo pensato di inserire anche un ristorante giapponese con formula all you can eat.

Ifu è un po' un'eccezione nella sua categoria e infatti, rispetto ad altri all you can eat, ha un prezzo leggermente superiore alla media.

Qui però potrete trovare piatti anche originali, uramaki di pesce abbinati a tartufo e pistacchi o con astice. Zuppette che uniscono burrata, riduzioni di basilico e gamberi crudi. Insomma, per chi vuole provare di tutto e di più senza spendere una fortuna è il posto giusto.

Dove: viale Misurata

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