Coachella 2019: line up, programma, foto e video su outfit e look delle star

2018 Coachella Valley Music And Arts Festival - Weekend 1 - Day 32018 Coachella Valley Music And Arts Festival - Weekend 1 - Day 3

Coachella 2019: date, line up e programma del Festival. Foto, video, anticipazioni su outfit, look e street style delle star

Coachella è il festival musicale più famoso del mondo. Per via della musica, ma anche per l'enorme quantità di star che partecipano documentando tutto su Instagram.

Ogni anno migliaia di persone (circa 250mila) si riversano a Indio, nel deserto californiano, per assistere alle performance degli artisti più in voga e vivere un lungo weekend di musica, moda e feste, in un clima che cerca di far rivivere gli antichi fasti di Woodstock.

Perché tra fiori ovunque e stile hippy il Coachella è l'unico in grado di tenere testa al grande Festival del 1969.

Tra le più assidue (note) frequentatrici Alessandra Ambrosio, Paris Hilton, Cara Delevingne, Alexa Chung, Kendall Jenner.

Per l’edizione 2019 le date sono quelle del fine settimana tra il 12 e il 14 aprile e quello del 19-21 aprile.

Da anni, la line up rimane identica entrambi i weekend, in modo da non fare discriminazioni.

Formula che vince non si cambia e quindi ecco cosa sapere sull'edizione di quest'anno.

(Continua sotto la foto)

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Venerdì 12 e 19 aprile: la lineup dell’evento

Headliner delle giornate del 12 e del 19 aprile 2019 sarà:

  • Childish Gambino
  • the 1975, 
  • DJ Snake, 
  • Diplo,
  • RÜFÜS DU SOL
  • BLACKPINK 

Saliranno sul palco anche Anderson .Paak & The Free Nationals, Kacey Musgraves, Juice WRLD, Ella Mai, Los Tucanes De Tijuana, FISHER, Jaden Smith, Nina Kravitz, Rosalìa, Gorgon City, Mon Laferte, Khruangbin, Kayzo, dvsn, King Princess, Chris Lake, Jauz,  Hot Since 82, Charlotte Gainsbrough, SOPHIE, Nicole Moudaber, Tierra Whack, Polo & Pan, Beach Fossils, Yellow Days, the Frights, Nora En Pure, Yves Tumor, SG Lewis, Kero Kero Bonito, JPEGMAFIA, Calypso Rose, Nic Fanciulli, Kölsch, CamelPhat, Let’s Eat Grandma, U.S. Girls, Anna Lunoe, Amelie Lens, Hurray for the Riff Raff, Walker & Royce, Turnstile, BAT BOY, 88Glam, Ross From Friends, Lauren Lane, Still Woozy, Bakar, Blond:ish, Tomasa del Real, Las Roberts, Dave P.

coachella

Sabato 13 e 20 aprile: la lineup dell’evento

Headliner delle giornate del 13 e 20 aprile saranno:

  •  Tame Impala
  • Solange
  • Kid Cudi
  • Weezer
  • Aphex Twin
  • J Balvin
  • Billie Eilish
  • Bassnectar

Saliranno poi sul palco Four Tet, Christine and the Queens, Wiz Khalifa, Mac DeMarco, Bazzi, Maggie Rogers, Shwck Wes Gryffin, Bob Moses, Virgil Abloh, Tale of Us, Mr Eazi, Sabrina Claudio, Ty Seagall & White Fence, Deep Dish, Smino, FKJ, The Interrupters, SiR, Idris Elba, Parcels, JAIN, Soulection, Turnover, SALES, Stephan Bodzin, CloZee, ARIZONA, Murda Beatz, Jambinai, Ame, CHON, Little Simz, Adriatique, Lee Burridge, the Garden, Agoria, Hop Along, shame, Superorganism, serpentwithfeet, Ookay, Steady Holiday, Javiera Mena, the Messthetics, the Red Pears, Heidi Lawden.

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Domenica 14 e 21 aprile: la lineup dell’evento

Protagonista della giornata saranno:

  • Ariana Grande
  • Khalid
  • Zedd
  • Gesaffelstein
  • Bad Bunny
  • Dillon Francis
  • CHVRCHES
  • YG

Si esibiranno inoltre Cirez D, Playboy Carti, H.E.R., Blood Orange, Pusha T, Unknown Mortal Orchestra, Kaytranada, Gucci Gang, Jon Hopkins, SOFI TUKKER, Burna Boy, Lizzo, Dermot Kennedy, SOB X RBE, Clairo, Nightmare, Perfume, boy pablo, Guy Gerber, HYUKOH, Emily King, Dennis Lloyd, Alice Merton, Shallou, 070 Shake, Soccer Mommy, Rico Nasty, Cola Boyy, Wallows, Mansionair, Nocturnal Sunshine, Dusky, Yotto, Patrice Bäumel, Easy Life, Jan Blomqvist, Iceage, Men I Trust, Charlotte de Witte, Social House, Ocho Ojos, Razorbumps e Tara Brooks.

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Coachella 2019

Date 

Da venerdì 12 a domenica 14 Aprile

Da venerdì 19 a domenica 21 Aprile

Dove

Nella Indio Valley, vicino Palm Springs, in California

Biglietti

biglietti per il Coachella Festival 2019 sono in vendita sul sito ufficiale coachella.com dal 4 gennaio.

Due tipi di biglietti: GENERAL ADMISSION o VIP; il primo costa 429 dollari, il secondo di 999. Entrambi valgono per i 3 giorni del weekend scelto.

Al momento tutti i biglietti sono sold out, ma sul sito c'è una lista d'attesa per eventuali nuove disponibilità.

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Il meglio del Coachella 2018

Sul prato di Coachella ogni anno ci sono installazioni diverse, originali, uniche, che attraggono come calamite e che caratterizzano ogni edizione del Festival.

*** Coachella 2018: line up, esibizioni ed eventi ***

Quelle instagrammatissime l'anno scorso?

1. Una navicella spaziale ferma all’interno del prato;

2. Linee di milioni di fili che, sovrapposte ed intrecciate, costruivano un palazzo invisibile. Questa struttura portava la firma di @edoardotresoldi, un artista italiano.

3. Una stella ferma ed immobile al centro del Festival, dalle mille sfaccettature e sfumature di colore.

*** Coachella 2018 raccontato da 9 superstar di Instagram ***

Coachella: Outfit e style 2019

Ma a Coachella non è solo la musica la protagonista dell'evento. Complici frotte di celeb e influencer, il Coachella Style è diventato un vero e proprio paradigma fashion. Shorts di jeans, minigonne in suede, stivaletti texani, t-shirt corte, maxi dress bohemien, collanine e cerchietti con fiori sono i capi must dello stile da festival. Le gloriose portabandiera del trend? Alessandra Ambrosio, Elsa Hosk, Selena Gomez e Chiara Ferragni sono le star da tenere nel radar per costruire il perfetto outfit da Coachella. 


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Quando un discorso diventa più potente di un premio: Grammy e Oscar diventano megafono sociale delle star

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Dai Grammy agli Oscar, il discorso di ringraziamento sul palco è diventato uno strumento potentissimo per lanciare messaggi politici e sociali a livello globale

Ci sono occasioni in cui un premio conta meno delle parole pronunciate sul palco.

Succede a eventi internazionali del calibro di Grammy, Oscar, Golden Globe... serate nate per celebrare talento, carriera e successo che, da tempo, sono diventati anche qualcos’altro. Un luogo simbolico, seguito in diretta da milioni di persone in tutto il mondo, dove un discorso di ringraziamento può trasformarsi in un messaggio politico, sociale o culturale destinato a viaggiare ben oltre il red carpet.

Ne è un esempio il discorso pronunciato ieri da Bad Bunny ai Grammy dopo aver vinto il premo per l’Album dell’anno con il suo Debí Tirar Más Fotos. 

«Prima di ringraziare Dio, devo dire ICE out» ha detto il cantante portoricano residente negli Usa. Le sue dure parole sono rivolte alle politiche anti-migranti del presidente Donald Trump e, nello specifico, agli agenti dell'Immigration and Customs Enforcement, che nelle ultime settimane hanno ucciso due persone a Minneapolis. 

«Non siamo selvaggi, non siamo animali, non siamo alieni. Siamo esseri umani e siamo americani», ha aggiunto il cantante. «E vorrei dire anche che so quanto sia difficile non odiare in questi giorni. Ma l’odio diventa più potente con altro odio. L’unica cosa più potente dell’odio è l’amore. Quindi, per favore, dobbiamo essere diversi. Se combattiamo, dobbiamo farlo con amore. Non li odiamo. Amiamo la nostra gente. Amiamo la nostra famiglia. È così che bisogna fare: con amore. Non dimenticatelo, per favore. Grazie».

Dall’intrattenimento alla presa di posizione: una tradizione che viene da lontano

Non solo Bad Bunny: la storia dello showbiz è costellata di discorsi di ringraziamento diventati simbolo di un’epoca. Già decenni fa, premi e cerimonie venivano usati per denunciare guerre e disuguaglianze.

Negli anni Settanta Marlon Brando rifiutò l’Oscar per Il padrino, mandando sul palco un’attivista nativa americana per denunciare il trattamento riservato agli indigeni negli Stati Uniti. Nel 2003 Michael Moore trasformò il suo discorso agli Oscar in una dura accusa contro la guerra in Iraq, mentre negli ultimi decenni temi come diritti civili, razzismo e conflitti internazionali sono entrati stabilmente nei momenti più seguiti delle cerimonie globali.

La differenza tra ieri oggi è la velocità con cui quei messaggi circolano e l’impatto che riescono ad avere fuori dai confini nazionali.

Negli anni, il pubblico si è abituato a questo doppio livello di lettura: da una parte la celebrazione dell’arte, dall’altra la consapevolezza che quel palco può diventare una tribuna.

Questo ha contribuito a ridefinire il ruolo delle star, sempre meno semplici intrattenitori e sempre più figure pubbliche chiamate (volenti o nolenti) a prendere posizione. 

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Il palco come spazio “protetto”

Questo di sicuro non è un fenomeno nuovo. Ma certamente negli ultimi anni è diventato sempre più evidente: quando il contesto politico è teso e quando un tema divide l’opinione pubblica, il palco di una grande cerimonia internazionale diventa un amplificatore potentissimo

La prima ragione per cui i grandi eventi dello showbiz sono diventati un megafono politico è semplice: l’audience.

Grammy e Oscar vengono trasmessi in decine di Paesi, rilanciati in tempo reale sui social, ripresi dai media internazionali e commentati per giorni. In questo contesto, un discorso non è solo un ringraziamento, ma un intervento che entra immediatamente nel dibattito pubblico globale.

C’è poi un elemento meno evidente ma decisivo: il palco è uno spazio protetto. Chi vince un premio ha pochi minuti, è emotivamente coinvolto, non può essere interrotto, né contraddetto. È un momento in cui la comunicazione appare spontanea e non mediata. Anche quando il messaggio è preparato, viene percepito come più sincero rispetto a una dichiarazione rilasciata a freddo. Ed è proprio questa percezione di verità che rende i discorsi di ringraziamento così potente.

Perché quelle parole ci colpiscono più di qualsiasi post

C’è infine una dimensione emotiva da non sottovalutare. Un discorso pronunciato nel momento della vittoria arriva quando le difese emotive del pubblico sono più basse. Chi ascolta è già coinvolto e disposto ad empatizzare. Le lacrime, la voce che trema, l’imperfezione del momento rendono il messaggio più umano e, quindi, più efficace.

A differenza dei social, dove tutto è potenzialmente costruito, editato e filtrato, il palco restituisce l’illusione dell’immediatezza.

Ed è proprio questa illusione a fare la differenza: ci sentiamo testimoni di qualcosa che accade in tempo reale, non spettatori di una strategia comunicativa.

In un’epoca in cui l’attenzione è frammentata e l’algoritmo decide cosa vediamo, questi momenti restano “non skippabili”. Ecco allora perché, quando si parla di diritti civili, guerra, migrazioni o giustizia sociale, il palco di una cerimonia internazionale continua a essere uno dei luoghi più efficaci per far arrivare un messaggio ovunque. Così, i discorsi di ringraziamento riescono a imprimersi nella memoria collettiva molto più a lungo di qualsiasi hashtag.

In fondo, il successo di questi momenti racconta qualcosa anche di noi. In un mondo saturo di informazioni, cerchiamo ancora luoghi simbolici in cui le parole contino davvero

 

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Kate Middleton furiosa con il principe Andrea: cosa sta succedendo

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Secondo fonti di palazzo, Kate Middleton è sempre più irritata dal ruolo informale del principe Andrew e dalle tensioni familiari irrisolte

Dietro le quinte della monarchia britannica, mentre l’attenzione pubblica resta concentrata sul futuro di William e Kate e sul loro ruolo sempre più centrale nella famiglia reale, si starebbe consumando una nuova frattura interna.

Al centro del malcontento, ancora una volta, c’è l'ex principe Andrew. Secondo indiscrezioni provenienti da ambienti vicini a Buckingham Palace, Kate Middleton sarebbe profondamente irritata dal modo in cui il duca di York continuerebbe a mantenere un’influenza indiretta sugli affari reali, nonostante il suo progressivo allontanamento ufficiale dalla vita di corte.

**Re Carlo caccia il Principe Andrea da Buckingham Palace: «Non è più il benvenuto»**

Dopo essere stato costretto a lasciare Royal Lodge, la residenza che aveva occupato per oltre vent’anni, Andrew si è trasferito in una proprietà temporanea in attesa della ristrutturazione della sua nuova casa. Ma il cambio di indirizzo non avrebbe coinciso con un vero passo indietro. Anzi. Secondo le fonti, l'ex principe si appoggerebbe sempre più alle figlie Beatrice ed Eugenie per restare informato su ciò che accade all’interno del Palazzo, una dinamica che starebbe alimentando sospetti e nervosismi.

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Perché Kate Middleton è irritata dal comportamento dell'ex principe Andrew 

«Andrew fa molto affidamento su Beatrice ed Eugenie per restare coinvolto. La percezione è che le usi come suoi occhi e orecchie», racconta una fonte. Un comportamento che avrebbe portato Kate Middleton «al limite della sopportazione», soprattutto perché vissuto come una minaccia agli sforzi fatti negli ultimi anni per restituire credibilità e stabilità alla monarchia dopo una lunga stagione di scandali.

«Kate non mostra rabbia in pubblico, ma privatamente è furiosa» riferisce un insider. «Ha lavorato con grande attenzione per ricostruire la fiducia nell’istituzione, e vedere Andrew riemergere, anche solo indirettamente, le sembra uno schiaffo al lavoro svolto».

Il problema, spiegano le fonti, non riguarda tanto Beatrice ed Eugenie (che William e Kate non vorrebbero penalizzare) quanto il rischio che Andrew continui a esercitare una forma di influenza informale, “sussurrando” sullo sfondo delle decisioni reali.

Lo scandalo legato a Jeffrey Epstein ha segnato in modo indelebile la reputazione del duca di York, che nel 2022 ha raggiunto un accordo muti milionario per chiudere la causa civile intentata da Virginia Giuffre, continuando però a negare ogni accusa. Da allora Andrew ha perso titoli, onorificenze e il trattamento di Sua Altezza Reale, fino a essere ufficialmente conosciuto come Andrew Mountbatten-Windsor.

Eppure, secondo chi osserva da vicino le dinamiche di palazzo, il principe non avrebbe mai davvero accettato il proprio esilio. «Parla come se fosse intoccabile. Dice spesso: “Sono figlio di un monarca”», racconta una fonte. Una convinzione che, agli occhi di Kate Middleton, rende ancora più difficile voltare pagina.

A complicare il quadro c’è anche il ruolo di Sarah Ferguson, che nonostante il divorzio da Andrew continua a sostenerlo apertamente. Una vicinanza che alimenta la sensazione di altri reali che nulla sia realmente cambiato.

Protettiva nei confronti di William e dei loro figli, la principessa di Galles vedrebbe questa situazione come un peso costante sul futuro della famiglia reale. «William è paziente» conclude la fonte, «ma c’era l’aspettativa che Andrew si ritirasse in silenzio. Questo non è successo». E per Kate Middleton, che punta su trasparenza e rinnovamento, è una linea che rischia di essere superata.

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La generazione del tè freddo: la Gen Z riscrive la socialità tra party sobri, mocktail e home dinner

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Dalla movida alla “slow-life”: come la Gen Z trasforma festa, amicizie e divertimento in rituali più intimi, creativi e, sorprendentemente, sobri.

Chiamatela pure “generazione del tè freddo”. La Gen Z sta modificando il modo in cui si vive il tempo libero e lo sta facendo attraverso scelte che, fino a qualche anno fa, sarebbero sembrate controcorrente: meno alcol, più consapevolezza, più intimità e più qualità.

Una rivoluzione silenziosa che non riguarda solo chi ne fa parte, ma anche chi osserva da fuori per capire come sono cambiati i codici della socialità.

Gen Z e party sobri: quando divertirsi non significa esagerare

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Nella nuova grammatica sociale dei più giovani, la serata perfetta non ruota intorno alle quantità di alcol, ma alla possibilità di star bene, di condividere momenti autentici e di divertirsi senza eccessi. I party sobri - dove gli unici “shottini” sono a base di zenzero, kombucha o infusi creativi - stanno diventando una scelta culturale prima ancora che un semplice trend.

A pesare è un atteggiamento più pragmatico: prendersi cura di sé, non perdere il giorno dopo e godersi l’evento per quello che è, non per quello che promette il bicchiere in mano. E così, tra playlist curate, luci soffuse e piccoli giochi da tavolo, la serata si trasforma in un’esperienza più intima, fatta di risate leggere, conversazioni autentiche e connessioni reali.

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Mocktail: non un compromesso, ma un nuova estetica

Per la Gen Z il non bere non è un’assenza, ma uno spazio creativo e di sperimentazione. I mocktail (cocktail analcolici, che combinano ingredienti come succhi di frutta, sciroppi, erbe e spezie per imitare l'aspetto e il sapore dei cocktail tradizionali, ma senza alcol) sono curati nei minimi dettagli, fotografabili e spesso più complessi dei cocktail tradizionali, con ingredienti inaspettati e abbinamenti gourmet. Sono diventati un vero e proprio linguaggio, un modo per partecipare al rito del brindisi senza pagarne il prezzo fisico, senza calcoli o rimpianti il giorno dopo.

E soprattutto rappresentano un cambio di mentalità: non serve l’alcol per sentirsi parte del gruppo, per vivere emozioni condivise o per rendere memorabile una serata. In questo scenario, ogni incontro diventa un piccolo laboratorio di creatività, dove gusto, estetica e convivialità si mescolano in modo originale e sorprendente.

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Home dinner: la casa torna a essere un luogo sociale

Dopo anni in cui la socialità sembrava doversi consumare fuori, la Gen Z riporta tutto dentro. Le home dinner non sono semplici cene tra amici: sono micro–rituali costruiti con attenzione, playlist curate, luci morbide e piatti che invitano a condividere, non a impressionare. È il ritorno di un’intimità che non disdegna i social, ma che mette al centro il tempo insieme.

Guardare questa generazione significa osservare un cambio di passo più ampio. La socialità non è scomparsa, è solo diventata più selettiva, più calma e più aderente alle esigenze reali delle persone. La “generazione del tè freddo” non rifiuta il divertimento: lo ridisegna. E il risultato è un modello che incuriosisce anche chi ha frequentato epoche di notti lunghe e bicchieri pieni.

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Ecco perché siamo così ossessionati dalla faida della famiglia Beckham

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Dal mito della famiglia perfetta alla rottura pubblica: perché la faida della famiglia Beckham ci coinvolge più di quanto pensiamo

C’è stato un momento preciso in cui la vicenda privata della famiglia Beckham ha smesso di essere solo gossip ed è diventata qualcosa di più. È successo quando Brooklyn Beckham ha scelto di raccontare pubblicamente i motivi della propria rottura con i genitori, trasformando un conflitto familiare in un racconto collettivo, seguito, commentato e analizzato come una serie tv a puntate.

Da allora, la faida dei Beckham è diventata un caso culturale.

**Brooklyn Beckham rompe il silenzio: «Non voglio riconciliarmi con la mia famiglia»**

**David Beckham commenta le accuse del figlio**

La reazione è stata immediata. Chat, meme, thread, analisi infinite sui social. Non tanto per i dettagli specifici (come i diritti sul nome, i problemi del matrimonio con Nicola Peltz) quanto per ciò che quella frattura rappresenta simbolicamente. Perché i Beckham non sono una famiglia famosa come le altre: per oltre vent’anni hanno incarnato un’idea molto precisa di unità, compattezza, amore ostentato e successo condiviso.

Un modello quasi mitologico, costruito con grande attenzione e restituito al pubblico come qualcosa di aspirazionale ma, al tempo stesso, rassicurante.

Il punto è proprio questo: la famiglia Beckham non è mai stata solo una famiglia, ma un racconto. Un racconto fatto di immagini perfette, apparizioni pubbliche studiate, dediche affettuose e narrazioni sempre coerenti. L’idea che, dietro a tutto questo, potesse esserci una frattura profonda ha scardinato una delle illusioni più resistenti della cultura pop: quella della famiglia “che ce la fa sempre”, nonostante tutto. 

**Brooklyn e Nicola Peltz dopo l’attacco ai Beckham: «Siamo felici di averlo fatto»**

(Continua sotto al foto)

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Quando il mito della famiglia perfetta si rompe

La fascinazione per la faida della famiglia Beckham nasce dal contrasto. Da una parte, ciò che siamo abituati a vedere: una famiglia che ha trasformato la propria unità in una forza comunicativa potentissima. Dall’altra, una versione improvvisamente più dissonante, rabbiosa, dolorosa. È questo scarto che rende il racconto così magnetico.

Non assistiamo semplicemente a una lite tra genitori e figli adulti, ma alla caduta di un modello simbolico che per anni è stato presentato come solido e inattaccabile.

C’è poi un altro elemento che amplifica tutto: il fatto che la narrazione si svolga sugli stessi canali che, per anni, hanno contribuito a costruire il mito. I social, usati per raccontare amore e compattezza, diventano ora lo spazio della distanza, della presa di parola individuale, della rottura. 

Ma il vero motivo per cui i litigi della famiglia Beckham ci coinvolgono così tanto è un altro, più profondo e meno spettacolare. È la sua straordinaria normalità emotiva. Al di là delle cifre, dei brand e dei riflettori, quello che emerge è un conflitto che parla di incomprensioni, aspettative, ruoli familiari che cambiano, figli che cercano autonomia e genitori che faticano a lasciarla. Dinamiche comuni, universali, che attraversano moltissime famiglie, anche lontanissime dal mondo delle celebrity.

Vedere queste tensioni esplodere in un contesto così patinato produce un effetto paradossale: invece di allontanarci, ci avvicina. Ci consola quasi. Perché se persino una famiglia simbolo come questa può incrinarsi, allora forse le difficoltà relazionali non sono un fallimento personale, ma parte dell’esperienza umana.

In questo senso, i Beckham diventano un contenitore su cui proiettiamo le nostre storie, le nostre fratture, i nostri non detti.

Infine, c’è un aspetto che non va sottovalutato: il piacere (spesso inconfessabile) di vedere crollare l’idea della perfezione. Non per cattiveria, ma per bisogno di realtà. La cultura contemporanea ci chiede famiglie armoniche, relazioni limpide, affetti sempre allineati. Quando una narrazione così potente mostra le sue crepe, ci ricorda che la perfezione non esiste. E che dietro ogni immagine impeccabile può nascondersi una complessità che somiglia molto alla nostra.