I migliori film horror da vedere su Netflix

Pronti per una maratona da brivido e un tuffo nella paura? Ecco i migliori film horror da vedere su Netflix tra novità e grandi classici
Quella strana ombra alla finestra. Una persiana che sbatte. Il cellulare che vibra quando non deve. Una stanza buia da cui sentiamo distintamente provenire strani scricchioli (come no…).
** Le serie tv e i film horror più belli da vedere su Netflix: catalogo aggiornato **
Se è paura quella che vogliamo provare, non c’è niente di meglio che guardare su Netflix un film horror tra le sicure pareti domestiche.
** I migliori film horror di sempre **
Al cinema, una volta usciti, abbiamo un po’ di tempo per smaltire la strizza. Anche se la maggior parte delle volte, poi, verso casa ci corriamo semi-inciampando con la netta sensazione che qualcuno ci stia seguendo (ma chi?) e, una volta arrivati, un'occhiata sotto al letto la diamo, per evitare che qualche mostro reminiscenza dell’infanzia sia lì, pronto ad attaccarci in piena fase REM.
** Guardare film horror fa dimagrire: ecco quanto, come e perché **
Quando siamo a casa, tutto questo non ha il tempo di succedere. Il luogo della paura diventa infatti lo stesso in cui proviamo a somatizzarla.
Inutilmente. Visto che ci spaventiamo per qualsiasi oggetto, rumore o situazione che in altri momenti ci risulterebbero assolutamente innocui, implementando il nostro stadio psico-fisico già alterato di ulteriori auto-suggestioni.
Alcuni non lo sopportano, per altri fa parte del gioco ed è iper-divertente.
Fan dei film horror, siete pronti? Ecco i migliori titoli di genere ora in streaming Netflix.
Che la paura sia con voi. Nelle vostre case.
(Continua sotto la foto)
Saw - L’enigmista, di James Wan
James Wan è un maestro di genere: The Conjuring 1 e 2, Insidious, Dead Silence sono solo alcuni dei suoi film (oltre all’ottimo Fast & Furious 7).
Saw - L’enigmista è il suo primo lungometraggio alla regia ed è costruito su un semplice cliché cinematografico applicato all’horror, che ci ha mostrato da subito la grandezza di Wan come narratore di paura.
Due uomini si risvegliano in un bagno sudicio, ciascuno legato ai due lati opposti della stanza. In mezzo a loro giace un cadavere. Una voce sconosciuta s’insinua tra le pareti dell’angusta prigione svelando ai due una serie d’indizi che li metteranno l’uno contro l’altro in una serie di prove senza vie di fuga.
Semplice, geniale e angosciante, Saw - L’Enigmista è uno dei migliori horror dei Duemila.
L’evocazione, di James Wan
Insieme a Saw - L’enigmista, di James Wan in streaming su Netflix trovate anche L’evocazione.
La mitologia di genere si sposta questa volta verso la casa infestata di presenze demoniache.
È questo il motivo per cui una famiglia appena trasferitasi in una villa fuori città chiama una famosa coppia di ‘esorcisti’ - lavorano al fianco delle Chiesa - interpretata da Vera Farmiga e Patrick Wilson, i coniugi Warren, per aiutarli a liberarsi degli spaventosi spiriti che li perseguitano.
Il problema dei film horror è che le trame rischiano di sembrare quasi tutte uguali, ma c’è chi con i cliché di genere sa giocare splendidamente e chi meno: James Wan è un fuoriclasse, quindi se volete una storia che vi lasci senza fiato, non fatevi sfuggire L’evocazione.
The Mist, di Frank Darabont
Tratto da un romanzo di Stephen King, di cui il regista Frank Darabont aveva già lavorato a due trasposizioni cinematografiche di successo come Le ali della libertà (1994) e Il miglio verde (1999), The Mist non è tanto giocato sul filo della paura, quanto su quello della tensione.
Il topos di genere da cui parte la storia è una catastrofe naturale portata da una nebbia da cui iniziano a emergere creature mostruose e fameliche. La paura aumenta man mano che la storia cresce, insieme al suo valore simbolico.
I romanzi di Stephen King sono tra i più tradotti al cinema, ma non sempre con film che donano giustizia alle sue opere: The Mist è da catalogare tra le sue trasposizioni più di successo.
The Open House, di Matt Angel e Suzanne Coote
The Open House è una produzione originale Netflix, un thriller psicologico con echi horror interpretato da Dylan Minnette, già acclamato protagonista della serie Tredici (sempre Netflix).
Dopo un tragico evento, il giovane Logan decide di trascorrere insieme alla madre Naomi qualche giorno nella ‘open house’ di una parente: una graziosa villa di montagna aperta a potenziali acquirenti, che di giorno in giorno arrivano a visitare la casa.
Dopo i primi appuntamenti, però, l’abitazione inizia a essere teatro di una serie di strani accadimenti.
The Open House calca il filone della ‘home invasion’ regalandogli un nuovo tipo di presenza: quella che entra in scena perché invitata.
The Babadook, di Jennifer Kent
L’uomo nero è l’impersonificazione della paura, soprattutto infantile. È ciò che non vediamo, che non conosciamo, e per questo temiamo. L’australiana Jennifer Kent lo ripropone in un classico da brivido.
Protagonista di The Babadook è il piccolo Sam, un bambino orfano di padre con grossi problemi relazionali e comportamentali.
Un giorno Sam trova in soffitta un misterioso e spaventoso libro che racconta la storia di un uomo nero di nome Babadook. Lo legge la prima volta con la madre Amelia che decide di buttarlo, non ritenendolo adatto al figlio.
Ma il romanzo illustrato non solo si ripresenta: il suo protagonista entra letteralmente nella vita dei due, intrappolandoli in casa.
Per gli amanti dell’horror classico, The Babadook è tra i best of usciti negli ultimi anni.
Creep, di Patrick Kack-Brice
Creep racconta l’incubo di ogni freelance: scoprire che l’ultimo cliente che ti ha chiamato per un lavoro tête-à-tête è completamente fuori di brocca.
Aaron (Patrick Brice) risponde a un annuncio di lavoro in cui viene richiesto un cameraman per riprese pagate 1000 $ al giorno, su cui però lavorare con la massima discrezione.
Per questo parte ingenuamente per uno sperduto villaggio di montagna in cui conosce finalmente il suo committente, Josef (bravissimo Mark Duplass), un quarantenne che all’inizio sembra solo un un filo originale, mentre poi si rivelerà tutt’altro.
Film low-budget raccontato attraverso le riprese di Aaron, Creep è davvero inquietante. E ci insegna a non accettare mai mai mai ‘lavori al buio’.
Nel caso Creep vi fosse piaciuto, vi consigliamo di proseguire con Creep 2, che non fa cadere la serialità, anzi le dà uno slancio, per certi versi, ancora più pauroso.
Sinister, di Scott Derrickson
Ci sono una casa isolata nel bosco, uno scrittore in cerca di una rinascita professionale (Ethan Hawke) che si è trasferito lì a vivere con la famiglia e la storia di un tremendo delitto che si è consumato tra quelle mura, su cui l’uomo vuole basare il suo prossimo romanzo.
Il bravo regista di genere Scott Derrickson - The Exorcism of Emily Rose - mette in scena un buon thriller d’indagine che scivola nell’horror.
Rumori, frame atroci che compaiono durante la visione di vecchi filmini di famiglia in super8 trovati in soffitta, ambientazioni isolate e inquietanti, ombre… sono tutti i cliché su cui è giocato Sinister.
The babysitter, di Brian Duffield
Un genere che abbiamo sempre amato da queste parti, è quello ottenuto mixando l’horror alla commedia. Il risultato è puro intrattenimento al limite col kitsch, considerato perlopiù di serie b, ma in grado di regalare soddisfazioni di messa in scena e chicche di trama.
The babysitter, produzione originale Netflix, rientra a pieno titolo in questo filone.
Protagonista del film è un’attraente babysitter interpretata da Samara Weaving (Tre manifesti a Ebbing, Missouri; la serie Picnic a Hanging Rock) che, incaricata di controllare un ragazzino, gli farà vivere la notte più allucinante della sua vita.
Divertente e volutamente fuori dalle righe, guardatelo se il vostro fine non è lo spavento, ma un trick di genere.
The Host, di Bong Joon-ho
Il coreano Bong Joon-ho è uno dei narratori più originali del nostro tempo. Suoi sono Snowpiercer e l’originale Netflix Okja.
The Host è un horror dal retrogusto ambientalista che narra la generazione di un mostro marino causata dallo smaltimento abusivo di alcune sostanze altamente inquinanti nelle acque che attraversano la città di Seul.
Quando la spaventosa creatura emerge dal fiume Han e attacca la metropoli, non solo inizia a mietere vittime tra i civili, ma rapisce anche una bambina. Sarà la famiglia della giovane a capire come risolvere la situazione.
Borg John-ho mette in scena una trama da classico b-movie per ottenere, grazie alla sua bravura alla regia, un film che mixa perfettamente paura, azione, divertimento, riflessione ambientalista-sociale, ottimo cinema.
La cosa, di John Carpenter
La cosa è il classico per eccellenza nella filmografia di Carpenter.
Se non lo avete mai visto, forse i suoi effetti speciali vi sembreranno un filo troppo vintage oggi, ma la sua storia e come è narrata da uno dei grandi padri del genere horror - di Carpenter sono anche Halloween: la notte delle streghe (1978), Fog (1980), Christine la macchina infernale (1983), Essi vivono (1988), solo per citarne alcuni - lo rendono un successo intramontabile.
Alaska: in una base militare la vita di 12 scienziati è in pericolo. Una serie di radiazioni ha riportato in vita un mostro in grado di assumere sembianze sia animali sia umane.
In attesa dei soccorsi, i superstiti devono capire come sopravvivere alla strana creatura in un’escalation di paura e violenza.
Warm Bodies, di Jonathan Levine
Warm Bodies è una horror-comedy con innesti romantici firmata Jonathan Levine (50 e 50).
Lo scenario proposto è il classico da post-Apocalissi: distruzione, zombie e umani che provano a destreggiarsi tra combattimenti e sopravvivenza.
L’originalità di Warm Bodies è il punto di vista narrativo proposto, ovvero quello di R, un ragazzo zombie, che un giorno ha un colpo di fulmine per l’umana July. R, che non si ricorda nemmeno cosa voglia dire provare sentimenti diversi dall’apatia, deve riuscire nel difficile tentativo di avvicinarsi alla ragazza senza farle paura, ma anche in quello di portare la sua comunicazione fatta di grugniti e gemiti a uno stadio più dignitoso per poter parlare con lei.
Divertente e non impegnativo (soprattutto a livello psico-fisico, a dispetto degli horror classici), Warm Bodies piacerà soprattutto ai ragazzi giovani e ai fan di genere non puristi.
Potrebbero interessarti anche:
i migliori film per ragazzi su Netflix
i film romantici più belli su Netflix
© Riproduzione riservata
Festival di Sanremo 2026: corso accelerato su tutto quello che c'è da sapere per fare bella figura

Il Festival di Sanremo 2026 è un evento ma soprattutto una grossa parentesi lunga cinque giorni nel quale converge tutto. Sì, la musica, certo, ma anche tutto il resto: l'attualità, il costume, la bellezza, la follia.
Ecco tutto quello che c'è da sapere sull'edizione condotta su Rai1 da Carlo Conti e Laura Pausini in partenza il 24 febbraio che durerà fino al 28 e che ha già su questo primo dato molti tratti di eccezionalità. Vediamo perché.
**La risposta psicologica del perché anche quest’anno fate l'una per guardare Sanremo**
(Continua dopo la foto)
Il Festival è mai andato in onda così "tardi"?
Sì: l'ultima volta è stata nel 2021, per motivi dovuti all'emergenza Covid (2-6 marzo), mentre i ricordi di edizioni così "tardive" si ritrovano tra il 2006 e il 2008 e prima tra il 1990 e il 1992. Negli anni 70, Sanremo andava in onda spesso a inizio marzo. Quest'anno è stato "spostato" per non accavallarsi alle Olimpiadi. Di solito l'evento si svolge oggi tra la prima o la seconda settimana di febbraio.
L'intera edizione è dedicata a Pippo Baudo
Carlo Conti deve molto a Pippo Baudo, infatti tanto del suo stile di conduzione è ispirato alla sua "scuola". La morte del conduttore avvenuta la scorsa estate, ha portato Conti a voler in qualche modo dedicare a Pippo l'intera edizione. Quest'anno il conduttore storico del Festival avrebbe compiuto 90 anni. Non è un caso che oltre a Laura Pausini, siano ospiti anche Eros Ramazzotti (che porterà sul palco Alicia Keys) e Andrea Bocelli, scoperti proprio da Baudo.
Chi canta la sigla e perché?
Se nel 2025 il tormentone "Viva l'Italia" di Gabry Ponte si è fatto sentire e non poco durante il Festival, quest'anno è tempo di una sigla tutta nuova: è l'adattamento del brano dell'esordiente Welo (escluso a "Sanremo Giovani" nel 2025) con il brano "Emigrato", che è stato rivisitato in chiave festivaliera su richiesta di Carlo Conti.
Chi è Pilar Fogliati?
Se non sapete chi è Pilar Fogliati, molto male! Ma siamo sicuri che la voce di Ansia in "Inside Out" e quel video virale dedicato ai vari accenti romani non ti sarà passato inosservato. Ecco, è lei ma è anche molto di più. In questi anni si è divisa tra tv e cinema con grande versatilità. Classe 1992, è una delle protagoniste della fiction "Cuori". La vedremo sul palco mercoledì 25 febbraio.
Differenziare Sayf e Nayt
Ci sono due cantanti in gara a Sanremo i cui nomi ci mettono confusione: Nayt e Sayf. Forza, proviamo a usare un doppio metodo. Partiamo da quello visivo: Nayt ha i capelli corti, Sayf ha dei lunghissimi capelli intrecciati. Il secondo: hanno stili musicali un po' diversi, entrambi urban: Nayt è in genere più introspettivo (infatti Nayt viene dal suono di "night"), Sayf più ruvido e esplosivo. Vi piaceranno tanto entrambi per motivi diversi perché hanno un focus molto forte sul linguaggio: sono voci della loro generazione con grande rispetto del cantautorato e del genere rap dal quale provengono.
Che strana la scenografia, perché è così?
Riccardo Bocchini quest'anno ha scelto di creare uno spazio davvero inconsueto per la sua asimmetria. Con i suoi tradizionali 13+1 gradini a scomparsa, l'orchestra posizionata su tre livelli e con un sipario di schermi led a scorrimento orizzontale, contiene una modalità di ingresso (segreta ma sorprendente) per Carlo Conti. Non si vedrà, ma una porta a scomparsa si aprirà per far passare strumenti e oggetti di scena. L'irregolarità del palco simboleggia l'imprevedibilità della musica.
Chi è Samurai Jay?
Ci basterebbe dire "È tutto sbagliato" per identificare il suo primo grande successo che l'ha portato oggi a Sanremo, il brano è "Halo". Samurai Jay, 27enne, è un ragazzo molto determinato, sa bene cosa vuole e come ottenerlo. Nato a Mugnano di Napoli, ama la musica divertente e fatta con passione. Leggendo le prime opinioni della stampa specializza, in tutta probabilità amerete il suo brano, "Ossessione".
Ma la gara tra cover conta per la vittoria?
No. Dal ritorno di Carlo Conti nel 2025, la serata cover ha un vincitore, ma non conta per la finale. Ma se pensiamo che lo scorso anno ha vinto Giorgia con ospite Annalisa e la loro cover di "Skyfall" di Adele, beh, forse conquistare quel primo posto non è poi così poco importante.
I duetti da tenere d'occhio
Senza dubbio, sulla carta, si annuncia speciale il duetto tra Malika Ayane e Claudio Santamaria in "Mi sei scoppiato dentro il cuore", ma preparatevi a emozioni forti con Nayt e Joan Thiele con "La canzone dell’amore perduto". Fatevi rapire dall'incanto di Mara Sattei con Mecna ne "L’ultimo bacio" e per il divertimento sfrenato, sarà imperdibile Elettra Lamborghini con le Las Ketchup in "Aserejé".
Curiosità sulla co-conduttrice Irina Shayk
Classe '86, è una modella russa di Emanželinsk, nel sud-ovest del Paese, praticamente vicina al confine con il Kazakistan. Irina Shayk studiato marketing, sa suonare il pianoforte ma il suo successo è cresciuto enormemente come modella. Ha una figlia, Lea, avuta da una relazione (ormai finita) con Bradley Cooper. Sì, lui. La vedremo giovedì 26 febbraio.
Ma chi è quello mascherato da Elvis? È TonyPitony
In tutta probabilità TonyPitony (si scrive attaccato) l'avete già sentito ma ancora non l'avete visto se frequentate poco YouTube. Il suo brano "Donne ricche" in versione acustica è diventato virale sui social ma nonostante questo la sua identità è tutta un mistero. Ha indossato la maschera fin dai provini di X Factor (dove venne rifiutato nel 2020) e duetterà il venerdì con Ditonellapiaga.
Occhi puntati su Stjepan Hauser
Poi non dite che non vi avevamo avvisati. Nella serata delle cover, il violoncellista (ex del duo 2Cellos, già ospiti nel 2012) Stjepan Hauser tornerà a suonare al fianco di Fedez e Marco Masini nella serata delle cover. Con oltre 7 milioni di follower su Instagram che arrivano da ogni parte del mondo, è considerato in molte parti del mondo un sex symbol.
Su chi punto al FantaSanremo?
Quest'anno è più difficile del solito fare previsioni, anche perché 11 concorrenti su 30 non hanno mai partecipato, ma è possibile ipotizzare chi potrebbe darvi soddisfazioni sulle sfide ironiche da affrontare su e giù dal palco: Arisa, LDA & AKA 7even, Samurai Jay, Michele Bravi e il nome che non ti aspetti, Sal Da Vinci. Per gli scommettitori, potrebbe vincere Serena Brancale.
**Come partecipare al Fantasanremo: guida completa al fantasy game del Festival di Sanremo**
© Riproduzione riservata
Hannah Montana sta per tornare: tutto quello che sappiamo sullo speciale in uscita a marzo

C’è una generazione che non ha mai davvero detto addio alla parrucca bionda più famosa di Disney Channel. E ora può ufficialmente esultare: Hannah Montana sta per tornare, almeno per una notte, con uno speciale evento dedicato ai vent’anni della serie che ha segnato un’epoca.
Vent’anni. Una cifra che fa girare la testa a chi, come la sottoscritta, è cresciuta passando i pomeriggi davanti alla tv, sognando Malibu, le luci del palco e quella doppia vita che sembrava impossibile ma, in fondo, così desiderabile.
Quando nel 2006 la sitcom debuttò su Disney Channel, nessuno poteva immaginare che sarebbe diventata uno dei fenomeni pop più importanti degli anni Duemila. Album da record, un film al cinema, tour sold out e una protagonista - Miley Cyrus - destinata a trasformarsi in una delle pop star più influenti della sua generazione.
Lo speciale per il ventesimo anniversario promette di riportarci “là dove tutto è cominciato”. E no, non è solo una questione di memoria: è un evento pensato per celebrare un fenomeno culturale che ha attraversato generazioni, parlando di sogni, trasformazione e libertà di essere più di una sola cosa.
(Continua sotto la foto)
Cosa succederà nello speciale di Hannah Montana
Le informazioni ufficiali parlano di un evento unico, girato davanti a un pubblico in studio, che mescolerà intervista, materiali d’archivio inediti e ricostruzione dei set più iconici della serie. Tra questi, torneranno ambientazioni che sono diventate leggendarie per i fan: il soggiorno della famiglia Stewart e, soprattutto, il celebre armadio di Hannah, il passaggio segreto che trasformava una teenager qualunque in una superstar internazionale.
Il teaser pubblicato su Instagram da Disney+ ha già acceso l’entusiasmo: un’auto vintage con la targa “HM 20” arriva agli studios, in sottofondo risuona The Best of Both Worlds e una figura con stivali neri scende dall’auto.
Il messaggio è chiaro, anche senza bisogno di rivelazioni esplicite: Hannah Montana sta tornando sul palco.
Secondo quanto annunciato, lo speciale includerà anche filmati mai visti prima e momenti che ripercorrono le quattro stagioni della serie; dal debutto fino al finale in cui Miley Stewart decideva di rivelare al mondo la sua doppia identità. Un finale che, all’epoca, aveva segnato la fine di un’era televisiva.
Chi sarà presente
Il cuore dello speciale sarà (ovviamente) Miley Cyrus, che parteciperà a un’intervista esclusiva condotta da Alex Cooper, volto del podcast di successo Call Her Daddy. Un incontro pensato per raccontare non solo la nascita e il successo della serie, ma anche il rapporto complesso e stratificato che Miley ha avuto con il personaggio nel corso degli anni.
Tra i nomi coinvolti nella produzione figurano la stessa Miley, Alex Cooper, il produttore cinematografico Matt Kaplan e Tish Cyrus-Purcell, madre della cantante. Al momento non sono state confermate presenze ufficiali degli altri membri del cast storico, tra cui Billy Ray Cyrus, Emily Osment, Mitchel Musso e Jason Earles, ma l’attenzione dei fan resta altissima su eventuali sorprese.
L’evento è stato descritto come una vera e propria lettera d’amore ai fan, quelli della prima ora e quelli che hanno scoperto la serie più tardi, magari attraverso le piattaforme streaming.
Il commento di Miley Cyrus
Miley Cyrus non ha mai nascosto quanto Hannah Montana abbia rappresentato per lei un punto di partenza fondamentale.
Negli ultimi mesi aveva già anticipato di voler fare qualcosa di speciale per il ventesimo anniversario, definendo la serie l’inizio di tutto ciò che è venuto dopo.
Nel comunicare ufficialmente lo speciale, la cantante ha spiegato che il personaggio resterà sempre parte della sua identità.
«Hannah Montana sarà sempre parte di ciò che sono. Quello che è iniziato come uno show televisivo è diventato un'esperienza condivisa che ha plasmato la mia vita e quella di tantissimi fan, e sarò sempre grata per questo legame», ha dichiarato Miley Cyrus a Disney+.
«Il fatto che significhi ancora così tanto per le persone dopo tutti questi anni è qualcosa di cui sono molto orgogliosa. Questo 'Hannahversary' è il mio modo di celebrare e ringraziare i fan che mi sono stati accanto per 20 anni».
Miley ha anche riflettuto su come, all’inizio, temesse di restare intrappolata nel personaggio. Oggi, invece, guarda a Hannah Montana come a un simbolo di nostalgia positiva, qualcosa che continua a vivere nell’immaginario collettivo senza limitare la sua evoluzione artistica. Senza Hannah, ha ammesso la cantante, probabilmente non esisterebbe la Miley di oggi.
**Miley Cyrus parla di Hannah Montana: «Non è stato facile tornare a essere me (e non lei)»**
Quando e dove potremmo vedere lo speciale di Hannah Montana
Lo speciale dedicato a Hannah Montana debutterà il 24 marzo su Disney+, esattamente vent’anni dopo la messa in onda del primo episodio. Una data simbolica che coincide con l’anniversario ufficiale della serie e che punta a trasformarsi in un evento globale per i fan.
L’uscita in streaming permetterà a spettatori di tutto il mondo di rivivere l’emozione in contemporanea, riportando al centro dell’attenzione uno dei titoli più iconici della storia recente di Disney Channel.
Non si tratta di un reboot né di una nuova stagione, ma di un momento celebrativo che unisce memoria e presente. Il 24 marzo, almeno per una sera, torneremo tutti un po’ a Malibu. E forse, per qualche minuto, sarà di nuovo il “best of both worlds”.
© Riproduzione riservata
Dove hanno girato Love Story? Le location dietro l'amore tra JFK Jr. e Carolyn Bessette

Love Story: John F. Kennedy Jr. & Carolyn Bessette, serie tv in esclusiva su Disney+, mette al centro non solo la relazione tra i due protagonisti, ma i luoghi che ne hanno definito l’immagine.
Con Sarah Pidgeon, Paul Anthony Kelly, il lavoro del produttore esecutivo Brad Simpson e del costumista Rudy Mance, la New York degli anni ’90 viene ricostruita attraverso spazi iconici e fedelmente reinterpretati.
Le location di Love Story
(Continua sotto la foto)
Quando gli spazi diventano racconto
Il loft di Tribeca, passeggiate con il cane Friday, gli uffici minimal di Calvin Klein, i ristoranti storici downtown, i club della nightlife anni ’90, l’appartamento di Jackie sulla Fifth Avenue, il compound di Hyannis Port.
Ogni location costruisce l’immaginario della serie: cemento e vetrocemento, palette neutre, interni stratificati, atmosfere glamour ma misurate.
n Love Story le case, gli uffici e i ristoranti non sono solo scenografie decorative ma strumenti narrativi. Raccontano potere, stile, esposizione mediatica e quell’equilibrio fragile tra privato e pubblico che ha trasformato JFK Jr. e Carolyn Bessette-Kennedy in un’estetica prima ancora che in una coppia.
Lavoro & Minimalismo
Calvin Klein HQ – Carolyn lavorava qui prima di diventare una Kennedy. La serie ricostruisce gli uffici newyorkesi con palette neutra, linee essenziali, superfici in metallo e marmo: un manifesto del minimalismo anni ’90.
Questo spazio riflette lo stile silenzioso e sofisticato di Carolyn, che nasce come icona fashion anche attraverso l’ambiente lavorativo.
Tribeca Glam
Panna II - Nel primo episodio li vediamo a cena in quello che sembra lo storico ristorante indiano dell’East Village, illuminato da fili di lucine colorate. Non è certo che sia stato davvero il loro primo appuntamento, ma la scena restituisce perfettamente l’atmosfera spontanea e giovane della New York di quegli anni.
The Odeon - Brasserie francese aperta nel 1980 a Tribeca. Ritrovo di artisti, scrittori e attori, spesso frequentata anche dal cast di Saturday Night Live. Carolyn adorava l’hamburger con spinaci saltati al posto delle patatine. Perfetto anche per un Martini seguito da doughnuts o profiteroles.
Bubby’s – Brunch spot storico aperto nel 1990. JFK Jr. ordinava oatmeal e café latte, Carolyn preferiva il matzo ball soup o piatti più leggeri. Frequentavano il locale con amici o in coppia, con una presenza discreta ma sempre riconoscibile: un rituale mattutino che racconta la loro quotidianità tra stile e semplicità.
Loft di Tribeca – Gran parte della storia si svolge al 20 North Moore Street. Gli interni sono ricostruiti in studio, rispettando la pianta originale. Cemento, acciaio, vetrocemento e grandi open space: uno stile “fratty” nella realtà, più chic per la serie. Lampade iconiche, tavoli scultorei e sedute vintage raccontano la doppia anima di JFK Jr.: erede di una dinastia politica ma uomo urbano e contemporaneo.
Nightlife & Fashion
Mudville 9 – Dive bar iconico di Tribeca, teatro di feste e party notturni. La coppia vi andava per chiudere la serata dopo cene ed eventi, godendosi il ritmo della città senza eccessi, tra amici e musica dal vivo.
C.O. Bigelow – Storica farmacia di Greenwich Village, dove Carolyn comprava i celebri cerchietti Charles J. Wahba. Piccoli acquisti quotidiani che mostrano la loro vita “normale” tra lavoro e mondanità, sempre con stile impeccabile anche negli spazi più semplici.
I loro ristoranti preferiti (ancora aperti oggi)
Walker’s – Taverna di quartiere aperta nel 1987, accanto al loro loft. Burger leggendario, atmosfera rilassata: un rifugio semplice in una zona già allora in trasformazione.
Nobu – Sushi e cucina giapponese contemporanea firmati Nobu Matsuhisa, fondato con Robert De Niro e Drew Nieporent. Cena sofisticata, luogo perfetto per una coppia raffinata.
Indochine – Ristorante franco-vietnamita di Noho, storico ritrovo fashion. Carolyn vi fu fotografata più volte tra eventi mondani e cene private.
L’appartamento di Jackie Kennedy
Totalmente opposto al minimalismo di Carolyn, con pattern, marmi, tappeti e opere d’arte. La serie alleggerisce l’impatto visivo, scegliendo tonalità cipria, pesca, beige e avorio. Simbolico “passaggio di testimone” tra le due donne più importanti nella vita di John, che non si incontrarono mai.
Hyannis Port: il mito del compound Kennedy
Le riprese si sono svolte a Bellport, Long Island, trasformando una villa sul mare in una versione romantica e cinematografica della residenza storica. Cancello bianco, vialetto in ghiaia, bandiera americana: ogni dettaglio rafforza la dimensione mitica del racconto.
© Riproduzione riservata
John F. Kennedy Jr. e Carolyn Bessette: la loro “Love Story” nella nuova serie su Disney+ vi piacerà, parola nostra

Il 13 febbraio fa il suo debutto su Disney+ con i primi tre episodi Love Story: John F. Kennedy Jr. & Carolyn Bessette. Prodotta dall’uber-prolifico Ryan Murphy (American Horror Story), la serie ripercorre la storia romantica tra l’erede di casa Kennedy, figlio di John Fitzgerald e Jacqueline, interpretato da Paul Anthony Kelly, e Carolyn Bessette, carismatica e talentosa PR che a lungo ha militato al fianco di Calvin Klein. Nella serie Carolyn ha il volto della magnetica Sarah Pidgeon.
Love Story: John F. Kennedy Jr. & Carolyn Bessette inizia dalla fine, per poi tornare indietro al primo incontro tra i due e alla parabola romantica della loro invidiatissima storia. Nella serie ci sono il lavoro di lei per Calvin Klein, le sue passioni, il suo innato talento per la moda, quella spontaneità che farà breccia nel cuore di uno degli scapoli più potenti d’America. Ci sono il peso del cognome di lui, la famiglia, la pressione dei media. C’è New York, spttacolare e bellissima, vissuta nella sua frenesia creativa e nel suo benessere più invidiabile.
Love Story debutta in streaming il 13 febbraio su Disney+ con le prime 3 puntate, seguite da un episodio alla settimana ogni venerdì. Quello dedicato a JFK Jr. e a Carolyn Bessette è il primo capitolo di una nuova serie antologica che rivive, proprio in pieno stile Ryan Murphy, le grandi storie d’America, in questo caso romantiche. La serie è tratta dal libro Once Upon a Time di Elizabeth Beller che, pubblicato ormai un paio di anni fa, ha raccontato diversi dettagli fino ad allora inediti della relazione tra i due.
Di cosa parla Love Story
Quella tra John F. Kennedy Jr. e Carolyn Bessette è stata una storia romantica che ha ammaliato l’America. Lui, figura regale e scapolo d’oro, era già una vera celebrità mediatica quando conosce lei, bellissima e volto noto della New York della moda per essere passata in pochissimo tempo da venditrice a figura creativa di spicco in Calvin Klein.
Lui, assoggettato al suo nome; lei, indipendente e libera. Si conoscono a una festa e scatta subito un amore destinato a essere indissolubile. La loro storia inizia, gli occhi della nazione di catalizzano su di loro, le attenzioni dei media si intensificano rischiando di separarli.
Il tragico epilogo della loro storia romantica è noto - i due moriranno in un incidente in elicottero nel 1999 - ed è qui che il racconto inizia per poi ripercorrerla tutta.
Il peso di essere un Kennedy quando vorresti solo essere “normale”
La passione dei media per JFK Jr. è uno degli elementi su cui la serie mette l’accento. I giornali gli dedicano copertine e qualsiasi cosa faccia è sempre sotto gli occhi di tutti. Sono i media che diventano, in più casi della relazione con Carolyn, un elemento di disturbo e quasi di rottura.
Essere un Kennedy per John è un plus, per i privilegi di cui gode, ma anche un peso. La madre Jaqueline, interpretata dalla sempre eccellente Naomi Watts, suggerisce a più riprese che è una condizione con cui non si può non fare i conti ma che, gli suggerisce, non deve diventare un giogo, soprattutto in amore.
Carolyne Bessette, la moda, Calvin Klein e New York
La serie è una ricostruzione piuttosto fedele e accurata della storia dei due prima, durante e dopo il loro incontro. La parte che più ci coinvolge nella visione è scoprirne il dietro le quinte.
Se la storia personale e gli ambienti che frequenta John rispecchiano il suo status lasciandoci a bocca aperta, la parte più interessante è quella che riguarda Carolyn e il suo lavoro nella moda, tra mansioni, feste, la sua amicizia con Calvin Klein e un modo di vivere New York da favola.
È una serie stilosissima perché loro due lo erano e quindi la riproduzione pressoché fedele dei loro gusti in fatto d’abbigliamento è bastata. Il costumista Rudy Mance - noto collaboratore di Murphy - a proposito, ha affermato di aver cercato pezzi autentici soprattutto per i look di Carolyn, consapevole dell’importanza che gli spettatori avrebbero attribuito alla sua figura e alla coerenza estetica.
A chi piacerà Love Story e perché
Love Story vi piacerà perché è una meravigliosa storia romantica vera e perché racconta un pezzo di storia americana. La coppia Kennedy-Bessette è sempre stata molto in vista e chiacchierata e per questo molto riservata sul proprio lato più intimo e personale.
Rimane celebre la loro scelta di sposarsi con una cerimonia riservatissima (il 21 settembre 1996), alla presenza solo di una cinquantina di invitati a Cumberland Island in Georgia.
Anche dei loro tre anni di matrimonio, tra una passione mai estinta ma anche tanti attriti causati dalla reciproca visibilità, non si è mai saputo moltissimo e questa serie offre uno sguardo completo e senza precedenti sugli accadimenti.
© Riproduzione riservata