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STIFFELIO AL TEATRO REGIO DI PARMA: VISTO PER VOI
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Il sipario si è chiuso sulla stagione 2011/12 del Teatro Regio di Parma con il melodramma in tre atti di Giuseppe Verdi su libretto di Francesco Maria Piave, Stiffelio , con un cast dall’energia stellare, un nuovo allestimento minimalista creato da Guy Montavon (in coproduzione con l’Opéra di Monte-Carlo), e un’interpretazione ben strutturata da parte del direttore d’orchestra Andrea Battistoni.
Le trame verdiane possono essere contorte, ma quella di Stiffelio è sorprendentemente semplice. Bloccata dalla censura quando fu rappresentata per la prima volta al Teatro Grande di Trieste nel 1850, l’opera è ambientata in Austria all’inizio dell’Ottocento. Stiffelio, prete luterano perseguitato per le sue convinzioni religiose, si rifugia nel castello di un seguace, il conte Stankar. Stiffelio sposa Lina, la figlia del conte, ma in sua assenza Lina lo tradisce con un nobile, Raffaele. Stankar scopre il tradimento e progetta di uccidere Raffaele per salvare la reputazione della famiglia, ma all’ultimo momento Stiffelio interviene e risparmia la vita a Raffaele, parlando di clemenza e perdono.
Il direttore Andrea Battistoni ha creato una solida architettura che riecheggiava con precisione la narrazione ricca di tensione. Nel primo atto ha messo in atto dinamiche meticolose. Dopo il crescendo dell’Atto II, l’Atto III è stato un’esplosione di ricche tonalità verdiane accompagnate da un ritmo vivace. Nel complesso, il giovane direttore italiano ha ottenuto grande espressività e sprezzatura dalla piccola orchestra, soprattutto dalla sezione degli ottoni e da quella dei fiati.
A tratti non in sintonia con la bacchetta di Battistoni, il cast è partito in sordina nel primo atto, ma negli atti successivi ha reso una performance molto sentita. Il baritono Roberto Frontali (Stankar) ha una voce di grande profondità, ricca di sfumature. La sua aria del terzo atto, «Ei fugge!», ha evocato l’unico applauso spontaneo della serata, molto meritato, e che è proseguito durante «Qui Raffael verrà!». Ottima anche l’interpretazione di George Andguladze nei panni di Jorg.
Il tenore Roberto Aronica, dotato di una solida presenza scenica, ha interpretato Stiffelio con una voce chiara ed espressiva, penetrante nel piccolo teatro-scrigno (pur con momenti di rochezza nell’Atto I). Il tenore Gabriele Mangione (Raffaele) ha reso un’esecuzione piena di tenerezza e perfetto controllo nell’aria del terzo atto «Opposto è il calle». Lina, interpretata dalla soprano cinese Yu Guanqun, era carente del chiaroscuro necessario per le linee vocali verdiane più emozionanti, ma ha dimostrato di avere una voce agile e malleabile.
Le scenografie minimaliste di Francesco Calcagnini erano un contributo in più alla tensione dell’opera, con soffitti vuoti e arredi minimi. Il regista Guy Montavon ha creato una bellissima illuminazione d’atmosfera, ma l’impostazione statica dei cantanti sul palcoscenico era antiquata e a tratti ostacolava l’azione.
Il Teatro Regio di Parma riaprirà il prossimo ottobre con il Festival Verdi, durante il quale andranno in scena l’Otello e la Battaglia di Legnano. Vale la pena di aspettare. Questo teatro gioiello dimostra ancora una volta che è proprio nella botte piccola che sta il vino più pregiato.




