8 consigli da mettere in pratica per essere più felici a lavoro

Se avete un lavoro full time, di circa 40 ore alla settimana, allora - facendo due conti - passate un terzo della vostra vita al lavoro.
Stiamo parlando di più di 90.000 ore di lavoro nell'arco di una vita, e non è quindi sbagliato dire che il lavoro può avere un enorme impatto sulla qualità della propria vita.
Ecco perché è fondamentale trarre un certo senso di piacere dal proprio lavoro, cercando modi per essere il più felice possibile nelle ore passate in ufficio.
Per alcune persone, avere un ambiente lavorativo amichevole è un requisito essenziale per trarne piacere.
Indipendentemente dagli standard, essere soddisfatti della propria carriera è fondamentale per mantenere l'equilibrio tra "lavoro e vita privata".
Certo, non è sempre facile, ma la chiave è saper combinare buone abitudini lavorative con sane abitudini fuori dall'ufficio.
Con qualche aggiustamento riguardo i nostri comportamenti, possiamo sentirci più felici, più produttivi e più soddisfatti. Volete scoprire la ricetta per il successo e la realizzazione lavorativa (e della vita)?
Ecco come essere più felici a lavoro
**Come capire qual è il tuo lavoro ideale (rispondendo a tre domande)**
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1. L'organizzazione è fondamentale
Una delle cose fondamentali per essere più felici a lavoro è essere organizzati.
Tranquilli, non dovete trasformarvi in Marie Kondo, ma l'organizzazione sul lavoro è importante e ha i suoi vantaggi; al punto che, secondo alcune ricerche, anche solo passare 10 minuti a inizio giornata a organizzare lo spazio di lavoro può aumentare l'energia e la voglia di fare.
Quindi, dedicate qualche minuto della vostra mattinata a riordinare lo spazio di lavoro, eliminando gli oggetti che non usate.
Imparate poi a dare le giuste priorità al vostro carico di lavoro e alle vostre attività, senza procrastinare.
Seguendo questi consigli, gli esperti assicurano che la vostra giornata lavorativa migliorerà immediatamente, e questo si riverserà anche nella vostra vita personale. Essere più felici a lavoro infatti significa anche essere più felici nella vita privata.
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2. Concentratevi su un compito alla volta
Diversi studi hanno dimostrato che il multitasking «fa perde più tempo» e può essere motivo di infelicità tra professionisti a diversi livelli.
Infatti, quando ci si destreggia tra più compiti contemporaneamente, è quasi impossibile dedicare la stessa attenzione a ogni dettaglio, con conseguenti distrazioni.
Per evitare questo problema, e tutto ciò che ne consegue, dobbiamo imparare a concentrarci su un lavoro alla volta.
Date la priorità a ciò che è in cima alla lista di cose da fare e concentratevi sull'affrontare prima le attività più importanti.
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3. Socializzate
Per essere felici a lavoro è fondamentale socializzare con i colleghi.
Instaurare un buon rapporto con coloro con cui passiamo gran parte del nostro tempo può migliorare la propria salute fisica e mentale.
La riprova è scientifica: coloro che socializzano spesso vivono più a lungo e hanno un sistema immunitario più forte per combattere malesseri come raffreddori e influenza.
Quindi, il consiglio è quello di conoscere meglio i propri colleghi, magari interagendo e collaborando a progetti o chiedendo opinioni quando si ha bisogno di aiuto.
Chi è che vorrebbe affrontare un'intera giornata lavorativa senza parlare con nessuno? Le ore passeranno più velocemente e sarà più divertente!
Inoltre, è importante divertirsi con i colleghi dentro e fuori l'ufficio, partecipando a eventi della compagnia o organizzando qualcosa after hour.
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4. Concedetevi delle ricompense
Sapete di aver fatto la vostra parte e di aver dato il meglio di voi in un particolare compito? Ottimo, concedetevi qualche incentivo.
Concedendosi delle ricompense, il cervello elabora emozioni positive, arrivando a realizzare che gli sforzi sul lavoro si traducono in un qualcosa di positivo.
Seguendo continuamente questa pratica, il vostro cervello inizierà a collegare sentimenti di piacere alla realizzazione di un compito o di un obiettivo, e in futuro tutto sarà più facile.
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5. Partite con il piede giusto
Come ci sentiamo al mattino influisce su come ci sentiamo durante il resto della giornata lavorativa.
In alcuni studi, i ricercatori hanno analizzato gli stati d'animo e le prestazioni dei dipendenti di varie aziende, e hanno scoperto che coloro che erano di buon umore al mattino erano anche più produttivi durante il giorno e riferivano di avere interazioni più positive con i clienti/colleghi.
Quindi, un altro consiglio per essere più felici a lavoro è quello di fare qualcosa che vi faccia sentire bene al mattino.
Per esempio, potete prendervi qualche minuto per assaporare il vostro caffè mattutino, facendo effettivamente un pausa piuttosto che berlo leggendo le mail. Oppure prendete un po' d'aria fresca, facendo magari due passi prima di entrare in ufficio.
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6. Non restate fuori dal giro
Sentirsi in disparte, o sapere di non avere determinate informazioni che altri colleghi hanno, può farci sentire insoddisfatti e sottovalutati.
Il trucco è non aspettare che qualcuno venga da voi e riempia questo vuoto, ma andare a caccia di ciò che si vuole.
Per esempio, invece di aspettare di scoprire cosa sta succedendo all'interno dell'azienda per cui lavorate, cercate in modo pro-attivo le informazioni di cui avete bisogno per svolgere il vostro lavoro e prendere decisioni importanti.
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7. Chiedete continui feedback
Ricevere feedback è predittivo della felicità e della soddisfazione lavorativa.
A dimostrarlo svariate ricerche che hanno evidenziato che i datori di lavoro o i supervisori che offrono regolarmente feedback ai propri dipendenti e riconoscono gli sforzi da essi fatti hanno più successo nell'avere un team di lavoro felice.
Ricevere feedback può infatti fornire un rinforzo positivo che fa sentire apprezzati, oppure può colmare eventuali lacune che di conseguenza vi aiuteranno a svolgere il lavoro nel migliore dei modi.
Se non ricevete feedback regolari dal vostro supervisore, iniziate a essere pro-attivi nel richiederli. Parlate con il vostro capo e chiedetegli un riscontro del vostro impegno alla fine di grandi progetti, oppure parlate con i colleghi o i clienti.
Più feedback si ricevono, più è probabile che abbiate successo nel vostro lavoro. Il che poi aumenterà il vostro senso di felicità.
**Non smettete di fare colloqui (anche se avete un lavoro)**
8. Adottate un atteggiamento positivo
L'inarrestabile progresso tecnologico e il continuo miglioramento delle condizioni di vita ci hanno incoraggiato a pensare che abbiamo diritto a una vita facile e confortevole.
Ma la realtà delle cose è spesso diversa: la vita è intrinsecamente incerta, ed è impossibile non avere mai una giornata no o non provare sentimenti negativi.
Prendendo ciò in considerazione, è comunque bene ricordarsi che bisogna avere un approccio positivo alla vita.
Certo è sbagliato non accettare che ci siano problemi o rifiutare fatti scomodi. Ma possiamo, e dobbiamo, scegliere di non concentrarci sul negativo a scapito del positivo.
Abbiamo bisogno di essere pienamente in contatto con la realtà per una felicità a lungo termine.
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Perché tutti stanno postando foto e trend del 2016

Il 2026 è il nuovo 2016.
Sicuramente già visto questa frase sulle vostre bacheche social, soprattutto su Instagram e TikTok. Utenti che stanno rispolverando foto, filtri, look e riferimenti dell’anno che ora sembra un’epoca d’oro digitale: il 2016.
Non si tratta solo di una semplice tendenza, di un salto nel passato per gioco, ma di una riflessone culturale, che racconta come molti stiano guardando indietro con nostalgia verso un tempo percepito come più semplice, spontaneo e autentico.
Ma cosa significa davvero il trend 2016 e perché sta prendendo piede proprio ora? Ecco la risposta.
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Che cos’è il trend del 2016
“2026 is the new 2016” è un movimento di nostalgia digitale che sta spopolando sui social da inizio anno. Gli utenti condividono foto e video risalenti a dieci anni fa, spesso con filtri vintage o estetiche che ricordano i primi anni dell’era smartphone, come effetti sgranati e selfie con filtri di Snapchat.
L’hashtag #2016 è tornato virale e conta milioni di post, mentre molte clip includono riferimenti alla cultura pop di quel periodo; dalla mania di Pokémon Go alle hit musicali che definivano l’estate, fino all’abbigliamento iconico con skinny jeans, maxi orecchini, chokers.
Come e perché è nato questo fenomeno
Alla base di questo boom nostalgico ci sono diversi fattori. In primo luogo, il 2016 segna un periodo che molti ricordano come spensierato, soprattutto rispetto all’attuale contesto globale e digitale più frenetico e complesso.
Esperti di social media e cultura digitale sottolineano che per molti utenti, soprattutto millennial e parte della Gen Z, il 2016 rappresenta un tempo precedente alla saturazione degli algoritmi, alla pubblicità invasiva e alla cooptazione dei social da parte dell’intelligenza artificiale. La piattaforma stessa (Instagram, ovviamente) era meno curata, più casual. Un luogo di condivisione semplice piuttosto che uno spazio di branding personale.
Proprio per questo, in un periodo in cui le notizie globali sembrano sempre più pesanti e le piattaforme digitali più performative che mai, guardare al passato è diventato un modo per ritrovare leggerezza e autenticità.
Una nostalgia che va oltre le immagini
Il ritorno al 2016 non è solo un tuffo nei vecchi selfie con filtri: è una risposta emotiva a un presente percepito come frammentato e iper-curato.
Secondo gli esperti di comunicazione, infatti, molti utenti ricordano quel periodo come un’epoca in cui la condivisione era spontanea, l’estetica meno meditata e l’esperienza digitale più leggera, prima delle dinamiche algoritmiche che oggi dominano ogni feed.
La nostalgia si esprime in modo lieve e giocoso, ma al tempo stesso intenso, perché non riguarda solo la memoria personale: riporta in vita un’epoca in cui i social (Instagram in particolare) erano meno performativi, meno perfezionati e più “reali”.
E mentre le conversazioni sulla nostalgia virtuale continuano a dominare i social, c’è chi invita a non dimenticare che il 2016 non era perfetto; e che ogni epoca, per quanto ricordata con affetto, ha le sue complessità. Ma forse è proprio nell’idea di semplicità che tanti stanno trovando, oggi, un piccolo spazio di conforto.
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Una nuova collezione di IKEA prova a guarirci dallo stress facendoci giocare

Storing is boring, a meno che non si usi il gioco per farlo. Lo ha dimostrato Mary Poppins schioccando le dita, lo proclama Ikea a ogni nuova collezione. E ancora di più oggi che lancia GREJSIMOJS, una linea che proprio dal gioco prende spunto per realizzare prodotti che piacciano sia ai grandi che ai piccoli.
33 pezzi dedicati all'importanza del gioco come migliore alleato contro lo stress - una ricerca dell’IKEA Play Report ha dimostrato infatti che il gioco aiuta a ridurre lo stress e stimolare creatività e curiosità anche negli adulti.
Da lì la trasformazione degli oggetti di uso comune in elementi divertenti, che si tratti di un gattino porta oggetti, un pouf che al suo interno nasconde uno spazio di archiviazione (e dei denti da mostro) o di un cactus appendiabiti su cui lanciare il cappello al rientro a casa come un cowboy nei saloon.
O, ancora: cuscini a forma di peluche o colorati e impilabili uno sull'altro, casse bluetooth a forma di porcellino, soprammobili che si montano e smontano per creare forme e animali diversi.
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La collezione è nata da un appello aperto ai designer: immaginate una casa divertente, che lo sia per i bambini ma anche per i grandi.
Hanno risposto in 20 designer, e le creazioni di 12 di loro sono poi diventate questi 33 prodotti che due anni dopo quell'appello arriveranno nei negozi Ikea di tutto il mondo.
Per realizzarla, i designer hanno reinterpretato gesti e giochi dell'infanzia trasformandoli in oggetti utili quanto divertenti.
«Le nostre giornate sono piene di cose da fare, ricordare, sbrigare. Il nostro intento è stato quello di alleggerire parte di quello stress, cercando di sostituire ai piccoli momenti stressanti piccoli momenti di svago. Tuo figlio entra in casa e butta per terra giacca e cappello? Forse se la sfida è quella di lanciare il cappello sul braccio di un cactus come fosse un cowboy non lo farà più. Riordinare ti annoia? Vedere i denti all'interno di un pouf che si rivelano potrebbe regalarti un sorriso», ci spiega Maria Törn, Range Area Manager di Ikea, «vogliamo che il gioco diventi parte integrante della casa».
E in effetti la collezione, con cui abbiamo giocato che abbiamo visto dal vivo in anteprima, ti porta davvero a giocare.
O ad accarezzare la testa di una lampada a forma di giraffa seduta, che si accende e si spegne schiacciandole il naso.
«Abbiamo visto che la collezione avrebbe funzionato quando abbiamo notato che gli stessi designer si affezionavano ai prodotti che c'erano in ufficio», racconta Akanshka Deo, una delle designer della collezione.
«Ogni prodotto Ikea viene fatto testare nelle case dei dipendenti, per verificarne la qualità, la comodità e il funzionamento, ma in questo caso anche prima di entrare nelle case il feedback era chiaro: chi passava di fianco a una scrivania dove c'era una lampada a forma di cagnolino non poteva fare a meno di accarezzarla».
In questo caso, poi, il test è stato fatto fare anche ai bambini, a cui è stato chiesto di interagire con i prodotti per verificarne la funzionalità.
«Per un adulto il gioco non è più intuitivo come lo è per un bambino mentre volevamo che questi prodotti lo fossero per consentire anche agli adulti di ottenerne i benefici», spiega Maria Törn.
«Anche la scelta dei colori rivela la doppia destinazione dei prodotti: non colori primari ma la loro variante più sabbiosa o elaborata: i cuscini impilabili hanno volontariamente dei toni che piacciono ai bambini ma che stanno bene nelle stanze degli adulti», riprende Akanshka Deo, «proprio perché la destinazione di questa collezione non è necessariamente la stanza dei bambini, ma è un invito per tutti a giocare».
La collezione GREJSIMOJS, che si pronuncia come se le J fossero I (greisimois) e che in svedese significa più o meno piccola cosa divertente, o oggettino divertente, sarà in vendita nei negozi IKEA e online a febbraio 2026
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Come coltivare la resilienza: 7 pratiche per affrontare la vita con più forza e leggerezza

Nel lessico del benessere contemporaneo c’è una parola che torna con insistenza: resilienza. Non perché sia di moda, ma perché risponde a un bisogno concreto. Viviamo in un tempo segnato da cambiamenti rapidi, incertezze diffuse e una stanchezza che non è solo fisica ma anche, e soprattutto, mentale.
E così, più che cercare soluzioni drastiche o trasformazioni improvvise, cresce il desiderio di costruire una forza diversa: meno appariscente, ma più stabile.
Parlare oggi di resilienza significa interrogarsi su come affrontiamo gli imprevisti, lo stress quotidiano, le fasi di passaggio e tutto quanto la vita ci mette davanti. Non si tratta di “tenere duro” a tutti i costi, ma di sviluppare strumenti interiori che permettano di adattarsi, recuperare, ripartire.
Una competenza che non è innata, ma che si può coltivare nel tempo, attraverso abitudini consapevoli e pratiche alla portata di tutti.
Cos’è la resilienza e perché è così importante
La resilienza non è una parola astratta o una moda del momento: è la capacità di affrontare eventi stressanti o difficili e di uscirne con maggiore consapevolezza. Non significa essere immuni alle difficoltà, ma imparare a gestirle con strumenti che potenziano la tranquillità mentale e l’adattamento emotivo. È un processo dinamico che cresce con l’esperienza, la riflessione e la cura di sé, e che ci rende capaci di guardare avanti anche quando il cammino si fa accidentato.
Ecco allora sette pratiche che aiutano a rafforzare la resilienza e a vivere le difficoltà con maggiore equilibrio e lucidità.
**Il vero segreto della felicità è la resilienza: cos’è e come allenarla**
(Continua sotto la foto)
1. Coltivare una mentalità di crescita
Avere una mentalità di crescita significa vedere gli ostacoli non come muri invalicabili, ma come opportunità di apprendimento. Invece di pensare “non sono capace”, si impara a dire “sto imparando”.
Questa prospettiva riduce l’ansia, incentiva la curiosità e alimenta la resilienza perché sposta l’attenzione dal fallimento alla scoperta. Alcune strategie includono abbracciare consapevolmente le imperfezioni, accettare critiche costruttive, prendere rischi calcolati e dare a se stessi il tempo di lavorare attraverso le sfide.
2. Prendersi cura di sé con amore
La cura di sé non è un lusso, è una necessità per costruire resilienza. Prendersi cura del corpo e della mente significa individuare ciò che ci nutre davvero (che sia un bagno caldo, una camminata nel parco o semplicemente dieci minuti di respiro profondo) e farne una priorità.
Fondamentale è anche definire limiti sani: dire no quando serve, ascoltare la propria stanchezza e dare valore al riposo. Strategie semplici come tenere un diario delle emozioni, seguire un’alimentazione equilibrata, dormire bene e praticare attività fisica regolare contribuiscono a consolidare un equilibrio profondo.
3. Scegliere obiettivi realistici
Un altro ingrediente della resilienza è la capacità di porsi obiettivi raggiungibili. Suddividere una grande ambizione in piccoli passi concreti permette non solo di registrare progressi reali, ma anche di costruire fiducia in sé stessi. Se il vostro obiettivo è correre una 5 km, ad esempio, non aspettatevi di riuscirci subito: iniziate invece con brevi tratti, celebrate ogni passo avanti e concedetevi la pazienza di crescere gradualmente.
Questo approccio trasforma la frustrazione in motivazione e fa sentire ogni piccolo successo come un mattone solido nella costruzione della vostra resilienza.
4. Accettare il cambiamento con flessibilità
La vita raramente va esattamente come programmato. Accettare che il cambiamento e l’incertezza fanno parte della quotidianità aiuta a rispondere alle difficoltà con meno tensione.
Piuttosto che arrabbiarsi con ciò che sfugge al controllo, provate quindi a vedere il quadro generale e a mantenere uno sguardo flessibile. Imparate a riconoscere i pensieri rigidi, come “non ce la farò mai”, e a sostituirli con frasi più aperte e sostenibili. Coltivare speranza, anche nei momenti complessi, è uno dei modi migliori per rafforzare la resilienza emotiva.
5. Sviluppare capacità di problem solving
Essere resilienti significa anche affrontare gli ostacoli con efficacia. Allenare il problem solving implica costruire una “cassetta degli attrezzi” mentale: imparare a identificare chiaramente un problema, esplorare possibili soluzioni, provarle e valutare i risultati.
Mantenere la calma, chiedere aiuto quando serve e ricordarsi che la prima idea non è sempre la migliore sono tutti comportamenti che aumentano la fiducia nelle proprie risorse. Questo processo, se praticato nel tempo, genera una resilienza più solida e consapevole.
6. Integrare mindfulness e meditazione nella quotidianità
Mindfulness e meditazione non sono rituali complicati, ma modi per ricentrarsi e rafforzare la presenza mentale. Essere consapevoli del momento presente - mentre cucinate, camminate o respirate profondamente - aiuta a ridurre l’ansia e a regolare le emozioni.
La meditazione, sia guidata che libera, favorisce il rilassamento e promuove una maggiore chiarezza mentale. Che scegliate una passeggiata meditativa, yoga dolce o cinque minuti di respiro profondo, integrare queste pratiche nella routine quotidiana favorisce una resilienza che parte dal cuore e arriva alla mente.⁵
7. Tenere un diario e riflettere
Scrivere i propri pensieri, le emozioni e le esperienze è uno strumento potente per aumentare la consapevolezza di sé e coltivare resilienza. Non è necessario essere scrittori: basta annotare ciò che si prova al mattino, elencare le preoccupazioni per liberare la mente la sera o tenere un diario di gratitudine.
Riflettere su ciò che avete imparato dagli eventi della giornata aiuta a riconoscere i vostri progressi e a dare un senso anche alle difficoltà, trasformandole in lezioni preziose.
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Perché quando c’è la luna piena dormiamo male

È vero che quando c’è la luna piena dormiamo male?
La domanda si ripropone ogni mese, accompagnata da notti insonni, risvegli frequenti e la sensazione di non aver riposato davvero. Ma al di là delle credenze popolari, esistono spiegazioni scientifiche che aiutano a capire perché il plenilunio venga spesso associato a un sonno più leggero e irregolare.
Tra ritmi circadiani e fattori psicologici, il legame tra luna piena e qualità del riposo è meno misterioso di quanto sembri. Ve lo spieghiamo qui.
**C'è la Luna piena! 5 cose da fare (e 3 da non fare)**
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