Frutti di bosco: la porzione da mangiare al giorno secondo i nutrizionisti
La porzione standard di frutta indicata dalle Linee Guida per una sana alimentazione italiana del CREA è di circa 150 grammi, da consumare tre volte al giorno. Dentro questo “budget” quotidiano, i frutti di bosco possono giocare un ruolo interessante, soprattutto se vi piace l’idea di un alleato colorato per cuore, pelle e linea.
Negli ultimi anni alcuni studi hanno persino ipotizzato che più porzioni di frutti di bosco al giorno possano aiutare il peso forma e l’invecchiamento sano grazie ai flavonoidi. Il punto è capire quanto di tutto questo è realtà quotidiana e come tradurlo in ciotole e cucchiai, senza esagerare con zuccheri e aspettative.
Frutti di bosco: cosa sono davvero
Con “frutti di bosco” non si indica un’unica famiglia botanica, ma un gruppo di piccoli frutti che condividono habitat e caratteristiche nutrizionali. In pratica, quelli che in natura trovereste nel sottobosco o nelle macchie di vegetazione più fresca e ombreggiata.
Rientrano nel gruppo: fragoline di bosco, lamponi, more di rovo, mirtilli neri e rossi, ribes rosso e nero, uva spina. In versione “allargata” si citano spesso anche more di gelso, amarene e bacche di sambuco.
Dal punto di vista nutrizionale appartengono al VI e VII gruppo degli alimenti, cioè quelli particolarmente ricchi di vitamina C. Ma non si fermano qui: portano con sé fibre, acqua, sali minerali, zuccheri in prevalenza sotto forma di fruttosio e una quantità notevole di sostanze fenoliche ad azione antiossidante.
Proprietà nutrizionali e benefici per la salute
Le tabelle nutrizionali italiane mostrano che 100 grammi di frutti di bosco apportano in media tra 30 e 50 calorie. Sono composti per circa l’85-90% di acqua e forniscono da 2 a oltre 5 grammi di fibre, a seconda del tipo (lamponi e more sono tra i più ricchi).
Gli zuccheri sono presenti in quantità moderata, quasi tutti come fruttosio. Per confronto, una ciotolina da 150 grammi di frutti di bosco semplici resta generalmente sotto le calorie di molti biscotti “light”, offrendo però un effetto saziante migliore grazie alle fibre.
Sul fronte micronutrienti spicca la vitamina C, con valori che possono superare i 40-50 milligrammi per 100 grammi in ribes e more. Sono presenti anche vitamine del gruppo B, vitamina E in alcune specie, e sali minerali come potassio, fosforo, calcio e una quota di ferro.
Il vero motivo della loro fama sono però i polifenoli: antocianine (responsabili di blu e viola di mirtilli e more), flavonoidi, tannini, fitosteroli. Numerosi studi evidenziano che queste molecole contribuiscono a ridurre lo stress ossidativo e l’infiammazione di basso grado, con possibili effetti protettivi su cuore e circolazione.
I mirtilli sono spesso citati per il sostegno al microcircolo e ai capillari dell’occhio; i ribes per l’azione diuretica e depurativa; lamponi e more per il contenuto di vitamina C, E e betacarotene. In generale, l’elevata quota di fibre aiuta la regolarità intestinale, modula l’assorbimento degli zuccheri e contribuisce al controllo del colesterolo insieme ai fitosteroli.
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Quanti frutti di bosco mangiare al giorno
Secondo le Linee Guida per una sana alimentazione italiana, una porzione di frutta fresca equivale a circa 150 grammi. Per i frutti di bosco questo significa una ciotolina colma, o una tazza abbondante.
Le raccomandazioni parlano di circa tre porzioni di frutta al giorno per un adulto sano. I frutti di bosco possono rappresentare una di queste porzioni quotidiane in modo tranquillo. In pratica: una porzione al giorno va benissimo per la maggior parte delle persone, anche tutti i giorni, se il resto della dieta è equilibrato.
In alcuni periodi potete arrivare a due porzioni al giorno, ad esempio una a colazione nello yogurt e una a merenda. L’importante è che rientrino nel totale delle tre porzioni di frutta, senza aggiungere succhi zuccherati o marmellate molto dolci nella stessa giornata.
Quelle “tre porzioni di frutti di bosco al giorno” di cui si legge spesso derivano da studi sui flavonoidi e sulla composizione del grasso corporeo, ma non sono linee guida ufficiali. Possono essere uno spunto per aumentare il consumo di frutta colorata, non una promessa di dimagrimento automatico.
Per chi ha diabete tipo 2, i frutti di bosco sono spesso preferibili ad altra frutta più zuccherina, proprio per il miglior rapporto tra fibre e zuccheri. In questo caso la regola prudente è restare su una porzione al giorno, inserita nel piano dei carboidrati concordato con il medico o il nutrizionista.
Nei bambini la porzione può scendere a 80-100 grammi. In gravidanza e allattamento vanno benissimo, purché si presti attenzione alle allergie e alla corretta igiene, soprattutto se surgelati.
Allergie, sicurezza e piccoli avvertimenti
Fragoline di bosco, fragole e alcune more contengono salicilati e sono alimenti istamino-liberatori. In chi soffre di allergie, orticaria o asma legata ai salicilati è meglio valutare con il medico quantità e frequenza, iniziando da porzioni molto piccole.
Dal punto di vista igienico, in passato in Italia sono stati segnalati episodi di epatite A legati a frutti di bosco surgelati importati. Il virus è termolabile: la cottura riduce il rischio, mentre il semplice risciacquo non basta. Se usate frutti di bosco surgelati in preparazioni a crudo, conviene scegliere marchi con filiera ben tracciata; per dessert e coulis, la bollitura è la strada più sicura.
Chi soffre di iperuricemia o gotta deve considerare che grandi quantità di fruttosio possono peggiorare il quadro. In questi casi, meglio non superare una porzione di frutti di bosco al giorno e valutare con lo specialista l’intera quota di zuccheri della dieta.
Per chi ha il colesterolo alto, invece, la combinazione di fibre e fitosteroli li rende un alleato interessante. A patto, sempre, di non trasformarli in scusa per panna montata, zucchero a pioggia e frollini a volontà. La magia sta nella ciotola semplice di frutti colorati, inserita con regolarità nel vostro menu.
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