Cosa mangiare quando si ha il raffreddore per stare meglio e guarire prima

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Dagli agrumi alle spezie: ecco cosa mangiare quando si ha il raffreddore per combattere i sintomi e sostenere il sistema immunitario

Sebbene purtroppo non esista nessuna “cura miracolosa” per il raffreddore, alcuni alimenti possono contribuire ad alleviarne i sintomi e rendere meno fastidioso il recupero.

Infatti, alcuni di questi cibi possono aiutare a idratarsi, altri a ridurre l’infiammazione, e altri ancora a supportare il sistema immunitario.

Ecco allora una guida pratica per scoprire quali cibi scegliere (ma anche quali evitare) quando si ha il raffreddore; così da migliorare il benessere con un pizzico di attenzione a tavola.

**Influenza e raffreddore si tengono lontani con questi food e superfood**

Cosa mangiare (e cosa no) quando si ha il raffreddore

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Gli alimenti da portare in tavola quando si ha il raffreddore

Zuppa di pollo

La zuppa di pollo non è solo una vecchia tradizione, ma una delle migliori scelte quando si ha il raffreddore. Questo piatto, ricco di nutrienti e facile da digerire, offre il doppio vantaggio di idratare e di contribuire alla riduzione dell’infiammazione.

L’ingrediente segreto che aiuta il recupero? La cisteina, un amminoacido che aiuta a fluidificare il muco, facilitando la respirazione e alleviando la congestione. Senza contare che un bel piatto fumante può anche donare una sensazione di comfort e benessere, il che non guasta mai quando ci si sente debilitati.

Agrumi

Arance, pompelmi e mandarini sono amici fidati contro il raffreddore. La loro ricchezza di vitamina C aiuta il sistema immunitario a tenere testa ai virus, e alcuni studi indicano che un aumento dell’assunzione di questa vitamina durante il raffreddore può ridurne leggermente la durata.

Chi non è fan degli agrumi può optare per il kiwi, che contiene quasi il doppio della vitamina C rispetto a un’arancia.

Mangiare frutta fresca quando si è malati aiuta anche a mantenersi idratati, un aspetto cruciale per combattere il raffreddore.

Latte e derivati 

Molte persone evitano di assumere latticini quando hanno il raffreddore, temendo che questi cibi possano aumentare la produzione di muco. In realtà, non esistono prove scientifiche a supporto di questa teoria.

Yogurt e latte, infatti, forniscono proteine e calcio essenziali per il recupero. Non solo: i probiotici presenti nello yogurt sono noti per supportare la salute intestinale, importante per il sistema immunitario. Quando si è malati, infatti, il microbioma intestinale gioca un ruolo chiave nel combattere le infezioni e mantenersi in forma.

Peperoncino

Un po’ di peperoncino può fare miracoli per alleviare i sintomi del raffreddore. La capsaicina, il composto che conferisce ai peperoncini il loro sapore piccante, aiuta a liberare i passaggi nasali e fluidificare il muco, facilitando la respirazione.

Non solo: la capsaicina possiede anche proprietà analgesiche leggere, quindi può aiutare a lenire il mal di gola. 

Miele

Il miele è un potente alleato naturale contro il raffreddore, grazie alle sue proprietà antimicrobiche e lenitive. Oltre a calmare la gola irritata, questo dolce alimento crea anche uno strato protettivo che riduce i fastidi legati alla tosse.

Inoltre, i suoi antiossidanti aiutano a ridurre l’infiammazione e a sostenere la riparazione dei tessuti. Il miele di Manuka, in particolare, è considerato il più efficace per le sue proprietà antimicrobiche specifiche, anche se ha un costo superiore rispetto ad altre varietà.

Aglio

L’aglio è noto per le sue proprietà antivirali e antibatteriche, rendendolo un ottimo alleato nella lotta contro il raffreddore. Contiene allicina, un composto capace di sostenere il sistema immunitario stimolando la produzione di globuli bianchi. 

Banane

Le banane sono un alimento particolarmente indicato durante il raffreddore, grazie alla loro capacità di fornire energia rapidamente e senza affaticare la digestione. Ricche di potassio, vitamine e fibre, questo frutto aiuta a bilanciare i fluidi nel corpo e sostiene la funzione immunitaria.

La fibra delle banane, inoltre, promuove una buona salute intestinale, favorendo un recupero più rapido.

Zenzero

Da secoli lo zenzero è utilizzato come rimedio naturale per vari malanni, incluso il raffreddore. Il gingerolo, un composto bioattivo presente nello zenzero, possiede proprietà antinfiammatorie e antiossidanti che aiutano a ridurre il mal di gola e l’infiammazione.

Infine, lo zenzero è noto per alleviare la nausea, quindi può essere un valido supporto anche quando il raffreddore porta con sé un senso di nausea o malessere generale.

Noci, semi e frutta secca

Quando si è raffreddati e non si ha molta fame, noci, semi e frutta secca possono fornire nutrienti preziosi senza bisogno di grandi quantità. Ricchi di vitamine, minerali e fibre, aiutano a mantenere idratato il corpo e supportano la salute del microbioma intestinale, fondamentale per un sistema immunitario forte.

Non solo: frutta secca e semi di qualsiasi tipo sono anche ottime scelte per uno spuntino pratico e salutare.

Curry

Il curry rappresenta un vero mix di ingredienti che agiscono contro i sintomi del raffreddore, come aglio, zenzero e peperoncino; ognuno dei quali offre proprietà antinfiammatorie, antimicrobiche e decongestionanti.

Se non si ha la forza di preparare più pietanze, un piatto di curry può racchiudere tutto il necessario per aiutare il corpo a combattere il raffreddore.

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Gli alimenti da evitare quando si ha il raffreddore 

Alcol

L’alcol non è amico del raffreddore. Bevande alcoliche contribuiscono infatti alla disidratazione e possono aumentare l’infiammazione, compromettendo il sistema immunitario già indebolito.

Meglio sostituire i liquori di fine pasto con una tisana calda al limone, miele e zenzero dagli effetti lenitivi.

Caffeina

Anche la caffeina è da consumare con moderazione quando si ha il raffreddore. Tra le altre cose, essendo uno stimolante, la caffeina aumenta la produzione di urina, contribuendo alla disidratazione e rendendo così il muco più difficile da espellere.

Ridurre il caffè e preferire tè alle erbe aiuta a mantenere un livello di idratazione ottimale e favorisce il riposo, essenziale per una pronta guarigione.

Zuccheri

Gli zuccheri semplici, come quelli contenuti in snack dolci e bevande energetiche, possono causare picchi e cali di energia, non ideali quando si è già debilitati dal raffreddore.

Meglio allora optare per alimenti integrali che aiutano a mantenere stabile il livello di zucchero nel sangue.

Cibi fritti

I cibi fritti, ricchi di grassi e difficili da digerire, causano infiammazione e possono affaticare l’apparato digestivo. Quando si è raffreddati e influenzati è meglio scegliere piatti leggeri e nutrienti, in grado di offrire energia senza sovraccaricare il corpo.

Cibi salati

Anche i cibi troppo salati sono da evitare durante il raffreddore. Questo perché il sale causa ritenzione idrica e disidratazione, ostacolando il corpo nella sua capacità di liberarsi del muco in eccesso. Sostituire il sale con erbe aromatiche e spezie permette di gustare i piatti senza appesantirsi.

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Cioccolata, salmone e... 5 cibi da mangiare contro la tristezza

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Dalla cioccolata calda al pesce azzurro: ecco cosa mangiare per essere più felici e contrastare la tristezza invernale

A volte per migliorarsi l'inverno basta sapere cosa mangiare per essere più felici.

Con le giornate corte e il freddo pungente, infatti, l’umore può risentirne più di quanto pensiamo. Non è solo una sensazione passeggera: per molte persone l’inverno porta con sé stanchezza mentale, malinconia e una sorta di rallentamento emotivo che gli esperti chiamano winter blues (cioè tristezza invernale).

La buona notizia è che, accanto a uno stile di vita equilibrato, anche ciò che mettiamo nel piatto può fare la differenza nel nostro umore. 

L’alimentazione, infatti, non influisce solo sul corpo ma ha un ruolo diretto anche sul benessere mentale, sull’energia e sulla stabilità dell’umore. Alcuni cibi, più di altri, possono infatti diventare veri alleati nei mesi più bui dell’anno.

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Cosa mangiare per essere più felici

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Cioccolata calda fatta in casa

Il cioccolato viene inserito istintivamente al primo posto quando si cerca cosa mangiare per essere più felici - giustamente: non è solo una coccola, ma un alimento con effetti positivi documentati sull’umore. Consumarlo con moderazione può aiutare a sentirsi più sereni grazie alla sua ricchezza di polifenoli, potenti antiossidanti che contribuiscono a ridurre i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress.

Inoltre, il cacao è una fonte naturale di prebiotici, fibre che nutrono il microbiota intestinale: un intestino in salute è sempre più spesso associato a un miglior equilibrio emotivo.

Per beneficiare di queste proprietà, è importante scegliere cioccolato con almeno l’85% di cacao e limitarsi a piccole quantità quotidiane, meglio ancora se sotto forma di una cioccolata calda preparata in casa, calda e avvolgente.

Salmone e pesce azzurro

Il pesce grasso è uno degli alimenti più studiati per il benessere mentale. Salmone, sgombro, sardine e trota sono ricchi di omega-3, acidi grassi essenziali per il funzionamento del cervello.

Questi nutrienti hanno proprietà antinfiammatorie e interagiscono con i neurotrasmettitori coinvolti nella regolazione dell’umore. Inserire una o due porzioni di pesce azzurro a settimana può aiutare a contrastare la sensazione di apatia e affaticamento mentale tipica dei mesi invernali.

Per chi non ama il pesce, una valida alternativa può essere rappresentata da noci e semi di chia, anch’essi fonti vegetali di omega-3.

Cereali integrali

Pane integrale, avena, riso integrale, quinoa e farro sono spesso sottovalutati, ma svolgono un ruolo chiave nel supporto del benessere mentale. I cereali integrali sono ricchi di fibre, vitamine del gruppo B e antiossidanti, nutrienti fondamentali per il sistema nervoso.

Contengono inoltre triptofano, un amminoacido necessario per la produzione di serotonina, l’ormone che contribuisce alla sensazione di felicità. Grazie al loro basso indice glicemico, rilasciano energia in modo graduale, evitando i picchi e i cali che possono influire negativamente sull’umore.

Inserirli regolarmente nei pasti aiuta a sentirsi più equilibrati e concentrati durante la giornata.

Frutti di bosco

Mirtilli, lamponi e more sono un concentrato di benefici. Ricchi di flavonoidi, aiutano a proteggere il cervello dallo stress ossidativo e dall’infiammazione, due fattori collegati anche ai disturbi dell’umore.

Forniscono vitamina C e fibre, utili per la regolazione della glicemia e dell’energia mentale. Le ricerche suggeriscono che i mirtilli, in particolare, possano supportare memoria e concentrazione, aiutando a contrastare la tipica tristezza invernale.

Consumati sotto forma di composta calda, magari a colazione o come dessert leggero, diventano un alleato ideale durante l’inverno.

Frutta secca e granola

Mandorle, noci, anacardi e pistacchi sono una fonte preziosa di grassi buoni, vitamine e minerali fondamentali per il cervello. La frutta secca contiene triptofano, magnesio e vitamine del gruppo B, tutti nutrienti coinvolti nei meccanismi che regolano l’umore.

Consumata con regolarità, in quantità moderate, può contribuire a migliorare la risposta allo stress e a sostenere le funzioni cognitive.

Inserita in una granola fatta in casa, diventa una colazione nutriente e appagante, perfetta per iniziare le giornate invernali con più energia.

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«Non tutte le barrette proteiche fanno bene, ecco come sceglierle»: parola agli esperti

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Le barrette proteiche non sono tutte uguali. Gli esperti ci spiegano come riconoscere quelle che fanno bene da quelle che sono solo snack

Negli ultimi anni, specie per chi fa una vita sportiva, la ricerca di proteine è diventata una piacevole ossessione. Così, il mondo dei cibi a base proteica si sono diffusi enormemente, creando un'offerta vastissima di barrette proteiche dove sembra quasi impossibile trovare quelle davvero salutari.

Il loro essere in formato “snack” le ha portate con successo ovunque: dalle farmacie (che per primi le hanno adottate) ai supermercati, fino addirittura ai negozi di articoli da regalo e igiene per la casa.

Le barrette proteiche sono un oceano nel quale è facile perdersi, per questo abbiamo gettato un salvagente chiedendo a figure con grande esperienza nel campo (nella nutrizione con grande vita sportiva) per comprendere meglio cosa scegliere quando le compriamo, partendo subito a gamba tesa su tutto ciò che sarebbe meglio evitare.

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barrette proteiche da evitare

Quali sono le barrette proteiche da evitare?

«La prima importante “red flag” è il contenuto proteico» ci racconta la dietista Elisa Rosso «se navighiamo sotto i 15 grammi di proteine per barretta, non è così proteica, è quindi più che altro uno snack». L’altro aspetto da considerare sono gli zuccheri. «Se ne trovate più di 10 o 12 grammi in totale di zuccheri, che equivale già a un cucchiaio di zucchero, c’è già di certo un rapporto poco equilibrato». È concorde anche il nutrizionista sportivo Marco Tancredi, che sottolinea l’importanza di guardare sempre ai grammi totali di prodotto: «È importante fare attenzione al peso della barretta, guardando i valori percentuali, facendo occhio poi che non abbia un’alta dose di grassi, in genere sopra il 10%. Farei attenzione anche all’eccessiva presenza di sciroppi che rendono il prodotto più gustoso, ma meno utile allo scopo».

Vanno bene anche per chi non fa fitness?

Tendenzialmente sì. Ma se usati come “alternativa rapida” a spuntini in mancanza di alternative. «Chi per vari motivi ha bisogno di un surplus di proteine, può usarlo come approccio d’emergenza» racconta Elisa Rosso «ma spesso ne fanno uso persone che magari non fanno sport ma che hanno bisogno di prendere peso, magari concentrando l’uso di barrette in un periodo specifico dell'anno. Con l’aiuto di uno specialista, si va a inquadrare ogni singola posizione. «Può essere molto utile a chi è non più giovanissimo» racconta Marco Tancredi «in modo tale da tutelare la tonicità muscolare e alcuni processi fisiologici dovuti all’avanzare dell’età, a prescindere che faccia sport o meno».

quali barrette proteiche scegliere

Da quali valori ingredienti si riconosce una barretta di valore?

«È importante controllare l’origine delle proteine: possono essere di origine animale, come le proteine del siero del latte o dall’uovo, oppure di origine vegetale, come quelle che arrivano dai legumi e dalla frutta secca» spiega Marco Tancredi. «La barretta va guardata in base al “valore” che può dare a noi che la mangiamo: ad esempio se una persona è in definizione per "vedere" meglio la propria muscolatura, non consiglierei una barretta con più di 250 calorie o magari considererei una possibilità che molti escludono, ovvero quello di mangiarne solo metà» chiarisce Elisa Rosso.

Le barrette proteiche più “sane” sono quelle meno buone?

«Supponendo che una barretta sia come la stiamo descrivendo finora, ovvero con pochi zuccheri e pochi grassi, ecco, magari potrebbe risultare meno golosa. Ma la domanda da farsi è un’altra e la trovo più interessante» spiega Marco Tancredi «non è che forse il sapore di una barretta risulta buono o cattivo se le nostre abitudini alimentari sono buone o cattive? È chiaro che una persona abituata a ingerire cibi molto zuccherati e molti grassi, troverà alcune barrette meno buone». «Il mercato delle barrette è sconfinato, basta fare un po’ di tentativi e saper scegliere, anche perché è molto soggettivo» chiarisce invece Elisa Rosso «ormai però ci sono barrette equiparabili a dolci veramente dolci in termini di gusto, pur essendo molto più contenuti negli zuccheri, quindi basta provare».

migliori barrette proteiche

Qual è la differenza con le barrette energetiche?

«Se parliamo di barrette energetiche» spiega Marco Tancredi «sono tendenzialmente ricche di carboidrati e spesso sono utilizzate da chi fa endurance, ovvero attività sportiva per un tempo prolungato, integrando per non avere cali di energie. Mangiarle durante l’allenamento fornisce energia sul breve e medio termine e permettono di non avere cali di zuccheri». «Consiglio di fare attenzione alle barrette non proteiche che magari si pongono come “barrette light” o “sostitutive del pasto”» racconta Elisa Rosso «spesso queste barrette “vestite per la dieta” hanno pochissimi nutrienti utili. Se bisogna fare attenzione a quelle proteiche, bisogna fare ancora più attenzione a quelle che non lo sono».

Se le barrette proteiche sono poco digeribili

«Le proteine del latte isolate o idrolizzate sono in genere quelle più assimilabili» spiega Elisa Rosso «ma la differenza vera, anche se è un discorso soggettivo, la fanno i dolcificanti. Lo dico perché alcuni tipi di dolcificanti, in base alle quantità, potrebbero diventare lassativi. Quindi io spesso prediligo quelli con zucchero o miele rispetto ai dolcificanti che finiscono in -oli, ma ovviamente è sempre personale. A quel punto meglio una barretta digeribile anche se meno “leggera”: la tolleranza intestinale è un fattore importante».

barrette proteiche se non fai sport

Si possono fare da soli?

«Assolutamente sì» spiega Marco Tancredi «si possono fare con fiocchi d’avena, proteine del siero del latte, burro di arachidi o mandorle, latte e miele. Ci sono parecchie ricette davvero valide on line, vale la pena fare dei tentativi». «È molto più facile fare quelle da “endurance”, da integrare negli allenamenti lunghi, fatte con avena, riso soffiato, datteri, frutta secca o essiccata, tritati con il miele e conservate in frigo» spiega Elisa Rosso «quelle proteiche possono essere fatte addirittura anche con l’albume. Diciamo che è un ottimo modo per risparmiare e avere controllo sugli ingredienti, quindi perché non provare?»

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In cerca di ricette sfiziose per Natale (e non solo)? Idee e miti da sfatare sul Cotechino Modena IGP

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Il piatto delle Feste per eccellenza vi stupirà: ecco perché.

Non è Capodanno senza il Cotechino con le lenticchie, un abbinamento tradizionale che, se mangiato alla mezzanotte, si dice porti fortuna e prosperità per l'anno nuovo.

Ma allora perché concederselo solo durante le Feste? Il Cotechino Modena IGP è un ottimo prodotto italiano che si presta perfettamente anche a ricette gourmet, da servire non solo durante la stagione fredda, soprattutto perché meno calorico di quanto si pensi.

In cerca di ricette sfiziose per Natale (e non solo)? Idee e miti da sfatare sul Cotechino Modena IGP

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Ogni anno, arriva puntuale il momento di scegliere il menu per il pranzo di Natale e il cenone di Capodanno. L’usanza (ma anche l’indubitabile bontà e gusto) vuole che il Cotechino sia sempre e comunque presente a tavola e, per abitudine, siamo soliti proporlo con i classici abbinamenti lenticchie e purea di patate. 

Ma per stupire parenti e amici sappiate che ci sono ricette raffinate e innovative che combinano insieme tradizione e modernità.

Proprio il Consorzio di tutela Zampone e Cotechino Modena IGP – che oggi conta 13 aziende, tra i principali produttori dei due prodotti insigniti dell’ambito riconoscimento “Indicazione Geografica Protetta” – ha deciso di lanciare una sfida ai consueti luoghi comuni.

E così, grazie al coinvolgimento dello chef Luca Marchini del ristorante stellato L’erba del Re di Modena, sono venuti fuori piatti insoliti e originali come il Cotechino croccante accompagnato con zabaione semi salato, cipolle all’aceto balsamico di Modena ed emulsione oppure la Pasta all’uovo con un ragù di Zampone, fondo bruno e cioccolato fondente.

Ricette che fanno venire l’acquolina ancora prima di sentire il profumino che sprigionano in pentola e – ottima notizia! – contrariamente ai pregiudizi, si possono gustare senza grandi sensi di colpa. Sì perché il Cotechino ha meno calorie di quanto si pensi: un etto corrisponde a circa 250 calorie, un apporto inferiore a quello di un piatto di pasta scondita ed equivalente a quello di una mozzarella. 

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Altro mito da sfatare: il colesterolo è presente in quantità simili a quello contenuto nel pollo o nella spigola e comunque inferiori a quelle presenti in tanti alimenti che consumiamo abitualmente come le uova, frutti di mare o formaggio grana.

Questo prodotto dalla lunga storia e tradizione – una miscela di carni suine ottenute dalla muscolatura striata, grasso suino, cotenna, sale e pepe intero e/o a pezzi – rispetto al passato, ha visto ridursi il contenuto di grassi e sodio e oggi è in linea con i suggerimenti della moderna scienza nutrizionale.

Lo dicono gli esperti, e in particolare le recenti analisi dell’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (ex INRAN ora CREA NUT): il Cotechino non solo ha un elevato contenuto di proteine nobili e un moderato contenuto di grassi (perché persi in parte con la cottura) ma anche più grassi insaturi rispetto a quelli saturi ed è ricco di vitamine del gruppo B e di minerali, soprattutto ferro e zinco.

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Si tratta poi di un prodotto costantemente controllato proprio perché tutelato da un Consorzio, ormai attivo da oltre 20 anni, che ne garantisce la produzione nel territorio previsto dal disciplinare (Modena, Ferrara, Ravenna, Rimini, Forlì-Cesena, Bologna, Reggio Emilia, Parma, Piacenza, Cremona, Lodi, Pavia, Milano, Varese, Como, Lecco, Bergamo, Brescia, Mantova, Verona e Rovigo), secondo l’originale e tradizionale ricetta (determinati ingredienti, proporzioni e spezie) e rispettando precise caratteristiche qualitative (colore, sapore e soprattutto un contenuto minimo di proteine e massimo di grassi).

E poi, ultimo ma non per importanza, da considerare la velocità di preparazione di questo piatto. Quanto quella di un piatto di pasta, tra ebollizione e cottura: proprio così. Grazie al packaging in alluminio della versione precotta, che richiede una cottura in acqua bollente, ci vogliono solo 20 minuti. Quindi, cos’altro aspettare? Se già state sognando un bel piatto di Cotechino fumante, il conto alla rovescia è già partito e da questo momento avrete meno di un quarto d’ora per sbizzarrivi!

Se volete cimentarvi in ricette alternative con il Cotechino Modena IGP – un prodotto la cui origine risale addirittura al Cinquecento – potete consultare la sezione ricette del sito web del Consorzio con un’ampia serie di proposte che vanno dal brunch all’aperitivo. 

Pubblicazione finanziata con la Legge Regionale dell’Emilia-Romagna n. 16/95