Ecco perché dovreste preferire la colazione salata a quella dolce

Il mondo si divide in due: da una parte chi non si alza dal letto senza la prospettiva di una colazione dolce (e poco importa che si tratti di cappuccino con cornetto, yogurt con miele e frutta, o caffè e biscotti), dall'altra il team colazione salata.
In Italia la maggioranza per tradizione propende per la prima, mentre all'estero è più frequente la seconda, ma oggi sempre più studi suggeriscono che preferire una colazione salata, ricca di proteine e grassi sani, possa portare numerosi benefici all'organismo, soprattutto se paragonata alla classica colazione zuccherina.
Ma perché, esattamente, dovremmo preferire la colazione salata? Scopriamolo insieme.
**Le 5 regole della colazione perfetta**
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5 motivi per cui la colazione salata fa bene
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1. La colazione salata aiuta a tenere sotto controllo la glicemia
Uno dei motivi principali per cui gli esperti consigliano la colazione salata riguarda la gestione della glicemia.
Al mattino, dopo una lunga notte di digiuno, il nostro corpo è molto sensibile agli zuccheri. Una colazione dolce, quindi, provoca un rapido innalzamento della glicemia, seguito da un altrettanto rapido calo, che può portare a stanchezza, irritabilità e voglia di cibi poco salutari.
Mangiare qualcosa di salato, invece, grazie alla presenza di proteine e grassi sani, aiuta a mantenere stabili i livelli di zucchero nel sangue, prevenendo i picchi glicemici che causano sbalzi di energia durante la giornata.
Gli esperti sottolineano come un livello stabile di glicemia fin dal mattino non solo aiuti a prevenire il malumore e la stanchezza, ma anche a ridurre il rischio di sviluppare disturbi metabolici come il diabete di tipo 2.
2. Dà un maggiore senso di sazietà
A differenza di una colazione dolce, che spesso ci lascia affamati poco dopo, una colazione salata è in grado di garantire un maggiore senso di sazietà. Questo accade grazie alla combinazione di proteine e grassi, che sono più lenti da digerire rispetto ai carboidrati semplici.
Mangiare, ad esempio, un’omelette con formaggio, pomodori e avocado non solo vi fornirà un buon apporto energetico, ma vi farà sentire pieni e soddisfatti per ore.
Inoltre, la colazione salata aiuta a mantenere un livello costante di energia durante la mattinata, evitando il tipico calo che si può verificare dopo una colazione zuccherina, spesso accompagnato da una fame nervosa che ci spinge a mangiare cibi poco sani.
3. È un’opzione più nutriente
Gli esperti suggeriscono che una colazione salata è generalmente più nutriente rispetto alla sua versione dolce. Infatti, molti cibi salati, come le uova, il formaggio e le verdure, sono ricchi di nutrienti essenziali per la nostra salute, tra cui vitamine, minerali, antiossidanti e fibre. In contrasto, le colazioni dolci, soprattutto quelle ricche di zuccheri raffinati, spesso mancano di sostanze nutritive fondamentali per il nostro organismo.
Una colazione salata non solo è una scelta più completa, ma offre anche un apporto proteico maggiore, fondamentale per la crescita e il recupero muscolare, oltre a fibre che favoriscono il buon funzionamento dell’intestino.
4. La colazione salata ha un impatto positivo sul cervello
Un altro motivo per cui preferire il salato al mattino riguarda la salute del nostro cervello. Gli esperti spiegano che l’assunzione di zuccheri al mattino, soprattutto se sotto forma di cibi altamente processati, può aumentare il rischio di infiammazione cerebrale e alterare la funzione cognitiva.
Questi picchi glicemici sono dannosi per i neuroni, che possono andare incontro a stress ossidativo, glicazione e resistenza all’insulina. Il risultato? Un calo delle capacità cognitive, come la memoria e la concentrazione, e un maggiore rischio di malattie neurodegenerative nel lungo periodo.
Optando per una colazione salata, ricca di proteine e grassi sani, non solo eviterete questi picchi glicemici, ma contribuirà anche alla protezione del cervello, riducendo il rischio di infiammazione e migliorando la vostra capacità di concentrarvi e pensare chiaramente durante la giornata.
5. È adatta a chi ha problemi con gli zuccheri
Molte persone sono particolarmente sensibili agli zuccheri, più di altre, e potrebbero per questo riscontrare effetti collaterali dopo una colazione dolce; come fame improvvisa, stanchezza o irritabilità. Questi fastidi sono spesso causati dai picchi glicemici che si verificano quando si consuma uno zucchero raffinato al mattino.
Al contrario, la colazione salata aiuta a mantenere i livelli di zucchero nel sangue stabili, evitando il rapido aumento e il successivo calo energetico che può farci sentire affaticati e affamati poco dopo il pasto.
Non c'è bisogno di eliminare completamente i dolci, ma una colazione salata può rappresentare una scelta più equilibrata, soprattutto per chi ha bisogno di una carica duratura sin dal mattino.
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«Questi sono i cibi che migliorano l'umore», parola della scienza

Quante volte ci capita di avere giornate no; spesso quando la concentrazione sul lavoro vacilla, la voglia e la determinazione di fare qualcosa, qualsiasi cosa, calano e l’irritabilità aumenta senza un motivo preciso.
Non sempre è questione di grandi problemi o eventi traumatici. A volte il nostro equilibrio emotivo dipende da fattori molto più quotidiani; come il sonno, il livello di stress e, sì, anche ciò che mettiamo nel piatto.
Negli ultimi anni la scienza ha chiarito sempre di più quanto il legame tra alimentazione e benessere mentale sia profondo. Il cervello, infatti, ha bisogno di nutrienti specifici per funzionare al meglio, regolare gli ormoni e sostenere la produzione dei neurotrasmettitori legati al buon umore.
Non esistono cibi miracolosi capaci di cambiare l’umore in un istante, ma esistono scelte alimentari che, inserite con costanza nella routine, possono aiutare a sentirsi più stabili, energiche e centrate.
Ecco allora 10 alimenti da portare in tavola per nutrire corpo e mente.
**5 cose da fare in cucina per essere sempre di buonumore**
Buon umore e alimentazione: gli alimenti da inserire nella dieta
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Cioccolato fondente
La voglia di qualcosa di dolce quando siamo giù di tono non è solo un capriccio. Il cioccolato fondente, soprattutto quello con almeno l’85% di cacao, è ricco di polifenoli e antiossidanti che contribuiscono a ridurre il cortisolo, l’ormone dello stress. Inoltre, contiene prebiotici che favoriscono la salute del microbiota intestinale, sempre più considerato un alleato del benessere psicologico.
Una piccola porzione al giorno (circa 30 grammi) può trasformarsi in un gesto di piacere che sostiene il buon umore senza eccessi.
Salmone e pesce azzurro
Salmone, sgombro, sardine e aringhe sono fonti preziose di omega-3, grassi essenziali che svolgono un ruolo chiave nella salute cerebrale. Gli omega-3 hanno proprietà antinfiammatorie e interagiscono con i neurotrasmettitori legati alla regolazione dell’umore.
Inserire una o due porzioni di pesce azzurro alla settimana aiuta a sostenere concentrazione ed equilibrio emotivo, favorendo una sensazione di stabilità e benessere.
Pane e cereali integrali
I cereali integrali, dall’avena al riso integrale, sono ricchi di fibre, vitamine del gruppo B e triptofano, un amminoacido necessario per la produzione di serotonina, il cosiddetto “ormone della felicità”. Grazie al loro basso indice glicemico, rilasciano energia in modo graduale, evitando sbalzi che possono incidere sull’irritabilità.
Colazioni e pranzi a base di integrali rappresentano una base solida per sostenere il buon umore durante la giornata.
Frutti di bosco
Mirtilli, lamponi e fragole non sono solo colorati e deliziosi, ma anche ricchi di flavonoidi, sostanze che proteggono il cervello dallo stress ossidativo. I mirtilli, in particolare, sono stati associati a un miglioramento della memoria e della concentrazione.
Una porzione al giorno, magari sotto forma di composta fatta in casa o aggiunta allo yogurt, è un modo semplice per unire gusto e benessere.
Frutta secca
Mandorle, noci, pistacchi e anacardi sono piccoli concentrati di nutrienti. Contengono grassi mono e polinsaturi utili al cervello, oltre a magnesio, vitamina E e triptofano. Consumare circa 40 grammi di frutta secca cinque volte a settimana contribuisce a proteggere la funzione cognitiva e a favorire una maggiore resilienza allo stress.
In questo senso, una manciata come snack pomeridiano può aiutare a mantenere il buon umore anche nei giorni più impegnativi.
Semi di chia e lino
Per chi non ama il pesce, semi di chia e semi di lino rappresentano un’ottima alternativa vegetale agli omega-3. Il loro contributo alla salute del microbiota intestinale rafforza il legame tra intestino e cervello, sostenendo l’equilibrio emotivo.
Possono essere aggiunti a smoothie, yogurt o insalate e offrono anche un buon apporto di fibre.
Yogurt e kefir
Gli alimenti fermentati come yogurt naturale e kefir contengono probiotici che favoriscono la diversità del microbiota. Un intestino in equilibrio è associato a minori livelli di ansia e a una migliore regolazione dell’umore.
Inserire quotidianamente una porzione di questi prodotti può contribuire a creare le condizioni ideali per sentirsi più leggeri anche mentalmente.
Uova
Spesso sottovalutate, le uova sono una fonte completa di proteine e contengono colina, una sostanza importante per la funzione cerebrale. Forniscono anche vitamina D, fondamentale soprattutto nei mesi con meno esposizione solare.
Una colazione salata o un pranzo che includano uova può sostenere energia e lucidità, due elementi che influiscono direttamente sulla percezione del benessere.
Verdure a foglia verde
Spinaci, cavolo riccio e bietole apportano folati e magnesio, nutrienti coinvolti nella regolazione del buon umore. Una carenza di folati è stata associata a sintomi depressivi, motivo per cui integrare queste verdure nella dieta quotidiana può avere un impatto significativo.
Saltate in padella o aggiunte a zuppe e insalate, sono un alleato prezioso per il buon umore.
Acqua e tè verde
Anche l’idratazione gioca un ruolo fondamentale per il buon umore. Una lieve disidratazione può influire negativamente su concentrazione e tono emotivo.
Bere circa due litri di acqua al giorno aiuta a mantenere il cervello attivo. Il tè verde, inoltre, contiene L-teanina, un amminoacido che favorisce rilassamento e attenzione.
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Le fibre sono il segreto per restare in forma e in salute: vi spieghiamo come mangiarne di più

Per assicurarsi una buona salute è fondamentale sapere come mangiare più fibre.
Questo perché le fibre sono preziose per il corretto funzionamento dell’organismo: aiutano a eliminare le sostanze di scarto in eccesso che se si accumulano e favoriscono gonfiore e chili in più.
In più, hanno un’eccezionale azione saziante. Danno un maggiore senso di pienezza al pasto e di conseguenza, fanno mangiare di meno.
Prolungano inoltre la sazietà e contrastano gli attacchi di fame, a tutto vantaggio della linea e della salute.
Un consumo regolare di fibre nella dieta aiuta infatti a stare alla larga dal sovrappeso e dall'insorgenza del diabete di tipo 2, delle malattie cardiovascolari e da tanti altri disturbi.
Le fibre, in particolare quelle solubili, sono delle ottime alleate del buonumore.
Hanno un'azione prebiotica: nutrono i batteri buoni che favoriscono la salute dell'intestino, che è coinvolto a sua volta nella produzione di serotonina, l'ormone della felicità.
Ecco le dritte e gli abbinamenti migliori per mangiare più fibre
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Per mangiare più fibre non fatevi mai mancare verdura e frutta
Per consumare a tavola più fibre la prima mossa da seguire consiste nel mangiare più verdura, in particolare quella a foglia verde, come spinaci, bietola, lattuga.
Anche la frutta di stagione, meglio ancora se biologica ne è una buona fonte.
Mele e pere bio, per esempio, possono essere consumate con tutta la buccia, che ne è ricca.
Al posto dei succhi consumate frutta intera
La frutta intera rispetto a quella in versione succo contiene fibre.
Spremute ed estratti invece ne sono privi perché la polpa rimane nell'apparecchio.
Hanno poi più zuccheri semplici facilmente assimilabili dall'organismo.
Abbinate i cereali integrali ai legumi
Sono entrambi fonte di fibre che agevolano il senso di pienezza.
Rallentano infatti la velocità dello svuotamento gastrico e rallentano l’assorbimento degli zuccheri e dei grassi e gli attacchi di fame improvvisi.
Mangiate la pasta con le verdure
La pasta integrale contiene una piccola quota di fibre.
Per potenziarne l’effetto saziante abbinatela alle verdure di stagione che ne sono particolarmente ricche.
Rallentano l’assorbimento degli zuccheri e assicurano un maggiore senso di sazietà.
Aggiungete la frutta secca alle insalate
Mandorle, noci e in generale la frutta secca a guscio contengono fibre solubili e insolubili, alleate della salute.
Le prime hanno un’azione prebiotica: favoriscono la crescita dei batteri buoni intestinali.
Le fibre insolubili invece hanno effetti positivi sulla regolarità dell’intestino.
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10 ristoranti italiani da provare a Milano

Se sognate i sapori genuini dei (buoni) ristoranti italiani Milano ha di che farvi contenti.
Laboratorio gastronomico in costante movimento, Milano tiene comunque molto alle sue origini e ai sapori della tradizione e accanto ai grandi classici che hanno fatto la storia della ristorazione cittadina, nascono nuovi progetti capaci di riportare al centro il valore della cucina italiana fatta bene, delle ricette di casa e delle materie prime.
Ecco una selezione di ristoranti italiani a Milano da provare, tra locali di recente apertura e indirizzi iconici, posti da segnare in agenda per chi cerca autenticità, identità e qualità.
I ristoranti italiani a Milano da provare
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Veramente
Nel cuore di Brera nasce il progetto firmato da Gianmarco Venuto e Filippo Sironi, già founder de Il Mannarino. Il payoff “Abitudini Italiane” racconta perfettamente lo spirito del locale: un luogo pensato per far sentire gli ospiti a casa, tra atmosfere da salotto anni Settanta e Ottanta, cucina ampia a vista e piatti che parlano di memoria collettiva.
In carta si trovano grandi classici come la parmigiana di melanzane, gli spaghettoni alla Nerano con provolone del Monaco (buonissimi), i pici fatti in casa al ragù mantecati al tavolo e l’arancina alla milanese ripiena di ossobuco e gremolada. E poi i dolci, fatti in casa. Alla prima visita d'obbligo il gelato alla vaniglia servito dal carrello e personalizzabile con crunch e topping.
Via Palermo, 11
Sandì
In zona Città Studi si trova una delle aperture più interessanti e recenti di questi ultimi mesi. Un progetto coerente, curato nei dettagli e nella proposta gastronomica. La cucina attinge alle tradizioni regionali italiane con una dichiarata influenza francese. Tra i piatti più riusciti spiccano la zuppa imperiale con aringa affumicata, la tarte di cipolle con puntarelle, la verza ripiena di maiale e gamberi e il cordon bleu di lombata. La formula pranzo rende il locale particolarmente competitivo anche nei giorni feriali.
Via Francesco Hayez, 13
CreDa
CreDa nasce dall’incontro tra Crescenzo Morlando e Dario Pisani, due chef campani che hanno trasformato la cucina partenopea in un progetto gastronomico riconoscibile. L’atmosfera è informale, con banco gastronomia e sala dal gusto rétro, tra stoviglie d’epoca e dettagli recuperati nei mercatini. In menu spiccano piatti simbolo come parmigiana di melanzane, friarielli, polpette al ragù di “nonna Maria”, la celebre pasta e patate e la pasta “con voto”, arricchita dai ricci di mare. Tutto è disponibile anche da asporto, senza perdere identità e qualità.
Via Orti, 12
Trattoria all'Antica
Un nome che è già una dichiarazione d’intenti. Trattoria All’Antica riporta in primo piano la cucina italiana tradizionale, fatta di porzioni generose, ricette riconoscibili e un’atmosfera che privilegia la convivialità. Il ristorante si trova a due passi dal parco Solari, quasi ad angolo con quella via Savona che ha visto nascere e morire nel giro di poco tanti locali. La cucina di Lucio Conti, però, sa il fatto suo. Qui si viene per mangiare piatti rassicuranti, preparati con rispetto delle stagioni e delle materie prime, in un contesto che conserva il sapore delle trattorie di una volta, reinterpretato con sobrietà contemporanea. Un menù stampato ogni giorno, con alcune proposte fisse come la cotoletta - alta, con l'osso - e il risotto e altre che variano a seconda della disponibilità e qualità del prodotto. E una lista dei vini da enoteca specializzata.
Via Montevideo, 4
Al Vecchio Porco
Un’osteria lombarda dichiaratamente carnivora, dove il maiale diventa protagonista anche nell’arredo, tra oggetti a tema, scritte ironiche e atmosfera calda. Al Vecchio Porco è un'istituzione in città, qui capita spesso di incontrare volti noti che cercano un rifugio in cui sentirsi a casa. Gli ingredienti punta su piatti tradizionali ben eseguiti: salumi di qualità, risotti stagionali, paste rustiche e secondi di carne costruiscono una proposta concreta e coerente. La taverna sotterranea è ideale per cene conviviali e occasioni speciali.
Via Messina, 8
Speciale Osteria
Una trattoria in chiave contemporanea, dall'ambiente curato ma che mette subito a proprio agio. Uno staff cordiale ed efficiente e una cucina sincera e curata. Il menù è stagionale, con alcuni piatti sempre disponibili e altri che cambiano durante l'anno. Ad accomunarli, l'idea che la tradizione possa essere sempre attuale pur senza snaturarla. Dai pizzoccheri alle tagliatelle al ragù, dal galletto alla guancia - tenerissima - fino ai dolci. Nei dessert si riassume la cura per i dettagli e l'autenticità di questo locale: cannoncini alla crema serviti su un trenino di legno, il tiramisù cremosissimo portato al tavolo e servito direttamente con una sorta di cazzuola, la tarte tatin d'altri tempi.
Via Pastrengo, 11
St. Ambroeus
St. Ambroeus tra i ristoranti italiani a Milano è senza dubbio uno dei nomi simbolo della tradizione. Un indirizzo che attraversa generazioni mantenendo uno stile riconoscibile, fatto di eleganza discreta e cucina italiana borghese. Tra colazioni iconiche, pranzi di lavoro e piatti storici, resta una tappa obbligata per chi cerca un’esperienza classica, curata e senza tempo.
Corso Giacomo Matteotti, 7
Trattoria del Ciumbia
In via Fiori Chiari, nel cuore di Brera, si trova questo locale che rappresenta uno dei primi investimenti - riusciti - di Leonardo Maria Del Vecchio nella ristorazione. Un luogo che unisce design e tradizione. Il progetto di interni firmato Dimorestudio richiama le storiche trattorie milanesi degli anni Sessanta, tra boiserie in noce, bancone in peltro e dettagli rétro. In cucina l’executive chef Paolo Rollini propone una lettura contemporanea della tradizione lombarda: risotto alla monzese, costoletta alta, trippa, lumache valtellinesi, insieme a reinterpretazioni come la lasagnetta al bollito e i mondeghili in foglia di verza.
Via Fiori Chiari, 32
Autem
Gli spaghetti in bianco più buoni che vi capiterà di mangiare (a Milano, ma non solo). Autem lavora sull’equilibrio tra tecnica e identità, da sempre tratti distintivi della cucina dello chef Luca Natalini. Il progetto ruota intorno a una cucina italiana moderna, pulita nei sapori e precisa nelle esecuzioni, con grande attenzione alla qualità degli ingredienti e alla costruzione dei piatti. L’ambiente è essenziale ed elegante, con la cucina a vista e all'ingresso, ad accogliere i commensali. Un menù che, salvo alcuni piatti come gli spaghetti in bianco, appunto, cambia continuamente nel rispetto della stagionalità e reperibilità degli ingredienti. Una scelta che fa sì che ogni cena (o pranzo) da Autem possa essere un'esperienza sempre diversa.
Via Serviliano Lattuada, 2
Il Luogo di Aimo e Nadia
Un’istituzione della cucina italiana contemporanea. Il Luogo di Aimo e Nadia rappresenta uno dei massimi esempi di alta cucina legata al territorio e alla biodiversità italiana. La filosofia del ristorante si fonda sulla valorizzazione delle eccellenze regionali, raccontate attraverso piatti che uniscono ricerca, tecnica e memoria gastronomica. Una tradizione che gli chef Alessandro Negrini e Fabio Pisani portano avanti con consapevolezza, esperienza e passione. Un’idea di eleganza sobria e profonda, che ha reso questo indirizzo un punto di riferimento internazionale.
Via Privata Raimondo Montecuccoli, 6
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«Non tutte le barrette proteiche fanno bene, ecco come sceglierle»: parola agli esperti

Negli ultimi anni, specie per chi fa una vita sportiva, la ricerca di proteine è diventata una piacevole ossessione. Così, il mondo dei cibi a base proteica si sono diffusi enormemente, creando un'offerta vastissima di barrette proteiche dove sembra quasi impossibile trovare quelle davvero salutari.
Il loro essere in formato “snack” le ha portate con successo ovunque: dalle farmacie (che per primi le hanno adottate) ai supermercati, fino addirittura ai negozi di articoli da regalo e igiene per la casa.
Le barrette proteiche sono un oceano nel quale è facile perdersi, per questo abbiamo gettato un salvagente chiedendo a figure con grande esperienza nel campo (nella nutrizione con grande vita sportiva) per comprendere meglio cosa scegliere quando le compriamo, partendo subito a gamba tesa su tutto ciò che sarebbe meglio evitare.
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Quali sono le barrette proteiche da evitare?
«La prima importante “red flag” è il contenuto proteico» ci racconta la dietista Elisa Rosso «se navighiamo sotto i 15 grammi di proteine per barretta, non è così proteica, è quindi più che altro uno snack». L’altro aspetto da considerare sono gli zuccheri. «Se ne trovate più di 10 o 12 grammi in totale di zuccheri, che equivale già a un cucchiaio di zucchero, c’è già di certo un rapporto poco equilibrato». È concorde anche il nutrizionista sportivo Marco Tancredi, che sottolinea l’importanza di guardare sempre ai grammi totali di prodotto: «È importante fare attenzione al peso della barretta, guardando i valori percentuali, facendo occhio poi che non abbia un’alta dose di grassi, in genere sopra il 10%. Farei attenzione anche all’eccessiva presenza di sciroppi che rendono il prodotto più gustoso, ma meno utile allo scopo».
Vanno bene anche per chi non fa fitness?
Tendenzialmente sì. Ma se usati come “alternativa rapida” a spuntini in mancanza di alternative. «Chi per vari motivi ha bisogno di un surplus di proteine, può usarlo come approccio d’emergenza» racconta Elisa Rosso «ma spesso ne fanno uso persone che magari non fanno sport ma che hanno bisogno di prendere peso, magari concentrando l’uso di barrette in un periodo specifico dell'anno. Con l’aiuto di uno specialista, si va a inquadrare ogni singola posizione. «Può essere molto utile a chi è non più giovanissimo» racconta Marco Tancredi «in modo tale da tutelare la tonicità muscolare e alcuni processi fisiologici dovuti all’avanzare dell’età, a prescindere che faccia sport o meno».
Da quali valori ingredienti si riconosce una barretta di valore?
«È importante controllare l’origine delle proteine: possono essere di origine animale, come le proteine del siero del latte o dall’uovo, oppure di origine vegetale, come quelle che arrivano dai legumi e dalla frutta secca» spiega Marco Tancredi. «La barretta va guardata in base al “valore” che può dare a noi che la mangiamo: ad esempio se una persona è in definizione per "vedere" meglio la propria muscolatura, non consiglierei una barretta con più di 250 calorie o magari considererei una possibilità che molti escludono, ovvero quello di mangiarne solo metà» chiarisce Elisa Rosso.
Le barrette proteiche più “sane” sono quelle meno buone?
«Supponendo che una barretta sia come la stiamo descrivendo finora, ovvero con pochi zuccheri e pochi grassi, ecco, magari potrebbe risultare meno golosa. Ma la domanda da farsi è un’altra e la trovo più interessante» spiega Marco Tancredi «non è che forse il sapore di una barretta risulta buono o cattivo se le nostre abitudini alimentari sono buone o cattive? È chiaro che una persona abituata a ingerire cibi molto zuccherati e molti grassi, troverà alcune barrette meno buone». «Il mercato delle barrette è sconfinato, basta fare un po’ di tentativi e saper scegliere, anche perché è molto soggettivo» chiarisce invece Elisa Rosso «ormai però ci sono barrette equiparabili a dolci veramente dolci in termini di gusto, pur essendo molto più contenuti negli zuccheri, quindi basta provare».
Qual è la differenza con le barrette energetiche?
«Se parliamo di barrette energetiche» spiega Marco Tancredi «sono tendenzialmente ricche di carboidrati e spesso sono utilizzate da chi fa endurance, ovvero attività sportiva per un tempo prolungato, integrando per non avere cali di energie. Mangiarle durante l’allenamento fornisce energia sul breve e medio termine e permettono di non avere cali di zuccheri». «Consiglio di fare attenzione alle barrette non proteiche che magari si pongono come “barrette light” o “sostitutive del pasto”» racconta Elisa Rosso «spesso queste barrette “vestite per la dieta” hanno pochissimi nutrienti utili. Se bisogna fare attenzione a quelle proteiche, bisogna fare ancora più attenzione a quelle che non lo sono».
Se le barrette proteiche sono poco digeribili
«Le proteine del latte isolate o idrolizzate sono in genere quelle più assimilabili» spiega Elisa Rosso «ma la differenza vera, anche se è un discorso soggettivo, la fanno i dolcificanti. Lo dico perché alcuni tipi di dolcificanti, in base alle quantità, potrebbero diventare lassativi. Quindi io spesso prediligo quelli con zucchero o miele rispetto ai dolcificanti che finiscono in -oli, ma ovviamente è sempre personale. A quel punto meglio una barretta digeribile anche se meno “leggera”: la tolleranza intestinale è un fattore importante».
Si possono fare da soli?
«Assolutamente sì» spiega Marco Tancredi «si possono fare con fiocchi d’avena, proteine del siero del latte, burro di arachidi o mandorle, latte e miele. Ci sono parecchie ricette davvero valide on line, vale la pena fare dei tentativi». «È molto più facile fare quelle da “endurance”, da integrare negli allenamenti lunghi, fatte con avena, riso soffiato, datteri, frutta secca o essiccata, tritati con il miele e conservate in frigo» spiega Elisa Rosso «quelle proteiche possono essere fatte addirittura anche con l’albume. Diciamo che è un ottimo modo per risparmiare e avere controllo sugli ingredienti, quindi perché non provare?»
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