Grazia Phygital Awards 2025. Siete tutti invitati!

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Una serata per celebrare le personalità che si sono distinte nella sostenibilità. Il 6 giugno Grazia è protagonista della prima edizione dei Grazia Phygital Awards 2025.

Un riconoscimento per chi si impegna ogni giorno per l’innovazione, la responsabilità e il cambiamento. Grazia è protagonista dell’evento di chiusura del Phygital Sustainability Expo® di Roma. Il 6 giugno alle 20, ai Mercati di Traiano - Museo dei Fori Imperiali (con ingresso libero da via Salita del Grillo 32), si tiene la prima edizione dei Grazia Phygital Awards 2025. Si tratta di riconoscimenti nati per celebrare le figure che si sono impegnate nella promozione di una cultura sostenibile.

In questa serata avrà luogo un talk esclusivo moderato dalla direttrice di Grazia, Silvia Grilli. Con lei ci saranno la scrittrice Camilla Baresani, da sempre molto attenta alle tematiche animaliste, e l’ambientalista ed europarlamentare Annalisa Corrado, che ha dato vita con l’attore, regista ed ecoattivista Alessandro Gassmann, al progetto #GreenHeroes.

Tra i premiati c’è l’attrice Cristiana Capotondi, per il suo impegno in prima persona a favore dell’ambiente e contro la violenza sulle donne.

Alla designer Elena Salmistraro viene riconosciuta la capacità di mettere insieme, nelle sue creazioni, stile e responsabilità ambientale.

A Gucci è dato un riconoscimento per il suo impegno a favore della circolarità della moda, il tracciamento dei materiali, l’attenzione per le condizioni di lavoro e la valorizzazione del talento delle donne. Ritira il premio Antonella Centra, Executive Vice President General Counsel, Corporate Affairs & Sustainability di Gucci.

Vi aspettiamo il 6 giugno al Phygital Sustainability Expo® per conoscere questi e gli altri vincitori dei primi Grazia Phygital Awards 2025.

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Mettiamo lo stile al servizio della Terra

Title: Climate Change and Mountain ForestsObjectives: To contribute to the development of mountain regions in Latin America and the Pacific, by enhancing the sustainable management of mountain ecosystems and the promotion of local economies interms of production and marketing of mountain products. (Project linked to GCP/GLO/204/MUL. Close collaboration with GCP/PNG/006/EC and UNJP/PNG/004/UNJ).
Dal Guatemala all’Asia centrale, il progetto “Fashion for Fragile Ecosystems” della FAO ha fatto incontrare artigiane tessili con due note stiliste italiane. Così la moda contribuisce a salvare la creatività locale e diventa sempre più sostenibile

La prima a lanciare un grido d’allarme nella moda è stata Vivienne Westwood. La stilista britannica è stata una pioniera dell’ambientalismo e della moda sostenibile, consapevole che l’atto creativo e produttivo nella vita, come nella moda, non può essere disgiunto dall’impegno per il clima. È ciò che fa anche FAO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura, nel suo progetto dedicato alla moda, “Fashion for Fragile Ecosystems”, ovvero la moda per ecosistemi fragili.

Title: Climate Change and Mountain ForestsObjectives: To contribute to the development of mountain regions in Latin America and the Pacific, by enhancing the sustainable management of mountain ecosystems and the promotion of local economies interms of production and marketing of mountain products. (Project linked to GCP/GLO/204/MUL. Close collaboration with GCP/PNG/006/EC and UNJP/PNG/004/UNJ).

«La FAO può sembrare molto lontana dalla moda. Infatti, spesso dimentichiamo quanto la moda sia legata in realtà all’agricoltura e all’allevamento, ma è proprio da lì che provengono le fibre naturali che utilizziamo per i capi», dice Giorgio Grussu, Mountain Partnership Secretariat della FAO. Sarà lui a coordinare alcuni interventi previsti sul palco istituzionale del Phygital Sustainability Expo®, a Roma, il 5 e 6 giugno, per la Giornata mondiale dell’Ambiente.

La moda vale oltre 2.000 miliardi di dollari all’anno e impiega 300 milioni di persone. Una maglietta di cotone, per essere prodotta, ha bisogno di circa 3.000 litri d’acqua. L’industria tessile contribuisce a quasi il 3 per cento delle emissioni globali di gas a effetto serra. Come opporre una resistenza attiva a questo? Basta comprare meglio e meno? «“Fashion for Fragile Ecosystems” è uno dei progetti della FAO-Mountain Partnership, l’alleanza delle Nazioni Unite che si occupa di sviluppo sostenibile delle regioni montane di tutto il mondo», dice Grussu. Fa parte di un programma più ampio, finanziato dall’Italia, che fornisce assistenza tecnica e finanziaria a comunità di piccoli produttori, per sostenere investimenti e consentire loro di accedere a mercati migliori. Ha già raggiunto oltre 55 mila produttori in 18 Paesi. “Fashion for Fragile Ecosystems” è iniziata nel 2020, durante la pandemia, con una piccola iniziativa pilota e promuove la collaborazione tra stiliste italiane e gruppi di artigiane, che abitano zone tra le più remote del mondo, dalle Ande all’Himalaya.

GUATEMALA 2024 – Mountain Partnership Products (MPP) Guatemala Project

«Le comunità di artigiane con cui lavoriamo sono custodi di un patrimonio ricchissimo di tradizioni e competenze. Noi abbiamo solo la fortuna di averle incontrate e abbiamo la possibilità di fornire loro gli strumenti di cui hanno bisogno, per far crescere la loro attività», racconta Grussu. «La stilista italiana incontra le artigiane, con cui crea una collezione contemporanea che sposa le loro tecniche e i disegni tradizionali e la presenta al mercato, rendendo esplicita la collaborazione e il loro contributo. Successivamente, alle artigiane viene data la possibilità di continuare a produrre quei capi», spiega Grussu.

Così ha fatto Marla Chanta, artigiana di 45 anni di una regione del Guatemala. «L’abilità delle donne guatemalteche è diversa da qualsiasi cosa abbia mai visto», dice la stilista Vivia Ferragamo. «La loro arte non è solo tecnica, è la loro tradizione intrecciata in ogni capo. Collaborare con la FAO e la Mountain Partnership è stata un’incredibile opportunità per aiutarle a condividere il loro meraviglioso lavoro, creando moda bella e che fa bene». «Con i soldi extra guadagnati possiamo mandare a scuola i bambini, ma anche dare possibilità in più alle nostre famiglie», spiega Zhamilya, artigiana del Kirghizistan. La stilista Stella Jean ha lavorato al suo fianco. «La collaborazione si basa su uno scambio paritario di competenze e conoscenze, che unisce l’artigianato tradizionale al design italiano», dice Jean. «Volevamo dimostrare come il patrimonio culturale potesse essere un motore di sviluppo. Con questa partnership le donne stanno costruendo la propria autonomia».

Testi di Letizia Magnani
© Foto dall'alto:
FAO-Mirbek-Kadraliev
Charlie Quezada - Cohete Studio

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La moda che pensa al clima

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Dagli indici di rispetto dell’ambiente ai centri per riciclare l’usato: l’industria del fashion sta per fare un balzo in avanti nella sostenibilità. Gli specialisti del settore, Michele Priori e Lorenzo Orsenigo, parlano delle novità per i marchi e i clienti

Uno degli aspetti più interessanti della rivoluzione green riguarda la moda. Nel settore fashion, l’economia circolare punta a ridurre gli sprechi e l’impatto ambientale attraverso riuso, riciclo e progettazione sostenibile. Ormai è un percorso obbligato.

Il Parlamento europeo nei prossimi mesi estenderà la responsabilità del produttore anche a questo. «Si applicherà al settore tessile una normativa simile a quella che oggi c’è per elettrodomestici e imballaggi, cioè ogni produttore di un capo tessile dovrà prevedere un contributo ambientale», spiega Michele Priori, direttore generale di Cobat Tessile e partner di Phygital Sustainability Expo. «I consorzi, come il nostro, andranno a ritirare il rifiuto per avviarlo alle operazioni di recupero, se sarà possibile allungare il ciclo di vita del bene riutilizzando il più possibile del materiale». Oggi la produzione dei rifiuti tessili è critica. «Ogni anno un italiano butta circa 11 chili di rifiuto tessile e, con le associazioni benefiche, solo 2,7 vengono recuperati. Gli altri arrivano in discarica. La nuova normativa contrasterà anche il flusso illegale di rifiuti dall’Europa a Africa e India». In futuro ci saranno centri di raccolta di abiti usati, dai grandi negozi alle scuole. «E dal 2030, secondo l’Ue, sarà obbligatorio inserire il 30 per cento di fibrariciclata in ogni capo», dice Priori. «Insomma, non può più funzionare un’economia lineare, cioè: prendo, uso, butto. Bisogna recuperare le materie, allungare il ciclo di vita dei tessuti e rendere i capi riparabili. E le aziende si stanno adattando».

Ma come facciamo a sapere che un capo tessile contiene davvero materiale riciclato? «Sono in arrivo due importanti novità. Una si chiama EPD ( Dichiarazione Ambientale di Prodotto), una dichiarazione delle prestazioni ambientali diun prodotto misurate sul suo ciclo di vita. Esiste già per gli alimenti», spiega Lorenzo Orsenigo, presidente di ICMQ, organismo accreditato alle certificazioni e partner di Phygital Sustainability Expo. Non è l’azienda che si auto-certifica, c’è una terza parte indipendente. «C’è poi l’indice di circolarità (NCI): misura quanta parte del prodotto è riciclato, analizzando anche energia, acqua e rifiuti legati alla sua produzione. Per il cittadino l’indice è una garanzia per avere meno sprechi». Sarà una scala da 1 a 4 per ogni dimensione, non obbligatoria ma molto utile ai consumatori.

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Il pianeta ha bisogno di noi

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È cresciuta in Sudafrica, ha scritto bestseller e collaborato con le più importanti organizzazioni internazionali. Valeria Mangani è la presidente della Sustainable Fashion Innovation Society, che dà vita al Phygital Sustainability Expo® di Roma. Qui racconta la sua visione e il suo impegno per dare nuove energie al mondo

Certamente non le manca l’energia. Valeria Mangani lavora nel mondo della moda, ha scritto libri sull’ecologia e il benessere, è l’esperta del Ministro delle Imprese e del Made in Italy in seno al Tavolo Nazionale della Moda, in rappresentanza della filiera sostenibile, nel ruolo di presidente della Sustainable Fashion Innovation Society (sustainablefashioninnovation.org), a oggi la più grande community europea di aziende e marchi sostenibili. Da cinque anni l’associazione dà vita al Phygital Sustainability Expo®, il primo evento esclusivamente dedicato alla transizione ecologica delle aziende del Made in Italy ed eccellenze internazionali, che si tiene a Roma dal 5 al 6 giugno ai Mercati di Traiano (ingresso libero da via Salita del Grillo 32). E, durante la serata di chiusura, ci sarà un evento in collaborazione con Grazia. Ci racconta tutto Valeria Mangani.

Presidente Mangani, è considerata una delle figure più influenti nella sostenibilità applicata al Made in Italy.

Come si definisce oggi il suo ruolo istituzionale?
«Sono l’Esperta del Ministro delle Imprese e del Made in Italy al Tavolo Nazionale della Moda, sono la Presidente della Sustainable Fashion Innovation Society, la più grande community europea di aziende sostenibili, con oltre 2.200 realtà che vi orbitano da 47 Paesi. Da sei anni guido la rivoluzione green del settore con il Phygital Sustainability Expo®, evento unico al mondo che ha portato la sostenibilità tra i Mercati di Traiano e la realtà aumentata tra le rovine dell’Impero romano».

Il suo background accademico e professionale è molto ricco. Come ha costruito il suo profilo?
«Sono nata a Johannesburg, con un’educazione internazionale e una formazione eclettica: scuole americane, poi Degree in Fashion Design allo IED di Roma, gemmologia al GIA di Los Angeles, e successivamente in Economia e Medicina naturale. Ho costruito un profilo multidisciplinare che fonde creatività, scienza, benessere e diplomazia».

Inchiesta green grazia Valeria Magnani

Mangani ha scritto 10 bestseller dedicati alla salute e all’ecologia e ha lavorato a Roma Capitale, e con Lamborghini, FAO, ONU e importanti marchi del lusso. È stata eletta FAO World Food Hero 2023, inserita tra le 50 donne più potenti d’Italia secondo Fortune, e insignita del titolo di Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana. In Italia rappresenta la International Alliance of Women, organizzazione non governativa fondata nel 1904 con sede a Ginevra, riconosciuta dalle principali Agenzie dell’ONU, dalla Lega Araba, dall’Unione Africana, e ha uno stato consuntivo nel Consiglio d’Europa.

Quando ha cominciato a occuparsi di moda sostenibile? Qual era il contesto all’epoca?
«Il mio impegno per una moda sostenibile è cominciato trent’anni fa, ben prima che si parlasse di sostenibilità, io la chiamavo “consapevolezza”. Da vicepresidente di AltaRoma a promotrice di filiere etiche femminili nel Sud globale (si ricordi che sono africana io stessa) ho anticipato temi oggi centrali: tracciabilità, circolarità, diritto all’informazione per i consumatori. Con la Sustainable Fashion Innovation Society che ho fondato, ho creato servizi per le micro PMI mai visti primi, e in sinergia con le principali agenzie governative, oltre che un laboratorio di materiali innovativi, una piattaforma di matchmaking B2B e la Sfilata Narrata®, un copyright mondiale che fonde moda e divulgazione scientifica».

Ci racconta le principali novità dell’edizione 2025 del Phygital Sustainability Expo®?
«La moda non è solo estetica: è una leva geopolitica, economica e sociale. Da trent’anni scrivo nei miei libri che, se possiamo leggere gli ingredienti di ciò che mangiamo, dobbiamo poter conoscere la storia di ciò che indossiamo».

Lo afferma con passione, mentre racconta come l’edizione 2025 del Phygital Sustainability Expo®, patrocinata dalle maggiori istituzioni italiane ed europee, lancerà il primo framework per la tracciabilità del tessile con ICMQ, in linea con le direttive europee sul Digital Product Passport. Il Phygital Sustainability Expo® è diventato un hub di policy-making e innovazione: 100 speaker, sei ministri, CEO di multinazionali, startup tech, accademici. Tra i partner ci sono FAO, Parlamento UE, Commissione europea, ICE, Sapienza, Rai ed Enel. L’evento 2025 avrà come tema guida del 5 giugno, che è la Giornata Mondiale dell’Ambiente, Finance Makes Fashion, indagando il ruolo della finanza nella resilienza produttiva, nel “reshoring” e nella transizione ecologica, mentre la seconda giornata, il 6 giugno, è dedicata al ruolo trasformativo delle nuove generazioni, con istituzioni e influencer mondiali a confronto; ci sarà infatti il famosissimo Mr Thank You, che chiederà la massima attenzione ai temi sociali.

Inf ine, ci anticipa qualcosa sui nuovi riconoscimenti promossi con Grazia?
«Quest’anno, insieme con Grazia lanciamo i Grazia Phygital Awards. Una crasi tra i nostri due nomi, ma soprattutto un grande network femminile nel quale io e Silvia Grilli crediamo profondamente. Grazia premierà figure di spicco dell’impegno etico nel mondo dello spettacolo e della cultura. Vogliamo raccontare storie che ispirano il cambiamento. Grazia è un megafono potente per arrivare a nuovi pubblici, e lo faremo insieme, dal palco più iconico della sostenibilità italiana».

Che messaggio vuole lasciare ai giovani?
«Il futuro? Lo leggo negli occhi dei ragazzi. Sono vigili, sensibili, consapevoli. Non accettano più un siste- ma che sacrifica l’ambiente e le persone sull’altare del profitto. La mia generazione ha un compito chiaro: non lasciare loro macerie, ma strumenti. Non illusioni, ma visioni concrete. Ai giovani dico: abbiate fiducia, anche se a vent’anni non tutto è chiaro. Quando studiavo Fashion Design allo IED, nella magnifica sede di piazza Colonna a Roma, nessuno di noi sapeva che cosa ci avrebbe riservato il futuro. L’anno dopo il mio si diplomarono Maria Grazia Chiuri (oggi direttrice artistica di Dior, ndr) e Pierpaolo Piccioli (da luglio direttore creativo di Balenciaga, ndr). Vi sembra possibile che allora fossero consapevoli del destino straordinario che li attendeva?».

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Qui a Roma si immagina il mondo di domani

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Le opportunità offerte dalla sostenibilità. Le nuove tecnologie. I lavori “green”, ma anche i lati oscuri dell’ambientalismo. Il 5 e 6 giugno ai Mercati di Traiano il Phygital Sustainability Expo® racconta le sfide di un pianeta che cambia. L’evento è aperto a tutti, e Grazia ti aspetta per la prima edizione dei Grazia Phygital Awards

Si parla di sviluppo sostenibile e di moda etica. Delle aziende che si occupano davvero di ambiente, dei “green jobs”, gli eco-lavori del futuro, e di molto altro. Il Phygital Sustainability Expo® giunge alla sua sesta edizione e si svolge il 5 e il 6 giugno, a Roma, ai Mercati di Traiano - Museo dei Fori Imperiali (Salita del Grillo 32).

Organizzato da Sustainable Fashion Innovation Society, sotto la guida della presidente Valeria Mangani, si tratta di un evento aperto al pubblico e a ingresso gratuito, dedicato alla transizione ecosostenibile della moda, del design e di tutto il Made in Italy, con relatori esperti e ospiti internazionali, laboratori d’idee per avviare un dialogo tra etica, creatività e progresso. L’evento vede la partecipazione di 100 relatori provenienti da 17 Paesi, inclusi cinque ministri della Repubblica Italiana, membri del Parlamento Europeo, Ceo di multinazionali e tutte le conferenze sono in traduzione simultanea (italiano e inglese), trasmesse in diretta streaming su RaiNews.it Today.it.

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Grazia ti aspetta il 6 giugno alle 20 per la prima edizione dei Grazia Phygital Awards: la direttrice di Grazia, Silvia Grilli, modererà un talk dove saranno premiate alcune tra le personalità che si sono distinte nella sostenibilità. Ma saranno tanti altri gli appuntamenti da non perdere.

Dal lato “oscuro” dell’ambientalismo alle nuove opportunità per un’economia resiliente, sono tanti i temi che verranno trattati ogni giorno dalle 10 alle 21 (il programma completo e aggiornato è sul sito sustainablefashioninnovation.org). Il 5 giugno viene assegnato il Premio Made in Italy Sostenibile 2025, alla presenza del ministro Adolfo Urso, si parla del progetto della maison Stella McCartney con il Politecnico di Milano, si discute dell’importanza di un mercato dell’energia pienamente integrato, interconnesso e digitalizzato, della strategia industriale per un’Europa competitiva, verde e digitale, concentrandosi su eccellenze e filiere strategiche, “Green Jobs”, interazione terra e acqua e si riflette sul lato oscuro della sostenibilità.

Phygital Sustainability Expo

Il 6 giugno si parla di giustizia sociale e tv contro la violenza di genere, del ruolo della finanza nella transizione sostenibile, di icone globali a confronto, della sapienza ancestrale delle popolazioni indigene, senza tralasciare le alleanze per un commercio più stabile e l’impatto dei nuovi dazi globali.

Al centro del dibattito anche i temi dell’inclusione, i trasporti efficienti, il turismo sostenibile e l’export italiano. Tra i tanti appuntamenti da non perdere alle 11 di venerdì 6 giugno il global head of Sustainability di Shein, Mustan Lalani, affronta la sfida per trasformare il model- lo di fast fashion, spesso criticato per le sue pratiche ambientali, in un nuovo prototipo più sostenibile. Alle 12.45 c’è l’atteso talk sul futuro dell’economia digitale con influencer internazionali come Sergey Kosenko, noto come Mr Thank You e seguito da 48 milioni di follower.

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Vi daremo un futuro più verde

Pacific Islander woman in flowing green dress outdoors
I piani green dell’Europa e il sostegno del governo italiano. Le imprese all’avanguardia del nostro Paese e la finanza etica che premia la sostenibilità. Alcuni protagonisti dell’evento Phygital Sustainability Expo® raccontano la grande rivoluzione che sta cambiando il mondo

La sostenibilità è diventata la parola chiave per interpretare i nostri tempi, un elemento imprescindibile per capire la società, la politica e il mondo delle aziende. «La sostenibilità è un concetto molto ampio», spiega Eugenio de Blasio, fondatore e presidente di Green Arrow Capital, una piattaforma di gestione del risparmio focalizzata negli investimenti alternativi che parlerà di finanza sostenibile al Phygital Sustainability Expo®. «Si pensa che sia correlata solo all’ambiente, invece è anche economica e sociale. Facciamo un esempio: siamo grandi tifosi delle auto elettriche, ma se dobbiamo trasformare tutte le fabbriche tradizionali in pochissimo tempo e mandare a casa milioni di lavoratori, non è sostenibile».

Portrait of textile designer choosing fabric from stack of rolls inside sustainable workshop

Si parla quindi di parametri Esg, “Environmental, Social and Governance”: sono utilizzati per valutare la sostenibilità e l’impatto etico di aziende o investimenti. «La finanza sostenibile deve coniugare questi aspetti. Ma la transizione green è una rivoluzione eccezionale: per i nostri giovani c’è un futuro migliore, perché sarà tutto più a misura di impatto ambientale, sociale ed economico». Che cosa si intende per ritorni economici sostenibili? «Guardiamo alle energie rinnovabili: all’inizio hanno ricevuto tanti sussidi da parte dei governi. Oggi grazie alla diffusione di queste tecnologie c’è un ritorno economico: l’energia che proviene dai pannelli fotovoltaici non costa più di quella da fonti inquinanti», dice de Blasio. E le grandi società più attente ai criteri Esg hanno rendimenti migliori. «Noi selezioniamo quindi opportunità di investimento con la potenzialità di diventare sostenibili dal punto di vista ambientale, economico e sociale. Tra le aziende in cui abbiamo investito c’è Invicta: in passato produceva zaini in modo tradizionale. Ora usa il 96 per cento di materiale riciclato e l’impermeabilizzazione è fatta con bottiglie di plastica riciclate». E nella finanza sostenibile c’è trasparenza: «Facciamo controlli. Il rischio del “green-washing”, dichiarare di fare qualcosa di sostenibile senza farlo davvero, non c’è».

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L’Unione Europea ha un ruolo fondamentale in questa transizione. «Il Green Deal è il pilastro fondamentale della strategia europea. Ha obiettivi molto ambiziosi: il taglio delle emissioni di anidride carbonica del 55 per cento entro il 2030 e la neutralità climatica per il 2050, cioè l’equilibrio tra le emissioni di gas serra prodotte dall’attività umana e quelle assorbite», spiega Carlo Corazza, direttore dell’Ufficio del Parlamento europeo in Italia (partner del Phygital Sustainability Expo®), relatore al convegno. «E quando l’Unione europea stringe accordi commerciali con altri Paesi, mette in campo una diplomazia da Green Deal». Che cosa significa? Consideriamo India e Cina: hanno produzioni più inquinanti delle nostre. «Per compensare la minore sostenibilità dei loro prodotti alla frontiera viene applicato una sorta di dazio», dice Corazza. «Che va poi a sostenere le politiche Green Deal promuovendo tecnologie sostenibili nell’Unione Europea. Un terzo di tutte le risorse dell’Unione va a promuovere la sostenibilità».

Fridays For Future Italia Movement Demonstrates For The World Climate Strike

In questa grande rivoluzione, anche il Made in Italy sta cambiando volto. «Nell’ultimo anno siamo stati nell’Unione europea il Paese che ha attratto più nuove iniziative di investimento dall’estero, per un valore di circa 35 miliardi», spiega Federico Eichberg, capo di gabinetto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, partner dell’evento a Roma. E oltre ai nostri settori strategici tradizionali - moda, food, design, mondo dell’auto - se ne stanno sviluppando altri. «È cresciuta la space economy italiana, dai lanciatori ai satelliti per le telecomunicazioni o l’osservazione sulla Terra, fino all’elaborazione dei dati. Nella blue economy siamo campioni sia nei super yacht sia nelle navi da crociera (circa il 47 per cento della produzione è in Italia). E siamo bravi nei cavi sottomarini. Si stanno affermando imprese culturali o creative innovative. Come le tecnologie laser proiettate sui monumenti. Oppure quelle immersive come la Realtà Virtuale o la Realtà Aumentata che creano esperienze coinvolgenti nel turismo». E sono nate le “Case del Made in Italy”. «Sono uffici del Ministero, che aiutano le aziende e le associazioni di categoria: fanno conoscere gli incentivi, gli strumenti per tutelare i prodotti italiani, ma anche le tecnologie emergenti come l’intelligenza artificiale o la cyber security. Un modo per fare sistema e offrire un aiuto pratico».

La cultura digitale sta anche trasformando i comportamenti sociali: le tecnologie immersive ne sono uno strumento. Si parla di “phygital”, la fusione di mondo fisico (physical) con quello digitale (digital). «Oggi le esperienze non sono solo fisiche, ma neanche solo digitali, perché per comunicare o acquistare un oggetto abbiamo bisogno di sperimentare con tutti i cinque sensi. E nel digitale tatto e olfatto non esistono», dice Antonio Squeo, Ceo di Hevolus, technological partner del Phygital Sustainability Expo®. «La tecnologia offre nuove esperienze usando la creatività.

A protester gestures during ‘Fridays for future’

Per questo nella nostra azienda abbiamo informatici ma anche sceneggiatori, per creare uno storytelling coinvolgente». Un esempio? Hevolus ha creato Chicco, un avatar realizzato con l’intelligenza artificiale con tecnologia Microsoft: al supermercato, potrai “parlare” con lui. Ti racconterà come nasce la farina di frumento Altograno del gruppo Casillo: fai una domanda, lui risponde con la sintesi vocale e l’animazione facciale. E per Phygital Sustainability Expo®, Hevolus lancia un “agente conversazionale” che accompagnerà i visitatori commentando il programma in qualsiasi lingua. «È una specie di WhatsApp con cui puoi parlare».

Ma in una fase di grande incertezza, quale sarà l’impatto dei dazi americani? «La partita è ancora aperta, speriamo prevalga la ragionevolezza, come propone l’Italia», dice Eichberg. «Ci sono settori già colpiti - siderurgia, automotive e moda - e potenzialmente potrebbero essere coinvolti settori di grande rilievo, in primis l’agroalimentare. Ma speriamo che si arrivi a una mediazione. In ogni caso siamo impegnati da subito, con i colleghi del Ministero degli Esteri, nella valutazione di forme di supporto, di campagne straordinarie negli Stati Uniti per fidelizzare gli acquirenti anche in presenza di dazi e di esplorazione di nuovi mercati».

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