La dieta di Meghan Markle: cosa mangiare per avere il suo fisico (e tenersi in forma)

Non si può negare che Meghan Markle, la duchessa del Sussex, abbia sempre un aspetto incredibile, sia quando si presenta a una serata glamour in occasione di qualche evento ufficiale, sia quando viene fotografata nel bel mezzo di una semplice passeggiata al parco o durante una lezione di yoga.
Meghan Markle ha infatti sempre avuto una fisco invidiabilmente snello, anche prima di incontrare il principe Harry.
**La dieta di Kate Middleton: cosa mangiare per avere un fisico da "Duchessa"**
È un’amante della corretta alimentazione, adora fare sport e seguire i trend fitness e non trascura mai il suo aspetto fisico.
Per lei, un'alimentazione equilibrata e uno stile di vita salutare sono alla base non solo di un bell'aspetto ma di un senso di benessere a tutto tondo.
Autodefinitasi una foodie, cioè una buongustaia, la sua dieta è prevalentemente vegetariana, anche se a volte si concede carne e pesce. Non ama i dolci, ma non dice no a un buon bicchiere di vino la sera.
Ma come fa Meghan Markle a mantenersi così in forma?
Ecco cosa mangia a colazione, pranzo, cena e merenda. E quale sfizio si toglie la sera.
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Meghan Markle segue una dieta vegana (il più delle volte)
In una vecchia intervista prima di incontrare il principe Harry, Meghan Markle aveva raccontato di seguire una dieta vegana durante la settimana, per poi concedersi prodotti di origine animale durante il weekend.
Quella che segue la duchessa è dunque una dieta flexitariana.
Si tratta di un'alimentazione vegetariana soltanto all'80% e flessibile nel rimanente 20%, con un consumo occasionale di carne, pesce, latte e uova; tutto in un'ottica di sostenibilità per l'organismo e per la natura.
I nutrizionisti concordano nel dire che questo tipo di alimentazione, con al centro principalmente prodotti di originale vegetale, è un'ottimo metodo per raggiungere il benessere.
Non solo il limitato consumo di carne tende ad essere associato a un indice di massa corporea più basso, ma «i vegetariani e i vegani hanno un rischio ridotto di soffrire di determinate condizioni di salute, tra cui cardiopatia ischemica, diabete, ipertensione, alcuni tipi di cancro e obesità», affermano gli esperti.
Un ultimo vantaggio della dieta flexitariana che probabilmente sta a cuore alla duchessa è la sua sostenibilità.
Le diete a base vegetale sono più sostenibili dal punto di vista ambientale di quelle che includono molti prodotti animali. Rispetto alle diete a base di carne, infatti, quelle vegane e vegetariane utilizzano meno risorse naturali e sono associate a inferiori danni ambientali.
Cosa mangia Meghan Markle a colazione
Meghan adora fare colazione e non salta mai il primo, fondamentale, pasto della giornata.
Secondo le indiscrezioni, il suo rituale mattutino consiste nell'iniziare la giornata con una tazza di acqua calda e una fetta di limone.
A seguire, la sua colazione preferita a base di avena cotta con latte di mandorle o di soia, mischiata poi con banane e sciroppo d'agave per un po' di dolcezza.
Ma per cambiare un po' il gusto, ogni tanto la duchessa si prepara una piccola frittata con formaggio, erbe fresche e un contorno di pane tostato.
Cosa mangia Meghan Markle a pranzo e a cena
In passato Meghan aveva rivelato di essere sempre affamata all'ora di pranzo, quindi in genere, a quest'ora, si gode un pasto più pesante, seguito poi da una cena più leggera.
Sebbene non si neghi occasionalmente una porzione di patatine fritte, l'ex attrice di Suits è molto attenta alla salute e in genere cerca di seguire una dieta vegana e priva di glutine durante la settimana.
Meghan è una carb lover, cioè non dice mai no a un buon piatto di pasta; specialmente se condito con verdure di stagione.
A quanto pare, infatti, il suo condimento preferito è un ragù vegetariano fatto con zucchine e altre verdure.
Via libera anche a insalatone e quinoa.
Ma sebbene cerchi di seguire una dieta vegetariana, Meghan è una grande fan del pollo arrosto e del sashimi, soprattutto per via dell'elevato apporto di Omega 3, fondamentali per il benessere fisico ed estetico.
Cosa mangia Meghan Markle a merenda
Per gli spuntini pomeridiani, la duchessa sceglie un frutto fresco di stagione o una fetta di pane tostato con un cucchiaio abbondante di burro d'arachidi.
Ma il pick-me-up pomeridiano preferito di Meghan Markle è il green juice.
Si tratta di smoothies o succhi a base di verdure in cui troviamo spesso anche la frutta, che conferisce alla bevanda un sapore più dolce e gradevole.
In una vecchia intervista, Meghan aveva detto:
«È facile cadere nella trappola di precipitarsi a prendere un caffè quando si arriva a metà pomeriggio e si ha bisogno di nuove energie.
Ma da quando ho provato il green juice ho cambiato completamente idea. Ora per me è come una filosofia di vita, una medicina.
Mescolo un po' di mela, kale, spinaci, limone e zenzero e lo porto al lavoro. Sorseggiarlo durante la giornata mi dà una spinta molto maggiore di una tazza di caffè espresso».
L'ingrediente segreto nella dieta di Meghan Markle
Oltre a un'alimentazione corretta, principalmente vegana e uno stile di vita salutare, Meghan Markle ricorre a un ingrediente segreto nella sua dieta.
La duchessa adora infatti bere kombucha, un tè fermentato leggermente effervescente.
È una bevanda dal sapore leggermente acetato, ed è anche una fonte naturale di probiotici favorevoli all'intestino e in grado di aiutare la digestione.
Il vizio che si concede di sera
La duchessa del Sussex non è ossessionata dall'alimentazione e dal mangiar sano, conosce l'importanza di un sfizio occasionale.
Niente dolci però; di sera la duchessa preferisce decisamente godersi un bicchiere di buon vino rosso.
A Meghan piace così tanto il vino rosso che aveva chiamato il suo blog di lifestyle The Tig, in riferimento al suo vino preferito, l'italiano Tignanello.
«Il vino rosso fa bene al cuore!» aveva detto la duchessa.
Meghan Markle adora cucinare per i suoi amici
Potreste immaginare che una celebrità come Meghan si diverta a mangiare pasti sontuosi nei ristoranti più alla moda del mondo.
Ma non è affatto così!
La duchessa infatti adora cucinare, e si diverte a provare sempre nuove ricette.
**Niente cuochi, Meghan Markle cucina tutti i giorni per lei e il principe Harry**
Come aveva raccontato all'epoca, la cena della domenica è uno dei pasti preferiti di Meghan perché è il momento in cui lei stessa prepara il pasto per i suoi cari.
«Sono un grande fan delle cene domenicali - aveva raccontato in un'intervista - che sia tajine di agnello, arrosto o una zuppa vegetale, l'idea di riunirci per un pasto abbondante con amici e familiari di domenica mi fa sentire confortata e amata».
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Sarah Ferguson si rifugia in Svizzera dopo l'arresto del principe Andrea per le email legate a Epstein

Da settimane il clima attorno alla famiglia reale britannica è tutt’altro che sereno. Dopo l’arresto dell'ex principe Andrea con l’accusa di cattiva condotta in carica pubblica e le nuove rivelazioni legate agli "Epstein files", l’attenzione mediatica si è rapidamente spostata anche su chi, negli anni, gli è rimasto accanto. E tra i nomi tornati sotto i riflettori c’è quello di Sarah Ferguson.
L’ex Duchessa di York, 66 anni, non appare in pubblico da mesi. L’ultima volta era stata vista al battesimo della nipote Athena, a Londra, lo scorso dicembre. Poi, il silenzio.
Secondo diverse ricostruzioni della stampa britannica, Sarah Ferguson avrebbe lasciato il Regno Unito poco dopo Natale per rifugiarsi in Svizzera, presso la Paracelsus Recovery Clinic di Zurigo, una struttura privata specializzata in salute mentale e dipendenze, nota per i suoi programmi altamente personalizzati e riservati.
La clinica, che secondo quanto riportato dai tabloid, avrebbe un costo di circa 13mila sterline al giorno, viene descritta dal fondatore come un «santuario» dove ricevere cure senza giudizio. Tra i servizi offerti figurano programmi per burnout, depressione, ansia e traumi, con équipe mediche dedicate e un livello di privacy elevatissimo.
Non si tratterebbe di una novità per l’ex duchessa: in passato aveva già parlato pubblicamente della struttura, definendola un luogo sicuro in cui affrontare le proprie fragilità, e aveva raccontato di aver ricevuto lì la diagnosi di disturbo da stress post-traumatico e ADHD.
**Il principe William commenta l'arresto dello zio Andrea (e il futuro della monarchia)**
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Il principe William commenta l'arresto dello zio Andrea (e il futuro della monarchia)

La prima apparizione pubblica dopo una tempesta mediatica dice sempre molto più di mille comunicati ufficiali. E quella del principe William ai BAFTA Awards 2026, accanto a Kate Middleton, è arrivata in uno dei momenti più delicati per la monarchia britannica.
Pochi giorni prima, infatti, l’ex principe Andrea era stato arrestato con l’accusa di cattiva condotta in carica pubblica, nell’ambito delle nuove indagini legate agli "Epstein files", riguardanti l'ex finanziere statunitense accusato di pedofilia e traffico sessiale, amico di Andrea.
Sul pink carpet londinese, tra abiti couture e flash dei fotografi, l’atmosfera era elegante ma inevitabilmente tesa. Il principe William, 43 anni, non ha evitato le domande. Interpellato sul film Hamnet, che racconta il dolore di William Shakespeare e della moglie Agnes Hathaway per la morte del figlio undicenne, ha ammesso di non averlo ancora visto.
La motivazione? «Ho bisogno di essere in uno stato piuttosto calmo e al momento non lo sono. Lo vedrò più avanti», ha spiegato. Una frase breve, ma che ha immediatamente fatto il giro dei media.
L’arresto dell'ex Duca di York, avvenuto il 19 febbraio (giorno, peraltro, del suo 66° compleanno) ha riaperto ferite mai del tutto rimarginate all’interno della famiglia reale. Andrea è stato interrogato dalla polizia per undici ore e poi rilasciato, mentre le indagini proseguono. Secondo alcune indiscrezioni, gli investigatori potrebbero estendere le verifiche anche ad ambienti e dispositivi legati ai suoi precedenti incarichi ufficiali.
In questo scenario complesso, il principe William si trova in una posizione particolarmente delicata. Se in passato era rimasto ai margini della vicenda Epstein, oggi la questione tocca direttamente il futuro della monarchia.
Più volte ha parlato di una visione improntata «all'evoluzione, non rivoluzione», con l’obiettivo di modernizzare l’istituzione e rafforzarne la credibilità agli occhi dell’opinione pubblica. Ma ogni nuovo sviluppo legato allo zio rischia di complicare questo percorso.
**Il principe William sta pianificando un grande cambiamento per quando diventerà re**
Buckingham Palace ha fatto sapere che re Carlo III guarda con «profonda preoccupazione» alle accuse e sostiene un’indagine completa, equa e condotta dalle autorità competenti. Anche il principe William e Kate, tramite il loro portavoce, hanno espresso inquietudine per le rivelazioni e ribadito che il loro pensiero resta rivolto alle vittime.
Ma per il principe William, l’arresto dello zio non è solo una vicenda familiare: è una prova istituzionale che potrebbe segnare in modo decisivo il suo cammino verso il trono.
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Oltre il podio: cosa ci insegnano davvero le Olimpiadi quando si spengono le luci?

Le Olimpiadi finiscono sempre così: con una cerimonia che commuove tutti noi, un ultimo sventolio di bandiere, le immagini che scorrono veloci sui social e una promessa di rivederci tra quattro anni.
È quello che è successo anche con i Giochi di Milano-Cortina 2026: settimane intense, totalizzanti, capaci di entrare nelle nostre case e nei nostri discorsi quotidiani. Ma la domanda è inevitabile: cosa resta davvero, quando si spengono le luci? È lì, in quella domanda, che si nasconde il legame più profondo tra Olimpiadi e resilienza.
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Crediamo rimanga molto più di un medagliere. Restano storie, immagini che non sono solo sportive, ma totalmente umane. Restano corpi che hanno attraversato il limite e lo hanno ridefinito e restano donne e uomini che, prima ancora di vincere, hanno scelto di non smettere di provarci.
La resilienza non è una parola motivazionale
C'è una linea continua che attraversa queste Olimpiadi ed è quello che chiamiamo il filo della resilienza. Non di certo quella da hashtag, ma quella concreta, fatta di fisioterapia alle sei del mattino e di sconfitte che bruciano.
Tra i volti più potenti di questa resilienza è stato quello di Federica Brignone. Dieci mesi fa una caduta devastante, un infortunio che avrebbe potuto chiudere la carriera di chiunque. Una frattura complessa, la ricostruzione del legamento, mesi di riabilitazione. E poi l’oro nel SuperG, davanti al pubblico di casa. No, non stiamo parlando di una favola ma di un vero processo. Brignone non ha vinto “nonostante” la fragilità ma ha vinto attraversandola.
Accanto a lei, citiamo la longevità come forma di coraggio. Arianna Fontana, alla sua sesta Olimpiade, ha dimostrato che l’età non è un dettaglio anagrafico ma una forza competitiva. Restare ad altissimi livelli per così tanto tempo significa convivere con aspettative, pressioni, cambiamenti del corpo e del contesto. Significa scegliere ogni giorno di rinnovare il proprio patto con lo sport.
E poi la maternità, che nello sport femminile non è ancora un tema neutro. Francesca Lollobrigida è tornata sul ghiaccio dopo oltre un anno di stop per la gravidanza e ha conquistato due ori. Non ha messo tra parentesi la sua identità di madre per essere atleta, ma le ha fatte convivere. Ha mostrato infatti che eccellenza e vita possono nutrirsi a vicenda.
Non smettere mai di provarci: la lezione più grande
C’è un momento, in ogni Olimpiade, in cui capiamo che la vera posta in gioco non è l’oro. È la scelta di ripresentarsi sulla linea di partenza.
Gli ori italiani di questi Giochi infatti hanno avuto un tratto comune: nessuno è stato lineare. Nessuna carriera è stata perfetta così come nessun percorso si è dimostrato privo di crepe. Ma è proprio lì, nelle crepe che noi abbiamo visto la luce.
Allora qual è la vera domanda? Non smettere mai di provarci? Ma cosa significa veramente? Significa accettare che il talento non basta e che il successo non è una traiettoria ascendente, ma una curva piena di deviazioni. Significa anche allenarsi quando nessuno guarda, significa esporsi alla possibilità di perdere ancora.
È una lezione che va oltre lo sport. Perché nella vita reale non abbiamo uno stadio pieno a sostenerci e non abbiamo un podio che certifica il risultato. Quello che però abbiamo sono le nostre scelte quotidiane accompagnate da fallimenti silenziosi e ripartenze invisibili. Le storie olimpiche infatti ci ricordano che la perseveranza è fiducia nel processo e non ostinazione cieca.
Perché le Olimpiadi ci toccano così a fondo
Ogni quattro anni accade qualcosa di raro: ci sentiamo parte di un “noi”. Le Olimpiadi infatti trasformano la competizione individuale in un racconto collettivo. Noi non tifiamo solo per un atleta, ma per una storia in cui riconosciamo qualcosa di nostro, che sia la fatica, l’attesa o semplicemente la voglia di riscatto.
I giochi ci offrono uno spazio emotivo condiviso e ci ricordano che il limite è in realtà un confine da esplorare. E c’è anche un altro aspetto, più sottile: le Olimpiadi rendono visibile la fragilità. Un atleta che cade o che piange normalizza qualcosa che nella vita quotidiana tendiamo a nascondere. Ci autorizza a non doverci mostrare come esseri invincibili.
Cosa ci lasciano davvero, quando tutto finisce
Quando il villaggio olimpico si svuota e le arene tornano silenziose, resta una domanda personale: cosa facciamo di quello che abbiamo visto?
Le Olimpiadi ci lasciano un modello diverso di successo, ci lasciano la consapevolezza che il corpo ha memoria, ma anche capacità di rinascita.
Soprattutto, ci lasciano un invito: continuare a provarci, ma non per vincere una medaglia, ma per onorare il nostro percorso, con la stessa determinazione con cui un’atleta torna in pista dopo mesi di riabilitazione. Le Olimpiadi finiscono lo sappiamo, invece la resilienza, quella vera, inizia quando torniamo alla nostra vita quotidiana.
E volete sapere la cosa più bella? È ricordarsi come anche lontano dal podio, possiamo essere straordinari.
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