Scommettiamo che sbagliate anche voi a usare questo pulsante in macchina?
In Italia circolano oltre 40 milioni di auto, quasi tutte con climatizzatore e un piccolo simbolo con un’auto stilizzata e una freccia ricurva. È il pulsante del ricircolo dell’aria, quello che molti premono senza pensarci troppo.
Peccato che proprio quel tasto, se usato male, possa trasformare l’abitacolo in una camera a gas in miniatura, appannare i vetri in pochi secondi e farvi addormentare al volante. Scommettiamo che almeno uno di questi errori lo fate anche voi.
Il pulsante del ricircolo dell’aria: cosa fa davvero
Quando attivate il ricircolo dell’aria, l’auto chiude la presa che pesca l’aria dall’esterno, di solito alla base del parabrezza.
La ventola non “prende fiato” da fuori, ma aspira l’aria già presente nell’abitacolo, la fa passare nel filtro antipolline, la raffredda o la scalda e poi la rimette dentro. In pratica l’abitacolo diventa una piccola bolla isolata: niente odori, niente smog, ma anche niente ossigeno fresco.
È un sistema molto utile, se usato a piccole dosi. Se lo tenete inserito per troppo tempo, invece, l’anidride carbonica aumenta, l’umidità sale e la qualità dell’aria crolla.
Quando il ricircolo è il vostro migliore alleato
Traffico, gallerie, strade polverose
Nel traffico intenso, dietro autobus e camion, il tasto del ricircolo dell’aria è un salvataggio immediato. Limita l’ingresso di gas di scarico, smog e polveri sottili. Stesso discorso in galleria o in zone industriali: meglio isolare l’abitacolo per qualche minuto.
Alcune auto moderne hanno un sensore di qualità dell’aria che attiva il ricircolo da solo quando fuori i gas nocivi schizzano in alto, poi lo disattiva. Se invece la vostra ha solo il pulsante manuale, siete voi a dover fare quel lavoro.
Estate, auto-forno e risparmio di carburante
Scenario classico: auto rimasta al sole, interno a 50 gradi, voi che entrate e pensate di sciogliervi. Qui il pulsante del ricircolo dell’aria aiuta davvero.
Il trucco: aprite i finestrini per pochi secondi per far uscire l’aria rovente, poi li chiudete, accendete il climatizzatore e attivate il ricircolo solo per i primi minuti. Il climatizzatore lavorerà sempre sulla stessa aria già raffreddata e raffredderà l’abitacolo molto più in fretta, con un leggero risparmio di carburante.
Raggiunta una temperatura confortevole, però, il ricircolo va disattivato e si torna a pescare aria dall’esterno.
Allergie e aria più pulita
Per chi soffre di allergie stagionali, il tasto ricircolo aria può dare una mano, a patto che il filtro antipolline sia in buono stato. Chiudere l’ingresso dell’aria esterna riduce l’arrivo di pollini e polveri. Anche qui vale la regola del “solo per un po’”: utile nei tratti più critici, non per ore.
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Gli errori più comuni con il pulsante del ricircolo (e che fanno quasi tutti)
Errore 1: tenerlo acceso per tutto il viaggio
Molti pensano: “Così entra meno smog, meglio tenerlo sempre”. Risultato: dopo un’ora aria pesante, mal di testa, stanchezza. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, passare molte ore in ambienti poco ventilati favorisce cefalea e sonnolenza. In auto vale doppio, perché state guidando.
Se sentite l’aria “ferma” e vi cala la concentrazione, il sospetto numero uno è proprio il ricircolo lasciato inserito troppo a lungo.
Errore 2: usarlo in inverno con il riscaldamento acceso
Questa è la combinazione più traditrice. D’inverno l’aria interna è già molto umida per respirazione e cappotti bagnati. Se chiudete anche la presa d’aria esterna, l’umidità resta intrappolata e si deposita sui vetri freddi.
Effetto: parabrezza e finestrini che si appannano in pochi secondi. La visibilità crolla e la situazione diventa pericolosa, soprattutto di notte o in autostrada.
Errore 3: usarlo sempre con l’auto piena
Molti passeggeri significano più vapore acqueo e più anidride carbonica. Con il ricircolo dell’aria inserito, la situazione degenera ancora più in fretta: vetri che si appannano e aria che diventa pesante. Peggio se dietro ci sono bambini che dormono e respirano più velocemente.
Errore 4: pensare che “sempre inserito = sempre risparmio”
Il ricircolo aiuta davvero i consumi del climatizzatore solo all’inizio, con l’auto bollente. Dopo, tenerlo sempre acceso non porta benefici significativi e rende solo l’aria meno salubre. Sulle auto elettriche e ibride, dove il climatizzatore incide sull’autonomia, ha senso usarlo in modo intelligente, non ossessivo.
Ricircolo, vetri appannati e sonnolenza: cosa tenere a mente
L’appannamento è pura fisica: aria umida che incontra un vetro freddo. Se non entra mai aria secca dall’esterno, l’umidità interna non ha vie di fuga. Ecco perché la combinazione “pioggia + ricircolo + riscaldamento” è un incubo.
Regola pratica: appena vedete una patina sul parabrezza, controllate il tasto ricircolo aria. Se è acceso, spegnetelo subito, attivate lo sbrinatore con aria dall’esterno e, se serve, aprite leggermente un finestrino.
Allo stesso modo, se durante un viaggio lungo avvertite improvvisa sonnolenza nonostante il caffè, verificate il pulsante: spesso l’aria viziata è più responsabile di quanto pensiate.
La regola d’oro: 3 SÌ e 3 NO per il pulsante del ricircolo
Potete memorizzarlo così.
SÌ al ricircolo dell’aria:
1) In traffico intenso, gallerie, zone molto inquinate.
2) Nei primi 10-15 minuti in estate con auto rovente e climatizzatore acceso.
3) In tratti brevi, se soffrite di allergie e avete un buon filtro abitacolo.
NO al ricircolo dell’aria:
1) Nei viaggi lunghi, soprattutto su strade extraurbane e autostrade.
2) In inverno o con la pioggia, insieme al riscaldamento, se non volete guidare “alla cieca” per i vetri appannati.
3) Con molti passeggeri a bordo, se vedete anche il minimo accenno di condensa sui cristalli.
La prossima volta che salite in macchina e allungate la mano verso quel tasto con la freccia che gira, fate un secondo di pausa. È lì per aiutarvi, non per restare acceso tutto il tempo.
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