Niente reflex, basta lo smartphone! Il segreto per immortalare le stelle, "rubato" ai fotografi professionisti

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Ogni estate il cielo promette spettacolo, ma le foto con lo smartphone deludono. Qui trovate i passaggi essenziali per trasformare il tuo telefono in un piccolo osservatorio.

Ogni agosto la chat di gruppo si riempie di foto della notte di San Lorenzo, qualcuna spettacolare, molte con un cielo grigio e due puntini. La buona notizia è che, con un minimo di metodo, il vostro smartphone può spingersi molto oltre la classica foto sfocata al cielo.

Quello che serve non è un telescopio della Nasa, ma qualche accorgimento su luogo, impostazioni e composizione. In questa guida trovate tutto ciò che vi serve per iniziare già dalla prossima uscita serale.

Perché il vostro smartphone può davvero fotografare le stelle

Gli smartphone recenti hanno sensori luminosi, modalità Notte e spesso una vera modalità astrofotografia.

Questo significa che, con un supporto stabile, possono registrare esposizioni di qualche secondo senza far venire tutto mosso. La qualità non sarà quella di una reflex, ma è più che sufficiente per foto da condividere e stampare in piccolo.

Se il vostro telefono Android ha la modalità Pro o Manuale, potete gestire direttamente tempo di scatto, ISO e messa a fuoco, meglio ancora se salvate in RAW. Su molti iPhone lo stesso controllo arriva tramite app dedicate, mentre la modalità Notte lavora in automatico.

Preparare la scena: buio, meteo e organizzazione

La prima impostazione non è nel telefono, ma nel cielo. Scegliete una notte serena, con poca umidità e, se possibile, senza Luna piena che lava via le stelle più deboli.

Lontano da città e centri commerciali le foto migliorano all’istante. Come ricordano gli esperti dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, l’inquinamento luminoso è il vero nemico delle osservazioni: meglio campagna, montagna o spiagge poco illuminate.

Pensate anche alla logistica: vestiti caldi, scarpe comode, una torcia con luce rossa per non abbagliare gli occhi, power bank per lo smartphone. E, soprattutto, un treppiede con supporto per il telefono più un autoscatto o un piccolo telecomando bluetooth, così non dovete toccare lo schermo durante lo scatto.

 

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Impostazioni base: la ricetta standard per il cielo stellato

Una volta sul posto, montate lo smartphone sul treppiede, disattivate flash e HDR e assicuratevi di usare l’obiettivo principale 1x, evitando lo zoom digitale che rovina la qualità.

Impostate la messa a fuoco su infinito: nelle modalità Pro c’è spesso una piccola icona a forma di montagna o la lettera "∞". In alternativa, toccate una zona scura del cielo e tenete premuto per bloccare fuoco ed esposizione.

Per i parametri di scatto, gli approfondimenti dell’Istituto Nazionale di Astrofisica suggeriscono di partire da tempi tra 4 e 12 secondi.

Gli ISO teneteli medio-alti ma non al massimo: in molti casi 800-1600 sono un buon compromesso tra luminosità e rumore digitale. Se l’immagine è troppo scura, provate prima ad allungare leggermente il tempo di scatto e solo dopo ad aumentare ancora gli ISO.

Su Android cercate la modalità Pro o Manuale: regolate tempo, ISO e fuoco come indicato e scattate usando l’autoscatto di 3-10 secondi. Su Android potete anche installare app come DeepSkyCamera, dedicate al cielo notturno. Su iPhone, dalla serie 11 in poi, affidatevi alla modalità Notte allungando il cursore dei secondi. In alternativa usate app come Halide Mark II o Night Camera per controllare direttamente tutti i parametri e salvare in RAW.

Composizione, errori tipici e mini check-list

Un cielo pieno di puntini è bello, ma in foto rischia di sembrare anonimo. Aggiungete sempre un elemento in primo piano: un albero, una casetta, il profilo delle montagne o la silhouette di un’amica che guarda in su.

Provate a posizionare l’orizzonte nel terzo inferiore dell’inquadratura e a tenere il telefono perfettamente dritto. Evitate lampioni, fari di auto e insegne dentro il fotogramma, perché creano aloni e macchie colorate difficili da eliminare.

Gli errori più frequenti sono tre: foto mosse, cielo arancione e stelle a trattino. Per il mosso controllate che il treppiede sia stabile, usate sempre l’autoscatto e, se c’è vento, appesantite la base con uno zaino. Il cielo arancione è quasi sempre colpa delle luci cittadine: serve un luogo più buio e ISO meno spinti.

Le stelle allungate indicano un tempo troppo lungo per la vostra combinazione di telefono e cielo. Riducete di qualche secondo oppure trasformate l’errore in effetto creativo, usando app come Star Trails che sommano molti scatti per creare scie luminose.

Prima di spegnere tutto, una ritoccata veloce in un’app di fotoritocco aiuta a far risaltare le stelle, ma fermatevi prima che il cielo sembri finto.

Ecco una check-list rapida da salvare nelle note:

1) Controllare meteo, fase lunare e temperatura.
2) Scegliere un luogo buio, lontano da città e lampioni.
3) Montare smartphone sul treppiede e collegare autoscatto o telecomando.
4) Disattivare flash, HDR e zoom digitale.
5) Attivare modalità Notte o Pro/Manuale.
6) Impostare fuoco su infinito, tempo 4-12 s, ISO 800-1600.
7) Scattare una serie di foto variando leggermente i parametri.
8) Selezionare le migliori e dedicarvi a un editing leggero.

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La bilancia non serve più solo a pesarsi: vi sveliamo il perché

smartphone per pesarsi
Sempre più app promettono di trasformare lo smartphone in una bilancia digitale, ma è davvero possibile pesare oggetti o alimenti senza un dispositivo esterno? Ecco come funzionano queste applicazioni, quali sono i loro limiti e perché una bilancia smart con Bluetooth resta l'unica soluzione davvero affidabile

Basta aprire il negozio di applicazioni del vostro telefono: tra giochi, social e fitness spuntano loro, le app bilancia smartphone che promettono di trasformare lo schermo in una pesa da cucina o da bagno. Titoli accattivanti, icona minimal, qualche recensione entusiasta.

L’idea è seducente: niente più bilance in giro per casa, tutto concentrato nello smartphone. Ma la promessa “il tuo smartphone ha già una bilancia integrata, attivala così” va presa con le pinze. O meglio, con qualche dato tecnico in più.

Smartphone con bilancia integrata? La verità sui sensori

Un telefono moderno è pieno di sensori. Accelerometro e giroscopio rilevano movimento e orientamento. Alcuni modelli hanno sensori di pressione ambientale, altri un lettore di impronte o il riconoscimento facciale. Manca però l’elemento chiave di una bilancia digitale: la cella di carico.

La cella di carico è il componente che trasforma la forza esercitata da un peso in un segnale elettrico preciso. È quella che trovate dentro le bilance da cucina, le pesapersone, le pese-valigie. Negli smartphone semplicemente non c’è. Per questo gli esperti di elettronica di consumo sono molto netti: senza un dispositivo esterno, il telefono non “pesa”. Elabora solo dati indiretti.

Quando un’app vi chiede di appoggiare un oggetto sullo schermo, di inclinare il telefono o di scattare una foto, sta cercando di dedurre il peso da altro: pressione approssimata sul display, variazioni di inclinazione, dimensioni visive dell’oggetto. Sono stime, non misurazioni. E gli stessi sviluppatori, nelle note in piccolo, parlano di “valori indicativi”.

App per pesare con il cellulare: trucchi utili e false promesse

Le app per pesare con il cellulare non sono tutte uguali. Alcune cercano di usare lo schermo come se fosse una mini bilancia. Funzionano solo su pochi modelli con funzioni avanzate di rilevazione della pressione e, anche lì, con risultati molto lontani da un grammo reale. In più, appoggiare monete, tazze o pacchetti sul vetro aumenta il rischio di graffi e crepe che la garanzia difficilmente copre.

Altre app sfruttano l’accelerometro. Vi chiedono di mettere il telefono su un supporto, appoggiare l’oggetto su un punto preciso e misurano come cambia l’inclinazione. Il problema è evidente: basta un piano non perfettamente dritto, un dito che tocca il bordo, un piccolo urto e la stima salta.

Negli ultimi anni sono arrivate anche le app che stimano il peso da una foto. Scattate l’immagine di una mela o di una porzione di pasta, l’algoritmo la confronta con oggetti simili in un database e restituisce un peso indicativo. Comodo per farsi un’idea al volo delle porzioni, molto meno per dosare ingredienti in pasticceria o seguire una dieta rigida. Luce, prospettiva e dimensioni reali degli oggetti alterano facilmente il risultato.

Ci sono poi i convertitori da cucina. Trasformano “un cucchiaio di zucchero” o “mezza tazza di farina” in grammi, basandosi su tabelle e densità medie degli alimenti. Perfetti per la cucina di tutti i giorni, decisamente meno per macaron, lievitati o ricette che non perdonano tre grammi in più. I nutrizionisti, dal canto loro, ricordano che nessuna app improvvisata va usata per pesare farmaci, integratori o preparazioni pediatriche: serve sempre una bilancia vera e il parere del medico.

Come attivare la vera bilancia del vostro smartphone

La bilancia integrata esiste solo quando collegate allo smartphone una bilancia smart con Bluetooth o Wi-Fi. In quel caso il lavoro di precisione lo fa il dispositivo esterno, pensato proprio per misurare il peso, e il telefono diventa il centro di controllo.

Per il peso corporeo, le bilance pesapersone smart inviano all’app i chili, calcolano l’indice di massa corporea e, nei modelli con analisi di impedenza, stimano massa grassaacqua e massa muscolare. App come quelle dei marchi più diffusi salvano lo storico, mostrano grafici, si collegano ad Apple Salute o Google Fit. La parte da tenere a mente è una: i valori di composizione corporea sono stime utili per seguire l’andamento, non esami clinici. In caso di problemi di salute, conta sempre il medico.

In cucina la soluzione pratica è una bilancia da cucina Bluetooth. La accendete, attivate il Bluetooth del telefono, aprite l’app del produttore e la coppia si crea in pochi secondi. Sullo schermo vedete in tempo reale i grammi di farina, zucchero o caffè, potete azzerare, salvare ricette, duplicare dosi senza carta e penna. Qui il telefono non indovina nulla: legge i dati precisi della bilancia.

Per i viaggi, la scelta più furba resta una piccola pesa-valigie. Alcune hanno la loro app, che archivia i pesi dei bagagli per i vari voli. Le applicazioni delle compagnie aeree, invece, di solito usano la fotocamera solo per controllare le dimensioni del bagaglio a mano, non il peso.

Ultimo capitolo, costi e privacy. Diverse app di stima fotografica offrono funzioni base gratuite e piani “premium” con abbonamenti che possono arrivare a decine di euro l’anno, spesso dopo tre giorni di prova automatica. Prima di attivarli, conviene leggere bene condizioni, rinnovi e disattivazione. Lo stesso vale per i dati: ogni collegamento tra bilancia smart, app del produttore e piattaforme come Apple Salute o Google Fit significa condividere informazioni sensibili sul vostro corpo. Una rapida verifica dei consensi nelle impostazioni è il modo più semplice per avere davvero il controllo della famosa “bilancia integrata” del vostro smartphone.

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Telefono che si surriscalda in estate: questo è l'errore peggiore che potete fare!

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Quando lo smartphone scotta in mano, il caldo mette a rischio soprattutto la batteria e i dati. Tra consigli pratici e avvisi dei produttori, c’è un gesto istintivo da evitare a ogni costo.

Succede spesso: estate, 36 gradi, prendete in mano il telefono e vi sembra di toccare una piastra. Non è solo una sensazione fastidiosa, perché il calore è uno dei nemici peggiori dello smartphone, soprattutto della batteria.

La buona notizia è che quasi tutti i modelli moderni si proteggono da soli con avvisi, rallentamenti e persino spegnimenti di sicurezza. Il problema nasce quando, nel panico, fate il gesto sbagliato per raffreddarlo. Uno in particolare è da bandire per sempre, anche se a prima vista sembra geniale.

Perché il telefono si surriscalda (anche quando non siete in spiaggia)

Un telefono caldo non indica sempre un guasto. Spesso è solo il segnale che il dispositivo sta lavorando oltre il normale o che l’ambiente è troppo estremo. I produttori indicano in genere un intervallo di utilizzo intorno ai 0-35 °C: oltre questa soglia, il rischio di surriscaldamento cresce rapidamente.

Il primo colpevole è l’ambiente. Auto chiusa al sole, cruscotto, tavolino in terrazza a mezzogiorno, spiaggia: sono tutti scenari in cui la temperatura può superare facilmente i 45 °C. Secondo le linee guida di Google per gli smartphone Pixel, il telefono non andrebbe mai lasciato in luoghi dove la temperatura può salire così tanto.

Poi ci sono le cause “interne”: gaming prolungato, streaming video in alta definizione, navigatore GPS per ore, hotspot, app sempre aperte in background o poco ottimizzate, fino ai malware che tengono il processore sotto stress continuo. Aggiungete ricarica rapida, batteria vecchia e una cover spessa che trattiene il calore, ed ecco la ricetta perfetta per il telefono bollente.

Cosa fare subito se lo smartphone scotta

Telefono surriscaldato: cosa fare, in pratica, in quei minuti in cui vi sembra davvero troppo caldo?

– Allontanarlo subito da sole diretto o fonti di calore. Niente tasca dei jeans, niente sotto il cuscino o in macchina.
– Interrompere la ricarica, se è attaccato alla presa o a un powerbank. Durante la carica è normale un po’ di calore, ma in questo momento non serve aggiungerne altro.
Rimuovere la cover, soprattutto se è rigida o molto spessa: ostacola la dissipazione.
Attivare modalità aereo o almeno il risparmio energetico, così il processore lavora meno e produce meno calore. Ancora meglio, se potete, spegnerlo per qualche minuto.
– Appoggiarlo su una superficie solida e fresca, in un ambiente ventilato. Un ventilatore va benissimo, purché l’aria non sia gelida.

Niente utilizzo intenso finché non torna tiepido al tatto. Se dopo questi passaggi la situazione rientra, si è trattato di uno stress momentaneo. Se invece il problema si ripete spesso, meglio non ignorarlo.

telefono cellulare

 

L’errore da evitare assolutamente: frigo, freezer, ghiaccio

Quando il telefono scotta, l’istinto di molte persone è lo stesso: “Lo raffreddo in un attimo”. E qui arriva il disastro annunciato. Mettere lo smartphone in frigorifero, in freezer o a contatto con ghiaccio è l’errore da evitare in modo assoluto.

Il motivo non è solo la temperatura bassa, ma lo sbalzo termico violento. Gli esperti di elettronica spiegano che passare in pochi secondi da un ambiente molto caldo a uno molto freddo favorisce la formazione di condensa all’interno del dispositivo. Tradotto: minuscole gocce d’acqua su circuiti, connettori e batteria.

Questa umidità nascosta può causare corrosione progressiva, falsi contatti e perfino cortocircuiti. Non a caso, i produttori vietano nelle condizioni d’uso sia il contatto con i liquidi sia l’utilizzo o la ricarica sotto 0 °C.

Da evitare anche:
– acqua fredda (anche se il telefono è dichiarato “resistente all’acqua”);
– sacchetti di ghiaccio appoggiati direttamente sulla scocca;
– balcone invernale o fuori dalla finestra nelle sere molto fredde;
– app miracolose che promettono di “raffreddare” fisicamente lo smartphone. Al massimo chiudono qualche processo, cosa che potete fare voi dalle impostazioni.

Prevenzione e campanelli d’allarme da non sottovalutare

Per limitare il surriscaldamento, aiutano piccole abitudini quotidiane: non lasciare mai il telefono in auto al sole, usare caricatori certificati, evitare maratone di gaming mentre è in carica, chiudere ogni tanto le app inutilizzate, disattivare GPS, Bluetooth e hotspot quando non servono, togliere la cover durante sessioni molto pesanti o ricarica rapida.

La batteria agli ioni di litio è il componente più sensibile. Secondo diversi studi tecnici, un aumento di circa 10 °C nella sua temperatura interna accelera le reazioni chimiche e ne riduce la durata nel tempo. Risultato: autonomia che crolla più in fretta e maggiore rischio di rigonfiamenti.

Ci sono però segnali che meritano un controllo in assistenza: telefono che diventa rovente anche a riposo, surriscaldamenti frequenti con uso leggero, avvisi di temperatura ricorrenti, spegnimenti improvvisi, odore di bruciato, scocca che si deforma o schermo con macchie scure permanenti. In particolare, se notate la batteria gonfia o la parte posteriore che non aderisce più bene, smettete di usarlo e rivolgetevi subito a un centro tecnico.

Un caldo occasionale durante una partita o un film in streaming è normale. Il telefono che “fa agosto” tutti i giorni, invece, sta chiedendo aiuto. E no: la risposta non è il frigorifero.

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Basta foto brutte alla luna! Con questi consigli imparerete a fotografarla come si deve

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Ogni Luna piena lo smartphone restituisce solo una pallina bianca nel cielo? Ecco perché succede e quali mosse rendono perfetti gli scatti

Ogni Luna piena succede la stessa scena: guardate il cielo, correte al balcone con il cellulare, scattate, riguardate la foto. Sullo schermo, però, la magia si trasforma in una pallina bianca e sgranata persa in un cielo nero. Nel frattempo la vostra amica posta storie con una Luna piena di crateri e dettagli.

La differenza non è solo nell’occhio creativo, ma in poche impostazioni azzeccate. Qui trovate una guida pratica su come fotografare la Luna con il cellulare, senza dover diventare fotografe professioniste né comprare una reflex. Bastano un minimo di preparazione, due accessori low cost e qualche trucco giusto.

Perché la Luna vi viene sempre brutta in foto

La Luna è un soggetto molto luminoso dentro un cielo quasi nero. L’esposizione automatica del telefono cerca di “schiarire” tutto e finisce per bruciare il disco lunare: addio crateri, resta solo una macchia bianca.

Secondo diverse guide di fotografia, come quelle di Adobe, la ricetta corretta è l’opposto di quello che fa il telefono da solo: ISO bassi (intorno a 100) e tempi abbastanza rapidi, anche 1/125 o 1/250 di secondo. Così si congelano i dettagli senza far entrare troppa luce.

C’è poi il problema della distanza. La Luna è piccola nell’inquadratura: se esagerate con lo zoom digitale, l’immagine si sfarina e diventa tutta pixel. Infine il micromosso: anche un minimo tremolio di mano, di notte, è sufficiente per rendere lo scatto sfocato.

Attrezzatura minima: cosa serve davvero sul cellulare

Primo alleato: il teleobiettivo integrato, se il vostro smartphone ne ha uno. Meglio usare quello (2x, 3x, 5x) invece di spingere lo zoom digitale a 20x o 50x. La differenza in nitidezza si vede subito.

Se il telefono è di fascia media o bassa e non ha tele, nessun dramma: scattate con poco zoom e ritagliate dopo. Aiuta tantissimo scegliere momenti come alba, tramonto o “ora blu”, quando il cielo non è completamente nero e il contrasto è più dolce.

Secondo alleato, fondamentale: un cavalletto. Va benissimo anche un treppiede da pochi euro o un appoggio di fortuna (muretto, ringhiera, tavolino). Attivate l’autoscatto di 2 o 3 secondi, così non muovete il telefono mentre premete il pulsante.

Ultimo dettaglio, ma decisivo per gli aloni: pulite benissimo la lente con un panno morbido e, se potete, togliete cover spesse o lenti aggiuntive. Spesso sono loro a creare riflessi e bagliori strani attorno alla Luna.

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Impostazioni consigliate: la ricetta base per la Luna

Se il vostro smartphone ha la modalità Pro o Manuale, partite così:

- selezionate il teleobiettivo
- ISO a 100
- tempo di scatto intorno a 1/125 di secondo
- messa a fuoco su infinito, oppure toccate la Luna sullo schermo
- bilanciamento del bianco su “luce diurna” o “sole”.

Scattate, guardate il risultato e, se la Luna è ancora troppo chiara, accorciate il tempo: 1/250, poi 1/500. Se invece è troppo scura, allungate leggermente il tempo, ma senza esagerare per non introdurre mosso.

Evitate di alzare troppo gli ISO: sopra 400-800, la maggior parte degli smartphone inizia a produrre molto rumore, quei puntini colorati che rovinano il cielo. Meglio tenere bassa la sensibilità e lavorare di tempi e cavalletto.

Se non avete una modalità Pro, usate la fotocamera normale: inquadrate, zoomate con moderazione, toccate la Luna per far capire al telefono dove esporre, poi abbassate la luminosità con il cursore che compare accanto al punto di messa a fuoco. Autoscatto, respiro trattenuto, e via di serie di scatti.

Attenzione alla modalità Notte: è utilissima per le scene buie, ma con la Luna spesso “spiana” i dettagli e la trasforma in un faro bianco. Tenetela attiva solo se la Luna è un piccolo elemento dentro un paesaggio più ampio; se volete i crateri, meglio disattivarla.

*** I trucchi per scattare foto bellissime col cellulare ***

Trucchi extra per iPhone, Samsung e telefoni economici

Su iPhone, inquadrate la Luna, fate uno zoom moderato e tenete il dito premuto sul disco finché non appare “Blocco AE/AF”. A quel punto abbassate l’esposizione scorrendo il dito verso il basso sull’icona del sole. Disattivate la modalità Notte se brucia i dettagli. Con gli iPhone Pro, attivare ProRAW vi dà più margine per sistemare la foto in post-produzione; se volete ancora più controllo, potete provare app come Camera+ o ProCam.

Sugli smartphone Samsung di fascia alta, tipo la serie Ultra, sfruttate il teleobiettivo ottico e non partite subito con lo Space Zoom a 50x o 100x. Quelli vanno bene solo con cavalletto solidissimo e sapendo che una parte del risultato è “ricostruita” dall’intelligenza artificiale. Se disponibile, l’app Expert RAW permette di scattare file più puliti e lavorabili.

Con i telefoni economici la parola d’ordine è realismo: niente zoom spinto, meglio massimo 2x e poi ritagliare. Cercate orari con un po’ di luce ambientale, appoggiate il telefono a qualcosa, toccate la Luna per l’esposizione corretta e usate sempre l’autoscatto.

Zero aloni, più atmosfera: gli ultimi ritocchi

Per eliminare gli aloni, oltre alla lente pulita, serve una luce controllata: riducete un po’ l’esposizione e, in modalità Pro, scegliete tempi veloci come 1/250 o 1/500 di secondo con ISO bassi. Evitate lampioni o fari dentro l’inquadratura, che possono creare flare e macchie.

Per rendere la foto interessante, pensate alla composizione: una Luna isolata al centro del cielo, da sola, è spesso noiosa. Spostatela su uno dei terzi dell’immagine e includete elementi di paesaggio: un campanile, i tetti della città, un albero, il profilo del mare. In Italia basta cambiare punto di vista di pochi metri per avere subito uno skyline da cartolina.

Infine un filo di editing sullo smartphone fa miracoli: nelle app base della galleria, o in strumenti come Lightroom mobile o Snapseed, giocate con luci e ombre per recuperare i crateri, aumentate leggermente il contrasto, aggiungete un pizzico di nitidezza e, se serve, una moderata riduzione del rumore. Niente filtri iper saturi: la Luna è già spettacolare così com’è, ora anche nelle vostre foto.

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Quel numero sconosciuto non è così innocuo: 3 trucchi con WhatsApp e Truecaller per scoprire chi è

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Chiamate spam, telemarketing aggressivo e possibili truffe: capire chi si nasconde dietro un numero sconosciuto è sempre più utile. Con WhatsApp, Truecaller e qualche semplice verifica online potete identificare molte chiamate prima ancora di rispondere.

Il telefono squilla, sul display compaiono solo dieci cifre sconosciute e nella testa parte il dilemma: rispondere o lasciare squillare. In Italia, secondo l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, le segnalazioni su telemarketing aggressivo e truffe telefoniche sono in costante aumento. Proprio per questo AGCOM ha approvato l’introduzione di numerazioni brevi a tre cifre che identificheranno le chiamate commerciali “ufficiali”. Ma non basteranno a ripulire tutto il caos.

Per capire chi sta davvero chiamando bisogna giocare d’astuzia. E usare, con un minimo di metodo, gli strumenti che avete già sullo smartphone, i database online e qualche app specializzata. Qui trovate tre trucchi concreti per identificare un numero sconosciuto e decidere se vale la pena rispondere.

Trucco 1: spremere al massimo il vostro smartphone

Prima ancora di scaricare app, conviene attivare le funzioni anti-spam integrate nel telefono. Su molti Android esiste la voce “ID chiamate e protezione spam”: permette di mostrare accanto al numero indicazioni come “possibile spam” o “telemarketing”. Su iPhone potete attivare “Silenzia numeri sconosciuti”, così il cellulare non squilla per chi non è in rubrica e le chiamate finiscono direttamente in segreteria o nel registro.

Se il numero è visibile, il secondo passo è la ricerca “vecchia maniera”: copiate le cifre e incollatele in Google. Se appartiene a un’azienda, spesso compaiono subito il sito ufficiale o pagine di recensioni. Per i numeri fissi potete usare Pagine Bianche (privati) e Pagine Gialle (attività e professionisti), ancora utili per distinguere tra il vostro medico e un call center energetico.

Altro alleato è WhatsApp. Inserite il numero nella rubrica con un nome temporaneo, aprite WhatsApp e cercatelo tra i contatti. Se spunta un profilo con foto e nome, avete già un indizio in più. Non è una garanzia assoluta, ma aiuta a capire se vi sta chiamando una persona reale o un’utenza “fredda”.

Trucco 2: consultare i database collaborativi (“Chi sta chiamando?”, VerificaNumero, Tellows)

Il passo successivo è sfruttare l’intelligenza collettiva. Siti come “Chi sta chiamando?”, VerificaNumero (+39) o Tellows raccolgono segnalazioni degli utenti su numeri fissi e mobili. Il funzionamento è semplice: inserite il numero in un campo di ricerca e, se è stato già segnalato, trovate commenti e valutazioni.

Di solito i numeri vengono classificati come “molesti”, “pericolosi”, “pubblicità” o “affidabili”. Su alcuni servizi potete vedere anche quante volte quel numero è stato cercato negli ultimi giorni: se le ricerche sono migliaia, difficilmente è la zia che vi chiama dal fisso di casa.

Questi database sono preziosi anche per riconoscere gli schemi tipici delle truffe. Uno dei più diffusi è lo squillo da numero estero con prefisso strano: richiamando, rischiate di pagare tariffe altissime. Gli esperti di sicurezza raccomandano di non richiamare mai numeri internazionali che fanno solo uno squillo e interrompono.

Un altro copione frequente è il finto operatore della banca o del gestore luce e gas che chiede codici, dati della carta o credenziali di accesso. Nessun istituto serio li chiede per telefono. Se trovate commenti allarmati su un numero, meglio chiudere la chiamata e, se avete dubbi, contattare direttamente il servizio clienti ufficiale usando i recapiti presenti sul sito dell’azienda.

La logica dei database collaborativi funziona solo se tutti contribuiscono. Se ricevete una chiamata chiaramente molesta, potete aggiungere la vostra segnalazione: fate un favore a voi stesse e agli altri.

Trucco 3: app dedicate per smascherare anche i numeri anonimi

Quando le soluzioni “leggere” non bastano, entrano in gioco le app specializzate. L’italiana Whooming, ad esempio, permette di identificare il numero reale dietro le chiamate anonime tramite deviazione di chiamata su occupato. Per i primi sette giorni l’uso è gratuito, poi serve un abbonamento. Le chiamate registrate restano disponibili per un periodo limitato, poi vengono cancellate.

Truecaller, molto diffusa anche in Italia, si appoggia a un enorme database internazionale di numeri. Quando arriva una chiamata sconosciuta, l’app confronta il numero con le sue segnalazioni e può mostrarvi sullo schermo il nome dell’azienda o un’etichetta tipo “spam sospetto”. Sui modelli più recenti di smartphone può anche bloccare in automatico le chiamate classificate come indesiderate.

Tellows, oltre al sito, offre un’app che assegna a ogni numero un punteggio da 1 a 9, dal più affidabile al più rischioso. Se vedete sul display un punteggio alto, potete decidere di non rispondere o bloccarlo subito.

Queste app sono molto efficaci, ma richiedono qualche attenzione sulla privacy. Per funzionare chiedono spesso l’accesso ai contatti e al registro chiamate. Prima di concedere i permessi leggete bene l’informativa, scaricate solo da store ufficiali, controllate le recensioni e, se un’app vi sembra troppo curiosa, cambiate strada. Potete anche limitarne l’uso, attivandola solo quando le chiamate moleste diventano davvero ingestibili.

Combinando questi tre livelli: impostazioni del telefono, database collaborativi e app dedicate, riuscirete a riconoscere la maggior parte dei numeri sconosciuti e a tenere alla larga molti seccatori. In attesa che i nuovi numeri a tre cifre decisi da AGCOM rendano più chiaro chi vi chiama per vendervi qualcosa, la vera difesa resta la vostra attenzione: nessun trucco vale quanto la scelta di non dare mai dati sensibili a chi non sapete identificare con certezza.

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Ecco perché é sempre meglio non stampare lo scontrino dopo aver prelevato con il bancomat (il motivo c'entra con le truffe!)

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Milioni di italiani stampano lo scontrino dopo aver prelevato con il bancomat ma quei dati, nelle mani sbagliate, possono trasformarsi in una truffa

Avete appena prelevato, lo sportello vi chiede se volete stampare la ricevuta e la mano va in automatico sul tasto "Sì". Lo scontrino finisce nel portafogli o, peggio, nel cestino accanto al bancomat. Sembra un gesto innocuo, perché lì sopra non c’è il PIN e neppure il numero completo della carta. In realtà, proprio quel pezzetto di carta è diventato uno degli alleati preferiti dei truffatori che si fingono operatori della vostra banca.

La ricevuta di per sé non permette a nessuno di svuotare il conto. Il problema nasce quando entra in un copione di ingegneria sociale già pronto: chiamate, sms, finti avvisi di sicurezza costruiti su misura. Il risultato è che chi sta dall’altra parte del telefono sembra sapere tutto di voi e del vostro ultimo prelievo. E a quel punto convincervi a dare un codice o cliccare su un link è molto più facile.

Cosa c’è davvero scritto sulla ricevuta del bancomat

La ricevuta non mostra il PIN e, nella maggior parte dei casi, neppure il numero completo della carta. Ma contiene diversi dati molto utili a chi vuole sembrare la vostra banca: data e ora esatte del prelievo, importo, sportello utilizzato (spesso con indirizzo o almeno la zona), ultime cifre della carta e talvolta il saldo residuo.

Presi uno per uno, questi elementi non aprono il conto corrente. Messi insieme, però, permettono a un truffatore di raccontare una storia credibile. Gli basta recuperare lo scontrino lasciato vicino all’ATM e abbinarlo a un numero di telefono pescato in un vecchio data breach, da annunci online o da altre banche dati illegali. Secondo gli esperti di sicurezza, oggi le frodi funzionano proprio così: i criminali non cercano un’unica chiave magica, ma sommano tanti piccoli indizi.

Il mito è: "Senza il mio PIN non possono fare nulla". La realtà è che non hanno bisogno di forzare la tecnologia se riescono a farvi abbassare la guardia. E i dettagli stampati sulla ricevuta servono esattamente a questo.

Come funziona la truffa: dallo scontrino dimenticato alla finta telefonata

Lo schema è lineare. Fase uno: voi prelevate, stampate lo scontrino e lo lasciate nel cestino o appoggiato sopra lo sportello. Poco dopo, qualcuno passa a controllare sistematicamente quella zona, raccoglie le ricevute e seleziona quelle più “interessanti”, magari con saldi alti o importi importanti.

Fase due: scatta il contatto. Arriva una telefonata o un messaggio da un presunto "ufficio antifrode". La voce all’altro capo del filo dice, con tono rassicurante: "Stiamo verificando un’anomalia sul prelievo di 250 euro effettuato oggi alle 10.24 allo sportello di via Roma. Conferma che l’operazione è sua?". È qui che i dettagli della ricevuta fanno la differenza: luogo, cifra e orario coincidono al centesimo, quindi l’interlocutore sembra davvero un operatore della vostra banca.

Fase tre: la richiesta decisiva. Dopo avervi conquistato con le informazioni corrette, il finto operatore parla di un blocco urgente, di un tentativo di furto, di un rimborso da sbloccare. Poi vi chiede di comunicare un codice ricevuto via sms, confermare un’operazione sull’app, cliccare su un link o addirittura trasferire i soldi su un "conto sicuro". Nel momento in cui fate una di queste azioni, il danno può essere immediato.

Negli Stati Uniti la Federal Trade Commission e l’FBI segnalano da tempo i falsi sms e le finte chiamate bancarie tra le truffe più diffuse. E diverse banche, come Texas Bank & Trust e HSBC, inseriscono proprio la gestione delle ricevute ATM tra le buone pratiche per ridurre il rischio di furti d’identità e accessi illeciti.

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Perché è meglio non stampare la ricevuta (e come usarla in sicurezza)

La regola più prudente è semplice: se non avete un’esigenza specifica, al bancomat premete "No" quando vi viene chiesto se stampare la ricevuta. Per controllare saldo e movimenti oggi avete app e home banking, molto più sicure di un foglietto lasciato in giro. In più, usate meno carta, che non guasta.

Se invece per lavoro o per abitudine volete lo scontrino, dovete trattarlo come un documento riservato. Non lasciatelo mai allo sportello, non abbandonatelo in auto né nella borsa aperta. Metterlo nel portafogli è già un passo avanti. Quando non vi serve più, non buttatelo intero nel primo cestino: meglio strapparlo in piccoli pezzi o usare un distruggidocumenti, soprattutto se compare anche il saldo.

Un altro gesto importante è chiudere sempre la sessione dell’ATM. Se dopo il prelievo lo schermo vi chiede se volete fare un’altra operazione, premete "Annulla" o "Cancel" prima di allontanarvi. Lasciare la schermata attiva è un regalo in più a chi passa dopo di voi.

*** Presto un sistema di riconoscimento biometrico sostituirà il pin della carta di credito ***

Come riconoscere una finta chiamata della banca

Secondo la maggior parte degli istituti di credito e le linee guida delle autorità di vigilanza, ci sono alcune regole ferree: la banca non vi chiederà mai al telefono PIN, password di accesso, codici usa e getta ricevuti via sms, né vi inviterà a trasferire soldi su un conto indicato come "di sicurezza". Non vi manderà link da cliccare in fretta per evitare il blocco del conto.

Se, dopo un prelievo, arriva una chiamata che cita con precisione importo, orario e sportello, la cosa migliore è mantenere il controllo della situazione. Potete rispondere con una frase del tipo: "Per sicurezza preferiamo richiamare noi il numero ufficiale della banca". Poi chiudete la conversazione, aprite l’app o il sito ufficiale, controllate eventuali notifiche e, solo se necessario, chiamate il numero riportato lì o sul retro della carta.

Anche in Italia la Banca d’Italia segnala che le frodi su carte e conti correnti coinvolgono milioni di clienti e valori complessivi di centinaia di milioni di euro. In questo quadro, eliminare uno dei tasselli che rendono più credibili i truffatori, cioè la ricevuta dimenticata al bancomat, è un gesto piccolo ma molto efficace.

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Eliminate questa app per prendere appunti: limita la vostra creatività a vostra insaputa (lo dice la neuroscienza)

Supprimez cette application de notes : elle bride votre créativité à votre insu

Vi è mai capitato di aprire la vostra app per prendere appunti e trovarvi davanti un cimitero di liste, idee mezze scritte, vocali da riascoltare “quando avrete tempo”? Sulla carta è l’alleata perfetta: sincronizzata, ricercabile, sempre in tasca. In pratica, però, quante di quelle note hanno davvero cambiato il vostro modo di lavorare o di creare?

Il sospetto poco glamour è questo: quella stessa app che vi fa sentire efficienti potrebbe essere la gabbia dorata della vostra creatività. Non perché sia “cattiva”, ma perché costringe il cervello a un modo di pensare che non gli somiglia affatto. E la neuroscienza, su questo, ha iniziato a parlare chiaro.

Perché la vostra app per prendere appunti non è innocente

Le app per prendere appunti promettono ordine lineare: una nota dopo l’altra, tutte allineate in verticale. È perfetto per archiviare, molto meno per creare. Il pensiero creativo, infatti, non procede in fila indiana, ma per salti, associazioni, zigzag.

Il risultato? Voi credete di “scaricare la mente”, ma spesso state solo trasformando le idee in una lista della spesa un po’ più chic. Lo scroll continuo vi fa perdere il quadro d’insieme, e senza quadro d’insieme è difficile vedere connessioni nuove - cioè esattamente ciò che definisce la creatività.

Cosa succede al cervello quando scrivete su carta (e quando scrollate)

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Tokyo, in uno studio pubblicato su Frontiers in Behavioral Neuroscience, ha messo alla prova tre strumenti: taccuino cartaceo, tablet con pennino e smartphone. Quarantotto studenti hanno inserito appuntamenti in un calendario usando uno di questi supporti, poi, dopo circa un’ora, sono stati testati sulla memoria mentre erano dentro uno scanner fMRI.

Risultato elegante: chi usava il taccuino di carta scriveva più in fretta e ricordava meglio le domande più semplici. Ma la parte interessante è nel cervello. Durante il recupero dei ricordi, tutti attivavano le stesse aree chiave - l’ippocampo (la nostra “centralina” della memoria episodica e spaziale), il precuneo, la corteccia visiva e le aree del linguaggio frontali. Solo che, nel gruppo carta, queste regioni lavoravano di più.

Tradotto in linguaggio semplice: quando prendete appunti su un quaderno, il vostro cervello costruisce una traccia più ricca. Non memorizza solo il “cosa”, ma anche il “dove” e spesso il “come” era scritto. Quella parola in alto a destra, vicino alla freccia rossa, il titolo cerchiato in mezzo alla pagina. L’ippocampo ama le mappe, non i file di testo.

Su smartphone o tablet, invece, il contenuto si muove: scroll, zoom, rimpaginazioni. Gli appigli spaziali si sbriciolano, l’encoding diventa più superficiale. Ricordate lo stesso numero di cose, forse, ma con meno profondità. E una memoria meno densa significa meno materiale con cui il cervello può giocare quando deve inventare qualcosa di nuovo.


Il limite segreto dello schermo: sei pollici contro un A4

Un display di smartphone vi concede, in media, circa sei pollici di diagonale - più o meno 15 cm. È una finestrella. Un foglio A4, invece, offre circa 623 cm² di superficie che potete vedere in un solo colpo d’occhio. Lo spazio non è un dettaglio estetico, è una condizione cognitiva.

Sul piccolo schermo lo scroll vi obbliga a leggere in modo totalmente lineare: ciò che non è in vista, per la memoria di lavoro, semplicemente non esiste. Su carta, potete saltare da un angolo all’altro, tracciare frecce, disegnare cerchi concentrici, avvicinare concetti lontani solo spostandoli di qualche centimetro.

Non è un caso che J.K. Rowling abbia strutturato la saga di Harry Potter su enormi fogli a griglia, con colonne per i mesi e righe per le sottotrame. Voleva vedere la storia intera, non scorrerla. Le “lavagne infinite” digitali promettono la stessa cosa, ma il bordo dello schermo resta una specie di paraocchi cognitivo: tutto ciò che sta fuori dall’area visibile scivola ai margini dell’attenzione.

Come liberare la creatività: dal widget al taccuino

Prima mossa radicale ma liberatoria: togliete dalla schermata principale i widget di note rapide. Ogni volta che li aprite, il riflesso è buttare giù qualcosa in fretta, senza vera elaborazione. Meglio un piccolo taccuino tascabile, pagine bianche, sempre in borsa.

Seconda mossa: riducete le app per prendere appunti a una sola, usata come archivio, non come luogo dove pensare. Le idee nascono su carta; solo quelle che meritano di vivere nel tempo vengono fotografate o riscritte nell’app, per poterle ritrovare e condividere.

Datevi una regola semplice: non più di 10 minuti al giorno dentro l’app di note. Il resto del lavoro concettuale fatelo lontano dallo schermo, con una penna vera in mano.


Mini-guida pratica: sketchnoting e regola delle tre dimensioni

Per sfruttare davvero la pagina fisica, potete usare lo sketchnoting: una presa di appunti ibrida fatta di parole chiave, frecce, piccole icone. Non serve saper disegnare, serve pensare in due dimensioni.

Provate così:

  • Scrivete al centro il tema - per esempio "Cose da fare nel weekend". Cerchiatelo.
  • Nella parte alta mettete ciò che riguarda il futuro o la visione: obiettivi, moodboard, riferimenti.
  • In basso, le azioni concrete: chi fa cosa, entro quando.
  • A sinistra, i problemi o i vincoli; a destra, le possibili soluzioni o varianti.

State usando le tre dimensioni della pagina: alto/basso per il tempo o la priorità, sinistra/destra per le polarità, centro per il concetto chiave. L’ippocampo registra tutto questo come una mappa. Quando, tra una settimana, riprenderete quel progetto, non vi limiterete a “leggere le note”: vi riaffiorerà l’intera scena mentale.

Se vi accorgete che le vostre note digitali sono diventate un luogo dove le idee vanno a morire, il segnale è chiaro: è il momento di cancellare almeno una app per prendere appunti e restituire alla vostra creatività un po’ di spazio fisico in cui respirare.

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Tutte le app da scaricare prima di partire per un viaggio che vi svolteranno la vacanza

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Dalla valigia digitale alle foto perfette: ecco le migliori app da avere a portata di iPad per vivere ogni viaggio al meglio

Valigia pronta, biglietto in mano, playlist caricata. Ma siete davvero pronte a partire? Se l’idea è quella di vivere un viaggio senza stress, super organizzato (ma sempre con stile), allora è arrivato il momento di trasformare l’iPad nella vostra migliore compagna di avventure.

Perché oggi la tecnologia non solo ci aiuta a risparmiare tempo e a sentirci più sicure, ma rende anche ogni fase del viaggio — dalla pianificazione alle foto ricordo — molto più fluida, creativa e… smart.

Ecco allora tutte le app da scaricare prima di partire, che potrebbero letteralmente svoltarvi la vacanza.

(Continua sotto la foto)

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Le migliori app per pianificare il viaggio (senza perdere nemmeno un dettaglio)

Organizzare un viaggio, soprattutto se di gruppo, può trasformarsi in una giungla di messaggi, liste, screenshot e orari. Ma su iPad tutto questo diventa un’esperienza digitale perfetta. App come Freeform permettono di creare lavagne condivise dove disegnare l’itinerario con Apple Pencil. In alternativa, Goodnotes vi consente di personalizzare calendari e mappe con dettagli visivi.

Se amate invece le liste minimal ma potentissime, Notion è il must per creare un itinerario completo, tenere traccia delle spese e salvare link utili.

Anche l’app Calendario su iPad si rivela preziosa: sincronizzata automaticamente su iPhone e Apple Watch, può essere condivisa con tutti i compagni di viaggio.

E se volete mantenere il focus e iniziare il viaggio con il mindset giusto, le app come Zinnia vi aiutano a tenere un diario creativo, sempre a portata di tap.

Ultimo tocco? Una bella bacheca Pinterest per organizzare in mood board i posti da vedere, i look da sfoggiare e i trucchi furbi per la valigia. Tutto più bello, tutto più organizzato.

Contenuti, svago e organizzazione

Durante il volo o in treno, l’iPad diventa un mini cinema portatile. Grazie a iPadOS potete scaricare film, serie e playlist preferite da guardare offline. Ma non solo: si possono anche salvare mappe, percorsi e guide da usare quando manca il Wi-Fi.

Nell’app Note potete creare liste pre-partenza da spuntare con Apple Pencil. File, invece, vi aiuta a tenere in ordine biglietti, prenotazioni e documenti, da condividere anche con il gruppo. Promemoria vi ricorda tutto quello che conta, con elenchi personalizzabili per tag, data e priorità.

E se volete tenere sotto controllo il budget, affidatevi a Expensify o ai modelli precompilati dell’app Numbers. Precise, pratiche e — perché no — anche un po’ zen.

viaggio in macchina

Look da viaggio? Sì, ma con stile (digitale)

Se preparare la valigia vi stressa, niente panico. Su iPad potete visualizzare ogni look con Freeform, semplicemente sollevando la vostra sagoma da una foto e incollandola su una lavagna visiva per ogni giornata. È come avere un armadio digitale a portata di tap.

E per chi ama pianificare tutto (ma proprio tutto), potete usare ChatGPT con Apple Intelligence per ricevere una lista personalizzata delle cose da mettere in valigia: attività, meteo, destinazione, tutto incluso.

App da viaggio: tra cultura, produttività e fotografie perfette

Anche in viaggio, iPad resta uno strumento perfetto per restare produttive: che si tratti di aggiornare file con Google Drive, scrivere appunti su Pages o gestire task su Microsoft Office, la connessione (anche in mobilità) vi tiene sempre al passo.

Per esplorare nuove culture, c’è Traduci, che vi permette di leggere menu, cartelli e indicazioni in qualsiasi lingua — anche offline. E con Ricerca Visiva potete scoprire cosa state guardando: da un monumento a una ricetta, da un’opera d’arte a un animale.

E per le foto? Scattate con iPhone e ritoccate con precisione su iPad, magari usando Apple Pencil o app come Lightroom. La porta USB-C permette anche di collegare fotocamere e importare gli scatti direttamente, senza passaggi intermedi.

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App per cambiare colore capelli: le migliori per simulare un perfetto cambio di look

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Volete sapere quali sono le migliori app per cambiare colore capelli? Ecco quelle da provare subito per un perfetto cambio di look virtuale!

Volete cambiare tinta ma siete ancora indecise o indecisi? Date una chance alle app per cambiare colore di capelli. Facili da utilizzare ed efficaci, consentono in pochi click di cambiare sfumatura in maniera - più o meno - strabiliante.

Utili, ma anche divertenti, le app dedicate ai capelli sono molte e molto diverse da loro, anche se il loro funzionamento è piuttosto semplice ed intuitivo. Caricando le proprie foto è infatti possibile scegliere diversi filtri utili a cambiare look in maniera instantanea.

Molte di queste non si limitano ad apportare modifiche al colore della chioma ma consentono anche di sperimentare tagli e acconciature originali, così come di creare make up su misura, modificare lo sfondo dei propri scatti e "abbellire" i tratti del viso.

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Le migliori app per cambiare colore di capelli

Tutte disponibili sia per sistemi operativi iOS e Android, si scaricano al volo sul telefono cellulare tramite app store e permettono di giocare con il proprio look all'infinito.

Ecco le migliori app per cambiare colore di capelli del momento: continuate a leggere e trovate quella giusta per voi!

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Hairstyle Try On: app per cambiare colore capelli

Questa app agisce a tuttotondo sull'immagine personale e consente di sperimentare nuovi colori di capelli, ma anche tagli e "ritocchini". Con questa app è infatti possibile anche cambiare colore di occhi, creare "effetti lifting" sul viso e molto altro ancora.

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Simulatore colore capelli online: Garnier Color Try On

Sul sito ufficiale, Garnier mette a disposizione di tutte e tutti un interessante tool online - non è necessario scaricare alcuna app - per provare tutte le sfumature di colore del proprio catalogo. In maniera intuitiva è infatti possibile caricare una propria immagine o scattare un selfie nell'immediato per poter sperimentare tantissimi colori di tinta virtuale. Una volta scelto il proprio colore preferito è possibile salvare l'immagine - da custodire come reference o da condividere con amiche e amici - e anche acquistare il prodotto desiderato.

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Facetune, migliore app per cambiare colore capelli, taglio e look in generale

Facetune è una delle app a pagamento di modifica delle foto più amate e realistiche. Il servizio si avvale dell'intelligenza artificiale per dare vita a foto e video ultra realistici. Le sue funzioni top? Oltre al cambio colore di capelli è possibile anche sperimentare acconciature e tagli, ma anche modificare features come il sorriso, la forma del naso, del viso e molto altro ancora.

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App per cambiare colore capelli online: L'Oréal Paris Hair Color Try On

Anche L’Oréal Paris, in collaborazione con ModiFace, azienda canadese specializzata in beautytech, offre un sistema di prova virtuale della colorazione. Questo strumento basato sulla realtà aumentata - non si scarica sul cellulare ma vi si accede direttamente tramite il sito ufficiale - permette di testare oltre 200 sfumature di colore per poter vedere in anteprima il risultato della tinta prima dell'applicazione. Questo sistema consente inoltre di accostare foto "prima e dopo" per poter effettuare confronti accurati.

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Hair Color Changer: app per cambio colore capelli gratis

Da provare anche l'app Hair Color Changer, che consente gratuitamente di sperimentare diversi colori di capelli, dai classici castani ai biondi passando per viola, blu, rosa e verde. L'app consente di provare diverse intensità di colore e di poter salvare anche i look preferiti e condividerli.

Credits Ph: Getty Images

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The House of Vinted: quando il vintage diventa esperienza di stile

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Nel mondo della moda, dove le tendenze cambiano alla velocità della luce, il second hand sta riscrivendo le regole in maniera radicale. Oggi indossare un capo vintage è una scelta di stile e di etica e molte altre cose ancora che abbiamo scoperto in una chiacchierata con il CEO di Vinted, Adam Jay e con Emma Sullivan, Creative Director Vinted. L'occasione? Un evento davvero unico nel panorama dell’e-commerce che qui vi raccontiamo

Alzi la mano chi non conosce Vinted o non ha mia sbirciato online cliccando sulla classica icona della “V” bianca su fondo verde acqua. I fashion victim aprono l’App per trovare un capo non più disponibile nei negozi, mentre le mamme la prediligono per rifare il guardaroba ai figli. La usano i manager alla ricerca del pezzo unico, e tutti quelli che vogliono risparmiare tempo negli acquisti o che vogliono rifarsi il look senza spendere un capitale.

Vinted, l'App che ha cambiato l'esperienza con il lusso

Insomma, Vinted è ormai entrato nelle nostre vite con una missione molto chiara e ambiziosa: fare del second-hand la prima scelta a livello globale. «Vinted ha avuto un ruolo significativo nell’aumento della popolarità del mercato second hand –ci racconta Adam Jay, CEO dell'azienda - in particolare nel settore del lusso. Alcune ricerche, infatti, ci suggeriscono che l'80% delle persone che rivendono i loro articoli lo fa tramite la nostra App».

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Alla ricerca del pezzo perfetto

Se, infatti, all’inizio il percorso dell’azienda era tutto concentrato sulla moda accessibile – un concetto che ha permesso la creazione di una community di fedelissimi – «da circa tre anni, invece, il brand ha fatto un salto di qualità, spostandosi verso il segmento del lusso e introducendo un servizio di autenticazione per garantire l'originalità degli articoli accolto molto bene da chi acquista capi di alto valore». Francia e Regno Unito sono i mercati più forti ma l’Italia gioca un ruolo chiave perché «curiosamente gli italiani tendono a vendere più di quanto acquistino, esportando capi di lusso verso paesi come Francia e Germania». Il risultato? Vinted è diventato un mercato “virtuale” interessante, vivace, in grado di coinvolgere utenti molto diversi e dove anche i marchi di nicchia trovano finalmente il loro spazio. Al di là dei numeri, «ciò che rende speciale questo marketplace è anche il senso del divertimento - conclude Jay-. Acquistare e vendere non è soltanto un’operazione commerciale, ma una vera e propria avventura alla ricerca del pezzo perfetto”.

The House of Vinted: l'evento a Londra

Un altro passo avanti in questa dimensione più ludica è stata la fusione tra esperienza digitale e fisica. Il primo evento dal vivo, "The House of Vinted", che si è svolto lo scorso weekend a Londra, «è stata l’occasione per presentare fisicamente una serie di guardaroba luxury curati da influencer e creator di moda provenienti dall’Italia, dalla Francia e dal Regno Unito – ci racconta Emma Sullivan, Creative Director Vinted- permettendo ai membri di vivere il marchio di persona, girando fra queste stanze allestite con articoli second hand unici». I temi dei guardaroba (tutti in vendita con una parte del ricavato che sarà devoluto in beneficenza, ndr) si sono ispirati allo stile personale dei creator coinvolti e ai trend rilevati dai dati della piattaforma, che mostrano una crescente tendenza di ricerca per termini come art déco, gingham, vintage, scandi, statement piece, maniche a sbuffo e maglioni a trecce.

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Giulia Valentina e il suo guardaroba per "The House of Vinted"

L’evento ha avuto molto successo per cui, secondo Sullivan, in futuro potrebbero esserci altre occasioni di questo tipo. Portare il virtuale nel reale è sempre un’esperienza da vivere, soprattutto se in ballo c’è una passione, quella per la moda, come conferma la creator italiana Giulia Valentina. Coinvolta nel progetto The House of Vinted, ha fatto una selezione di alcuni suoi capi in vendita da oggi sulla piattaforma: «Sapere che alcuni miei capi finiscono nel guardaroba dei miei follower mi rende felice – ci racconta la creator-. È come lasciarli in buone mani. Gli articoli che ho selezionato sono principalmente pezzi che ho comprato in passato e che sono rimasti praticamente nuovi perché non ho mai avuto l’occasione di indossarli».

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La regola di Giulia

«Per me la regola è: se non ho indossato un capo per almeno tre anni, inizio a considerare di metterlo in vendita su Vinted – continua-. Non mi piace l’idea di accumulare cose nel mio armadio che non uso, e sono molto più felice sapendo che qualcun altro può godersele». L’esperienza su questa piattaforma è decisamente positiva per la creator che consiglia di «seguire il venditore, quando trovate pezzi che amate, perché se condividete lo stesso gusto, è probabile che in futuro troverete altri articoli fantastici nel suo guardaroba».

Tre capi, ognuno con una sua storia

Tra i pezzi principali della collezione di Giulia su Vinted c'è una borsa Balenciaga acquistata impulsivamente durante una giornata di shopping con le amiche. Poi c'è un cappotto Versace che faceva parte di un completo scelto per un evento speciale («ho indossato l’intero outfit per la prima volta a un evento, solo per vedere un’altra ragazza arrivare pochi minuti dopo con lo stesso identico look. Di solito non mi dà fastidio abbinarmi a qualcun altro, anzi, penso che significhi semplicemente che entrambi abbiamo ottimo gusto!»). Inifne, una camicia Jacquemus comprata come regalo di compleanno per sua sorella (che ha confessato, aprendo il pacco, di averla già acquistata).

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Il futuro della moda

Insomma, The House of Vinted ci ha insegnato una cosa. Che sia online o dal vivo, il futuro della moda passa dalla sostenibilità, dalla fiducia e dal piacere di trovare (e dare) una seconda vita ai capi più belli – e Vinted sembra essere davvero pronto a scrivere il prossimo capitolo di questa rivoluzione.

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