Mangiare lentamente aumenta la sazietà? Gli esperti spiegano cosa succede
Una meta-analisi pubblicata sull’International Journal of Obesity ha osservato un’associazione tra mangiare velocemente, un BMI più elevato e un maggiore rischio di obesità rispetto a chi consuma i pasti più lentamente. Non significa che la velocità del pasto determini da sola il peso corporeo, ma suggerisce che il modo in cui mangiamo può avere un ruolo nei meccanismi che regolano fame e sazietà.
Ognuna di noi conosce almeno una “mangiatrice aspirapolvere”: piatto finito in cinque minuti e, poco dopo, la sensazione che ci sarebbe ancora spazio per qualcosa. Il motivo potrebbe essere anche nel tempo necessario al nostro organismo per registrare i segnali di sazietà.
La digestione inizia in bocca: cosa fa davvero la masticazione
Quando mangiamo lentamente, i denti riducono il cibo in frammenti più piccoli e lo mescolano con la saliva, che contiene enzimi capaci di avviare la digestione di alcuni nutrienti, in particolare dei carboidrati.
La masticazione non è quindi una semplice fase meccanica. Gli stimoli prodotti durante il pasto contribuiscono ad attivare riflessi nervosi che coinvolgono anche lo stomaco e l’intestino, preparando l’apparato digerente a ricevere il cibo.
Anche la dimensione dei bocconi conta. Nel 2002 Pera e il suo team hanno confrontato 25 contro 50 masticazioni per boccone: chi masticava di più riduceva il cibo in pezzi sotto il millimetro e lo stomaco iniziava a svuotarsi prima, senza quella sensazione di "mattone" che conoscete bene.
Il risultato è la formazione di un chimo, la miscela semiliquida composta da cibo e succhi gastrici che prosegue poi verso l’intestino. La consistenza e la dimensione delle particelle influenzano il processo digestivo e lo svuotamento gastrico.
Questo non significa però che sia necessario contare ossessivamente le masticazioni. L’obiettivo pratico è molto più semplice: rallentare il ritmo del pasto, prendere bocconi non eccessivamente grandi e dare al corpo il tempo di gestire ciò che stiamo mangiando.
Mangiare lentamente e sentirsi sazie: cosa succede agli ormoni
La relazione tra mangiare lentamente e sentirsi sazi diventa ancora più interessante quando si osservano i segnali che partono dall’apparato digerente.
Durante e dopo il pasto, intestino e cervello comunicano attraverso una serie di segnali nervosi e ormonali. Tra le molecole coinvolte ci sono il GLP-1 e il peptide YY, associati alla regolazione della sazietà, mentre la grelina, conosciuta come uno degli ormoni coinvolti nella sensazione di fame, tende a diminuire dopo aver mangiato.
In uno studio condotto su persone che consumavano lo stesso pasto in tempi diversi, chi mangiava più lentamente mostrava livelli maggiori di alcuni segnali ormonali legati alla sazietà e riferiva una maggiore sensazione di pienezza.
Altri studi hanno osservato risultati simili confrontando pasti consumati rapidamente e pasti consumati in un arco di tempo più lungo. In alcune condizioni, il gruppo che mangiava più lentamente mostrava una risposta più marcata dei segnali della sazietà e tendeva a consumare meno cibo successivamente.
Il punto fondamentale è il tempo. La comunicazione tra stomaco, intestino e cervello non è istantanea: se il pasto viene divorato in pochi minuti, possiamo continuare a mangiare prima che tutti i segnali di pienezza abbiano avuto il tempo di manifestarsi pienamente.
Per questo rallentare il ritmo può essere una strategia utile per imparare ad ascoltare meglio i segnali di fame e sazietà.
Velocità del pasto, calorie e peso: tra realtà e miti
Qui è importante distinguere tra associazione e causa.
Numerosi studi hanno osservato che chi mangia velocemente tende, in media, a consumare più calorie nello stesso intervallo di tempo rispetto a chi mangia più lentamente. Questo può accadere anche senza una precisa intenzione di mangiare di più.
La velocità del pasto può infatti influenzare la quantità di cibo consumata prima che il cervello abbia ricevuto tutti i segnali necessari per registrare la sazietà.
Anche la consistenza degli alimenti può modificare il ritmo. Alcune ricerche hanno mostrato che cibi più duri, compatti o che richiedono una maggiore masticazione vengono consumati più lentamente rispetto ad alimenti morbidi e facilmente ingeribili.
In determinate condizioni, quando il pasto richiedeva più tempo per essere consumato, i partecipanti tendevano a introdurre meno cibo, pur mantenendo un livello di gradimento simile.
Questo aiuta a capire perché anche la struttura del pasto può avere un ruolo: alimenti che richiedono più masticazione possono naturalmente rallentare il ritmo con cui mangiamo.
Un altro elemento è la dimensione delle porzioni. La ricerca sul comportamento alimentare ha mostrato che ciò che vediamo nel piatto può influenzare inconsapevolmente la quantità e la velocità con cui mangiamo.
Per questo può essere utile servirsi una porzione già definita, utilizzare piatti non eccessivamente grandi e cercare di evitare di mangiare direttamente da confezioni o contenitori molto capienti.
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