Non basta camminare: lo studio sugli over 80 svela il mix di esercizi legato a una migliore cognizione
Uno studio su ultraottantenni mostra che combinare esercizio aerobico e allenamento di forza si associa a un cervello più scattante tra gli 80 e i 90 anni: davvero non è mai troppo tardi.
Pubblicato sulla rivista scientifica GeroScience, il nuovo studio firmato da Brian Ho e Ronald Cohen ha valutato 184 persone cognitivamente sane tra 85 e 99 anni. Chi abbinava regolarmente attività aerobica e potenziamento muscolare otteneva risultati migliori ai test cognitivi rispetto ai sedentari e a chi faceva solo movimento aerobico.
La notizia interessante è il messaggio implicito: l’attività fisica conta anche, e forse soprattutto, quando si entra nella decade degli 80 e oltre. In Italia però, secondo documenti sull’**invecchiamento attivo**, più della metà degli over 85 è sedentaria: il divario tra ciò che la ricerca suggerisce e ciò che accade nella vita reale è evidente.
Il nuovo studio sugli over 80: cosa hanno scoperto i ricercatori
Nel lavoro pubblicato su GeroScience sono state arruolate 184 persone tra 85 e 99 anni, tutte senza segni di demenza. Ogni partecipante ha riferito le proprie abitudini motorie, poi è stato sottoposto al Montreal Cognitive Assessment (MoCA) e a una batteria di test neuropsicologici che misurano memoria, velocità di pensiero e flessibilità mentale.
Gli studiosi hanno diviso i partecipanti in tre gruppi: chi non faceva alcun esercizio, chi praticava solo **esercizio aerobico** (per esempio camminata, nuoto, bicicletta) e chi combinava aerobica e **allenamento di forza**. «Le persone che non praticavano alcuna attività fisica hanno ottenuto punteggi più bassi rispetto a chi svolgeva sia cardio sia rinforzo muscolare», spiegano gli autori. La differenza nei punteggi era modesta ma significativa, anche tenendo conto di fattori come il livello di istruzione e la quantità totale di movimento.
Non solo. Il gruppo “combo” ha mostrato performance migliori in compiti specifici, come la codifica di simboli, che richiede rapidità e capacità di passare da uno schema mentale all’altro. Lo studio è osservazionale, quindi parla di associazione e non di causa-effetto, ma il segnale è chiaro: a quasi 90 anni chi si muove in modo vario ha un cervello più efficiente. Interessante anche il dato che quasi il 70 per cento dei partecipanti era già fisicamente attivo, a smentire l’idea che grande età significhi per forza immobilità.
Perché il mix di aerobica e forza fa bene alla salute del cervello
Quando si parla di **over 80**, “aerobica” non significa maratone. Parliamo di camminate a passo sostenuto ma comodo, pedalata su cyclette, nuoto in corsia lenta o ginnastica dolce che faccia aumentare leggermente il respiro. L’allenamento di forza, invece, può essere fatto con elastici, piccoli pesi, esercizi come alzarsi e sedersi dalla sedia o sollevare bottiglie d’acqua, spesso con un appoggio stabile per sicurezza.
Gli esercizi combinati sembrano agire su diverse funzioni cognitive: memoria di lavoro, funzioni esecutive (organizzare, pianificare, cambiare strategia), velocità di elaborazione. Migliorare nei test di codifica di simboli significa, tradotto nella vita quotidiana, essere più rapidi nel gestire un bancomat, capire un nuovo telecomando, seguire una conversazione complessa senza “perdersi” dopo poche frasi.
Dal punto di vista biologico, i benefici hanno basi solide. Gli esercizi aerobici aumentano il flusso di sangue al cervello e l’ossigenazione, stimolano la plasticità neuronale e la nascita di nuove connessioni. Il rinforzo muscolare migliora la sensibilità all’insulina, riduce l’infiammazione cronica, sostiene la postura ed è collegato a un minor rischio di **declino cognitivo**. Diverse revisioni della letteratura indicano che i programmi che mescolano cardio e forza offrono un vantaggio rispetto alle singole modalità.
Secondo il **Ministero della Salute**, gli anziani dovrebbero accumulare 150-300 minuti a settimana di attività aerobica moderata, affiancati da esercizi di rafforzamento muscolare almeno due volte a settimana e attività multicomponente (equilibrio, coordinazione) in tre giorni su sette. È, in pratica, lo stesso schema “cardio + forza + equilibrio” che nello studio su GeroScience appare legato a una migliore **salute del cervello**. Peccato che, sempre secondo i dati italiani, circa il 38 per cento degli over 65 sia sedentario, quota che supera il 55 per cento dopo gli 85 anni.
Come iniziare un allenamento combinato in età molto avanzata
Prima regola: nessun eroismo solitario. A 80, 85 o 90 anni ogni cambiamento di attività va discusso con il medico di famiglia, soprattutto in presenza di cardiopatie, diabete, problemi articolari o rischio di cadute. Il professionista può indirizzare verso fisiatra o fisioterapista per un programma personalizzato, dosato davvero “come un farmaco”.
Una volta avuto l’ok, l’obiettivo è inserire il movimento nella routine, senza stravolgere la vita. Si può iniziare con 10 minuti di camminata quotidiana, anche nel corridoio di casa o nel cortile, e qualche esercizio di forza da seduti: alzare e abbassare le punte dei piedi, estendere le ginocchia, stringere un elastico morbido tra le mani. Un approfondimento di Microbiologia Italia propone, come traguardo realistico, 150 minuti settimanali di camminata più 60-90 minuti di esercizi di resistenza, suddivisi in due o tre sedute: un modello da adattare, non da inseguire subito.
Per chi teme le cadute esistono alternative sicure: ginnastica in acqua, gruppi di cammino condotti da operatori, “palestre della salute” dedicate agli anziani fragili, programmi di esercizi da seduti che lavorano comunque su muscoli e equilibrio. Il supporto di familiari e caregiver è cruciale: accompagnare a un corso, camminare insieme, ricordare gli appuntamenti di attività vale quasi quanto l’allenamento stesso. Per il cervello, infatti, il movimento fisico e la dimensione sociale formano una coppia potente: piccoli passi, letteralmente, che aiutano a conservare autonomia e lucidità anche quando le candeline superano gli 80.
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