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La parola al cardiologo: «Il consumo moderato e regolare di caffè può avere effetti protettivi sul cuore»

La parola al cardiologo: «Il consumo moderato e regolare di caffè può avere effetti protettivi sul cuore»

foto di Grazia.it Grazia.it — 20 Settembre 2026
José Abellán, cardiologo: «Il consumo moderato e regolare di caffè può avere effetti protettivi sul cuore a lungo termine»
Caffè e cuore non sono più nemici per definizione: il cardiologo José Abellán racconta come un consumo moderato e regolare possa persino proteggere le arterie, se scegliete quantità e preparazione giuste.

Una grande metanalisi che ha incluso quasi 1,3 milioni di persone ha osservato che chi beve da una a cinque tazze di caffè al giorno ha tra il 5 e l’11% in meno di rischio di malattia cardiovascolare. Altri studi hanno collegato il consumo abituale di caffè a una minore incidenza di ictus e a una leggermente maggiore aspettativa di vita.

Da qui parte il discorso del cardiologo spagnolo José Abellán, dottore in Medicina e divulgatore molto seguito sui social. In un suo recente video spiega che «il consumo moderato e regolare di caffè può avere effetti protettivi sul cuore e sui vasi sanguigni a lungo termine», ma aggiunge subito che il caffè non è una medicina da prescrivere, bensì un tassello di uno stile di vita sano.

Dal mito “il caffè fa male al cuore” alla nuova evidenza

Per anni il caffè è stato considerato il nemico giurato dei cardiologi, soprattutto perché la caffeina può far aumentare temporaneamente pressione e frequenza cardiaca. Molti di voi avranno sentito frasi tipo “basta caffè, ti viene l’infarto” pronunciate con grande sicurezza, ma senza dati a supporto.

Oggi il quadro è diverso. Abellán ricorda che nel caffè non c’è solo caffeina: ci sono anche acidi clorogenici e altri polifenoli, potenti antiossidanti con effetti favorevoli su infiammazione e funzione dei vasi. Diversi studi pubblicati su riviste cardiologiche internazionali hanno mostrato che chi beve regolarmente quantità moderate di caffè ha meno eventi cardiovascolari rispetto a chi non lo beve affatto. Non si parla di miracoli, ma di una riduzione di rischio piccola e costante nel tempo.

Quante tazzine e quale preparazione: il ruolo di filtrato, espresso e zucchero

Secondo l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), per la maggior parte degli adulti sani un’assunzione fino a 400 mg di caffeina al giorno è considerata sicura. Tradotto in pratica: circa 3-5 espressi, a seconda di quanto sono “carichi” e di quanta altra caffeina assumete con tè, cola o cioccolata. In gravidanza il limite scende intorno ai 200 mg al giorno, quindi indicativamente uno-due espressi.

Non tutte le tazze però “pesano” uguale sul sistema cardiovascolare. Le linee guida europee di prevenzione cardiovascolare ricordano che il caffè non filtrato (tipo bollito, turco o alcune French press) contiene più diterpeni, come cafestol e kahweol, che possono aumentare il colesterolo LDL. Il caffè filtrato, invece, trattiene buona parte di queste sostanze e sembra associarsi al profilo di rischio migliore quando se ne bevono molte tazze al giorno.

E l’espresso o la moka all’italiana? Nei quantitativi tipici italiani, 2-3 tazzine al giorno, non emergono segnali di rischio particolare nella popolazione generale. Il problema nasce con consumi esagerati, tipo 7-8 espressi quotidiani, soprattutto se associati ad altri fattori di rischio come fumo, sedentarietà e dieta ricca di grassi saturi.

C’è poi un dettaglio spesso sottovalutato: lo zucchero. Un caffè amaro ha praticamente zero calorie; uno zuccherato, magari con aggiunta di panna o creme aromatizzate, può trasformarsi in un piccolo dessert. A lungo andare sono proprio calorie e zuccheri in eccesso ad alzare peso, trigliceridi e rischio cardiovascolare, più del caffè in sé.

Il messaggio di José Abellán: caffè sì, ma dentro uno stile di vita sano

Abellán insiste su un punto chiave: «La evidenza attuale non giustifica che io, come medico, raccomandi di iniziare a bere caffè per prevenire infarto o cancro, ma suggerisce che il caffè possa essere parte perfetta di uno stile di vita molto salutare». La stessa linea arriva dall’American Heart Association, che in una recente dichiarazione ha riconosciuto come il consumo moderato di caffè sia compatibile, e spesso associato, a un profilo cardiovascolare favorevole.

Un altro mito da ridimensionare riguarda le aritmie. Uno studio clinico su pazienti con fibrillazione atriale ha osservato che chi continuava a bere almeno una tazza di caffè al giorno non aveva più episodi aritmici, anzi sembrava avere un rischio leggermente inferiore rispetto a chi lo evitava completamente. Anche qui si parla di consumi moderati: il cardiopalma dopo tre caffè al volo e poche ore di sonno è più colpa dello stress e della privazione di riposo che del caffè in senso stretto.

Come trasformare tutto questo in scelte concrete? Per un adulto sano, restare intorno a 2-4 espressi distribuiti nella giornata è un compromesso ragionevole. Se bevete molti caffè, ogni tanto preferite il filtrato, limitate lo zucchero e state alla larga dalle bevande energetiche cariche di caffeina e altri stimolanti. Chi ha già una cardiopatia, un’ipertensione difficile da controllare, aritmie note o è in gravidanza dovrebbe invece concordare il proprio “budget di caffeina” con il cardiologo o il ginecologo.

In sintesi, il messaggio che arriva dalla scienza e che Abellán rilancia è rassicurante ma realistico: il caffè, nelle giuste quantità e nella forma giusta, non tradisce il cuore. Può anzi accompagnare, senza sensi di colpa, una vita fatta di movimento, dieta mediterranea, sonno decente e controlli regolari. Il che, per una semplice tazzina al bancone del bar, non è affatto poco.

© Riproduzione riservata

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