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Non è insonnia: è sleepscrolling! Ecco il vero motivo (psicologico) per cui restate svegli a guardare il telefono

Non è insonnia: è sleepscrolling! Ecco il vero motivo (psicologico) per cui restate svegli a guardare il telefono

23 Marzo 2026
dormire sonno insonnia herodormire sonno insonnia
Dormire bene oggi è più difficile: smartphone, notifiche e news continue tengono il cervello attivo e favoriscono lo sleepscrolling notturno

C’è un momento, ogni sera, in cui dovremmo semplicemente spegnere la luce e dormire. E invece no. Restiamo lì, con il telefono in mano, a guardare ancora un altro video, commentare un altro post, leggere l'ennesima notizia. Ancora cinque minuti che diventano facilmente mezz’ora, o a volte di più. È un gesto automatico, quasi rassicurante, ma che sta cambiando profondamente il nostro rapporto con il sonno.

Lo dimostrano anche i dati: in Italia circa il 30% delle persone dorme meno del necessario e una su sette riferisce di dormire male. Tra i più giovani la situazione è ancora più evidente: uno studio su studenti universitari italiani ha rilevato una media di appena 6,89 ore di sonno per notte, con oltre il 54% che presenta una qualità del riposo scarsa.

A incidere non sono solo stress e ritmi irregolari, ma anche nuove abitudini digitali che hanno trasformato le nostre serate. Viviamo immersi in un flusso continuo di contenuti, notifiche e aggiornamenti (spesso anche emotivamente intensi, tra crisi internazionali e notizie sempre più pervasive) che rendono difficile “staccare”.

È proprio in questo scenario che si sta affermando un nuovo comportamento, sempre più diffuso e ancora poco riconosciuto: lo sleepscrolling, cioè lo scroll compulsivo che ruba spazio al sonno e ci accompagna, notte dopo notte, sempre un po’ più lontano dal riposo.

Cos’è lo sleepscrolling

Il termine sleepscrolling descrive l’abitudine di rimandare il momento di andare a dormire restando agganciati allo smartphone tra social, reels, notifiche e aggiornamenti continui. Non è solo un “guardo 5 minuti il telefono prima di dormire”, è uno scorrimento compulsivo che invade le ore dedicate al riposo e che, sempre più spesso, diventa difficile interrompere.

La ricerca scientifica conferma il fenomeno: l’uso serale dei dispositivi digitali è associato a un ritardo nell’addormentamento, a una minore durata del sonno e a una qualità peggiore del riposo.

Ma non è solo una questione di tecnologia. Negli ultimi anni anche il contesto informativo ha iniziato a pesare sul riposo: l’esposizione continua a notizie ad alto impatto emotivo e crisi internazionali può mantenere il cervello in uno stato di allerta prolungato, rendendo più difficile “spegnere i pensieri” prima di dormire.

E proprio mentre cresce questa fragilità del sonno, si avvicina anche uno degli eventi che ogni anno altera temporaneamente i ritmi biologici di milioni di persone: il cambio dell’ora, che comporta un piccolo “jet lag sociale” e può rendere più difficile addormentarsi nei giorni successivi.

Per questo, Olimpoflex – startup italiana che si occupa di benessere del riposo – ha raccolto una guida pratica con alcune strategie concrete per migliorare la qualità del sonno e affrontare anche i cambiamenti di ritmo legati al passaggio tra ora solare e ora legale.

**10 consigli per dormire bene (e svegliarsi davvero riposati)**

**Cosa fare (e non fare) due ore prima di andare a letto per dormire bene**

(Continua sotto la foto) 

dormire sonno sognare 1

I consigli degli esperti per superare lo sleepscrolling e dormire meglio

La difesa della “zona cuscino”

Uno dei fattori che più interferiscono con il sonno è l’attivazione mentale nelle ore serali. Smartphone, social e notizie continue mantengono il cervello in uno stato di allerta proprio quando dovrebbe iniziare a rallentare.

“Il problema non è solo quanto dormiamo, ma come arriviamo al momento di dormire. Oggi il sonno è messo sotto pressione da una somma di micro-abitudini quotidiane: schermi accesi fino a tardi, routine irregolari, contenuti iperstimolanti. Ritrovare il sonno significa prima di tutto ricostruire uno spazio mentale di decompressione”, spiega Andrea Valente, Founder di Olimpoflex.

Per Valente, il modo più efficace per contrastare i disturbi del sonno è introdurre proprio una breve fase di decompressione prima di andare a letto. Anche solo venti o trenta minuti in cui ridurre la luminosità degli schermi, evitare contenuti troppo stimolanti e dedicarsi ad attività più tranquille può aiutare il cervello a entrare gradualmente nella fase di riposo.

Allo stesso tempo è utile difendere quello che gli esperti chiamano “zona cuscino”: il letto dovrebbe restare uno spazio dedicato quasi esclusivamente al riposo, evitando di trasformarlo nell’ultima estensione della giornata lavorativa o digitale.

Il download mentale

Un altro fattore spesso sottovalutato è la ruminazione mentale. Pensieri ricorrenti, impegni del giorno dopo o preoccupazioni possono mantenere attiva la mente anche quando il corpo è stanco.

Una tecnica semplice suggerita dagli esperti del sonno di Olimpoflex è il cosiddetto download mentale serale: scrivere su un foglio pensieri, idee e attività del giorno successivo prima di andare a letto. Questo gesto aiuta il cervello a “chiudere i cicli aperti” e favorisce l’addormentamento.

**Come liberare la mente da tutti i pensieri prima di dormire? 5 rituali che funzionano davvero**

Creare un ambiente di riposo intelligente

La qualità del sonno dipende anche dal contesto fisico in cui si dorme. Temperatura della stanza, luce e supporto del letto influenzano direttamente la capacità del corpo di rilassarsi e mantenere un sonno continuo durante la notte.

Tra gli elementi più importanti ci sono una temperatura moderata della stanza, l’oscurità o la riduzione delle fonti luminose e un sistema letto adeguato alla postura. Materasso e cuscino giocano infatti un ruolo centrale: un supporto corretto per testa, collo e schiena aiuta a ridurre tensioni muscolari e può contribuire a limitare disturbi frequenti come il russamento o i micro-risvegli notturni. 

Materassi in memory foam o modelli ibridi con molle insacchettate, ad esempio, permettono una distribuzione più uniforme del peso e possono aiutare a ridurre i punti di pressione durante la notte.

Anche il cuscino ha un ruolo centrale. I cuscini in memory foam, progettati per adattarsi alla forma del collo e della testa, aiutano a mantenere l’allineamento della colonna vertebrale e a ridurre tensioni cervicali durante il sonno.

Monitorare il sonno senza ossessionarsi

Sempre più persone utilizzano smartwatch e applicazioni per analizzare il proprio riposo. Il monitoraggio del sonno può essere uno strumento utile se permette di capire quanto si dorme realmente, individuare abitudini che disturbano il riposo e migliorare gradualmente le proprie routine.

Diventa invece controproducente quando si trasforma in una forma di controllo costante che genera ansia da prestazione anche sul sonno. L’obiettivo dovrebbe essere utilizzare i dati come indicazione generale per migliorare le abitudini, senza trasformare il riposo in una performance da misurare ogni notte.

Preparare il corpo al cambio dell’ora

Il passaggio tra ora solare e ora legale è un piccolo shock per l’orologio biologico. Anche una variazione di un’ora può alterare temporaneamente il ritmo circadiano. Secondo Olimpoflex, il modo migliore per affrontare il cambio dell’ora è preparare gradualmente il corpo nei giorni precedenti. Anticipare o posticipare di 10–15 minuti l’orario in cui si va a dormire per alcuni giorni può facilitare l’adattamento. Anche l’esposizione alla luce naturale gioca un ruolo importante: la luce del mattino aiuta a sincronizzare l’orologio biologico, mentre la sera è utile ridurre l’esposizione a fonti luminose intense.

 

© Riproduzione riservata

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