20 buone abitudini di chi vive green: quante ne seguite?

I pilastri dell'ecologia sono definiti da persone più influenti di molti di noi, ma tutti possiamo fare la differenza riducendo l'impatto ambientale del nostro stile di vita: ecco in 20 pillole come vivere green e aiutare il Pianeta.
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Dalle plastiche in mare ai rifiuti non differenziati, dallo spreco idrico alle emissioni di CO2, i flagelli del nostro tempo sono parecchi e bisogna correre ai ripari per cercare di minimizzarne le conseguenze catastrofiche.
E se per risolvere il danno fatto servono azioni governative, per non peggiorare ulteriormente la situazione basta mettere in pratica alcune piccole accortezze.
Ecco perché abbiamo stilato le 20 buone abitudini di chi vive in maniera green: voi quante ne seguite?
Se la risposta è “meno di 10” dovreste iniziare fin da subito ad accoglierne altre nella vostra quotidianità.
Salverete il mondo, la salute e anche il portafogli.
Come vivere green in 20 piccoli gesti quotidiani
(Continua a leggere dopo la foto)
1. Chiudere l’acqua mentre ci si lava i denti
Quando non si sta utilizzando l’acqua, è necessario chiudere il rubinetto per evitare sprechi.
Mentre vi lavate i denti oppure sotto la doccia quando vi massaggiate i capelli per farvi lo shampoo, l’acqua che scorre non è fondamentale, anzi.
Dato che i rubinetti domestici hanno solitamente una portata di oltre 10 litri al minuto, se si lascia aperto durante lo spazzolamento-denti o lo shampoo significa buttare via oltre 30 litri di acqua potabile.
2. Spostarsi in bicicletta
Il mezzo di trasporto più ecosostenibile, dopo i piedi chiaramente, è la bicicletta.
Utilizzarla per spostarsi in città eviterà di inquinare con l’automobile e inoltre sarà utile per una “remise en forme” senza dover iscriversi in palestra.
La bici dunque è un mezzo “eco” a più livelli: ecologico ma anche economico perché non si alimenta con carburanti ed è appunto una valida alternativa gratis al fitness.
3. Usare la borraccia invece della bottiglietta di plastica monouso
A partire dal 2021 sarà vietata qualsiasi declinazione di plastica monouso, dalle cannucce alle bottigliette d’acqua.
Queste sono le direttive dell’Unione Europea ma non bisogna per forza aspettare il 2021 per metterle in pratica.
Evitiamo fin da subito oggetti di plastica usa e getta, in primis le bottiglie d’acqua. Per bere in giro, procuratevi una borraccia da riempire e riutilizzare infinite volte, possibilmente di materiali ecocompatibili come il vetro o l’acciaio.
A casa invece potete servirvi di una caraffa filtrante o di un filtro da installare direttamente nell’erogatore del rubinetto, altrimenti ci sono tanti servizi di acqua in vetro consegnata a domicilio con i buoni vecchi “vuoti a rendere”.
4. Fare la spesa a chilometro zero
Prediligete lo shopping a chilometro zero, di qualsiasi tipo ma specialmente alimentare.
Bisogna puntare sempre su frutta e verdura di stagione proveniente dalle zone in cui si abita per ridurre le emissioni di CO2 dei trasporti.
Mangiare alimenti fuori stagione comporta un inquinamento notevole causato appunto dal trasporto.
Oltre alla stagionalità, la cosiddetta spesa a “chilometro zero” è importante per aiutare le piccole realtà agricole locali che ci garantiranno inoltre prodotti più buoni e sani.
5. Acquistare vintage
Il vintage è una moda bella e buona, come si suol dire. Bella perché conferisce agli outfit un retrogusto d’antan che crea uno stile unico e ricercato, buona perché il second hand aiuta a produrre meno e quindi anche a inquinare meno.
Oltre a diminuire la produzione industriale, l’acquisto vintage minimizza anche i rifiuti: anziché buttare una cosa che è stata usata da uno, questa viene recuperata e riutilizzata da altri.
Si tratta dunque di riciclo.
6. Non sprecare frutta e verdura
Se il primo modo per non sprecare frutta e verdura è quello di fare una spesa ragionata che preveda l'effettivo consumo che abbiamo dei beni deperibili, si può fare di più sfruttando le app che permettono di comprare quei prodotti che vengono scartati dalla grande distribuzione perché hanno dei "difetti estetici" che in nessun modo ne precludono il gusto o men che meno le proprietà benefiche.
Basti pensare infatti che il 14% del raccolto mondiale - tonnellate e tonnellate di frutta e verdura - si perde ancor prima di raggiungere il mercato perché non è conforme agli standard estetici imposti dai canali di distribuzione o perché subisce dei danni durante il tragitto tra il campo e la vendita o perché non viene conservato con cura.
Babaco Market è un delivery 100% made in Italy di frutta e verdura fuori dall’ordinario che combatte lo spreco che si origina dal campo al mercato: frutta e verdura brutta ma buona che rischia di andare sprecata a causa di difetti fisici.
In pratica si tratta di un servizio di delivery in abbonamento che porta direttamente a casa del consumatore delle box di frutta e verdura che per piccoli difetti estetici non rientrano negli standard dei tradizionali canali di distribuzione e per questo rischiano di essere sprecati
Il servizio è attivo per ora su Milano e alcune province del suo hinterland.
Per maggiori informazioni: babacomarket.com
7. Installare riduttori di flusso nei rubinetti
Un buon alleato per evitare spreco a livello idrico è il riduttore di flusso. Installatene uno in ogni rubinetto di casa e risparmierete ben 6 litri di acqua al minuto. Oltre che parecchi euro in bolletta.
8. Spegnere i dispositivi in standby
Spegnere i dispositivi elettronici in standby è un modo per risparmiare energia.
Dai computer alle macchinette per il caffè, abbiamo la casa piena di accessori che non vengono mai spenti né staccati e che di fatto continuano a consumare elettricità anche in standby.
Potrete risparmiare l’11% di elettricità staccando la spina oppure installando multiprese con l’interruttore on/off. Ci sono anche le prese che sganciano automaticamente dalla rete i dispositivi quando non sono in uso.
9. Utilizzare detersivi ecologici
I detersivi ecologici in commercio sono parecchi e molto validi, a base vegetale e biodegradabili, quindi la scelta ecofriendly può essere fatta al supermercato.
Ma per essere ancora più virtuosi c’è il fai da te.
Tenete da parte l’acqua di scolo della pastasciutta e aggiungete un bicchierino di aceto di mele o di limone per ottenere un detersivo per pavimenti sgrassante ma soprattutto virtuoso.
10. Usare alternative ecologiche alla pellicola in PVC
La pellicola in PVC utilizzata per avvolgere i cibi è molto inquinante, motivo per cui andrebbe sostituita con alternative meno impattanti.
Esistono tante versioni naturali della pellicola per alimenti come quella realizzata in cotone biologico e cera d’api oppure con le foglie di palma o con estratto di mais.
11. Scegliere prodotti di bellezza ecosostenibili
Anche la beauty routine ha il suo impatto sulla natura.
Scegliere dischetti struccanti lavabili e riutilizzabili in cotone o in fibra di bambù, cosmetici ricaricabili in cui l’astuccio non viene buttato via ma è riusato all’infinito, packaging biodegradabile e materiali naturali è fondamentale per diminuire l'impatto ambientale.
Anche shampoo, creme e profumi solidi sono ottime idee perché non necessitano di flaconi di plastica per contenere il prodotto.
Proprio la plastica andrebbe eliminata del tutto: dagli spazzolini ai pennelli da make-up fino ai pettini per capelli, evitate questo materiale e scegliete piuttosto legno e bambù.
Nel 2020 l’Italia sarà tra le prime nazioni europee a eliminare le microplastiche nei cosmetici, spesso utilizzate come particelle esfolianti negli scrub.
Un sostituto validissimo per esfoliare? La loofah, una fibra naturale che si ricava dall’omonima pianta originaria del Sud America che fa uno scrub naturale e delicato, rispettando epidermide e pianeta.
Anche il filo interdentale andrebbe scelto biodegradabile, ad esempio quello in fibra di mais che si rivela ottimo per l’igiene dentale e per la sua compostabilità.
12. Installare lampadine a LED in casa
Anche il risparmio energetico è molto importante, motivo per cui le lampadine a LED sono diventate tanto presenti nelle nostre case.
Più costose di quelle tradizionali, arrivano però fino a 25mila ore di durata e permettono un risparmio energetico del 90% rispetto alle quelle a incandescenza.
In più distribuiscono meglio la luce, dunque permettono di illuminare un ambiente installando meno lampadine e quindi risparmiando ulteriormente.
13. Purificare l’aria di casa con le piante
Anziché purificatori dell’aria elettrici che consumano energia e inquinano, optate per le piante dalle proprietà purificanti.
Le specie più efficaci sono l’Aloe, la Sansevieria, il Pothos, la Dracena, l’Azalea, il Ficus, lo Spatifillo e il Falangio.
Sono tutte in grado di assorbire le particelle nocive che aleggiano nell’ambiente casalingo, sprigionate da mobili, vestiti, tappeti, tappezzerie, vernici o stampanti.
Dalla formaldeide al benzene, dallo xilene al toluene, in casa purtroppo pullulano agenti chimici altamente inquinanti ma con le piante giuste non dovremo più temerli.
La NASA ha stilato la lista delle 17 migliori piante per purificare l’aria (tra cui quelle sopra elencate), risultato di una ricerca condotta a partire dalla fine degli anni Ottanta in cui cercava dei modi per disintossicare l’aria nelle stazioni spaziali.
Le migliori piante che filtrano e trasformano l’anidride carbonica in ossigeno non temono la concorrenza di nessun depuratore hi-tech. Inoltre alcune specie come la Sansevieria possono stare anche in camera da letto perché nelle ore notturne rilasciano ossigeno anziché anidride carbonica.
14. Limitare il consumo di carne
Per tutelare ambiente e salute, diminuire il consumo di carne è una scelta saggia.
** Bastano anche solo alcuni giorni a settimana senza carne per avere questi benefici **
Le diete a base vegetale migliorano di fatto le condizioni ambientali perché la produzione di carne inquina enormemente.
Specialmente alcune tipologie, come quelle di manzo e di agnello, emettono quantità ingenti di gas metano, in più pure la produzione agricola per allevare questi animali ha un impatto negativo sull’ambiente.
Senza per forza diventare vegani, si potrebbe abbracciare le diete flexitarian, ovvero quelle che si basano su un’alimentazione totalmente vegetale solo per alcuni giorni della settimana.
15. Riparare le cose rotte anziché sostituirle
Buttare via un oggetto rotto senza nemmeno provare a dargli nuova vita equivale a stratificare rifiuti in maniera incontrollabile.
A volte basta pochissimo per rimettere in funzione un orologio o per ricamare un decoro sopra a un piccolo strappo di un vestito.
Se non siete avvezzi alla manualità, rivolgetevi ai professionisti dei vari settori, ossia gli artigiani quali orologiai, sarti, corniciai, restauratori…
Chiunque ripari e dia una seconda chance a qualcosa renderà il mondo un posto migliore.
16. Passare allo smart working
Lavorare da remoto è una scelta super ecologica. Riduce il traffico e le emissioni di gas inquinanti, ergo è più sostenibile.
Se poi tutti i lavoratori di un’azienda potessero svolgere il lavoro da casa, non sarebbe necessario l’affitto, il riscaldamento e l’energia elettrica per alimentare una sede.
Per fare riunioni o meeting basterebbe affittare una sala nei tanti coworking che sorgono nelle grandi città, in un’ottica di sharing degli spazi. La condivisione aiuta sempre a non sprecare.
17. Viaggiare in maniera ecosostenibile
Anche viaggiando si può fare la differenza. Innanzitutto bisognerebbe scegliere un mezzo di trasporto a impatto ridotto: il treno sarebbe sempre da preferire all’aereo (quando le distanze lo permettono).
Eppure viaggiare in maniera green non significa solo scegliere il veicolo meno inquinante: anche un hotel certificato da enti per il turismo sostenibile e un tour operator che sostiene lo sviluppo delle comunità locali fanno del turista un "turista consapevole". E lodevole.
18. Scegliere etichette energetiche degli elettrodomestici virtuose
In Italia gli elettrodomestici bianchi (lavatrice, lavastoviglie e frigorifero) incidono del 60% sul consumo domestico.
L’etichetta energetica degli apparecchi si rivela quindi fondamentale: le classi A+, A++ e A+++ sono le più virtuose per efficienza energetica e permettono un maggior risparmio in chiave sia ecologica sia economico. Ricordate poi che lavatrice e lavastoviglie sono da avviare esclusivamente a pieno carico per non sprecare energia e acqua.
19. Ridurre la temperatura di casa
Provate a ridurre di un paio di gradi la temperatura di casa e vedrete che bella differenza avrete fatto.
Basta abbassare di poco la temperatura domestica, per esempio da 22° a 20°, e ridurrete del 10-20% circa il fabbisogno energetico per il riscaldamento.
20. Fare l’orto sul balcone
Ormai è diventata una moda e meno male: l’orto sul balcone dà molte più soddisfazioni di ortensie decorative.
Si possono coltivare verdure ed erbe aromatiche che vi faranno risparmiare sulla spesa e avere prodotti freschi e davvero certificati.
Basta una fioriera un po’ profonda e potrete fare crescere di tutto, dal rosmarino ai pomodori, dalla lattuga al basilico.
E per dire addio a insetticidi inquinanti, posizionate di fianco al vostro orticello un paio di piantine di lavanda e di gerani: gli insetti staranno alla larga dal raccolto e anche da voi e dalla vostra casa.
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Le mostre d'arte più belle da non perdere in Italia quest’anno

Amanti dell'arte e della cultura, prendete carta e penna perché vi stiamo per suggerire le migliori mostre d'arte del 2026 in Italia.
Tra grandi retrospettive, anniversari importanti e nuovi dialoghi tra passato e contemporaneità, i musei d’Italia si trasformano in una mappa da attraversare lentamente, città dopo città.
Da Milano a Roma, da Venezia a Firenze, passando anche per città come Forlì e Brescia, il calendario espositivo offre occasioni perfette per un weekend fuori porta o per riscoprire luoghi già amati con occhi nuovi.
Ecco allora una guida alle mostre d’arte 2026 più interessanti da segnare in agenda.
**10 musei da visitare (almeno) una volta nella vita**
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Milano
Mapplethorpe. Le forme del desiderio
Palazzo Reale, dal 29 gennaio al 17 maggio 2026
Milano apre il 2026 con una delle mostre più attese e potenti dell’anno. La retrospettiva dedicata a Robert Mapplethorpe indaga il corpo, il desiderio e l’identità attraverso una selezione ampia e curata dei suoi scatti più iconici. Non solo fotografia, ma un vero discorso estetico sul rapporto tra bellezza classica e provocazione contemporanea. L’allestimento mette in dialogo nudi, ritratti e nature morte, restituendo tutta la complessità di uno sguardo che ha segnato la storia dell’arte visiva. Una mostra che promette di far discutere e riflettere, perfettamente in linea con lo spirito delle mostre d’arte 2026.
Per maggiori informazioni, visitare il sito web.
Over, Under and In Betweetn. Mona Hatoum
Fondazione Prada, dal 29 gennaio al 6 novembre 2026
Tra le mostre più lunghe e stratificate dell’anno, il progetto espositivo dedicato a Mona Hatoum occupa gli spazi della Fondazione Prada con installazioni, sculture e opere ambientali. Il percorso ruota attorno ai temi del confine, dell’instabilità e del corpo come luogo politico. Le opere dialogano con l’architettura industriale della Fondazione, creando un’esperienza immersiva e spesso spiazzante. Una mostra che conferma Milano come capitale del contemporaneo e che si impone come una delle mostre d’arte 2026 più concettuali e intense.
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Kiefer. Le alchimiste
Sala delle Cariatidi, Palazzo Reale, dal 7 febbraio al 27 settembre 2026
Con questa grande esposizione, Milano rende omaggio a Anselm Kiefer, uno degli artisti più influenti del secondo Novecento. Il titolo richiama l’alchimia come metafora di trasformazione, memoria e distruzione, temi centrali nella sua opera. Le monumentali tele e installazioni dialogano con la Sala delle Cariatidi, spazio carico di storia e simbolismo. Il risultato è una mostra potente, quasi fisica, che invita il visitatore a confrontarsi con le ferite della storia europea. Una delle mostre d’arte 2026 più spettacolari per scala e impatto emotivo.
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Luciano Fabro
Pirelli HangarBicocca, dall’8 ottobre 2026 al 21 febbraio 2027
A chiudere l’anno milanese è una grande retrospettiva dedicata a Luciano Fabro, figura centrale dell’Arte Povera. L’esposizione ripercorre decenni di ricerca attraverso sculture, installazioni e materiali eterogenei, mettendo in luce il rapporto tra arte, spazio e identità italiana. Negli spazi monumentali dell’HangarBicocca, le opere assumono una nuova forza, dialogando con l’architettura industriale. Una mostra che consolida il ruolo di Milano nel panorama delle mostre d’arte 2026 più rilevanti a livello internazionale.
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Roma
Caravaggio. Il contemporaneo - Galleria Borghese
Da marzo 2025 prolungata fino al 6 luglio 2026
In corso dal marzo scorso e prolungata fino al 6 luglio di quest'anno, Palazzo Barberini ospita Caravaggio 2025, uno dei progetti espositivi più ambiziosi mai dedicati a Michelangelo Merisi, detto appunto Caravaggio. La mostra riunisce un numero eccezionale di dipinti autografi, accostando capolavori celebri a opere raramente visibili e a nuove scoperte. Il percorso ripercorre la rivoluzione artistica e culturale di Caravaggio, mettendo in luce l’impatto dirompente del suo linguaggio nel contesto artistico, religioso e sociale del tempo. Tra i prestiti più attesi, il Ritratto di Maffeo Barberini, l’Ecce Homo dal Museo del Prado, la Santa Caterina dal Thyssen-Bornemisza e Marta e Maddalena dal Detroit Institute of Arts, esposti per la prima volta insieme in uno dei luoghi simbolo del rapporto tra l’artista e i suoi mecenati.
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Bernini e Barberini, Gallerie Nazionali di Arte Antica – Palazzo Barberini
Dal 12 febbraio al 14 giugno 2026
Dal 12 febbraio al 14 giugno 2026, le Gallerie Nazionali di Arte Antica di Palazzo Barberini ospitano Bernini e i Barberini, una mostra che racconta il legame decisivo tra Gian Lorenzo Bernini e Maffeo Barberini, divenuto papa Urbano VIII, suo primo e più influente mecenate. Curata da Andrea Bacchi e Maurizia Cicconi, l’esposizione rilegge le origini del Barocco romano attraverso il dialogo umano, artistico e intellettuale tra due figure chiave del Seicento. Il progetto si inserisce nel calendario delle celebrazioni per i 400 anni dalla consacrazione della Basilica di San Pietro, momento simbolico della Roma barocca e vertice della produzione berniniana.
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Cartier e il mito, Musei Capitolini
Dal 14 novembre 2025 al 15 marzo 2026
Fino al 15 marzo 2026, i Musei Capitolini ospitano Cartier e il mito, una mostra che mette in dialogo l’eleganza senza tempo dei gioielli Cartier con l’eredità dell’arte classica. L’esposizione rende esplicito il legame tra le creazioni della maison e i modelli dell’antica Grecia e di Roma, accostando collane, bracciali e spille a busti romani e iconografie mitologiche provenienti dalla collezione del cardinale Alessandro Albani. Nel suggestivo contesto del Palazzo Nuovo, il percorso racconta come il mito e la scultura antica abbiano contribuito a plasmare il linguaggio estetico europeo, influenzando ancora oggi il design e l’immaginario del lusso contemporaneo.
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Venezia
Biennale Arte 2026. In Minor Keys, Biennale di Venezia
Dal 9 maggio al 22 novembre 2026
La 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, intitolata In Minor Keys, si svolgerà dal 9 maggio al 22 novembre 2026 tra Giardini, Arsenale e sedi diffuse in città. La mostra segue la visione della curatrice Koyo Kouoh, scomparsa nel maggio scorso, e prende ispirazione dalle “tonalità minori” come metafora di ascolto, cura e trasformazione. Artisti, performer e filmmaker sono chiamati a esplorare frequenze più basse e narrazioni alternative, in una partitura collettiva che invita a osservare i cambiamenti radicali già in atto. I dettagli del progetto saranno presentati ufficialmente il 25 febbraio 2026 a Venezia.
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Marina Abramović. Transforming Energy, Gallerie dell'Accademia
Dal 6 maggio al 19 ottobre 2026
Nel 2026 Venezia celebra gli 80 anni di Marina Abramović con Transforming Energy, la prima mostra alle Gallerie dell’Accademia dedicata a una donna artista vivente. Il progetto attraversa spazi permanenti e temporanei, intrecciando performance storiche e nuove opere in un dialogo tra corpo, energia e spiritualità. Il pubblico è invitato a interagire con i “transitory objects”, mentre lavori iconici come Rhythm 0, Balkan Baroque e Imponderabilia riaffiorano attraverso installazioni e video. Cuore simbolico dell’esposizione è Pietà (with Ulay), posta in dialogo con l’ultima Pietà di Tiziano, in un confronto che attraversa 450 anni di storia dell’arte.
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Peggy Guggenheim a Londra. Nascita di una collezionista, Collezione Peggy Guggenheim
Dal 25 aprile al 19 ottobre 2026
La Collezione Peggy Guggenheim dedica una mostra all’avventura londinese di Peggy Guggenheim, periodo decisivo nella formazione del suo sguardo di collezionista e mecenate. Al centro del racconto c’è la galleria Guggenheim Jeune, attiva tra il 1938 e il 1939, che divenne un punto di riferimento per le avanguardie europee. Opere, documenti d’archivio e materiali inediti ricostruiscono una rete di incontri e influenze che va da Marcel Duchamp a Samuel Beckett, restituendo il clima di sperimentazione che precedette lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale.
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Firenze
Rothko a Firenze, Palazzo Strozzi
Dal 14 marzo al 23 agosto 2026
Firenze rende omaggio a Mark Rothko con la più ampia mostra mai dedicata all’artista in Italia, ripercorrendo quarant’anni di produzione, dal 1930 al 1970. Un ritorno simbolico nella città che Rothko visitò nel 1950 e che segnò profondamente il suo modo di intendere il colore come esperienza quasi sacra. Il progetto espositivo si espande oltre Palazzo Strozzi, mettendo in dialogo le sue opere con gli affreschi di Beato Angelico al Museo di San Marco e con l’architettura michelangiolesca della Biblioteca Medicea Laurenziana. Firenze diventa così una mappa emotiva attraversata dalle vibrazioni del colore.
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Bologna
John Giorno. The Performative Word, MAMbo
Dal 5 febbraio al 3 maggio 2026
Bologna dedica la prima grande retrospettiva italiana a John Giorno, figura chiave tra poesia, performance e arti visive. Allestita nella Sala delle Ciminiere del MAMbo, la mostra ripercorre una pratica radicale che ha trasformato la parola in azione e rete di comunicazione. Al centro, il dialogo con artisti come Andy Warhol, William Burroughs e Patti Smith, in un percorso che racconta come il linguaggio poetico abbia contaminato media, politica e cultura pop. Una riscoperta destinata a durare.
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Genova
Van Dyck l’europeo, Palazzo Ducale
Dal 20 marzo al 19 luglio 2026
Palazzo Ducale celebra Anthony van Dyck come artista profondamente europeo, attraverso un percorso di 58 opere provenienti dai maggiori musei del continente. La mostra racconta il suo viaggio tra Anversa, Genova e Londra, intrecciando arte, politica ed economia del Seicento. Ampio spazio è dedicato al periodo italiano, con Genova al centro, e alla produzione sacra, tra capolavori noti e importanti inediti. Evento eccezionale è l’esposizione della monumentale Crocifissione di Rapallo, unica pala pubblica ligure dell’artista, presentata per la prima volta a un pubblico internazionale.
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Forlì
Barocco. Il Gran Teatro delle Idee, Museo Civico San Domenico
Dal 21 febbraio al 28 giugno 2026
Con oltre 200 opere, Forlì propone una grande mostra dedicata al Barocco come nascita della modernità europea. Il percorso prende avvio da Roma, cuore pulsante del Seicento, per poi estendersi all’Europa, seguendo la diffusione di un linguaggio carico di tensione, movimento e teatralità. Da Gian Lorenzo Bernini a Peter Paul Rubens, fino a Francis Bacon, la mostra costruisce un dialogo sorprendente tra il Barocco storico e la sua riscoperta novecentesca. Due epoche lontane, unite dalla stessa inquietudine formale ed esistenziale.
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Brescia
Liberty. L’arte dell’Italia moderna, Palazzo Martinengo
Dal 24 gennaio al 14 giugno 2026
A Brescia, una grande mostra ripercorre il Liberty italiano attraverso oltre cento capolavori provenienti da collezioni private, molte delle quali raramente esposte. Il percorso attraversa le grandi esposizioni tra fine Ottocento e primo Novecento, dalle Biennali di Venezia all’Esposizione di Torino del 1902, restituendo la complessità di un’epoca in trasformazione. Pittura, scultura, grafica, fotografia e cinema dialogano tra loro, con un focus sul nascente fenomeno del divismo. Un’occasione per rileggere l’arte italiana moderna da prospettive nuove e inattese.
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Come funziona il metodo dei 90 minuti per svegliarsi sempre riposati

Quante volte vi siete svegliate con la sensazione di non aver dormito affatto, nonostante abbiate passato una buona dose di tempo a letto? Il segreto per alzarsi riposati non risiede tanto nella quantità di ore dormite, quanto nella qualità dei cicli del sonno: ed è qui che entra in gioco il metodo 90 minuti.
Secondo gli esperti, il nostro riposo è scandito da fasi che si susseguono in cicli di circa un’ora e mezzo, e sintonizzarsi su questi intervalli può fare la differenza tra svegliarsi stanchi o sentirsi davvero rigenerate.
Non è un trucco di magia, né l’ennesima moda di benessere: è un approccio basato sulla fisiologia del sonno, che può essere facilmente adattato alla routine quotidiana.
Il metodo 90 minuti nasce, infatti, dall’osservazione che il sonno non è un blocco uniforme, ma una successione di fasi (nello specifico dalla leggerezza al sonno profondo, fino al REM, la fase in cui sogniamo) che si ripetono ciclicamente.
Comprendere e rispettare questa dinamica può aiutarci a scegliere l’ora migliore per andare a letto e, soprattutto, per svegliarci nel momento giusto del ciclo.
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Perché dormire a cicli di 90 minuti aumenta il benessere
Il nostro sonno è suddiviso in più fasi: leggera, profonda e REM, ognuna con una funzione precisa. Queste fasi si susseguono in cicli di circa 90 minuti: un periodo biologico naturale durante il quale il cervello e il corpo passano da uno stato all’altro.
Se ci si sveglia nel bel mezzo di un ciclo, per esempio, durante il sonno profondo, è molto più probabile alzarsi con quella spiacevole sensazione di pesantezza e confusione mattutina, spesso definita “inerzia del sonno”.
Il metodo dei 90 minuti sfrutta questa conoscenza: se programmiamo il risveglio alla fine di un ciclo completo, il corpo è già in una fase più leggera e il cervello più pronto a “ripartire”.
Come applicare il metodo 90 minuti nella vita reale
Applicare questo metodo richiede un po’ di pianificazione, ma non è complicato. Il primo passo è capire a che ora volete svegliarvi, e da lì contare i cicli all’indietro. Un esempio pratico? Se vi addormentate alle 23:00:
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un ciclo da 90 minuti vi porta alle 00:30,
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tre cicli (4,5 ore) alle 03:30,
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quattro cicli (6 ore) alle 05:00,
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cinque cicli (7,5 ore) alle 06:30.
Per chi fatica ad addormentarsi, può essere utile avvicinarsi gradualmente al metodo: fissare un orario fisso per andare a letto e puntare a completare, per esempio, quattro o cinque cicli completi. Anche l’uso di app che monitorano i cicli del sonno può dare un’indicazione utile se non siete ancora in sintonia con i vostri ritmi naturali.
Un altro aspetto importante è prepararsi al meglio per un sonno regolare: ridurre l’uso di schermi prima di dormire, limitare caffeina e alcol già dal primo pomeriggio, e creare un ambiente buio, fresco e silenzioso dopo potersi riposare. Queste abitudini non solo favoriscono l’addormentamento, ma aiutano anche a mantenere cicli del sonno più coerenti e regolari.
Infine, è importante ricordare che non esiste una “formula perfetta” valida per tutti: il metodo 90 minuti è uno strumento che può aiutare molte persone a ottimizzare il proprio riposo, ma ogni organismo ha le sue differenze. Tuttavia, ascoltare il proprio corpo, rispettare i ritmi naturali e puntare a cicli di sonno completi può essere un passo concreto verso una sveglia più leggera e più energia per la giornata.
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Perché tutti stanno postando foto e trend del 2016

Il 2026 è il nuovo 2016.
Sicuramente già visto questa frase sulle vostre bacheche social, soprattutto su Instagram e TikTok. Utenti che stanno rispolverando foto, filtri, look e riferimenti dell’anno che ora sembra un’epoca d’oro digitale: il 2016.
Non si tratta solo di una semplice tendenza, di un salto nel passato per gioco, ma di una riflessone culturale, che racconta come molti stiano guardando indietro con nostalgia verso un tempo percepito come più semplice, spontaneo e autentico.
Ma cosa significa davvero il trend 2016 e perché sta prendendo piede proprio ora? Ecco la risposta.
(Continua sotto la foto)
Che cos’è il trend del 2016
“2026 is the new 2016” è un movimento di nostalgia digitale che sta spopolando sui social da inizio anno. Gli utenti condividono foto e video risalenti a dieci anni fa, spesso con filtri vintage o estetiche che ricordano i primi anni dell’era smartphone, come effetti sgranati e selfie con filtri di Snapchat.
L’hashtag #2016 è tornato virale e conta milioni di post, mentre molte clip includono riferimenti alla cultura pop di quel periodo; dalla mania di Pokémon Go alle hit musicali che definivano l’estate, fino all’abbigliamento iconico con skinny jeans, maxi orecchini, chokers.
Come e perché è nato questo fenomeno
Alla base di questo boom nostalgico ci sono diversi fattori. In primo luogo, il 2016 segna un periodo che molti ricordano come spensierato, soprattutto rispetto all’attuale contesto globale e digitale più frenetico e complesso.
Esperti di social media e cultura digitale sottolineano che per molti utenti, soprattutto millennial e parte della Gen Z, il 2016 rappresenta un tempo precedente alla saturazione degli algoritmi, alla pubblicità invasiva e alla cooptazione dei social da parte dell’intelligenza artificiale. La piattaforma stessa (Instagram, ovviamente) era meno curata, più casual. Un luogo di condivisione semplice piuttosto che uno spazio di branding personale.
Proprio per questo, in un periodo in cui le notizie globali sembrano sempre più pesanti e le piattaforme digitali più performative che mai, guardare al passato è diventato un modo per ritrovare leggerezza e autenticità.
Una nostalgia che va oltre le immagini
Il ritorno al 2016 non è solo un tuffo nei vecchi selfie con filtri: è una risposta emotiva a un presente percepito come frammentato e iper-curato.
Secondo gli esperti di comunicazione, infatti, molti utenti ricordano quel periodo come un’epoca in cui la condivisione era spontanea, l’estetica meno meditata e l’esperienza digitale più leggera, prima delle dinamiche algoritmiche che oggi dominano ogni feed.
La nostalgia si esprime in modo lieve e giocoso, ma al tempo stesso intenso, perché non riguarda solo la memoria personale: riporta in vita un’epoca in cui i social (Instagram in particolare) erano meno performativi, meno perfezionati e più “reali”.
E mentre le conversazioni sulla nostalgia virtuale continuano a dominare i social, c’è chi invita a non dimenticare che il 2016 non era perfetto; e che ogni epoca, per quanto ricordata con affetto, ha le sue complessità. Ma forse è proprio nell’idea di semplicità che tanti stanno trovando, oggi, un piccolo spazio di conforto.
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Una nuova collezione di IKEA prova a guarirci dallo stress facendoci giocare

Storing is boring, a meno che non si usi il gioco per farlo. Lo ha dimostrato Mary Poppins schioccando le dita, lo proclama Ikea a ogni nuova collezione. E ancora di più oggi che lancia GREJSIMOJS, una linea che proprio dal gioco prende spunto per realizzare prodotti che piacciano sia ai grandi che ai piccoli.
33 pezzi dedicati all'importanza del gioco come migliore alleato contro lo stress - una ricerca dell’IKEA Play Report ha dimostrato infatti che il gioco aiuta a ridurre lo stress e stimolare creatività e curiosità anche negli adulti.
Da lì la trasformazione degli oggetti di uso comune in elementi divertenti, che si tratti di un gattino porta oggetti, un pouf che al suo interno nasconde uno spazio di archiviazione (e dei denti da mostro) o di un cactus appendiabiti su cui lanciare il cappello al rientro a casa come un cowboy nei saloon.
O, ancora: cuscini a forma di peluche o colorati e impilabili uno sull'altro, casse bluetooth a forma di porcellino, soprammobili che si montano e smontano per creare forme e animali diversi.
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La collezione è nata da un appello aperto ai designer: immaginate una casa divertente, che lo sia per i bambini ma anche per i grandi.
Hanno risposto in 20 designer, e le creazioni di 12 di loro sono poi diventate questi 33 prodotti che due anni dopo quell'appello arriveranno nei negozi Ikea di tutto il mondo.
Per realizzarla, i designer hanno reinterpretato gesti e giochi dell'infanzia trasformandoli in oggetti utili quanto divertenti.
«Le nostre giornate sono piene di cose da fare, ricordare, sbrigare. Il nostro intento è stato quello di alleggerire parte di quello stress, cercando di sostituire ai piccoli momenti stressanti piccoli momenti di svago. Tuo figlio entra in casa e butta per terra giacca e cappello? Forse se la sfida è quella di lanciare il cappello sul braccio di un cactus come fosse un cowboy non lo farà più. Riordinare ti annoia? Vedere i denti all'interno di un pouf che si rivelano potrebbe regalarti un sorriso», ci spiega Maria Törn, Range Area Manager di Ikea, «vogliamo che il gioco diventi parte integrante della casa».
E in effetti la collezione, con cui abbiamo giocato che abbiamo visto dal vivo in anteprima, ti porta davvero a giocare.
O ad accarezzare la testa di una lampada a forma di giraffa seduta, che si accende e si spegne schiacciandole il naso.
«Abbiamo visto che la collezione avrebbe funzionato quando abbiamo notato che gli stessi designer si affezionavano ai prodotti che c'erano in ufficio», racconta Akanshka Deo, una delle designer della collezione.
«Ogni prodotto Ikea viene fatto testare nelle case dei dipendenti, per verificarne la qualità, la comodità e il funzionamento, ma in questo caso anche prima di entrare nelle case il feedback era chiaro: chi passava di fianco a una scrivania dove c'era una lampada a forma di cagnolino non poteva fare a meno di accarezzarla».
In questo caso, poi, il test è stato fatto fare anche ai bambini, a cui è stato chiesto di interagire con i prodotti per verificarne la funzionalità.
«Per un adulto il gioco non è più intuitivo come lo è per un bambino mentre volevamo che questi prodotti lo fossero per consentire anche agli adulti di ottenerne i benefici», spiega Maria Törn.
«Anche la scelta dei colori rivela la doppia destinazione dei prodotti: non colori primari ma la loro variante più sabbiosa o elaborata: i cuscini impilabili hanno volontariamente dei toni che piacciono ai bambini ma che stanno bene nelle stanze degli adulti», riprende Akanshka Deo, «proprio perché la destinazione di questa collezione non è necessariamente la stanza dei bambini, ma è un invito per tutti a giocare».
La collezione GREJSIMOJS, che si pronuncia come se le J fossero I (greisimois) e che in svedese significa più o meno piccola cosa divertente, o oggettino divertente, sarà in vendita nei negozi IKEA e online a febbraio 2026
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