Fake Meat, cos'è la "finta carne" di cui parlano tutti

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La fake meat come dice il nome non è carne ma un alimento che la imita con ingredienti vegetali: ecco cosa saperne e perché ultimamente ne parlano tutti

La Fake Meat imita trita, bistecca, polpette e burger tradizionali, ma è realizzata utilizzando soltanto ingredienti vegetali.

E a optare per questa carne-non-carne ultimamente non sono soltanto vegani e vegetariani ma anche onnivori.

** Bastano anche solo alcuni giorni a settimana senza carne per avere questi benefici **

Molti carnivori infatti preferiscono alternare al consumo di carne quello di alimenti verdi, verdi nel senso di "a base vegetale" e anche ecologici.

Per produrre carne vegana, infatti, la filiera produttiva dimostra di avere un impatto minore sull’ambiente.

Ecco cos'è la Fake meat e perché darle una possibilità

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Cos’è la Fake Meat

La Fake Meat è una carne fake, finta. Si tratta di un alimento a base di ingredienti vegetali che imita consistenza, gusto, colore e aspetto in generale della carne di origine animale.

Oltre a imitarne l’apparenza, ricalca pure la consistenza non solo a livello tattile ma anche nutrizionale: le proprietà nutritive della fake meat seguono quelle della carne vera e propria.

Perché se ne parla tanto

Una ricerca di mercato recentemente condotta dalla società FMCG Guru ha rivelato che il trend della fake meat è in costante crescita. Incominciato nel 2020, anche nel 2021 continuerà a imporsi.

A sceglierla non è solo la fetta vegana e vegetariana ma quella del cosiddetto consumatore flexitarian.

uest’ultimo è il colui che tiene particolarmente alla propria salute e che quindi mangia carne e derivati solo di rado.

In tutto il mondo la percentuale dei consumatori onnivori che opta per sostituti vegetali della carne è notevole: si aggira attorno al 27%.

Ma perché così tanti incominciano a valutare l’alternativa della fake meat? Perché ormai è noto come la carne animale sia dannosa per la salute e per l'ambiente.

Nel 2015 l’organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha classificato le carni lavorate come cancerogene e le carni rosse come probabilmente cancerogene.

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Una carne a minor impatto ambientale

Quello della Fake Meat è un trend che si lega a un’altra tendenza targata 2021, quella della cosiddetta “climate diet”. Con questa espressione ci si riferisce a un’alimentazione che predilige prodotti a minor impatto sull’ambiente.

I sostituti vegetali della carne sono più sostenibili: si calcola che, in confronto alla produzione della carne animale, con quella vegetale si possa risparmiare sia terra (fino al 95%) sia acqua (fino al 75%).

Non da ultimo, ci sarebbe anche un altro risparmio prezioso, quello delle emissioni di gas serra (che si abbatterebbero dell’87%).

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Credits: Beyon Meat

Da dove arriva

La Fake Meat è stata inventata presso un’università californiana: i ricercatori sono riusciti a estrarre dai piselli la mioglobina, una molecola del tutto simile a quella che conferisce alla carne la sua tipica consistenza.

Al posto dell’acqua, sono state impiegate fibre naturali; per mimare il grasso hanno impiegato l’olio di cocco e, infine, a dare quell’inconfondibile colore rosso che caratterizza la carne è intervenuta la barbabietola.

Tutto assolutamente vegetale, appunto.

In California l’hanno studiata e teorizzata in università ma a metterla in pratica (e a immetterla sul mercato) è stata Beyond Meat, una start up statunitense (anch’essa californiana) che ha incominciato nel 2009 a produrre la finta carne. E, a oggi, ne detiene il primato.

La sua carne 100% vegetale non contiene alcun tipo di traccia di proteina animale. È priva di colesterolo e non è OGM.

L’apporto proteico è elevato e la quantità di ferro è la stessa della carne.

Oltre a Beyond Meat, negli States c’è Impossible Foods, un marchio celebre per i suoi veggie burger che “sanguinano”. Grazie alla leghemoglobina di soia, l’Impossible Burger sanguina proprio come se fosse carne trita.

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Credits: Food Evolution

La Fake Meat in Italia

Anche il nostro Paese si sta dando da fare per produrre carne vegetale.

Nel settore spicca il nome della Joy Food Srl, azienda a cui si deve il brand Food Evolution che declina in chiave “plant-based” i classici della carne, dai dadini gusto pancetta agli straccetti gusto pollo.

C’è anche la start up NovaMeat, famosa per aver “sfornato” la prima bistecca vegetale stampata in 3D.

Fondata dal bio-ingnegnere italiano Giuseppe Scionti, NovaMeat si impegna dal 2017 a offrire cibo sano, nutriente ed ecofriendly, immettendo sul mercato prodotti alternativi rispetto a quelli animali.

Ciò che è riuscito a fare Scionti con la sua azienda è la sfida numero uno in materia di Fake Meat, ossia riuscire a riprodurre il più fedelmente possibile la struttura fibrosa di bistecche di manzo o di petti di pollo.

Servendosi contemporaneamente dell’ingegneria dei tessuti e della bio-stampa, è riuscito nell’ardua impresa: ha riproposto una bistecca di ingredienti solo verdi che ha il medesimo aspetto di quella animale, la stessa consistenza e, cosa ancora più importante, uguali proprietà nutrizionali.

Se vi state chiedendo se la braciola vegana stampata in 3D sia già acquistabile, purtroppo no, non ancora. Ma pare che entro il 2021 si potrà finalmente averla nel piatto.

A oggi la Fake Meat in commercio in Italia si trova nei ristoranti della catena bolognese WellDone e nei supermercati della grossa distribuzione.

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Credits: Beyond Meat

I vantaggi della Fake Meat

La carne rossa potrebbe essere cancerogena e quella lavorata invece lo è, senza il verbo al condizionale, secondo quanto afferma l’OMS.

Quindi la Fake Meat ha l’innegabile vantaggio di essere più salutare.

Non presenta colesterolo, non mostra tracce di glutine e inoltre ha le stesse proteine della carne.

Gli svantaggi della Fake Meat

La Coldiretti ha varato una campagna accompagnata dall’hashtag #stocoicontadini per manifestare la propria contrarietà circa la diffusione di una carne creata in laboratorio.

C’è anche chi non si fida proprio del fatto che sia stata creata in laboratorio, temendo rischi per la salute.

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Credits: Beyond Meat

Le star che amano la fake Meat

Le celeb sono testimonial d’eccezione della Fake Meat. 

E le star che ne fanno largo uso sono ormai tantissime.

Tra le altre Katy Perry, Kim Kardashian, Zac Efron, Sia, Benedict Cumberbatch, Madonna, Jessica Chastain, Jared Leto, Ariana Grande, Jennifer Lopez, Jessica Simpson e tanti, tantissimi altri mostri sacri di Hollywood e dintorni.

Tra gli attivisti vegani più convinti, ci sono Billie Eilish, le sorelle Mara e Joaquin Phoenix. Celebre è la foto del post Oscar 2020, quando il divo per festeggiare la sua statuetta vinta per Joker ha portato la fidanzata Rooney Mara a mangiare un burger vegetale in un fast food vegano. E recentemente i due hanno collaborato con l'associazione benefica della madre di Billie Eilish distribuendo burger "plant based" ai senzatetto di Los Angeles.

Joaquin Phoenix è stato inoltre testimonial dell’ultima campagna della PETA “Change the world from your kitchen. Go vegan", nell'estate del 2020.

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«Non tutte le barrette proteiche fanno bene, ecco come sceglierle»: parola agli esperti

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Le barrette proteiche non sono tutte uguali. Gli esperti ci spiegano come riconoscere quelle che fanno bene da quelle che sono solo snack

Negli ultimi anni, specie per chi fa una vita sportiva, la ricerca di proteine è diventata una piacevole ossessione. Così, il mondo dei cibi a base proteica si sono diffusi enormemente, creando un'offerta vastissima di barrette proteiche dove sembra quasi impossibile trovare quelle davvero salutari.

Il loro essere in formato “snack” le ha portate con successo ovunque: dalle farmacie (che per primi le hanno adottate) ai supermercati, fino addirittura ai negozi di articoli da regalo e igiene per la casa.

Le barrette proteiche sono un oceano nel quale è facile perdersi, per questo abbiamo gettato un salvagente chiedendo a figure con grande esperienza nel campo (nella nutrizione con grande vita sportiva) per comprendere meglio cosa scegliere quando le compriamo, partendo subito a gamba tesa su tutto ciò che sarebbe meglio evitare.

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barrette proteiche da evitare

Quali sono le barrette proteiche da evitare?

«La prima importante “red flag” è il contenuto proteico» ci racconta la dietista Elisa Rosso «se navighiamo sotto i 15 grammi di proteine per barretta, non è così proteica, è quindi più che altro uno snack». L’altro aspetto da considerare sono gli zuccheri. «Se ne trovate più di 10 o 12 grammi in totale di zuccheri, che equivale già a un cucchiaio di zucchero, c’è già di certo un rapporto poco equilibrato». È concorde anche il nutrizionista sportivo Marco Tancredi, che sottolinea l’importanza di guardare sempre ai grammi totali di prodotto: «È importante fare attenzione al peso della barretta, guardando i valori percentuali, facendo occhio poi che non abbia un’alta dose di grassi, in genere sopra il 10%. Farei attenzione anche all’eccessiva presenza di sciroppi che rendono il prodotto più gustoso, ma meno utile allo scopo».

Vanno bene anche per chi non fa fitness?

Tendenzialmente sì. Ma se usati come “alternativa rapida” a spuntini in mancanza di alternative. «Chi per vari motivi ha bisogno di un surplus di proteine, può usarlo come approccio d’emergenza» racconta Elisa Rosso «ma spesso ne fanno uso persone che magari non fanno sport ma che hanno bisogno di prendere peso, magari concentrando l’uso di barrette in un periodo specifico dell'anno. Con l’aiuto di uno specialista, si va a inquadrare ogni singola posizione. «Può essere molto utile a chi è non più giovanissimo» racconta Marco Tancredi «in modo tale da tutelare la tonicità muscolare e alcuni processi fisiologici dovuti all’avanzare dell’età, a prescindere che faccia sport o meno».

quali barrette proteiche scegliere

Da quali valori ingredienti si riconosce una barretta di valore?

«È importante controllare l’origine delle proteine: possono essere di origine animale, come le proteine del siero del latte o dall’uovo, oppure di origine vegetale, come quelle che arrivano dai legumi e dalla frutta secca» spiega Marco Tancredi. «La barretta va guardata in base al “valore” che può dare a noi che la mangiamo: ad esempio se una persona è in definizione per "vedere" meglio la propria muscolatura, non consiglierei una barretta con più di 250 calorie o magari considererei una possibilità che molti escludono, ovvero quello di mangiarne solo metà» chiarisce Elisa Rosso.

Le barrette proteiche più “sane” sono quelle meno buone?

«Supponendo che una barretta sia come la stiamo descrivendo finora, ovvero con pochi zuccheri e pochi grassi, ecco, magari potrebbe risultare meno golosa. Ma la domanda da farsi è un’altra e la trovo più interessante» spiega Marco Tancredi «non è che forse il sapore di una barretta risulta buono o cattivo se le nostre abitudini alimentari sono buone o cattive? È chiaro che una persona abituata a ingerire cibi molto zuccherati e molti grassi, troverà alcune barrette meno buone». «Il mercato delle barrette è sconfinato, basta fare un po’ di tentativi e saper scegliere, anche perché è molto soggettivo» chiarisce invece Elisa Rosso «ormai però ci sono barrette equiparabili a dolci veramente dolci in termini di gusto, pur essendo molto più contenuti negli zuccheri, quindi basta provare».

migliori barrette proteiche

Qual è la differenza con le barrette energetiche?

«Se parliamo di barrette energetiche» spiega Marco Tancredi «sono tendenzialmente ricche di carboidrati e spesso sono utilizzate da chi fa endurance, ovvero attività sportiva per un tempo prolungato, integrando per non avere cali di energie. Mangiarle durante l’allenamento fornisce energia sul breve e medio termine e permettono di non avere cali di zuccheri». «Consiglio di fare attenzione alle barrette non proteiche che magari si pongono come “barrette light” o “sostitutive del pasto”» racconta Elisa Rosso «spesso queste barrette “vestite per la dieta” hanno pochissimi nutrienti utili. Se bisogna fare attenzione a quelle proteiche, bisogna fare ancora più attenzione a quelle che non lo sono».

Se le barrette proteiche sono poco digeribili

«Le proteine del latte isolate o idrolizzate sono in genere quelle più assimilabili» spiega Elisa Rosso «ma la differenza vera, anche se è un discorso soggettivo, la fanno i dolcificanti. Lo dico perché alcuni tipi di dolcificanti, in base alle quantità, potrebbero diventare lassativi. Quindi io spesso prediligo quelli con zucchero o miele rispetto ai dolcificanti che finiscono in -oli, ma ovviamente è sempre personale. A quel punto meglio una barretta digeribile anche se meno “leggera”: la tolleranza intestinale è un fattore importante».

barrette proteiche se non fai sport

Si possono fare da soli?

«Assolutamente sì» spiega Marco Tancredi «si possono fare con fiocchi d’avena, proteine del siero del latte, burro di arachidi o mandorle, latte e miele. Ci sono parecchie ricette davvero valide on line, vale la pena fare dei tentativi». «È molto più facile fare quelle da “endurance”, da integrare negli allenamenti lunghi, fatte con avena, riso soffiato, datteri, frutta secca o essiccata, tritati con il miele e conservate in frigo» spiega Elisa Rosso «quelle proteiche possono essere fatte addirittura anche con l’albume. Diciamo che è un ottimo modo per risparmiare e avere controllo sugli ingredienti, quindi perché non provare?»

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Mangiare sano spendendo poco: cosa mettere nel carrello della spesa per sostenere la salute quando i prezzi salgono

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Mangiare sano spendendo poco è possibile: ecco gli alimenti da prediligere per fare il pieno di salute senza svuotare il portafoglio

Fare la spesa oggi richiede attenzione, calcolo e una buona dose di strategia. I prezzi degli alimenti continuano a salire e ciò che fino a poco tempo fa era considerato “di base” rischia di diventare un piccolo lusso quotidiano.

Eppure, mangiare bene non significa necessariamente spendere un patrimonio. Al contrario: alcuni degli alimenti più interessanti per il benessere del nostro organaismo sono anche tra i più economici, soprattutto se si guarda con meno pregiudizi a prodotti in scatola o surgelati.

L’idea è semplice: puntare su cibi nutrienti, versatili e facilmente reperibili, capaci di offrire benefici reali senza gravare sul budget. Ecco, allora, quali alimenti comprare per fare il pieno di salute senza svuotare il portafoglio.

**Gli gli alimenti da inserire nella dieta quotidiana per sostenere la salute in modo naturale**

Mangiare sano sano spendendo poco: 8 alimenti da mettere nel carrello della spesa

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Sardine in scatola

Spesso sottovalutate, le sardine in scatola sono uno degli alimenti più completi dal punto di vista nutrizionale. Ricche di omega-3, aiutano a sostenere la funzione cerebrale e a proteggere il sistema cardiovascolare. Sono anche una fonte preziosa di vitamina D, calcio e proteine.

Ottime sul pane tostato, si prestano anche a essere utilizzate in primi piatti, insalate o come alternativa al pesce fresco in ricette più elaborate, con il vantaggio di una lunga conservazione e di un costo contenuto.

Fagioli neri in scatola

Inserire più legumi nella dieta è una delle scelte più semplici e intelligenti per il benessere del cuore. I fagioli neri, in particolare, sono ricchi di fibre, che contribuiscono a ridurre il rischio cardiovascolare e a migliorare la salute intestinale.

In cucina sono estremamente versatili: perfetti per chili vegetariani, zuppe, bowl o insalate tiepide, permettono di costruire piatti completi, sazianti e nutrienti con pochi ingredienti.

Spinaci

Gli spinaci freschi sono super nutrienti e super veloci da preparare. Ricchi di potassio, contribuiscono al controllo della pressione sanguigna e al buon funzionamento muscolare.

Possono essere utilizzati in vellutate, curry, torte salate o semplicemente ripassati in padella come contorno.

Frutti di bosco surgelati

I frutti di bosco freschi sono tra gli alimenti più costosi al supermercato, ma la versione surgelata rappresenta un’ottima alternativa per mangiare sano spendendo poco. Congelati subito dopo la raccolta, mantengono un alto contenuto di antiossidanti, utili per contrastare il declino cognitivo legato all’età.

Perfetti per colazioni, smoothie, porridge o salse da abbinare a piatti dolci e salati, permettono di beneficiare delle loro proprietà tutto l’anno, a un prezzo più accessibile.

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Pomodori in scatola

Oltre a essere economici, i pomodori in scatola hanno un vantaggio nutrizionale spesso ignorato: contengono più licopene rispetto a quelli freschi. Questo potente antiossidante è associato a una riduzione del rischio di ictus e contribuisce alla protezione del cuore.

Sono la base ideale per sughi, stufati e piatti a base di legumi, rendendo semplice preparare pasti sani anche nei giorni più frenetici.

Gamberi surgelati

In un periodo in cui il pesce fresco ha costi elevati, i gamberi surgelati rappresentano una soluzione interessante. Forniscono omega-3 e astaxantina, un antiossidante associato alla protezione delle arterie e al miglioramento del profilo lipidico.

Sono rapidi da cucinare e si prestano a piatti unici, riso speziato, pasta o insalate proteiche.

Prugne secche

Cadute un po’ in disuso, le prugne secche meritano una riscoperta. Sono un ottimo alimento da comprare per mangiare sano spendendo poco perché ricche di fibre e potassio, nutrienti che aiutano a regolare il transito intestinale e a sostenere la salute cardiovascolare.

Possono essere utilizzate per dolcificare naturalmente porridge e dessert, oppure inserite in ricette da forno semplici e nutrienti.

Avena

L’avena è uno degli alimenti più economici e versatili che si possano tenere in dispensa. Ricca di beta-glucano, una fibra solubile che contribuisce alla riduzione del colesterolo, è un’alleata preziosa per il cuore.

Perfetta per colazioni, pancake, merende dolci e anche preparazioni salate; si adatta facilmente alle abitudini quotidiane.

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Altro che integratori! Ecco gli alimenti da inserire nella dieta per sostenere la salute in modo naturale

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Dalle vitamina al magnesio: ecco i nutrienti fondamentali per la salute da assumere attraverso una dieta varia ed equilibrata

Negli ultimi anni abbiamo imparato a guardare alla salute con occhi diversi: meno scorciatoie, più consapevolezza. E così, accanto a una crescente offerta di integratori, cresce anche una domanda semplice ma cruciale: è davvero necessario ricorrere a capsule e polveri, o possiamo sostenere la salute partendo da ciò che mettiamo ogni giorno nel piatto?

Sempre più esperti concordano su un punto: quando l’alimentazione è varia, bilanciata e ricca di nutrienti, il cibo resta la prima e più efficace forma di prevenzione.

Alcuni micronutrienti, in particolare, svolgono un ruolo chiave nel supportare il sistema immunitario, il metabolismo e il benessere generale. E la buona notizia è che si trovano in alimenti comuni, accessibili e spesso già presenti nella nostra cucina.

**5 superfood che fanno super-bene alla salute**

Il punto non è “mai integratori”, ma prima il cibo

Parlare di salute naturale non significa demonizzare gli integratori, ma rimetterli nel loro giusto contesto. In presenza di carenze diagnosticate o esigenze specifiche, possono essere utili, e comunque sempre dopo una consultazione medica.

Ma nella quotidianità, un’alimentazione ricca, colorata e varia resta lo strumento più potente che abbiamo.

Prima di cercare la soluzione in una pillola, vale la pena guardare il piatto: spesso è lì che si nasconde la risposta più semplice (e più efficace) per prenderci cura del nostro benessere psicofisico ogni giorno.

**5 trucchetti per mangiare meglio (senza che il gusto ne risenta)**

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Omega 3: grassi “buoni” per cuore e cervello

Gli omega 3 sono tra i nutrienti più citati quando si parla di benessere a lungo termine. Contribuiscono alla salute cardiovascolare, supportano la funzione cerebrale e aiutano a modulare i processi infiammatori dell’organismo.

Gli alimenti che ne sono più ricchi sono i pesci grassi – come salmone, sgombro, sardine e alici – ma anche alcune fonti vegetali, tra cui noci, semi di lino e semi di chia. Consumati regolarmente, inseriti in un’alimentazione equilibrata, possono ridurre il bisogno di integrazioni esterne, soprattutto in assenza di carenze specifiche.

Vitamina C: molto più di un alleato contro i malanni

Spesso associata solo ai mesi invernali, la vitamina C è in realtà fondamentale tutto l’anno. Supporta il sistema immunitario, favorisce l’assorbimento del ferro e contribuisce alla protezione delle cellule dallo stress ossidativo, con effetti positivi sulla salute generale.

Agrumi, kiwi, fragole, peperoni, broccoli e verdure a foglia verde ne sono ottime fonti. Il consiglio è consumarli freschi e poco lavorati, perché la vitamina C è sensibile al calore e alla conservazione prolungata.

Vitamina D: il nutriente che unisce sole e alimentazione

La vitamina D è essenziale per la salute delle ossa, dei muscoli e del sistema immunitario. Il nostro corpo la produce grazie all’esposizione solare, ma l’alimentazione può contribuire in modo significativo, soprattutto nei mesi in cui il sole scarseggia.

Si trova in alimenti come pesce grasso, uova, latte e yogurt fortificati. Inserirli regolarmente nella dieta aiuta a mantenere livelli adeguati, riducendo il ricorso automatico agli integratori, che andrebbero valutati solo in caso di reale necessità.

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Selenio: un piccolo minerale, un grande supporto

Il selenio è un oligoelemento spesso sottovalutato, ma fondamentale per il corretto funzionamento della tiroide e per la protezione delle cellule dai danni ossidativi. Svolge un ruolo importante nel mantenimento della salute metabolica e immunitaria.

Le noci del Brasile ne sono una delle fonti più concentrate, ma si trova anche in pesce, uova, cereali integrali e legumi. Bastano quantità moderate, inserite con regolarità, per coprire il fabbisogno quotidiano.

Magnesio: equilibrio per muscoli, nervi ed energia

Il magnesio è coinvolto in centinaia di reazioni biochimiche nel nostro organismo. Aiuta a regolare la funzione muscolare e nervosa, contribuisce alla produzione di energia e sostiene l’equilibrio emotivo, con effetti positivi anche sulla salute mentale.

È presente in alimenti come verdure a foglia verde, legumi, frutta secca, semi, cereali integrali e cacao amaro. Una dieta ricca di questi cibi può aiutare a prevenire quella sensazione di stanchezza diffusa che spesso porta a cercare soluzioni rapide sotto forma di integratori.

Zinco: un alleato silenzioso del sistema immunitario

Lo zinco contribuisce alla normale funzione del sistema immunitario e alla sintesi proteica. È importante per la salute della pelle, dei capelli e delle unghie, oltre che per la capacità dell’organismo di rispondere agli stress esterni.

Si trova in alimenti come semi di zucca, legumi, cereali integrali, latticini e carne. Anche in questo caso, la varietà alimentare è la chiave per garantirne un apporto adeguato.

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In cerca di ricette sfiziose per Natale (e non solo)? Idee e miti da sfatare sul Cotechino Modena IGP

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Il piatto delle Feste per eccellenza vi stupirà: ecco perché.

Non è Capodanno senza il Cotechino con le lenticchie, un abbinamento tradizionale che, se mangiato alla mezzanotte, si dice porti fortuna e prosperità per l'anno nuovo.

Ma allora perché concederselo solo durante le Feste? Il Cotechino Modena IGP è un ottimo prodotto italiano che si presta perfettamente anche a ricette gourmet, da servire non solo durante la stagione fredda, soprattutto perché meno calorico di quanto si pensi.

In cerca di ricette sfiziose per Natale (e non solo)? Idee e miti da sfatare sul Cotechino Modena IGP

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Ogni anno, arriva puntuale il momento di scegliere il menu per il pranzo di Natale e il cenone di Capodanno. L’usanza (ma anche l’indubitabile bontà e gusto) vuole che il Cotechino sia sempre e comunque presente a tavola e, per abitudine, siamo soliti proporlo con i classici abbinamenti lenticchie e purea di patate. 

Ma per stupire parenti e amici sappiate che ci sono ricette raffinate e innovative che combinano insieme tradizione e modernità.

Proprio il Consorzio di tutela Zampone e Cotechino Modena IGP – che oggi conta 13 aziende, tra i principali produttori dei due prodotti insigniti dell’ambito riconoscimento “Indicazione Geografica Protetta” – ha deciso di lanciare una sfida ai consueti luoghi comuni.

E così, grazie al coinvolgimento dello chef Luca Marchini del ristorante stellato L’erba del Re di Modena, sono venuti fuori piatti insoliti e originali come il Cotechino croccante accompagnato con zabaione semi salato, cipolle all’aceto balsamico di Modena ed emulsione oppure la Pasta all’uovo con un ragù di Zampone, fondo bruno e cioccolato fondente.

Ricette che fanno venire l’acquolina ancora prima di sentire il profumino che sprigionano in pentola e – ottima notizia! – contrariamente ai pregiudizi, si possono gustare senza grandi sensi di colpa. Sì perché il Cotechino ha meno calorie di quanto si pensi: un etto corrisponde a circa 250 calorie, un apporto inferiore a quello di un piatto di pasta scondita ed equivalente a quello di una mozzarella. 

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Altro mito da sfatare: il colesterolo è presente in quantità simili a quello contenuto nel pollo o nella spigola e comunque inferiori a quelle presenti in tanti alimenti che consumiamo abitualmente come le uova, frutti di mare o formaggio grana.

Questo prodotto dalla lunga storia e tradizione – una miscela di carni suine ottenute dalla muscolatura striata, grasso suino, cotenna, sale e pepe intero e/o a pezzi – rispetto al passato, ha visto ridursi il contenuto di grassi e sodio e oggi è in linea con i suggerimenti della moderna scienza nutrizionale.

Lo dicono gli esperti, e in particolare le recenti analisi dell’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (ex INRAN ora CREA NUT): il Cotechino non solo ha un elevato contenuto di proteine nobili e un moderato contenuto di grassi (perché persi in parte con la cottura) ma anche più grassi insaturi rispetto a quelli saturi ed è ricco di vitamine del gruppo B e di minerali, soprattutto ferro e zinco.

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Si tratta poi di un prodotto costantemente controllato proprio perché tutelato da un Consorzio, ormai attivo da oltre 20 anni, che ne garantisce la produzione nel territorio previsto dal disciplinare (Modena, Ferrara, Ravenna, Rimini, Forlì-Cesena, Bologna, Reggio Emilia, Parma, Piacenza, Cremona, Lodi, Pavia, Milano, Varese, Como, Lecco, Bergamo, Brescia, Mantova, Verona e Rovigo), secondo l’originale e tradizionale ricetta (determinati ingredienti, proporzioni e spezie) e rispettando precise caratteristiche qualitative (colore, sapore e soprattutto un contenuto minimo di proteine e massimo di grassi).

E poi, ultimo ma non per importanza, da considerare la velocità di preparazione di questo piatto. Quanto quella di un piatto di pasta, tra ebollizione e cottura: proprio così. Grazie al packaging in alluminio della versione precotta, che richiede una cottura in acqua bollente, ci vogliono solo 20 minuti. Quindi, cos’altro aspettare? Se già state sognando un bel piatto di Cotechino fumante, il conto alla rovescia è già partito e da questo momento avrete meno di un quarto d’ora per sbizzarrivi!

Se volete cimentarvi in ricette alternative con il Cotechino Modena IGP – un prodotto la cui origine risale addirittura al Cinquecento – potete consultare la sezione ricette del sito web del Consorzio con un’ampia serie di proposte che vanno dal brunch all’aperitivo. 

Pubblicazione finanziata con la Legge Regionale dell’Emilia-Romagna n. 16/95