Il bao è il nuovo hamburger: ecco cos'è e perché perderete la testa per il panino al vapore cinese

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Dalla Cina a New York e a Milano, il bao è il panino cinese al vapore salutare, ipocalorico e ottimo, oltre che nuova moda food: ecco cos'è e dove mangiarlo

A Milano è ormai sulla bocca di tutti, letteralmente: è il bao, detto anche baozi o bau.

Si tratta di una specialità asiatica che nasce come street food, e forse proprio per questo si è conquistato il soprannome di Hamburger Cinese.

Già perché come un hamburger è un panino estremamente gustoso ripieno di carne e/o verdure, solo che ogni paragone finisce qui, perché il bao è un panino cotto al vapore salutare e ipocalorico.

Ecco tutto quello che c’è da sapere sulla nuova ossessione food che ci stregherà il palato.

(Continua dopo la foto)

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Photo Credits: J. Samuel Burner - flickr.com/photos/lobsterstew/107965495/

Che cosa sono i bao

Il bao, baozi o bau è un panino ripieno cotto al vapore, piatto tipico della cucina cinese e asiatica in generale.

Il ripieno può essere di carne (maiale, anatra e pollo soprattutto) o di verdure, tritato a mo’ di pesto.

Nell'aspetto è simile al tradizionale mantou, il pane cinese al vapore composto di farina di grano, acqua e lievito.

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Photo Credits: Sfllaw - Flickr, CC BY-SA 2.0

Come si presenta

Proprio come il mantou, il panino al vapore cinese, anche il bao sembra quasi di gomma.

Lucido da sembrare bagnato, soffice come una nuvola, morbidissimo e al primo morso di una consistenza un tantino gommosa, appena il palato occidentale si abitua a tutto questo l’innamoramento è assicurato.

Delizioso, oltre al gusto, è anche l’aspetto: bianchissimo e liscio, sembra un oggettino in porcellana da appoggiare alla console in ingresso, come fosse un suppellettile.

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Quando e come si mangia il bao

La tradizione vorrebbe che li si mangiasse a colazione oppure durante il cosiddetto Yum Cha, la cerimonia del tè.

Tuttavia già nella cultura cinese moderna i bao sono stati introdotti nei pasti, sia a pranzo sia a cena, come primo o piatto unico.

Negli ultimi anni sono inoltre diventati lo street food numero uno che si può gustare per strada in Cina e più in generale nei paesi orientali.

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Come si prepara il bao

Per l’impasto che fa da involucro, il panino vero e proprio insomma, si mescolano farina bianca, zucchero, una bustina di lievito di birra, si aggiunge un bicchiere di acqua o di latte a seconda dei gusti, un cucchiaio di olio e mezzo cucchiaino di sale fino.

Dopo avere impastato bene tutti gli ingredienti, pensate al ripieno: carne di maiale, anatra o pollo oppure verdure, a seconda delle inclinazioni del palato.

E anche un pizzico di spezie saranno la ciliegina sul bao!

Chiudere l’impasto come se fosse un sacchetto da riempire con il ripieno (precedentemente tritato) e cuocere al vapore per 15 minuti.

Per mantenere il bianco lucido caratteristico di questo panino, aggiungete un cucchiaio di vino bianco all’acqua da vaporizzare.

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Un po’ di storia

Il bao è originario del nord della Cina ma si è rapidamente diffuso in tutta l'Asia con nomi diversi.

In Giappone lo chiamano nikuman, mentre in Taiwan è conosciuto come gua bao.

Secondo la leggenda, è stato inventato da Zhuge Liang, celebre militare e stratega cinese che era il Primo Ministro di Shu durante il periodo dei Tre Regni in Cina.

Oltre al suo lato militaresco, Zhuge Liang viene ricordato come un saggio, uno studioso e un prolifico inventore.

E tra le sue tante ingegnose idee probabilmente dobbiamo a lui anche il panino al vapore.

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Photo Credits: momofuku.com (nella foto l’interno del ristorante Momofuku di New York dello chef David Chang)

Chi l’ha portato in Occidente?

Il bao sta diventando una vera ossessione food.

Ormai a ogni latitudine, Milano compresa.

Ma questa specialità cinese è arrivata a New York nell’ormai lontano 2004, quando lo chef stellato David Chang per primo ha pensato bene di inserirlo nel menù di prelibatezze fusion del suo ristorante Momofuku a New York.

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Photo Credits: Bao House (il logo del ristorante Bao House di Milano)

Dove mangiarlo a Milano

Ravioleria Sarpi - via Paolo Sarpi 27, Milano

Bob - via Pietro Borsieri 30, Milano

Maoji Street Food - Piazza Aspromonte 43, Milano

Mu dimsum - via Caretto 3, Milano

Kungfu Bao - viale Monza 37, Milano

Bao House - via Plinio 37, Milano

Mini Maoji - Navigli Alzaia Naviglio Pavese 6

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In cerca di ricette sfiziose per Natale (e non solo)? Idee e miti da sfatare sul Cotechino Modena IGP

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Il piatto delle Feste per eccellenza vi stupirà: ecco perché.

Non è Capodanno senza il Cotechino con le lenticchie, un abbinamento tradizionale che, se mangiato alla mezzanotte, si dice porti fortuna e prosperità per l'anno nuovo.

Ma allora perché concederselo solo durante le Feste? Il Cotechino Modena IGP è un ottimo prodotto italiano che si presta perfettamente anche a ricette gourmet, da servire non solo durante la stagione fredda, soprattutto perché meno calorico di quanto si pensi.

In cerca di ricette sfiziose per Natale (e non solo)? Idee e miti da sfatare sul Cotechino Modena IGP

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Ogni anno, arriva puntuale il momento di scegliere il menu per il pranzo di Natale e il cenone di Capodanno. L’usanza (ma anche l’indubitabile bontà e gusto) vuole che il Cotechino sia sempre e comunque presente a tavola e, per abitudine, siamo soliti proporlo con i classici abbinamenti lenticchie e purea di patate. 

Ma per stupire parenti e amici sappiate che ci sono ricette raffinate e innovative che combinano insieme tradizione e modernità.

Proprio il Consorzio di tutela Zampone e Cotechino Modena IGP – che oggi conta 13 aziende, tra i principali produttori dei due prodotti insigniti dell’ambito riconoscimento “Indicazione Geografica Protetta” – ha deciso di lanciare una sfida ai consueti luoghi comuni.

E così, grazie al coinvolgimento dello chef Luca Marchini del ristorante stellato L’erba del Re di Modena, sono venuti fuori piatti insoliti e originali come il Cotechino croccante accompagnato con zabaione semi salato, cipolle all’aceto balsamico di Modena ed emulsione oppure la Pasta all’uovo con un ragù di Zampone, fondo bruno e cioccolato fondente.

Ricette che fanno venire l’acquolina ancora prima di sentire il profumino che sprigionano in pentola e – ottima notizia! – contrariamente ai pregiudizi, si possono gustare senza grandi sensi di colpa. Sì perché il Cotechino ha meno calorie di quanto si pensi: un etto corrisponde a circa 250 calorie, un apporto inferiore a quello di un piatto di pasta scondita ed equivalente a quello di una mozzarella. 

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Altro mito da sfatare: il colesterolo è presente in quantità simili a quello contenuto nel pollo o nella spigola e comunque inferiori a quelle presenti in tanti alimenti che consumiamo abitualmente come le uova, frutti di mare o formaggio grana.

Questo prodotto dalla lunga storia e tradizione – una miscela di carni suine ottenute dalla muscolatura striata, grasso suino, cotenna, sale e pepe intero e/o a pezzi – rispetto al passato, ha visto ridursi il contenuto di grassi e sodio e oggi è in linea con i suggerimenti della moderna scienza nutrizionale.

Lo dicono gli esperti, e in particolare le recenti analisi dell’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (ex INRAN ora CREA NUT): il Cotechino non solo ha un elevato contenuto di proteine nobili e un moderato contenuto di grassi (perché persi in parte con la cottura) ma anche più grassi insaturi rispetto a quelli saturi ed è ricco di vitamine del gruppo B e di minerali, soprattutto ferro e zinco.

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Si tratta poi di un prodotto costantemente controllato proprio perché tutelato da un Consorzio, ormai attivo da oltre 20 anni, che ne garantisce la produzione nel territorio previsto dal disciplinare (Modena, Ferrara, Ravenna, Rimini, Forlì-Cesena, Bologna, Reggio Emilia, Parma, Piacenza, Cremona, Lodi, Pavia, Milano, Varese, Como, Lecco, Bergamo, Brescia, Mantova, Verona e Rovigo), secondo l’originale e tradizionale ricetta (determinati ingredienti, proporzioni e spezie) e rispettando precise caratteristiche qualitative (colore, sapore e soprattutto un contenuto minimo di proteine e massimo di grassi).

E poi, ultimo ma non per importanza, da considerare la velocità di preparazione di questo piatto. Quanto quella di un piatto di pasta, tra ebollizione e cottura: proprio così. Grazie al packaging in alluminio della versione precotta, che richiede una cottura in acqua bollente, ci vogliono solo 20 minuti. Quindi, cos’altro aspettare? Se già state sognando un bel piatto di Cotechino fumante, il conto alla rovescia è già partito e da questo momento avrete meno di un quarto d’ora per sbizzarrivi!

Se volete cimentarvi in ricette alternative con il Cotechino Modena IGP – un prodotto la cui origine risale addirittura al Cinquecento – potete consultare la sezione ricette del sito web del Consorzio con un’ampia serie di proposte che vanno dal brunch all’aperitivo. 

Pubblicazione finanziata con la Legge Regionale dell’Emilia-Romagna n. 16/95