Chi è la nuova famiglia presidenziale americana? 9 curiosità su Jill e Joe Biden

Dopo una lunghissima attesa, il verdetto è stato ufficializzato: Joe Biden è il nuovo presidente degli Stati Uniti d'America.
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Il candidato democratico ha battuto Donald Trump, e, insieme alla moglie Jill, sarà il 46esimo inquilino della Casa Bianca della storia.
Ma chi sono i nuovi Mr President e First Lady? Ecco quanto c'è da sapere di loro.
Chi sono Jill e Joe Biden
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Joe Biden è laureato in legge (ed è stato il vicepresidente di Obama)
Prima di essere eletto il 46° presidente degli Stati Uniti d’America, Joseph Robinette Biden Jr., meglio noto come Joe Biden, è stato per tanto tempo membro del partito democratico, con una lunga carriera politica alle spalle.
Laureato nel 1965 in scienze politiche presso la University of Delaware, e in legge alla Syracuse University Law School, inizia la sua carriera in uno studio legale ed è lì che comincia a fare anche i primi passi in politica, entrando a far parte del Partito Democratico.
A soli 30 anni, nel 1972, Biden è stato senatore del Delaware, carica che ricopre fino al al 2009, quando diventa vicepresidente durante l’amministrazione di Barack Obama (dal 2009 al 2017).
È il Presidente USA più anziano della storia
A (quasi) 78 anni – è nato a Scranton, Pennsylvania, il 20 novembre 1942 – Biden è il più anziano presidente a entrare nella Casa Bianca.
Quanto guadagnerà?
Secondo le ultime informazioni disponibili, il patrimonio di Biden si aggirava a 250mila dollari annui di pensione. Ora, come presidente degli Stati Uniti, guadagnerà 400.000 dollari l’anno, esattamente come il suo precedessore.
Si è sposato due volte
Per quanto riguarda la vita privata, Joe Biden è stato sposato due volte.
La prima volta nel 1966, con Neilia Hunter, madre dei suoi tre figli: Joseph R. Beau Biden, Robert Hunter e Naomi Christina. Neilia e Naomi sono purtroppo morte in un incidente d'auto nel 1972.
Nel 1977 ha poi sposato Jill Biden, l’attuale First Lady, che ha conosciuto con un appuntamento al buio organizzato da suo fratello.
C'è un motivo particolare dietro il film preferito di Joe Biden
Il discorso del re. Questo film narra la storia del re Giorgio VI d'Inghilterra che lavora duramente per gestire la sua balbuzie in occasione del suo discorso al popolo inglese.
Biden si sente molto vicino a questo film: il futuro presidente non ha mai nascosto la sua lotta, che dura da tutta la vita, con la balbuzie, condizione che lo caratterizza da quando è bambino.
Da piccolo infatti, Biden soffriva di una balbuzie molto condizionante, al punto da essere anche preso di mira da compagni di classe che lo bullizzavano.
In passato il presidente di essersi allenato per non balbettare, provando ad anticipare le conversazioni nella sua mente prima che avvenissero. Ha anche rivelato che usa lo stesso metodo descritto nel film per contrassegnare i suoi discorsi e adattarsi alla sua balbuzie.
Jill Biden, la nuova First Lady d’America, ha origini italiane
Jill Biden ha origini italiane: i nonni erano infatti originari di Gesso, frazione di Messina, ed emigrarono negli Stati Uniti all’inizio del secolo scorso.
Ha dedicato la vita all'insegnamento
Jill Biden, 69 anni, è però sempre stata una donna distante dalla politica. Due lauree e un dottorato in pedagogia presso la University of Delaware, Jill ha dedicato la sua vita all’insegnamento. Ha infatti insegnato in un community college in Delaware, in una scuola superiore pubblica e in un ospedale psichiatrico per adolescenti. E si pensa che, anche dalla Casa Bianca, continuerà a portare avanti le sue passioni e il suo lavoro.
È stata una modella (come Melania)
Come Melania Trump, anche Jill ha intrapreso la carriera da modella, grazie alla quale ha incontrato Bill Stevenson, un ex giocatore di football del college, con cui si è sposata nel 1970. I due però si sono separati pochi anni dopo.
La tragedia famigliare di Joe Biden
Quella di Biden è una vita che è stata segnata da molte tragedie famigliari.
Poco dopo il suo ingresso in Senato, Biden ha affrontato il lutto della prima moglie: Neilia, sposata nel 1966, muore in un incidente d'auto nel 1972 insieme alla figlia di appena un anno, Naomi Christina.
Come se non bastasse, Joe Biden si è ritrovato ad affrontare la perdita di un altro figlio qualche anno più tardi. Beau Biden, eroe di guerra e magistrato (aveva intrapreso la carriera politica sulle orme del padre) è morto a causa di un tumore al cervello nel 2015.
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William e Kate rompono il silenzio sul caso Epstein: «Profondamente preoccupati, il pensiero va alle vittime»

Per giorni hanno scelto il silenzio, mentre nuove rivelazioni continuavano ad alimentare uno degli scandali più delicati che abbiano mai investito la famiglia reale britannica. Ora, però, William e Kate hanno deciso di prendere la parola. Lo hanno fatto con una dichiarazione misurata ma significativa, affidata a Kensington Palace, in cui ammettono di essere «profondamente preoccupati» dalle rivelazioni contenute nei cosiddetti Epstein files e ribadiscono che «i loro pensieri restano rivolti alle vittime».
È la prima presa di posizione pubblica della coppia da quando il nome di Andrew Mountbatten-Windsor, zio del principe William, è tornato al centro dell’attenzione per i suoi legami con Jeffrey Epstein.
Un caso che ha già portato, lo scorso ottobre, alla decisione di re Carlo di revocare al fratello titoli e privilegi reali. Una linea dura che, come avevano fatto sapere fonti di Palazzo all’epoca, era stata sostenuta anche dall’erede al trono.
**Il principe William vuole cacciare il principe Andrea dalla monarchia**
La dichiarazione di William e Kate sugli Epstein File e le preoccupazioni per l'ex principe Andrea
«Posso confermare che il Principe e la Principessa sono stati profondamente preoccupati dalle continue rivelazioni. I loro pensieri restano focalizzati sulle vittime» ha dichiarato un portavoce di Kensington Palace ai media.
Tale dichiarazione di William e Kate è arrivata poche ore prima della partenza del Principe del Galles per l’Arabia Saudita, dove lo attende una visita ufficiale di tre giorni per conto del governo britannico.
Una scelta di tempi che non sembra casuale. Il viaggio di William a Riyadh è considerato uno dei più complessi della sua carriera diplomatica, in un Paese con cui Londra sta cercando di rafforzare i rapporti nonostante le persistenti preoccupazioni sui diritti umani.
Affrontare pubblicamente il caso Epstein prima ancora di atterrare è apparso come un modo per sgomberare il campo, permettendogli di concentrarsi sul ruolo istituzionale.
Nel corso della visita, William incontrerà il principe ereditario Mohammed bin Salman, visiterà il sito Unesco di At-Turaif a Diriyah, parteciperà a eventi legati allo sport e agli e-sports e si recherà ad Al Ula, dove seguirà i progetti di tutela ambientale e di reintroduzione di specie a rischio come il leopardo arabo.
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4 cose da sapere sullo show di Bad Bunny al Super Bowl

Non è stato solo uno degli halftime show più attesi degli ultimi anni: quello di Bad Bunny al Super Bowl 2026 è stato uno show, un racconto a più livelli, pensato per essere guardato, ascoltato e - soprattutto - decifrato.
Mentre il mondo ballava davanti allo schermo, sul palco prendeva forma uno spettacolo che parlava di identità, appartenenza, memoria e amore, usando la musica come linguaggio universale e i dettagli come chiave di lettura.
Perché se è vero che l’halftime show del Super Bowl è uno dei palcoscenici pop più potenti al mondo, è altrettanto vero che Bad Bunny lo ha usato come spazio narrativo, politico ed emotivo.
Ecco allora quattro cose che, forse, vi siete persi dello show che ha fatto ballare (e riflettere) oltre 125 milioni di spettatori.
Cos'ha reso incredibile lo show di Bad Bunny al Super Bowl
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1. Tutti i cameo di altre star (e perché non erano semplici apparizioni)
Durante Yo Perreo Sola, sotto il tetto colorato della casita portoricana ricostruita sul campo, a ballare non c’erano solo i dancer professionisti. Pedro Pascal, Cardi B, Karol G, Jessica Alba, Young Miko e persino Alix Earle sono apparsi come parte integrante della scena.
Non semplici celebrity cameo, ma una dichiarazione visiva di unità latina (e non solo).
A loro si sono aggiunti due ospiti musicali chiave: Lady Gaga e Ricky Martin. Lady Gaga ha cantato una versione in salsa di Die With a Smile, trasformando uno dei brani pop più celebri degli ultimi anni in un inno latino, prima di ballare con Bad Bunny sulle note di Baile Inolvidable. Ricky Martin, invece, ha portato sul palco Lo que le pasó a Hawái, in un momento carico di memoria e significato.
2. Il vero matrimonio celebrato sul palco
Tra i momenti più sorprendenti dello show, ce n’è stato uno che molti hanno scambiato per una semplice coreografia: il matrimonio. E invece era tutto reale. Una coppia si è davvero sposata durante la performance, come confermato dallo staff dell’artista.
Secondo quanto emerso dopo lo show, marito e moglie avevano inizialmente invitato Bad Bunny alle loro nozze. È stato lui a ribaltare la storia, invitandoli a dirsi sì davanti al pubblico del Super Bowl.
Un gesto simbolico, che ha trasformato lo spettacolo in una celebrazione collettiva dell’amore; personale, ma anche universale.
3. Il numero 64 sulla maglia (e il suo significato)
A colpire molti spettatori è stata anche la maglia da football bianca firmata Zara, con il cognome “Ocasio” e il numero 64. Un dettaglio apparentemente semplice, che ha acceso subito le interpretazioni online.
Non esiste una conferma ufficiale, ma il riferimento più citato riguarda l’uragano Maria e il primo bilancio delle vittime comunicato nel 2017. Un modo, silenzioso ma potente, per ricordare una ferita ancora aperta per Porto Rico.
Un esempio perfetto del linguaggio di Bad Bunny, che sceglie spesso i simboli al posto dei discorsi espliciti.
4. Il messaggio finale di Bad Bunny agli spettatori
Il cuore dello show, però, era il messaggio. Pronunciato, scritto, mostrato. Alla fine della performance, Bad Bunny ha detto in inglese «God Bless America» (in italiano: Che Dio benedica l'America), elencando poi tutti i Paesi delle Americhe. Subito dopo, ha mostrato un pallone da football con la scritta: Together, we are America.
Non solo. Mentre i fuochi d’artificio illuminavano lo stadio, sul maxi schermo è apparsa un’ultima frase: The only thing more powerful than hate is love (in italiano: L'unica cosa più forte dell'odio è l'amore) Una citazione che riecheggia il suo discorso ai Grammy, quando aveva detto: «Non siamo selvaggi, non siamo animali, non siamo alieni. Siamo esseri umani e siamo americani».
In un halftime show che ha fatto la storia come primo principalmente in lingua spagnola, Bad Bunny ha ricordato a tutti che ballare può essere un atto politico. E che, a volte, i dettagli parlano più forte delle canzoni.
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Bad Bunny svela nuovi dettagli sull’halftime show del Super Bowl: «Sarà una grande festa»

Il conto alla rovescia è ufficialmente iniziato: l’8 febbraio, durante il Super Bowl 2026, Bad Bunny sarà al il centro della scena dell’halftime show, firmando un momento destinato a entrare nella storia della cultura pop.
Non solo perché sarà il primo spettacolo dell’intervallo interamente in lingua spagnola, ma perché promette di essere una celebrazione collettiva, più che una semplice esibizione.
Alla vigilia dell’evento, l’artista portoricano ha scelto di non alimentare i rumors su potenziali altri cantanti a sorpresa e apparizioni stellari. Durante la conferenza stampa dell’Apple Music Super Bowl LX Halftime Show ha sorriso e tagliato corto: «È una cosa che non vi dirò. Non so perché me l’abbiate chiesto». Una risposta ironica, che però dice molto della direzione scelta: niente hype costruito a tavolino, ma un racconto che parte dalle radici.
Cosa sappiamo sull’halftime show di Bad Bunny
Più che di guest star, Bad Bunny preferisce parlare di “ospiti” in senso profondo. «Ho un sacco di ospiti», ha spiegato. «Ci saranno la mia famiglia, i miei amici e tutta la comunità latina nel mondo che mi sostiene. Ci sono tantissime persone che mi supportano ovunque». Un’idea di palco che diventa spazio condiviso, dove la musica è prima di tutto connessione.
Il set durerà 13 minuti e, parola dell’artista, sarà all’insegna del movimento.
«Non voglio fare spoiler. Vi dico solo che sarà divertente, sarà semplice e la gente dovrà preoccuparsi solo di ballare».
Un invito diretto anche a chi guarda da casa: meno performance da analizzare, più corpo da lasciar andare. «Credo che non ci sia danza migliore di quella che nasce dal cuore» ha aggiunto la star.
Arrivato a questo momento dopo un weekend trionfale ai Grammy (tre premi, incluso Album of the Year per Debí Tirar Más Fotos) Bad Bunny ha raccontato di sentirsi soprattutto grato. «Sto cercando solo di godermelo. So che mi divertirò, e si divertiranno anche tutte le persone che lavorano con me», ha spiegato, sottolineando come la sua priorità resti quella di creare e connettersi, non di inseguire traguardi.
Non è la prima volta che Bad Bunny calca il palco del Super Bowl: nel 2020 era stato ospite dello show di Jennifer Lopez e Shakira. Ma questa volta è diverso.
«Non stavo cercando tutto questo» ha ammesso il cantante, aggiungendo: «Stavo cercando di riconnettermi con le mie radici, con la mia gente, con la mia storia e con la mia cultura».
E sarà proprio quella cultura, portata sul palco senza filtri, a rendere questo halftime show qualcosa di più di uno spettacolo: una festa globale, in cui – parole sue – il mondo potrà «ballare e stare bene, anche solo per una sera».
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Tutto quello che c'è da sapere sulla cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi Milano-Cortina

Non sarà solo l’inizio ufficiale dei Giochi Invernali, ma un vero e proprio racconto collettivo, pensato per parlare al mondo. La cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi Milano-Cortina promette di essere uno degli eventi simbolici più potenti del 2026: una celebrazione diffusa, contemporanea e profondamente identitaria, capace di unire sport, cultura e futuro.
Per la prima volta nella storia olimpica, l’apertura si svolgerà in due luoghi diversi, Milano e Cortina d’Ampezzo, in dialogo costante tra città e montagna, innovazione e tradizione.
Un’idea che non nasce solo da esigenze logistiche, ma da una scelta narrativa precisa: raccontare l’Italia come un sistema di territori interconnessi, capaci di parlare una lingua comune pur restando profondamente diversi.
Ed è proprio da qui che parte la forza simbolica delle Olimpiadi Miliano-Cortina, pensate non come evento centralizzato, ma come esperienza condivisa e plurale.
4 cose da sapere sulla cerimonia di apertura delle Olimpiadi Milano-Cortina
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Due città, un solo racconto
La grande novità dell’inaugurazione delle Olimpiadi Miliano-Cortina è la sua struttura senza precedenti.
Milano e Cortina ospiteranno due cerimonie parallele, collegate in tempo reale, che dialogheranno attraverso immagini, performance e passaggi simbolici. Da un lato lo Stadio di San Siro, emblema urbano e contemporaneo; dall’altro Cortina, cuore alpino e paesaggio iconico delle Dolomiti.
Non si tratta di una divisione, ma di una narrazione a due voci: la metropoli che guarda al futuro e la montagna che custodisce l’identità profonda del Paese. L’effetto sarà quello di un racconto corale, in cui le immagini si rincorrono e si completano, offrendo al pubblico internazionale una visione nuova dell’Italia, lontana dagli stereotipi ma fortemente riconoscibile.
Cosa vedremo davvero sul palco della cerimonia
La cerimonia di apertura sarà un grande spettacolo visivo e narrativo, costruito per parlare a un pubblico globale ma con un linguaggio profondamente italiano.
Al centro non ci sarà solo lo sport, ma una riflessione più ampia sui valori olimpici riletti in chiave contemporanea: inclusione, sostenibilità, dialogo tra culture e territori. Il racconto prenderà forma attraverso immagini simboliche e potenti, pensate per essere immediatamente leggibili anche da chi guarda dall’altra parte del mondo.
La natura avrà un ruolo centrale: montagne, ghiaccio, acqua e luce diventeranno elementi scenici e narrativi, richiamando il paesaggio alpino che ospita una parte fondamentale dei Giochi. Il rapporto tra uomo e ambiente, tema chiave delle Olimpiadi Miliano-Cortina, sarà raccontato come equilibrio da preservare, non come conquista, con una forte attenzione alla fragilità dei territori e alla responsabilità collettiva verso il futuro.
Le performance artistiche alterneranno danza, musica dal vivo e immagini immersive, creando veri e propri quadri narrativi capaci di attraversare epoche e linguaggi. Tradizione e contemporaneità dialogheranno senza nostalgia: il patrimonio culturale italiano verrà evocato attraverso gesti, suoni e atmosfere, più che tramite citazioni didascaliche.
L’obiettivo non è semplicemente stupire, ma costruire un immaginario condiviso, emotivo e riconoscibile, capace di restare nella memoria.
Tutti gli ospiti presenti
Come ogni grande evento olimpico, anche l’inaugurazione attirerà leader politici, capi di Stato, personalità istituzionali e celebrità internazionali. Milano e Cortina diventeranno per una sera il centro del mondo, con un parterre che riflette il peso simbolico delle Olimpiadi Miliano-Cortina sullo scenario globale.
Accanto alle delegazioni ufficiali, non mancheranno volti della cultura, della moda e dello spettacolo, chiamati a rappresentare l’eccellenza italiana in dialogo con il resto del mondo.
Saliranno sul palco i cantanti Laura Pausini, Ghali e Andrea Bocelli; le attrici Matilda de Angelis e Sabrina Impacciatore, reduce dal successo mondiale di The White Lotus, e Pierfrancesco Favino, che si esibirà insieme al giovane violinista Giovanni Zanon.
Ci saranno poi anche star internazionali, come Mariah Carey, Snoop Dog e Tom Cruise, in Italia per promuovere la prossima edizione dei Giochi, previsti per il 2028 a Los Angeles.
Perché questa inaugurazione conta più di quanto pensiamo
La cerimonia di apertura non è solo un rito formale: è il primo messaggio che un Paese invia al mondo. Nel caso delle Olimpiadi Miliano-Cortina 2026, questo messaggio parla di collaborazione tra territori, di sostenibilità come responsabilità collettiva, di cultura come strumento di connessione.
In un momento storico segnato da fratture e contraddizioni, l’inaugurazione dei Giochi diventa uno spazio simbolico in cui immaginare un futuro diverso, più inclusivo e consapevole.
Ed è forse proprio qui che risiede la forza più autentica delle Olimpiadi: non solo nello sport, ma nella capacità di trasformare un evento globale in un racconto che ci riguarda tutti.
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