Cosa fare a Milano nel weekend di Natale

Dai mercatini per gli ultimi acquisti a concerti, mostre e feste: ecco cosa fare a Milano in questo lungo weekend di Natale e Santo Stefano

Il weekend che precede il Natale è dedicato ai regali, ma è già preludio di feste e relax. In giro per Milano proseguono ininterrotti i mercatini per chi si affretta a cercare l'ultimo pacchetto e si moltiplicano le iniziative per chi rimane in città e vuole godersi il meritato riposo.

Il fine settimana prolungato dalle festività consente a molti di recuperare quelle mostre che ancora non sono riusciti a visitare o di ascoltare dell'ottima musica con i tradizionali concerti natalizi.

O ancora di assistere a spettacoli a teatro o al tradizionale cinema con la pancia ancora piena dal pranzo con i parenti.

Ecco qualche idea.

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Mercatini di Natale

Se siete ancora in cerca degli ultimi regali di Natale per amici e parenti, un bel giro per mercatini potrebbe risolvervi la questione.

Oltre alle tradizionali casette di legno che affiancano il Duomo in corso Vittorio Emanuele e quelle al Portello, questo weekend potrete fare un salto ai Bagni Misteriosi, dove sabato 23 dicembre troverete 23 artigiani selezionati dal PopCorn Garage Market.

Se volete fare un regalo solidale, il 23 e 24 dicembre, al Chiostro Nina Vinchi troverete il mercatino del Piccolo Teatro, con lavori realizzati dai detenuti di San Vittore le cui vendite contribuiranno alla promozione del loro reinserimento sociale.

I super ritardatari potranno ritrovarsi il 24 dicembre a Morimondo, per una passeggiata all'ombra dell'Abbazia, tra le bancarelle che dalle 9,30 alle 18 proporranno prodotti tipici e manufatti artigianali per le vie del borgo medievale.

Il mondo dei Lego da vivere

Sta facendo sognare grandi e piccini la mostra realizzata a Palazzo Giureconsulti e visitabile fino al 14 gennaio.

City Booming Milano è una vera e propria metropoli di mattoncini e personaggi gialli, composta da più di 7 milioni di pezzi e seimila figure e realizzata nei minimi particolari.

Un micromondo in cui i Lego compongono case, palazzi, ma anche monumenti e personaggi celebri, dall'Incredibile Hulk a Indiana Jones.

teatro alla scala concerto

Concerto di Natale

Gli amanti della musica classica e della tradizione natalizia potranno ritrovarsi giovedì 21 e sabato 23 dicembre al Teatro alla Scala, dove alle 20 si terrà il concerto con Coro e Orchestra diretti da Giovanni Antonini e Bruno Casoni.

Il programma mozartiano comprende  l’Ouverture di Lucio Silla, il mottetto per soprano e orchestra Exsultate, Jubilate KV 165 e la Messa in do minore K 427 per soli, coro e orchestra.

Sempre il 21 e il 23 dicembre il Teatro Dal Verme organizza il suo Concerto di Natale con l'Orchestra I Pomeriggi Musicali, he eseguirà brani degli Strauss e di altri compositori viennesi, il maestro Giancarlo Rizzi.

bagni misteriosi inverno

Piroette sul ghiaccio

Natale non è Natale senza una pista di pattinaggio su cui volteggiare o - per i principianti - imparare.

Come da tradizione, anche quest'anno sono tante quelle sparse per la città: si va da quella di piazza Gae Aulenti a quella coperta di Piazza Città di Lombardia, fino alla pista galleggiante dei Bagni Misteriosi.

In tutte è disponibile il servizio noleggio dei pattini.

Tiziano a Milano

Come tradizione vuole ormai da qualche anno a questa parte, anche questo Natale il Comune di Milano ha voluto regalare ai cittadini un'opera da ammirare gratuitamente durante le feste.

Fino al 14 gennaio la sala Alessi ospiterà la Sacra conversazione 1520 (Pala Gozzi), realizzata da Tiziano e proveniente dalla Pinacoteca Civica di Ancona.

I visitatori potranno ammirare il capolavoro anche dal retro, dove si trovano degli schizzi a matita che raffigurano varie teste e rappresentano probabilmente il bozzetto per la prima stesura del dipinto.

greatest showman cinema

Natale al cinema

È una tradizione cui nessuno vuole rinunciare, quella di trascorrere la sera del 25 o del 26 dicembre al cinema.

E come ogni anno sono tanti i titoli che si combattono la preferenza del pubblico. Oltre all'attesissimo e acclamatissimo Star Wars, già nelle sale da qualche settimana, ci pensano cinepanettoni e commedie ad accompagnarci durante le feste.

Christian De Sica torna con Poveri ma ricchissimi, insieme a Enrico Brignano, Anna Mazzamauro e Lucia Ocone. Dall'altra parte della barricata c'è Massimo Boldi con Natale da chef.

Per i più piccoli arriva Ferdinand, della Sony, mentre proprio il 25 dicembre esce The Greatest Showman, con Hugh Jackman, Zac Efron, Michelle Williams e Zendaya.

Qui tutti i film da vedere al cinema durante le feste con le trame.

amnesia milano

Nightlife

Il weekend prolungato di festa significa anche party fino a notte fonda e quando si tratta di ballare nessuno batte Milano e i suoi locali.

Al Gate Club, il 22 dicembre arriva Rkomi, rapper già disco d'oro che porterà nei club il suo Io in Terra Tour e i brani che hanno già raggiunto milioni di visualizzazioni in rete.

Sempre venerdì sera, gli amanti del rock potranno scatenarsi al Rocket con il Linoleum Christmas Party.

Sabato 23 dicembre, invece, sarà il Take it easy a fare un regalo ai suoi frequentatori portando al Tunnel il dj, produttore e remixer newyorkese Little Louie Vega per una notte all'insegna della house.

Il 24 al The Club è la volta del veglione con la XMax Night, con la musica r’n’b, hip hop, house e commerciale selezionata dal dj Stefano Parisi. 

Infine il 25 dicembre, l'Amnesia si colora a festa come da tradizione per Ilario Alicante, il dj toscano che per il settimo anno consecutivo proporrà al pubblico milanese la sua musica techno e house per sette ore consecutive.

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Natale in musical

Se avete voglia di una serata tra musica e spensieratezza, per cantare comodamente seduti in poltrona, un musical è quello che vi serve.

Al Teatro Nuovo, fino al 6 gennaio, è in programma Spamalot, i cavalieri della tavola rotonda molto, molto molto rotonda!, il musical-parodia tratto dal film Mony Phyton e il Sacro Graal. A vestire i panni del protagonista è Elio, accompagnato dal resto del cast e da un'orchestra di dieci elementi.

Flashdance apre la stagione 2017-2018 del Teatro Nazionale CheBanca! in una versione inedita e completamente rinnovata che rimarrà in scena fino al 31 dicembre.

Agli Arcimboldi, infine, un altro grande classico del musical, Dirty Dancing, con un cast rinnovato a trent’anni dall’uscita del film con Patrick Swayze e Jennifer Grey.

Natale al museo

Le festività natalizie sono anche un'occasione per vedere quelle mostre che non si sono riuscite a visitare nel corso dell'anno, grazie alle aperture dei poli espositivi più importanti anche durante i giorni di vacanza.

Palazzo Reale, che ospita Dentro Caravaggio e la personale su Toulouse Lautrec, rimarrà aperto il 24 dicembre dalle 9,30 alle 14,30; il 25 dicembre dalle 14,30 alle 18,30 e il 26 dicembre con i soliti orari.

Il Mudec con la sua Collezione Permanente, Klimt Experience ed Egitto, effettuerà i seguenti orari: domenica 24 dalle 9,30 alle 14,00; lunedì 25 dalle 14,30 alle 19,30; martedì 26 dalle 9,30 alle 19,30.

La Fabbrica del Vapore e le esposizioni Revolution, Che Guevara e Desiderio - Nirvana, rimarrà aperta il 24 e il 26 dalle 10 alle 20, il 25 dalle 15 alle 20.


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Deux Fritures

Venerdì 22 saranno trasmessi su Sky Atlantic gli ultimi due episodi della terza stagione di Gomorra - La Serie.

Per celebrare l'evento, atteso da milioni di spettatori, Deliveroo ha deciso di organizzare una serata ad hoc per tutti coloro che vorranno godersi le puntate mangiando sul divano il piatto diventato icona grazie alla serie: la frittura di pesce.

Gli utenti potranno infatti ordinare la pietanza nei ristoranti aderenti all’iniziativa, scegliendolo all’interno del Menù Gomorra by Now Tv. La consegna è gratuita.

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Tutto quello che c'è da sapere sulla cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi Milano-Cortina

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Cerimonia di apertura Milano-Cortina 2026: cosa aspettarsi tra spettacoli, star internazionali e una nuova narrazione dei valori olimpici

Non sarà solo l’inizio ufficiale dei Giochi Invernali, ma un vero e proprio racconto collettivo, pensato per parlare al mondo. La cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi Milano-Cortina promette di essere uno degli eventi simbolici più potenti del 2026: una celebrazione diffusa, contemporanea e profondamente identitaria, capace di unire sport, cultura e futuro.

Per la prima volta nella storia olimpica, l’apertura si svolgerà in due luoghi diversi, Milano e Cortina d’Ampezzo, in dialogo costante tra città e montagna, innovazione e tradizione.

Un’idea che non nasce solo da esigenze logistiche, ma da una scelta narrativa precisa: raccontare l’Italia come un sistema di territori interconnessi, capaci di parlare una lingua comune pur restando profondamente diversi.

Ed è proprio da qui che parte la forza simbolica delle Olimpiadi Miliano-Cortina, pensate non come evento centralizzato, ma come esperienza condivisa e plurale.

4 cose da sapere sulla cerimonia di apertura delle Olimpiadi Milano-Cortina

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Due città, un solo racconto

La grande novità dell’inaugurazione delle Olimpiadi Miliano-Cortina è la sua struttura senza precedenti.

Milano e Cortina ospiteranno due cerimonie parallele, collegate in tempo reale, che dialogheranno attraverso immagini, performance e passaggi simbolici. Da un lato lo Stadio di San Siro, emblema urbano e contemporaneo; dall’altro Cortina, cuore alpino e paesaggio iconico delle Dolomiti.

Non si tratta di una divisione, ma di una narrazione a due voci: la metropoli che guarda al futuro e la montagna che custodisce l’identità profonda del Paese. L’effetto sarà quello di un racconto corale, in cui le immagini si rincorrono e si completano, offrendo al pubblico internazionale una visione nuova dell’Italia, lontana dagli stereotipi ma fortemente riconoscibile.

Cosa vedremo davvero sul palco della cerimonia

La cerimonia di apertura sarà un grande spettacolo visivo e narrativo, costruito per parlare a un pubblico globale ma con un linguaggio profondamente italiano.

Al centro non ci sarà solo lo sport, ma una riflessione più ampia sui valori olimpici riletti in chiave contemporanea: inclusione, sostenibilità, dialogo tra culture e territori. Il racconto prenderà forma attraverso immagini simboliche e potenti, pensate per essere immediatamente leggibili anche da chi guarda dall’altra parte del mondo.

La natura avrà un ruolo centrale: montagne, ghiaccio, acqua e luce diventeranno elementi scenici e narrativi, richiamando il paesaggio alpino che ospita una parte fondamentale dei Giochi. Il rapporto tra uomo e ambiente, tema chiave delle Olimpiadi Miliano-Cortina, sarà raccontato come equilibrio da preservare, non come conquista, con una forte attenzione alla fragilità dei territori e alla responsabilità collettiva verso il futuro.

Le performance artistiche alterneranno danza, musica dal vivo e immagini immersive, creando veri e propri quadri narrativi capaci di attraversare epoche e linguaggi. Tradizione e contemporaneità dialogheranno senza nostalgia: il patrimonio culturale italiano verrà evocato attraverso gesti, suoni e atmosfere, più che tramite citazioni didascaliche.

L’obiettivo non è semplicemente stupire, ma costruire un immaginario condiviso, emotivo e riconoscibile, capace di restare nella memoria.

Tutti gli ospiti presenti 

Come ogni grande evento olimpico, anche l’inaugurazione attirerà leader politici, capi di Stato, personalità istituzionali e celebrità internazionali. Milano e Cortina diventeranno per una sera il centro del mondo, con un parterre che riflette il peso simbolico delle Olimpiadi Miliano-Cortina sullo scenario globale.

Accanto alle delegazioni ufficiali, non mancheranno volti della cultura, della moda e dello spettacolo, chiamati a rappresentare l’eccellenza italiana in dialogo con il resto del mondo. 

Saliranno sul palco i cantanti Laura Pausini, Ghali e Andrea Bocelli; le attrici Matilda de Angelis e Sabrina Impacciatore, reduce dal successo mondiale di The White Lotus, e Pierfrancesco Favino, che si esibirà insieme al giovane violinista Giovanni Zanon. 

Ci saranno poi anche star internazionali, come Mariah Carey, Snoop Dog e Tom Cruise, in Italia per promuovere la prossima edizione dei Giochi, previsti per il 2028 a Los Angeles.

Perché questa inaugurazione conta più di quanto pensiamo

La cerimonia di apertura non è solo un rito formale: è il primo messaggio che un Paese invia al mondo. Nel caso delle Olimpiadi Miliano-Cortina 2026, questo messaggio parla di collaborazione tra territori, di sostenibilità come responsabilità collettiva, di cultura come strumento di connessione.

In un momento storico segnato da fratture e contraddizioni, l’inaugurazione dei Giochi diventa uno spazio simbolico in cui immaginare un futuro diverso, più inclusivo e consapevole.

Ed è forse proprio qui che risiede la forza più autentica delle Olimpiadi: non solo nello sport, ma nella capacità di trasformare un evento globale in un racconto che ci riguarda tutti.

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Quando un discorso diventa più potente di un premio: Grammy e Oscar diventano megafono sociale delle star

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Dai Grammy agli Oscar, il discorso di ringraziamento sul palco è diventato uno strumento potentissimo per lanciare messaggi politici e sociali a livello globale

Ci sono occasioni in cui un premio conta meno delle parole pronunciate sul palco.

Succede a eventi internazionali del calibro di Grammy, Oscar, Golden Globe... serate nate per celebrare talento, carriera e successo che, da tempo, sono diventati anche qualcos’altro. Un luogo simbolico, seguito in diretta da milioni di persone in tutto il mondo, dove un discorso di ringraziamento può trasformarsi in un messaggio politico, sociale o culturale destinato a viaggiare ben oltre il red carpet.

Ne è un esempio il discorso pronunciato ieri da Bad Bunny ai Grammy dopo aver vinto il premo per l’Album dell’anno con il suo Debí Tirar Más Fotos. 

«Prima di ringraziare Dio, devo dire ICE out» ha detto il cantante portoricano residente negli Usa. Le sue dure parole sono rivolte alle politiche anti-migranti del presidente Donald Trump e, nello specifico, agli agenti dell'Immigration and Customs Enforcement, che nelle ultime settimane hanno ucciso due persone a Minneapolis. 

«Non siamo selvaggi, non siamo animali, non siamo alieni. Siamo esseri umani e siamo americani», ha aggiunto il cantante. «E vorrei dire anche che so quanto sia difficile non odiare in questi giorni. Ma l’odio diventa più potente con altro odio. L’unica cosa più potente dell’odio è l’amore. Quindi, per favore, dobbiamo essere diversi. Se combattiamo, dobbiamo farlo con amore. Non li odiamo. Amiamo la nostra gente. Amiamo la nostra famiglia. È così che bisogna fare: con amore. Non dimenticatelo, per favore. Grazie».

Dall’intrattenimento alla presa di posizione: una tradizione che viene da lontano

Non solo Bad Bunny: la storia dello showbiz è costellata di discorsi di ringraziamento diventati simbolo di un’epoca. Già decenni fa, premi e cerimonie venivano usati per denunciare guerre e disuguaglianze.

Negli anni Settanta Marlon Brando rifiutò l’Oscar per Il padrino, mandando sul palco un’attivista nativa americana per denunciare il trattamento riservato agli indigeni negli Stati Uniti. Nel 2003 Michael Moore trasformò il suo discorso agli Oscar in una dura accusa contro la guerra in Iraq, mentre negli ultimi decenni temi come diritti civili, razzismo e conflitti internazionali sono entrati stabilmente nei momenti più seguiti delle cerimonie globali.

La differenza tra ieri oggi è la velocità con cui quei messaggi circolano e l’impatto che riescono ad avere fuori dai confini nazionali.

Negli anni, il pubblico si è abituato a questo doppio livello di lettura: da una parte la celebrazione dell’arte, dall’altra la consapevolezza che quel palco può diventare una tribuna.

Questo ha contribuito a ridefinire il ruolo delle star, sempre meno semplici intrattenitori e sempre più figure pubbliche chiamate (volenti o nolenti) a prendere posizione. 

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Il palco come spazio “protetto”

Questo di sicuro non è un fenomeno nuovo. Ma certamente negli ultimi anni è diventato sempre più evidente: quando il contesto politico è teso e quando un tema divide l’opinione pubblica, il palco di una grande cerimonia internazionale diventa un amplificatore potentissimo

La prima ragione per cui i grandi eventi dello showbiz sono diventati un megafono politico è semplice: l’audience.

Grammy e Oscar vengono trasmessi in decine di Paesi, rilanciati in tempo reale sui social, ripresi dai media internazionali e commentati per giorni. In questo contesto, un discorso non è solo un ringraziamento, ma un intervento che entra immediatamente nel dibattito pubblico globale.

C’è poi un elemento meno evidente ma decisivo: il palco è uno spazio protetto. Chi vince un premio ha pochi minuti, è emotivamente coinvolto, non può essere interrotto, né contraddetto. È un momento in cui la comunicazione appare spontanea e non mediata. Anche quando il messaggio è preparato, viene percepito come più sincero rispetto a una dichiarazione rilasciata a freddo. Ed è proprio questa percezione di verità che rende i discorsi di ringraziamento così potente.

Perché quelle parole ci colpiscono più di qualsiasi post

C’è infine una dimensione emotiva da non sottovalutare. Un discorso pronunciato nel momento della vittoria arriva quando le difese emotive del pubblico sono più basse. Chi ascolta è già coinvolto e disposto ad empatizzare. Le lacrime, la voce che trema, l’imperfezione del momento rendono il messaggio più umano e, quindi, più efficace.

A differenza dei social, dove tutto è potenzialmente costruito, editato e filtrato, il palco restituisce l’illusione dell’immediatezza.

Ed è proprio questa illusione a fare la differenza: ci sentiamo testimoni di qualcosa che accade in tempo reale, non spettatori di una strategia comunicativa.

In un’epoca in cui l’attenzione è frammentata e l’algoritmo decide cosa vediamo, questi momenti restano “non skippabili”. Ecco allora perché, quando si parla di diritti civili, guerra, migrazioni o giustizia sociale, il palco di una cerimonia internazionale continua a essere uno dei luoghi più efficaci per far arrivare un messaggio ovunque. Così, i discorsi di ringraziamento riescono a imprimersi nella memoria collettiva molto più a lungo di qualsiasi hashtag.

In fondo, il successo di questi momenti racconta qualcosa anche di noi. In un mondo saturo di informazioni, cerchiamo ancora luoghi simbolici in cui le parole contino davvero

 

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Kate Middleton furiosa con il principe Andrea: cosa sta succedendo

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Secondo fonti di palazzo, Kate Middleton è sempre più irritata dal ruolo informale del principe Andrew e dalle tensioni familiari irrisolte

Dietro le quinte della monarchia britannica, mentre l’attenzione pubblica resta concentrata sul futuro di William e Kate e sul loro ruolo sempre più centrale nella famiglia reale, si starebbe consumando una nuova frattura interna.

Al centro del malcontento, ancora una volta, c’è l'ex principe Andrew. Secondo indiscrezioni provenienti da ambienti vicini a Buckingham Palace, Kate Middleton sarebbe profondamente irritata dal modo in cui il duca di York continuerebbe a mantenere un’influenza indiretta sugli affari reali, nonostante il suo progressivo allontanamento ufficiale dalla vita di corte.

**Re Carlo caccia il Principe Andrea da Buckingham Palace: «Non è più il benvenuto»**

Dopo essere stato costretto a lasciare Royal Lodge, la residenza che aveva occupato per oltre vent’anni, Andrew si è trasferito in una proprietà temporanea in attesa della ristrutturazione della sua nuova casa. Ma il cambio di indirizzo non avrebbe coinciso con un vero passo indietro. Anzi. Secondo le fonti, l'ex principe si appoggerebbe sempre più alle figlie Beatrice ed Eugenie per restare informato su ciò che accade all’interno del Palazzo, una dinamica che starebbe alimentando sospetti e nervosismi.

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Perché Kate Middleton è irritata dal comportamento dell'ex principe Andrew 

«Andrew fa molto affidamento su Beatrice ed Eugenie per restare coinvolto. La percezione è che le usi come suoi occhi e orecchie», racconta una fonte. Un comportamento che avrebbe portato Kate Middleton «al limite della sopportazione», soprattutto perché vissuto come una minaccia agli sforzi fatti negli ultimi anni per restituire credibilità e stabilità alla monarchia dopo una lunga stagione di scandali.

«Kate non mostra rabbia in pubblico, ma privatamente è furiosa» riferisce un insider. «Ha lavorato con grande attenzione per ricostruire la fiducia nell’istituzione, e vedere Andrew riemergere, anche solo indirettamente, le sembra uno schiaffo al lavoro svolto».

Il problema, spiegano le fonti, non riguarda tanto Beatrice ed Eugenie (che William e Kate non vorrebbero penalizzare) quanto il rischio che Andrew continui a esercitare una forma di influenza informale, “sussurrando” sullo sfondo delle decisioni reali.

Lo scandalo legato a Jeffrey Epstein ha segnato in modo indelebile la reputazione del duca di York, che nel 2022 ha raggiunto un accordo muti milionario per chiudere la causa civile intentata da Virginia Giuffre, continuando però a negare ogni accusa. Da allora Andrew ha perso titoli, onorificenze e il trattamento di Sua Altezza Reale, fino a essere ufficialmente conosciuto come Andrew Mountbatten-Windsor.

Eppure, secondo chi osserva da vicino le dinamiche di palazzo, il principe non avrebbe mai davvero accettato il proprio esilio. «Parla come se fosse intoccabile. Dice spesso: “Sono figlio di un monarca”», racconta una fonte. Una convinzione che, agli occhi di Kate Middleton, rende ancora più difficile voltare pagina.

A complicare il quadro c’è anche il ruolo di Sarah Ferguson, che nonostante il divorzio da Andrew continua a sostenerlo apertamente. Una vicinanza che alimenta la sensazione di altri reali che nulla sia realmente cambiato.

Protettiva nei confronti di William e dei loro figli, la principessa di Galles vedrebbe questa situazione come un peso costante sul futuro della famiglia reale. «William è paziente» conclude la fonte, «ma c’era l’aspettativa che Andrew si ritirasse in silenzio. Questo non è successo». E per Kate Middleton, che punta su trasparenza e rinnovamento, è una linea che rischia di essere superata.

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La generazione del tè freddo: la Gen Z riscrive la socialità tra party sobri, mocktail e home dinner

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Dalla movida alla “slow-life”: come la Gen Z trasforma festa, amicizie e divertimento in rituali più intimi, creativi e, sorprendentemente, sobri.

Chiamatela pure “generazione del tè freddo”. La Gen Z sta modificando il modo in cui si vive il tempo libero e lo sta facendo attraverso scelte che, fino a qualche anno fa, sarebbero sembrate controcorrente: meno alcol, più consapevolezza, più intimità e più qualità.

Una rivoluzione silenziosa che non riguarda solo chi ne fa parte, ma anche chi osserva da fuori per capire come sono cambiati i codici della socialità.

Gen Z e party sobri: quando divertirsi non significa esagerare

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Nella nuova grammatica sociale dei più giovani, la serata perfetta non ruota intorno alle quantità di alcol, ma alla possibilità di star bene, di condividere momenti autentici e di divertirsi senza eccessi. I party sobri - dove gli unici “shottini” sono a base di zenzero, kombucha o infusi creativi - stanno diventando una scelta culturale prima ancora che un semplice trend.

A pesare è un atteggiamento più pragmatico: prendersi cura di sé, non perdere il giorno dopo e godersi l’evento per quello che è, non per quello che promette il bicchiere in mano. E così, tra playlist curate, luci soffuse e piccoli giochi da tavolo, la serata si trasforma in un’esperienza più intima, fatta di risate leggere, conversazioni autentiche e connessioni reali.

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Mocktail: non un compromesso, ma un nuova estetica

Per la Gen Z il non bere non è un’assenza, ma uno spazio creativo e di sperimentazione. I mocktail (cocktail analcolici, che combinano ingredienti come succhi di frutta, sciroppi, erbe e spezie per imitare l'aspetto e il sapore dei cocktail tradizionali, ma senza alcol) sono curati nei minimi dettagli, fotografabili e spesso più complessi dei cocktail tradizionali, con ingredienti inaspettati e abbinamenti gourmet. Sono diventati un vero e proprio linguaggio, un modo per partecipare al rito del brindisi senza pagarne il prezzo fisico, senza calcoli o rimpianti il giorno dopo.

E soprattutto rappresentano un cambio di mentalità: non serve l’alcol per sentirsi parte del gruppo, per vivere emozioni condivise o per rendere memorabile una serata. In questo scenario, ogni incontro diventa un piccolo laboratorio di creatività, dove gusto, estetica e convivialità si mescolano in modo originale e sorprendente.

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Home dinner: la casa torna a essere un luogo sociale

Dopo anni in cui la socialità sembrava doversi consumare fuori, la Gen Z riporta tutto dentro. Le home dinner non sono semplici cene tra amici: sono micro–rituali costruiti con attenzione, playlist curate, luci morbide e piatti che invitano a condividere, non a impressionare. È il ritorno di un’intimità che non disdegna i social, ma che mette al centro il tempo insieme.

Guardare questa generazione significa osservare un cambio di passo più ampio. La socialità non è scomparsa, è solo diventata più selettiva, più calma e più aderente alle esigenze reali delle persone. La “generazione del tè freddo” non rifiuta il divertimento: lo ridisegna. E il risultato è un modello che incuriosisce anche chi ha frequentato epoche di notti lunghe e bicchieri pieni.