Coronavirus, le star si mettono in auto quarantena (e organizzano concerti live su Instagram)

Il Coronavirus non si ferma e colpisce senza distinzione.
Quasi tutti i governi hanno ormai imposto alla popolazione la quarantena per fermare i contagi, e anche dove questo non è (ancora) stato richiesto, in molti hanno deciso di mettersi in auto-quarantena, capendo l'importanza che ha in questo momento fermare il virus.
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E così la vita sociale di tutti si sposta sugli schermi dei cellulari, unica finestra che abbiamo per interfacciarci con gli altri.
Star comprese.
Lontane dai riflettori e rintanate nelle loro case (da urlo), sono in prima linea per spiegare ai loro follower quanto sia necessario restare in casa in questo momento e per allietare le lunghe giornate della quarantena ai loro fan, con live e concerti.
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Ecco chi seguire.
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Taylor Swift
Taylor Swift si è rinchiusa in casa. Ma non solo, la cantante non vuole che i suoi fan rischino di contrarre il virus in bar e club e così li incita a mettersi in quarantena.
Usando Instagram come mezzo di diffusione per l'informazione, Taylor ha detto:
«Ragazzi, vi seguo online e vi amo così tanto ma devo esprimere la mia preoccupazione: ho la sensazione che non stiate prendendo la situazione abbastanza seriamente in questo momento.
Sto venendo ancora molta gente che si incontra e va alle feste. Questo è il momento di annullare i piani, per isolarsi il più possibile: potresti non sentirti male, ma magari stai trasmettendo qualcosa a qualcuno.
È un momento davvero spaventoso, dobbiamo fare sacrifici sociali».
Ariana Grande
Anche Ariana Grande, che si è messa in autoquarantena, ha esortato i suoi follower a rimanere a casa e a esercitare la distanza sociale.
«Continuo a sentire una quantità sorprendente di dichiarazioni di persone che dicono 'Questo non è un grosso problema', ' Stiamo tutti bene', 'La gente esagera', non possiamo lasciare la nostra vita quotidiana'.
Capisco se avevate questi pensieri qualche settimana fa, ma ora la situazione è grave.
Per favore leggete cosa sta succedendo, per favore non fate finta di nulla».
La cantante ha poi concluso dicendo:
«È incredibilmente pericoloso ed egoista prendere questa situazione alla leggera, la mentalità 'staremo bene perché siamo giovani' sta mettendo in pericolo le persone che amiamo che non sono giovani e/o sane».
Chris Martin
Anche il cantante dei Coldplay ha deciso di stare a casa.
Ma per allietare un po' la situazione, sua e dei suoi fan in quarantena, fa concerti live su Instagram, cantando quello che gli viene richiesto nei commenti in diretta.
Usando l'hashtag #TogetherAtHome, Chris Martin ha twittato:
«Ciao a tutti. Spero che siate sani e salvi. Se qualcuno ha voglia di chattare e ascoltare un po' di musica, farò un live streaming sul profilo Instagram dei Coldplay».
Tom Hanks
Insieme a sua moglie Rita Wilson, Tom Hanks è risultato positivo al coronavirus mentre si trovava in Australia la scorsa settimana.
In una dichiarazione rilasciata mercoledì sera, l'attore ha detto:
«Ciao gente. Rita e io siamo quaggiù in Australia. Ci siamo sentiti un po' stanchi, come se avessimo il raffreddore e alcuni dolori muscolari. Rita aveva dei brividi che andavano e venivano. Anche una febbre leggera. Per fare le cose nel modo giusto, come è necessario nel mondo in questo momento, siamo stati testati per il coronavirus e ci è risultato positivo».
Da qual momento, entrambi sono in quarantena.
Ellen DeGeneres
Ellen DeGeneres e la moglie, Portia De Rossi, cercano di restare ottimiste in questa epidemia di coronavirus.
Ellen DeGeneres ha raccontato di aver fatto uso e abuso di Netflix durante lunghe abbuffate mentre è in isolamento.
«Portia e io abbiamo guardato ogni singola cosa su Netflix e abbiamo quasi finito di leggere tutto l'universo di Internet.
Oggi farò il mio show per lei e farò finta di intervistare Cher» ha twittato DeGeneres il 17 marzo.
La produzione del talk show di DeGeneres è stata sospesa fino al 30 marzo.
Miley Cyrus
Rannicchiata sul divano un compagnia solo dei suoi preziosi cani, Miley Cyrus ha condiviso una sua foto in bianco e nero spiegando la sua decisione di mettersi in autoquarantena.
Così facendo ha deciso di condividere questo messaggio sui social:
«Sii consapevole dei tuoi gesti. Sii rispettoso. Compassionevole. Umano. Nessuno ha bisogno di ogni zuppa che c'è nel negozio: più compriamo senza freni più i beni di prima necessità saranno costosi e scarsi, lasciando molti senza nutrienti essenziali.
Questo è un ottimo momento per esercitarsi e imparare la moderazione... è incredibilmente difficile prendere decisioni intelligenti durante momenti di panico, ma pensaci due volte prima di seguire la paura ed essere sconsiderati».
Bianca Balti
La modella italiana, residente a Los Angeles, è stata una delle prime celebrities a entrare in autoquarantena una volta tornata in America dall'Italia.
La modella ha letto su Instagram una toccante lettera per la sua città natale, Lodi, una delle province più colpite in Italia, che sta vivendo ore drammatiche a causa della pandemia:
«Il mio corpo è lontano ma la mia mente è prigioniera. Finché l’Italia non sarà guarita io starò immobile, fiera delle mie origini».
Lady Gaga
Lady Gaga ha rivelato che si rifiuta di vedere i suoi genitori e i nonni per il loro bene, e che ha deciso di rimanere da sola per un po' mentre il coronavirus si diffonde.
Su Instagram ha scritto:
«Ho parlato con alcuni medici e scienziati. So che stare a casa non è la cosa più semplice per tutti in questo momento, ma la cosa più gentile/salutare che possiamo fare è proprio l'auto-quarantena e non uscire con persone di età superiore ai 65 anni e in gruppi.
Vorrei tanto poter vedere i miei genitori e i miei nonni in questo momento, ma è molto più sicuro per loro se rimaniamo lontani. Così eccomi qui, sono rimasta a casa con i miei cani».
Lady Gaga ha poi concluso dicendo:
«Ti amo mondo, ce la faremo tutti. Fidati di me, ho parlato con Dio, ha detto che staremo bene».
Arnold Schwarzenegger
Quando parla il governatore, il popolo ascolta.
La star di Terminator, ex governatore della California, ha detto ai suoi fan di seguire le linee guida della quarantena.
Mentre si divertiva - a casa - con i suoi animali domestici, Arnold Schwarzenegger ha scritto su Instagram:
«Restate a casa. Restate a casa il più possibile. Ascoltate gli esperti, ignorate i deficienti. Insieme ce la faremo».
Nel video che ha pubblicato, l'attore ha anche detto:
«L'importante è che voi restiate a casa perché adesso c'è un coprifuoco. A nessuno è permesso uscire, specialmente agli over 70. È l'unica cosa che dobbiamo fare».
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Sarah Ferguson si rifugia in Svizzera dopo l'arresto del principe Andrea per le email legate a Epstein

Da settimane il clima attorno alla famiglia reale britannica è tutt’altro che sereno. Dopo l’arresto dell'ex principe Andrea con l’accusa di cattiva condotta in carica pubblica e le nuove rivelazioni legate agli "Epstein files", l’attenzione mediatica si è rapidamente spostata anche su chi, negli anni, gli è rimasto accanto. E tra i nomi tornati sotto i riflettori c’è quello di Sarah Ferguson.
L’ex Duchessa di York, 66 anni, non appare in pubblico da mesi. L’ultima volta era stata vista al battesimo della nipote Athena, a Londra, lo scorso dicembre. Poi, il silenzio.
Secondo diverse ricostruzioni della stampa britannica, Sarah Ferguson avrebbe lasciato il Regno Unito poco dopo Natale per rifugiarsi in Svizzera, presso la Paracelsus Recovery Clinic di Zurigo, una struttura privata specializzata in salute mentale e dipendenze, nota per i suoi programmi altamente personalizzati e riservati.
La clinica, che secondo quanto riportato dai tabloid, avrebbe un costo di circa 13mila sterline al giorno, viene descritta dal fondatore come un «santuario» dove ricevere cure senza giudizio. Tra i servizi offerti figurano programmi per burnout, depressione, ansia e traumi, con équipe mediche dedicate e un livello di privacy elevatissimo.
Non si tratterebbe di una novità per l’ex duchessa: in passato aveva già parlato pubblicamente della struttura, definendola un luogo sicuro in cui affrontare le proprie fragilità, e aveva raccontato di aver ricevuto lì la diagnosi di disturbo da stress post-traumatico e ADHD.
**Il principe William commenta l'arresto dello zio Andrea (e il futuro della monarchia)**
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Il principe William commenta l'arresto dello zio Andrea (e il futuro della monarchia)

La prima apparizione pubblica dopo una tempesta mediatica dice sempre molto più di mille comunicati ufficiali. E quella del principe William ai BAFTA Awards 2026, accanto a Kate Middleton, è arrivata in uno dei momenti più delicati per la monarchia britannica.
Pochi giorni prima, infatti, l’ex principe Andrea era stato arrestato con l’accusa di cattiva condotta in carica pubblica, nell’ambito delle nuove indagini legate agli "Epstein files", riguardanti l'ex finanziere statunitense accusato di pedofilia e traffico sessiale, amico di Andrea.
Sul pink carpet londinese, tra abiti couture e flash dei fotografi, l’atmosfera era elegante ma inevitabilmente tesa. Il principe William, 43 anni, non ha evitato le domande. Interpellato sul film Hamnet, che racconta il dolore di William Shakespeare e della moglie Agnes Hathaway per la morte del figlio undicenne, ha ammesso di non averlo ancora visto.
La motivazione? «Ho bisogno di essere in uno stato piuttosto calmo e al momento non lo sono. Lo vedrò più avanti», ha spiegato. Una frase breve, ma che ha immediatamente fatto il giro dei media.
L’arresto dell'ex Duca di York, avvenuto il 19 febbraio (giorno, peraltro, del suo 66° compleanno) ha riaperto ferite mai del tutto rimarginate all’interno della famiglia reale. Andrea è stato interrogato dalla polizia per undici ore e poi rilasciato, mentre le indagini proseguono. Secondo alcune indiscrezioni, gli investigatori potrebbero estendere le verifiche anche ad ambienti e dispositivi legati ai suoi precedenti incarichi ufficiali.
In questo scenario complesso, il principe William si trova in una posizione particolarmente delicata. Se in passato era rimasto ai margini della vicenda Epstein, oggi la questione tocca direttamente il futuro della monarchia.
Più volte ha parlato di una visione improntata «all'evoluzione, non rivoluzione», con l’obiettivo di modernizzare l’istituzione e rafforzarne la credibilità agli occhi dell’opinione pubblica. Ma ogni nuovo sviluppo legato allo zio rischia di complicare questo percorso.
**Il principe William sta pianificando un grande cambiamento per quando diventerà re**
Buckingham Palace ha fatto sapere che re Carlo III guarda con «profonda preoccupazione» alle accuse e sostiene un’indagine completa, equa e condotta dalle autorità competenti. Anche il principe William e Kate, tramite il loro portavoce, hanno espresso inquietudine per le rivelazioni e ribadito che il loro pensiero resta rivolto alle vittime.
Ma per il principe William, l’arresto dello zio non è solo una vicenda familiare: è una prova istituzionale che potrebbe segnare in modo decisivo il suo cammino verso il trono.
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Oltre il podio: cosa ci insegnano davvero le Olimpiadi quando si spengono le luci?

Le Olimpiadi finiscono sempre così: con una cerimonia che commuove tutti noi, un ultimo sventolio di bandiere, le immagini che scorrono veloci sui social e una promessa di rivederci tra quattro anni.
È quello che è successo anche con i Giochi di Milano-Cortina 2026: settimane intense, totalizzanti, capaci di entrare nelle nostre case e nei nostri discorsi quotidiani. Ma la domanda è inevitabile: cosa resta davvero, quando si spengono le luci? È lì, in quella domanda, che si nasconde il legame più profondo tra Olimpiadi e resilienza.
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Crediamo rimanga molto più di un medagliere. Restano storie, immagini che non sono solo sportive, ma totalmente umane. Restano corpi che hanno attraversato il limite e lo hanno ridefinito e restano donne e uomini che, prima ancora di vincere, hanno scelto di non smettere di provarci.
La resilienza non è una parola motivazionale
C'è una linea continua che attraversa queste Olimpiadi ed è quello che chiamiamo il filo della resilienza. Non di certo quella da hashtag, ma quella concreta, fatta di fisioterapia alle sei del mattino e di sconfitte che bruciano.
Tra i volti più potenti di questa resilienza è stato quello di Federica Brignone. Dieci mesi fa una caduta devastante, un infortunio che avrebbe potuto chiudere la carriera di chiunque. Una frattura complessa, la ricostruzione del legamento, mesi di riabilitazione. E poi l’oro nel SuperG, davanti al pubblico di casa. No, non stiamo parlando di una favola ma di un vero processo. Brignone non ha vinto “nonostante” la fragilità ma ha vinto attraversandola.
Accanto a lei, citiamo la longevità come forma di coraggio. Arianna Fontana, alla sua sesta Olimpiade, ha dimostrato che l’età non è un dettaglio anagrafico ma una forza competitiva. Restare ad altissimi livelli per così tanto tempo significa convivere con aspettative, pressioni, cambiamenti del corpo e del contesto. Significa scegliere ogni giorno di rinnovare il proprio patto con lo sport.
E poi la maternità, che nello sport femminile non è ancora un tema neutro. Francesca Lollobrigida è tornata sul ghiaccio dopo oltre un anno di stop per la gravidanza e ha conquistato due ori. Non ha messo tra parentesi la sua identità di madre per essere atleta, ma le ha fatte convivere. Ha mostrato infatti che eccellenza e vita possono nutrirsi a vicenda.
Non smettere mai di provarci: la lezione più grande
C’è un momento, in ogni Olimpiade, in cui capiamo che la vera posta in gioco non è l’oro. È la scelta di ripresentarsi sulla linea di partenza.
Gli ori italiani di questi Giochi infatti hanno avuto un tratto comune: nessuno è stato lineare. Nessuna carriera è stata perfetta così come nessun percorso si è dimostrato privo di crepe. Ma è proprio lì, nelle crepe che noi abbiamo visto la luce.
Allora qual è la vera domanda? Non smettere mai di provarci? Ma cosa significa veramente? Significa accettare che il talento non basta e che il successo non è una traiettoria ascendente, ma una curva piena di deviazioni. Significa anche allenarsi quando nessuno guarda, significa esporsi alla possibilità di perdere ancora.
È una lezione che va oltre lo sport. Perché nella vita reale non abbiamo uno stadio pieno a sostenerci e non abbiamo un podio che certifica il risultato. Quello che però abbiamo sono le nostre scelte quotidiane accompagnate da fallimenti silenziosi e ripartenze invisibili. Le storie olimpiche infatti ci ricordano che la perseveranza è fiducia nel processo e non ostinazione cieca.
Perché le Olimpiadi ci toccano così a fondo
Ogni quattro anni accade qualcosa di raro: ci sentiamo parte di un “noi”. Le Olimpiadi infatti trasformano la competizione individuale in un racconto collettivo. Noi non tifiamo solo per un atleta, ma per una storia in cui riconosciamo qualcosa di nostro, che sia la fatica, l’attesa o semplicemente la voglia di riscatto.
I giochi ci offrono uno spazio emotivo condiviso e ci ricordano che il limite è in realtà un confine da esplorare. E c’è anche un altro aspetto, più sottile: le Olimpiadi rendono visibile la fragilità. Un atleta che cade o che piange normalizza qualcosa che nella vita quotidiana tendiamo a nascondere. Ci autorizza a non doverci mostrare come esseri invincibili.
Cosa ci lasciano davvero, quando tutto finisce
Quando il villaggio olimpico si svuota e le arene tornano silenziose, resta una domanda personale: cosa facciamo di quello che abbiamo visto?
Le Olimpiadi ci lasciano un modello diverso di successo, ci lasciano la consapevolezza che il corpo ha memoria, ma anche capacità di rinascita.
Soprattutto, ci lasciano un invito: continuare a provarci, ma non per vincere una medaglia, ma per onorare il nostro percorso, con la stessa determinazione con cui un’atleta torna in pista dopo mesi di riabilitazione. Le Olimpiadi finiscono lo sappiamo, invece la resilienza, quella vera, inizia quando torniamo alla nostra vita quotidiana.
E volete sapere la cosa più bella? È ricordarsi come anche lontano dal podio, possiamo essere straordinari.
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