Che cosa significa gesticolare mentre si parla e che cosa dice del nostro carattere
In più di 2.000 conferenze TED analizzate, chi parlava accompagnando le parole con le mani veniva valutato come più chiaro, competente e persuasivo. La ricerca, pubblicata sul Journal of Marketing Research, ha incrociato oltre 200.000 spezzoni video con il giudizio di 1.600 persone. Risultato: i video con molti gesti “giusti” accumulavano milioni di like.
Da qui nasce la domanda che molte di voi si fanno: se gesticolate mentre parlate, che cosa state comunicando del vostro carattere? Sicurezza o ansia, estroversione o solo un cervello molto visivo? La risposta è meno scontata di quanto sembri, e passa da come, quando e perché muovete le mani.
Perché gesticoliamo quando parliamo
Secondo diversi studi sulla comunicazione non verbale, fino all’80% di ciò che trasmettete passa da tono di voce, sguardo, postura e, appunto, gesti. Parola e gesto non sono due canali separati, ma un unico sistema: il cervello “progetta” insieme la frase e il movimento che la accompagna, soprattutto quando l’idea è astratta o complessa.
Ricerche del Max Planck Institute for Psycholinguistics e dell’Università Radboud hanno mostrato che, quando chi parla usa gesti che rappresentano ciò che dice, chi ascolta indovina la parola successiva circa tre volte più spesso rispetto a quando le mani restano immobili. In più, l’attività elettrica del cervello indica che il messaggio viene elaborato con meno fatica. I gesti, insomma, offrono a chi vi ascolta una scorciatoia visiva.
Che cosa rivelano i gesti sul nostro carattere
La ricerca pubblicata sul Journal of Marketing Research ha usato proprio questo tipo di gesti, chiamati “illustratori”: movimenti che rendono visibile il contenuto. Per esempio, aprire le braccia mentre dite “più lontano”, unire le mani quando spiegate che “le idee si incastrano”, disegnare un’onda per il mercato che “sale e scende”. Chi usava molti illustratori veniva percepito come più chiaro, competente e convincente.
Tradotto in termini di carattere percepito: chi gesticola in modo congruente appare più sicuro, brillante, persino più leader. Ma attenzione: è una lettura esterna, non un test di personalità.
Alcune persone muovono poco le mani e sono serenissime, altre sono molto gestuali perché ragionano per immagini e hanno bisogno di “vedere” il pensiero nello spazio. Non a caso, in Italia la gestualità è quasi un secondo dialetto, anche se l’intensità cambia molto da regione a regione e da contesto a contesto.
I gesti che aiutano (e quelli che tradiscono nervosismo)
Gli esperti di comunicazione distinguono tra gesti che sostengono il discorso e gesti che lo sabotano. Nel primo gruppo rientrano gli illustratori: misurati, legati al contenuto, coordinati con il ritmo della frase. Rendono la vostra spiegazione più concreta e facile da seguire. Questo aumenta quella che gli psicologi chiamano “fluenza di elaborazione”: tutto sembra più semplice, quindi voi venite giudicate più competenti.
Poi c’è la famiglia dei gesti nervosi. Torcere le mani, giocherellare con penne e anelli, toccarsi continuamente capelli o viso, agitare le mani senza rapporto con le parole. Questi movimenti non aggiungono informazioni e spesso distraggono.
Secondo molti formatori di public speaking, è questo tipo di gesticolare a far pensare “non ha il controllo, è in ansia”. In questo caso le mani non parlano del vostro carattere profondo, ma del vostro stato emotivo in quel momento.
Come usare le mani per comunicare il carattere che desiderate
La buona notizia è che le mani si possono educare, senza diventare robotiche. Alcuni studi pilota citati dalla stessa ricerca sul Journal of Marketing Research mostrano che anche cinque minuti di allenamento mirato migliorano chiarezza ed efficacia del messaggio. Il punto non è “gesticolare meno”, ma gesticolare meglio.
Tre regole pratiche. Primo: congruenza. Chiedetevi se il gesto che fate aggiunge un’informazione visiva alle parole. Se sì, è vostro alleato. Se è solo uno sfogo di tensione, provate a sostituirlo. Secondo: misura. In una riunione formale le mani possono restare in un “box” immaginario davanti al busto; al bar con le amiche il raggio d’azione può allargarsi. Terzo: intenzionalità. Usate i gesti per marcare passaggi chiave, per cambiare argomento, per dare peso a una parola.
E quando non state gesticolando? Gli esperti suggeriscono alcune posizioni neutre: braccia rilassate lungo i fianchi, mani appoggiate sul tavolo o sul leggio, oppure delicatamente intrecciate davanti al corpo, senza stringere. Sono pose che non rubano la scena alle parole e danno un’impressione di calma. Evitate solo le braccia rigidamente incrociate o le mani serrate, che possono sembrare difesa o chiusura.
Un esercizio semplice: registratevi mentre parlate per due minuti su un tema qualsiasi. Riguardate il video guardando solo le mani. Quali gesti sostengono il racconto? Quali sono puro nervosismo? Nella seconda prova provate a eliminare un gesto nervoso alla volta, sostituendolo con un illustratore o con una pausa di immobilità consapevole. Così, poco alla volta, le vostre mani inizieranno a raccontare del vostro carattere ciò che volete davvero mostrare: lucidità, presenza, passione, senza bisogno di dire una parola in più.
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