Come partecipare al Fantasanremo: guida completa al fantasy game del Festival di Sanremo

C’è un momento, ogni anno, in cui il Festival di Sanremo smette di essere solo una gara canora e diventa un campionato parallelo fatto di strategie, bonus improbabili, scelte azzardate e gruppi WhatsApp che esplodono di notifiche. È il momento del Fantasanremo, il fantasy game che negli ultimi anni ha trasformato la kermesse più amata della televisione italiana in un’esperienza collettiva, ironica e sorprendentemente competitiva.
Nato quasi per gioco da un gruppo di amici e diventato un fenomeno culturale con milioni di squadre iscritte, il Fantasanremo ha cambiato il modo in cui guardiamo il Festival.
Non si tratta più solo di tifare il proprio artista preferito, ma di analizzare outfit, scalette, possibilità di standing ovation, potenziali scivoloni sulla scalinata dell’Ariston e perfino la probabilità che qualcuno canti senza toccare il microfono nei primi trenta secondi. Insomma, di tutto e di più.
Il successo del Fantasanremo sta proprio qui: nella capacità di trasformare ogni dettaglio in un potenziale colpo di scena e di rendere il pubblico parte attiva dello spettacolo. Perché partecipare significa vivere Sanremo in modo più intenso, più ironico e, diciamolo, molto più divertente.
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Come funziona il Fantasanremo
Il meccanismo del Fantasanremo ricalca quello dei fantasy game sportivi, ma applicato al mondo della musica. Ogni partecipante può creare fino a cinque squadre, ciascuna composta da sette artisti in gara: cinque titolari e due riserve.
Per costruire la propria formazione si hanno a disposizione 100 Baudi, la “moneta” ufficiale del gioco, omaggio al grande Pippo Baudo.
Ogni artista ha una quotazione diversa: i favoriti costano di più, le scommesse meno. E qui entra in gioco la strategia. Conviene puntare su un big dal costo elevato o distribuire il budget su artisti più “imprevedibili”, magari capaci di conquistare bonus inattesi?
I cinque titolari sono quelli che incidono maggiormente sul punteggio serale, perché accumulano bonus e malus legati alle esibizioni e agli eventi che accadono durante la diretta (e anche al DopoFestival). Le riserve contribuiscono solo attraverso bonus e malus extra. A uno dei titolari va poi assegnato il ruolo di Capitano: una scelta cruciale, perché alcuni punteggi legati al piazzamento vengono raddoppiati.
Le regole
Le regole base sono semplici: si compone la squadra entro la chiusura delle iscrizioni (lunedì 23 febbraio), si schierano i titolari prima dell’inizio delle serate secondo le finestre previste dal regolamento e poi si segue il Festival in attesa di scoprire come stanno andando le proprie scelte.
I bonus possono essere legati a elementi artistici (come suonare uno strumento o ricevere una standing ovation) oppure a momenti più imprevedibili e ironici, inclusi dettagli di look o comportamenti sul palco.
I malus, invece, penalizzano inciampi, problemi tecnici, errori di presentazione o altri episodi che possono influire sul punteggio.
La formula è semplice ma non banale: vince chi, alla fine della serata conclusiva, ha totalizzato il punteggio più alto. E spesso la differenza la fanno proprio quei piccoli dettagli che durante la diretta sembrano secondari.
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Quanto guadagnano gli atleti che vincono una medaglia alle Olimpiadi?

Vincere una medaglia alle Olimpiadi significa entrare nella storia dello sport.
È il traguardo di una vita fatta di sacrifici, allenamenti dall’alba al tramonto, sacrifici e rinunce, trasferte e sogni coltivati per anni. Ma oltre al valore simbolico della vittoria, c’è anche una domanda molto concreta che incuriosisce sempre di più: quanto vale davvero, in termini economici, una medaglia alle Olimpiadi?
La risposta non è univoca. Perché, contrariamente a quanto molti pensano, non è il Comitato Olimpico Internazionale a pagare direttamente gli atleti per ogni medaglia conquistata. I premi in denaro vengono infatti stabiliti dai singoli Paesi, attraverso i rispettivi comitati olimpici nazionali, e possono variare in modo sorprendente.
Dietro il podio, insomma, c’è un mondo fatto di bonus, contratti federali, sponsorizzazioni e politiche sportive che raccontano molto del modo in cui ogni nazione interpreta il valore dello sport.
**Qui tutti i nostri approfondimenti sulle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026**
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Quanto guadagnano gli atleti italiani per una medaglia alle Olimpiadi
Partiamo dall’Italia, che negli ultimi Giochi ha registrato risultati storici. Il CONI ha confermato per Milano-Cortina 2026 le stesse cifre già previste per Parigi 2024. Questo significa che chi conquista una medaglia alle Olimpiadi riceve un premio lordo così suddiviso: 180 mila euro per l’oro, 90 mila euro per l’argento e 60 mila euro per il bronzo.
Si tratta di importi tra i più alti in Europa. Tuttavia, è importante ricordare che queste cifre rappresentano solo una parte del guadagno complessivo. A esse possono infatti aggiungersi eventuali bonus delle federazioni sportive, premi dei gruppi militari di appartenenza e, soprattutto, nuove opportunità di sponsorizzazione. La visibilità che deriva dalla vittoria di medaglia alle Olimpiadi può infatti trasformarsi in contratti pubblicitari, collaborazioni e campagne che incidono in modo significativo sul reddito di un atleta.
Va però qui sfatato un mito: il valore materiale della medaglia in sé è sorprendentemente contenuto. Le medaglie d’oro non sono più interamente in oro massiccio da oltre un secolo. Oggi sono composte prevalentemente in argento, con un sottile rivestimento in oro puro. Il valore dei metalli che le compongono è di poche migliaia di euro, decisamente inferiore rispetto al premio economico riconosciuto dallo Stato. È la dimensione simbolica a renderle inestimabili.
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Barack Obama: «Gli alieni esistono, ma non li ho mai visti»

C'è una domanda che ci siamo fatti tutti almeno una volta nella vita: gli alieni esistono?
Dai sorrisi dolci di E.T. alle saghe fantascientifiche più inquietanti, l’immaginario collettivo non ha mai smesso di interrogarsi sulla vita oltre la Terra.
Ora a dare (forse) una risposta a questa domanda è un ex presidente degli Stati Uniti, che ha trasformato una battuta in un caso mediatico.
È quello che è successo a Barack Obama durante un’intervista al podcast No Lie di Brian Tyler Cohen, pubblicata il 14 febbraio. Nel corso di un rapido botta e risposta, alla domanda diretta “Gli alieni esistono?”, l’ex presidente ha risposto con disarmante semplicità: «Sono reali, ma non li ho visti».
Una frase che ha immediatamente acceso il dibattito online, alimentando ipotesi e rilanciando (ancora una volta) il mito di Area 51.
Obama ha infatti aggiunto: «Non sono tenuti nell'Area 51. Non c’è alcuna struttura sotterranea - a meno che non esista un’enorme cospirazione e l’abbiano nascosta al Presidente degli Stati Uniti».
Una precisazione ironica, ma sufficiente a trasformare il passaggio in un clip virale.
Nel giro di 24 ore, complice il clamore social, l’ex presidente è dovuto infatti intervenire su Instagram per chiarire il senso delle sue parole:
«Stavo cercando di restare nello spirito del botta e risposta veloce, ma visto che ha attirato attenzione lasciatemi chiarire.
Statisticamente, l’universo è così vasto che è probabile che là fuori ci sia vita. Ma le distanze tra i sistemi solari sono così grandi che le probabilità che siamo stati visitati dagli alieni sono basse, e durante la mia presidenza non ho visto alcuna prova che esseri extraterrestri abbiano avuto contatti con noi. Davvero!».
Cosa sappiamo veramente sulla vita aliena?
Al di là della battuta, la vicenda riapre una questione affascinante: quanto può sapere, e soprattutto rivelare, un presidente su temi come UFO, UAP e alieni? Nell’immaginario popolare, il capo della Casa Bianca avrebbe accesso a ogni segreto custodito dal governo. La realtà, però, è più complessa.
Le informazioni classificate vengono condivise secondo il principio del “need to know”, anche ai massimi livelli istituzionali. Ciò significa che nemmeno un presidente dispone automaticamente di ogni dettaglio su programmi sensibili o dossier riservati. I briefing arrivano dalle agenzie di intelligence e riguardano ciò che è stato verificato e ritenuto rilevante.
Inoltre, le regole sulla segretezza non cessano con la fine del mandato. Anche dopo aver lasciato la Casa Bianca, un ex presidente resta vincolato alle norme sulla classificazione e sulla segretezza di alcuni documenti.
È anche per questo che, su temi delicati come gli alieni, il tono resta spesso prudente, ironico o volutamente generico.
L’interesse pubblico, però, non accenna a diminuire. E in questo clima, anche una frase pronunciata con leggerezza può diventare un titolo. Obama, con il suo «Sono reali, ma non li ho visti», ha intercettato perfettamente lo spirito del tempo: tra curiosità cosmica e bisogno di concretezza.
Per ora, almeno ufficialmente, nessuna prova di visite extraterrestri. Ma la fascinazione per gli alieni, quella sì, sembra più viva che mai.
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Vi sveliamo un segreto sul balcone di Buckingham Palace che in pochi conoscono

Ogni volta che la famiglia reale si affaccia dal balcone di Buckingham Palace, il mondo si ferma per qualche minuto. Gli abiti impeccabili, il saluto alla folla e, negli ultimi anni, le espressioni irresistibili del principe Louis sono diventati parte di un rituale collettivo.
Eppure, dietro quell’immagine iconica che sembra immutabile nel tempo, si nasconde un dettaglio sorprendente che in pochi conoscono.
Secondo quanto rivelato a HELLO! Magazine da una fonte di Palazzo, durante le apparizioni ufficiali vengono posizionati dei televisori nascosti sul balcone.
Il motivo è pratico: il Queen Victoria Memorial, situato proprio davanti a Buckingham Palace , impedisce ai membri della famiglia reale di avere una visuale completa del The Mall quando si affacciano. Per questo motivo «vengono collocate delle tv negli angoli del balcone, leggermente inclinati. La balaustra è coperta da tessuto rosso, così tutta l’attrezzatura può essere nascosta dietro» ha spiegato l’insider.
Un dettaglio che cambia la prospettiva su quelle immagini così familiari. I reali non vedono direttamente la folla come potremmo immaginare, ma si affidano a schermi discreti che permettono loro di seguire il momento in tempo reale - e persino di vedere se stessi.
Una rivelazione che ha fatto sorridere molti osservatori: il piccolo Louis potrebbe essere ancora più teatrale sapendo di potersi guardare in camera?
**6 cose che non pensereste di trovare dentro Buckingham Palace (e invece ci sono)**
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Harper Beckham potrebbe essere il nuovo volto dell’impero di famiglia: ecco perché

Harper Beckahm potrebbe distogliere l'attenzione del mondo dallo scontro pubblico tra Brooklyn Beckham e i genitori, Victoria e David, culminato in dichiarazioni, assai forti, che hanno fatto il giro delle prime pagine globali.
«Non voglio riconciliarmi con la mia famiglia» ha scritto Brooklyn su Instagram, parlando di un’ansia «opprimente» vissuta per anni e spiegando che, da quando si è allontanato, «quell’ansia è scomparsa». Parole forti, a cui la famiglia non ha risposto direttamente, scegliendo un profilo basso.
**Ecco perché siamo così ossessionati dalla faida della famiglia Beckham**
Ecco perché in questo scenario complesso, secondo alcune indiscrezioni, sarebbe un altro membro della famiglia a poter assumere un ruolo più visibile nei prossimi anni: Harper Beckham.
La più giovane dei quattro figli di David e Victoria avrebbe tutte le carte in regola per diventare il “nuovo volto” del brand familiare, almeno stando alle fonti vicine alla coppia.
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