Lara Naki Gutmann ci racconta tutti i segreti del pattinaggio artistico alle Olimpiadi

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Allenamenti curiosi, scelta della musica e costumi su misura: il pattinaggio artistico raccontato da Lara Naki Gutmann

Il pattinaggio artistico è stato uno dei grandi protagonisti di queste Olimpiadi invernali, che si sono chiuse con il record di 30 medaglie per l’Italia. I salti mortali e il pianto di Ilia Malinin dopo le sue cadute e gli “halo hair” e la gioia incontenibile di Alysa Liu, che ha conquistato due ori, ci rimarranno nel cuore.

Abbiamo chiesto alla nostra Lara Naki Gutmann, bronzo olimpico a squadre, atleta del team Visa, di raccontarci tutto quello che c’è dietro le quinte del suo sport.

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La storia del francese Benoit Richaud, che in queste Olimpiadi allenava 16 pattinatori diversi di 13 nazioni, dalla Georgia al Canada, cambiando giacca ogni momento, ha fatto il giro del mondo. Ma fisicamente com’è possibile seguire atleti che vivono dall’altra parte del mondo?

«Per un allenatore sarebbe difficile, ma Benoit è un coreografo: noi pattinatori abbiamo due figure diverse per prepararci, che possono anche coincidere. In questo caso i pattinatori avevano un allenatore in casa e Benoit come coreografo. Io ho lo stesso allenatore da quando ho iniziato a pattinare a Trento, Gabriele Minchio. Però il coreografo lo posso scegliere: sono professionisti che lavorano privatamente». 

Con loro la preparazione si fa online? Come ha fatto per esempio il nostro pattinatore Matteo Rizzi con Massimo Scali, che è anche il coreografo di Alysa Liu?

«Si può lavorare anche online: dopo il covid anche nel nostro mondo è nata l’abitudine di utilizzare le videochiamate. In qualche modo funziona, anch'io ho lavorato con l’allenatrice e coreografa canadese Lori Nicole. Però prima sono andata da lei per una settimana, full immersion. Per le piccole rifiniture, soprattutto se ci si conosce già, le videochiamate invece funzionano».

Sono diventate virali le immagini degli allenamenti di Francesca Lollobrigida, campionessa olimpica di speed skating: corre sui pattini in linea frenata da piccoli paracadute. Anche nel vostro sport ci sono esercizi preparatori curiosi?

«Sì, per esempio fuori dal ghiaccio, per imparare a fare bene le trottole, usiamo lo spinner. È una piccola pedana incurvata: appoggiando il piede su una piccola area, riusciamo a girare intorno a noi stessi come fossimo sulla lama dei pattini. Non è lo stesso, ma è utile per allenarsi. Per imparare nuovi salti sul ghiaccio, indossiamo invece una specie di imbragatura tenuta dall'allenatore: aiuta a cascare senza farti troppo male perché quando provi nuovi elementi, fai cadute incredibili.  C'è anche un altro sistema, una specie di carrucola attaccata al soffitto, che ti dà anche un po’ di spinta per avere più spazio in aria per girare e ti tiene salda».

La scelta della musica per i vostri programmi nel corto e nel lungo, chi la fa? 

«Dipende dall'atleta, per esempio nel mio caso, a differenza di altri pattinatori, io faccio veramente fatica a scegliere la musica. Mi faccio aiutare sia dai coreografi che dal mio allenatore, che mi conosce da sempre e sa trovare brani originali che funzionano per me. Per queste Olimpiadi lui ha scelto la colonna sonore del film “Lo squalo”, mentre per il programma corto ho pattinato sulle note della serie tv “La legge di Lidia Poët”, che ha scelto la mia coreografa canadese. Sono stata felice di aver conosciuto il compositore, Massimiliano Mechelli, che è venuto perfino a vedermi in una mia esibizione e mi ha perfino regalato una spilla che ha usato la protagonista, Matilda De Angelis, nella serie tv. E mi ha colpito il messaggio di Madonna alla pattinatrice Amber Glenn che ha pattinato sulle note di “Like a Prayer”: gli artisti spesso sono felici che noi usiamo le loro canzoni».

I tuoi pattini sono su misura? Ogni quanto bisogna cambiarli? E quanto costano?

«Sì, sono su misura, devono essere perfetti. Io per esempio ho la caviglia, il tallone, più stretto rispetto alla pianta. Una volta riuscivo a cambiarli ogni stagione, ultimamente, forse perché salto di più, devo cambiarli più o meno ogni quattro mesi. Però l’azienda che fa i miei pattini me li regala ed è una cosa, per questo non so esattamente quanto costano».

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Il vostro sport ci ricorda un po' la danza classica. Milano è la patria del balletto, con il Teatro alla Scala, con grandi étoile come Nicoletta Manni e Roberto Bolle. Ci sei mai andata?

«Non sono mai stata alla Scala: mi piacerebbe tanto. Noi lavoriamo tanto sulla danza classica, perché l'eleganza, la postura, il portamento dei ballerini fanno parte di quello che cerchiamo di portare sul ghiaccio. Per questo lavoro anche con una ballerina che ha studiato alla Scala di Milano, Prisca Picano, che ha lavorato come prima ballerina al Teatro San Carlo di Napoli».

Il costume di una pattinatrice o di un pattinatore, invece, chi lo sceglie?

«Anche lì è un lavoro di squadra, frutto di un brainstorming tra me, l'allenatore e il coreografo. Su questo però mi aiuta tanto anche mia mamma: è più brava di me sui costumi. Lei si diverte proprio e mi piace coinvolgerla su questo aspetto. Di solito la sarta ci fa dei disegni, magari ha un'idea, ma tutto nasce dalla storia che vogliamo raccontare, dall'idea che c'è dietro la musica e la coreografia. Gli ultimi due vestiti, quelli che ho portato alle Olimpiadi, li ho fatti fare a Courmayeur, da Mapo Couture».

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Il vostro è uno sport individuale. Psicologicamente è faticoso reggere una caduta in una gara importante?

«Ci giochiamo tutto in pochi secondi. In qualche modo dobbiamo essere perfetti sempre, ma è impossibile. E reggere un piccolo fallimento richiede un allenamento psicologico. Lavoro con una mental coach, perché bisogna imparare anche a reagire agli errori, perché dopo ogni elemento, ogni salto, devi essere presente e concentrato su quello successivo».

Il Villaggio Olimpico chiude oggi. La cosa più divertente che hai fatto lì?

«Scambiare le spille con altri atleti: sono diventata una fan delle pins olimpiche. E poi al Villaggio ho stampato la lattina di Coca-Cola con il mio viso e il nome sopra. La sera c’era anche il DJ set dove ballare e conoscere nuove persone».

Ti sei innamorata di un giocatore di hockey? 

«Non te lo dico. In ogni caso non certo di un atleta di hockey».

Hai vinto la medaglia di bronzo per il team event, una medaglia conquistata da tutta la squadra italiana. L’emozione più forte di quella sera?

«Sono arrivata correndo vicino la pista, proprio nel momento in cui iniziava a pattinare Matteo Rizzo (pattinatore del singolo maschile) che con la sua esibizione perfetta ci ha regalato il terzo posto. Con tutta la squadra italiana, abbiamo iniziato a urlare e saltare quando lo faceva lui. Poi ho guardato Nicolò Macii (il pattinatore italiano in coppia con Sara Conti) e ho iniziato a piangere per la commozione, com’è successo a Marco Fabbri (che alle Olimpiadi ha pattinato con sua moglie Charlene Guignard): non riusciva a frenare le lacrime. È un momento che abbiamo condiviso e rimarrà sempre inciso nel mio cuore».

La tua gara è stata vinta dall’americana Alysa Liu e la giapponese Kaori Sakamoto è arrivata seconda. Di queste due pattinatrici, quale ami di più?

«Kaori mi piace tanto come pattinatrice, ma di Alysa Liu ammiro lo stato d'animo che riesce ad avere durante le sue performance. Perché lei mentre pattina si diverte davvero: trasmette a tutti tanta energia».

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Oltre il podio: cosa ci insegnano davvero le Olimpiadi quando si spengono le luci?

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Dalle imprese di Milano-Cortina alle nostre vite quotidiane: le storie di resilienza che restano, quando il medagliere smette di brillare ma il coraggio continua a parlarci.

Le Olimpiadi finiscono sempre così: con una cerimonia che commuove tutti noi, un ultimo sventolio di bandiere, le immagini che scorrono veloci sui social e una promessa di rivederci tra quattro anni.

È quello che è successo anche con i Giochi di Milano-Cortina 2026: settimane intense, totalizzanti, capaci di entrare nelle nostre case e nei nostri discorsi quotidiani. Ma la domanda è inevitabile: cosa resta davvero, quando si spengono le luci? È lì, in quella domanda, che si nasconde il legame più profondo tra Olimpiadi e resilienza.

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Crediamo rimanga molto più di un medagliere. Restano storie, immagini che non sono solo sportive, ma totalmente umane. Restano corpi che hanno attraversato il limite e lo hanno ridefinito e restano donne e uomini che, prima ancora di vincere, hanno scelto di non smettere di provarci.

La resilienza non è una parola motivazionale

C'è una linea continua che attraversa queste Olimpiadi ed è quello che chiamiamo il filo della resilienza. Non di certo quella da hashtag, ma quella concreta, fatta di fisioterapia alle sei del mattino e di sconfitte che bruciano.

Tra i volti più potenti di questa resilienza è stato quello di Federica Brignone. Dieci mesi fa una caduta devastante, un infortunio che avrebbe potuto chiudere la carriera di chiunque. Una frattura complessa, la ricostruzione del legamento, mesi di riabilitazione. E poi l’oro nel SuperG, davanti al pubblico di casa. No, non stiamo parlando di una favola ma di un vero processo. Brignone non ha vinto “nonostante” la fragilità ma ha vinto attraversandola.

Accanto a lei, citiamo la longevità come forma di coraggio. Arianna Fontana, alla sua sesta Olimpiade, ha dimostrato che l’età non è un dettaglio anagrafico ma una forza competitiva. Restare ad altissimi livelli per così tanto tempo significa convivere con aspettative, pressioni, cambiamenti del corpo e del contesto. Significa scegliere ogni giorno di rinnovare il proprio patto con lo sport.

E poi la maternità, che nello sport femminile non è ancora un tema neutro. Francesca Lollobrigida è tornata sul ghiaccio dopo oltre un anno di stop per la gravidanza e ha conquistato due ori. Non ha messo tra parentesi la sua identità di madre per essere atleta, ma le ha fatte convivere. Ha mostrato infatti che eccellenza e vita possono nutrirsi a vicenda.

Non smettere mai di provarci: la lezione più grande

C’è un momento, in ogni Olimpiade, in cui capiamo che la vera posta in gioco non è l’oro. È la scelta di ripresentarsi sulla linea di partenza.

Gli ori italiani di questi Giochi infatti hanno avuto un tratto comune: nessuno è stato lineare. Nessuna carriera è stata perfetta così come nessun percorso si è dimostrato privo di crepe. Ma è proprio lì, nelle crepe che noi abbiamo visto la luce.

Allora qual è la vera domanda? Non smettere mai di provarci? Ma cosa significa veramente? Significa accettare che il talento non basta e che il successo non è una traiettoria ascendente, ma una curva piena di deviazioni. Significa anche allenarsi quando nessuno guarda, significa esporsi alla possibilità di perdere ancora.

È una lezione che va oltre lo sport. Perché nella vita reale non abbiamo uno stadio pieno a sostenerci e non abbiamo un podio che certifica il risultato. Quello che però abbiamo sono le nostre scelte quotidiane accompagnate da fallimenti silenziosi e ripartenze invisibili. Le storie olimpiche infatti ci ricordano che la perseveranza è fiducia nel processo e non ostinazione cieca.

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Perché le Olimpiadi ci toccano così a fondo

Ogni quattro anni accade qualcosa di raro: ci sentiamo parte di un “noi”. Le Olimpiadi infatti trasformano la competizione individuale in un racconto collettivo. Noi non tifiamo solo per un atleta, ma per una storia in cui riconosciamo qualcosa di nostro, che sia la fatica, l’attesa o semplicemente la voglia di riscatto.

I giochi ci offrono uno spazio emotivo condiviso e ci ricordano che il limite è in realtà un confine da esplorare. E c’è anche un altro aspetto, più sottile: le Olimpiadi rendono visibile la fragilità. Un atleta che cade o che piange normalizza qualcosa che nella vita quotidiana tendiamo a nascondere. Ci autorizza a non doverci mostrare come esseri invincibili.

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Cosa ci lasciano davvero, quando tutto finisce

Quando il villaggio olimpico si svuota e le arene tornano silenziose, resta una domanda personale: cosa facciamo di quello che abbiamo visto?

Le Olimpiadi ci lasciano un modello diverso di successo, ci lasciano la consapevolezza che il corpo ha memoria, ma anche capacità di rinascita.

Soprattutto, ci lasciano un invito: continuare a provarci, ma non per vincere una medaglia, ma per onorare il nostro percorso, con la stessa determinazione con cui un’atleta torna in pista dopo mesi di riabilitazione. Le Olimpiadi finiscono lo sappiamo, invece la resilienza, quella vera, inizia quando torniamo alla nostra vita quotidiana.

E volete sapere la cosa più bella? È ricordarsi come anche lontano dal podio, possiamo essere straordinari.

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5 curiosità su Eileen Gu, l'atleta (e modella) più chiacchierata delle Olimpiadi

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Dalla doppia nazionalità alla carriera super premiata, passando per gli interessi personali e l'università: ecco cosa sapere su Eileen Gu

C’è chi alle Olimpiadi arriva per vincere e chi, oltre a vincere, riesce a catalizzare l’attenzione ben oltre il campo di gara. Eileen Gu appartiene senza dubbio alla seconda categoria.

A soli 22 anni è già una delle sciatrici freestyle più vincenti di sempre, ma anche una delle figure più osservate (e commentate ) del panorama sportivo internazionale. Atleta, modella, studentessa universitaria, icona social: la sua storia sembra scritta per raccontare una nuova idea di successo femminile, capace di unire performance e personal branding.

Tra medaglie, passerelle e dibattiti sulla sua scelta di nazionalità sportiva, Eileen Gu è diventata molto più di una campionessa sulla neve. È un fenomeno culturale che parla di identità, ambizione e libertà di reinventarsi.

Ecco cinque curiosità che aiutano a capire perché il suo nome è oggi tra i più chiacchierati delle Olimpiadi di Milano Cortina 2026. 

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Ha iniziato a sciare a tre anni

Nata a San Francisco nel 2003 da madre cinese e padre statunitense, Eileen Gu è cresciuta sulle piste innevate. È stata proprio la madre, ex atleta di short track, a metterla sugli sci quando aveva appena tre anni, a Lake Tahoe. Il talento si è manifestato presto, ma è durante l’adolescenza che la sua carriera prende una direzione decisiva.

A 18 anni entra nella storia diventando la prima donna ad atterrare un forward double cork 1440 in gara, una delle manovre più tecniche e spettacolari del freeski. Nello stesso periodo conquista ori agli X Games e ai Campionati Mondiali, imponendosi come una delle giovani promesse più solide dello sci freestyle. 

È nata negli Stati Uniti ma gareggia per la Cina

Uno degli aspetti più discussi della sua carriera riguarda la scelta di rappresentare la Cina nelle competizioni internazionali. Cresciuta in California, nel 2019 ha annunciato di voler gareggiare per il Paese d’origine della madre, la Cina appunto.

Una decisione che ha generato dibattiti, soprattutto negli Stati Uniti, ma che lei ha sempre raccontato come un modo per onorare entrambe le sue identità culturali.

La sua storia personale è profondamente intrecciata a questo doppio sguardo sul mondo. Parla fluentemente inglese e mandarino, si muove con naturalezza tra contesti internazionali e usa la propria visibilità per promuovere lo sport tra le giovani generazioni.

In un’epoca in cui le identità sono sempre più fluide e globali, Eileen Gu incarna una nuova idea di appartenenza, meno rigida e più complessa.

È la freeskier più medagliata nella storia olimpica

Se Pechino 2022 è stato il suo grande debutto olimpico, Milano-Cortina ha consolidato il suo status. Ai Giochi invernali del 2022 ha vinto due medaglie d’oro (nel big air e nell’halfpipe) e un argento nello slopestyle, diventando l’unica atleta ad aver conquistato tre medaglie in tre discipline diverse del freestyle nella stessa Olimpiade.

Con le medaglie più recenti ottenute in Italia, il suo bottino olimpico è salito a cinque complessive: due ori e tre argenti. Un record che la rende la sciatrice freestyle più decorata nella storia dei Giochi. E tutto questo a soli 22 anni.

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È una delle atlete più pagate al mondo (grazie anche alla moda)

Se sul piano sportivo è una campionessa, su quello economico è un vero e proprio caso di studio. Secondo diverse stime internazionali, Eileen Gu guadagna circa 23 milioni di dollari l’anno, ma solo una piccola parte di questa cifra proviene dalle competizioni. Il grosso arriva da sponsorizzazioni, collaborazioni e contratti nel mondo della moda.

Rappresentata da IMG Models, ha sfilato a Milano e Parigi e posato per brand come Louis Vuitton, Gucci, Tiffany e Victoria’s Secret. È apparsa sulle copertine di Vogue, Harper’s Bazaar ed Elle, dimostrando che sport e fashion non sono più mondi separati. Il suo volto è diventato sinonimo di una femminilità potente, atletica e contemporanea.

In questo equilibrio tra disciplina e glamour sta forse uno dei segreti del suo fascino mediatico. Eileen Gu riesce a passare dagli scarponi da sci ai tacchi a spillo con la stessa sicurezza, ridefinendo l’immagine dell’atleta donna nel 2026.

Studia all'università di Stanford 

Come se non bastasse, Eileen Gu è anche studentessa alla Stanford University, una delle università più prestigiose al mondo. Tra una stagione agonistica e una campagna pubblicitaria, trova il tempo per seguire corsi accademici, coltivando un interesse dichiarato per le materie scientifiche.

Questa dimensione aggiunge un ulteriore livello alla sua figura pubblica. Non è soltanto una campionessa o una modella, ma una giovane donna che investe nella propria formazione e che ama parlare di fisica, politica internazionale o cultura pop con la stessa disinvoltura con cui commenta una run in halfpipe.

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Quanto guadagnano gli atleti che vincono una medaglia alle Olimpiadi?

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Quanto vale davvero una medaglia alle Olimpiadi tra premi in denaro, bonus federali e sponsorizzazioni? Ecco i numeri Paese per Paese

Vincere una medaglia alle Olimpiadi significa entrare nella storia dello sport.

È il traguardo di una vita fatta di sacrifici, allenamenti dall’alba al tramonto, sacrifici e rinunce, trasferte e sogni coltivati per anni. Ma oltre al valore simbolico della vittoria, c’è anche una domanda molto concreta che incuriosisce sempre di più: quanto vale davvero, in termini economici, una medaglia alle Olimpiadi?

La risposta non è univoca. Perché, contrariamente a quanto molti pensano, non è il Comitato Olimpico Internazionale a pagare direttamente gli atleti per ogni medaglia conquistata. I premi in denaro vengono infatti stabiliti dai singoli Paesi, attraverso i rispettivi comitati olimpici nazionali, e possono variare in modo sorprendente.

Dietro il podio, insomma, c’è un mondo fatto di bonus, contratti federali, sponsorizzazioni e politiche sportive che raccontano molto del modo in cui ogni nazione interpreta il valore dello sport.

**Qui tutti i nostri approfondimenti sulle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026**

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Quanto guadagnano gli atleti italiani per una medaglia alle Olimpiadi

Partiamo dall’Italia, che negli ultimi Giochi ha registrato risultati storici. Il CONI ha confermato per Milano-Cortina 2026 le stesse cifre già previste per Parigi 2024. Questo significa che chi conquista una medaglia alle Olimpiadi riceve un premio lordo così suddiviso: 180 mila euro per l’oro, 90 mila euro per l’argento e 60 mila euro per il bronzo.

Si tratta di importi tra i più alti in Europa. Tuttavia, è importante ricordare che queste cifre rappresentano solo una parte del guadagno complessivo. A esse possono infatti aggiungersi eventuali bonus delle federazioni sportive, premi dei gruppi militari di appartenenza e, soprattutto, nuove opportunità di sponsorizzazione. La visibilità che deriva dalla vittoria di medaglia alle Olimpiadi può infatti trasformarsi in contratti pubblicitari, collaborazioni e campagne che incidono in modo significativo sul reddito di un atleta.

Va però qui sfatato un mito: il valore materiale della medaglia in sé è sorprendentemente contenuto. Le medaglie d’oro non sono più interamente in oro massiccio da oltre un secolo. Oggi sono composte prevalentemente in argento, con un sottile rivestimento in oro puro. Il valore dei metalli che le compongono è di poche migliaia di euro, decisamente inferiore rispetto al premio economico riconosciuto dallo Stato. È la dimensione simbolica a renderle inestimabili.

Il confronto internazionale: chi paga di più (e chi non paga affatto)

Se guardiamo oltre i confini italiani, le differenze diventano assai evidenti. Alcuni Paesi scelgono di premiare in modo molto generoso gli atleti che vincono una medaglia alle Olimpiadi, altri preferiscono invece investire in un sistema di sostegno continuativo piuttosto che in bonus una tantum.

Singapore, ad esempio, è tra le nazioni che riconoscono i premi più elevati al mondo, con cifre che possono superare i 700 mila dollari per un oro olimpico. Anche Hong Kong si colloca ai vertici delle classifiche internazionali, con premi a sei cifre. In questi casi, la scelta riflette sia una strategia di incentivo sia la volontà di valorizzare un evento sportivo che, per Paesi con delegazioni più contenute, rappresenta un’occasione rara e altamente simbolica.

In Europa, le cifre sono mediamente più moderate ma comunque significative. Francia e Spagna prevedono premi inferiori rispetto all’Italia, mentre gli Stati Uniti riconoscono tradizionalmente un premio più basso rispetto ad alcune nazioni asiatiche, ma recentemente sono emersi nuovi modelli di supporto finanziario che includono fondi privati destinati agli atleti olimpici e paralimpici.

Esistono poi Paesi come il Regno Unito, la Norvegia e la Svezia che non prevedono premi in denaro legati direttamente alla medaglia alle Olimpiadi. In questi sistemi, il sostegno economico arriva sotto forma di stipendi federali, borse di studio e programmi di finanziamento pluriennali. L’idea è quella di garantire stabilità agli atleti durante tutto il ciclo olimpico, non solo nel momento del podio.

Un aspetto interessante riguarda la parità di genere. Nei Paesi che riconoscono bonus monetari, uomini e donne ricevono generalmente lo stesso premio a parità di medaglia e disciplina. Tuttavia, le differenze possono emergere indirettamente attraverso il mercato delle sponsorizzazioni, dove la visibilità mediatica gioca ancora un ruolo determinante.

In definitiva, il valore economico di una medaglia alle Olimpiadi racconta molto più di una cifra su un assegno. Parla di politiche sportive, di investimento pubblico, di cultura nazionale e di quanto una vittoria venga considerata patrimonio collettivo.

Per gli atleti, resta soprattutto la consacrazione di un percorso straordinario. Ma sapere quanto vale, concretamente, quel momento sul podio aggiunge un tassello in più alla storia che, ogni quattro anni, tiene il mondo con il fiato sospeso.

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Milano Cortina 2026: i momenti fashion più salienti della cerimonia di inaugurazione

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Da San Siro alla scena globale: tra popstar, attori e volti simbolo, la moda diventa il linguaggio con cui le Olimpiadi Invernali raccontano l’Italia..e il mondo.

La cerimonia di apertura delle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026 è stata uno spettacolo celebrativo, ma anche un vero manifesto "estetico".

All’interno dello stadio di San Siro, trasformato per una notte nel cuore simbolico dei Giochi, musica, coreografie e immagini hanno dialogato con elementi chiave: lo stile e l'eleganza. I look indossati dalle star infatti non sono stati semplici costumi di scena, ma pezzi di un puzzle più ampio, capace di intrecciare identità, memoria e futuro.

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Credits: Courtesy of Press Office/ Pagliaricci CONI

La moda, qui, ha parlato un linguaggio davvero emotivo: ha omaggiato i grandi nomi del Made in Italy, ha evocato epoche diverse e ha dato forma a temi come pace, inclusione e armonia. Ogni abito, studiato per la serata, è diventato un segno che ha accompagnato le performance e amplificato il loro significato. Così, la cerimonia di apertura si è trasformata in una passerella simbolica, dove sport e bellezza hanno trovato un punto d’incontro.

Matilda De Angelis, la direttrice d’orchestra

Ad aprire la scena, Matilda De Angelis che ha incarnato la figura della direttrice d'orchestra : severa e magnetica, con un tocco di luce nei capelli che spezza la rigidità del look. L'abito presenta una scollatura a cuore e gioca sui toni del bianco e del nero, in velluto di seta nera. Una creazione con taglio a sirena che ricorda quasi la bellezza del pianoforte a coda.

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Credits: Getty Images

Disegnato dal costumista Massimo Cantini Parrini, questo abito sembra fare da ponte tra la tradizione della musica classica e l'energia pop, raccontando un'idea di eleganza che non ha paura del cambiamento.

Sabrina Impacciatore: il suo " Time travel" tra passato e futuro

Quello di Sabrina Impacciatore è stato un viaggio visivo che attraversa decenni e immaginari. Un momento molto complesso che va dalle Olimpiadi degli anni Trenta verso il futuro.

L'attrice - conosciuta ormai a livello internazionale grazie al suo ruolo nella serie tv The Paper - per riflettere questo segmento narrativo ha indossato un costume realizzato ad hoc per la serata. Si tratta di una catsuit in Lycra metallizzata oro e argento, tessuto che le ha permesso di muoversi al meglio. Oro e argento, colori scelti per rappresentare la tradizione olimpica delle medaglie, e tonalità perfette di richiamo futurista.

Elemento interessante è la bomber jacket che porta con sé un'estetica ironica e sperimentale. Il suo è davvero un look che sembra uscito da un sogno anni Ottanta, ma proiettato nello spazio.

Mariah Carey, diva d’inverno in Roberto Cavalli

Per aprire ufficialmente la cerimonia, Mariah Carey ha scelto di non limitarsi a cantare: ha letteralmente illuminato San Siro. La popstar infatti è apparsa avvolta in un abito su misura firmato Roberto Cavalli by Fausto Puglisi, una creazione pensata come un omaggio al glamour senza tempo e all’opulenza scenografica del brand. Il bustier scolpito segue le linee del corpo con una silhouette aderente, che si apre in un ampio e drammatico strascico a sirena in raso, creando un effetto fluido e regale.

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Credits: Courtesy of Press Office

L’intera superficie dell’abito è ricamata con cristalli Swarovski color ghiaccio, disposti secondo il motivo della storica stampa d’archivio Ray of Gold, trasformata per l’occasione in una trama luminosa che cattura e riflette la luce dello stadio. Le spalline a catena, in argento cristallizzato, aggiungono un accento deciso e contemporaneo a una costruzione che richiama l’eleganza dell’old Hollywood.

A completare il look, una lunga stola in piume di struzzo color naturale, morbida e teatrale, che amplifica l’aura da diva e accompagna i movimenti sul palco. I gioielli, firmati LEVUMA, sono decisamente degni di una regina: stiamo parlando di collier, orecchini e bracciale in diamanti dell’Alta Gioielleria, per un valore complessivo di 15 milioni di dollari. Un’apparizione che unisce lusso, spettacolo e poesia visiva, trasformando Mariah Carey in una vera regina di ghiaccio.

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Credits: Courtesy of Press Office

Vittoria Ceretti e Laura Pausini, l’omaggio più emozionante a Giorgio Armani

C’è un momento, nella cerimonia di apertura, in cui lo spettacolo diventa silenzio e la moda diventa un gesto solenne. È il tributo a Giorgio Armani, legato da sempre allo sport e coinvolto in prima persona nella visione creativa dell’evento. Il suo contributo non si limita ai costumi, ma attraversa l’intero concept scenico, fino al disegno simbolico dell’ingresso delle bandiere.

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Credits: Courtesy of Press Office/ Pagliaricci CONI

La sequenza si apre con una sfilata quasi rituale: sessanta modelle avanzano in formazioni armoniche, indossando completi pantalone monocromatici nei tre colori del Tricolore.

A guidarle è Vittoria Ceretti, portabandiera e volto della nuova campagna Giorgio Armani. Il suo ingresso segna il punto culminante della scena: la modella indossa un abito custom made Armani Privé in bianco assoluto, con maniche lunghe, collo alto e spalle leggermente strutturate. La linea è pura, essenziale, scivola fino a terra con una grazia quasi irreale.

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Credits: Courtesy of Press Office/ Pagliaricci CONI

Non c’è eccesso, non c’è ornamento superfluo: è un’eleganza che parla sottovoce, ma con una forza iconica.

Se il bianco di Vittoria racconta la luce, il nero di Laura Pausini ne rappresenta l’intensità emotiva. Per intonare l’Inno di Mameli, l’artista sceglie un abito di alta moda Giorgio Armani Privé: velluto di seta nero, profondo e compatto, che avvolge il corpo con una fluidità quasi architettonica.

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Credits: Getty Images

Il tessuto trasforma la luce e la rimanda grazie a un ricamo prezioso e discreto che anima la superficie. Il cut-out sulle spalle introduce una modernità misurata creando un equilibrio tra rigore e sensualità.

Insieme, Vittoria Ceretti e Laura Pausini trasformano l’omaggio ad Armani in uno dei momenti più poetici dell’intera cerimonia: una dichiarazione d’amore all’eleganza italiana, capace di attraversare il tempo senza perdere la sua forza.

Ghali, il bianco come spazio di connessione

Sul palco di San Siro, Ghali appare come una presenza sospesa, quasi irreale. Il suo look, interamente declinato nelle sfumature del bianco, è un inno alla purezza e alla possibilità di un nuovo inizio.

L’artista indossa una creazione custom Gucci che unisce rigore sartoriale e leggerezza poetica: una camicia in seta dal collo alto, morbida e luminosa, attraversata da una spilla floreale tono su tono, smaltata, come un piccolo talismano appuntato sul cuore.

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Credits: Getty Images

I pantaloni in lana, dalla linea formale, sono rifiniti da una banda laterale in raso che richiama l’eleganza senza tempo dello smoking, mentre ai piedi spiccano i Gucci La Famiglia loafers in pelle nera, impreziositi dall’iconico morsetto Horsebit. Un contrasto calibrato, che rompe la monocromia senza spezzarne l’armonia.

Il suo stile, essenziale ma ricco di significati, diventa così una metafora visiva: un corpo che attraversa lo spazio come una pagina bianca su cui scrivere nuove storie, nuove identità, nuove possibilità. Ghali, con la poesia contro la guerra di Gianni Rodari, non indossa solo un abito, ma una visione.

Charlize Theron, il cuore della pace

Con le parole di Nelson Mandela, Charlize Theron, ambasciatrice ONU non ha semplicemente recitato ma ha aperto uno spazio di silenzio e ascolto nel cuore della cerimonia. Sul palco di San Siro, l’attrice ha trasformato il palcoscenico globale di Milano Cortina in un luogo di memoria e responsabilità dando voce a un messaggio che supera confini, lingue e generazioni.

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Credits: Getty Images

Per farlo ha scelto un abito Atelier Versace dalla linea essenziale e potente, un nero profondo che scolpisce la figura con un’eleganza solenne. A spezzare la severità, un dettaglio che diventa simbolo: un cut-out a forma di cuore sul décolleté, grafico e delicato allo stesso tempo. Inoltre, a completare il look, gioielli Pasquali Bruni, un tocco di luce che non è passato di certo inosservato.

Alla fine della serata, quello che resta per noi non è solo l’eco delle performance o la grandiosità delle scenografie, ma una sensazione più sottile: quella di aver assistito a un momento in cui la moda ha smesso di essere semplice ornamento per diventare racconto collettivo.

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Cosa fare a Milano nel mese delle Olimpiadi, Carnevale, San Valentino e MFW

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Cosa fare a Milano durante le Olimpiadi, ma anche a San Valentino, Carnevale e in MFW: un mese ricco di eventi e iniziative

Sotto i riflettori per le Olimpiadi invernali, ma la città propone anche molto altro: ecco tutti gli eventi in programma per decidere cosa fare a Milano.

Febbraio 2026 segna un passaggio storico per Milano. I Giochi Invernali di Milano Cortina trasformano la città in un hub globale fatto di sport, eventi culturali, format esperienziali e iniziative diffuse.

Ma c'è anche molto di più. A fine mese tornano le sfilate con la Milano Fashion Week, mentre la città si anima anche di nuove mostre e di appuntamenti che uniscono relax e buon cibo. Il risultato è un mese ad alta densità di cose da fare da segnare in agenda. Iniziamo!

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Olimpiadi Milano Cortina

I Giochi Olimpici Invernali Milano Cortina 2026 prendono il via il 6 febbraio e si concludono il 22 febbraio, con un calendario che coinvolge più territori e infrastrutture.

Milano è protagonista con le competizioni indoor legate al ghiaccio: il PalaItalia Santa Giulia ospita l’hockey su ghiaccio, mentre l’area di PalaSesto è al centro delle gare di short track e pattinaggio di velocità.

Cerimonie, fan zone ed eventi collaterali accompagnano le competizioni, trasformando la città in un palcoscenico globale.

Il 5 e il 6 febbraio, in particolare, la fiaccola olimpica farà il suo giro per le strade, causando sicuramente qualche disagio alla circolazione, ma regalando un'esperienza che poche volte capita di vivere nella vita.

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Le iniziative culturali legate a Milano Cortina

Accanto alle gare, Milano costruisce un palinsesto parallelo che racconta i valori olimpici attraverso esperienze, installazioni e progetti aperti al pubblico.

Airbnb lancia un programma di 26 nuove Esperienze con atleti olimpici e paralimpici, prenotabili durante il periodo dei Giochi, che permettono di vivere momenti esclusivi insieme a campioni italiani e internazionali: dalla cucina con Deborah Compagnoni alle sessioni di allenamento, dal pattinaggio con Carolina Kostner alle finali olimpiche seguite dal vivo con gli atleti protagonisti. Un format che porta lo sport fuori dalle arene e dentro la quotidianità urbana.

Progettata per i Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026 apre il 6 febbraio a Milano, nel Cortile delle Armi del Castello Sforzesco, Casa Esselunga, visitabile per tutto il periodo dei Giochi, fino al 15 marzo, dalle ore 10 alle 19: un’installazione immersiva su due piani per raccontare l’universo valoriale sportivo Olimpico e Paralimpico e il suo legame con Esselunga.

Dalla scenografica “Grande Salita” al Circuito Meraviglioso” e al “Banco delle Sorprese”, passando per lo Sports Locker” e la parete Numerabilia”, un viaggio a più dimensioni in oltre dieci tappe dove sport, alimentazione e intrattenimento si intrecciano in un itinerario che stimola curiosità e riflessioni.

L’8 febbraio BAM – Biblioteca degli Alberi Milano celebra l’inizio dei Giochi con una giornata speciale che unisce performance artistiche, attività sportive e momenti musicali. Il grande parco di Porta Nuova diventa così una piazza olimpica contemporanea, pensata per coinvolgere famiglie, giovani e pubblico internazionale.

Dal 6 al 22 febbraio apre anche Pride House Milano 2026, spazio simbolico dedicato a inclusione, dialogo e diritti civili. Il programma alterna talk, proiezioni, incontri culturali e momenti di intrattenimento, raccontando lo sport come strumento di rappresentazione e cambiamento sociale.

Durante tutto il periodo olimpico entra nel palinsesto diffuso anche Mare Culturale Urbano, che trasforma la sede di Cascina Torrette in un hub di visione collettiva delle gare con maxi ledwall, affiancando alla programmazione sportiva una proposta food curata e una selezione beverage dedicata. Parallelamente Scirocco by Mare Culturale Urbano, lungo il collegamento verso l’arena dell’hockey, diventa punto di ritrovo pre e post gara con piatti ispirati alla tradizione di montagna, street food olimpico e un calendario di DJ set, karaoke e live music in perfetto stile après-ski urbano.

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Iniziative food (e beverage) per le Olimpiadi

Anche la scena gastronomica milanese entra in modalità olimpica con format temporanei e menu speciali.

Dal 6 al 22 febbraio Artico Gelateria trasforma lo store di Città Studi in una vetrina tematica dedicata allo sport invernale, con gusti in edizione limitata ispirati alle discipline olimpiche e ai territori coinvolti, creando un racconto gastronomico che unisce gioco, creatività e stagionalità.

Il format Après-Ski Social Club firmato Planetaria Hotels trasforma alcuni hotel iconici in chalet cittadini temporanei. Château Monfort, Hotel Indigo ed Enterprise Hotel diventano punti di ritrovo pomeridiani e serali con DJ set, cocktail caldi, comfort food di montagna e ambientazioni da rifugio contemporaneo.

Anche Vergani propone il suo Après-ski Milano Cortina, reinterpretando il rituale dolce delle montagne in chiave urbana, tra specialità stagionali, panettoni rivisitati e momenti di convivialità legati al calendario delle gare.

IZU propone un menu speciale ispirato ai Giochi, costruito su ingredienti stagionali e influenze internazionali, mentre MAG Navigli presenta la drink list World Comes To Milan, una selezione di cocktail che attraversa idealmente i continenti, trasformando l’aperitivo in un racconto globale legato allo spirito olimpico.

L’Excelsior Hotel Gallia celebra lo spirito dei Giochi trasformando la Terrazza Gallia in un vero Urban Chalet: per tutto febbraio e marzo l’atmosfera alpina incontra l’eleganza urbana tra cioccolata calda, strudel e fonduta, disponibili ogni giorno insieme al menu “Mountain Flavors” firmato dallo chef Vincenzo Lebano. L’esperienza gastronomica si accompagna a una mostra fotografica dedicata alla grande nevicata del 1985, che restituisce una Milano sospesa e silenziosa attraverso gli scatti di Virgilio Carnisio, trasformando l’hotel in un racconto immersivo tra memoria e gusto.

Durante tutta la durata dei Giochi apre anche Casa Corona, spazio esperienziale a pochi passi dal Duomo pensato come punto d’incontro per atleti e fan. Lounge, bar e aree per la visione delle competizioni diventano il cuore di un palinsesto quotidiano che unisce relax, musica e convivialità, in linea con lo spirito delle celebrazioni olimpiche. L’esperienza si inserisce nella piattaforma globale “For Every Golden Moment”, creando un luogo dove seguire le gare, brindare e condividere i momenti simbolo dell’evento.

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Milano Fashion Week Women’s Collection

Dal 24 febbraio al 2 marzo Milano torna capitale della moda femminile con la Fashion Week dedicata alle collezioni Autunno/Inverno 2026/27. Sfilate, presentazioni e installazioni animeranno la città subito dopo la fine delle Olimpiadi, riportandola alle care, vecchie abitudini (e al solito traffico). 

Carnevale Ambrosiano 2026

A febbraio torna uno degli appuntamenti più identitari della città: il Carnevale Ambrosiano, che nel 2026 culmina tra 20 e 21 febbraio. Il centro storico si anima con sfilate, spettacoli di strada e iniziative per famiglie, mentre musei, teatri e spazi culturali propongono attività tematiche.

Mostre da non perdere

A Palazzo Reale, dal 29 gennaio al 17 maggio, va in scena Robert Mapplethorpe. Le forme del desiderio, una grande retrospettiva che indaga il rapporto tra corpo, forma ed estetica attraverso le immagini più iconiche del fotografo americano.

Sempre a Palazzo Reale, dal 3 febbraio al 14 giugno, la mostra I Macchiaioli porta a Milano una panoramica completa sul movimento che ha anticipato la pittura moderna italiana, mettendo al centro luce, paesaggio e pittura dal vero.

A Palazzo Citterio, dal 30 gennaio al 26 luglio, Giovanni Gastel. Rewind celebra il fotografo milanese con una selezione di lavori che raccontano moda, ritratto e ricerca visiva.

Dal 5 al 28 febbraio Nonostante Marras ospita Stefano Cigada. Le fratture del tempo, mostra a cura di Francesca Alfano Miglietti che mette in relazione fotografia e scultura classica attraverso quaranta grandi immagini in bianco e nero. Il progetto indaga il tema del frammento, della luce e del corpo come metafora di resilienza, creando un parallelo tra le statue antiche e la figura dell’atleta contemporaneo, in particolare paralimpico, tra ferita, forza e rinascita.

Al MUDEC, dal 12 febbraio al 28 giugno, va in scena Il senso della neve. Oltre 150 opere e materiali raccontano la neve come elemento naturale e simbolico, affrontando temi attuali come cambiamento climatico e overtourism, con un focus sulle popolazioni artiche e della Terra del Fuoco. Ad aprire il percorso, nell’Agorà del museo, l’installazione site-specific The Moment the Snow Melts di Chiharu Shiota, una nevicata metaforica composta da fogli e fili di carta che introduce il visitatore in un paesaggio sospeso e poetico.

Al Museo del Novecento arriva invece Urrà la neve! Armando Testa e lo sport, una mostra che, in occasione dei Giochi Invernali, ripercorre oltre trent’anni di produzione dedicata al mondo sportivo del maestro della comunicazione visiva italiana. Manifesti, bozzetti e materiali d’archivio raccontano l’evoluzione dello sport come fenomeno culturale di massa, dagli anni Cinquanta ai Novanta, passando per le campagne legate alle Olimpiadi e ai grandi eventi, restituendo uno spaccato fondamentale dell’immaginario collettivo italiano.

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I locali in cui festeggiare San Valentino a Milano

Per la sera del 14 febbraio, A’Riccione Terrazza 12 propone un menu speciale firmato dallo chef Marco Fossati, costruito come un percorso gastronomico elegante e sensuale, dove il pescato freschissimo incontra agrumi, spezie e consistenze raffinate. Il tutto si svolge in una delle location più scenografiche della città, sospesa sopra Piazza San Babila, con una vista che abbraccia lo skyline milanese e un finale che prosegue al lounge bar con cocktail dedicati alla serata.

Atmosfera più intima ma altrettanto curata per la proposta di Hyatt Centric Milano Centrale, che celebra San Valentino con una cena romantica in hotel pensata come esperienza di destination dining urbana. Un menu studiato per l’occasione, abbinamenti mirati e un contesto raffinato rendono l’appuntamento ideale per chi cerca una serata raccolta, lontana dalla confusione ma nel cuore della città.

Il panorama fine dining si arricchisce di atmosfere e pietanze orientali con IYO Restaurant e IYO Kaiseki, che propongono due menu speciali per una sola serata, pensati come percorsi gastronomici ad alta intensità tecnica ed emozionale. IYO Restaurant firma un menu degustazione in otto portate che alterna grandi classici della cucina nipponica a piatti inediti, tra crudo, mare, foie gras e aragosta alla brace, con chiusura firmata dal pastry chef Kim Kyunjoon. IYO Kaiseki, invece, interpreta San Valentino secondo il rituale della tradizione giapponese più pura, con una sequenza che attraversa stagionalità, equilibrio e raffinatezza formale, trasformando la cena in un’esperienza culturale oltre che gastronomica.

Tradizione e grande cucina d’autore per la proposta del Grand Hotel et de Milan, che celebra San Valentino nelle sale del ristorante Don Carlos con un menu degustazione dedicato. Il percorso si apre con un calice di Champagne Telmont e accompagna gli ospiti attraverso una cucina elegante e contemporanea, fino al carrello del cioccolato Domori con selezione di fondenti e alla degustazione di Louis XIII, pensata come finale scenografico e rituale. 

Palazzo Parigi trasforma San Valentino in un percorso che unisce benessere e alta cucina. L’esperienza può iniziare alla Grand Spa, un santuario urbano di 1.700 mq inondato di luce naturale, dove il Royal Hammam Privé invita le coppie a condividere rituali ispirati alla tradizione marocchina tra vapore aromatico, savon noir, guanto di Kassa e olio di Argan. La giornata prosegue poi a tavola con una cena romantica pensata come racconto gastronomico: dal gambero con Champagne al crudo di ricciola con frutto della passione, dal raviolo al baccalà con caviale Oscetra alla rana pescatrice alla brace, fino al dessert scenografico alla vaniglia e fragola. 

Nel Quadrilatero della moda, 10_11 Bar Giardino Ristorante dedica all’amore un’intera settimana, dal 9 al 15 febbraio, con una proposta pensata per la convivialità e la condivisione. La cena del 14 febbraio prende forma in una carta speciale che attraversa sapori eleganti e riconoscibili – dalle ostriche con mela in agrodolce e caviale ai ravioli di zucca con fonduta di Parmigiano fino alla millefoglie al cioccolato e nocciola - mentre anche la colazione si veste per l’occasione con dolci dedicati al risveglio degli innamorati.

Da Gloria Osteria Milano, San Valentino amplifica una filosofia quotidiana fatta di accoglienza e attenzione al dettaglio. La sera del 14 febbraio il ristorante accoglie tavoli da due a otto persone in un’atmosfera calda e inclusiva, celebrando non solo l’amore romantico ma ogni forma di legame attorno alla tavola. Un invito a vivere la festa come naturale estensione di ciò che accade ogni giorno tra lampadari scenografici, gesti curati e convivialità.

DonnaE Bistrot propone invece una serata speciale all’insegna della cucina d’autore. Il menu firmato dall’executive chef Riccardo Pepe accompagna gli ospiti in un percorso raffinato e sensoriale, pensato per celebrare l’amore attraverso gusto, atmosfera e attenzione al dettaglio.

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Esperienze da fare (o regalare) a San Valentino

Fever porta a Milano il format Candlelight – Speciale San Valentino, con concerti a lume di candela in location suggestive dove quartetti d’archi reinterpretano grandi temi d’amore della musica internazionale (tra cui le cover di Bridgerton). Accanto al classico Candlelight, la programmazione include format immersivi come The Jazz Room, che ricrea le atmosfere della New Orleans Anni ’20 tra musica dal vivo e cocktail d’autore, e The Jury Experience, un dramma giudiziario interattivo che trasforma il pubblico in giuria popolare.

Dal 13 al 15 febbraio, Palazzo Touring Club Milan – Radisson Collection Hotel celebra l’amore con la Movie Love Marathon, una rassegna di tre serate dedicate al cinema romantico cult, da Pretty Woman a Ghost fino a Chocolat. Le proiezioni sono accompagnate da allestimenti scenografici e da una proposta enogastronomica curata nei minimi dettagli.

Per chi desidera trasformare San Valentino in una fuga romantica fuori città, Palazzo Venezia a Como, primo cinque stelle The Leading Hotels of the World nel centro storico affacciato sul Lago, propone un’esperienza pensata come soggiorno d’autore. La dimora ottocentesca accoglie gli ospiti con camere e suite eleganti e una cena dedicata al ristorante Altariva, firmata dall’executive chef Alessandro Rinaldi, che costruisce un percorso gastronomico raffinato tra tecnica e stagionalità. A completare l’esperienza, l’accesso esclusivo alle facilities di Villa d’Este, tra piscina coperta e Sporting Club.

Una coccola (a base pilates) da regalarsi 

È appena nato nel centro di Milano Formula House of Core, un nuovo concept studio di Pilates che reinterpreta l'esperienza wellness in ogni sua sfumatura. Uno spazio intimo dove il movimento diventa forma d'arte e prendersi cura di sé una scelta quotidiana, personale e consapevole. 

Gli ambienti sono raccolti e accoglienti, i colori caldi, le luci soffuse e avvolgenti: ogni elemento è  pensato per creare un equilibrio visivo ed emozionale, trasformando l'allenamento in un rituale di benessere. 

In Formula, i percorsi su misura sono costruiti intorno alle esigenze, agli obiettivi e al ritmo di ogni  cliente.

Ogni classe – Reformer, Barre, Matwork, Hot e Sculpt Pilates – è pensata per rispettare la biomeccanica del corpo e completata da esperienze tailor made: the Plunge Room, immersione rituale a 4 gradi per migliorare il sistema immunitario, rilasciare endorfine, ridurre lo stress, favorire la circolazione linfatica; coaching nutrizionale con la dottoressa Bianca Gremi, per costruire percorsi personalizzati in base alle abitudini, alle esigenze e agli obiettivi individuali; massaggi terapeutici per rimodellare e definire, sciogliere le tensioni e armonizzare corpo–mente.

Corso Monforte, 15

Rinascente Beauty Fair

Dal mondo del beauty arriva uno degli appuntamenti più attesi del mese: la Rinascente Beauty Fair, che trasforma gli spazi del sesto piano del department store in un palcoscenico dedicato alla bellezza contemporanea. Masterclass, consulenze personalizzate, installazioni esperienziali e appuntamenti con i brand internazionali danno vita a un calendario di incontri che racconta tendenze, skincare e make-up attraverso un approccio immersivo e partecipativo, con focus particolare dedicato alle fragranze di nicchia.

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Per fuggire dalla città

A pochi chilometri da Milano, La Bettolina di Gaggiano rinnova per tutto febbraio l’appuntamento invernale Bollito e Bollicine, in programma ogni giovedì sera a partire dal 5 febbraio. Nella cascina cinquecentesca immersa nel verde, la tradizione del grande bollito misto viene raccontata attraverso un percorso gastronomico completo – dai tortellini in brodo al carrello dei bolliti servito in sala – abbinato a una selezione di spumanti italiani che cambia a ogni serata, creando un viaggio tra territori, denominazioni e stili produttivi. 

Nel cuore del Parco del Ticino, Cascina Caremma propone invece la Festa del Pane, un format esperienziale che si svolge ogni giovedì tra gennaio e febbraio e che trasforma la cena in un rito collettivo. Gli ospiti partecipano all’impasto e alla cottura nel forno a legna storico del Seicento, lavorando farine di cereali coltivati direttamente in cascina, con un focus speciale sul miglio, protagonista di questa edizione. La serata prosegue con un percorso gastronomico ispirato alla cucina rurale lombarda, che racconta biodiversità agricola, stagionalità e filiera corta, restituendo il senso autentico del rapporto tra terra e tavola.

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Tutto quello che c'è da sapere sulla cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi Milano-Cortina

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Cerimonia di apertura Milano-Cortina 2026: cosa aspettarsi tra spettacoli, star internazionali e una nuova narrazione dei valori olimpici

Non sarà solo l’inizio ufficiale dei Giochi Invernali, ma un vero e proprio racconto collettivo, pensato per parlare al mondo. La cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi Milano-Cortina promette di essere uno degli eventi simbolici più potenti del 2026: una celebrazione diffusa, contemporanea e profondamente identitaria, capace di unire sport, cultura e futuro.

Per la prima volta nella storia olimpica, l’apertura si svolgerà in due luoghi diversi, Milano e Cortina d’Ampezzo, in dialogo costante tra città e montagna, innovazione e tradizione.

Un’idea che non nasce solo da esigenze logistiche, ma da una scelta narrativa precisa: raccontare l’Italia come un sistema di territori interconnessi, capaci di parlare una lingua comune pur restando profondamente diversi.

Ed è proprio da qui che parte la forza simbolica delle Olimpiadi Miliano-Cortina, pensate non come evento centralizzato, ma come esperienza condivisa e plurale.

4 cose da sapere sulla cerimonia di apertura delle Olimpiadi Milano-Cortina

(Continua sotto la foto)

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Due città, un solo racconto

La grande novità dell’inaugurazione delle Olimpiadi Miliano-Cortina è la sua struttura senza precedenti.

Milano e Cortina ospiteranno due cerimonie parallele, collegate in tempo reale, che dialogheranno attraverso immagini, performance e passaggi simbolici. Da un lato lo Stadio di San Siro, emblema urbano e contemporaneo; dall’altro Cortina, cuore alpino e paesaggio iconico delle Dolomiti.

Non si tratta di una divisione, ma di una narrazione a due voci: la metropoli che guarda al futuro e la montagna che custodisce l’identità profonda del Paese. L’effetto sarà quello di un racconto corale, in cui le immagini si rincorrono e si completano, offrendo al pubblico internazionale una visione nuova dell’Italia, lontana dagli stereotipi ma fortemente riconoscibile.

Cosa vedremo davvero sul palco della cerimonia

La cerimonia di apertura sarà un grande spettacolo visivo e narrativo, costruito per parlare a un pubblico globale ma con un linguaggio profondamente italiano.

Al centro non ci sarà solo lo sport, ma una riflessione più ampia sui valori olimpici riletti in chiave contemporanea: inclusione, sostenibilità, dialogo tra culture e territori. Il racconto prenderà forma attraverso immagini simboliche e potenti, pensate per essere immediatamente leggibili anche da chi guarda dall’altra parte del mondo.

La natura avrà un ruolo centrale: montagne, ghiaccio, acqua e luce diventeranno elementi scenici e narrativi, richiamando il paesaggio alpino che ospita una parte fondamentale dei Giochi. Il rapporto tra uomo e ambiente, tema chiave delle Olimpiadi Miliano-Cortina, sarà raccontato come equilibrio da preservare, non come conquista, con una forte attenzione alla fragilità dei territori e alla responsabilità collettiva verso il futuro.

Le performance artistiche alterneranno danza, musica dal vivo e immagini immersive, creando veri e propri quadri narrativi capaci di attraversare epoche e linguaggi. Tradizione e contemporaneità dialogheranno senza nostalgia: il patrimonio culturale italiano verrà evocato attraverso gesti, suoni e atmosfere, più che tramite citazioni didascaliche.

L’obiettivo non è semplicemente stupire, ma costruire un immaginario condiviso, emotivo e riconoscibile, capace di restare nella memoria.

Tutti gli ospiti presenti 

Come ogni grande evento olimpico, anche l’inaugurazione attirerà leader politici, capi di Stato, personalità istituzionali e celebrità internazionali. Milano e Cortina diventeranno per una sera il centro del mondo, con un parterre che riflette il peso simbolico delle Olimpiadi Miliano-Cortina sullo scenario globale.

Accanto alle delegazioni ufficiali, non mancheranno volti della cultura, della moda e dello spettacolo, chiamati a rappresentare l’eccellenza italiana in dialogo con il resto del mondo. 

Saliranno sul palco i cantanti Laura Pausini, Ghali e Andrea Bocelli; le attrici Matilda de Angelis e Sabrina Impacciatore, reduce dal successo mondiale di The White Lotus, e Pierfrancesco Favino, che si esibirà insieme al giovane violinista Giovanni Zanon. 

Ci saranno poi anche star internazionali, come Mariah Carey, Snoop Dog e Tom Cruise, in Italia per promuovere la prossima edizione dei Giochi, previsti per il 2028 a Los Angeles.

Perché questa inaugurazione conta più di quanto pensiamo

La cerimonia di apertura non è solo un rito formale: è il primo messaggio che un Paese invia al mondo. Nel caso delle Olimpiadi Miliano-Cortina 2026, questo messaggio parla di collaborazione tra territori, di sostenibilità come responsabilità collettiva, di cultura come strumento di connessione.

In un momento storico segnato da fratture e contraddizioni, l’inaugurazione dei Giochi diventa uno spazio simbolico in cui immaginare un futuro diverso, più inclusivo e consapevole.

Ed è forse proprio qui che risiede la forza più autentica delle Olimpiadi: non solo nello sport, ma nella capacità di trasformare un evento globale in un racconto che ci riguarda tutti.

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Profumi innevati: le fragranze ispirazione neve per celebrare l'inverno e le Olimpiadi Milano Cortina 2026

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E' il momento di provare i profumi innevati, le fragranze ispirazione neve per celebrare l'inverno e le Olimpiadi Milano Cortina 2026

C’è un inverno che profuma di neve fresca, luce accecante e aria sottile. È quello che fa da cornice alle Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026 - che inizieranno ufficialmente il 6 febbrario - dove il bianco delle Alpi incontra l’eleganza contemporanea di Milano. Pensando a questa occasione non si può fare altro che immaginare temperature glaciali, ambientazioni candide e… profumi innevati. Ecco dunque una selezione di fragranze ispirate alla neve, ideali da indossare ora per vivere appieno l’atmosfera delle Olimpiadi Invernali.

Le note che meglio rappresentano la neve – e il ghiaccio – sono tendenzialmente pulite e sferzanti. Via libera dunque ad agrumi, aldeidi, bacche di ginepro, eucalipto e menta. Accanto a queste spiccano i legni, sia secchi che più cremosi, insieme agli accordi minerali, capaci di evocare l’odore dell’aria rarefatta in alta quota. Non mancano poi muschi, note di pino, abete e betulla, per un mood rasserenante e avvolgente.

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Profumi innevati: 8 fragranze "glaciali" da provare adesso

Scorrete la nostra lista e trovate la fragranza che fa per voi tra i profumi ispirati alla neve e ai paesaggi innevati, ideali per accompagnare l’inverno 2026.

>>>>>>>> LEGGI ANCHE: Nuovi profumi 2026: tutte le fragranze novità di nicchia e designer da provare subito <<<<<<<<

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1. Tom Ford Soleil Neige eau de parfum

Agrumi, muschio, rosa e fiori bianchi si uniscono per evocare la luce del sole sulla neve alpina. Una fragranza raffinata che esprime purezza e luminosità.

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2. Profumi innevati: The Library of Fragrance Snow

L'esatto profumo della neve fresca appena caduta sul terreno umido e freddo. Una fragranza "concettuale" dai lievi sentori metallici perfetta per chi desidera un profumo evocativo ma economico.

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3. D'Annam Sakura Snow Eau De Parfum

Il marchio vietnamita propone una fragranza rasserenante ispirata alla delicatezza della neve che cade. Muschio bianco, fiori di ciliegio e bacche di ginepro si fondono in un lieve soffio di pace che tocca il cuore.

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4. Björk and Berries White Forest eau de parfum

L'anima suggestiva dei boschi svedesi vive in questa fragranza infusa di ribes nero, limone, viola, mughetto, tonka e vetiver. Una proposta tanto rasserenante quanto misteriosa che trasporta in una foresta nordica di betulle bianche e pini verdi ammantata di neve.

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5. Narici Milano Cristallo EDP

Una novità "che trasforma l'aria alpina in esperienza olfattiva" per celebrare le Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026. Cristallo pone al centro della composizione l'olio essenziale di Pino Cembro proveniente dalle foreste delle Dolomiti altoatesine, distillato direttamente in loco con acqua di sorgente alpina. Un must per collezionisti e non solo. In vendita dal 4 febbraio sul sito ufficiale del brand e dal 4 al 17 febbraio nel Pop Up Narici presso Annex di Rinascente Milano.

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6. Profumi innevati: Wally Prima Neve EDP

Una fragranza agrumata-legnosa che regala benessere e una sferzata di energia con un tocco di dolcezza. La scelta ideale per chi ama le fragranze "pulite". Perfetta da indossare in una giornata sulla neve!

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7. Bath & Body Works acqua profumata Snowflakes & Cashmere

Un'acqua profumata dai sentori cremosi che gioca con il contrasto tra caldo e freddo. L'ispirazione? Un momento di comfort sotto una coperta di cashmere mentre fuori nevica. Tra le sue note troviamo legni, vaniglia, caramello e clementine ghiacciate.

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8. Zoologist Snowy Owl

Il gufo delle nevi vive in questa creazione di ricerca che gioca con sentori glaciali e accordi animali. Fiori candidi vengono accostati a cocco cremoso, menta e sfumature erbacee per un effetto particolarmente evocativo e raffinato.

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Credits Ph: Getty Images

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È Alberto Tomba l'ambassador più amato del momento dal mondo della moda

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L'asso dello sci Alberto Tomba presta corpo e volto alle campagne di alcuni grandi brand. Ed è proprio l'icona di stile di cui avevamo (di nuovo) bisogno

Si dice che ogni epoca abbia i propri eroi, ma ce ne sono alcuni che vanno oltre i momenti, le tendenze e le generazioni. Uno su tutti? Alberto Tomba, asso dello sci a cavallo tra gli anni Ottanta e i Novanta e al contempo grande icona di stile, e lifestyle, anche lontano dalle cime innevate.

Tutti lo amano e tutti lo vogliono oggi tanto quanto allora, perché Tomba "La Bomba" è tornato a vestire i panni di protagonista per due famosissimi brand che lo hanno scelto, a sorpresa, come ambassador. Diciamo a sorpresa perché sono trascorsi ormai quasi trent'anni dal suo ritiro, avvenuto nel 1998 e seguito da un periodo in cui è stato certamente presente nel mondo dello sport e degli eventi legati alla disciplina che lo ha visto eccellere – e collezionare 50 coppe del mondo e tre medaglie olimpiche – ma senza dominare prepotentemente le scene, soprattutto quelle legate alla moda. Un universo con il quale, vedrete tra un po', ha sempre avuto molto da condividere.

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Un ritratto di Alberto Tomba, 1995.
Credits: Getty Images


Oggi torna a suggerire trend perfetti per la vita in pista, e après-ski, nella campagna Autunno/Inverno 2025 di Napapijri, brand nato a Courmayeur nel 1987 proprio mentre Tomba conquistava la sua prima vittoria in Coppa del Mondo a Sestriere, e che non poteva non scegliere proprio lui per inaugurare il cammino che guiderà gli affezionati del marchio, e non solo, verso le prossime Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina.

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Alberto Tomba ritratto nella campagna Autunno-Inverno 2025 di Napapijri.
Credits: Courtesy of Napapijri

Una serie di scatti che ritraggono lo sciatore in pista, tra un assetto da slalom, una posa scultorea e qualche momento più ironico e rilassato. Tutte scene accompagnate da look tecnici ma anche motivi norvegesi e giacche in pile che riproducono il set-up degli impianti da discesa.

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Alberto Tomba negli scatti della campagna Autunno-Inverno 2025 di Napapijri.
Credits: Courtesy of Napapijri

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Alberto Tomba negli scatti della campagna Autunno-Inverno 2025 di Napapijri.
Credits: Courtesy of Napapijri

Ma ad averlo scelto come volto non è solo chi parla agli sportivi e agli amanti dell'activewear: ad annunciare una collaborazione con lo sciatore infatti arriva in questi giorni anche Ferragamo, che ce lo propone più serioso e distante dal suo elemento naturale puntando su una sinergia basata su un concetto valoriale. «Il suo percorso sportivo riflette perfettamente la filosofia di Ferragamo: ogni conquista nasce dal sacrificio, ogni risultato dalla dedizione. Con lui condividiamo un profondo senso di autenticità e l’amore per l’eccellenza, valori che continuano a ispirare il nostro lavoro quotidiano» ha dichiarato Leonardo Ferragamo condividendo la notizia della partnership con lo sciatore bolognese, il quale si è detto a sua volta onorato di rappresentare la casa di moda.

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Alberto Tomba per Ferragamo.
Credits: Courtesy of Ferragamo

Seppure diverse in termini di heritage e posizionamento, queste due griffes hanno compiuto una scelta comune, che rafforza un'idea a nostro avviso vincente: quella che il nome giusto da scegliere per farsi rappresentare non è solo questione di immagine o estetica, ma di carattere. A rendere unico nella memoria degli italiani Alberto Tomba sono state infatti molteplici cose: le performance sulla neve, le vittorie, l'aria (e il CV) da sex symbol cross-generazionale e quella spontaneità che l'hanno reso semplicemente inconfondibile, irraggiungibile in pista ma vicino a noi comuni mortali.

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Credits: Getty Images


Un personaggio che siamo felici di veder tornare sotto i riflettori e che vogliamo celebrare con una raccolta di immagini dal sapore un filo nostalgico ma, stilisticamente, ancora oggi, super cool, tra scarpe da barca, accostamenti cromatici originali e forme anni Novanta che sono tornate a dominare i guardaroba. Date un'occhiata alle immagini che abbiamo raccolto per voi: una vera bomba.

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Le collane preferite delle azzurre del volley? Quelle di Collanine Colorate (indossate persino alle Olimpiadi di Parigi 2024)

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Le collane del brand artigianale Collanine Colorate sono diventate il nuovo simbolo portafortuna delle neo-campionesse olimpiche.

Semplici, allegre, variopinte: sono le collane di Collanine Colorate, il brand artigianale romagnolo-milanese che con i suoi bijoux super colorati ha una sola missione: aggiungere una buona dose di spensieratezza alla nostra vita di tutti i giorni.

Le sue collane, tutte realizzate con pietre colorate, perle naturali o perline di vetro, sono l’accessorio perfetto per dare il tocco finale a qualsiasi outfit e sono il classico gioiello versatile e poco impegnativo che si può sfoggiare h24, in ogni momento della giornata.

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A volerle, per completare il loro look alle ultime Olimpiadi di Parigi 2024, anche le campionesse italiane di pallavolo che le hanno scelte per scendere in campo e per dare un po’ di brio alla loro divisa sportiva.

Ed è così che le ragazze hanno indossato durante i loro match più importanti le nuove collane firmate da Collanine Colorate che di fatto sono un po’ diventate il loro nuovo portafortuna.

Le azzurre del volley le hanno tenute al collo sin dalla prima partita delle qualificazioni e, vista la medaglia d’oro conquistata per la prima volta nella storia dei giochi olimpici dalla nazionale italiana, sembra proprio che queste vivaci collanine abbiano davvero portato bene.

Collanine Colorate e le collane portafortuna sfoggiate dalle azzurre del volley persino alle Olimpiadi

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Se Myriam Sylla ha scelto la collanina Ricordi, realizzata con perline in vetro, perle di fiume, pietre dure, conchiglia, ambra e madreperla, insieme alla Mini Colorata rossa; Paola Egonu ha optato per la collanina Mini Estate con perline di vetro color indaco.

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Mentre Alessia Orro e Anna Danesi hanno puntato rispettivamente sulla collana Mini Estate creata a mano con perline di vetro verdi e la Mini estate con perline declinate in una fresca e delicata sfumatura di acquamarina.

Anche a voi è già venuta una gran voglia di aggiungerle subito alla vostra lista dei desideri? In questo caso non vi resta che trovare al volo le vostre preferite sull’e-shop del brand.

Foto: courtesy of press office

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