Conoscete la regola dei 5 secondi? Vi diciamo perché, in realtà, è una leggenda metropolitana
Un gruppo di ricercatori del New Jersey ha lasciato cadere a terra cibo per 2.560 volte, su quattro superfici diverse. Obiettivo: verificare la famosa "regola dei 5 secondi". Risultato: i batteri sono passati dal pavimento al boccone anche in meno di un secondo.
La scena la conoscete: un biscotto che cade, sguardo colpevole, qualcuno che sussurra "regola dei cinque secondi" e lo rimette nel piatto. Questa leggenda domestica attraversa generazioni e cucine. Ma quanto c’è davvero di scientifico in questa regola non scritta?
Che cos’è la regola dei 5 secondi (e perché piace così tanto)
Secondo la regola dei 5 secondi, se un alimento cade a terra ma lo raccogliete al volo, i microrganismi non avrebbero il tempo di "saltarci sopra". Qualcuno la chiama regola dei 3 o dei 10 secondi, ma il messaggio è lo stesso: se fate in fretta, il cibo resta sicuro. È una credenza talmente diffusa da essere diventata quasi un proverbio di famiglia.
Peccato che, come ricorda la nutrizionista Maria Rosaria Baldi, si tratti di una leggenda metropolitana: i batteri possono contaminare anche con un contatto brevissimo. Se spesso non vi succede nulla è solo perché la dose ingerita è bassa e il sistema immunitario di un adulto sano se la cava. Ma non esiste alcun “cronometro igienico” che a cinque secondi precisi azzeri il rischio.
Cosa dice la scienza: i batteri non guardano l’orologio
Lo studio più citato è quello pubblicato nel 2016 da ricercatori della Rutgers University, nel New Jersey. Hanno testato quattro superfici (acciaio inox, piastrelle, legno, tappeto), quattro alimenti (anguria, pane, pane imburrato, caramelle gommose) e quattro tempi di contatto: meno di un secondo, 5, 30 e 300 secondi. In totale 2.560 prove, con un batterio non patogeno ma simile alla Salmonella, l’Enterobacter aerogenes, steso sul pavimento.
I risultati sono chiari: la contaminazione può avvenire anche in meno di un secondo, soprattutto se l’alimento è molto umido. L’anguria è risultata la più "contagiosa", le caramelle gommose le più resistenti. A sorpresa, il tappeto trasferiva meno batteri rispetto ad acciaio e piastrelle, probabilmente perché le fibre trattengono parte dei microrganismi. In ogni caso, più aumenta il tempo di contatto, più batteri passano sul boccone.
Altri studi mostrano che la Salmonella può sopravvivere su superfici asciutte per settimane, spesso protetta da un sottile strato chiamato biofilm. Pulire il pavimento riduce lo sporco visibile, ma non lo rende sterile. L’Istituto Superiore di Sanità sottolinea che il semplice contatto con una superficie contaminata può rendere l’alimento non sicuro. Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità considera i pavimenti ambienti non idonei al contatto con il cibo.
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I fattori che contano davvero (e chi deve stare più attento)
Dagli esperimenti emerge che il tempo conta, ma molto di più contano altre tre cose. Primo: il tipo di alimento. Più è umido o appiccicoso - pensate a frutta tagliata, pane con marmellata, formaggi freschi, salumi - più facilita il passaggio dei batteri. I cibi secchi come biscotti e cracker si contaminano un po’ meno, ma non restano "puri". Secondo: la superficie. Pavimento del bagno, marciapiede, mezzi pubblici o uffici sono terreno minato; anche il pavimento di casa, tra scarpe, polvere e animali domestici, non è un luogo neutro.
Terzo fattore, il più sopravvalutato: il tempo di contatto. Un minuto è peggio di un secondo, certo, ma già nel primo istante i batteri possono trasferirsi. E i rischi non sono uguali per tutti. Bambini piccoli, donne in gravidanza, anziani e persone con difese immunitarie basse sono i più vulnerabili a infezioni come salmonellosi o intossicazioni da Escherichia coli, che possono dare diarrea, vomito, febbre e disidratazione. Allenare il sistema immunitario così? Gli studi a favore sono fragili. In questi casi, gli esperti di nutrizione sono concordi: niente compromessi, il cibo caduto si butta.
Cosa fare davvero quando il cibo cade a terra
La prossima volta che una fetta di pizza atterra sul pavimento, fate questo rapido controllo mentale: chi la mangerà? Se si tratta di bambini, anziani, persone fragili o in gravidanza, risposta facile: si butta. Dove è caduta? Strada, bagno, mezzi pubblici, terrazzo vicino allo smog o alla pattumiera sono tutti no secchi. Che alimento è? Se è umido, crudo o cremoso, meglio salutarlo senza rimpianti.
Se parliamo di un cibo secco, caduto sul pavimento di casa appena lavato e destinato a un adulto sano, il rischio c’è ma può essere contenuto. Ognuno decide quanto vuole essere severo con se stesso, sapendo però che la regola dei 5 secondi non offre alcuna garanzia. Sciacquare il cibo riduce parte dello sporco, ma non elimina tutti i batteri; solo una cottura adeguata può abbatterli in modo significativo. In caso di dubbio, la scelta più chic è buttare quel boccone e prepararsi una nuova merenda.
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