Milano Fashion Week, il meglio del secondo giorno di sfilate Primavera-Estate 2026

Secondo giorno di sfilate alla Milano Fashion Week, un mercoledì in bilico tra temporali e raggi di sole dal sapore estivo che fanno da cornice a conferme e debutti.
Il primo, di questi nuovi inizi, è quello tanto atteso di Simone Bellotti da Jil Sander. Una sfida avvincente che, come vi racconteremo tra poco, ha raccolto grandi consensi. Una prima volta c'è stata anche da Vivetta, la prima sfilata senza la sua omonima fondatrice che ha lasciato il marchio lo scorso febbraio dopo 17 lunghi anni di carriera.
Il mercoledì è anche il giorno di Fendi, che fa il pieno di colore e di energia, di Missoni, che continua a proporre collezioni centrate, capaci di fondere al meglio la grande storia familiare della storica casa di moda con forme attuali, e di N°21, che parla di libertà di espressione e di una gestualità, quella del vestire, che assume sfumature ribelli e.
Vi raccontiamo di seguito questi show e tutti gli altri nomi in calendario in questa seconda giornata di sfilate Primavera-Estate 2026 a Milano.
Luisa Beccaria: sulla speranza
Luisa Beccaria Primavera-Estate 2026.
Credits: Courtesy Press Office
Il primo nome in calendario in un mercoledì che si divide tra raggi di sole e temporali dal sapore estivo è Luisa Beccaria. Intitolata Soul in Bloom — Atelier d’Été, e ispirata al verso "La Speranza è quella cosa piumata che si viene a posare sull’anima” tratto dalla poesia Hope is the thing with feathers di Emily Dickinson, la collezione Spring/Summer 2026 della stilista italiana è una romantica e delicata parata di stampe floreali e di colori che regalano la positività e la leggerezza tipiche dei mesi più assolati. Righe, broccati, pois e ruches raccontano una femminilità tradizionale ma non troppo, perché ben calata nella contemporaneità: ad aprire la passerella è infatti Vialina Lemann, modella e attivista uzbeka che ha ricevuto molteplici premi per il suo impegno in termini di empowerment femminile.
Luisa Beccaria Primavera-Estate 2026.
Credits: Courtesy Press Office
Il debutto di Simone Bellotti da Jil Sander
Guinevere van Seenus apre la sfilata Jil Sander Primavera-Estate 2026.
Credits: Courtesy Press Office
Un nuovo inizio che è al tempo stesso un ritorno alle radici. Simone Bellotti scrive il nuovo corso di Jil Sander con un debutto che mette insieme i caratteri insiti nel brand dagli inizi, il suo minimalismo riconoscibile, la spinta all'innovazione nella scelta di tagli, materiali e accenti cromatici. Il color block, gli accessori di spunto geometrico, come naturale estensione del passato, non mancano di certo.
Jil Sander Primavera-Estate 2026.
Credits: Courtesy Press Office
Dare forma a un nuovo percorso quando si ha a che fare con un marchio così fortemente legato a un'identità ben precisa è una missione sempre complessa, una missione che ha portato Bellotti a interrogarsi su come approcciarla. "È possibile rimuovere aggiungendo una sigla personale? Sottrarre consente il di più? È meglio optare per la schiettezza o essere elaborati, sovrapporre o rimuovere, rifinire alla perfezione o lasciare qualcosa di incompiuto?" sono i quesiti che il designer si e posto centrando, a nostro avviso, la risposta. Lo si evince dalla prima uscita, che vede come protagonista Guinevere van Seenus, uno dei volti che ha fatto la storia di Jil Sander: un modo per siglare un ritorno sì, ma con un sapore tutto nuovo.
Jil Sander Primavera-Estate 2026.
Credits: Courtesy Press Office
Daniela Gregis e la felicità che si colora (con un tocco di rosa)
Daniela Gregis Primavera-Estate 2026.
Credits: Courtesy Press Office
La collezione Primavera-Estate 2026 di Daniela Gregis sembra una metafora dei tempi che stiamo vivendo: grigi, a tratti neri, ma che come ci auspichiamo avvenga cedono il passo al colore. Il colore che è simbolo di gioia, di voglia di creare e di giocare con la fantasia. "Ma perché il rosa?" è il quesito che caratterizza questa sfilata ed è l'accento cromatico protagonista, in tante sfumature, che riscalda un po' lo sguardo e il cuore.
Daniela Gregis Primavera-Estate 2026.
Credits: Courtesy Press Office
Antonio Marras e la rivisitazione della tradizione
Antonio Marras Primavera-Estate 2026.
Credits: Getty Images
Per la Primavera-Estate 2026 Antonio Marras torna ad aprire il bagaglio delle tradizioni legate alla sua amata terra, la Sardegna, ma lo fa con una nuova consapevolezza: quella di doverla cambiare, di mutare ciò che era per portarlo nella contemporaneità. Non un souvenir che ci si porta via alla fine di un viaggio, ma un elemento autentico da vivere e al quale dare nuove forme e nuovi significati.
Antonio Marras Primavera-Estate 2026.
Credits: Getty Images
Per farlo Marras inventa una storia: immagina l'approdo degli autori del Bloomsbury Group in Sardegna, ad Alghero, e lo fa legandolo a un episodio reale, quello del soggiorno proprio in questa terra di D.H. Lawrence e Frieda von Richthofen (autrice de L'amante di Lady Chatterley). Erano gli anni Venti del Novecento e l'atmosfera di allora si respira a ogni passo attraverso la scelta dei tessuti, il disegno dei ricami e la palette cromatica intensa ma delicata.
Antonio Marras Primavera-Estate 2026.
Credits: Getty Images
Fendi e una quotidianità che diventa speciale
Fendi Primavera-Estate 2026.
Credits: Getty Images
Officewear o abiti romantici, colori vibranti e fantasie che rubano lo sguardo talvolta come pennellate, altre come blocchi di colore. La Primavera-Estate 2026 di Fendi è l'unione di molteplici ispirazioni che convivono per dare forma a un guardaroba quotidiano molto speciale, che rende ogni giornata una grande occasione. C'è una grande ricchezza di elementi quali espressione perfetta dell'artigianalità e della sapienza e della tecnica che, tra plissé e intrecci, assume connotazioni scultoree.
Fendi Primavera-Estate 2026.
Credits: Getty Images
I look proposti conquistano, gli accessori ancora di più: dalla nuova Peekaboo, borsa icona del marchio, che appare destrutturata e morbida nelle linee quanto nei materiali, agli altri successo come Baguette e Sky Bag che si vestono di trame intrecciate e, preparatevi al trend, si indossano anche in coppia.
Fendi Primavera-Estate 2026.
Credits: Getty Images
Vivetta, dopo Vivetta
Vivetta Primavera-Estate 2026.
Credits: Courtesy Press Office
La prima sfilata dall'addio di Vivetta Ponti al brand da lei fondato nel 2008 si intitola Sirens just Wanna have fun ed è un tributo alla dimensione marina, alle creature che la abitano tra realtà e surrealismo. E proprio in passerella prende forma un sogno pieno di personaggi unici, fatto di sirene e di pirati, talvolta didascalici (come nei ricami), altre volte puramente evocati dalle silhouette, dalle stampe e dagli accessori.
Vivetta Primavera-Estate 2026.
Credits: Courtesy Press Office
Missoni, un gioco di contrasti
Missoni Primavera-Estate 2026.
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La nuova collezione realizzata da Alberto Caliri gioca ad accorciare e allungare, a rivedere le proporzioni, le grafiche, le sfumature. Un defilé 100% Missoni, che non manca di omaggiarne i tratti più unici e riconoscibili ma in una nuova e fresca chiave. Blazer e cardigan oversize ridisegnano la silhouette che si fa giovane, nuova, in una parola – che seppur abusata rimane la migliore per dare la giusta idea – cool.
Missoni Primavera-Estate 2026.
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Le signorine grunge di N°21
N°21 Primavera-Estate 2026.
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I capelli sono un po' spettinati, gli strati sovrapposti e un po' scomposti, gli elementi femminili e leziosi dissacrati da elementi che vogliono disturbare l'apparente perfezione che caratterizza, nell'immaginario comune, un bel tessuto a pois. Un maglione annodato sulle spalle o magari due, un giaccone in pelle over che spezza il glam di un abito al ginocchio e ancora minidress effetto sottoveste con bordini in pizzo e finish metallizzati.
N°21 Primavera-Estate 2026.
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La Primavera-Estate di N°21 parla di una ribellione romantica, di una grande libertà di abbinare, o anche no, ciò che si vuole. Basta farlo secondo il proprio istinto.
N°21 Primavera-Estate 2026.
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Etro e il senso del ritmo
Incarnata a bordo passerella dalla performance de La Niña, la parola chiave della collezione Primavera-Estate 2026 di Etro è ritmo. Marco De Vincenzo, dal 2022 alla direzione creativa del marchio, intitola la sfilata Flux, per evocare un flusso di suoni, di energia e di ritmo che si muove senza confini. Forme che si avvolgono con spontaneità ed energia, contrasti cromatici e materici, frange, crochet e patchwork di stampe: un mix potente che sa di libertà.
Etro Primavera-Estate 2026.
Credits: Getty Images
Etro Primavera-Estate 2026.
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Grazia.it talks with: Alberto Affinito, founder di art259design

Mettere la materia al centro e costruirle intorno un universo coerente, fatto di proporzioni, materia e spazio. È l’idea, semplice ma rivoluzionaria, alla base del brand art259design, marchio nato 15 anni fa dall’intuizione di Alberto Affinito.
Nato a Potenza, città della Basilicata che ancora oggi è al centro del cuore del marchio, studi romani in Architettura, Affinito racconta attraverso le sue due collezioni all’anno, un cosmo dall’estetica onirica ma intimamente legata al corpo e alla materia.
Ed è forse il legame con l’architettura ad avergli lasciato quell’attaccamento speciale alla materia, al tessuto, capaci di guidare il processo creativo prima ancora che i tratti decisi di un bozzetto.
Toccare, tastare, modellare la stoffa giusta sul manichino e vederne l’effetto, lasciarsi guidare da una piega o dalla trama di un materiale, cambiare idea, ricominciare, tutto questo è Art259design, la sua “creatura”, il suo progetto.
Il risultato sono abiti “vissuti”, caratterizzati da volumi che dialogano con il corpo, che ridiventa protagonista e che dà una nuova dimensione al vestito.
Da questo approccio speciale e “materico” con il tessuto nasce poi anche la visione del brand basata su circolarità e riduzione dello scarto: non una strategia di marketing, ma un’evoluzione naturale di un metodo progettuale che considera il rispetto per la materia parte integrante dell’estetica.
Abbiamo intervistato Alberto Affinito per farci raccontare l’origine del brand e il suo rapporto con la moda.
Partiamo dal principio: qual è l’origine del nome art259design?
«L’idea era quella di mettere insieme, in un unico nome, le tre cose che sono di fondamentale ispirazione in ciò che faccio. Art sta per arte e artigianalità, 259 perché il progetto è nato il 25 settembre ma, soprattutto, perché adoro i numeri e nel mio processo creativo assumono un’importanza naturale, Design, infine, perché è l’altra mia grande fonte di ispirazione. Ho cercato di fondere un approccio di ricerca e di lavorazione manuale a una serialità traducendo tutto ciò in numeri, gli stessi numeri che non sono altro che i centimetri che compongono ogni capo realizzato».
Il tuo percorso formativo attraversa architettura e fashion design. Tra le due hai scelto come strada principale la moda ma in che modo questa doppia matrice continua a influenzare il tuo modo di pensare forme, volumi e corpo oggi?
«La scelta di virare da architettura a fashion design è stata dettata dalla necessità di trovare un settore più adatto a sfogare le mie idee. Facendo architettura ho capito quasi da subito che non sarei riuscito ad esprimere a pieno me stesso. Allo stesso tempo l’architettura e il design sono per me di ispirazione e sfogo in quanto una parte importante del mio lavoro consiste nella progettazione degli allestimenti dei nostri negozi e di spazi espositivi durante l’anno. Non potrei farne a meno.
È un’esternazione costante e fondamentale per trovare nuovi stimoli e per contestualizzare la collezione stessa, che senza il contenitore giusto non avrebbe lo stesso sapore. Trovo che lo spazio espositivo sia essenziale per esprimere i miei capi, assumendo un’importanza quasi paritaria rispetto alla collezione stessa. Nel posto sbagliato la collezione non è completa. Tutto deve essere coerente, solo in questo modo può esprimersi al massimo. Anche per questo abbiamo in questi anni avuto l’esigenza di ridurre la proposta di rivenditori, in quanto abbiamo notato che nel contesto sbagliato il brand non cresce e fa fatica. Al contrario, quando trova il suo ambiente naturale esprime il suo potenziale al massimo e di conseguenza performa anche in modo ottimale».
Nelle tue collezioni il tessuto è un elemento essenziale, quasi “vivo”. Cosa succede, emotivamente e progettualmente, nel momento in cui “ascolti” una materia?
«Ascolto e capisco il materiale per comprendere le sue possibilità e come vuole essere espresso al meglio. Comprare dei materiali dopo aver scelto cosa fare trovo sia una follia. Per quanto si possa, con presunzione, adattare un materiale a ciò che si ha in mente è sempre il tessuto stesso a decidere la chiave di lettura corretta e il modo migliore per esprimersi. Solo nel momento in cui tieni la materia prima tra le mani e passando ore ed ore al manichino si riesce a trovare l’interpretazione corretta. In realtà, io mi limito ad innamorarmi di alcuni materiali e passo giornate a fantasticare sulla collezione e a schizzare idee e a progettare, ma è solo quando arriva il tessuto che tutto viene messo in discussione ed è lui che sceglie ciò che vuole essere».
In un sistema moda veloce e iper-produttivo, hai costruito un approccio fondato sullo zero waste e sulla circolarità. È stata una scelta etica, estetica o una conseguenza naturale del tuo modo di progettare?
«Entrambe le cose. Per lo zero scarto ci vorrà ancora tempo perché soltanto producendo internamente il 100% della collezione si potrà, un giorno, raggiungere quest’obbiettivo ma piano piano ci stiamo lavorando. È un processo che è stato messo in atto e che non intende arrestarsi. Le prime collezioni prevedevano una spesa destinata all’approvvigionamento dei tessuti praticamente nulla e questo mi ha portato in maniera naturale a sperimentare, approcciandomi a questo modo di lavorare. Quello che è nato da una necessità affiancato da una un’esigenza morale e di rispetto della materia, è diventato il mio alleato più fedele per gli innumerevoli spunti e ispirazioni che può fornire. Credo che dopo 15 anni non sia stato un paletto ma che ad oggi sia una delle forze più grandi del brand».
La collezione Primavera/Estate 2026 nasce da un incontro casuale e quasi silenzioso: una bambina di ritorno da una lezione di danza. Cosa ti ha colpito di quell’immagine e perché hai sentito il bisogno di trasformarla in un punto di partenza creativo?
«Perché ho sempre bisogno di un punto di partenza che non sempre viene portato fino in fondo con coerenza ma è semplicemente un inizio. Ho bisogno di emozionarmi e avere una storia da raccontare proprio per trovare la forza di poterla scrivere. Quella visione mi ha innescato evidentemente dei ricordi e delle sensazioni che in quel momento mi hanno ispirato e fatto venire delle idee nell’immediato»
Dopo oltre dieci anni di percorso e una crescita strutturata del brand, come sei cambiato tu come designer e come persona rispetto agli inizi di art259design?
«Domanda difficile… Ho iniziato a 25 anni, ero giovane, forse incosciente, e art259design un bambino. A oggi credo che sia io che il brand siamo cambiati tanto. Se penso che il primo anno di art259design era cominciato con una manciata di t-shirt ed ora proponiamo un total look di circa 60 capi, una prima linea di sola pelle nata 4 anni fa ed una seconda linea nata la scorsa stagione, credo che io e il brand siamo cresciuti seguendo la strada giusta, nonostante tutto. L’uno ha fatto crescere è cambiare l’altro, in un rapporto complementare. Io sono ciò che sono grazie e per colpa di art259design. Una vita e un progetto, più che un brand, si sono sovrapposti, nel bene e nel male, nei successi e nelle catastrofi».
Il riferimento alla danza nella collezione non è mai letterale, ma si traduce in studio del movimento, dell’habitus e della postura. Come hai lavorato su volumi, costruzioni e materiali per rendere visibile questa idea di corpo in movimento?
«Ho lavorato sulla scelta dei materiali e dei colori. Ho immaginato tessuti leggeri e gradazioni che nel mio immaginario mi riportassero alla danza, o meglio, che nella mia mente mi facessero pensare a delle ballerine. Per la prima volta ho spogliato molto la mia donna, solitamente molto austera, coprendola con tessuti leggeri e trasparenti che più che vestire accompagnassero il corpo. Soluzioni sartoriali e di manipolazione del tessuto hanno celato l’intimità del corpo permettendo a chi indossa i miei capi di provare un’assoluta libertà. La sfida, ma allo stesso tempo il gioco, principale è stata manipolare la georgette crêpes di seta in modo da poterle permettere di vestire nonostante l’estrema trasparenza del tessuto. Anche un velo impercettibile e quasi impalpabile può vestire creando trasparenze, certamente audaci, ma eleganti».
Ultima domanda: se Art259design fosse una canzone o una musica quale sarebbe?
«Art259design è cambiato tanto in questi 15 anni e con lui i miei gusti musicali, ma se devo pensare ad una colonna sonora che ha accompagnato dal primo momento la nascita del brand, la sua crescita e i tanti momenti bui, penso alla discografia di Thom Yorke e, nello specifico, a Lotus Flower dei RADIOHEAD, una delle mille canzoni preferite».
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Primavera fa rima con...felpa: ecco le nostre varianti preferite della spring '26

È vero, con il giusto gioco di layering s'indossano anche nei mesi più freddi dell'anno. Ma le due stagioni ideali per sfoggiare le felpe senza troppi "tricks" sono senza dubbio l'autunno e la primavera.
Parliamo infatti di uno dei capi transeasonal per eccellenza, un must have del guardaroba casual ma anche versatile al punto da adattarsi anche agli abbinamenti più disparati.
A noi, ad esempio, piace tantissimo mixare la felpa con i capi più eleganti che abbiamo nell'armadio, per un contrasto favoloso, come un bel pantalone sartoriale o una pencil skirt di pelle.
Su quali puntare per la primavera 2026? A tinta unita o giocata su stampe colorate e cool. Con slogan, loghi o scritte funny. Con cappuccio o senza.
C'è una felpa giusta (ma anche più d'una, in realtà) per ogni occasione. Con la zip per un mood super sporty oppure munita di colletto per un tocco preppy irresistibile.
E voi di quale modello di sweatshirt siete fan? Nel dubbio abbiamo selezionato le più cute in circolazione...fatevi tentare!
Felpe per la primavera: le varianti più belle da non farsi scappare
PARFOIS
Credits: parfois.com
RUE MADAM PARIS
Credits: ruemadam.it
PULL&BEAR
Credits: pullandbear.com
MAX&CO.
Credits: it.maxandco.com
H&M
Credits: 2.hm.com
ZARA
Credits: zara.com
STRADIVARIUS
Credits: stradivarius.com
NA-KD
Credits: na-kd.com
POLO RALPH LAUREN
Credits: ralphlauren.it
SANDRO PARIS
Credits: it.sandro-paris.com
BENETTON
Credits: it.benetton.com
RESERVED
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5 accessori facili e veloci per elevare i vostri look senza sforzo

Dai colletti agli orecchini maxi: ecco 5 accessori per trasformare i vostri look da basic a estremamente cool, in una sola mossa
Abbiamo già parlato di come la maggior parte dei look delle nostre trendsetter preferite - che spesso crediamo impossibili da ricreare - sia invece costruita su accostamenti apparentemente semplici, elevati da una serie di capi statement e di tendenza.
Oggi però andremo a scoprire un altro aspetto fondamentale di ogni outfit che si possa definire cool, incentrato principalmente sugli accessori.
Immaginate dunque di creare un fit senza alcun elemento extra: niente gioielli, niente berretti, niente sciarpe, guanti, borse e così via. Risulta banale e senza personalità, vero?
Questo accade proprio perché, oltre ad alcuni key pieces legati all’abbigliamento, il vero fulcro di un look ben riuscito sta...nei dettagli. Sono loro infatti a donare carattere e originalità alle nostre mise, trasformando completamente l’estetica di un look.
Pensate alla combo formata da jeans e t-shirt bianca: con l’aggiunta di un baseball cap e delle sneakers acquisirà un fascino streetwear, mentre con delle ballerine e una tracolla bon ton, avrà tutto un altro stile.
Sta proprio qui il potere degli accessori: nel saper arricchire, sublimare e a volte addirittura trasformare un outfit.
Noi di Grazia.it abbiamo selezionato 5 categorie di accessori su cui puntare per rendere i propri look favolosi senza sforzo. Pronte a fare shopping e accaparrarvi i must-have del momento? Noi sì.
1. Spille
Lo sappiamo: le spille, nel nostro immaginario comune, sono quei cimeli dal sapore un po’ datato e avvolti da un irresistibile fascino granny, che da piccole tutte rubavamo dal cassetto dei gioielli della nonna.
Oggi però le spille sono più cool che mai: delle piccole chicche che donano carattere, specialmente se applicate su blazer e capispalla ma anche su maglioni e bluse. Quel tocco dal fascino vintage che non guasta.
Spilla Elo LIÉ STUDIO
Credits: lie-studio.de
Spilla Cannolo Piccola JIL SANDER
Credits: jilsander.com
Spilla fiocco MIU MIU
Credits: miumiu.com
2. Cappelli
I capelli stanno vivendo una stagione particolarmente florida tra il 2025 e questo inizio di 2026, confermandosi uno dei must-have più amati dalle it girl del momento.
I modelli su cui puntare sono tanti e spaziano fra diversi stili, tagli e colori, partendo da baker boy, cloche e coppola fino ad arrivare al famoso pillbox hat che si posiziona al primo posto nelle tendenze "hat" di stagione.
Cappello in lana cotta ARKET
Credits: arket.com
Berretto Ubaldo BORSALINO
Credits: borsalino.com
Cappello pescatore COS
Credits: cos.com
3. Colletti
Anche se quest’anno il preppy style è rimasto un po' in secondo piano rispetto ad altre tendenze, come l’estetica boho o Y2K, la sua identità visiva è da sempre legata a due momenti dell’anno in particolare: settembre, quando è ora del "back to school", e febbraio/marzo, con l’arrivo della primavera.
L'accessorio per eccellenza di questo stile? Il colletto, che domande. Bianco o colorato, in maglia lavorata o in faux fur. Da applicare su cappotti e giacche, su cardigan e camicette di ogni sorta e genere.
Colletto Suri SÉZANE X SEA NY
Credits: sezane.com
Collare nero con dettagli FABLE ENGLAND
Credits: fableengland.com
Colletto allacciato PRADA
Credits: prada.com
4. Orecchini "importanti"
Parlando di gioielli e bijoux, gli orecchini giocano un ruolo fondamentale nell'elevare un look. A maggior ragione se si tratta di modelli maxi, che diventano parte integrante dell’outfit più che un semplice accessorio, richiamando o definendo uno stile piuttosto che un altro.
Un esempio? Orecchini dorati e materici richiameranno un immaginario surrealista e avant-garde, dal fascino teatrale e drammatico, mentre un modello dalla forma squadrata con pietre dei colori della terra evocherà un’estetica gipsy e hippie. Scegliete i vostri.
Orecchini PARFOIS
Credits: parfois.com
Orecchini Sun VODOO JEWELS
Credits: voodoojewels.com
Orecchini brillanti ZARA
Credits: zara.com
5. Guanti
Terminiamo la nostra selezione con un ultimo accessorio life changing (o forse dovremmo dire look-changing): i guanti. Corti, midi o lunghi; colorati o dalle nuance neutre come marrone, bianco o nero, in pelle/similpelle o in tulle. Capaci di aggiungere istantaneamente "drammaticità" a qualsiasi outfit.
Guanti MANGO
Credits: mango.com
Guanti H&M
Credits: hm.com
Guanti MASSIMO DUTTI
Credits: massimodutti.com
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Nate sotto il segno dei Pesci: questi sono i must-have da indossare ora

Dal 20 febbraio al 20 marzo si entra ufficialmente nel mese dei Pesci, segno che secondo la tradizione astrologica occidentale chiude il calendario zodiacale.
Sensibile, creativo, dotato di grande empatia: chi appartiene a questo segno d'acqua presenta numerose sfaccettature, talvolta in apparente contrasto ma che, osservate bene, danno vita a un mix unico e distintivo.
Un mix che si rispecchia anche nella sensibilità stilistica delle nate nel segno, che non rinunciano a indossare la propria attitudine sognatrice e libera.
Ecco perché il guardaroba ideale unisce suggestioni e ispirazioni diverse ma decisamente caratterizzanti: un abito che riprende delicatamente le onde del mare, un cristallo che si connette alla propria spiritualità, una borsa grande, che incarna la generosità e la grande disponibilità verso gli altri.
Siete anche voi nate sotto il segno dei Pesci? Allora non aspettate ulteriormente: scoprite subito quali sono i vostri must-have di stagione... secondo le stelle!
Vestito Ora drappeggiato senza maniche, ABADIA.
Credits: Luisaviaroma.com
Gilet con fiori di cristalli, DIOTIMA.
Credits: Diotima.world
Camicia in seta Ambre, FORTELA.
Credits: Fortela.com
Tote bag in pelle The Eva Weekend, LIÉ STUDIO.
Credits: Net-a-Porter.com
Giacca cerata Ryedale in cotone, BARBOUR.
Credits. Barbour.com
Jeans a gamba larga collezione Comptoir Des Cotonniers, UNIQLO.
Credits: Uniqlo.com
Pumps arricciate in suede, HERBERT LEVINE.
Credits: Mytheresa.com
Choker con applicazione floreale, JENNIFER BEHR.
Credits: Mytheresa.com
Orecchini Pillar in oro e avventurina, LA DOUBLE J.
Credits: Ladoublej.com
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