Un party pre-Oscar firmato Armani per Paolo Sorrentino e Martin Scorsese
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Giorgio Armani organizza un party pre-Oscar per celebrare Paolo Sorrentino e Martin Scorsese
Gli Oscar 2014 sono alle porte e per festeggiarli al meglio Giorgio Armani ha dato un party esclusivo a Beverly Hills dedicato ai due grandi candidati di questa edizione, Paolo Sorrentino e Martin Scorsese. In lizza come miglior film straniero La Grande Bellezza di Sorrentino, in gara per diverse statuette Scorsese, con il suo The wolf of Wall Street.
Tantissimi gli ospiti presenti: da Roberta Armani nelle vesti di padrona di casa a Cate Blanchette, Jamie Foxx, Valeria Golino e tanti altri ancora.
Scoprite le immagini della serata nella gallery...
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Fashion Trust Arabia 2025: i look delle star sul red carpet
Quello appena trascorso è stato un weekend molto speciale per il mondo della moda: sabato, infatti, negli spazi del National Museum of Qatar di Doha si è svolta la 7° edizione dei Fashion Trust Arabia.
L’evento, che mira a sostenere e valorizzare i talenti del Middle East e del Nord Africa, ha premiato una nuova generazione di creativi. Ma oltre ai riconoscimenti destinati ai designer emergenti, la serata ha celebrato anche figure già affermate nel panorama internazionale.
A partire dal "Trailblazer Award", premio consegnato a Zuhair Murad per il suo impegno e la dedizione nel promuovere il talento della regione, fino al riconoscimento speciale assegnato a Miuccia Prada.
La designer, infatti, durante l'evento ha ricevuto il "Lifetime Achievement Award" per il suo importante contributo a stile, cultura e innovazione.
Il premio, consegnato da Sua Eccellenza Sheikha Al Mayassa bint Hamad bin Khalifa Al Thani, presidentessa dei Musei del Qatar e co-presidentessa della Fashion Trust Arabia, ha reso omaggio a Miuccia Prada per la sua capacità di ridefinire la moda contemporanea attraverso un approccio intellettuale al design, riconoscendo il suo patrimonio creativo come uno dei più influenti nel panorama della moda moderna.
La serata ha visto la partecipazione di special guest provenienti da tutto il mondo e, come sempre, sono stati i look di celeb e trend setter a catalizzare l’attenzione sul red carpet.
I più belli avvistati sul tappeto rosso? Scopriteli nella gallery a seguire.
I look delle star sul red carpet dei Fashion Trust Arabia 2025
Gisele Bündchen ha indossato un look Valentino della collezione “Fireflies” Spring Summer 2026 firmata dal Direttore Creativo Alessandro Michele e la borsa Valentino Garavani DeVain
Lindsay Lohan ha indossato i sandali Black Tie Sandals 105 di Aquazzura e gioielli Chopard
Natalia Vodianova ha indossato un abito della collezione Couture Primavera 1996 di Christian Lacroix e gioielli Chopard
Saja Kilani in Prada
Amelia Spencer ed Eliza Spencer in gioielli Chopard
Leonie Hanne ha indossato un abito di Georges Chakra e gioielli Chopard
Emma Roberts ha indossato un look Valentino della collezione Cruise 2026 firmata dal Direttore Creativo Alessandro Michele
Francesco Carrozzini e Anna Wintour
Yusra Mardini in Prada
Georgina Rodriguez ha indossato un abito da sera nero in ciniglia della collezione Autunno-Inverno 1993 di Azzedine Alaïa e gioielli Messika
Credits: GettyImage/ Courtesy of Press Office
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Governors Awards 2025: i look più belli delle star sul red carpet
Non faranno lo stesso clamore dei Golden Globes o degli Oscar, ma sul fronte del glamour non hanno proprio nulla da invidiare ai premi più celebri: ieri sera a Los Angeles si è svolta la 16° edizione dei Governors Awards.
L’evento annuale organizzato dall'Academy of Motion Picture Arts and Sciences, che ha inaugurato ufficialmente la nuova stagione dei red carpet, anche quest’anno ha reso omaggio ad alcune delle personalità di spicco del mondo del cinema.
Attori e registi, ma anche sceneggiatori, tecnici e tutti coloro che hanno dato un contributo importante all’industria cinematografica.
Tra i grandi protagonisti della serata, che si è svolta presso la Grand Ballroom dell'Hollywood and Highland Center, figurano nomi come Debbie Allen, Tom Cruise e Wynn Thomas, premiati con l’“Academy Honorary Award”, e Dolly Parton, vincitrice del “Jean Hersholt Humanitarian Award”.
Ma, come spesso accade, a finire sotto i riflettori non sono stati solo i premiati, ma soprattutto i look delle celeb sul tappeto rosso.
Chi si è aggiudicata il titolo di star “best dressed” della serata?
Tra le celeb più acclamate sul red carpet, Emily Blunt che ha catalizzato l’attenzione con un look total red a dir poco scenografico.
Elegantissime in bianco sono state Anya Taylor-Joy e Jennifer Lawrence, quest’ultima con un lungo abito in seta drappeggiato. Così come Emma Stone, che ha puntato su un grande classico del red carpet: il nero.
Diverse star, come Dakota Johnson, Kate Hudson e Mia Goth, hanno scelto la delicatezza dei colori pastello per partecipare a questa nuova edizione dei Governors Awards.
Altre, tra cui Amanda Seyfried, Natalie Portman ed Elle Fanning, invece, hanno optato per look effetto “wow”: audaci, scintillanti e impossibili da dimenticare.
Insomma, anche questo red carpet ci ha regalato look davvero mozzafiato e noi abbiamo selezionato alcuni dei più interessanti. Scopriteli nella gallery a seguire.
Governors Awards 2025: i look delle star sul red carpet
Emily Blunt in Schiaparelli e orecchini Messika, orecchini High Jewelry Toi & Moi con diamanti a pera ciascuno montato con un diamante a forma di pera da 4 carati.
Credits: GettyImage / Courtesy of press office
Emma Stone in Louise Vuitton con abito a colonna in doppio crêpe nero, con scollo a spalle scoperte e spalline ricamate, earcuff Elan Vital e due anelli Tumbler in oro bianco e diamanti della collezione Louis Vuitton High Jewelry.
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Jennifer Lawrence in abito in seta drappeggiato bianco e avorio di Dior
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Kate Hudson in look Valentino della collezione "Fireflies" Spring Summer 2026 firmata da Alessandro Michele
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Elle Fanning
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Anya Taylor-Joy in Maison Margiela Couture e gioielli Tiffany&Co.
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Dakota Johnson in look Valentino della collezione "Fireflies" Spring Summer 2026 firmata da Alessandro Michele
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Mia Goth in abito drappeggiato in satin blu e gioielli Dior
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Amanda Seyfried in look Valentino della collezione Cruise 2026 firmata da Alessandro Michele e gioielli Tiffany&Co.
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Natalie Portman ha indossato un abito Dior in organza ricamato con motivi floreali e gioielli Tiffany&Co.
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Tessa Thompson ha indossato un look Valentino della collezione Cruise 2026 firmata da Alessandro Michele
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Cynthia Erivo ha indossato un cappotto in raso duchesse con ricami e clutch coordinata della collezione Primavera/Estate 2026 di Givenchy by Sarah Burton e orecchini a cerchio High Jewelry Snake Dance di Messika
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Lucy Liu ha indossato un abito rosso in chiffon della collezione Fall 2025 ready to wear di Zuhair Murad
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ROTATE, l’audacia danese conquista Milano

Milano 22 ottobre - In occasione di una cena esclusiva alla Galleria Montegani in collaborazione con The Flamel e Spacedelicious, il brand danese ROTATE ha presentato la sua nuova Holiday Collection. Tra luci soffuse, dettagli scintillanti e una selezione di piatti pensati per evocare l’estetica audace e glamour del marchio.
Abbiamo incontrato le fondatrici Jeanette Madsen e Thora Valdimars per ripercorrere l’evoluzione di ROTATE, dal debutto con cinque iconici abiti fino alle nuove frontiere di calzature, accessori e collaborazioni internazionali, e per scoprire come il brand continui a ridefinire l’idea di femminilità contemporanea con la sua visione “Scandi-glam”: audace, sensuale e profondamente sicura di sé.
La campagna Holiday 2026
Qual era la visione originale di ROTATE e come si è evoluta dalla vostra prima collezione?
Jeanette: ROTATE è nata da un luogo molto personale. Lavorando insieme in una rivista di moda danese, ci siamo rese conto che mancavano abiti che fossero allo stesso tempo lussuosi e audaci, ma anche accessibili. La nostra visione era quella di creare capi per quei momenti speciali, in cui l’abito stesso diventa un ricordo. Siamo partite con cinque vestiti, ognuno di un colore diverso, ed era tutto incentrato sulla qualità, la sicurezza di sé e quel senso unico dell’occasione.
Thora: Gli ultimi cinque anni sono stati un percorso di definizione e raffinamento dell’universo ROTATE. Ora stiamo espandendoci in nuovi territori: calzature, accessori e collaborazioni con brand che ammiriamo. È un’evoluzione naturale, che però mantiene lo stesso cuore e la stessa emozione del primo giorno.
Jeanette Madsen e Thora Valdimars alla cena di ROTATE a Milano
Come riuscite a restare fedeli al DNA del brand pur adattandovi alle nuove tendenze e alle esigenze dei clienti?
Jeanette: Per noi la chiave è rendere ogni pezzo speciale, qualcosa di inconfondibilmente ROTATE, che si voglia indossare per anni e che continui a entusiasmare. Disegniamo sempre pensando a ciò che noi stesse vorremmo avere, o a ciò che potremmo vedere addosso alle nostre amiche: così è naturale capire cosa funziona e come adattare i nostri capi alle esigenze del pubblico. Direi che siamo molto allineate su questo.
Thora: Prestiamo anche molta attenzione a ciò che risuona con le persone. Osserviamo sempre cosa piace, cosa può essere migliorato e cosa va ripensato. Le scarpe, per esempio, ci venivano richieste da anni, e anche se l’idea era presente fin dall’inizio, abbiamo aspettato il momento perfetto per lanciarle. È sempre un dialogo tra il nostro universo e la nostra community.
C’è stato un momento o una collezione che ha rappresentato un punto di svolta per ROTATE?
Jeanette: Direi la prima volta che H&M ci ha contattate per una collaborazione. Pensare che un marchio che ha lavorato con nomi come Martin Margiela, Paco Rabanne o Glenn Martens volesse collaborare con noi è stato davvero un momento “pinch me”. Quella prima partnership (che poi sono diventate due) ci ha fatto capire che stavamo creando qualcosa che davvero parlava alle persone.
Thora: Anche i momenti più piccoli contano. Mi emoziono ancora quando vedo qualcuno indossare ROTATE per strada. Mi fermo a guardarli, ad assorbire la scena, e penso che stiamo facendo qualcosa di giusto. E naturalmente, vedere persone come Lisa Rinna, Kim Kardashian, Chloë Sevigny, Julia Fox o Pamela Anderson con i nostri capi è un’altra forma di conferma: è surreale e profondamente gratificante.
Gli ospiti della cena di ROTATE a Milano
Come collaborate creativamente? Qual è il vostro processo di design?
Jeanette: Iniziamo sempre cercando ispirazione negli archivi: a volte nella biblioteca danese, altre volte esplorando negozi vintage o archivi nascosti a Parigi, Londra o Milano. Tutto parte da una conversazione, da un’idea che accende qualcosa in entrambe, qualcosa che sappiamo di poter reinterpretare in modo tipicamente ROTATE.
Thora: Poi arriva la parte più pratica. Il nostro straordinario team interno traduce quelle idee in capi reali. Da lì, iniziano le prove, i ritocchi, i campioni, finché tutto non ci sembra perfetto. Non è un processo lento, ma uno dei momenti più belli è quando vediamo il primo prototipo prendere vita. Non c’è niente di paragonabile.
In che modo i vostri stili personali differiscono e come influenzano ROTATE?
Jeanette: Ogni capo che creiamo deve superare un piccolo test silenzioso: lo indosseremmo noi? Questo istinto è al cuore di ROTATE. Naturalmente, alcuni capi riflettono più il mondo di Thora, altri il mio, ma ci incontriamo sempre su ciò che ha quella scintilla, quell’energia che merita di esistere.
Thora: Io sono attratta da ciò che è audace, inaspettato, un po’ selvaggio. Jeanette tende a linee più eleganti e glamour. Eppure, fin dalla prima collezione, abbiamo trovato un ritmo comune: una sorta di “Scandi-glam”, audace, chic e sicuro di sé. È in quella tensione che ROTATE trova la sua essenza.
La campagna Holiday 2026
Come integrate le vostre radici di Copenaghen in un brand che ora parla a un pubblico globale?
Jeanette: Penso che le nostre radici scandinave si riflettano nel modo in cui affrontiamo la semplicità: linee pulite, forme scolpite, ma sempre con il tocco ROTATE. In ogni capo c’è un filo sottile, qualcosa che puoi immaginare di indossare stagione dopo stagione.
Thora: Siamo anche molto attente alla qualità e alla durabilità. Ogni tessuto, ogni taglio è pensato affinché i capi possano essere indossati più e più volte. La responsabilità, in questo senso, non è solo pratica: diventa quasi parte della forza silenziosa che ci definisce e che risuona con il nostro pubblico globale.
L’estetica di ROTATE è molto sicura, sensuale, emancipata. Quali messaggi su femminilità e identità sperate di trasmettere?
Thora: Per me la femminilità è sfaccettata e profondamente personale. Non esiste un solo modo di essere donna. Ciò che conta è come occupi lo spazio, come affermi la tua presenza e come rivendichi la tua libertà.
Jeanette: La sicurezza non è qualcosa che ti viene dato: la devi conquistare. I nostri capi esistono per sostenere quella conquista, offrendo alle donne un modo per esprimersi: con audacia, senza scuse e con potere.
State preparando nuovi progetti, come una collezione di scarpe. Com’è stato affrontare un capo così complesso?
Thora: È stato un viaggio incredibile. Nuovo, entusiasmante, ma anche una grande sfida. Gran parte del processo era per noi inedito, è stato come imparare una nuova lingua. Ma sapevamo esattamente cosa volevamo: qualcosa di potente, sensuale e scultoreo. Tradurre quella visione ha richiesto tempo: innumerevoli prototipi, infiniti aggiustamenti, una vera ossessione per i dettagli, ma è proprio questo che l’ha reso speciale.
Jeanette: Le calzature sono sempre state parte della nostra visione. Abbiamo lavorato con persone eccezionali che ci hanno aiutato a tradurre il nostro mondo in questa nuova categoria. Ogni silhouette – dai tacchi scultorei alle décolleté fino alle ballerine versatili – porta con sé quell’energia audace, quella fiducia in sé che vogliamo trasmettere. È un’evoluzione naturale, ma anche un sogno che si realizza.
La campagna Holiday 2026
E le prossime collaborazioni con Chimi Eyewear e Love Stories Intimates? Come fate a far dialogare marchi diversi?
Thora: Tutto parte da una storia in cui entrambi i brand credono. Si tratta di trovare un linguaggio comune in cui due marchi possano coesistere, completarsi e valorizzarsi a vicenda. Quando visione ed energia si allineano, la collaborazione diventa spontanea.
Jeanette: È un sogno poter tradurre l’universo di ROTATE in altre categorie e mondi. Con Chimi e Love Stories Intimates, tutto è scattato naturalmente. Entrambi hanno personalità forti, ma i nostri universi si sono fusi in modo così armonioso che sembrano un’estensione naturale dell’estetica ROTATE.
Guardando indietro, di cosa siete più fiere nel percorso di ROTATE finora?
Jeanette: Ci sono stati tanti momenti che sembrano ancora irreali. Ma quelli più piccoli e magici sono quelli che restano: vedere qualcuno indossare ROTATE per strada, o una celebrità scegliere i nostri capi per un evento. Quegli attimi mi ricordano che ciò che creiamo arriva davvero alle persone, che vive oltre noi.
Thora: Esatto. Sono quei momenti fugaci e inaspettati. Ma sono anche orgogliosa del quadro generale: di come siamo rimaste fedeli alla nostra visione fin dal primo giorno. Abbiamo lottato per essa, superato limiti, seguito l’istinto e fatto salti nel vuoto. Vedere quella visione diventare qualcosa di reale, di vivo, è ciò che rende tutto questo così prezioso.
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SYRN, il brand di lingerie di Sydney Sweeney ha qualche problema ...

Il lancio di SYRN, il brand di lingerie fondato da Sydney Sweeney, è qualcosa di più di un’operazione commerciale.
A prima vista, l’associazione tra un’attrice spesso definita come sex symbol e un marchio di lingerie appare coerente con le aspettative del mercato. Eppure l’operazione non è così scontata.
Dietro la seduzione e il glamour del brand si intravede un lavoro accurato sulla percezione pubblica di Sweeney, che diventa parte integrante della narrazione di SYRN. All’estetica raffinata e alle 44 taglie “pensate per diversi tipi di corpi” - come ha dichiarato la stessa Sweeney - si affianca anche un sostegno imprenditoriale di un certo calibro: secondo Business of Fashion, il progetto riceverebbe un supporto indiretto dai Bezos, elemento che contribuisce a rafforzarne la credibilità finanziaria.
L’interesse di Sweeney per il mondo dell’underwear, del resto, non è una novità. Già nel 2023 l’attrice aveva collaborato con Frankie’s Bikinis per una collezione di costumi da bagno, confermando una certa familiarità con il mondo della lingerie e dello swimwear che sembra averle fornito le basi per un progetto più strutturato e ambizioso come SYRN.
Tante “Sydneys”, una sola visione?
Il brand si presenta come un guardaroba intimo pensato per esplorare diverse sfaccettature della femminilità, articolato in quattro linee — Comfy, Playful, Romantic e Seductress — che riflettono altrettanti stati d’animo. L’obiettivo dichiarato è offrire lingerie capace di adattarsi non solo a corpi diversi, ma anche a identità e momenti differenti, celebrando una sensualità individuale da “indossare per te stessa”, come recita il messaggio ufficiale del lancio.
È proprio nel passaggio dalla dichiarazione d’intenti alla sua traduzione concreta che emergono le prime criticità. Il target del brand resta infatti poco definito: le campagne promozionali diffuse finora ruotano esclusivamente attorno alla figura di Sydney Sweeney, senza includere altri tipi di corpo o rappresentazioni alternative. Inoltre, il suo bacino di fan, in larga parte maschile, non sembra sovrapporsi in modo evidente al pubblico potenzialmente interessato all’acquisto dei prodotti. Il paradosso è evidente: a fronte di un discorso che richiama empowerment e inclusività, l’immaginario visivo privilegia un’estetica aspirazionale più che effettiva accessibilità per chi compra.
Anche il nome SYRN - stilizzazione tipografica della parola “Siren” - funziona bene sul piano simbolico, ma lo spelling creativo risulta meno immediato nella pronuncia e nella memorizzazione. Dettagli apparentemente minori, come leggibilità e riconoscibilità, che sono però cruciali nel branding e rappresentano, in questo caso, un piccolo ostacolo alla costruzione di un’identità solida.
Il confronto con altri marchi celebrity-led già affermati come SKIMS di Kim Kardashian, diventa quindi inevitabile e mette in evidenza come la definizione di una visione chiara e di una coesione estetica riconoscibile rappresentino ancora alcune delle principali sfide aperte per SYRN.
Controversia come manifesto
A rafforzare la dimensione narrativa del progetto è arrivato il video di lancio, in cui Sweeney scala l’iconica scritta Hollywood di Los Angeles appendendo capi di lingerie. Un gesto volutamente teatrale e iperbolico, pensato per dividere e attirare attenzione. L’operazione ha ottenuto un’eco globale e ha portato al sold out immediato di alcuni capi, ma non è stata priva di polemiche: secondo le autorità locali, non sarebbero state richieste le necessarie autorizzazioni per l’uso di quello spazio pubblico altamente simbolico.
Al di là delle contestazioni, l’obiettivo è stato centrato: SYRN è diventato subito un tema di conversazione, un caso culturale prima ancora che un marchio da valutare esclusivamente sul piano commerciale.
Da anni Sydney Sweeney occupa una posizione ambigua nella cultura pop. Il suo corpo è spesso oggetto di attenzione più dei suoi ruoli, e meme, titoli e polemiche hanno contribuito a rendere la sessualizzazione una componente strutturale del suo personaggio pubblico. Con SYRN, quell’immagine non viene respinta, ma rielaborata. La lingerie diventa linguaggio e strumento narrativo: se lo sguardo è inevitabile, allora vale la pena governarlo, trasformando ciò che arriva dall’esterno in un racconto consapevolmente “brandizzato” e potenzialmente produttivo.
Come spesso accade nel caso dei brand guidati da celebrity, la risposta del pubblico è stata eterogenea. Accanto all’entusiasmo e all’ironia, sono emerse anche perplessità che non riguardano solo l’estetica o l’identità visiva del marchio, ma il significato stesso dell’operazione. La domanda è se SYRN possa essere letto come un uso consapevole della propria immagine oppure finisca per reiterare le stesse logiche da cui vorrebbe emanciparsi.
Il dibattito si inserisce in un clima già polarizzato, alimentato anche da campagne precedenti — come quella con American Eagle, basata sull’assonanza tra “jeans” e “genes” — che hanno diviso l’opinione pubblica tra chi la vede come un’icona sexy consapevole e chi come una figura che rafforza stereotipi problematici, soprattutto se letti alla luce dell’attuale scenario politico e culturale.
Hype sì, ma regge il prodotto?
Al di là dell’hype iniziale, resta aperta la questione centrale: il prodotto è in grado di reggere nel tempo? SYRN si trova oggi in una fase ancora sperimentale, e il suo futuro dipenderà dalla capacità di superare il rischio più evidente, ovvero restare una semplice estensione della fama della sua fondatrice.
La lingerie, più di molte altre categorie, richiede attenzione a vestibilità, comfort e qualità; per questo il successo non si misura nei sold out iniziali, ma nella volontà dei clienti di tornare a comprare. Se SYRN riuscirà in questo passaggio, saranno i numeri a confermarlo.
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