Salvia, la pianta che può aiutare memoria e cervello: cosa dicono gli studi
Secondo la neurologa e erborista statunitense Maya Shetreat, la pianta numero uno per sostenere il cervello nel tempo è la salvia. In un’intervista al media americano Eating Well ha spiegato che un consumo regolare di salvia può favorire il buon funzionamento delle funzioni cognitive e accompagnare un invecchiamento più sereno.
La sua intuizione non è isolata. Negli ultimi anni diversi studi clinici, pubblicati su riviste scientifiche internazionali, hanno iniziato a confermare quello che la tradizione popolare sospettava da secoli: la salvia non profuma solo arrosti e gnocchi, ma può diventare un’alleata del cervello che invecchia, soprattutto dopo i 40-60 anni.
Perché il cervello invecchia e cosa c’entra la salvia
Con l’età il cervello cambia: alcune connessioni tra neuroni si riducono, aumenta lo stress ossidativo dovuto ai radicali liberi, si instaura una lieve infiammazione cronica e cala l’attività di neurotrasmettitori chiave, come l’acetilcolina, fondamentale per memoria e attenzione.
La salvia, in particolare la Salvia officinalis che si trova facilmente nei nostri orti, contiene una combinazione interessante di polifenoli e terpeni. Tra questi spiccano l’acido rosmarinico e l’acido carnosico, molecole con forte attività antiossidante e antinfiammatoria. Riducendo lo stress ossidativo, queste sostanze contribuiscono a proteggere le cellule nervose dall’usura del tempo.
Maya Shetreat sottolinea proprio questo aspetto: "La salvia è ricca di composti che difendono il cervello dalle aggressioni quotidiane", ha spiegato. Un’idea che trova eco in diverse rassegne scientifiche che descrivono la salvia come risorsa “multi-target” per un invecchiamento cerebrale più sano.
I benefici della salvia su memoria e funzioni cognitive
Oltre all’effetto antiossidante, la salvia agisce su un altro fronte delicatissimo: il sistema colinergico. Alcuni estratti di salvia inibiscono l’enzima acetilcolinesterasi, che degrada l’acetilcolina. Risultato: questo neurotrasmettitore resta disponibile più a lungo nelle sinapsi, con possibili benefici su memoria, attenzione e velocità di pensiero.
Gli studi sull’uomo sono ancora relativamente piccoli, ma interessanti. In una sperimentazione su 39 persone con malattia di Alzheimer lieve-moderata, l’assunzione quotidiana di estratto di salvia per quattro mesi ha portato a un miglioramento delle capacità cognitive rispetto al placebo. Altri studi su volontari sani, giovani e anziani, hanno visto migliorare memoria e attenzione già dopo una singola dose di estratto o olio di salvia.
C’è poi una ricerca condotta su 94 adulti tra 30 e 60 anni che hanno assunto per 29 giorni una combinazione standardizzata di Salvia officinalis e Salvia lavandulaefolia. I risultati hanno mostrato un miglioramento della memoria di lavoro e della precisione nei compiti cognitivi, sia nell’immediato sia nel lungo periodo. Tutto questo non trasforma la salvia in una cura miracolosa per la demenza, ma la colloca fra i supporti naturali più promettenti per il cervello che invecchia.
Come usare la salvia per il cervello, dalla cucina alla tisana
La buona notizia è che non serve stravolgere la routine. L’uso culinario della salvia è il modo più semplice e sicuro per iniziare: qualche foglia fresca nei legumi, con le verdure al forno, nelle frittate, nel classico burro e salvia per la pasta. Le quantità usate in cucina sono considerate generalmente sicure per la maggior parte delle persone sane.
Un secondo livello è la tisana. Le schede di fitoterapia suggeriscono in genere un infuso con 1-2 grammi di foglie secche per tazza, lasciate in acqua calda per 5-10 minuti. Bere una o due tazze al giorno può diventare un piccolo rituale serale o pomeridiano, utile anche per la digestione.
Per chi cerca un’azione più mirata sulla memoria, esistono integratori a base di estratti standardizzati di salvia, talvolta in associazione con altre specie come la Salvia lavandulaefolia. In questo caso però si entra in un territorio “terapeutico”: conviene sempre parlarne con il medico, soprattutto se si assumono già farmaci per il sistema nervoso o se è presente un declino cognitivo diagnosticato.
Attenzione a olio essenziale, dosi alte e controindicazioni
Un capitolo a parte merita l’olio essenziale di salvia. Alcune sue frazioni, come il tuione, possono diventare neurotossiche a dosi elevate. Le monografie europee sulle piante medicinali ricordano di non ingerire l’olio essenziale e di limitarne l’uso interno a preparazioni controllate. Meglio riservarlo a eventuali utilizzi esterni o inalatori guidati da professionisti, evitando il fai-da-te.
Anche le tisane hanno un limite: le fonti di nutrizione e fitoterapia suggeriscono di non superare le 3-4 tazze al giorno, per non accumulare troppi chetoni della salvia. In caso di uso prolungato o ad alte dosi sono stati descritti sintomi come irrequietezza, tremori e, nei casi estremi, convulsioni.
Ci sono poi categorie che devono essere particolarmente caute: chi soffre di epilessia, chi ha malattie renali, chi assume farmaci per il Parkinson, antidepressivi o farmaci specifici per l’Alzheimer. In gravidanza e allattamento l’uso di estratti concentrati di salvia è generalmente sconsigliato, perché la pianta ha anche effetti ormonali.
Inserita con buon senso in uno stile di vita che comprende dieta mediterranea, movimento regolare, sonno di qualità ed esercizio mentale, la salvia può diventare un tassello profumato di una strategia di longevità cerebrale. Non fa miracoli, ma può dare una mano concreta a mantenere il cervello più sveglio più a lungo.
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