Pressione bassa: tutti pensano che sia meglio mangiare qualcosa di dolce, ma è davvero la scelta giusta?
In Italia sono milioni le persone che convivono con valori di pressione intorno a 90/60 mmHg. Tradotto nella vita di tutti i giorni significa spesso testa leggera quando ci si alza velocemente, stanchezza improvvisa, poca energia e quella sensazione di avere la “batteria scarica”, soprattutto durante i mesi più caldi.
Quando arriva un calo di pressione la domanda è quasi automatica: meglio mangiare qualcosa di dolce o qualcosa di salato? La risposta non è così scontata. Dipende dalla causa del calo, ma in molti casi un piccolo aiuto alimentare può sostenere il corpo nel recuperare equilibrio.
Sapere cosa mangiare quando si abbassa la pressione permette di gestire meglio quei momenti improvvisi e, soprattutto, di costruire ogni giorno un’alimentazione che aiuti a ridurre stanchezza e sbalzi.
Pressione bassa: cosa succede davvero
I cardiologi indicano come riferimento almeno 1,5-2 litri di acqua al giorno, da aumentare con caldo e attività fisica. Per non dimenticarla, tenete una borraccia sulla scrivania, alternate acqua e tisane fredde non zuccherate, aromatizzate con menta o fette di agrumi.
Caffè e tè possono dare un piccolo rialzo temporaneo di pressione, ma non sono la soluzione strutturale. Uno o due al giorno, se li tollerate, possono andare bene; oltre, rischiano di aumentare ansia, tachicardia e disturbare il sonno. Anche ginseng e guaranà meritano prudenza, soprattutto se assumete farmaci.
L’alcol, al contrario, dilata i vasi e disidrata. Risultato: la pressione può scendere ancora di più. Meglio limitarlo drasticamente, soprattutto se soffrite spesso di ipotensione.
A tavola, gli errori classici sono tre: abbuffate di pasta bianca, dolci e fritti che provocano cali post-prandiali; diete lampo con lunghi digiuni; uso “creativo” di sale, liquirizia o integratori di magnesio e potassio senza un parere professionale.
Se gli episodi di pressione bassa sono frequenti, se svenite, avete dolore al petto, fiato corto o siete in gravidanza, anziane o in terapia per cuore e reni, è indispensabile parlarne con il medico o il cardiologo. Solo lui può dirvi quanto sale potete usare, se servono integratori e come adattare al meglio l’alimentazione alla vostra situazione.
Cosa mangiare subito quando la pressione si abbassa
I sintomi più frequenti della pressione bassa sono:
- stanchezza e debolezza improvvisa;
- giramenti di testa;
- vista offuscata;
- sensazione di testa vuota;
- mani fredde;
- ronzio alle orecchie;
- nei casi più intensi, svenimento.
Il motivo è semplice: quando la pressione diminuisce, ai tessuti può arrivare meno sangue e quindi meno ossigeno. Il corpo prova a compensare modificando il lavoro dei vasi sanguigni e del cuore.
Alimentazione e idratazione entrano in gioco proprio qui. Acqua, sali minerali e alcuni nutrienti possono contribuire a mantenere più stabile il volume dei liquidi corporei. Per questo sapere quali sono i cibi per pressione bassa può essere utile nella gestione quotidiana.
Cosa mangiare ogni giorno con la pressione bassa
Qui la domanda è: pressione bassa, cosa mangiare in modo stabile per ridurre i cali? La risposta ruota attorno a tre pilastri: sali minerali, energia costante, pasti piccoli e frequenti.
Potassio e magnesio sono i due minerali chiave per chi cerca alimenti per pressione bassa. Li trovate in:
- banane, albicocche fresche o secche, datteri, uvetta, tamarindo;
- patate e fagioli bianchi;
- legumi in generale;
- verdure a foglia verde (spinaci, bietole, lattuga);
- frutta secca e semi (zucca, girasole, sesamo).
Un altro alleato è il ferro: quando manca, aumentano stanchezza e capogiri. Ne sono ricchi legumi, carne rossa magra, pesce, uova e cereali integrali. Abbinate sempre verdure o agrumi ricchi di vitamina C (insalata con limone, arance, kiwi) per favorire l’assorbimento.
Esempi di giornata “amica” della pressione con cibi utili in caso di ipotensione:
- Colazione: yogurt intero con muesli integrale, banana a fette e mandorle. Oppure pane integrale con ricotta e miele più una spremuta.
- Pranzo: insalata di farro con ceci, zucchine, pomodorini e olio extravergine, seguita da una porzione di frutta.
- Cena: zuppa di legumi con verdure e un contorno di spinaci o bietole saltati.
- Spuntini: melone, anguria o pesche insieme a una piccola manciata di frutta secca o qualche cracker integrale.
Verdure e frutti ricchi d’acqua (zucchine, cetrioli, pomodori, anguria, melone) aiutano anche l’idratazione, fondamentale per evitare cali improvvisi di pressione bassa soprattutto con il caldo.
Cosa bere, cosa evitare e quando sentire il medico
I cardiologi indicano come riferimento almeno 1,5-2 litri di acqua al giorno, da aumentare con caldo e attività fisica. Per non dimenticarla, tenete una borraccia sulla scrivania, alternate acqua e tisane fredde non zuccherate, aromatizzate con menta o fette di agrumi.
Caffè e tè possono dare un piccolo rialzo temporaneo di pressione, ma non sono la soluzione strutturale. Uno o due al giorno, se li tollerate, possono andare bene; oltre, rischiano di aumentare ansia, tachicardia e disturbare il sonno. Anche ginseng e guaranà meritano prudenza, soprattutto se assumete farmaci.
L’alcol, al contrario, dilata i vasi e disidrata. Risultato: la pressione può scendere ancora di più. Meglio limitarlo drasticamente, soprattutto se soffrite spesso di ipotensione.
A tavola, gli errori classici sono tre: abbuffate di pasta bianca, dolci e fritti che provocano cali post-prandiali; diete lampo con lunghi digiuni; uso “creativo” di sale, liquirizia o integratori di magnesio e potassio senza un parere professionale.
Se gli episodi di pressione bassa sono frequenti, se svenite, avete dolore al petto, fiato corto o siete in gravidanza, anziane o in terapia per cuore e reni, è indispensabile parlarne con il medico o il cardiologo. Solo lui può dirvi quanto sale potete usare, se servono integratori e come adattare al meglio l’alimentazione alla vostra situazione.
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