Le parole crociate sono davvero il segreto per mantenere in forma il cervello?
Nel grande studio PROTECT dell’Università di Exeter, oltre 17 mila persone sopra i 50 anni che facevano spesso puzzle e giochi di parole hanno ottenuto risultati migliori in diversi test cognitivi online. Chi riempiva più caselle bianche aveva, in media, una “età mentale” leggermente più giovane in funzioni come memoria a breve termine e velocità di ragionamento.
La domanda che interessa tutti è semplice: le parole crociate sono davvero il segreto per mantenere il cervello in forma o ci stiamo illudendo? Le ricerche su declino cognitivo e demenze dicono che i cruciverba aiutano alcune funzioni, soprattutto legate al linguaggio, ma funzionano davvero solo dentro un quadro più ampio, fatto di stimoli diversi e abitudini sane.
Che cosa vuol dire avere un cervello “in forma”
Quando si parla di mente giovane non si parla di QI, ma di come funzionano memoria, attenzione, linguaggio, capacità di pianificare e velocità con cui elaborate le informazioni. In pratica: ricordare appuntamenti e nomi, seguire una conversazione senza perdere il filo, organizzare la giornata senza andare in tilt.
Gli studiosi parlano di plasticità cerebrale, cioè la capacità del cervello di modificare le proprie connessioni, e di riserva cognitiva, una sorta di “cuscinetto” costruito in anni di studio, lavoro mentale e curiosità. Secondo diversi studi, anche in età avanzata il cervello resta plastico: attività stimolanti, tra cui le parole crociate, possono aiutare a mantenere più a lungo queste funzioni.
Parole crociate e cervello: cosa mostrano gli studi
Gli studi osservazionali, come PROTECT e altre ricerche su migliaia di over 60, mostrano che chi svolge regolarmente attività mentalmente impegnative - leggere, scrivere, fare cruciverba o sudoku - ha prestazioni cognitive migliori e un rischio più basso di declino nel tempo rispetto a chi stimola poco la mente. Attenzione però: si tratta di associazioni, non di prove che il cruciverba in sé “protegga” il cervello.
Alcuni studi interventistici, più piccoli ma interessanti, hanno chiesto a gruppi di anziani di fare cruciverba ogni giorno per alcune settimane. In un lavoro su 37 pensionati sani, il gruppo “cruciverba quotidiani” ha mostrato un miglioramento della fluidità verbale, cioè la capacità di trovare parole in base a una lettera o a una categoria, funzione che tende a calare con l’età. Un’altra ricerca condotta negli Stati Uniti su circa 500 persone sane e 100 pazienti con demenza ha collegato la pratica regolare di cruciverba a un declino della memoria un po’ più lento nei malati.
Le parole crociate quindi non sono marketing: coinvolgono lessico, memoria semantica, attenzione sostenuta, una certa flessibilità mentale. Possono diventare una piccola palestra per le reti neurali legate al linguaggio, soprattutto se affrontate con regolarità e con schemi non banali.
Perché il cruciverba da solo non è il famoso “segreto”
Le stesse ricerche, però, ricordano i limiti. Prima di tutto: ritardare il declino cognitivo non significa prevenire il morbo di Alzheimer o altre malattie neurodegenerative. Una buona riserva cognitiva può far comparire i sintomi un po’ più tardi, o renderli meno impattanti all’inizio, ma non impedisce che la malattia progredisca.
C’è poi un tema di selezione: chi passa il tempo tra libri e cruciverba di solito ha un livello di istruzione più alto, una vita culturalmente attiva, magari più possibilità economiche e sanitarie. Tutti fattori che, da soli, riducono il rischio di declino. Attribuire tutto al quadrato nero sulla rivista sarebbe ingenuo.
Infine, i cruciverba allenano soprattutto il linguaggio. Per il cervello è più efficace combinare compiti che coinvolgono anche funzioni visuospaziali, memoria di lavoro, funzioni esecutive. Ripetere ogni giorno lo stesso schema facile riduce lo sforzo richiesto: un po’ come fare sempre gli stessi pesi in palestra, senza aumentare mai il carico.
Come usare le parole crociate dentro uno stile di vita pro‑cervello
La buona notizia è che non dovete rinunciare all’enigmistica, anzi. Una regola di buon senso, in linea con gli studi sul training cognitivo, è dedicare alle parole crociate 15-30 minuti al giorno, o alcune volte a settimana, scegliendo schemi via via più complessi. Meglio alternare diversi tipi di giochi enigmistici e logici, invece di ripetere all’infinito lo stesso cruciverba facilissimo.
I cruciverba utilizzano soprattutto conoscenze già presenti, basate sul recupero delle parole. Per costruire nuove reti neurali serve affiancare attività più “attive”: imparare una lingua, suonare uno strumento, seguire un corso che vi costringa a studiare davvero. Ancora meglio se c’è una componente sociale, come un gruppo di giochi di parole o un laboratorio di memoria: l’interazione con gli altri è di per sé un fattore protettivo per il cervello.
Il tassello decisivo, però, resta il corpo. L’Organizzazione Mondiale della Sanità indica l’attività fisica aerobica regolare come uno degli strumenti più efficaci per mantenere in salute cervello e cuore: camminata veloce, bici, nuoto, almeno 150 minuti a settimana. A questo si aggiungono una dieta mediterranea ricca di frutta, verdura, cereali integrali, legumi, pesce e grassi insaturi, un sonno di qualità e il controllo di pressione, colesterolo e glicemia.
Se, nonostante cruciverba e buone abitudini, compaiono dimenticanze che interferiscono con la vita quotidiana, difficoltà a orientarsi, a gestire il denaro o cambiamenti di personalità, il passo successivo non è comprare un nuovo libro di giochi enigmistici. È parlare con il medico, che potrà indirizzare a neurologo o geriatra e, se necessario, a percorsi di riabilitazione cognitiva strutturata.
Le parole crociate, in tutto questo, restano quello che sono: un’abitudine piacevole, accessibile, che può dare una mano al cervello. Il “segreto”, se vogliamo chiamarlo così, è usarle come una tessera di un mosaico molto più grande.
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