Ha 200 anni ed è una delle pasticcerie più iconiche d'Italia: la più antica di Milano serve il panettone tutto l'anno
In via Santa Maria alla Porta, lungo il tracciato dell'antico decumano che conduceva verso Porta Vercellina, un palazzo settecentesco custodisce dal 1824 le stesse vetrine illuminate. La Pasticceria Marchesi nasce lì come laboratorio di una famiglia milanese, a pochi passi dai palazzi dove si trattavano gli affari della città, e da quel primo bancone di ciliegio prende avvio una storia lunga due secoli. Chi entra oggi ritrova i soffitti a cassettoni e gli arredi originali, immersi in una penombra dorata che sembra conservare le voci di tutte le colazioni consumate in piedi, con il cappello ancora in mano.
La storia della Pasticceria Marchesi, dal laboratorio di famiglia al salotto milanese
Nei primi anni del Novecento Angelo Marchesi intuì che il dolce chiedeva compagnia e cominciò a servire caffè e cocktail dell'ora dell'aperitivo, trasformando la bottega in un salotto dove Milano si riconosceva. Quell'intuizione ha resistito fino al 2014, quando il Gruppo Prada acquisì l'insegna lasciando intatta la sede delle origini, per poi affidare a Roberto Baciocchi le nuove aperture in Galleria Vittorio Emanuele II e in via Monte Napoleone, dove i marmi verdi delle Alpi e le pareti in jacquard floreale traducono in architettura la medesima idea di misura. Da Milano l'insegna ha raggiunto Mayfair, in Mount Street, mentre nel 2024 il bicentenario è stato celebrato con un francobollo che ritrae la facciata di via Santa Maria alla Porta.
I dolci cult della Pasticceria Marchesi, dal panettone ai marron glacé
Il panettone rimane il vertice del repertorio, sfornato durante tutto l'anno per una scelta pionieristica che ha reso il grande lievitato una consuetudine quotidiana, disponibile perfino nelle versioni decorate a mano con pasta di mandorle e ghiaccia reale. Accanto gli si dispongono le praline di cioccolato e i marron glacé, castagne candite con la lentezza che il metodo impone, uno dei quattro ingredienti attorno a cui il pastry creative director Diego Crosara ha costruito il racconto dei duecento anni. Nell'anno dell'anniversario è comparsa anche un'edizione limitata dedicata alla barbajada, la bevanda di caffè, cioccolato e panna che porta il nome di Domenico Barbaja, l'impresario della Scala capace di lanciare Bellini e Donizetti prima di affidare il proprio ricordo a una tazza fumante. Ordinarla oggi, in una delle salette rivestite di velluto, somiglia a bere un frammento di storia del teatro dentro una pasticceria.
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