Se tornate dalle vacanze già stanchi, non siete gli unici: ecco perché succede

Per mesi e mesi immaginiamo le vacanze come una parentesi perfetta. Due settimane senza mail, riunioni, notifiche o sveglie all'alba. Le aspettiamo come se dovessero rimettere in ordine tutto quello che durante l'anno si è accumulato: la stanchezza, lo stress, la fatica mentale.
Eppure, una volta rientrati a casa, capita sempre più spesso di avere una sensazione inattesa. Non ci sentiamo davvero riposati. Anzi, in alcuni casi bastano pochi giorni per ritrovarsi esattamente nello stesso stato d'animo di prima della partenza.
Non è soltanto una percezione. Una nuova ricerca realizzata da Unobravo mostra come il rapporto degli italiani con le vacanze sia molto più complesso di quanto immaginiamo. Se da un lato il 76,8% degli intervistati dichiara di sentirsi emotivamente meglio durante le ferie, dall'altro oltre una persona su tre (34,1%) racconta di essere tornata a casa meno ricaricata di quanto sperasse, o addirittura peggio di prima.
È quello che gli psicologi definiscono una sorta di "paradosso delle vacanze": il periodo dell'anno in cui stiamo meglio coincide anche con quello su cui carichiamo aspettative sempre più difficili da soddisfare.
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La vacanza non può guarire un anno di stress
Per molti italiani la vacanza rappresenta ormai l'unico momento dedicato davvero al proprio benessere mentale. Non sorprende, quindi, che quando viene chiesto quale sia il principale obiettivo delle ferie, la risposta più frequente non riguardi il mare, il divertimento o il tempo trascorso con le persone care. Al primo posto c'è un'altra esigenza: staccare mentalmente dal lavoro, indicata dal 41,6% degli intervistati.
Il problema è che riuscirci sta diventando sempre più difficile. Più di una persona su cinque afferma che oggi disconnettersi dal lavoro è più complicato rispetto a qualche anno fa, mentre quasi il 18% ammette di continuare a lavorare, o comunque di non riuscire mai davvero a "spegnere" la mente durante le ferie.
A rendere tutto più complicato si aggiunge anche il peso delle aspettative.
Se aspettiamo dodici mesi per concederci due settimane di pausa, è naturale sperare che quel tempo riesca a compensare mesi di tensione e stanchezza. Ma è proprio questa aspettativa, spiegano gli esperti, a trasformarsi talvolta in un'ulteriore fonte di pressione.
Come osserva Corena Pezzella, Clinical Manager di Unobravo, «quando il benessere viene concentrato in una finestra temporale molto ristretta, l'aspettativa che la vacanza debba "risolvere" un anno di stress può diventare essa stessa una fonte di pressione».
In altre parole, non sono le vacanze a "non funzionare". È l'idea che due settimane possano bastare per recuperare un intero anno vissuto senza veri momenti di decompressione.
Tutti i fattori (concreti) da prendere in considerazione
A questo si aggiungono fattori molto concreti. Per oltre due italiani su tre, ad esempio, l'aspetto economico rappresenta una fonte significativa di stress già nella fase di organizzazione della vacanza. Una volta partiti, poi, fanno spesso capolino i sensi di colpa: c'è chi si sente in colpa per aver speso troppo, chi per non essere abbastanza presente con il partner o la famiglia, chi perché continua a controllare le email di lavoro e chi, invece, perché non è riuscito a trascorrere del tempo con i propri genitori.
Anche il modo di vivere le vacanze cambia a seconda della situazione personale. Chi è in coppia tende a considerarle soprattutto un'occasione per rafforzare il rapporto, mentre molte persone single raccontano di cercare soprattutto uno spazio per ritrovare se stesse e liberare la mente dai pensieri quotidiani.
Il messaggio che emerge dalla ricerca, però, va ben oltre il periodo estivo. Se le ferie rappresentano davvero l'unico momento dell'anno in cui ci concediamo il permesso di rallentare, forse il problema non riguarda le vacanze, ma il resto dei dodici mesi.
Non a caso, la nuova campagna di Unobravo lanciata a Milano riassume questa riflessione in una frase tanto semplice quanto efficace: «Il tuo benessere mentale merita più di due settimane all'anno».
Forse è proprio questa la vera sfida. Smettere di considerare il benessere come qualcosa da rimandare all'estate e iniziare, invece, a costruirlo un po' alla volta, anche nelle settimane più ordinarie. Perché nessuna vacanza, per quanto bella, può fare da sola quello che il nostro equilibrio mentale ci chiede ogni giorno.
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