L’isola proibita nel cuore del Lazio dove c'è chi giura di aver visto una regina fantasma
Dal lungolago di Marta, sul versante meridionale del Lago di Bolsena, la vedete subito: una mezzaluna scura che taglia il blu dell’acqua con una linea quasi perfetta. È l’Isola Martana, appena dieci ettari di roccia vulcanica, chiusa al pubblico e usata come scenografia per matrimoni da sogno. Eppure, dietro quell’immagine da cartolina, gli abitanti della Tuscia raccontano un’altra storia, molto meno romantica: su quest’isola vivrebbe ancora un fantasma.
È il fantasma di una regina, Amalasunta, donna colta e potente, assassinata qui nel VI secolo. Una figura così forte da lasciare, secondo la tradizione, un’eco che non si è mai spenta. Sussurri portati dal vento, grida nella tramontana, una presenza che aleggia tra torri in rovina, gallerie nella roccia e approdi nascosti. Benvenute sull’isola martana del fantasma più celebre del Lazio.
Una mezzaluna nera nel Lago di Bolsena
L’Isola Martana si trova a circa due chilometri dalla riva, di fronte al borgo di Marta, nel cuore della Tuscia viterbese. È nata da un’esplosione subacquea avvenuta circa 132.000 anni fa, e oggi alterna versanti morbidi, con lecci, ulivi e oleandri alti quanto alberi, a falesie scurissime che precipitano dritte nel lago. Da sud la forma è quasi accogliente; girando verso nord, invece, la roccia nera si fa verticale e l’atmosfera cambia di colpo.
Sulla sommità, tra la vegetazione, resiste una torre semi-diroccata che domina l’acqua. Più in basso, un vecchio porticciolo medievale oggi è in gran parte sommerso. A metà costa, una cavità nella roccia introduce a una galleria interna che attraversa l’isola e sbuca in un minuscolo approdo segreto: il Bagno della Regina Amalasunta. È qui che molte guide collocano una delle “uscite” preferite dal fantasma. Prima di lei, qui avevano lasciato tracce un cippo etrusco, il culto di Santa Cristina, interi secoli di vita monastica. Un terreno ideale perché nascesse una storia sospesa tra fede, politica e paura.
La vera storia della regina Amalasunta
Nata a Ravenna nel 494, figlia di Teodorico il Grande, Amalasunta cresce circondata da libri e ambasciatori. Parla latino e greco, frequenta filosofi, ha idee politiche che oggi definiremmo moderne. Alla morte del padre diventa reggente del regno ostrogoto per il figlio Atalarico, poi, alla scomparsa di lui, assume il potere in prima persona. Per rafforzarsi sposa il cugino Teodato, duca di Tuscia: un’alleanza più utile che felice.
Quando Teodato decide di liberarsi di lei, la trama passa proprio dal Lazio. Fermata lungo la Cassia mentre cerca di raggiungere Costantinopoli, Amalasunta viene confinata sull’Isola Martana nel 535. Le fonti non concordano su come sia stata uccisa: strangolata nel suo bagno, gettata dalla rupe, forse pugnalata. Ma sono d’accordo su un punto essenziale: la regina muore qui, in esilio su uno scoglio minuscolo, tradita da chi avrebbe dovuto proteggerla. Qualche storico ipotizza che il delitto sia avvenuto sulla vicina Isola Bisentina. Ma nella memoria della gente di Marta il dramma è legato alla Martana, l’isola della regina e del suo fantasma.
Il fantasma dell’Isola Martana
Da qui nasce la leggenda che rende unica l’isola martana del fantasma. Nei giorni di forte tramontana, raccontano i pescatori, dalle rupi scure del lato nord arriverebbero ancora grida improvvise, come un urlo di donna spezzato dal vento. Chi conosce il lago giura che quel suono non assomiglia al verso degli uccelli né al rumore dell’acqua sulle rocce. Sarebbe la voce di Amalasunta, condannata a ripetere all’infinito il momento del tradimento.
Nelle notti di luna piena, invece, il fantasma della regina Amalasunta comparirebbe tra gli scogli e il riflesso del lago, avvolto in un abito chiaro, quasi regale. Alcuni racconti parlano di una carrozza d’oro che avrebbe trasportato il suo corpo sulla terraferma. Sarebbe stata poi sepolta su uno dei sette colli davanti all’isola, insieme a un tesoro di gioielli e monete. Altri evocano una “strada di Amalasunta”, un tracciato sommerso che univa la Martana alla riva, forse lo stesso cammino segreto che oggi percorrerebbe il fantasma.
Come vivere la leggenda senza disturbare il fantasma
La realtà, intanto, è molto concreta: l’Isola Martana è proprietà privata, spesso affittata come location per matrimoni e eventi esclusivi. Per sbarcare serve un’autorizzazione, ma questo limite ha conservato intatta la sua aura. Voi potete comunque girarle intorno in barca, con le uscite che partono da Marta o da Capodimonte, soprattutto in primavera e in estate. Dal lago la mezzaluna di roccia cresce metro dopo metro, e ogni dettaglio diventa un pezzo di storia da raccontare.
Sul lungolago di Marta potete giocare a caccia di segni: individuare la torre in cima, immaginare il porticciolo medievale sommerso. Poi cercare con lo sguardo il punto in cui si apre la galleria verso il Bagno della Regina Amalasunta. In paese, i nomi delle vie e una targa sull’isola ricordano ancora la sovrana, fino all’“anno Amalasuntiano” celebrato nel 1994 con un corteo di barche. Camminare qui significa condividere un po’ di quella memoria inquieta che, secondo tanti, continua a parlare con la voce di un fantasma.
© Riproduzione riservata